Il paradosso della divulgazione

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In un articolo pubblicato su Pikaia i problemi di una divulgazione scientifica da rivedere profondamente.

Siamo d’accordo.

 

E’ un bell’articolo quello a firma di Marcello Sala pubblicato il 5 Febbraio su Pikaia, il portale dell’evoluzione, con il titolo “La marcia del progresso e il paradosso della divulgazione. Prendendo spunto dalla notizia del ritrovamento in Israele di un cranio dalle caratteristiche miste tra Homo neanderthalensis e sapiens, si è posta l’attenzione al modo in cui i media hanno divulgato la notizia, il caso specifico è stato l’articolo dedicato da Repubblica in cui si è affermato che il reperto mostra il passaggio tra neanderthal e sapiens:

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Il quotidiano ha effettivamente veicolato un’immagine errata dell’evoluzione umana, infatti neanderthal e sapiens sono stati contemporanei e quindi nessun passaggio, l’idea complessiva che emerge tra titolo e sommario dove si parla rispettivamente di “passaggio” e di “incontro“, è quella di una specie di passaggio del testimone che effettivamente rimanda all’immagine della “marcia del progresso” ormai riconosciuta come fuorviante da tutti:

Della cattiva divulgazione scientifica ce ne eravamo occupati anche noi in più di un articolo, ad esempio nel settembre 2013 in “Query e i “mysteri” dell’evoluzione“, dove si denunciava il continuo utilizzo dell’iconografia della marcia del progresso anche da parte di Le Scienze, o nel Luglio 2012 in “I nemici della scienza: il caso paradigmatico di Cecchi Paone“, soprattutto nel primo si era evidenziato proprio l’utilizzo diffuso di quell’immagine fuorviante che viene adesso ad essere riproposta indirettamente nell’articolo di Repubblica.

Interessanti le conclusioni dell’articolo di Sala che riportiamo di seguito:

E allora come uscire dal doppio vincolo tra una scienza solo per iniziati o una scienza che, resa facile, perde la problematicità e la dimensione del pensiero critico che sono la sua essenza e la sua funzione culturale? Quello che mi sento di dire è che dovremmo occuparci seriamente del problema, convincendoci che ad essere in gioco sono le competenze scientifiche di cittadinanza e, quindi, la democrazia; a partire da alcune idee:
che non basta sapere qualcosa per riuscire a spiegarla a chi non conosce le premesse implicate in quel qualcosa

– che “spiegare”, come dice l’etimologia, fa aumentare la superficie, ovvero la quantità di parole che occorre dire
– che semplificare non è una questione di numero di parole o di lessico, ma forse di diversa risoluzione (per usare una metafora informatica)
– che non è logicamente pensabile che qualcuno capisca, ascoltando poche parole, quello che lo scienziato ha imparato in anni di studio (milioni di parole) e ricerche
– che forse non è necessario che tutti sappiano tutto, quando è a malapena possibile sapere molto di un solo imitato argomento
– che non è buona cosa far sì che qualcuno creda di sapere ciò che non ha compreso, inducendolo a insegnare ad altri ciò che non sa
– che è buona cosa che ciascuno sappia cosa non sa (forse gli viene la voglia di informarsi e capire)

Le considerazioni su cosa significhi “spiegare” e sulla necessità di padroneggiare argomenti complessi e, aggiungo, un linguaggio sufficientemente articolato unito a capacità sintattiche adeguate, rimanda all’emergenza educativa di cui abbiamo parlato recentemente in “Salvate la scuola dal CLIL“.

Ma come giustamente viene affermato nella parte conclusiva dell’articolo su Pikaia quel che riguarda la cattiva informazione se non proprio la dis-informazione non può che essere strettamente un problema di democrazia perché affinché  il popolo possa decidere in modo veramente libero deve disporre di informazioni veritiere sui fatti, ed è per questo che il campo d’azione di una realtà come CS è l’informazione e le sue problematiche prima ancora dell’informazione scientifica e le ideologie scientifiche, quelle che in alcuni casi vengono proposte realizzando quella distopia che nel 1624 era stata rappresentata in New Atlantis da uno dei fondatori della scienza moderna, Francis Bacon.

Se almeno una parte di questo lavoro potrà essere svolta sinergicamente con testate come Pikaia o con realtà come il CICAP non potremo che esserne lieti.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

48 commenti

  1. Giorgio Masiero on

    Che Pikaia si accorga di molta cattiva divulgazione scientifica che c’è in giro è un bene. Sarebbe ancora meglio se cominciasse a guardarsi in casa per vedere se anch’essa non vi abbia contribuito qualche volta. Non vorrei che la critica a Repubblica sia stata sollevata solo perché ogni tanto riemerge nei media, direttamente o indirettamente, quella marcia gouldiana del progresso che tanto non piace al Portale dell’evoluzione “senza senso”.
    A me, Enzo, che non sono un biologo ma un ignorante in materia, quella figura piace invece moltissimo perché indica il cammino della complessità biologica crescente culminata nell’uomo. Come l’uomo del Medio evo che non sapeva leggere e scrivere e studiava la Genesi sugli affreschi della chiesa, io mi accontento di osservare l’evoluzione biologica in quella figura, che osservo ogni giorno disegnata nel ponte d’entrata alla mia città, e lascio ai tecnici “che hanno studiato per anni con milioni di parole” l’analisi dei dettagli e la cura degli errori.

  2. alessandro giuliani on

    Mi piace l’idea della Bibla pauperum implicita nel commento di Giorgio non a caso il testo che ritengo essere ancora il migliore per capire come debba essere fatta divulgazione è il fantastico ‘dialogo sulle immagini sacre e profane’ del cardinale Gabriele Paleotti è stato scritto alla fine del 500 ed è il manifesto programmatico di Caravaggio lo trovate su internet e se non siete dei maniaci del barocco basta che leggiate le prime 10 pagine se invece siete dei maniaci contattatemi.
    Paleotti dice che il metodo giusto è quello anagogico. In pratica si tratta di inserire nello stesso pezzo (nel suo caso un quadro nel nostro un pezzo scientifico ) diversi livelli di lettura in maniera tale che chi non sa nulla possa comprendere comunque il messaggio declinato al livello di esperienza materiale e schema di massima (come anche giustamente detto nell’anell’articolo di Pikaia) per salire poi di livello ma in maniera coerente nello stesso pezzo cosi che le stesse parole evochino un quadro più dettagliato della situazione a chi ne sa di più.
    Paleotti spiega come farlo nelle arti figurative e con poche modifiche la stessa cosa si può fare in scienza in quanto entrambe le attività si basano su esperienze materiali per la loro narrazione. Io nella mia esperienza vedo che funziona l’ul’unica scienza che non si lascia piegare al metodo Paleotti è la meccanica quantistica che non a caso si riferisce a un concetto di bellezza matematico di quando cioè l’l’arte figurativa l’avevano già ammazzata. A quel punto l’arbitrio ha avuto campo libero e tutto è diventato più difficile ma per il resto se si è onesti con fatica ma si può fare.

