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    Boko Haram, Michelle Obama e la “Wonderbag” anti CO2

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    By Enzo Pennetta on 19 Maggio 2014 Clima, Geopolitica ed Economia

    boko haram

    Boko Haram, le studentesse rapite in Nigeria e lo sdegno a comando di Michelle Obama.

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    La violenza dei guerriglieri agisce mentre l’ipocrisia occidentale offende i poveri d’Africa.

     

    Magari i problemi del Terzo Mondo si potessero risolvere con una “Wonderbag”, così gruppi di guerriglieri come quello di Boko Haram non avrebbero più motivo di compiere le loro azioni. Questa affermazione che appare immediatamente in tutta la sua assurdità è frutto della visione del mondo che però molti in Occidente accettano largamente.

    La vicenda delle circa 300 studentesse rapite in Nigeria ha conquistato un posto di primo piano sui media di tutto il mondo, tanto da scomodare la First Lady Michelle Obama che le dichiara proprie figlie e che per chiedere la liberazione delle ragazze ha diffuso un’immagine che è subito diventata virale:

    Michelle Obama's viral pic fuels anti-drone campaign

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    Peccato che lo stesso Boko Haram abbia in passato compiuto degli eccidi per i quali la First Lady non si è scomposta neanche un po’, basterebbe citare i 70 cristiani uccisi in chiesa lo scorso Gennaio ANSA: Nigeria: Boko Haram fa strage in chiesa, che dire, evidentemente quelli non erano figli suoi. Ma quando la famiglia Obama si scomoda qualcuno dall’altra parte del mondo comincia a sentire rumore di F-16 e il sibilo dei missili Hellfire sganciati dai droni. E chissà che anche stavolta non vada a finire così, che la ‘democrazia’ non possa giungere anche in quella Nigeria così ricca di petrolio e gas, risorse che però non usa per alimentare un numero adeguato di centrali elettriche e investire nello sviluppo ma per pagare i debiti contratti con il Fondo Monetario Internazionale. La strana preoccupazione di Michelle non è sfuggita a molti e così quella che doveva essere un’abile mossa degli Spin doctors della Casa Bianca si è trasformata in un pesante boomerang che ha portato in evidenza le politiche omicide attuate tramite i droni, e così l’immagine della First Lady col cartello è finta col colpire la stessa amministrazione Obama:

     View image on Twitter.

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    Che la nuova attenzione verso la situazione nigeriana possa essere la premessa per altri tipi di attenzioni cominciano a pensarlo in più d’uno, anche se per ora si tratta di fonti che si potrebbero definire di nicchia, di sicuro c’è il fatto che la Nigeria esporta principalmente verso Stati Uniti (che assorbendo il 40% delle esportazioni nigeriane importano il 10% del proprio fabbisogno) e Regno Unito, che potrebbero avere interesse ad esercitare un controllo più diretto su questa importante fonte di approvvigionamento energetico.

     Per una coincidenza in questi stessi giorni è comparsa sui giornali anche la notizia che Sarah Collins, la solita bianca annoiata, ha fatto la pensata che risolverà i problemi degli africani e contemporaneamente quello dei cambiamenti climatici: ha inventato la Wonderbag.

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    La Wonderbag è stata pubblicizzata anche con un video che mostra in tutta la sua evidente propaganda il tentativo di far apparire come utile e risolutivo un giocattolo che serve solo a far sentire la coscienza a posto a qualcuno:

    Come funziona l’invenzione miracolosa della Collins ce lo spiega con solerzia il Corriere della Sera in un articolo dal titolo che promette risultati strabilianti: Wonderbag, cucinare senza legna o gas nei Paesi più poveri. Ma leggiamo come è nata l’idea  della Wonderbag:

    Come combattere il problema dell’alimentazione e soprattutto quello della mancanza di combustibili per cucinare nei Paesi più poveri del mondo? Sarah Collins è un’imprenditrice sudafricana che conosce molto bene il problema della cottura nei Paesi in via di sviluppo e ha ideato la Wonderbag, una borsa termica che cuoce lentamente qualsiasi tipo di cibo, senza necessitare di fonti di calore.

