Si fa in fretta a dire femminismo…

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La settimana scorsa ha destato scalpore e interesse la notizia che alcune femministe italiane (di un movimento chiamato “Se non ora quando”) abbiano voluto condannare la pratica dell’utero in affitto (o gestazione per altri, come alcuni la chiamano).

Il riferimento culturale di questi movimenti femministi nasce nel sostrato del femminismo internazionale ed il nome per antonomasia che molto è stato ricordato in questi giorni è quello di SYLVIANE AGACINSIKY. Proviamo a parlarne, contestualizzando il suo pensiero con lo sviluppo dei vari ‘femminismi’.

Prima di curiosare fra le pieghe del femminismo, iniziamo a presentare la donna ritornata a brillare in queste settimane: Sylviane Agacinsky nasce a Nades il 4 maggio 1945. E’ stata ed è una filosofa e militante femminista, punto di riferimento nel mondo della sinistra francese. Si laurea in filosofia a Lione. All’età di 45 anni, nel 1991, venne assegnata come professoressa associata presso l’EHESS (professore all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales), ruolo che poi lascerà nel 2010. Moglie del primo ministro francese Lionel Jospin, socialista a capo del governo francese dal 1997 al 2002.

Capite da soli che se un movimento femminista deve argomentare il rifiuto di benedire pratiche come quelle dell’utero in affitto, non può attingere da ambienti culturali estranei, ma deve farlo nel suo mezzo di elezione, il femminismo duro e puro. E femminismo di sinistra (perché, per chi non lo sapesse, c’è stato anche il femminismo liberale).

Le lotte della prima ondata del femminismo ugualitario per l’ottenimento dell’uguaglianza dei diritti sono andate avanti fino ai primi del ‘900 per poi cadere in una crisi generale, sfociata in un immobilismo del movimento che vedrà una rinascita solo negli anni ’60 e ’70 del ‘900. Quello che il nostro immaginario, un po’ troppo superficialmente,  saluta come l’unico e vero movimento femminista.

Dimenticare o rinnegare la prima ondata del femminismo ha una conseguenza, quella di non comprendere le origini e le premesse di quanto sta accadendo oggi. Infatti fu Engels a parlare di non parità fra uomo e donna proprio a causa della famiglia tradizionale, che era patriarcale. Il vero obbiettivo, oggi come ieri, è quello di annullare chi era all’origine della famiglia patriarcale. Il padre. Ne sentite mai parlare? Il padre ormai è una figura diluita, talmente tanto da intravederlo con difficoltà, nella società odierna.

Ma torniamo alla nuova o seconda ondata del femminismo degli anni ’60-’70, essa riteneva che liberalismo e socialismo non bastassero più per risolvere quelle istanze di disuguaglianza ancora aperte, e che fosse necessario un discorso più radicale non più centrato sull’uguaglianza ma sulla differenza uomo-donna. Inizialmente demolendo i ruoli stereotipati di uomo e donna (come si fa nelle scuole di oggi, con i nostri figli) ma la seconda fase del progetto (che in molte scuole già avviene per non parlare della pubblicità e della rappresentazione del reale: TV, cinema e carta stampata) è quella di abbattere non più solo i ruoli maschio/femmina ma farci credere che anche l’identità maschio/femmina sia uno stereotipo.

Sul significato poi da assegnare alla diversità sessuale si sono sviluppate due correnti: egualitaria orientata al genere (gender theory) e differenzialista che vedono la loro origine rispettivamente ne: Il secondo sesso di Simone de Beauvoir, e Le tre ghinee di Virginia Woolf. Gli esiti del dibattito stanno avendo risvolti politici e culturali fondamentali nel nostro tempo: infatti per la prima corrente, orientata al genere, vi è una differenza fra sex e gender, mentre per la seconda corrente quella differenzialista la distinzione fra sex e gender sarebbe epistemologicamente errata e politicamente fuorviante.

In altri termini secondo la corrente egualitaria o gender theory la distinzione sex-gender è necessaria per mostrare come la distinzione dei ruoli maschili e femminili sia ascrivibile non alla natura, ma alla società e alla politica, e che come tale possa e debba essere modificata al fine di riequilibrare il potere fra uomo e donna.

Secondo la corrente differenzialista, la categoria di differenza sessuale è una categoria ontologica e irriducibile ed è necessario costruire un mondo politico che tralasci categorie universali apparentemente neutre (valide tanto per l’uomo quanto per la donna), ma che in realtà sarebbero soltanto maschili (Parlamento, Stato, leggi, individuo). Ciò significa costruire un mondo politico su basi biologiche, e quindi rifiutare la distinzione fra sesso anatomico e genere.

Negli anni Novanta, periodo nel quale la Agacinsky inizia a scrivere su questi argomenti, Judith Butler, inaugura una nuova stagione del femminismo.

