L’avvento della società “Homo-foba”

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La lobby degli omo ora punta al potere” titola il Giornale, e per la prima volta dagli USA viene proposto qualcosa di nuovo: la cultura del rifiuto della maternità.

 

Non si tratta di fenomeni isolati ma della formazione di una mentalità che prepara una società basata sull’eugenetica, una filosofia antiumana.

 

 

The New Normal, una famiglia scandalo“, con questo titolo il Corriere della Sera del 17 settembre proponeva un servizio video su una trasmissione televisiva USA nella quale viene proposta la nuova idea di “normalità”, una didascalia ne riassumeva il contenuto:

Una serie che sembra il sequel di Glee su una famiglia «normale»: una coppia gay che affitta l’utero di una ragazza madre e una nonna che cerca di difendere i «sani» principi della tradizione

La fiction propone un esempio di “normalità” che è presente ormai in tutti i media e in tutti programmi, come ricorda Mario Giordano nell’articolo pubblicato sul Giornale:

Da Nonno Libero ai reality, ormai, non c’è più una storia che non preveda un ruolo importante per un omosessuale, a parte forse la Bella Addormentata e Cappuccetto Rosso. E comunque sul cacciatore nessuno è disposto a mettere la mano sul fuoco.

Si è arrivati al paradosso che la presunta diversità è la normalità: una famiglia tradizionale, mamma papà e due figlioli secondo natura, non la si vede nemmeno nella pubblicità della Barilla.

Si tratta di n modello che deve essere ritenuto indiscutibile, a meno che non si voglia essere tacciati di “omofobia”, come dimostrato dalle dichiarazioni contenute in una nota intervista di Elton John «Papà» Elton e l’omofobia: «temo per mio figlio Zachary», nella quale la pop star afferma:

Il mondo, insomma, secondo la percezione della pop star, non è ancora pronto ad accogliere le famiglie omosessuali e i figli sono destinati a soffrirne. Questo anche nel mondo dell’entertainment, nelle metropoli multietniche e multiculturali, illuminate, aperte, antesignane del cambiamento.

Insomma la famiglia omosessuale con prole è fuori discussione, è il futuro, e ne sono foriere le metropoli “antesignane del cambiamento“, ed è solo un gay dichiarato come Rupert Everett che può andare controcorrente senza finire sommerso dall’infamante accusa di “omofobia”: L’icona gay Everett: «Non c’è nulla di peggio che essere cresciuto da due papà». Nell’articolo tra l’altro si ricordano altri casi celebri di genitori gay con prole:

 Ma sir Elton John non è certo l’unico padre-mammo famoso che potrebbe sentirsi chiamato in causa dalle dichiarazioni di Everett. Miguel Bosé, 56 anni, è papà di due gemelli nati un anno fa e due gemelli (di 4 anni) ha anche il 40 enne Ricky Martin. 

Ma adesso c’è una novità, alla normalizzazione della pratica dell’utero in affitto (indispensabile per la procreazione delle coppie gay) si affianca la degradazione del ruolo di madre che viene visto come adatto a donne “poco intelligenti”, come dichiarato dalla saggista Jessica Valenti in Why Have Kids?, di cui si è parlato sempre sul Corriere della Sera nell’articolo Fare la mamma non è mestiere da donne:

 «Statistiche e studi scientifici parlano chiaro — teorizza Valenti —. Altro che stagione idilliaca nella vita di ogni uomo e donna, avere figli rende gli individui “meno felici e più depressi”».

Essere genitori rende secondo la Valenti “meno felici e più depressi“, dato della cui scientificità vorremmo essere informati. Ma come fare allora ad essere felici e non fare più figli senza per questo andare verso l’estinzione del genere umano? Nell’articolo viene ricordato che la soluzione era stata già proposta nientemeno che da  Hillary Clinton:

Valenti rispolvera il concetto di «villaggio» inaugurato nel 1996 dall’allora first lady Hillary Clinton nel libro It Takes a Village: And Other Lessons Children Teach Us. «Serve una società con tanti padri e madri per ogni bambino, come avviene già negli asili e nelle famiglie allargate»

Ecco dunque la soluzione, fare sì che salti la forma tradizionale di famiglia, rinunciare ad identificare un padre ed una madre per ogni persona.

