Homo sapiens, gorilla e scimpanzé: un albero evolutivo impossibile

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Kamilah, il gorilla dello zoo di San Diego il cui genoma è stato sequenziato. Fotografia del San Diego Zoo Safari Park


Si tratta di uno studio pubblicato su Nature e ripreso da National Geographic con il titolo “Noi e i gorilla parenti ancora più stretti“.

 

Si tratta con tutta evidenza di una parentela che manda all’aria l’abero evolutivo sinora accettato, ma per National Geographic “l’albero è sempre lo stesso”.

 

Il genetista Richard Durbin del Wellcome Trust Sanger Institute, coautore della ricerca insieme ad altri 70 ricercatori, ha studiato il DNA del gorilla Kamilah dello zoo di San Diego per valutare il grado di parentela con la specie umana,  o meglio, per verificare  l’albero evolutivo attualmente accettato che vede i gorilla separarsi dall’antenato di scimpanzè e uomo “circa” 10 milioni di anni fa:

La nuova ricerca, combinata con la datazione dei fossili, ha stabilito che la linea evolutiva che ha poi portato al gorilla si è separata da quella dell’antenato comune circa 10 milioni di anni fa. Dopo altri quattro milioni di anni quella stessa linea si è ulteriormente divisa in due rami, che rispettivamente avrebbero portato allo scimpanzé e all’uomo.

 

Come abbastanza chiaramente visualizzato nello schema seguente:

Si tratta di una prova che dovrebbe corroborare la ricostruzione sopra riportata e che sinora era basata su appena l’1% del DNA del gorilla. Ma i risultati non sono stati esattamente quelli attesi, come si evince dall’articolo di National Geographic:

Ma l’evoluzione non è così lineare. In alcuni punti, il genoma del gorilla si è rivelato più simile a quello dell’uomo di quello dello scimpanzé.

“La scoperta non mette in discussione l’impianto complessivo dell’evoluzione: l’ ‘albero’ è sempre lo stesso, ma ogni ramo presenta le sue complessità e le sue sfide da affrontare”

La scoperta viene dunque “normalizzata” affermando che non viene messo in discussione l’albero evolutivo sinora ricostruito, ma questa è un’affermazione che non sembra essere accettabile. Per cercare di fare chiarezza utilizziamo ancora le dichiarazioni dei ricercatori riportate dall’articolo citato:

Il 70 per cento del genoma umano è più simile a quello dello scimpanzé, ma un buon 15 per cento somiglia più a quello del gorilla“, dice Aylwyn Scally, altro autore della ricerca.

Se ci ragioniamo un po’ ci accorgiamo che se l’antenato comune si è separato dai gorilla prima di suddividersi ulteriormente nei rami che avrebbero portato all’uomo e  allo scimpanzé,  perché quest’ultimo non contiene quel 15% del DNA di gorilla presente nell’uomo?

Appare subito evidente che il dato non solo non corrobora l’albero sin qui accettato, ma lo falsifica rendendolo inaccettabile.

Il modo per poter spiegare infatti la presenza del 70% di DNA dello scimpanzé e il 15% di quello del gorilla nell’uomo, sarebbe quello di ammettere che l’uomo sia il risultato di un incrocio tra gli antenati dei due, o che i progenitori dell’uomo si siano incrociati nuovamente con il gorilla dopo la loro separazione dallo scimpanzé.

E non si tratta di un ragionamento nuovo, infatti queste sono state finora le conclusioni a cui si è giunti in casi analoghi in cui si è trovata la presenza del DNA di gruppo tassonomico in un altro, come avvenuto per i dichiarati incroci tra Homo sapiens e neanderthalensis, come riportato nell’articolo apparso su Le Scienze il 6 settembre 2011, dal titolo Molto sapiens, un po’ di Neanderthal e altro ancora:

Le sequenze di DNA arcaico rappresentano solo il due o tre per cento del materiale genetico dell’uomo moderno, ma l’incrocio potrebbe essere stato più esteso di quanto oggi rilevabile

Eccoci dunque davanti ad un’altra di quelle situazioni che mostrano come la teoria esistente sia difesa al punto da deformare il significato delle evidenze sperimentali: perché nel caso sapiens/neanderthal non ci sono dubbi sull’avvenuto incrocio e invece per il caso gorilla/uomo non si giunge alla stessa conclusione? La risposta è che nel caso del gorilla quella  dell’incrocio con Homo appare una strada non praticabile.