Essa gioca un ruolo fondamentale nella teorizzazione della dottrina queer (strambo) che attacca direttamente le «costrizioni» della normalità. In quanto minoranza, il movimento queer non punta ad «assimilarsi» alla cultura maggioritaria, ma piuttosto ad attaccarla al cuore.

La dottrina Queer denuncia il presupposto «eterosessista» dei discorsi sulla differenza. L’opera chiave è appunto quella di Judith Butler, Trouble dans le genre. Il concetto di base che viene portato avanti è di creare un nuovo paradigma antropologico, non più soggetto all’«eterosessualità obbligatoria».  Judith Butler descrive la propria caccia alla «presunzione d’eterosessualità» nella letteratura femminista come nella cultura nel suo insieme. Portare «scompiglio» nel campo del genere (come recita il titolo del suo volume), significa riferirsi all’eccezione per pensare alla regola.

«Il travestito è la nostra verità per tutti. Egli rivela la struttura imitativa del genere stesso. Tutti noi non facciamo che travestirci, ed è precisamente il gioco del travestito a farcelo capire».

La metodologia queer  non si richiama a un’identità particolare, ma a un movimento di rimessa in causa delle identità, considerate come normative. «Pertanto, niente ci autorizza a pensare che i generi debbano essere solo due».

Portando quest’idea alle sue conseguenze più estreme, non si tratterebbe neppure di utilizzare cinque o più generi, ma semplicemente di rifiutare ogni categoria di matrice di genere socialmente istituita.

« Il genere stesso è un artificio libero da legami, di conseguenza, uomo e maschio potrebbero designare altrettanto bene un corpo femminile come uno maschile; donna e femmina tanto un corpo maschile quanto uno femminile».

E oggi trovate ancora chi, in perfetta buona fede, non accetta si parli di una ideologia Gender…

Molto differente è il punto di vista della Agacinsky che a riguardo ha convincimenti che superano il femminismo Sessantottino:

“La donna non solo non è padrona del suo corpo. La donna è il suo corpo».

Ma sentite questa chicca:

«Nel momento in cui le nostre percezioni culturali, ancorate al quotidiano, si arenano, quando non si riesce più a leggere con certezza il corpo che si vede, ecco che non si è sicure di sapere se il corpo percepito è quello di un uomo o di una donna»

dice la Butler.

Questi aspetti marginali dei gender studies (qui abbiamo appena sentito la Butler) indicano il rifiuto dei limiti del nocciolo biologico esposto da Freud, che invece Agacinsky difende:

“Dobbiamo pensare a una differenza che non sia disuguaglianza”.

Un’altra filosofa e femminista cui la Agacinsky si contrappone è la sua connazionale Badinter. Negli ultimi mesi di tre anni fa, lo scontro era stato sulla legge che introduceva il matrimonio gay. Badinter a favore, Agacinsky contro. E ancora, corollario della questione precedente, sulla legalizzazione della pratica dell’utero in affitto. Badinter a favore. Agacinsky contro.

In un’audizione all’Assemblea Nazionale, Badinter ha parlato a favore del matrimonio fra omosessuali :

“Chi lo rifiuta – ha spiegato – lo fa per due ragioni: per il fatto che esiste una rappresentazione millenaria dell’unione della donna e dell’uomo come l’unica legittima nella nostra società e per il fatto che il matrimonio per tutti aprirebbe la via all’omoparentalità”.

Affermava:

“Si dice spesso – afferma – che un bambino ha bisogno di una madre e di un padre per crescere bene. Del papà perché lui nell’immaginario collettivo è fermo, severo, retto e inflessibile, della mamma perché si suppone dolce che cucini bene e usi l’ammorbidente. Ma – prosegue Elisabeth Badinter – non perché si è madre o padre che si è buoni genitori capaci di rispondere adeguatamente ai bisogni dei bambini. Non è perché si è messo al mondo un bambino, che si è dotati degli ormoni della maternità, che si saprà amarlo. L’istinto materno è un mito e la femmina non è che una femmina animale. Ha una storia e un inconscio che potrebbero giocare i peggiori scherzi con tutte le conseguenze che si sanno sul bambino. In fondo – conclude – si parte come sempre dall’idea che una donna è fatta per amare i bambini che porta in grembo. Non ne posso più di questo pregiudizio naturalista che è smentito tutti i giorni. Dobbiamo accettare che le donne sono diverse”.

La Badinter continua: dal “femminismo della differenza” che le colpevolizza chiedendo loro la perfezione e in realtà vuole distruggere “la donna” in nome della “madre” e “che al figlio deve tutto il suo latte, le sue cure, il suo tempo, le sue energie. Una nuova forma di dominio maschile” (la nostra, dimentica che le figlie invece sono femmine). Afferma la Badinter, rifacendo sue le idee di Hegel ma andando oltre : “L’istinto materno non esiste.”

