La tecno-scienza e noi (Intervento di G. Masiero al workshop di CS)

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Il volo di Icaro(J.P. Gowy, 1615-1661)

 

La tecno-scienza e noi

di Giorgio Masiero

Sintesi dell’intervento di Giorgio Masiero al Workshop di CS, svoltosi a Roma l’11 ottobre 2014. La proiezione collegata all’intervento di Masiero, denominata “CS Workshop_Masiero.pdf”, è scaricabile a questo link. Si consiglia di scaricare prima il file pdf (di 1.5 MB) e poi di accostare la presentazione alla lettura dell’articolo in due finestre del pc aperte contemporaneamente.

 

Slide 2. Il mio contributo al convegno si articolerà in 4 punti:

1)      In che cosa consiste la tecno-scienza;

2)      In che cosa consiste, per contro, la pseudo-scienza (che una volta si chiamava ciarlataneria);

3)      Se la tecno-scienza abbia dei limiti e se sì, quali;

4)      Quale debba essere la mission di CS.

Slide 3. La tecno-scienza è detta anche scienza naturale, o sperimentale, o moderna. Si è diffuso l’uso di chiamarla scienza, tout court, ma questo è sbagliato perché esistono altri tipi di scienza, che adottano strumenti di ricerca e approcci alla conoscenza diversi dal metodo specifico della tecno-scienza. Il metodo operativo della tecno-scienza, “galileiano”, così come sintetizzato in una celebre lezione di Feynman ai suoi studenti, si svolge in 3 fasi.“Per primo si tira ad indovinare”, dice Feynman, “… poi calcoliamo le conseguenze della nostra intuizione”, “… per ultimo confrontiamo i risultati dei nostri calcoli con i dati dell’esperimento”. Tutto qua. “Se le predizioni dei calcoli derivanti dalla nostra intuizione non sono in accordo con i dati misurati nell’esperimento, la nostra teoria è sbagliata”, taglia corto Feynman. Questa è la“chiave” della scienza sperimentale: l’accordo tra le predizioni conseguenti alle congetture e le misure risultanti dalle osservazioni. Quando Feynman parla di “intuizione” intende tecnicamente un’equazione e quando parla di “calcolare le conseguenze”, intende l’uso di operazioni matematiche (addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni, ecc.) per risolvere l’equazione, perché – come Galileo intuì e teorizzò per primo – solo i numeri che risultano dai calcoli si possono confrontare oggettivamente e universalmente con i numeri che si estraggono dagli esperimenti. È chiaro a questo punto – come ancora Galileo sancì  a proposito del metodo – che gli aspetti della natura cui si restringe l’indagine scientifica riguardano le quantità osservabili, ovvero tutto e solo ciò che di un dato fenomeno è traducibile in numero reale o in una stringa di numeri reali: la lunghezza, la superficie, il volume, il peso, la durata temporale, ecc. Gli aspetti dell’esperienza invece che non sono quantificabili, come per es. il desiderio o il disgusto o la paura che un fenomeno può provocare in un osservatore, non riguardano la scienza naturale. Avendo ben chiaro il campo della ricerca tecno-scientifica, per trovare una legge di natura si tratta allora di avere la giusta intuizione, ovvero d’immaginare un’equazione matematica capace di spiegare una classe di fenomeni, perché le soluzioni dell’equazione (“predizioni”) si rivelano congruenti alle misure che noi eseguiamo su quei fenomeni.

Slide 4. Qui è rappresentato un esempio di scoperta di una legge scientifica, la gravitazione universale. Da che mondo è mondo era sempre stato ovvio che i corpi cadessero verticalmente all’ingiù. Solo Newton rifiutò l’ovvio e nel 1666 “dopo pranzo, in una giornata di caldo afoso, mentre stava seduto con gli amici in giardino” nella sua tenuta a Woolsthorpe, “a prendere il te all’ombra d’un melo […] ebbe l’idea della gravitazione. L’occasione fu la caduta d’una mela, che lo fece piombare in assorta contemplazione. Perché, si chiese, le mele cadono sempre perpendicolarmente all’ingiù?”, racconta uno dei presenti, il rev. Stukeley, nel suo diario. Già, perché tutte le cose cadono sempre dritte per terra? Più “naturale” (Aristotele) di così, si era sempre sentenziato da tutti i più grandi pensatori, che tuttavia in tale stato di tranquillità non furono in grado di predire alcunché sui moti dei corpi …, eccetto che in Terra, quando sono lasciati cadere, precipitano verticalmente! L’idea di Newton che, in ogni regione dell’Universo di cui la gravità terrestre sarebbe solo una “provincia”, sia presente una forza attrattiva tra i corpi, proporzionale direttamente alle loro masse e inversamente al quadrato delle loro distanze, codificabile nell’equazioneequazione

esibì invece una capacità predittiva, che per giunta unificava molti fenomeni diversi in una stessa classe: la caduta dei gravi, le maree, la balistica dei proiettili, i moti celesti, le leggi di Keplero, ecc., tutti questi fenomeni del cielo e della Terra sono predetti con estrema precisione numerica (di orbite, velocità, accelerazioni, ecc.) dalla stessa equazione.