Ma questa soluzione è tutt’altro che una novità, era stata proposta da uno dei padri indiscussi del darwinismo moderno, John Burdon Sanderson Haldane, ottanta anni fa:

John Burdon Sanderson Haldane, nel 1932 pubblicò The Causes of Evolution in cui esponeva le sue idee sulla genetica delle popolazioni che poi divennero parte integrante della sintesi. Le idee di Haldane sull’eugenetica furono espresse nel suo saggio Dedalus: or Science and the Future del 1924, in cui affrontava gli effetti, poi ripresi da Huxley nell’articolo del 1936, della separazione della funzione sessuale, vista solo come fonte di soddisfazione psicologica, da quella riproduttiva.

Particolarmente significativa fu la sua amicizia con lo scrittore Aldous Huxley (1894–1963), fratello di Julian, il cui romanzo Brave New World del 1932 nel quale si prefigurava una società governata dai principi dell’eugenetica, fu chiaramente ispirato dal lavoro di Haldane. 


Da “Inchiesta sul Darwinismo”, Ed. Cantagalli, 2011

Le “metropoli multietniche e multiculturali, illuminate, aperte, antesignane del cambiamento“, non sono altro che il laboratorio di una società progettata da una “elite” di persone che ha pensato per tutti gli altri una società distopica e che vuole farla passare per inevitabile e desiderabile.

La propaganda di modelli estranei al comune sentire della maggioranza fa parte del metodo necessario per imporre il modello di queste menti “illuminate, aperte, antesignane del cambiamento”, come dichiarava Julian Huxley, il primo Presidente dell’Unesco, nel documento programmatico della neonata agenzia dell’ONU:

«Il progresso non è automatico o inevitabile ma dipende dalla scelta umana e dallo sforzo di volontà. Prendendo le tecniche di persuasione e informazione e vera propaganda che abbiamo imparato ad applicare come nazione in guerra, e deliberatamente unendole ai compiti internazionali di pace, se necessario utilizzandole, come Lenin previde, “per superare la resistenza di milioni” verso il cambiamento desiderabile».

Il timore di essere definiti “omofobi” o “arretrati” o “oscurantisti”, è uno dei mezzi impiegati per dissuadere dal contrastare l’attuazione di questo disumano modello di società fondato sull’eugenetica che, a sua volta, è fondata sulla riduzione dell’essere umano ad un animale d’allevamento.

Chi rifiuta e si oppone a questa prospettiva non è “omofobico”, è il progetto eugenista ad essere “homo-fobico”, chi si oppone al delirio di queste menti “illuminate” non ha nessuna fobia: al contrario, ama l’Uomo.

 