A pensarci bene c’è un’altra possibilità, oltre ad un incrocio Homo gorilla, che possa spiegare quelle strane percentuali di somiglianza genetica, quella che propose Giuseppe Sermonti: che lo scimpanzè discenda da Homo!

Quello che si può dire con certezza è che quel 15% di DNA umano che somiglia a quello del gorilla dovrà essere spiegato in modo soddisfacente e che questo non appare un compito facile, non sarà infatti possibile minimizzare il problema come fatto nell’articolo di National Geographic, o come fatto sul sito Antievoluzionisti in Italia!? del prof. Formenti:

Ovviamente non ci sono nemmeno stavolta le improbabili sorprese che metterebbero in discussione l’attuale ipotesi prevalente di spiegazione dell’evoluzione biologica, ma ci sono già alcune novità interessanti che dovranno essere confermate e verificate. Interessante il fatto che si evidenzino somiglianze curiose con la nostra specie, da cui il gorilla si è comunque reso indipendente già da 10 milioni di anni, cioè circa 4 milioni di anni prima di quando avvenne la separazione fra la linea evolutiva degli ominini bipedi rispetto alla linea evolutiva degli scimpanzé (qui l’articolo del 2005 sul sequenziamento del suo DNA).

Ripetiamo, se quelle che vengono riduttivamente definite “somiglianze curiose”, non verranno spiegate in modo convincente, l’attuale ipotesi prevalente di spiegazione dell’evoluzione biologica di Homo sapiens dovrà essere rivista.

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

8 commenti

  1. Purtroppo riaffiora un qualcosa che non è ‘nuovo nuovissimo’ in ambito della teoria neodarwiniana.
    Quando un ritrovamento..un qualche risultato sembra fornire qualcosa in qualche modo in sensibile contrasto con la teoria ecco che ,qualora sia possibile,viene eliminato,scartato,accantonato,mentre,qualora non sia possibile,viene “normalizzato”,adattato alla teoria neodarwinana.
    Invece se è un qualcosa si in contrasto ma abbastanza marginale rispetto a quelli che possono identificarsi con i principi base della teoria allora la teoria viene modificata.
    Qui:
    http://www.enzopennetta.it/wordpress/2012/01/si-avvicina-il-natale-di-darwin/

    linkavo questo articolo di Focus:

    http://www.focus.it/scienza/siamo-tutti-un-po–neanderthaliani-sequenziato-il-dna-dell-uomo-di-neanderthal_C12.aspx

    Gli antichi galli avrebbero preservato caratteristiche del neanderthal..
    In effetti come detto su,se la cosa non crea grossi problemi la teoria si modifica e quindi va bene l’incrocio..
    Col gorilla giustamente questa via non è praticabile..
    Questo risultato mina quel ‘cespuglio’ che già comunque era tutt’altro che stabile,fatto di tante linee tratteggiate,continui cancellamenti e spostamenti..ed è uno dei ‘rami’ più moderni dell’albero..figurarsi cosa accade con rami più remoti(stando alle ere stimate,prendend che quelle siano quelle corrette e quelli i tempi realmente intercorsi).

    In effetti spostando gorilla,uomo,chimp,australopiteco e relativi antenati a comune si potrebbe arrivare alla bizzarra conclusione che lo scimpanzè arrivi ad essere una sorta di de-evoluzione…

    Credo che riguardo la cosaal pubblico si terrà la linea espressa da Formenti e dal N.Geographic,minimizzando,accantonando e giostrando i vari antenati a comune(dei quali non v’è traccia fra l’altro..).