Agacinsky, invece, parte da presupposti antropologici diametralmente opposti affermando che: “non possiamo non riconoscere che un figlio può originarsi solo da un padre e una madre, ovvero da un uomo e una donna”. E poi il grido d’allarme:

“il matrimonio fra persone dello stesso sesso, l’accettazione che essi possano avere dei figli non può che portare al mercato delle madri surrogate, e quindi al commercio di esseri umani”.

Nel libro La politica dei sessi, la filosofa afferma che “i due sessi sono costretti a porsi in relazione continuamente in virtù di quella mistione propria della specie umana che li rende necessari l’uno all’altra e che vista l’impossibilità di farsi guerra, li costringe alla politica”. Cioè alla dialettica, al compromesso, all’armonia.

“Ma una nuova politica dei sessi è possibile, una politica basata sulla mistione, (l’umanità è un insieme misto) che prende atto della differenza e dell’asimmetria essenziali, e introduce il concetto di parità che sostituisce e supera quello di uguaglianza operando una politicizzazione appunto della differenza”.

Il teorema centrale dell’analisi dell’Agacinsky è, come nella tradizione francese, il riconoscimento della differenza sessuale come differenza ‘prima’ e naturale degli esseri umani. E’ quindi da considerarsi una ricchezza e non, come da sempre si è cercato di dimostrare, una mancanza.

Ancora, ne  La politica dei sessi,  Agacinsky afferma che l’eguaglianza dei sessi è stata, in realtà, confusa troppo spesso con una sorta di rivendicazione egualitaria che si basava sul falso assunto di un’identità umana comune. Se, dunque, il concetto di differenza è considerato dall’autrice non come opposto all’eguaglianza, ma come contrario dell’identità, la parità è, invece una vera e propria idea di divisione sessuale del potere, di divisione del potere politico tra uomini e donne.

Nel suo saggio  La metamorfosi della differenza sessuale, la Agacinsky sottolinea quanto la donna, dal punto di vista culturale, abbia dovuto lottare per il riconoscimento della propria parità. Anche attraverso i movimenti femministi.

Ma nella teoria del gender si tratta di ben altro.

«Possiamo certo ammettere, scrive, che la norma eterosessuale tradizionale pesi su chi non può riconoscersi in essa e che sia quindi necessario interrogarla per rompere il vecchio tabù che pesa sull’omosessualità e per rispettare gli orientamenti sessuali di ognuno. Ma la diversità degli orientamenti sessuali non sopprime la dualità dei sessi: anzi la conferma. In effetti possiamo parlare di orientamenti eterosessuali, omosessuali o bisessuali, solo se supponiamo fin dall’inizio che esistano almeno due sessi. Che si desideri l’altro sesso, o che al contrario non lo si possa desiderare, significa che i due sessi non sono equivalenti. L’assenza di equivalenza è confermata anche dalla sofferenza di coloro, maschi o femmine, che esprimono un imperativo bisogno di cambiare sesso».

Rifacendosi alle teorie di Gaston Bachelard, l’Agacinsky sostiene che è l’ipotesi della fecondità a suggerire la differenza sessuale: «la procreazione implica sempre il concorso dell’altro sesso.  Anche in laboratorio la partecipazione dei due sessi è necessaria». Per ora, aggiungo io.

Agacinsky sostiene che la differenza sessuale è oggi rimessa in discussione e sottoposta a un tentativo di neutralizzazione. Talvolta viene ridiscussa in nome di un umanesimo astratto. Ma la differenza sessuale è relativa, divide la specie umana , come la maggior parte delle altre specie , ma non la nostra comune umanità.”

Afferma più avanti la Agacinsky che secondo questo pensiero la differenza sessuale sarebbe allora effetto di una cultura dominata dalla “norma eterosessuale” e dovrebbe essere cancellata a favore della diversità della sessualità. In realtà è la fecondità a fondare la distinzione maschile/femminile. I sessi designano poteri di genere non simmetrici, non equivalenti, e quindi non intercambiabili. Inoltre con le possibilità offerte dalle biotecnologie con l’utero in affitto e la donazione dei gameti maschili, si instaura, come afferma l’Agacinsky, “un modo di procreare che instaura l’irresponsabilità degli ascendenti e li separa a priori dai loro discendenti facendo diventare il padre e la madre biologici impersonali donatori di materiali e i figli vengono trattati come prodotti e non come persone”.

Sebbene io abbia parlato di molti argomenti, offrendo quindi a molti tipi di commenti di essere pertinenti,  scommettiamo che qualcuno riuscirà ad andare in OT ?

Io vado a fare una doccia alla tastiera, sta sudando.

 

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About Author

Laureato in Biologia tanti anni fa, prima di mettere in piedi una scuola di sopravvivenza va a specializzarsi in terra d'Etiopia per poi tornare e istruire a dovere, insieme a Silvia, 3 piccole amazzoni. Dopo 13 anni in un'azienda di Biotecnologie come Specialist e Line Leader, decide di divertirsi come Direttore Marketing per un noto marchio di gioielli, in attesa di nuove sorprese all'orizzonte.