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

12 commenti

  1. The ‘new normal’ sembra una scadente sceneggiata che sbandiera stereotipi e poco più…(quantomeno a prima occhiata,ma direi che è evidente..)
    Al di la di questo….L’omosessualità è stata depennata come patologia dall’Oms nel 1990,quindi, non viene riconosciua nè disturbo psicologico nè malattia.
    A fronte di ciò,pertanto,”legalmente” non vi sarebbe motivo alcuno per non concedere il matrimonio alle coppie omosessuali,infatti, la corte costituzionale,con la sentenza 138/2010,affermò,in buona sostanza,che non ci sono motivi per impedire il matrimonio omosessuale(l’adozione è qualcosa di distinto e separato con buona pace dell’on.Concia che le vede collegate e di chiunque dica ciò,la corte costituzionale si è espressa chiaramente su questa cosa) ma il matrimonio omosessuale doveva comunque passare tramite un provvedimento del Parlamento Italiano, che si guarda bene dal prendere una decisione, che in realtà sarebbe qualcosa di inopinabile,preferendo invece servirsene come mezzo per distogliere l’attenzione pubblica da problemi degni di tale nome e come ‘mezzuccio’ pro-campagna elettorale raccimola voti(per ognuna delle parti,chi raccoglie alcune opinioni/visioni chi altre opposte o comunque divergenti).
    (Le unioni civili come in Germania ,che sono in tutto e per tutto, pari ad un matrimonio(ma chiamate con un altro nome) infatti sono praticamente un’ipocrisia,non si trova altro termine per descriverle).
    Al di la poi che il concetto di “normale” va dal pericoloso al difficile da definire(di certo quello che ieri era normale non è detto oggi lo sia,è un fatto questo,e domani chissà,questo non vuole dire che ogni cosa può accadere e debba venire accolta senza una buona ragione),Giordano stupisce un po’ definendo una famiglia normale : una famiglia tradizionale, mamma papà e due figlioli secondo natura….due figli..magari uno maschio e una femmina,un cane con la cuccia..una casa indipendente con giardino,il canestro sopra il garage,la casa sull’albero,la colazione tutti insieme,la mamma col grembiulino e il padre in cravatta….più che normale mi pare anch’essa uno stereotipo..come del resto lo era la famiglia del mulino bianco,gli stereotipi hanno anche un grande potere come mezzo divulgativo,in diversi momenti sono stati forniti quelli opportuni e così pare si continuerà a fare..
    Ricordando poi,anche che, dai dati di una ricerca di un po’ di anni fà ,2005 circa,si stimava in 100.000 circa il numero di bambini (e ragazzi) italiani con almeno un genitore omosessuale,infatti veramente tanti sono i figli con genitori omosessuali nati da precedenti relazioni eterosessuali e sembrerebbero essere in aumento progressivo,poi si contano quelli che invece hanno avuto figli all’interno della relazione omosessuale,le cosiddette famiglie “di I° generazione”(concepiti e/o nati fuori Italia utilizzando tecniche di procreazione assistita o gpa).
    Ora,dette queste cose,io ,personalmente,preciso(non che interesserà a qualcuno)non sono favorevole all’adozione da parte di coppie omosessuali,però ,devo constatare che alcuni bambini “arcobaleno” hanno all’estero due genitori,ma in Italia uno soltanto,”ovviamente”, i bambini riconoscono come loro figure genitoriali quelle due persone che lo amano, vivono con lui, lo accudiscono adempiendo a tutti i doveri propri di un genitore etc etc..solamente che in Italia una di queste due persone non ha né diritti né doveri nei confronti dei “propri stessi figli”.E su questo è inevitabile cogliere contraddizioni….il genitore non biologico non può portare il figlio da un dottore,non può iscriverlo a un asilo,ad una scuola, prenderlo dall’asilo o da scuola, portarlo in viaggio con se etc etc…e in caso poi di morte del genitore biologico(può succedere),il bambino agli atti risulta orfano ed il suo affidamento verrà deciso da un qualche giudice.
    A questo tuttavia,se non erro,si può ovviare con deleghe,atti notarili,testamenti,affidamenti come tutore etc etc..

    Fatta questa ,fin troppo lunga,premessa non posso che concordare sul fatto che:

    “Le “metropoli multietniche e multiculturali, illuminate, aperte, antesignane del cambiamento“, non sono altro che il laboratorio di una società progettata da una “elite” di persone che ha pensato per tutti gli altri una società distopica e che vuole farla passare per inevitabile e desiderabile.”

    E ,condannando sempre e comunque i “veri” comportamenti sia omofobi che homo-fobici,non posso che essere d’accordo anche sulle parole conclusive di questo stesso articolo e su come certe cose vengano elevate a “spauracchio”:

    Il timore di essere definiti “omofobi” o “arretrati” o “oscurantisti”, è uno dei mezzi impiegati per dissuadere dal contrastare l’attuazione di questo disumano modello di società fondato sull’eugenetica che, a sua volta, è fondata sulla riduzione dell’essere umano ad un animale d’allevamento.
    Chi rifiuta e si oppone a questa prospettiva non è “omofobico”, è il progetto eugenista ad essere “homo-fobico”, chi si oppone al delirio di queste menti “illuminate” non ha nessuna fobia: al contrario, ama l’Uomo.