Slide 5. Altro esempio di predizione scientifica è l’antimateria, la cui esistenza dapprima risultò come soluzione matematica di un’equazione intuita da Dirac nel 1927 e che solo 5 anni dopo fu osservata in laboratorio. Dall’equazione di Dirac si trae anche quello che è a mio parere il caso più stupefacente di accordo in fisica quantistica tra predizione e osservazione, il momento magnetico anomalo dell’elettrone. Esperimenti di alta precisione forniscono per un certo parametro il numero puro

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mentre l’elettrodinamica quantistica (EDQ) è in grado di predire il valore, preciso fino alla decima cifra decimale:

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Slide 6. La corroborazione di una congettura, cioè il suo controllato accordo con i fatti sperimentali, non è solo un criterio per stabilirne la scientificità, ma è destinata a portare con sé – prima o poi – un prezioso spin off: la ricaduta di applicazioni tecnologiche. La predizione ci permette infatti di simulare la natura in un contesto di condizioni adeguatamente predisposte (“replicazione”), così assoggettandone le forze ai nostri scopi. Questa è la tecnica. La scienza sperimentale diviene tecno-scienza, “sposa legittima, rispettata e rispettabile, feconda di nobile prole, di vantaggi reali e di oneste delizie” (F. Bacone).

Slide 7-9. Continua Feynman nella stessa lezione sul metodo: “Non importa quanto sia bella la tua intuizione, quanto sia intelligente la persona che l’ha formulata o come si chiami, conta solo l’accordo dell’intuizione al dato” [sottolineatura mia]. Quindi, la corroborazione di una teoria, non è solo “un” criterio della sua scientificità, ma “l’unico”. La tecno-scienza non riconosce altra autorità: “In nullius verbis”, sulla parola di nessuno, recita il motto della Royal Society, l’accademia inglese di scienze fondata nel 1660. Osserviamo che la locuzione feynmaniana “accordo dell’intuizione al dato” è la traduzione letterale dal latino della definizione di verità nella filosofia classica come “adaequatio intellectus et rei”, transitata con Tarski da S. Tommaso d’Aquino nella semantica della logica moderna. E che abbiamo preso a motto di CS.

Slide 10-13. La pseudo-scienza, invece, è l’insieme delle teorie, ipotesi, congetture e interpretazioni dei fenomeni naturali, nei loro aspetti quantitativi e qualitativi, che si spacciano per tecno-scienza ma che sono prive di predizioni sperimentalmente controllabili. Così è ogni teoria che mischi le “essenze” con gli “accidenti” (Galileo), ovvero i concetti non rappresentabili in un numero – quali il caso, o l’intelligenza, o il senso (o non senso) delle cose – con le grandezze misurabili dei fenomeni. In questa specie rientrano il darwinismo e l’ID, che non sorprendentemente sono privi di predittività e di applicazioni. Dulbecco: “Di certo si possono apprendere tutti gli elementi per la conoscenza dell’uomo e degli altri esseri viventi anche senza studiare Darwin”. Pseudo-scienza è anche ogni speculazione che, pur riguardando le grandezze misurabili e ammantandosi di modelli matematici, risulti sterile di predizioni perché i modelli descrittivi sono costruiti ad hoc per confermare le premesse. È questo il caso, almeno finora, dell’AGW – la doppia congettura che sia in corso un aumento globale della temperatura media terrestre e che esso dipenda dalle attività umane –. In mancanza di predizioni, la pseudo-scienza si richiama talvolta all’opinione della maggioranza, che è la versione post-moderna del vecchio principio d’autorità (“Ipse dixit”). O invoca a sproposito il processo con cui la comunità scientifica “certifica” una teoria: nel metodo galileiano la comunità esercita il controllo dell’accordo tra dati e predizioni, talvolta faticoso ed esposto alla possibilità di errori di singoli o gruppi, ma infine lo risolve sempre all’unanimità (vedi i casi recenti dei neutrini “superluminali” o del bosone di Higgs), mai con un voto a maggioranza come avviene nelle aule parlamentari. Altre volte la pseudo-scienza invoca, ancora più a sproposito, l’auto-referenzialità in ogni disciplina della comunità dei ricercatori specializzati, trascurando l’unicità interdisciplinare della conoscenza ed il diritto-dovere del complesso dei cittadini contribuenti al giudizio finale, nonché filosofando, contraddittoriamente, un diritto epistemico dei tecnici sui filosofi. Il verbo preferito dai celebranti della pseudo-scienza è “dimostrare”: “La meccanica quantistica dimostra il caso all’opera nei fenomeni”, “La biologia evolutiva dimostra il non senso dell’universo”, “La complessità irriducibile della cellula dimostra una causa intelligente”, ecc., ecc., ma davvero appartiene alla scienza sperimentale il potere di dimostrare qualcosa? Va da sé infine che, essendo priva di predittività, la pseudo-scienza è priva di applicazioni e suscettibile soltanto di profitto per gli esercenti a danno dei clienti. Come disse Bacone, la pseudo-scienza è “una cortigiana, strumento di voluttà ed una serva, strumento di guadagno”. È un fatto degno di nota che la pseudo-scienza occupi ai nostri giorni, in Occidente, gran parte della divulgazione scientifica e persino quintali di pagine delle riviste peer per view.