  3. Prima Pikaia e Pievani sono “neodarwinisti” (con tutto ciò che implica nella vulgata di questo blog), e poi realtà sinergiche?! O_o Questa storia mica l’ho capita…

    Che il darwinismo, fin dalle origini, aborri la “marcia del progresso” e ragionamenti affini è noto a chiunque abbia compreso Darwin,
    http://www.phme.it/blog/2015/02/02/darwinismo-for-dummies/

    Pikaia (e Sala) non ha mai mancato di rimarcare il grosso errore di Gould, che stranamente qui vien a tratti celebrato in un rapporto un po’ conflittuale, fin dal 2008…
    Strano e’ infatti che ci si lasci indicare una rappresentazione del Darwinismo da uno dei grandi critici del Darwinismo, ma tant’è…

    • Buongiorno Andrea, ciascuno ha la sua vulgata, che poi nel suo significato originale a un’accezione positiva di “divulgazione”, che come ricorda Alessandro passa anche per delle raffigurazioni come quella oggetto di questo articolo.
      Lo spirito di CS è quello di indicare dove ci sono incoerenze ed errori e non quello di aggiungere un “club” alle opposte tifoserie, quindi se qualcosa è giusto lo segnaliamo e facciamo “sinergia”, cose che dovrebbe essere normale se il vero interesse è la verità e non, come detto, fare i tifosi. Quindi se in quest’occasione Pikaia ha scritto qualcosa i condivisibile lo segnaliamo con piacere, così come ci si riserva di fare con chiunque altro.
      Detto questo, forse un po’ di responsabilità per l’iconografia della marcia del progresso ce l’ha Thomas Huxley che l’ha indirettamente favorita con la sua celebre illustrazione del libro “Evidence as to Man’s Place in Nature “:
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      Ma penso anche che al di là di queste giuste puntualizzazioni la marcia del progresso faccia “comodo” alla vulgata darwinianana, infatti la vera immagine dell’evoluzione umana susciterebbe un po’ di perplessità verso il meccanismo darwiniano, sia nella versione originale che verso tutte le successive fino alla 3.0:

      • Mah, “comodo” o meno e’ sempre stato sbagliato. Sia nel senso corretto del termine “darwiniano”, ovvero riferente al 19esimo secolo, sia nel senso moderno.

        Cosi’ come l’illustrazione di Huxley non e’ certo una “marcia”, dato che rappresenta specie correnti, ma piuttosto indica ovvie similitudini fenotipiche nella struttura ossea che implicano altrettanto ovvia vicinanza evolutiva fra noi e altri primati. “Evolution of man and apes from a common ancestor” e’ la quarta di copertina del libro citato di Huxley, non certo una marcia da sx a dx!

        E ogni buon divulgatore, da Pievani a Bellone, da Dawkins allo stesso Darwin hanno sempre e comunque agito contro tale rappresentazione che e’ sempre stata portata avanti solo ed esclusivamente dai detrattori della teoria, oppure da chi non l’ha mai capita.

        Non e’ certo una novita’ che divulgatori seri siano contrari a quell’iconografia.
        La mia personale opinione e’ che si e’ sempre cercato di fare del darwinismo, e della sintesi odierna, una caricatura perche’ se fosse chiaro il suo contenuto non sarebbe altresi’ altrettanto criticabile, dato che la versione dell’immagine sotto, si sposa perfettamente con l’evoluzione di stampo di sintesi moderna e non e’ facilmente approcciabile.

  4. Alessandro Giuliani on

    Caro Andrea,

    ti voglio raccontare un aneddoto: nella Roma superpoliticizzata degli anni 70 (insomma quando ero uno studente di Liceo) il mio amico Daniele (di estrema sinistra) strappava dei manifesti murali di un’organizzazione di estrema destra chiamata Avanguardia Nazionale. Lo vede Mauro (di estrema destra), si arrabbia e lo abbranca, è molto più grande e forte di lui e sta per dargli un sacco di botte quando a Daniele viene una grande idea e a bruciapelo dice ‘A Mà come va cò le donne ?’, Mauro si ferma, il suo avversario era immediatamente diventato un fratello, accomunato dalle stesse pene (e gioie) che a diciotto anni il rapporto con ‘l’altra metà del cielo’ invariabilmente porta con sè. Se ne vanno a braccetto per le strade di Montesacro (potenza dei toponimi romani, da quelle parti era avvenuta un’altra grande pacificazione qualche millennio prima basata sul riconoscersi parte di un tutto organico !) chiaccherando da amiconi.
    Ecco io mi sono sempre immaginato che la scienza dovesse servire a questo: un piano di ‘esperienze materiali condivise’ dove, se si rispettano le regole del gioco, ci possiamo incontrare su un piano comune, un campo da gioco libero dalle erbacce infestanti delle ideologie. A ben vedere il senso di CS è proprio questo: ci si appassiona per vari temi ma soprattutto si cerca di tenere ‘sgombro il campo’ dalle erbe infestanti delle ideologie (se si facesse tutti onestamente il mestiere della scienza si potrebbe dire che un sito come questo sarebbe sostanzialmente inutile). Ma se questo è lo scopo, se questa è l’idea che condividiamo della scienza, allora da qualsiasi parte si legga qualcosa di interessante, ma chi se ne importa chi è che lo dice e perchè lo dice, un pò come Mauro e Daniele insomma.

  5. Belli questi ricordi, Giuliani, e che modo elegante di riportarceli. Penso però che oggi i due amici si sarebbero divisi magari su altre questioni, forse sul tifo o magari proprio sulle donne, o su qualche futile questione, ossia per me i due rispondevano più all’impulso di sfidarsi dettato dagli ormoni giovanili (in pratica è un ormone solo: il testosterone) e che le questioni di appartenenza fossero giusto un pretesto, magari migliore di altri in quel caso, ma utilizzato per affrontarsi e per sfogare le proprie frustrazioni. Invece Pikaia e il Cicap da una parte e CS dall’altra hanno sullo sfondo due visioni del mondo considerate come questioni di vita o di morte dai diversi sostenitori. Di vita o di morte, non nel senso che si è pronti a uccidere per queste opposte visioni, ma nel senso che riguardano la nostra vita e la nostra morte e quello che ci sta nel mezzo, ossia tutto, a viste umane.
    In altre parole può essere vero che questo sito non esisterebbe senza Pikaia et similia, ma neanche Pikaia et similia esisterebbero se non ci fosse dietro una questione ideologica fondante. Possibile quindi che questo attacco alla divulgazione di stampo darwiniano da parte di Pikaia, come ha evidenziato il prof. Masiero, sia dovuto appunto alla preoccupazione di evitare pericolose fughe di massa verso il finalismo e il progressismo gouldiano, vale a dire contro il pericolo, per loro elevato, che la metafisica cacciata della porta rientri dalla finestra e che il creato riacquisti un verso, una direzione e quindi quel senso che si vorrebbe negare.

    • Quella figura non rappresenta Darwin, Pikaia non attacca l’evoluzione “di stampo darwiniano” ma una scorretta propaganda scientifica, com’e’ giusto che sia, sul tema della biologia che ovviamente non puo’ accostare Darwin, la sintesi moderna o nessuna ricostruzione sensata della storia dell’evoluzione dei viventi a quella immagine.

      Un piccolo appunto, purtroppo i titoli nei giornali non li fa l’autore dell’articolo ma il titolista, quindi le incongruenze fra titolo e sottotitolo gia’ la dicono grossa. L’articolo, che poi e’ un trafiletto, per quanto confuso forse indica piu’ la confusione generata da una scrittura a quattro mani che quella dell’autore stesso…

      • Sopra non ho scritto che Pikaia attacca l’evoluzione di stampo darwiniano, ma la (approssimativa) “divulgazione” dello stesso stampo.