    Ci vorrebbero più informazione,più rispetto,più civiltà,più “amore per il prossimo”,più senso critico e più capacità di non fare di tutt’erba un fascio cose che sicuramente in primis non si trovano nella casta politica reggente ne nella maggioranza della popolazione comunque indottrinata ed instradata da media,tecnocrati,guru e quant’altro…

  2. Valenti rispolvera il concetto di «villaggio» inaugurato nel 1996 dall’allora first lady Hillary Clinton nel libro It Takes a Village: And Other Lessons Children Teach Us. «Serve una società con tanti padri e madri per ogni bambino, come avviene già negli asili e nelle famiglie allargate»

    In pratica una comune…
    E ci meravigliamo ancora dell’orientamento politico di questa gente?

    • hillary l’hippy non lo prese tanto bene l’amore libero di suo marito e monika…hi hi hi

  3. Quando tutti saranno senza sesso ci sarà uguaglianza tra uomo e donna, perché non ci sarà più né donna né uomo. Non ci sarà che fraternità, libera ed eguale. L’unica consolazione sarà che ciò non durerà che per una sola generazione. (G.K. Chesterton)

  4. “Statistiche e studi scientifici parlano chiaro — teorizza Valenti —”

    dopo un lungo periodo di osservazione, mi permetto di avanzare io stesso una teoria che, se non è stata proposta prima, desidero denominare, umilmente, “LEGGE DI DAPHNOS”:

    “Le conoscenze scientifiche e metodologiche di un individuo che scrive di scienza sono INVERSAMENTE proporzionali alla frequenza dell’utilizzo, da parte dello stesso, di termini quali ‘è scientificamente-sperimentalmente inoppugnabile-indiscutibile-dimostrato oltre ogni dubbio’. Termini riguardanti la ‘statistica’ rientrano nel calcolo qualora non facciano riferimenti puntuali”.

    • Mi dispiace deluderti, ma il grande Murphy (non Eddie!) ti ha preceduto:


      Legge di Gummidge: Il costo di una expertise è inversamente proporzionale al numero di parole comprensibili.
      Legge Malek: Ogni idea semplice sarà espressa nella maniera più complicata.
      Osservazione di Malipieri: Gli esperti di calcio non fanno mai 13.
      Definizione di Weinberg: Un esperto è una persona che evitando tutti i piccoli errori punta dritto alla catastrofe.
      Legge di Cohen: Ciò che davvero conta è il nome che si riesce a dare ai fatti; non i fatti in sé.

      😀

      • Allora mi accontento di dare il nome a un corollario. “Corollario di Daphnos”. Va meglio?

        • Legge di Piero (oppure corollario al corollario di Daphnos):
          “Per ogni legge che si voglia enunciare, c’e’ sempre qualcuno prima di te che l’ha gia’ fatto”
          😉

          • Hai appena affermato che il modello che descrive l’universo è coerente e completo o sbaglio 🙂 ?

  5. Aggiungo: un’altra manovra che i soliti (ig)noti usano fare e’ la completa spersonalizzazione di qualsiasi attivita’ umana, pure i sentimenti, pure la solidarieta’.
    Non avete idea di come critichino ferocemente la Colletta Alimentare, prima di tutto per motivi politici, essendo fondato il Banco Alimentare da Don Giussiani, e per questo anche da motivi religiosi.
    Ma soprattutto perche’ uno ha la possibilita’ materiale di VEDERE quello che arrivera’ ai bisognosi, anzi e’proprio lui a scegliere quello da donare!
    La scusa ufficiale e’ la scarsa efficienza, come se le opere di “solidarieta’” gestite da loro fossero un mostro di efficienza e non un pozzo senza fondo mangiasoldi.