40 commenti

  1. Giuseppe Cipriani on

    Non so se è OT, e se vinci la scommessa… Ma a uno che fa sudare la tastiera, e a tutti i preoccupati del mondo che temono di perdersi qualcosa di importante, posso dire che è ipotizzabile che il 99% del genere umano continuerà a riprodursi nel modo classico? Non credo sia necessario specificare quale.

    • Se anche solo l’1% si dovesse riprodurre tramite una pratica che di fatto è una nuova forma di sfruttamento, la cosa andrebbe comunque denunciata.

      • Giuseppe Cipriani on

        Sono d’accordo. E se tutti la pensassero come me, arriveremmo al 100% di procreazione secondo i crismi!
        Ma non per questo si deve “ingigantire” il fatto come se fosse quasi la norma…

        • Mi dica in che punto dell’articolo il fatto viene ingigantito quasi a livello di norma.

          • Giuseppe Cipriani on

            Non occorre che ci sia un punto preciso… L’articolo, sotto le vesti apparentemente dimesse di una cronistoria, in realtà trasuda (forse per questo la tastiera sudava?) ideologia, e non serve che indichi i punti, contro certo modo presunto di intendere “gender”… Diciamo che ho gridato al complotto, un po’ esagerando come tutti i complottisti di razza, ma non credo di essere lontano dal vero se penso che l’articolista si figuri, come altri qui, un mondo presto in mano a trasgressori della norma sessuale… Mi auguro che dica la sua, se ha voglia di intervenire.

          • “Non occorre che ci sia un punto preciso… ”
            Quindi non c’è, le sue sono banalizzazioni del messaggio dell’articolo.

            “certo modo presunto di intendere “gender””
            Ne abbiamo già discusso molto in passato: se per “studi di genere” si intende solo un catalogo di casi umani e si stimola al rispetto verso il diverso, mi sta bene, ma se invece si vuole stravolgere il concetto stesso di identità sessuale, allora no.

            “un mondo presto in mano a trasgressori della norma sessuale”
            La preoccupazione non è di un mondo in mano ai transessuali, ma un mondo in cui sotto una falsa idea di uguaglianza si inculcano idee non basate sulla realtà e sulla bellezza della differenza sessuale ma su una presunta fluidità del concetto di sesso basata stavolta davvero su un’ideologia.

          • Massimo Ippolito on

            Ciao Giuseppe,
            non so dove verrà posizionato questo intervento, l’intento è rispondere a te per l’intervento delle 17:56.
            Non mi figuro un mondo in mano a trasgressori della norma sessuale. Ma condivido la preoccupazione delle femministe italiane che ho ricordato, esse temono che il ventre materno diventi un forno dove si cuoce il pane, alla bisogna.
            Quindi per quel che dicono gli articoli 600 e 601 del codice penale, la norma è già contro la schiavitù. Mi auguro non vengano fatte leggi in contraddizione con queste appena citate.
            Per il resto, H ha parlato anche per me.
            Il solito Max

          • Giuseppe Cipriani on

            Posso dirti, per tranquillizzarti, che è ipotizzabile che il 99% del genere umano continuerà ad apprezzare la realtà e la bellezza della differenza sessuale?

          • Dipende da cosa le fa essere così sicuro, perché lo scopo della Teoria del Gender (intesa nel senso cattivo del mio commento precedente) è fare in modo che anche gli eterosessuali (che so bene essere il 99%) pensino alla sessualità in termini di gender e non secondo le categorie classiche (o meglio, naturali).

  2. Giuseppe Cipriani on

    A leggervi, cari partenopei, mi corre un brivido lungo la schiena… e sorrido dei vostri terrori. Non per presunzione, al contrario per l’umiltà di chi pensa che esagerazioni come le vostre facciano più male che bene al dibattito possibile. Avete deciso in mente vostra che la teoria gender convincerà persino a mutare il pensiero degli eterosessuali… portandoci tutti alla catastrofe. Suvvia, non so più in che salsa dirvelo, non sarà per questa via che ci estingueremo. Rilassatevi, che il primo utero in affitto, se vogliamo far il verso a Berlicche tanto amato da Enzo, è stato quello in terra di Galilea con fecondazione assistita. Niente di personale, eh!?

    • A quali altri napoletani si riferisce oltre a me?
      La mia preoccupazione non è l’estinzione, ma la corruzione delle menti per mezzo di un modo irrazionale di intendere la sessualità, tipo come in questo passo:
      “Il genere stesso è un artificio libero da legami, di conseguenza, uomo e maschio potrebbero designare altrettanto bene un corpo femminile come uno maschile; donna e femmina tanto un corpo maschile quanto uno femminile”.
      Se proprio vogliamo parlare a sproposito di religione, Gesù è stato concepito in modo inusuale, ma è rimasto con la madre, non è stato strappato subito dopo da lei per essere affidato ai magi.