          • Nessuna certificazione che mi risulti, ma è del tutto evidente a quale teoria si rifaccia l’articolo di Repubblica che andiamo criticando qui…(e poi sarebbe pensabile un articolo del genere, su un giornale del genere, che non faccia riferimento al darwinismo ?)

          • E’ pieno di articoli dal tenore simile o perfino inferiore (dove proprio nulla è salvabile) su quotidiani e testate varie a proposito di creazionismo e connessi vari, per andare al duale.
            Ma di cazzabubbole scientifiche è piena l’Italia intera, se vogliamo restare su Repubblica abbiamo avuto la stupenda campagna contro il Nucleare contro Fukushima, che sarebbe stato un capolavoro comico se non fosse da piangere considerando i soldi che ci abbiamo rimesso. Se vogliamo andare su altri quotidiani non abbiamo da che scegliere, dalla sperimentazioni animale a tecnologie aeronautiche fino ad LHC ognuno ne ha sparate più grosse dei precedenti, davvero difficile salvare anche una singola testata anche di quelle piccole.
            Quando si parla di divulgazione l’Italia ha un problema endemico, e sia i giornalisti che il pubblico hanno un cattivo rapporto con i numeri e la scienza in generale.

    • Giuste considerazioni Muggeridge, se fosse vero che sul versante neo-darwinista si sente il bisogno di mostrare con maggior precisione rispetto al passato la loro teoria questo sarebbe già un successo, infatti, come ho sempre sostenuto, il miglior argomento per mostrare i punti deboli della teoria è spiegarla bene e non tramite immagini e argomenti suggestivi.
      E questo lo dimostra la seconda immagine che ho pubblicato sopra, quel tipo di reperti fossili rende difficile accettare il gradualismo darwiniano e fa pensare che accordare la SM con i puntazionismo è un vero gioco di prestigio, probabilmente fatto per evitare di offrire il fianco al creazionismo. Ma andare contro la logica per evitare di favorire un avversario alla fine non è una buona scelta.
      Ma non voglio fare polemiche, per una volta che concordo con Pikaia fatemela godere un po’… 🙂

      • Va anche detto però che il Neanderthal contemporaneo dell’ H. sapiens è uno dei punti di forza ideologici dell’antifinalismo neo-darwiniano, il massimo per loro sarebbe la presenza ancora oggi di specie umane differenti e in contrasto tra loro, che è un po’ quello che si è cercato di fare ricorrentemente col poligenismo. A parte il significato simbolico antireligioso di una posizione di questo tipo che prevederebbe diversi “adami ed eve”, la compresenza di due o più specie analoghe alla nostra si avvicinerebbe alla valenza data dagli ateisti all’eventuale scoperta dell’esistenza degli extraterrestri (intesi come esseri dotati di coscienza e intelligenza). Non dimentichiamo poi che il Neanderthal serve anche per alimentare in noi sensi di colpa dal momento che secondo alcuni (Desmond Morris, ad es.) sarebbe stato vittima di un nostro sistematico e prolungato sterminio (anche a fini alimentari secondo il nostro). Inoltre proprio il Neanderthal appare l’ominide con uno sviluppato senso religioso per la pratica dell’inumazione dei morti, quindi un vero fratello anche di fede (nell’aldilà), anche se non sappiamo se fosse veramente buono come Abele… 🙂
        Penso che tutto questo spieghi la reazione piccata di Pikaia a questo strafalcione giornalistico.

  6. Alessandro Giuliani on

    Caro Muggeridge, chi può dirlo cosa avrebbero fatto oggi delle versioni aggiornate di Daniele e Mauro purtroppo anche allora le cose non è che andassero benissimo, tutt’altro, molti ragazzi ci hanno rimesso la vita e dei cattivi maestri in età hanno anche speculato sul loro sangue.
    Detto tra noi io preferisco i giovani di oggi ai giovani di allora (me compreso), però, però l’essere umano è sempre capace di guizzi di Paradiso , anche piccolissimi (ma preziosi) guizzi come in questo minimo episodio di vita quotidiana…
    Tornando a noi ma chissà quale sia il disegno ideologico di questo o quello, è sicuramente vero che dietro diverse posizioni ci sono concezioni differenti della vita e della morte, però io, proprio perchè cristiano credo in una insopprimibile e unitaria ‘natura dell’uomo’ più forte di qualsiasi ideologia, credo anche (da scienziato) che a saperla ben sfruttare la scienza (come qualsiasi lavoro artigiano e come lo sport) possa fare incontrare su un terreno ‘neutro’ e di pace.

  7. Giorgio Masiero on

    Dunque, apprendiamo da Andrea che Gould ha fatto “un grosso errore” con quell’immagine, che Gould è “uno dei grandi critici del darwinismo”, mentre “buoni divulgatori” sarebbero solo i Pievani, ecc. E com’è che il darwinista Maynard Smith, un pezzo grosso del darwinismo rispetto all’anonimo Andrea, ha definito Gould “il miglior scrittore di divulgazione scientifica popolare”?
    Quando si chiama teoria scientifica una “retrodizione”, cioè una speculazione non controllabile come il darwinismo (una teoria che, per dirla con le parole di Pikaia oggi dedicate alla cattiva divulgazione, “perde la problematicità e la dimensione del pensiero critico che sono l’essenza e la funzione culturale [della scienza]” non essendo falsificabile come sono tutte le altre teorie scientifiche), succede inevitabilmente di contraddirsi dicendo A e non-A: la vita è rarissima e forse unica (Monod, darwinista); no, la vista è diffusa in tutto l’universo (Kauffman, darwinista). Genecentrismo sì (darwinismo); genecentrismo no (darwinismo). Gradualismo sì, gradualismo no. Singolarità umana sì, singolarità umana no. Ecc., ecc.
    Sarò un maniaco della tecnica: ma se non vedo predizioni, e per ciò stesso nemmeno applicazioni in vista, nemmeno tra un trilione di dollari d’investimento, per me sono solo speculazioni…

    • Di contraddizioni vedo solo il dare a una parola (darwinista) come unico significato la forma dei propri fantasmi (individui inclusi).

      E’ ovvio che non ci sia una corrente intellettuale per tutto il mondo al di fuori di enzopennetta.it. E’ altresi’ ovvio che vi siano assunti biologici di base, che Darwin ha brillantemente intuito a fondamento della nostra comprensione dei viventi (comprensione ovviamente sempre in fieri) e che sono tutt’altro che speculazioni non controllabili ma sono state controllate tempo fa (vedi articolo linkato, Darwin e il darwinismo ha predetto l’esistenza di un minimo comune denominatore fra i viventi, ovvero del DNA, prima che fossero scoperti i microorganismi, se non e’ predizione questa…), a differenza di un creazionismo serpeggiante (che non predice nulla se non cosa si fara’ la domenica mattina chi lo pronunzia).

      Non e’ che chiunque condivide questi assunti biologici di base, ovvero qualunque persona ragionevole, deve condividere su altre posizioni che sono tutt’altro che banali e fissate dalla comunita’ scientifica.
      Non tutti si pregiano di avere la verita’ in tasca.

      • Giorgio Masiero on

        Ed io Le rispondo, Andrea, per la seconda volta che il DNA e tutte le altre “prove” da Lei portate non corroborano il darwinismo, ma solo l’evoluzione. Se poi le due cose sono per Lei la stessa cosa, annoveri anche me tra i darvinisti.

        • Il “darwinismo” è un aggettivo ottocentesco che si riferisce alle teorie e scoperte di Charles Darwin, non include teorie genetiche e affini.