Slide 14. Chi darebbe la vita per l’equazione di Dirac, o per il ciclo di Krebbs, o per la tettonica delle placche, o per qualsiasi altra teoria scientifica? Nessuno. Per difendere la propria famiglia, o la libertà del proprio paese, o per un grande ideale o per la propria concezione di vita? Molti. Ortega y Gasset in “Misión de la Universidad” ebbe a dire: “La logica interna dell’attività scientifica non è qualcosa di vitale; quella della cultura, sì. La scienza non presta attenzione alle nostre urgenze, ma segue la strada delle sue specifiche necessità”. Sono le galileiane essenze a scaldare l’anima, non certo gli accidenti, nemmeno quando riguardano le macchie solari. Perciò, quando un collega ti toglie il saluto perché hai espresso dubbi sul darwinismo o quando sei accusato di “negazionismo” quasi dubitassi della Shoah e invece hai solo avuto un’esitazione sull’ultimo modellino AGW, si capisce che c’è qualcosa di “vitale” in gioco, che non ha nulla di scientifico. Alla base delle essenze, ci sono i trascendentali dell’essere, quei predicati comuni a tutti gli essenti per il solo fatto che sono. L’unum che dà l’identità di un essente, l’aliquid che lo distingue dagli altri essenti, la res che ne dà la natura, e poi il verum, il bonum ed il pulchrum di cui ho parlato in altre occasioni. Lo studio dei trascendentali sfugge alla rete a maglie numeriche del metodo scientifico, eppure capire l’essere, il vero, il buono e il bello costituisce infine per ognuno di noi ciò che più importa. E che ne siamo coscienti o meno, noi vi ci formiamo i nostri giudizi non con strumenti di misura ed equazioni, ma rispettivamente con la metafisica, la gnoseologia, l’etica e l’estetica. I giudizi epistemico, etico ed estetico spettano dunque alla filosofia e sono fuori dal dominio della scienza moderna, per statuto del suo metodo. Feynman sull’etica: “La scienza non insegna direttamente che cosa è bene e che cosa è male. I valori morali giacciono fuori del dominio scientifico”.

Slide 15-19. La tecno-scienza non ha solo limiti estensivi, che proteggono la regione del conoscibile giacente fuori della sua portata, ma nello stesso suo campo incontra limiti insuperabili. Non c’è il tempo qui per un’analisi approfondita di questi limiti, solo su un aspetto m’interessa porre l’attenzione. Ascoltiamo ancora Feynman, nella conclusione della sua lezione epistemologica: “Ora, se le predizioni della nostra intuizione sono in accordo con gli esperimenti, possiamo dire che la nostra teoria è giusta? No, semplicemente non siamo riusciti a dimostrare che è sbagliata, ma c’è sempre la possibilità che in futuro nuovi esperimenti la dimostrino sbagliata… Nella teoria di Newton, per secoli nessuno trovò una discrepanza con le osservazioni dei pianeti, fino a che un minuscolo errore fu trovato sul moto di Mercurio … Una teoria scientifica può essere considerata temporaneamente giusta, ma mai essa è dimostrata” [sottolineature mie]. Dunque, una teoria scientifica non dimostra mai definitivamente alcunché, nel suo stesso, ristretto dominio. Un esperimento può dimostrare la falsità di una teoria, e ciò accade quando si trova un fenomeno che è in contrasto con le predizioni della teoria. Ma mai una teoria scientifica – anche ultra corroborata – può considerarsi dimostrata, perché c’è sempre la possibilità che esperimenti futuri la falsifichino. In fondo proprio in ciò consistono la massima aspirazione d’un ricercatore e le grandi scoperte scientifiche: nella falsificazione sperimentale di ciò che fino ad allora era considerato ovvio o comunque acquisito. Prendiamo ancora la teoria della gravitazione universale di Newton. Per secoli essa fu presa ad esempio di teoria scientifica per eccellenza, per la sua efficacia predittiva unificante …, fino a che un nuovo dato sperimentale non risultò in contrasto con essa: la precessione di Mercurio. Il perielio di Mercurio non è fisso, ma durante la rotazione del pianeta intorno al Sole ruota a sua volta. Il fenomeno è previsto dalla teoria di Newton, con una velocità angolare di

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Nel 1859 però, due secoli dopo la formulazione della teoria di Newton, l’astronomo Le Verrier misurò una velocità leggermente superiore:

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Tanta era tuttavia la fiducia nella teoria newtoniana che, per accordarla con i dati, s’ipotizzò la presenza di un pianeta più interno di Mercurio. Solo nel 1915, la teoria della relatività generale (RG), che Einstein intuì per motivi affatto diversi, predisse correttamente la precessione di Mercurio (insieme a tutte le predizioni newtoniane corroborate e a molte altre nuove) cosicché la teoria di Newton fu falsificata. E tenuta solo per le scuole medie. Una nuova predizione della RG, impossibile alla teoria newtoniana anzi con essa incompatibile, è lo spostamento verso il rosso delle righe spettrali delle stelle lontane. Questo fenomeno poté essere confermato dalle osservazioni sperimentali solo nel 1929, in seguito alla costruzione di nuovi potenti telescopi. Nell’attesa, in una conferenza sulla RG svoltasi a Vienna nel 1919, Einstein dichiarava che “se non esistesse lo spostamento delle righe spettrali verso il rosso … la mia teoria risulterebbe insostenibile”. Attenzione: Einstein non dice che lo spostamento verso il rosso dimostrerebbe la sua teoria, ma che l’assenza di spostamento verso il rosso la smentirebbe! Alla conferenza era presente il giovane Popper che più tardi ebbe a scrivere: “Capii allora che era questo il vero atteggiamento scientifico, completamente differente dall’atteggiamento dogmatico, che afferma di trovare “dimostrazioni” delle sue teorie preferite. Giunsi così alla conclusione che non si deve andare in cerca di conferme, ma di controlli cruciali; controlli che potrebbero confutare la teoria messa alla prova, mai confermarla definitivamente” [sottolineature mie]. È chiara, amici, la morale della storia? Il dogmatismo dello scientista è la fede che gli fa credere che la “sua teoria preferita” X dimostra Y, mentre il corretto atteggiamento razionalista è di chi sa che nessuna teoria scientifica può essere dimostrata vera, ma può essere solo dimostrata falsa. Parola di neo-positivista. Anzi, parola di Tommaso d’Aquino! 7 secoli prima del falsificazionismo popperiano infatti, il dottore angelico scriveva: “Ci sono due modi diversi di render conto di una cosa. Il primo consiste nello stabilire con una dimostrazione sufficiente l’esattezza di un principio da cui la cosa deriva […] Il secondo, non dimostrando il suo principio con una prova sufficiente, ma mostrando come gli effetti si accordino a un principio precedentemente posto. Così, in astronomia si rende conto degli eccentrici e degli epicicli per il fatto che, con queste ipotesi, si possono salvare le osservazioni relative ai moti celesti; ma non è questo un motivo sufficientemente probante, perché questi moti apparenti si potrebbero salvare per mezzo di un’altra ipotesi” (Summa Theologiae, parte I, questione XXXII, art. I; sottolineature mie). Tra parentesi osservo che nel suddetto passo, non solo Tommaso appare pioniere del criticismo falsificazionista, ma mostra anche con quell’aggettivo “apparenti” applicato ai movimenti celesti di aver intuito la relatività dello spazio e del moto.

Slide 20. Concludendo, la nostra critica scientifica non intende affatto mettere in dubbio l’utilità delle scienze naturali, che è enorme oggi ed è destinata a divenirlo ancor più nel futuro; al contrario, ci proponiamo di difenderne il prestigio dalle contaminazioni dei ciarlatani. La tecno-scienza è un bene troppo prezioso perché l’incauta dichiarazione di uno scienziato-tuttologo o l’ideologizzazione del main stream o la strumentalizzazione dell’industria si riflettano in una sua disistima. La tecnica, in fondo, è ogni strumento  che l’uomo usa per controllare la natura e trasformarla in vista di suoi fini; essa è il saper fare dell’uomo che gli deriva dal dono della ragione e comprende ogni insieme di regole atte a dirigere secondo criteri di efficienza e di efficacia le attività umane, a cominciare dalla produzione industriale di beni. Se in passato una soglia minima di conoscenze tecniche è risultata indispensabile alla sopravvivenza di ogni gruppo umano, è indubbio che ancora oggi il benessere di tutti gli uomini, e addirittura la sopravvivenza della specie, sono condizionati all’ulteriore ordinato sviluppo delle moderne tecnologie. Come nel recente passato la tecno-scienza ha contribuito alla lotta contro le epidemie e all’aumento della speranza di vita in larghi settori della popolazione mondiale, nel prossimo futuro soltanto le più avanzate tecnologie potranno risolvere le crisi globali dell’energia, dell’ambiente e dell’alimentazione, assistendo l’uomo nella sua missione di custode del creato e di fratello del proprio simile. Sulla base di questo giudizio positivo sulla persistente utilità della tecno-scienza a continuare a servire il progresso umano e sulle sue ancora inespresse potenzialità, occorre piuttosto che le moderne conoscenze, ora disequamente distribuite nelle stesse società scientificamente più avanzate, siano rese disponibili a tutti, anche alle persone e ai paesi che si trovano fuori o ai margini dei circuiti tecnologici. A questi fini, per quanto riguarda CS, vanno a mio parere sviluppate 4 linee diverse di intervento:

1)      Filosofia

  1. Epistemologia
  2. Logica
  3. Linguaggio
  4. Storia delle scienze

2)      Pseudoscienza

  1. Debunking
  2. Svelamento dell’ideologia
  3. Intreccio con l’economia
  4. Geopolitica

3)      Scienza naturale

  1. Selezione delle ricerche scientifiche
  2. Schede didattiche
  3. Sistemica e interdisciplinarità

4)      Tecnica

  1. Nuove tecnologie
  2. Impatti sociali, ambientali, politici, economici

Grazie dell’attenzione.

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About Author

GIORGIO MASIERO: giorgio_masiero@alice.it Laureato in fisica, dopo un’attività di ricercatore e docente, ha lavorato in aziende industriali, della logistica, della finanza ed editoriali, pubbliche e private. Consigliere economico del governo negli anni ‘80, ha curato la privatizzazione dei settori delle telecomunicazioni, agro-alimentare, chimico e siderurgico, e il riassetto del settore bancario. Dal 2005 interviene presso università italiane ed estere in corsi e seminari dedicati alle nuove tecnologie ICT e Biotech.

15 commenti

  1. Una volta un fisico (Steven Weinberg) disse: “There is only one science, physics: everything else is social work”.
    Insomma, siamo di fronte a una vecchia storia: la fisica è vera scienza, mentre le scienze biologiche sono metafisiche. Soprattutto quando si proiettano in una dimensione storica, più difficile da testare con esperimenti. E soprattutto quando mettono in discussione una certa visione del mondo.
    Se non si può catturare in una formula matematica, allora non è scienza. Eh, ma l’ha detto Galileo (perché il principio di autorità, quando fa comodo, vale eccome). E allora rispondo con un’altra citazione:
    “Biologists’ questions about the world are not easily answerable in the reduced, mathematicizing language of physics, and they are said to suffer from a sense of inferiority, of `physics envy’ (which may perhaps be why these days many molecular biologists try to behave as if they are physicists!). But we should not be afraid to cut ourselves loose from the reductionist claims that there is only one epistemology, one way to study and understand the world; one science, whose name is physics.”
    L’ha scritto Steven Rose, uno di quei biologi che, insieme a Richard Lewontin, ha criticato duramente Richard Dawkins e la sociobiologia di Wilson. Gli stessi che criticate voi, se non sbaglio.