      • Giuseppe Cipriani on

        Max non è napoletano? Come la penso spero ormai si sia capito, senza necessità di pigliarmi in mezzo… Ho solo manifestato il mio dissenso su paure che reputo esagerate. Punto.
        E ritiro la battutaccia religiosa.

  3. Massimo Ippolito on

    L’affitto richiede soldi in cambio. Non è questo il caso. Caro Giuseppe, nessuno ha parlato di religione in tutto l’articolo. Abbiamo parlato di femminismo e abbiamo dato voce a entrambi i pensieri del femminismo. Eppure eccolo il ns Giuseppe a parlare di religione. Vai avanti tu che a me vien da ridere.

    • Giuseppe Cipriani on

      Ho parlato di religione, ma prima di quelle tre righe ho parlato anche delle fobie di gente (religiosa). Niente da dire su questo? Visto che il pensiero unico dogmatico fa veder mostri dove mostri non ci sono? Sono però d’accordo che in effetti quell’utero era gratis.

  4. Ringrazio Max per questo articolo che è un vero e proprio studio sui movimenti femministi e che, forse più unico che raro, fa capire che esistono diverse anime del femminismo e perché si sono divise sulla questione dell’utero in affitto.
    Non ho ravvisato alcun ingigantimento della questione e anzi mi viene da pensare che per qualcuno di questi argomenti non si debba proprio parlare, per costoro parlarne costituisce già un’esagerazione.
    Concordo con quanto detto sopra da Htagliato, una sola donna sfruttata per questo commercio è di troppo e aggiungo, un solo bambino comprato è di troppo.
    Come si diceva negli anni ’70, 10 – 100- 1000 articoli su questo argomento.

    • Giuseppe Cipriani on

      Spero non passi che, solo perchè ho reputato che nel pezzo l’ideologia trasudi, nonostante l’impegno a essere “neutrale” dell’articolista, allora sono d’accordo che ci siano donne costrette (per denaro) ad affittare l’utero. No, non ritengo che la cosa sia degna di una società civile. E poi, Enzo, solo un disturbato di mente potrebbe essere d’accordo con la vendita di bambini… Dai, Enzo, non usare questi mezzucci per contrapporre buoni e presunti cattivi. La cui unica colpa è di non pensarla come voi riguardo a certe fobie di cui sopra.

      • La resa di posizione delle femministe è una notizia di cronaca di questi giorni, Massimo se ne è occupato facendo un gran servizio di informazione: dove sta la fobia?
        O la fobia è quelle delle femministe (sono loro ad aver preso posizione contro l’utero in affitto), o è negli occhi di chi legge e vede fobia dove si espongono solamente dei fatti.
        Nell’articolo comunque non c’è di sicuro.

        • Giuseppe Cipriani on

          Le fobie che trasudano… quasi impercettibilmente. E scusate se è poco.
          .
          “… ma la seconda fase del progetto (che in molte scuole già avviene per non parlare della pubblicità e della rappresentazione del reale: TV, cinema e carta stampata) è quella di abbattere non più solo i ruoli maschio/femmina ma farci credere che anche l’identità maschio/femmina sia uno stereotipo”.
          Avviene dove? Dove avete sentito a scuola che l’identità sessuale è uno stereotipo? Orsù, fomentiamo fobie, creiamo il mostro da sbattere in prima pagina, subdolamente… Non si parlava di femminismo? Che c’entra questo buttarla sull’educazione scolastica (che tra l’altro non esiste)?
          .
          “Anche in laboratorio la partecipazione dei due sessi è necessaria». Per ora, aggiungo io.”
          Aggiungi tu? E a che pro? Per dimostrare che? Per spaventare chi? Altra fobia pregiudiziale, come se in laboratorio si mirasse a creare chissà che… Non si parlava di femminismo? Che c’entra quest’altra fobia che evoca scenari alla “mondo nuovo”?
          .
          A uno sensibile come me, uno che ama il giornalismo che quando parla di fatti si limiti ai fatti, nota subito e ne soffre profondamente se ai fatti si mescolano le opinioni. Stonate ancor più perché quasi impercettibili ai meno sensibili… Enzo, naturalmente, dirà che ci sta, che esagero o che il visionario sono io… Che ci sta lo dico anch’io. Ma non fatemi passare come un visionario se dico che l’articolo trasuda ideologia e paventa fobie, trasuda e paventa, eccome. Punto!

          • Massimo Ippolito on

            Ciao Giuseppe,
            il lavoro che ho fatto mi sembra tenga conto di entrambi gli aspetti che emergono nel femminismo francese e statunitense che son quelli che hanno dato il maggiore apporto culturale su questi temi.