    Infatti Enzo guarda come questa notizia,che sembrerebbe essere un problema diventa invece un nuovo punto a conferma del neodarwinismo(oil tutto solo dicendolo senza spiegarne il perchè come invece per il contrario avviene in questo tuo articolo):

    http://www.nextme.it/scienza/natura-e-ambiente/3326-dna-gorilla

    http://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/7148-gorilla-dna-genoma

    E per fortuna che l’anello mancante è una parola che usano solo i creazionisti ignoranti…

    Comunque il concetto è quello,praticamente questa scoperta anzichè minare il ramo dell’evoluzione umana lo renderebbe più chiaro alla luce della teoria neodarwinina…non vedrò qualcosa,ma mi pare ciò sia completamente assurdo…

    Comunque se non ho compreso male ,il gioco è stato presto fatto..anzichè far precedere il ramo del gorilla a quello a tridente dell’uomo,chimps,australopitecine

    Tutti sono diventati una quadriforcazione in cui ogni ramo parallelo sarebbe avanzato con tempi e modi differenti..
    Mi pare si vada verso qualcosa del genere…

    Le somiglianze fra DNA ci dicono(confermano) che esistono delle somiglianze fra fenotipi e funzionalità di due creature ma applicate alla teoria dell’evoluzione sembrerebbero o essere qualcosa di non corroborante o abbastanza inutile.
    Idem per le omologie varie..

    E,ancora una volta ci si sofferma un po’ a pensare quale sia/siano il/i criterio/i di falsificabilità della teoria neodarwiniana e quale/i siano le prove corroboranti,dove sia l’esempio di mutazione con un incremento d’informazioni nel genoma…e nello specifico riferimento al ramo filogenetico dell’evoluzione umana non si può fare a meno di notere come sembri sempre più simile al gioco dello Shangai.

    • Come ho avuto già modo di sottolineare in una discussione due settimane fa, ciò che a mio parere non sembra avere i connotati della falsificabilità è la struttura stessa dell’albero. Il lavoro di sequenziamento è utilissimo per poter evidenziare vicinanza e lontananza filogenetica delle specie, ma nulla potrà cambiare il modello di base, quello delle linee che si staccano da fantomatiche specie estinte, derivante da una visione ibrida di gradualismo ed equilibri punteggiati, che rimane inattaccabile dal punto di vista sperimentale.

      Non voglio dire che questo modello sia sbagliato, ma penso che tale infalsificabilità possa essere serenamente riconosciuta.

      A proposito di National Geographic, tanto per sottolineare quale divulgazione propongono al pubblico: “Perchè l’embrione di un mammifero passa attraverso stadi di sviluppo che assomigliano a quelli dell’embrione di un rettile”? […] “Perché, come scrisse Darwin, ‘l’embrione è l’animale nel suo stato meno modificato” e quello stato “rivela la struttura del progenitore” (novembre 2004).

    • I due articoli linkati da Leonetto sono un chiaro esempio di come una stessa notizia possa essere utilizzata per suffragare una qualsiasi posizione semplicemente nascondendone una parte o tacendo le implicazioni. A parte il fatto che il DNA simile passa dal 15 al 30% con disinvoltura è strabiliante vedere come un dato problematico venga “sistemato” a piacimento per non creare problemi al paradigma:
      “”I nostri risultati rivelano significative differenze non solo tra le specie che riflettono milioni di anni di divergenza evolutiva, ma anche analogie nei cambiamenti paralleli nel corso del tempo dal loro antenato comune”, ha detto Chris Tyler-Smith, altro autore dello studio.

      In pratica il DNA in comune con lo scimpanzé dimostra la nostra comune origine, quello in comune col gorilla è invece frutto di “cambiamenti parallei”. Semplicemente fantastico!

      E quindi come non darti ragione Daphnos quando sostieni che il problema di fondo resta l’infalsificabilità della teoria. Torno a porre la domanda:quale fatto potrebbe falsificare la sintesi moderna?