          Quindi il DNA è ovvio che corrobori il Darwinismo, che si identifica con i pochi assunti scientifici che ho enunciato nel mio blogpost e non così tanto più, dato che gli scritti di Darwin non è che fossero poi così tanti, e sono piuttosto circostanziati.
          Altri utilizzi della parola sono piuttosto maliziosi, e appunto confusionari, come d’altronde si fa qua, dove “darwinismo” è “tutto ciò che è cattivo”, pure la propaganda.

          • Che il DNA confermi il darwinismo non sono d’accordo, concordo con Masiero che semmai supporta l’evoluzione, che è l’oggetto della teoria darwiniana.
            Il termine darwinismo non è un’invenzione dei contestatori della teoria ma quello che viene ancora oggi insegnato nelle scuole, magari sarebbe interessante un confronto al riguardo.
            Del resto un grande conoscitore del linguaggio come M.P. Palmarini ha usato proprio Darwin come riferimento alla contestazione all’attuale teoria dell’evoluzione, se confusione c’è forse qualche responsabilità ce l’ha chi sul versante scientifico non ha fatto chiarezza.

          • Le enciclopedie di tutto il mondo, wikipedia inclusa, fanno chiarezza, senza andare a pescare citazioni di questo o quello.

            Il darwinismo è riservato al 19esimo secolo, che non è fatto esclusivamente da detrattori, anzi. Ma è ovvio che il darwinismo, essendo solo una base, riguardo agli aspetti più sofisticati non possa dire nulla e, sebbene sia condiviso fra “tutti”, negli aspetti più sofisticati ci siano diverse correnti di pensiero.
            Sarebbe come parlare di “newtonismo”. Prendi tutti gli scienziati che concordano su F=ma e poi punti il dito perché non tutti concordano sulla teoria delle stringhe e dici che il “newtonismo” è contraddittorio e stupido ed il re è nudo e tante belle amenità.

            Esattamente come newton poi, anche Darwin è stato rivisto nel tempo, nel mezzo ci metti un po’ di queste revisioni, relatività generale e affini, e concludiamo che le teorie di Newton sono cavolate.

            Francamente vedo un parallelo fortissimo fra Newton e Darwin, ovviamente né l uno né l altro sono intoccabili in quanto tali, al contrario sono stati rivisti ancora e ancora. Ma è innegabile che abbiano costituito la base della nostra comprensione rispettivamente dei sistemi fisici e biologici, uno con la teoria del moto dei gravi, l’altro con la teoria dell’evoluzione.

            Che si vada oltre Darwin e Newton è banale poi, magari sarebbe carino capire una volta tanto cosa si contesta di preciso.

            Se la questione è della singolarità umana, esistono tante correnti della sintesi moderna che concordano con questo senza smontare Darwin (ma a quel punto se si vuole fare “critica scientifica” non basta dire “è stato Dio”, bisogna scavare nelle ragioni scientifiche di questa singolarità, come Galileo ci ha insegnato “etsi deus non daretur”). Certo se la questione è che Dio, come nella Genesi, ha creato di suo pugno gli animali marini e poi gli uccelli e poi i terrestri (lol, e questo dovrebbe essere accurato biologicamente?) mettendo insieme un po’ di elementi con il suo grande ditone senza far ricorso a forze evolutive forse ecco né Darwin, né la parola “scientifica” fanno per voi, ma neanche il cattolicesimo in quanto un Dio simile è pelo pelo blasfemo…

  8. Per me resta un mistero qua il sistema dei “replay”, ossia perché non sia possibile replicare sopra al post di Andrea (quello di Fukushima) e lo si debba fare qui sotto.
    Comunque concordo ampiamente sul fatto che la divulgazione scientifica qui da noi sia a livelli pietosi, però non mi pare che sui media principali sia presente una corrente creazionista che possa contrastare la marea delle corbellerie di segno opposto.
    Son convinto che c’è della disinformazione ideologica e strumentale su questi temi scientifici a livello di mass media e questa disinformazione come sempre si sposa benissimo con l’ignoranza propriamente detta. La divulgazione è un po’ come il gioco del telefono senza fili in cui il primo dice una frase all’orecchio del secondo che la bisbiglia al terzo e così via e alla fine ci si diverte a sentire l’ennesimo della catena umana, l’ultimo a cui è stata riferita la frase, cosa finisce per riportare pubblicamente. Se all’interno della catena del telefono senza fili c’è qualcuno che appositamente storpia la frase da rendere pubblica il risultato finale sarà certamente esilarante perché lontanissimo dalla frase di partenza.

    • Come no, ce n’è di corbellerie su presunte posizioni anti-evoluzioniste della Chiesa Cattolica…

      PS: il sistema di reply come in tutti i blog accetta reply fino a un certo livello di profondità. Purtroppo non continua allo stesso livello… chissàcomemai non lo prevedono mai… >.<

  9. A proposito del vizietto darwinista di ‘inglobare’ tutto dentro di sé, per non essere confutabile, mi permetto di citare le critiche di Servier alla visione trionfalistica di un certo scientismo:
    “l’impostura della scienza del secolo XX consiste nel mantenere, a forza di
    dissimulazione, fatti nuovi sulla stessa vecchia strada”

  10. Poi mah, ho letto un po’ l’articolo di andrea nel suo blog… pare che pensi che il pensiero religioso abbia paura di scoprire che l’uomo è solo un frammento insignificante delle linea evolutiva. Ma dove sta scritto? Quindi l’unico essere autoscosciente e in grado di interrogarsi sul creato, non è il vertice dell’evoluzione? Solo perché l’evoluzione non avrebbe un fine? E chi ha deciso che non esiste un fine? A me pare solo uno sconfinamento nella metafisica. Biologicamente ed evolutivamente parlando, l’uomo ha tutte le caratteristiche per considerarsi un miracolo unico, non vedo proprio di cosa dovrebbe avere paura il pensiero religioso. Riguardo la spiegazione che fa dell’origine della vita e della speciazione… beh, sono pure illazioni che valgono quanto le mie. Peccato che dal cell mi secchi postare la risposta di Lejeune su questo argomento. E poi, leggiucchiando qua e là nel blog, noto che ancora andrea usa il concetto di ‘caso’ come uno dei paradigmi fondamentali dell’evoluzione. Monod sembra ancora vivo e vegeto, nonostante plotoni di epistemologi abbiano umiliato e demolito questo modo linguisticamente e concettualmente confuso di fare scienza.

    • Può sempre replicare nel blog anziché qua. 😉

      Che tu nello specifico abbia paura non l’ho scritto io, ma tu. 🙂

      Così come quando si parla di cose “sconfessate” quando si parla di epistemologia bisogna stare ben cauti… per poi citare qualcuno che cita “questa è la teoria dell evoluzione” rispondendo a “l’uomo discende dalla scimmia”, dimkstrando di non averla molto capita, e fa l intervista a parlare di presunti collegamenti fra genesi biblica e fatti scientifici, ancora più cauti…

  11. Ho fatto uno sforzo e ho fatto un copia incolla:
    (Sarebbe interessante analizzare questa intervista)
    Jérôme Lejeune
    1976
    da un’intervista pubblicata sulla rivista Studi Cattolici

    «Nella genesi appaiono gli animali marini, poi quelli volanti e terrestri e infine l’uomo: con l’ordine che vediamo negli strati geologici…». Membro della Pontificia Accademia delle Scienze dal 1974 e primo presidente della Pontificia Accademia della Vita, Jérôme Lejeune è stato uno dei principali genetisti del secolo scorso, noto per i suoi studi sulle anomalie cromosomiche del patrimonio genetico umano.