            Quello che servirebbe a scuola è tornare ad un sano puerocentrismo, dove si mette il bambino al centro dell’attenzione degli adulti a sua salvaguardia. Il puerocentrismo è una importante acquisizione pedagogica e sociale nata … non indovinerai mai da chi. Da un certo J. J. Rosseau. Come farlo? Parlando ad un bambino dei suoi interessi e rispondere a domande per lui esistenziali. Visto che tu vuoi approfondire il discorso della scuola, da me fugacemente accennato, allora ti vengo incontro e ti chiedo, far leggere in classe a bambini delle elementari libri come “Piccola storia di una famiglia” dove si legge: “Meri e Franci erano due donne, avevano solo ovini, mancava il semino. In Olanda c’è una clinica dove dei signori genitili donano i loro semini per chi non ne ha. (..) Franci s’è fatta dare un semino nella clinica olandese”.
            Ecco, messaggi come questi, stampati su libri di carta e portati nelle classi dei nostri figli e fatti leggere, rispondono al bisogno di bambini di 6-7 anni? Questo serve a combattere il bullismo omofobico?. Eddai.
            Per rispondere alla tua domanda, quando chiedevi dell’identità sessuale. Ebbene, la parola sessuale o sesso non viene più usata, sei vecchio. Ora si parla di genere e quindi di identità di genere. Tutto è ipersessualizzato (vedessi cosa mostrano alle elementari in Svizzera o altrove: il Sex Box. Ai bambini.) ma non si parla di sesso. Quindi l’approccio è decostruire i ruoli di genere e si finisce con decostruire l’identità di genere: io divento quello che voglio, non ponendo limiti al reale (che invece i limiti li ha). Quindi ti invito alla lettura de “Nei panni di Zaff”. Zaff, peraltro, notissimo nome con una chiara identità maschile o femminile (!!). Libro coloratissimo, per bambini delle elementari. Uno dei tanti, fatto leggere nelle classi dei nostri figli. Oppure “Mi piace spiderman..e allora” definito, non da me ma da chi promuove il libro :”Il libro affronta varie tematiche legate agli stereotipi, la graduale consapevolezza della propria identità di genere..”
            E per oggi, il tempo a disposizione per scrivere purtroppo si è quasi del tutto esaurito.

            Sul discorso:”Per ora, aggiungo io”. E’ una frase che si può aggiungere a qualunque limite tecnologico. Detto qui, vedo, ti irrita.

  5. Ringrazio Massimo Ippolito per quest’articolo assolutamente importante e che mette in perfetto rilievo l’assurdità della teoria del gender come vista da una Butler e propinata dal pensiero unico omogeneizzato e pastorizzato e l’analisi che ne fanno delle femministe come la Agancinsky che si attengono all’osservazione del reale.
    Non per niente il nostro candido Cipiriani fa di tutto per sviare il discorso dall’essenziale di quest’articolo, ma questa volta, non per offendere Giuseppe, per rispettare lo sforzo di Massimo dobbiamo davvero ignorarne le trollesche distrazioni del primo.
    La Agacinsky, nel suo femminismo, ritorna alla semplice constatazione al reale: the Messenger is the Message, “La donna non solo non è padrona del suo corpo. La donna è il suo corpo»; un corpo di donna è il messaggio di femminilità e un messaggio di femminilità può solo essere trasmesso dal corpo della donna.
    Siamo lontanissimi dall’avere la posizione della Butler nella sua dottrina queer che presume che il corpo sia in realtà un travestimento, ad esempio che il corpo femminile sia il travestimento di un “genere” maschile, che sprofonda in morbosi dualismi ontologici schizofrenici.
    Nel dibattito che Massimo ci illustra ben è messa in evidenza che la teoria del genere è una teoria dell’odio, non solo dell’odio del mondo reale, ma dell’odio della differenza che non riesce ad accettare: “Dobbiamo pensare a una differenza che non sia disuguaglianza” ci dice ancora, intelligentemente Agacinsky. Essere differenti non implica disuguaglianza: la differenza è iscritta nel reale ed è la leva sulla quale si arricchisce l’umanità mentre la disuguaglianza è essa sì una conseguenza culturale/sociale: il passaggio dalla differenza al progresso umano si fa non nel fare finta di cancellare la prima ma nel capire il gioco virtuoso delle complementarità costruttive.
    La dottrina del gender è una dottrina anti-democratica che va contro l’accettazione del differente nella sua radicalità: questo inizia con il rifiuto dell’altro sesso nella propria sfera erotica, ma continuando con la menzogna che il messaggero è un travestimento del messaggio, si presenta ancora una volta come una dottrina maschilista che sfrutta le donne riducendole a ventri in una concezione schiavista della femminilità e pervertendo l’uso degli organi genitali a pratiche che sono, esse sì, un vero travestimento ed un beffeggiamento degli atti sessuali, ancora una volta una vera presa in giro della donna in quanto femmina.
    Non per niente vediamo e constatiamo la violenza immane e la volontà di censura contro chi la pensa come loro da parte dei movimenti lgbt.

    • Disuguglianza si oppone uguaglianza, non a differenza: è tanto semplice quanto non compreso. Volutamente o per mera stupidità? Forse entrambe.