      Mi viene da ripensare al recente confronto in cui Leonetto sosteneva la fallacia della dimostrazione della validità della teoria neodarwiniana mediante le somiglianze genetiche, questo studio rappresenta un punto a suo favore:
      -se le somiglianze genetiche sono una prova, l’evoluzione umana va rivista.
      -se non sono una prova, va rivista lo stesso.

      P.S.
      Che N.G. usi ancora l’argomento di Haeckel sull’ontogenesi che ricapitola la filogenesi (senza neanche nominare lo stesso Haeckel!) largamente dimostrato falso, lascia veramente perplessi.

      • Un punto è che,ripeto, se esistono somiglianze a livello genetico esistono delle somiglianze funzionali e/o di fenotipo…come è anche un po’ ovvio che sia.
        Daphnos vei prendiamo una biblioteca,se non si catalogano i libri con u criterio la biblioteca è inutile,pertanto con questo scopo Linneo catalogò le varie specie e funzionava a suo modo per quel che serviva,poi si è passati a un nuovo modello col quale catalogare le specie.
        E fin li niente che dire,i problemi arrivano quando si dice che tale modello debba rispecchiare ciò che la tde neodarwiniana afferma essere avvenuto.
        Allora li ci sono si diversi problemi..
        La falsificabilità come ho avuto modo di dire in relazione a questa cosa qui non entra neanche tanto in gioco,dal momento che vale quanto ho scritto all’inizio di questo commento.
        Cioè,se io dico che se due specie hanno un antenato in comune allora ci saranno delle corrispondenze,delle somiglianze a lvello di Dna,e poi non le trovo devo ‘semplicemente’ dire che non hanno un antenato a comunque l’antenato a comune diverrebbe meno prossimo..
        Non può il fatto di non trovare somiglianze presunte o il trovare somiglianze non presunte falsificare la teoria,poichè quella viene già data per buona,valida a monte…
        Altrimenti neanche l’avrebbe scritto the descent of man Darwin se la cosa era già chiara in the origin of species…
        la tesi della sintesi moderna afferma certe cose,la classificazione filogenetica ad albero è una conseguenza della teoria,non è legata ad essa da un legame di dipendenza stretto tale che se non risulti corretta allora anche la teoria non sarebbe corretta..
        Non so se ho reso il concetto…

        Per l’appunto:

        -se le somiglianze genetiche sono una prova, l’evoluzione umana va rivista.
        -se non sono una prova, va rivista lo stesso.

        mi pare sensato..no?

        Ora,così tanto per dire..prendiamo qualche bambino e diamogli delle figurine di animali..un pesce,una gallina,una rana,un rinoceronte,un gorilla e un uomo..per esempio e chiediamogli di dire a quale di quegli animali somigli più l’uomo..cosa pensate che diranno..il rinoceronte?Può essere il gorilla?
        E se partendo da un aeba con un po’ di figurine dette prima gli chiedessimo di mettere in fila gli animali in modo che il successivo sia il più simile al precedente come pensate che li metterebbero?

  2. Sono d’accordo Prof, ma quando provo a contrastare i passaggi iniziali dell’albero della vita darwiniano, i miei amici evoluzionisti mi rispondono:
    “Non succede così anche nella fecondazione umana dove un embrione diventa piano piano un bambino?”
    Bellissimo articolo, comunque!

    • Grazie Riccardo,
      agli amici darwiniani risponderei che infatti c’è una grande differenza tra l’embrione che si sviluppa gradualmente e i fossili che evidenziano la “stasi” e i cambiamenti veloci degli equilibri punteggiati, il permanere per milioni di anni della stessa specie e il rapido apparire di un’altra.

      Dell’embrione possiamo fare una serie di ecografie che ne dimostrano la continuità (argomento sfavorevole alla tesi abortista di una differenza ontologica tra embrione e adulto) mentre nel caso dei fossili, come sappiamo, i passaggi evolutivi sono così rapidi che non si trovano.