L’evoluzione è scritta sulla faccia?

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L'evoluzione è scritta sulla faccia

Illustrations by Stephen Nash.

 

“L’evoluzione è scritta sulla faccia” titola un articolo apparso su Le Scienze.

 

Di sicuro sulla faccia di molti lettori deve essere apparsa un’espressione perplessa.

 

E’ uno studio di un gruppo di ricerca dell’Università della California (UCLA Center for Society and Genetics, and Department of Ecology and Evolutionary Biology, University of California) quello che ha indagato sui rapporti tra espressioni facciali dei primati ed evoluzione. Oltre a studiare la pigmentazione del volto, la ricerca dell’UCLA ha approfondito il ruolo delle espressioni facciali, al riguardo risulta di particolare interesse il seguente passaggio dell’articolo di Le Scienze:

Per quanto già studi precedenti avessero rilevato che le specie di primati con baffi e barbe tendano a non muovere il volto e a guardare impassibili quando comunicano, i ricercatori sottolineano che è la prima volta che si è trovato un modo per coinvolgere e testare l’influenza del livello di socialità delle specie sulla diversità dei volti.

Quello che viene da domandarsi leggendo questo passaggio, è se negli studi citati, tra i primati con barba e baffi sia stato o meno incluso l’Uomo.

Se non è stato incluso, forse dovrebbe esserlo, infatti non crediamo che tra i primati senza baffi e barbe siano inclusi quelli che si radono la mattina. Il maschio della specie umana tende dunque a guardare impassibile quando comunica? La risposta che tutti possiamo dare è certamente no.

E che relazione potrebbe dunque esserci tra il dimorfismo sessuale umano e le espressioni facciali? Qualcuno potrebbe giungere alla conclusione che i maschi debbano nascondere le proprie espressioni facciali? Questo potrebbe rafforzare certi stereotipi sul maschio mentitore per natura. Ma la nostra risposta probabilmente sarà generalmente orientata verso il riconoscimento di una capacità comunicativa facciale generalizzata e senza distinzioni di sesso nella specie umana.

“Gli esseri umani hanno facce piuttosto ‘spoglie’, che possono consentire di vedere le espressioni facciali più facilmente di quanto avverrebbe se, per esempio, avessimo avuto molti colori in faccia”. I comportamenti sociali spiegano quindi alcuni aspetti della diversità del viso.

La specie umana dovrebbe quindi l’uniformità della pigmentazione del volto alla necessità di rendere visibili le espressioni facciali. E se fosse invece accaduto il contrario, se le espressioni si fossero sviluppate proprio perché la faccia era visibile? Si tratta di affermazioni che possono essere verosimili ma che appaiono anche difficilmente dimostrabili. La risposta più semplice che viene da dare alla mancanza di pigmentazione del volto umano è che una colorazione uniforme è l’evento più semplice che possa verificarsi e che, semmai, dovrebbe essere oggetto di studio e di approfondimento una eventuale pigmentazione del volto.

Ma la risposta al perché di uno studio così debole nelle premesse e nelle conclusioni potrebbe venire dalla parte finale dell’articolo:

“Questo è un buon inizio verso la comprensione delle diversità del volto”, ha detto Alfaro. “Finora non si aveva una chiara idea di quali aspetti del viso fossero sottoposti a una pressione evolutiva.”

 

Sembrerebbe che la ricerca a tutti i costi di elementi dovuti a pressioni evolutive, possa essere la molla che spinge a cercare forzatamente delle motivazioni legate alla selezione naturale.

L’importante sembra dunque che sia poter titolare un articolo in modo da dare l’impressione di aver trovato un’ennesima conferma all’evoluzionismo neodarwiniano: “L’evoluzione è scritta sulla faccia” … che sia dimostrato o no, non importa.

 

 

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

15 commenti

  1. Alessandro Giuliani on

    Si torna alla fisiognomica insomma, scienza antichissima abbandonata e ripresa tante volte sotto varie forme…ma perchè non ce la facciamo ad abbandonare questo eterno ritorno ? In parte mi rendo conto che è tutto molto consolante (l’uomo ha bisogno di guardarsi in faccia, di poter capire a prima vista se si può fidare..), dall’altra mi scoccia che non ci sia consapevolezza di ciò e si ‘venda’ tutto come ‘moderno/scientifico/antitradizionalista’, come al solito, quello che dispiace è la manifesta incapacità di molti scienziati di ‘mettersi in cultura’ cioè di paragonare quello che fanno con le idee del passato, ma che è tutto nuovo, è tutto appena scoperto…

    • E’ il solito razzismo in salsa scientifica, di lombrosiana memoria.
      Tra poco, vedrete, usciranno con le caratteristiche fisiche del nuovo nemico della civiltà, l’evasore, o il nemico di classe.
      Anzi, l’hanno già fatto.

      • “Anzi, l’hanno già fatto.”

        Eh già,sembra ridicolo,ma è così.