    E già che si parla di citazioni, spiace vederla usare quella sgradevole abitudine di riportare solo i pezzi di citazione che fanno comodo per sostenere la propria tesi. Ecco la frase completa di Dulbecco, a conclusione di un suo intervento a favore dell’insegnamento della teoria di Darwin nelle scuole: “Di certo si possono apprendere tutti gli elementi per la conoscenza dell’uomo e degli altri esseri viventi anche senza studiare Darwin. Ma più problematico sarebbe spiegare quali sono le connessioni fra le varie specie. Tutto il settore della genomica, uno dei più significativi per il futuro della medicina, si basa su esperimenti condotti sugli esseri viventi. Si può partire da un semplice lievito, avanzando verso il topo, la scimmia, fino all’uomo. Per seguire questo approccio è fondamentale conoscere quali sono i rapporti fra le varie specie. Quali elementi ci dividono da un topo o da una scimmia, e quali invece ci rendono simili a loro? Tutto questo non può prescindere da Darwin e dai suoi epigoni”.
    Capisco che brandire un Nobel contro l’inutile spiegazione darwinista fosse una tentazione molto forte, però il cherry-picking è una tecnica retorica scorretta.

    Si apre poi il capitolo sulla pseudo-scienza.
    “La pseudo-scienza, invece, è l’insieme delle teorie, ipotesi, congetture e interpretazioni dei fenomeni naturali, nei loro aspetti quantitativi e qualitativi, che si spacciano per tecno-scienza ma che sono prive di predizioni sperimentalmente controllabili”
    Ottimo. Il che esclude il darwinismo, con tutti i prefissi, suffissi e desinenze del caso. Mi chiedo invece come debbano essere definiti quegli approcci che si presentano come scientifici ma le predizioni neanche le fanno, o che pretendono di cestinare teorie corroborate senza avere niente di alternativo da proporre. Non so, io li includerei fra le pseudo-scienze, e lei?

    “la pseudo-scienza invoca, ancora più a sproposito, l’auto-referenzialità in ogni disciplina della comunità dei ricercatori specializzati, trascurando l’unicità interdisciplinare della conoscenza ”
    L’interdisciplinarietà è fondamentale, ma l’alto livello di specializzazione che la scienza (tutta, anche la sua amata fisica) ha raggiunto fa sì che a volte sia necessario chiedere agli esperti. Se voglio capire un concetto di meccanica quantistica non mi rivolgerò a un fisiologo. Se voglio approfondire le leggi che regolano i legami fra atomi non mi rivolgerò a un astrofisico. Il che non significa auto-referenzialità ma riconoscimento delle diverse competenze.

    “nel metodo galileiano la comunità esercita il controllo dell’accordo tra dati e predizioni, talvolta faticoso ed esposto alla possibilità di errori di singoli o gruppi, ma infine lo risolve sempre all’unanimità (vedi i casi recenti dei neutrini “superluminali” o del bosone di Higgs), mai con un voto a maggioranza come avviene nelle aule parlamentari.”
    Lo risolve sempre all’unanimità? Mah, minoranze ridotte e dubbiose esistono anche nel dorato mondo della fisica. Sarei invece curioso di sapere cosa c’entra il voto di maggioranza, perché non vorrei che lei stesse facendo confusione fra una conclusione scientifica e la decisione politica che viene presa in conseguenza di essa.

    “il diritto-dovere del complesso dei cittadini contribuenti al giudizio finale”
    Non sta dicendo che anche i cittadini devono contribuire al giudizio sulle teorie scientifiche, vero?

    “È un fatto degno di nota che la pseudo-scienza occupi ai nostri giorni, in Occidente, gran parte della divulgazione scientifica e persino quintali di pagine delle riviste peer per view.”
    Un fatto di cui lei ha certamente una gran quantità di prove, dal momento che, dopo tanto argomentare, questa frase la butta lì senza aggiungere altro, come se fosse ovvio che il “sistema” scientifico è dominato da quella che lei (e sottolineo “lei”) chiama pseudo-scienza. Dico questo perché, vede, un’affermazione del genere rientra alla perfezione nel profilo del teorico dei complotti e mi spiacerebbe se lei adottasse punti di vista complottisti.

    “Il verbo preferito dai celebranti della pseudo-scienza è “dimostrare””
    Verbo che piaceva molto anche a Galileo. O a Einstein. Però immagino che quando lo usavano loro andava bene, vero?