    In alcune parti del mondo le donne, ancora oggi, trascorrono molte ore camminando per raccogliere legna: i lunghi tragitti in zone isolate le espongono a possibili violenze e sottraggono tempo ad altre attività, come lo studio. 

    A parte che ovviamente non è possibile non usare fonti di calore, ma semmai si può ridurre la quantità necessaria, la soluzione che ha tanto attirato l’attenzione è come al solito qualcosa che dovrebbe andare bene per gli africani mentre verrebbe respinta con irritazione dagli occidentali:

    E così funziona Wonderbag: dopo aver portato a bollore la pietanza in maniera «tradizionale», si sposta la pentola dalla fonte di calore e la si sigilla nella Wonderbag per il tempo necessario per ultimare la cottura (sul sito si trovano molte ricette, dalle zuppe alle portate principali di carne e pesce, dai contorni fino ai dolci e alle bevande).

    La Wonderbag assicura risparmio di energia elettrica, di acqua (l’evaporazione è quasi nulla), ma anche di cibo: è stato infatti calcolato che cucinando direttamente sul fuoco o su piani cottura improvvisati si brucia – e quindi si butta via – circa il 20% del cibo. A tutto ciò si deve aggiungere il fattore tempo: mentre una normale pentola sul fuoco deve essere tenuta sotto controllo, la cottura lenta della Wonderbag consente di dedicarsi ad altre attività, fondamentali per lo sviluppo africano, soprattutto per quello femminile.

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    Quanti da noi accetterebbero di togliere la pentola dal fuoco a metà cottura per avvolgerla nelle coperte e aspettare che finisca di cuocere? I tempi si allungherebbero moltissimo, dov’è allora il tempo liberato per altre attività? Facciamo una prova, domani ci presentiamo agli abitanti di una città europea o americana e gli diciamo che le forniture di gas verranno quasi azzerate ma in compenso gli diamo una wonderbag, e poi vediamo che effetto fa.

    Si tratta dell’ennesima presa per i fondelli delle popolazioni povere, dello stesso tipo che meno di un anno fa ispirava il pallone da calcio ricarica-cellulari, che Barak Obama rifilava durante una visita in Tanzania.

    Il Terzo Mondo è continuamente umiliato e impoverito, non c’è da stupirsi che nascano dei gruppi come quello di Boko Haram, e purtroppo questi gruppi tendono anche a pensare che l’Occidente si identifichi con il cristianesimo facendo di quest’ultimo un loro nemico. Niente come sappiamo è più lontano dalla realtà, l’Occidente oggi combatte i valori del cristianesimo ed esporta quelli del liberismo assoluto, della competizione senza esclusione di colpi.

    Facciamo una proposta a Michelle Obama: il prossimo inverno, quando l’Ucraina dovrà fare a meno del gas russo, proviamo a mandare ai filo occidentali di piazza Maidan, i neonazisti di Pravy Sektor e Svoboda, i Boko Haram dell’Occidente, delle Wonderbag per cucinare. Scommettiamo che apprezzeranno il regalo e ringrazieranno a colpi di fucile?

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    Enzo Pennetta

    Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

    2 commenti

    1. Piero on 22 Maggio 2014 14:52

      Piu’ seriamente, dicevo, che e’ incredibile il numero di cattolici che, in buon fede, crede ancora e si affida a questa balla del “salvare l’Africa dalla CO2“. Ho avuto una discussione, qualche tempo fa, su UCCR con una brava persona, ma completamente ingannata che si autoconvinceva di aver fatto la cosa giusta, al punto da calcolare il ROI sulle perdite!
      Se volete divertirvi:
      http://www.uccronline.it/2013/11/04/trasparenza-e-antiriciclaggio-migliora-il-rating-del-vaticano/#comment-136122

      • Enzo Pennetta on 22 Maggio 2014 15:56

        Si tratta di persone in buona fede che rifiutano di vedere la realtà per quel che è, danno come presupposto che tutte le organizzazioni internazionali si stiano dando da fare per aiutare gli africani e che quindi le loro analisi siano veritiere.

        Permettimi però di aggiungere una considerazione: dietro l’accettazione di questa versione si nasconde una forma di razzismo, infatti se le popolazioni africane non riescono a svilupparsi nonostante gli aiuti che ricevono deve trattarsi necessariamente di una razza inferiore. Non vedo alternative.

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