        Quanto alla notizia,beh,che dire,non lo so eh,ma la sensazione che sembra avvertirsi è quella di un regime che non potndo perseguitare l’opinione contrastante l’ideologia di regime cerchi di dare luogo ad una propaganda sfrenata di tale ideologia nonchè alla ridicolizzazione e all’offuscamento della controparte.
        E’ una sensazione eh..però è abbastanza forte.
        Di fatto,correggetemi se sbaglio,ma mi pare che fra le altre cose la biologia molecolare, la biochimica, la fisiologia non hanno assolutamente considerato l’evoluzione nel loro progresso,non mi pare ci siano state applicazioni utili derivate dalla teoria neo-darwiniana,in campo zootecnico e botanico eventuali meccanismi curati,rivalutati e migliorati coinvolgono al più processi microevolutivi,alcuni comunque già noti,quindi di fatto in termini di utilità non c’è molta importanza a scoprire e mostrare presenza(fra l’altro senza mai riuscirvi)di pressioni e meccanismi evolutivi per sfruttarli in qualche modo.Quindi a maggior ragione sembra di avvertire tale sensazione.
        Questa notizia ha del ridicolo.

  2. @Alessandro Giuliani: Dallo scheletro di un fossile si può ricostruire la fisiognomica di un individuo? Scusi la mia ignoranza in plaeontologia Profesor Giuliani, ma ho frequentato delle facoltà umanistiche.

    • In teoria sì, pero’ non ho mai visto la controprova.
      Cioè dallo scheletro ricostruire la sua faccia, e confrontarla con qualche vecchia fotografia.
      Quindi, conoscendo i tipi, non ci farei troppo affidamento…

      • L’hanno ricostruiti da uno zigomo, un osso del piede..si prese un cinghiale per un uomo..
        Di fatto si rientra sempre nel pensiero che la teoria neo-darwiniana viene data per vera e quindi si creano rappresentazioni che la rappresentino,che siano rapportabili a tale teoria.
        Di fatto,dott.Giuliani e proff.Pennetta mi correggeranno se così non fosse,mi pare che le ricostruzioni basate sulle ossa rimaste,nello specifico crani fossili,più o meno completi, possono rendere possibile una rappresentazione delle caratteristiche più generiche della creatura,mentre invece i tratti morfologici distintivi di un animale che sono poi tessuti molli, svaniscono molto più velocemente dopo la morte. E quindi le interpretazioni speculative dei tessuti molli dipendono totalmente dalla fantasia degli autori delle ricostruzioni e di fatto come ho detto si fa riferimento al dare rappresentazione della teoria.
        Inoltre come dice,a mio avviso almeno,giustissimamente Piero non è possibile effettuare una prova,manca un disegno chiaro,una foto ,un uomo intrappolato nell’ambra(nell’assurdo che potesse esistere) con cui fare un raffronto.
        Inoltre più che varie sono le rappresentazioni di uno stesso soggetto(sia di appartenenti al genere homo che di animali)si pensi per esempio all’Australopiteco il che fa ben notare come non sia possibile una soluzione univoca.

  3. Alessandro Giuliani on

    Caro Leonetto,

    lei ne sa molto ma molto più di me sull’argomento, grazie per i chiarimenti.

    • Leonetto non finisce di sorprendere anche me…
      …a volte ho la sensazione di scrivere degli spunti su cui Leonetto poi fa degli articoli! 😀 😀

  4. La specie umana dovrebbe quindi l’uniformità della pigmentazione del volto alla necessità di rendere visibili le espressioni facciali. E se fosse invece accaduto il contrario, se le espressioni si fossero sviluppate proprio perché la faccia era visibile?

    Forse ho capito male l’articolo, e quindi mi scusera’ il dott. Pennetta, ma…

    Quale pressione evolutiva avrebbe permesso la mimica facciale?
    Il vedere le espressioni del volto ha aiutato ad accoppiarsi di piu’?
    Ad avere piu’ femmine? E perche’ mai?
    Se eravamo scimmie poco pelose, una manifestazione d’amore mediante una particolare espressione, avrebbe fatto “sciogliere” qualche femmina umana in piu’? E perche’ mai, visto che eravamo abbrutiti dalla condizione simil-scimmiesca?
    mah…

    • Piero, lei ha ragione, il vero problema è che lo studio dell’UCLA in realtà non è scientifico e quindi si può giungere a differenti conclusioni tutte ugualmente possibili.

      In questo senso mi ricorda una spiegazione freudiana che come sappiamo non è mai falsificabile.

      Quando prendo una nuova classe la prima cosa che faccio è spiegare il metodo scientifico, tutto quello che non segue il metodo può essere interessantissimo e può anche essere vero, ma non ha i requisiti per essere definito scientifico.

      Quello che manca a troppi lavori di ricerca mi sembra che sia proprio il corrispondere ai requisiti del metodo, in particolar modo a quelli veramente fondamentali: la prova corroborante e la confutabilità.