      Si dice “non discriminare”: giusto, se solo si intendesse discriminazione nella sua connotazione negativa, sinonimo di emarginazione, ghettizzazione. Invece la si intende nel suo significato di differenziazione, discernimento ed ecco che il genderista – affermando di voler combattere la disuguaglianza – di fatto distrugge la differenza.

      Operazione che tuttavia avrà come risultato l’egualitarismo che è la trasposizione della proporzione aritmetica all’umano.
      _____
      «Quando persone che sono nella stessa condizione ricevono rapporti diversi o persone che non sono nella stessa condizione ricevono la stessa cosa, allora sorgono battaglie e contestazioni» Aristotele, Etica Nicomachea

    • Massimo Ippolito on

      Grazie Simon,
      Dato il periodo particolare concordo con il motto riportato in vita dal nostro Enzo. Parlerò un pò di più di qs argomenti.
      Max

    • Giuseppe Cipriani on

      La donna è il suo corpo… Non l’avrei mai detto. Anche un uomo è il suo corpo, un trans è il suo corpo, e qualsiasi persona che non è in linea col pensiero unico cattolico è il suo corpo. Banalità svizzere in salsa femminista.
      La penso così anch’io, per un giorno sono banale svizzero in salsa femminista, altro che troll.

      Gender teoria dell’odio. Altra stupidata senza anima né corpo, in questo caso. Che significa teoria dell’odio: su che basi si sostiene che esiste una teoria dell’odio? Non si sa, non si capisce. Altra buttata da pensiero unico cattolico che castra i pensieri, per questo ne rimane uno unico, cattolico. Non la butto in religione, che la religione sarebbe un’altra cosa. Qui di mezzo c’è solo il dogmatismo del pensiero unico guidato da ficcate antiteorie che alla fine sono le vere teorie che generano odio. Anticristiano, direi.

      Quali sarebbero poi le differenze che non riusciamo ad accettare lo sa solo il buon Simon pensiero unico cattolico, lui che esalta il corpo di femmina come fosse un’esclusiva di chi non è secondo il gender. Esaltazione della femmina nella sua sfera erotica, neanche Tinto Brass ardirebbe a tanto, impunemente. Appropriandosi di un pensare che è frutto, anch’esso, del pensiero unico cattolico, non senza una punta di peccato. Perché a pensare erotico, fuori del matrimonio, non è manco consentito. Esilarante quella della dottrina maschilista che riduce a ventri le femmine erotiche, niente da spartire col pensiero unico cattolico che le rende ventri-madri senza diritto di usare gli anticoncezionali, che si fa un altro dei peccati fustigati. Che dire allora del copula e fai figli? Usa il seme nel modo giusto, concedi i tuoi ovuli ogni volta che copuli secondo il pensiero unico cattolico. E godi il giusto, che se godi troppo rischi di non dar dignità a un atto che serve solo per quello. Procreare. Alla faccia del salto ontologico che ci vorrebbe un po’ più avanti delle bestie che hanno gli estri solo nelle stagioni degli amori, e chiamarli amori è esagerato.
      Sì, carissimi, la donna solo nel pensiero unico cattolico non è presa in giro, solo quando è madre e moglie ubbidiente è realizzata, sottomessa, ma non come si potrebbe intendere. Non schiava, semplicemente sottomessa. Chiamalo pensiero unico cattolico, chiamalo come vuoi, è un’altra teoria che mortifica i sensi, e la libertà di godere delle gioie del sesso. Amen

      • Massimo Ippolito on

        Che dire. Tutte queste parole che scrivi non intaccano quanto ho scritto nl post e non argomentano alcuna critica su quanto c’è scritto nel post.
        Altro ninzò

        • Giuseppe Cipriani on

          Non critico la cronaca asettica, critico l’opinione barbina che trasuda. Che c’è da criticare in un racconto che racconta i fatti? Quel che c’è da criticare sono gli stereotipi che palesi nell’articolo e nelle risposte che dai… Signori, il mondo è alle strette, il movimento gender insegna a scuola ai nostri figli ignari che non c’è speranza: xy e xx hanno i giorno contati. Ma va là!

          • Massimo Ippolito on

            Il sesso biologico non vale più. Conta come ti senti, smettila di pensare con le categorie prima del gender. Sono inadeguate. Non parlare di xy o di xx. Infine il tuo ma va là mi mette con le spalle al muro, sono argomenti che mi mettono in difficoltà.
            Max

          • Come ben sottolinea Max, caro Cipriani, i tuoi argomenti sono davvero potentissimi, lasciano la bocca aperta a chi li legge per la profondità degli argomenti avanzati, per la chiarezza degli esempi proposti, per la lucidità e il buon senso che espongono.
            😀

          • Giuseppe Cipriani on

            Perchè non mi ignori, mio buon Simon, capobranco dei bigotti? Non ti starai innamorando di me, eh?