    “Prendiamo ancora la teoria della gravitazione universale di Newton.”
    Giusto, prendiamola, perché il suo esempio, Masiero, è quantomai interessante. Una teoria corroborata da molte osservazioni viene messa da parte quando ne viene elaborata una in grado di colmare i vuoti di quella precedente. Inoltre, la teoria di Newton non è stata buttata nel cestino, poiché la sua descrizione della gravità può comunque essere usata per diversi scopi pratici. Semplicemente, la teoria della relatività di Einstein ha spiegato ciò che quella di Newton non riusciva a spiegare.
    Detto questo:
    1. la teoria darwiniana aveva delle carenze (riconosciute dallo stesso Darwin);
    2. la Sintesi Moderna ha colmato alcune di quelle lacune;
    3. le evidenze raccolte negli ultimi trent’anni in diversi campi di studio – evo-devo, biofisica, system biology, solo per citarne alcune – hanno falsificato alcuni aspetti della teoria darwiniana (il gradualismo) e stanno facendo diversi passi avanti rispetto al gene-centrismo della Sintesi Moderna. Il tutto senza intaccare il concetto di discendenza con modificazioni e l’importanza della selezione naturale (seppur ridimensionandola).
    Insomma, l’esempio da lei usato calza a pennello con ciò che si sta facendo nell’attuale programma di ricerca sull’evoluzione, cioé cercare un equivalente della teoria di Einstein per colmare i vuoti nella spiegazione del processo evolutivo. La spiegazione di Darwin era ottima ma non perfetta, è stata migliorata nel corso del tempo e prima o poi verrà sostituita da un’altra. Sostituita.
    Non buttata nel cestino come alcuni (molto pochi, per fortuna, almeno in campo scientifico) vorrebbero.

    “In fondo proprio in ciò consistono la massima aspirazione d’un ricercatore e le grandi scoperte scientifiche: nella falsificazione sperimentale di ciò che fino ad allora era considerato ovvio o comunque acquisito.”
    Una considerazione che tutti coloro che studiano “davvero” biologia evolutiva condividerebbero, poiché da 150 anni continuano a mettere alla prova la teoria di Darwin, cercando di dimostrarne l’infondatezza.

    • Giorgio Masiero on

      Forse Le è sfuggito nel Suo ragionamento, Greylines, un punto del mio intervento, anzi il primo, che ho messo ben in testa a tutti gli altri: “Si è diffuso l’uso di chiamare [la tecno-scienza] scienza, tout court, ma questo è sbagliato perché esistono altri tipi di scienza, che adottano strumenti di ricerca e approcci alla conoscenza diversi dal metodo specifico della tecno-scienza”. Quindi quando Lei afferma che tra le scienze non ci sono solo quelle che fanno predizioni controllabili ed hanno applicazioni concrete (come la fisica, la chimica, la medicina, ecc.), ma tanti altri tipi, di tipo storico per es., Lei sfonda una porta aperta con me! Addirittura io sono tra coloro che non assegnano nessun valore epistemico alla scienza sperimentale, a cominciare dalla fisica, ma solo alla metafisica, alla logica, all’aritmetica e alla geometria euclidea.
      Veniamo al punto.
      Il darwinismo è tecno-scienza? No, perché non fa né predizioni controllabili (o Lei ne ha una da portarmi?), né ha applicazioni concrete (o no?). Come abbiamo spesso spiegato ciò si deve al fatto che il fattore esclusivo di cambiamento è una galileiana essenza: il caso, nelle sue varie accezioni.
      Il darwinismo sarebbe una filosofia rispettabile, se tutti facessero come Monod (e Dulbecco), cioè se lo considerassero per ciò che è, un’interpretazione dell’evoluzione biologica. Ma quando invece altri lo classificano tra le scienze sperimentali (e non storiche!), allora diviene pseudo-scienza, nel senso di “falsa” scienza sperimentale.
      NB. Ci sono molte ricerche peer per view che dimostrano matematicamente che la stragrande maggioranza delle ricerche peer per view sono carta straccia buona solo per la carriera degli autori. Mi stupisco che un estimatore come Lei della comunicazione non lo sappia.

    • Greylines, mi soffermo solo sul passaggio in cui lei afferma:
      “1. la teoria darwiniana aveva delle carenze (riconosciute dallo stesso Darwin);
      2. la Sintesi Moderna ha colmato alcune di quelle lacune;
      3. le evidenze raccolte negli ultimi trent’anni in diversi campi di studio – evo-devo, biofisica, system biology, solo per citarne alcune – hanno falsificato alcuni aspetti della teoria darwiniana (il gradualismo) e stanno facendo diversi passi avanti rispetto al gene-centrismo della Sintesi Moderna. Il tutto senza intaccare il concetto di discendenza con modificazioni e l’importanza della selezione naturale (seppur ridimensionandola).”
      >

      Lei dice che quello che resta della teoria è infine solo il concetto di discendenza con modificazioni, ma si tratta di un concetto che era presente anche prima della teoria di Darwin, questa infatti aveva come unica vera novità la selezione naturale: anche in Lamarck i discendenti avevano delle modificazioni. E il modo in cui queste modificazioni avvenivano era lo stesso “uso, disuso e trasmissione dei caratteri acquisiti” (che Darwin incorporò nella teoria della pangenesi), fu infatti necessario l’esperimento di Weismann per confutare questo punto.
      E la selezione naturale più che essere ridimensionata è solo un’ovvietà.
      .
      Ribadisco poi che il grande problema del neo-darwinismo, o come lo si voglia chiamare, è che non fornisce una spiegazione soddisfacente della macroevoluzione, sulla micro siamo d’accordo, e perché la selezione possa operare servono prima i nuovi caratteri.
      Quindi il problema è che la teoria attuale va a spiegare i dettagli di qualcosa che ancora non c’è.
      Nella teoria ci sono solo il caso e la contingenza, delle non spiegazioni che non permettono previsioni e si scontrano con la giovane età dell’universo rendendo irragionevole farvi appello.
      .
      In conclusione, quello che lei chiama “teoria di Darwin” in realtà è solo il fatto dell’evoluzione (sul quale siamo d’accordo), quindi è solo una confusione di termini (evoluzione=darwinismo) che permette di dire che la teoria di Darwin viene confermata da 150 anni.