    Membro della Pontificia Accademia delle Scienze dal 1974 e primo presidente della Pontificia Accademia della Vita, Jérôme Lejeune è stato uno dei principali genetisti del secolo scorso, noto per i suoi studi sulle anomalie cromosomiche del patrimonio genetico umano.

    Domanda: La teoria dell’evoluzione, spesso utilizzata come un’arma contro la Chiesa, incontra oggi qualche detrattore nel mondo scientifico…

    Risposta: «Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Se la teoria di Darwin è totalmente criticabile, non è in nome di una difficoltà con la rivelazione della Chiesa. Darwin si è certamente servito della sua teoria per cercare di dimostrare l’antropologia cristiana. Ciò non è per niente contestabile e lui stesso l’ha confessato, e sua moglie gli ha scritto delle lettere straordinarie a tal proposito per cercare di distoglierlo da un tale progetto. Stando così le cose, non bisogna credere che la Bibbia si oppone necessariamente al concetto di evoluzione. La Bibbia è anche il primo libro evolutivo poiché evidenzia le tappe della creazione. La cosa che più stupisce è che nella Bibbia appaiono dapprima gli animali marini, poi gli animali volanti, poi gli animali terresti e da ultimo l’uomo. Sarebbe a dire che la Bibbia, in uno scorcio assolutamente folgorante, enumera la comparsa degli esseri viventi secondo l’ordine in cui noi li ritroviamo negli strati geologici».

    D. Nell’immaginario popolare, l’evoluzione significa che l’uomo discende dalla scimmia, e che ogni vita ha avuto inizio all’origine a partire da una cellula iniziale da cui sono uscite le differenti ramificazioni della vita.

    R. «Questa è la teoria dell’evoluzione, non sono i fatti. I fatti sono che nel corso del tempo delle forme si sono succedute, ed è vero che l’uomo è l’ultimo arrivato. Su questo non c’è scienziato che non sia d’accordo. Esiste una teoria neo-darwiniana che presuppone che tutto sia stato prodotto a seguito di mutazioni dovute al caso e che sono state selezionate dalla necessità di sopravvivenza. È la tesi di Jacques Monod ne Il caso e la necessità. Ha scritto il suo libro nel momento giusto, poiché oggi non avrebbe più potuto scriverlo. Il libro di Monod si basava sulla vecchia massima di Democrito: tutto in natura è frutto del caso e della necessità, il che è d’altronde totalmente inapplicabile a tutti i sistemi viventi. In effetti tutti i concetti che sono stati usati dagli uomini per distinguere l’inanimato dal vivo non si limitano al caso ed alla necessità. Esiste un terzo termine che si può designare con tono neutro “informazione”, che San Tommaso d’Aquino avrebbe chiamato la forma e che gli antichi avrebbero chiamato logos».

    D. Come mai esistono delle specie?

    R. «È una domanda che non si pongono gli evoluzionisti. È tuttavia assai interessante perché supponete che Darwin abbia ragione, che Monod abbia ragione e che si producano delle mutazioni che sono selezionate dalla necessità e che infine l e forme si evolvano in tal modo. Perché non ci sarebbe una sorta di continuum dell’ameba all’elefante, ed un continuum che procederebbe ancora laddove si vedessero delle amebe elefantizzarsi (seppure lentissimamente!)? Perché questo non esiste? Perché un elefante si riproduce sempre rigorosamente nella specie elefantina. C’è una ragione per questo. E questa ragione cominciamo a conoscerla almeno per le specie superiori: è che il loro patrimonio genetico è organizzato in una struttura figurata, che sono i cromosomi, e che i cromosomi sono in un qualche modo i volumi dell’enciclopedia della vita, le tavole della legge della vita incise con quei caratteri. Per quanto riguarda l’origine della vita, non possiamo far altro che elaborare delle ipotesi. A priori, la più semplice è dire che è comparsa una prima cellula, della quale ci guarderemo bene dal dare le caratteristiche perché non le conosciamo abbastanza, e che è da questa cellula che sono sopravvenute, a causa di cambiamenti totalmente improbabili, le differenti modifiche che hanno portato alle specie che conosciamo, siano esse delle specie fossili, siano esse delle specie ancora viventi. È un’ipotesi; sembra più semplice dire che la vita è comparsa una sola volta. Un’altra ipotesi consiste nel dire che la vita è comparsa più volte ed in linee differenti che avrebbero portato alle grandi suddivisioni del regno animale, del regno vegetale e così via. Non formulerò nessun tipo di opinione fra queste due ipotesi, perché nessuno sa cosa sia accaduto. Quello che possiamo dire con certezza, in compenso, è che se si prendesse il meccanismo neo-darwiniano, mutazione-selezione, l’evoluzione non sarebbe prodotta, poiché è assolutamente impossibile, vista la quantità di cambiamenti favorevoli successivi che bisognerebbe immaginare fra l’ameba e l’uomo, che l’uomo o altri animali superiori sarebbero apparsi».

    D. Come conciliate la scienza e la fede ed i rapporti delle scienze applicate con la filosofia?

    R. «Sono due domande del tutto diverse, perché i rapporti tra la filosofia e la fede sono di una grande difficoltà per un genetista come me e, se mi permettete, non affronterei questa domanda. Risponderei solo questo: non ho mai trovato contraddizioni irriducibili fra quello che ho appreso da una lunga esperienza scientifica e ciò che mi è stato trasmesso dalla fede cattolica. Ho visto sì delle difficoltà, ma nessuna che fosse insormontabile o che rappresentasse delle antinomie assolute. Più o meno cinquant’anni fa, si sosteneva che era del tutto impossibile prendere la Bibbia sul serio, considerato che all’inizio, nella Genesi, la Creazione di Dio comincia da quella della luce. E mi ricordo di aver letto delle opere – già fuori moda, ma che tuttavia mi era stato raccomandato di leggere – che spiegavano come fosse assurdo descrivere in questi termini la creazione, dato che non poteva esserci la luce prima che ci fosse il sole».

    D. Orbene, adesso è pressappoco ammesso che c’è stato un Big Bang. Molto tempo prima che ci fossero le stelle e la luce…

    R. «La seconda difficoltà celebre tra la fede e la scienza riguardava l’evoluzione; orbene se rileggete il testo della Genesi, che è assai interessante, la parola creazione ad opera di Dio è usata solo tre volte. Una volta per il cielo e la terra, una volta per l’uomo e poi è usata, verso la metà, per i grandi mostri marini. Per tutto il resto, si dice che la terra verdeggia, che il mare brulica di vita… non c’è un meccanismo che ci venga rivelato in quanto meccanismo creativo specie per specie. Così come c’è una grande libertà per il credente di dimostrare tutte le ipotesi evoluzioniste per sapere se coincidono con la realtà. Non possono essere in contraddizione con la Rivelazione, che afferma soltanto la creazione del cielo e della terra, che descrive come un atto creatore diretto di Dio, e la creazione dell’essere umano. Quando arriviamo all’essere umano e vediamo comparire bruscamente sul pianeta un bipede così simile agli altri, e che tuttavia per la prima volta è in grado di pensare, siamo ben obbligati a dirci che qualcuno gli ha insufflato qualcosa».

    Testo pubblicato originariamente sulla rivista “Studi Cattolici”, n. 188 (1976), proposto da Avvenire, 6 ottobre 2002, p. 22.