      • Già, è questo giocare sull’equazione darwinismo=evoluzione che ci fa essere tutti, o quasi, darwiniani da bambini. Poi da adulti alcuni di noi si chiedono: che cosa provoca questa mutazione? E quest’altra? E quell’altra?… E sentendosi rispondere caso, caso, caso… capisce che a parte il fatto dell’evoluzione mostrato dai fossili, non disponiamo di nessuna spiegazione seria di come possano essersi originate le specie.

        • Giorgio Masiero on

          Mi permetto, Anna, di mettere qualche puntino sulla i. L’evoluzione, se intesa come trasformazione graduale da una specie all’altra, non è un “fatto”, perché non è mai stata osservata. Ciò che i fossili registrano, con tante lacune e con discontinuità sorprendenti (v. apparizione quasi immediata dei procarioti e v. Cambriano) è una successione di specie diverse, sempre più complesse, su una base chimico-fisica comune.
          Quindi, tecnicamente, l’evoluzione è una congettura, ragionevolissima, ma tutta da spiegare.

          • Giuseppe Cipriani on

            Mi perdoni, prof. Masiero, se torno sulla scena del delitto… Ma mi viene spontaneo chiederle, retoricamente, visto che l’ha tirata fuori ancora una volta, se oltre alla congettura ragionevole ce ne può essere un’altra altrettanto ragionevole; io credo di no (a meno di non considerare la fantascienza), e chi sostiene il contrario dovrebbe almeno teorizzarne un’altra, fare insomma quelle ipotesi, anche paradossali, tipiche degli scienziati seri che cercano la verità.
            Insomma, questa benedetta successione di specie sotto gli occhi di tutti che altra spiegazione può avere oltre a quella della “selezione naturale” (intendendo raggruppare sotto questi termini tutto ciò che la scienza attualmente sta ri-elaborando)?

  2. Dici giustamente, Greylines, che è impossibile dimostrare l’infondatezza del darwinismo. Proprio per questo è un dogmatismo.
    Comunque, secondo me, è importante che ammetti che non fa predizioni e non ha applicazioni. A questo punto, se lo vuoi chiamare scienza è solo una questione nominalistica. Va bene per quelli che ci credono, come l’ID o gli ufologi.

    • Gentile Wil, mi può cortesemente indicare dove ho scritto che è impossibile dimostrare l’infondatezza del darwinismo e che il darwinismo non fa predizioni?
      No perché mi sembrava di aver detto esattamente il contrario, ma forse mi sono espresso male.g

      • Giorgio Masiero on

        Anch’io avevo capito la stessa cosa di Wil, Greylines, dalla Sua insistenza che non esiste solo il metodo galileiano! Però, se invece Lei afferma che anche il darwinismo fa predizioni controllabili ed è falsificabile, ovvero se Lei fa rientrare anche il darwinismo tra le scienze galileiane, sono curioso di apprendere una delle predizioni corroborate del darwinismo ed un possibile esperimento falsificatore.

  3. Giorgio Masiero on

    @ Cipriani
    Tecnicamente, ribadisco tecnicamente, l’evoluzione è una congettura, non un fatto. Quali alternative abbiamo, Lei mi chiede, ad ipotizzare che tutte le dieci milioni di specie si siano evolute gradualmente da uno stesso antenato come i rami di un cespuglio da un unico seme?
    A priori, usando la logica, ci sono 2 sole alternative:
    – o ogni specie è comparsa autonomamente;
    – o le specie si sono evolute da un numero “n” > 1 di antenati diversi, per linee parallele.
    Se la prima alternativa mi pare miracolistica (altrettanto del darwinismo), e quindi da scartare scientificamente, non mi sentirei invece di scartare la seconda, almeno per un numero n abbastanza piccolo. Resta comunque a mio parere da preferirsi la congettura n = 1.

  4. @ Cipriani
    Il problema non è la selezione naturale che può benissimo continuare ad esistere a prescindere da come si cerca di spiegare il meccanismo evolutivo. Per intenderci, puoi credere che determinate funzioni biologiche si siano evolute e fissate nel pool genico di un gruppo animale in risposta ad una pressione ambientale, che ha appunto favorito alcune caratteristiche rispetto ad altre (selezione naturale), ma a tempo stesso cercare di spiegare la modalità del meccanismo avvenuto in maniera ad esempio ” lamarkiana”e non darwiniana.
    Il darwinismo non è sinonimo di selezione naturale. Ciò che appare poco credibile è che grandi cambiamenti, siano avvenuti per semplici errori di copiatura, questi fra ‘altro casuali, nel senso darwiniano, e cioè che i cambiamenti genetici benevoli, sono sempre avvenuti senza alcuna interrelazione specifica con l’ambiente, cosa che trovo personalmente poco credibile. Idea questa squisitamente personale.

  5. @Masiero
    Lei ha definito una categoria – la tecno-scienza – e ha cercato di dimostrare che la biologia evolutiva non ne fa parte. Il che però non significa che essa non sia scienza, solo che non rientri nella categoria da lei descritta. Cosa che peraltro vale per molte altre scienze, o per via del loro scarso potere predittivo (astronomia, ecologia, geologia), o per via della mancanza delle applicazioni pratiche (certi rami della matematica pura).
    Che poi, se lo lasci dire, questa cosa delle applicazioni pratiche è davvero una discriminante ridicola, perché è un’etichetta che può essere attaccata solo parecchio tempo dopo una determinata scoperta. In questo modo, gran parte della scienza (soprattutto della sua amata fisica) non rientrerebbe nella categoria per molto tempo, finché non le si trova un’applicazione.
    Detto questo, esempi di applicazioni ce ne sono, dall’uso del quantitative trait locus mapping per migliorare i metodi di selezione artificiale alle analisi filogenetiche applicate alla scoperta di farmaci.

    “il fattore esclusivo di cambiamento è una galileiana essenza: il caso, nelle sue varie accezioni.”
    E con questa frase (soprattutto l’aggettivo “esclusivo”) mi conferma, per l’ennesima volta, che quello che criticate qui su CS è un neodarwinismo ipersemplificato e fermo a settant’anni fa. Meno male che i biologi evolutivi nel frattempo hanno continuato a fare ricerca e a compiere passi avanti.

    “Ci sono molte ricerche peer per view che dimostrano matematicamente che la stragrande maggioranza delle ricerche peer per view sono carta straccia buona solo per la carriera degli autori.”
    Che molte ricerche peer-reviewed siano di qualità discutibile è vero, che siano la stragrande maggioranza meno. Anche perché bisognerebbe vedere quante delle ricerche di dubbia qualità vengono effettivamente citate, perché se nessuno le cita il loro impatto scientifico è pari a zero. Detto questo, Masiero, lei ha un’idea migliore su come gestire e “verificare” le ricerche scientifiche?

    “sono curioso di apprendere una delle predizioni corroborate del darwinismo ed un possibile esperimento falsificatore.”
    Già solo il fatto che uno degli aspetti della teoria originaria sia stato falsificato (il gradualismo) dovrebbe bastare come risposta. Se poi consideriamo che lo stesso Popper ne ha riconosciuto la verificabilità e la considerava “an immensely impressive and powerful theory”, direi che potremmo anche chiudere il discorso una volta per tutte.
    Per quanto riguarda la predittività, se lei la intende in senso stretto (“se faccio questo, accadrà quello”, come in certi rami della fisica dove, grazie a un approccio riduzionista, si restringe il campo delle variabili da osservare), allora la biologia evolutiva ha una ridotta capacità predittiva. Ridotta ma non inesistente; basti pensare alle predizioni sulle dinamiche predatore-preda o sul fatto che la speciazione sarebbe dovuta essere accompagnata da un’evoluzione genetica più veloce (verificato nel 2003).
    Detto ciò, lei dovrebbe sapere meglio di me che diverse discipline (cosmologia, scienze forensi, geologia) si fondano più su retrodizioni che predizioni. E la biologia evolutiva di retrodizioni ne ha fatte in abbondanza.

    “Resta comunque a mio parere da preferirsi la congettura n = 1.”
    Quindi lei crede che ogni specie sia comparsa autonomamente? Fantastico. Su quali basi scientifiche?



    @Pennetta
    “anche in Lamarck i discendenti avevano delle modificazioni.”
    Sta forse dicendo che Lamarck aveva parlato di discendenza da antenati comuni?

    “E la selezione naturale più che essere ridimensionata è solo un’ovvietà.”
    Talmente un’ovvietà che prima di Darwin non ci era arrivato nessuno.

    “Nella teoria ci sono solo il caso e la contingenza”
    Ipersemplificazione. Ottimo strumento retorico. Vale lo stesso commento che ho fatto a Masiero qui sopra.

    “quello che lei chiama “teoria di Darwin” in realtà è solo il fatto dell’evoluzione”
    Fare confusione sui termini e poi accusare l’avversario di star facendo confusione sui termini. Altro ottimo espediente retorico, Pennetta. La teoria di Darwin espone un fatto (l’evoluzione) e ne dà una spiegazione (la discesa con modificazioni da antenati comune per mezzo della selezione naturale). Spiegazione imperfetta, della quale alcuni aspetti sono stati falsificati (il gradualismo) e altri verificati.

    • Giorgio Masiero on

      Lei continua, Greylines, a confondere l’evoluzionismo con il darwinismo. Non meritiamo di essere trattati così.
      PS. Con n=1, intendo che preferisco la congettura di un unico antenato, se Lei legge bene ciò che scrivo. E ciò per il rasoio di Ockam.

    • Carina questa che allora neanche l’astronomia o la geologia sono scienze sperimentali perchè fanno poche o nessuna predizione. E le leggi di Keplero dove le metti? o la composizione di ogni tipo di stella, che ogni astronomo ti saprebbe dire elemento per elemento? E la geologia, scommettiamo che di fronte ad un pezzo di roccia qualsiasi, un geologo ti saprebbe dire la composizione percentuale dei diversi minerali e la formula chimica di ogni componente?
      L’ecologia non so, di sicuro la matematica non è scienza sperimentale, è invece il linguaggio di tutte le scienze sperimentali.
      Si potrebbe dire, professor Masiero, che il darwinismo non è scienza sperimentale già dal fatto che non usa la matematica nelle sue affermazioni?

      • Giorgio Masiero on

        Certamente, Wil, come si può sperimentalmente controllare un evento (x, y, z, t; p) che non sia rappresentato almeno da 5 numeri?