    • Giorgio Masiero on

      Molto interessante, grazie, Potclean. Perché non fa Lei un’analisi di questa intervista, molto ricca, trasformandola in un articolo?

  12. Grazie prof. Masiero, ma io non ho alcuna competenza per scrivere articoli, mi occupo di altro nella vita. Andrea, mi pare sia stato lei a parlare di paura dei religiosi, quando nell’articolo del suo blog ha contrapposto la cosidetta ‘marcia del progresso’ ad un diagramma evolutivo che dovrebbe essere più attinente, in cui l’uomo è rappresentato da un segmento fra tanti. Sbaglio forse? Purtroppo non ho il pc e devo barcamenarmi col cell fra le varie finestre e ciò mi rende problematico copincollare (di solito sono per strada), quindi se ho letto male chiedo scusa in anticipo. Riguardo le opinioni espresse da Lejeune nell’intervista, potrei benissimo essere d’accordo con lei su certe cose (per questo ho copincollato l’intervista, perché sarebbe interessante analizzarla). Tenga conto che é un testo del 1976, con tutti i limiti (ma anche i pregi) di un documento occasionale di 40 anni fa. Riguardo le sue puntualizzazioni sugli epistemologi, desidererei capire meglio il suo punto di vista.

    • Riguardo all’aspetto epistemologico, grazie per la domanda.
      Innanzitutto se si vuole entrare nel dettaglio del processo scientifico, bisogna considerarne le meccaniche sociali:
      http://www.phme.it/blog/2013/08/21/il-metodo-scientifico-comunita-e-autorita/

      Cio’ non ha necessariamente a che fare con l’epistemologia, che puo’ prescindere da tali minuzie e dedicarsi unicamente alla visione a “volo d’uccello” della scienza come “processo di falsificazione sperimentale di ipotesi”. Tuttavia aiuta a chiarire come l’assetto scientifico in un dato momento da un lato non sia cristallizzazione della verita’, ma neanche sia facilmente falsibicabile dall’esperimento N+1. Ed inoltre ogni buona filosofia deve tenere approfondire quanto piu’ possibile.

      Epistemologicamente esistono quindi diverse correnti, e bisogna tenerlo sempre presente. Cio’ che conta e’ che nessuna corrente epistemologica puo’ prescindere una realismo di fondo, e nessun realismo puo’ prescindere l’incorporamento dei dati scientifici nella sua descrizione, e quindi una circolarita’ della sua descrizione filosofica.

      http://www.phme.it/blog/2014/12/07/minimo-pratico-la-necessita-della-pratica/

      Una volta chiaro questo, uno puo’ scegliersi diverse interpretazioni dello stesso fenomeno a patto che concordino con cio’ che il fenomeno mostri. E il “problema” e’ che tali interpretazioni non sono univoche, e quindi abbiamo diverse epistemologie e diverse filosofie che si adattano ad affrontare in maniera piu’ o meno naturale diversi problemi di natura filosofica.

  13. Dal blog di Andrea (mi riferivo a questa frase):
    Ed è proprio questo che dà fastidio ai religiosi del mondo, non essere al centro o all’apice della figura a destra, ma essere una delle tante note difficilmente distinguibile dalle altre. Ecco spiegata la ridicolizzazione prima, e il rigetto poi, di questa idea da parte di religiosi di tutto il mondo (e abbiamo i nostrani secolaristi e post-secolaristi
    ‘una delle tante note difficilmente distinguibile dalle altre’. Davvero? No, perché non riesco a capire come si possa definire l’uomo come una nota difficilmente distinguibile dalle altre, dal punto di vista biologico ed evolutivo. Forse geneticamente, visto che il ‘codice universale’ é simile in tutti i viventi ( ma quanti errori abbiamo fatto a considerare determinanti le differenze genetiche fra specie e specie?). Ma, stando al paradigma evolutivo (che di paradigma si tratta, non di una spiegazione esaustiva, totale e permanente della realtà, come insegnano gli epistemologi) e alla biologia bruta, l’uomo non è affatto un evento fra tanti, anzi! Basti solo considerare la struttura cerebrale, o l’avvento ()lei direbbe ‘ l’emergenza ‘, termine che non condivido, perché mi pare intriso di una qual certa dimensione esoterica o magica) della mente (da non confondere col cervello) per ammettere l’unicità e la l’eleganza del ‘fenomeno’ uomo.

    • Appunto si parla di “fastidio” non di “paura”. 😉
      Ho commentato in calce all’articolo specifico nel mio blog, dove l’opinione viene contestualizzata, anziche’ decontestualizzarla, onde evitare fraintendimenti.

      http://www.phme.it/blog/2015/02/02/darwinismo-for-dummies/comment-page-1/#comment-26980

      Si perdoni il crosspost, ma appunto altrimenti e’ facile prendere una frase e ribaltarne il senso, e far ripartire il cinema senza capirsi.

      Grazie per il confronto, aspetta pure di essere comodo col PC pero’! 🙂

      • Si, poi risponderó anche nel blog. Ma fammi capire, l’avvento della vita e l’avvento della vita cosciente e l’avvento della coscienza analitica (quella umana) non hanno nulla di particolarmente rilevante, nel paradigma evolutivo? Se l’evoluzione é un paradigma che si occupa ‘solo’ della mutazione genetica che eventualmente porta a speciazione (e quindi nulla ha d dire sull’uomo e le sue domande, nemmeno sulla sua origine metafisica e sul suo fine ecc ecc) allora sono d’accordo con te: geneticamente parlando, nulla di eccezionale. Ma anche levoluzione, tutto sommato, non é nulla di eccezionale: spiegherebbe solo il come siano avvenute ALCUNE dinamiche genetiche. Quindi estrapolare una filosofia o una morale o un’etica dallevoluzione é imposssibile. Quindi rimangono valide tutte le risposte filosofiche e religiose che si occupano delluomo, della sua origine trascendente e del suo fine. Mi sbaglio? Tra laltro ora mi sono perso nel mio stesso commento. Ribadisco che postare dal cell é un suiccidio, scusatemi

  14. Chi dovesse leggere il Boncinelli di oggi sul Corriere proprio su questo argomento (non lo trovo da linkare…) capisce esattamente di cosa stiamo parlando qui. Il nostro “sciensiato” parte da questo fatto scientifico che viene illustrato in metà articolo per lasciare spazio nell’altra metà dell’articolo all’affondo di tipo speculativo, filosofico e ateista con fervorino finale…
    Molte cose non quadrano, ossia si fa capire che l’uomo sarebbe poligenico, ma che (purtroppo) ora non ci sono più le altre specie in circolazione; si ricorda che il sapiens porta in sé anche geni del neanderthalensis, che però ha sicuramente sterminato. Sinora non si erano trovati siti con neandrtaliani e sapiens, ma ora sono stati trovati e questo prova che …? …che una volta c’erano tanti ominidi simili all’uomo e solo per caso o per nostra cattiveria è toccato a noi restare a dominare il mondo, ma tutte le specie passano e anche la nostra passerà anche se si è trovata infine sola a rappresentare il genere homo a un certo punto della complessa e non lineare, bensì caotica e imprevedibile, storia dell’evoluzione… e questo dimostra che non siamo stati creati “ad hoc”.
    C’è da chiedersi: ma perché mi dice ciò ? Ossia questa scoperta non aggiunge nulla a quanto si sapeva, se è vero che i geni del neanderthalensis sono in noi è ovvio che abbiamo convissuto, ma anche quella scoperta genetica cosa aggiungeva di euristico a quanto già sapevamo dai tempi in cui si è capito che il Neanderthal ha vissuto contemporaneamente al sapiens ? Diciamo piuttosto che ogni notizia di questo tipo è buona per la solita predica scientista e ateista sui mezzi di comunicazione di massa.

    • Beh la scoperta e’ importante ed e’ giustissimo comunicarla. Sia dal punto di vista della scienza pura, sia umano se abbiamo dei geni del Neanderthal e’ comunque una informazione scientifica che ci riguarda. Piu’ di quanto ci riguardano varie informazioni su buchi neri e particelle, che comunque fanno bene a diramare. Pero’ e’ importante comunicarla in modo opportuno, come dice l’articolo su Pikaia la cattiva divulgazione e’ peggio della non divulgazione.

      Se trovi l’articolo online magari linkalo, che nel deserto di Ghiaccio non abbiamo il Corriere se non al finesettimana il biblioteca… 😉

  15. Andrea ha scritto:
    “La mia personale opinione e’ che si e’ sempre cercato di fare del darwinismo, e della sintesi odierna, una caricatura perche’ se fosse chiaro il suo contenuto non sarebbe altresi’ altrettanto criticabile, dato che la versione dell’immagine sotto, si sposa perfettamente con l’evoluzione di stampo di sintesi moderna e non e’ facilmente approcciabile.”
    opinione di comodo,che pure può trovar ragione in qualche luogo ma non in generale e comunque non quì.
    Che esistano nella storia della scienza momenti e teorie precise da chiamare darwinismo,neo-darwinismo,sintesi moderna,sintesi estesa etc..è notoo e non abbiamo neanche mancato di ricordarlo.
    Ma,per ragioni più volte mostrate,chiamare neodarwismo(o brevemente darwinismo) l’attuale evoluzione della prima teoria dell’evoluzione per selezione naturale non è scorretto.
    Come ho anche espresso in articolo e commenti quì:
    http://www.enzopennetta.it/2014/11/leonetto/
    (diciamo c’è una definizione storica di darwinsmo ed una attuale:
    http://www.treccani.it/enciclopedia/darwinismo/ poi basta buttare un occhio anche ad i libri di testo,docmentari,riviste scientifiche etc etc..)
    Quanto all’homo e alla sua evoluzione abbiamo evidenziato cose diverse da Pikaia,ma è logico che concodiamo quando si va ad attaccare una cattiva divulgazione,come appunto in questo caso.Le critiche alla sintesi estesa non sono certo futili critiche a miti e leggende derivate dalla divulgazione di stampo darwinista,questo fa comodo dire e far passare in certi ambienti,ma è cosa assai lontana dalla realtà delle cose,poi non c’è che da constarlo.Nel piccolo lo si può vedere in tutti articoli e commenti quì su CS…
    Dire che il DNA corrobori il darwinismo è una fesseria,inutile chiamarla in altri modi,chiamiamola con il suo nome,semplicemente è una delle varie cose che banalmente non lo negano,non lo contraddicono o qualcosa che concorre a fare dell’evoluzione una congettura ragionevole.Stop.
    Fra le altre cose quanto appare su quel blog(PHme) sul DNA va a dire che esiste una validità del neodarwinismo sull’adattamento tout court(microevoluzione per dirla brutalmente..)cosa mai negata,ma non c’entra nulla,le questioni sono ben altre..
    Si può vedere che però si bada bene a non scendere nel particolare, ma a restare molto sul vago,facendo un bel mescolone per portare la farina al proprio sacco..
    Dio poi non si sa cosa caspita c’entri..
    Non c’è molto da dire su queste cose,ci son fin troppe cose che già su questo blog le chiariscono.
    Non ho quindi altro da dire su queste cose..

    P.S:
    Ma del resto chiamare bravissima divulgatrice l’oca sapiens dice molte cose.

    • Non corrobora. Il Darwinismo, inteso come teoria di Charles Darwin, aveva come principale tema l’origine delle specie una unica specie di origine e quindi come principale predizione (dato che “il darwinismo non fa predizioni”) l’esistenza di una o piu’ caratteristiche comune a tutte le specie viventi in cui si possa ravvedere tale somiglianza (e studiarla, cosi’ come faceva Darwin con le ossa).

      Tale caratteristica e’ il DNA (non solo e non proprio in realta’, ma vabbeh), che Darwin non poteva neppure immaginare, in quanto nel 1859 (e prima) l’esistenza di un mondo biologico microscopico non era neppure congettura mi risulta.

      Il discorso li’ e’ “confuso” perche’ di “base” si tratta, e principalmente di Darwin (con qualche accenno alla biologia moderna) vuole parlare, non di evoluzionismo moderno.

      Poi perfino il il neo-darwinismo (meglio non abbreviare, se proprio) fa predizioni sulla speciazione in funzione di migrazioni, separazioni, nel caso di drosofile (mosca di hawthorn e speciazione simpatrica) e altri animali sia micro che macroscopici e’ un altro discorso…

      L’articolo lo leggero’, grazie.

      • Aggiungo solao una piccola cosa..
        “Il Darwinismo, inteso come teoria di Charles Darwin, aveva come principale tema l’origine delle specie una unica specie di origine e quindi come principale predizione (dato che “il darwinismo non fa predizioni”) l’esistenza di una o piu’ caratteristiche comune a tutte le specie viventi in cui si possa ravvedere tale somiglianza (e studiarla, cosi’ come faceva Darwin con le ossa).”
        Antenato comune,omologie e analogie là fin dove sono fatto altro non sono,come già detto cose che banalmente non contraddicono la teoria di origine delle specie per selezione naturale e per trasmissione dei caratteri acquisiti(quella di Darwin) come neppure tutto quanto fino alla Sintesi Estesa.
        Tutte cose che banalmente non contraddicono la teoria ma sono legate al paradigma centrale da una banale implicazione.
        Va anche detto che la speciazione propriamente detta produce nuove specie biologiche ,così come altri fenomeni(ibridazioni, speciazioni, formazione di chimere, mutazioni intra-specie (robertsonian fusion, tandem fusion etc..), trasposizioni, adattamenti all’ambiente propri di certe specie (metaprogrammazione, borrowed information), endogenizzazione, simbiosi, processi Innovazione – Amplificazione – Divergenza, processi di Potenziamento – Attualizzazione – Perfezionamento etc.. ) producono varietà,mostrano casi di adattamento tout court,diverso,ben diverso è il problema legato alla comparsa nella biosfera di nuovi taxa, nuove funzioni, nuovi organi (quindi il verificarsi di eventi macroevolutivi).
        Il darwinismo non faceva predizioni tanto quanto non le fa il neodarwinismo che poi per esempio in discipline come genetica delle popolazioni si possan fare previsioni son cose a ben vedere indipendenti dal neodarwinismo.Se è chiaro quello che si prefiggeva di spiegare,quello che dovrebbe spiegare una teoria sull’origine delle specie e quello che al più permette di dire ad oggi il neodarwinismo dubbi non ce ne sono.
        vedasi anche:
        http://www.enzopennetta.it/2012/09/darwins-black-beast-2-m-piattelli-palmarini/#comment-7495
        o
        http://www.enzopennetta.it/2012/09/pikaia-levoluzione-e-falsificabile-forse-anzi-no/
        Le relazioni evolutive sono stabilite a partire dai caratteri condivisi, le omologie, presumendo che esse vadano ad indicare un antenato comune(che è totalmente presunto,non corroborato da nulla né trova testimonianze)
        Già Blyth (http://it.wikipedia.org/wiki/Edward_Blyth) scriveva:
        “… Ogni specie è essenzialmente distinta e separata da ogni altre specie; altrimenti non sarebbe una specie ma una varietà.Le specie più simili, pertanto, sono solo affini reciprocamente in conseguenza della la somiglianza della loro organizzazione generale.. ”
        Il problema non è dire quanto valgano le varie omologie, genetiche, anatomico-funzionali,biogeografiche,paleo biogeografiche etc..
        Il problema è affermare pianamente che esse rappresentino un legame di parentela filogenetico,le cui differenze mano a mano sono dovute all’accumulo del frutto di un processo di “caso necessità contingenze” che in un tempo sufficientemente lungo porti ad una macroevoluzione,come proprietà di un susseguirsi di microevoluzioni o come somma è indifferente.

        • Ho letto. Che pastone, veramente… Greylines ha già fatto un ottimo commento a quello.

          La genetica delle popolazioni, nello schema postato nell’articolo stesso, è all’interno della SM, ora mi dici che non lo è…

          Mi risulta difficile pensare alle teorie genetica delle popolazioni che esistono ora, e che funzionano (dici tu stesso), rimuovendo la casualità che viene tanto criticata in quell’articolo.

          In tal caso è tranquillamente sviluppabile una teoria genetica delle popolazioni non casuale, e scientificamente verificabile se funziona meglio. 😉

          E idem per quella che voi chiamate in modo del tutto pretestuoso “macroevoluzione”, la predizione è stata fatta, si sarebbe dovuta verificare una speciazione simpatrica e così è stata con la mosca di hawthorn, ad esempio. L’altra predizione è che questo è molto facile quando le nicchie sono vuote, e molto difficile quando le nicchie sono piene, e ora le nicchie sono piene.

          Per i micro-organismi questo è molto più facile di verificare. Quindi beh, un punto sperimentale o pochi punti sperimentali non fanno una teoria confermata. Anzi, anche infiniti punti sperimentali non fanno una teoria confermata, in quanto la teoria può essere solo falsificata. Però la teoria può essere falsificata, richiede solo tempo. 😉

          Poi se si vuole ripetere il mantra del blog, fate pure, ma appunto la dignità scientifica delle affermazioni va calando…

          • Beh è evidente non c’ha capito niente..
            Speciazione simpatrica?
            La mosca del biancospino?
            Non ha capito nlla di ciò di cui si parla è evidente..
            Chiunque può banalmente constatarlo..
            Poi quanto a micro e macro evoluzione non son certo vaneggiamenti,oltre che è ben spiegato e facilmente verificabile ciò che diciamo e né lei né Bellone(Greylines) né altri lo vanno confutando.
            Se con il termine macro evoluzione si indica la comparsa nella biosfera di nuove funzioni,per esempio, l’evoluzione dell’occhio e la comparsa dei cordati, dei tetrapodi (i vertebrati terrestri) e degli euteri (i mammiferi placentati) costituiscono tutti casi di macro evoluzione. organi e gruppi tassonomici e lo si può verificare facilmente:
            http://www.vectorsite.net/taevo_17.html
            La micro evoluzione si identifica invece di solito con la variabilità che ho già ampiamente ricordato.
            Bellone si è ben guardato da rispondere:
            http://www.enzopennetta.it/2014/03/oltre-il-neodarwinismo-approfondimento-di-leonetto/#comment-24273

            È evidente che lei Andrea non sa assolutamente di ciò di cui si parla,alché sarebbe meglio informarsi prima di parlare. Poi se la sua è solo una sua “campagna per l’ideologia”,qualcosa da “tifoseria da stadio” etc..anche in quel caso sarebbe meglio evitare.

            Faccia un po’ come crede se vuole vedere in qualcosa un “mantra del blog”.
            Ci son fatti ed argomentazioni chiunque può valutare,e se lei o chiunque vuole entrarvi nel merito troverà anche risposte.

  16. Ecco l’articolo messo infine sul Corriere on line (mi sto sempre più chiedendo perché continuo a tenere l’abbonamento sul cartaceo, se poi viene messo tutto in rete… 🙂 )

    http://www.corriere.it/scienze/15_febbraio_10/neanderthal-grotta-israele-contatto-sapiens-de1abe84-b104-11e4-9c01-b887ba5f55e9.shtml

    La scoperta è importante per chi si interessa di paleoantropologia, ma non non è la scoperta del DNA del Neanderthal presente nel sapiens, che è stata precedente e tanto meno è la scoperta della fatto che le due specie siano state contemporanee per un lungo periodo che è acquisita da decenni. Quindi nulla di nuovo è stato aggiunto che possa giustificare il predicozzo ateista di Boncinelli (volendo essere buono posso pensare che dovesse riempire uno spazio determinato del giornale con un certo numero di battute o forse che per contratto debba, o gli convenga, scrivere più battute).

    • condivido Mggeridge.
      Tra l’altro,mi pare ci riferisca ai Neanderthal come i nostri diretti antenati…
      Ripropongo :
      http://www.enzopennetta.it/2013/04/chi-erano-veramente-i-neanderthal/
      e
      http://www.focus.it/cultura/siamo-tutti-un-po-neanderthaliani-sequenziato-il-dna-dell-uomo-di-neanderthal
      e anche riprendendo:
      http://www.unita.it/scienza/notizie/che-storia-ingarbugliata-br-quella-dei-nostri-antenati-1.318771

      “Che storia ingarbugliata quella dei nostri antenati”

      “[…]come scrive Telmo Pievani, un «Dna arlecchino». Frutto di una piccola promiscuità genetica che ha accompagnato una elevata promiscuità fisica con tante altre specie di uomini. Il nostro successo – la nostra fortuna – è anche il frutto di questa capacità di saper accettare e abbracciare l’altro.”

      Se con “specie” d’uomini si intendono specie biologiche allora ,per definizione,non potrebbero incrociarsi e dare prole fertile…Se con specie di uomini si intende comunità di individui aventi lo stesso pool genico allora anche in quel caso non potrebbero incrociarsi poichè appunto specie diverse…Ne consegue che quindi fossero varietà della medesima specie(chiamiamola homo) così come lo sono un chihuaua e un dingo e un coyote per esempio..quindi ragionevolmente dal ergaster/erectus al sapiens sapiens non vi è che al più microevoluzione con tutti annessi e connessi..ma allora niente ominidi ma uomini…

      Va a parlare del nulla per fare lui una conclusione per lui ad hoc,altro che…
      Vabbèh nulla di nuovo per Boncinelli

    • Grazie del link.
      Beh il predicozzo è predicozzo. Ma ci sta, sempre all’interno di una retorica che chi ha ben chiaro sa distinguere le valutazioni filosofiche personali e il fatto scientifico, già raccontato e riassunto.

      Di predicozzi è piena la stampa e direi che i predicozzi ateizzanti sono in nettissima minoranza sfogliando i quotidiani Italiani, dove ogni frase del Papa o ogni sussulto di un politico, o perfino le scoperte scientifiche e para-scientifiche stesse (di nuovo, LHC), diventano occasioni per moralizzare ai veri valori del cattolicesimo.

      Cavolo proprio in queste pagine si è linkato il discorso di un membro dell’accademia pontificia, parlare di complete assurdità palentologiche, per avvalorare una visione della genesi, pubblicato su un quotidiano a diffusione nazionale nel 2002!

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