          • Come potrei ignorarti, gentile Cipriani: sei un bocconcino prelibato e gustoso , tenero e facile da masticare che, per giunta, viene volontariamente farsi intrappolare.
            Sono troppo carnivoro per far finta di non vederti 😉

      • “La donna è il suo corpo… Non l’avrei mai detto. Anche un uomo è il suo corpo, un trans è il suo corpo, ”
        Il trans non proprio perché non esiste veramente la “natura trans”, esistono solo uomini col corpo da uomo che nella loro mente si sentono donne, cioè non credono di essere il proprio corpo.

        “Quali sarebbero poi le differenze che non riusciamo ad accettare lo sa solo il buon Simon pensiero unico cattolico, lui che esalta il corpo di femmina come fosse un’esclusiva di chi non è secondo il gender.”
        Se una donna si sente uomo non sta esaltando il suo corpo ma lo nega; chiunque appoggia tale modo di pensare non sta esaltando il corpo della donna, visto che talvolta questo sarebbe un peso, un qualcosa di falso.

        ” Esilarante quella della dottrina maschilista che riduce a ventri le femmine erotiche, niente da spartire col pensiero unico cattolico che le rende ventri-madri senza diritto di usare gli anticoncezionali, che si fa un altro dei peccati fustigati.”
        Infatti non c’è paragone tra il vedere alcune donne come delle utili incubatrici e vederle come legittime madri del bambino avuto in grembo. Dimentichiamo poi che essere madri è bellissimo e sinceramente sono poche le cose più femminili di questa, per definizione.

        ” E godi il giusto, che se godi troppo rischi di non dar dignità a un atto che serve solo per quello. Procreare. Alla faccia del salto ontologico che ci vorrebbe un po’ più avanti delle bestie che hanno gli estri solo nelle stagioni degli amori, e chiamarli amori è esagerato.”
        Dove sta scritto che è sbagliato godere troppo? Quale catechismo si è letto?
        Il salto ontologico consiste nel fatto che noi esseri umani decidiamo non solo di procreare ma anche di unirci in un legame personale che tutti in profondità desiderano perpetuo e basato sull’amore, non solo sull’istinto riproduttivo.

        “Chiamalo pensiero unico cattolico, chiamalo come vuoi, è un’altra teoria che mortifica i sensi, e la libertà di godere delle gioie del sesso. ”
        I sensi e il godimento del sesso nel “pensiero unico cattolico” non è mortificato ma collocato in una dimensione più ampia, più profonda, che coinvolge la persona di più, non di meno. Quando vive la sessualità trattando chi le sta di fronte come persona e non come soggetto che le offre a tempo determinato un piacere corporeo, tale piacere non lo mortifica ma lo esalta.
        Naturalmente tutto ciò può valere anche per i non-cattolici che però la pensano allo stesso modo sulla sessualità, cioè come modo per entrare in intimità col corpo dopo che lo si è fatto anche con la mente (stima reciproca) e col cuore (amore inteso come dono di sé all’altro).

        • Giuseppe Cipriani on

          Che hai detto di così straordinario? Tra l’altro che la coppia PUC si dona reciprocamente!? Pensavo fosse banale normalità, il donarsi, nel rapporto amoroso… E potrei ribaltarti la frittata, rigirare il tutto come un calzino… Diciamo che qui sopra i due estremi si sono toccati, ecco le due facce della stessa medaglia che impone comportamenti, etichettando solo quelli PUC come accettabili e virtuosi. Ma è meglio chiuderla qui, il pensiero unico cattolico (PUC) ha colpito ancora! Ed è meglio fermarsi perché non faccia altre vittime, almeno per oggi.

          • Vedi caro Cipriani, il tuo problema per diventare un interlocutore credibile, e non un troll tra i tanti che passano, è che tu sei convinto che l’essenziale sia nel “rigirare la frittata”, mentre per noi esso consiste a guardare il reale in quanto tale.
            .

            A rigirare la frittata ci arrivano in molti (perfino te!) anche se non tutti (Flavio ad esempio non ce la fa): mettersi di fronte al reale, contemplarlo e capirlo dal suo punto di vista e non da quello delle proprie ideologie questo è solo di chi ama visceralmente detto reale.
            .

            Ed in effetti, mai rispondi in merito, ma sempre svii verso i lidi della tua fantasmagoria ma, purtroppo e per tua stessa ammissione qui sopra, l’orizzonte dei tuoi lidi si limita al solo piacere dei tuoi propri organi genitali. 😀

          • Giuseppe Cipriani on

            Nel novero di coloro che inforcano il PUC come una bicicletta da camera, caro il mio buon Simon, sei il più bigotto. Non vorrei essere nei panni delle tue figlie.

  6. OT l’utente che si firma Partenogenesi è in realtà un vecchio troll afflitto da pensieri ossessivi nei miei confronti (credo che in origine si chiamasse Ennio, ai tempi di UCCR), che sconfinano nello stalking, innumerevoli volte ha provato ad intervenire con insulti e toni deliranti ed è stato ovviamente bloccato.
    I suoi commenti sono stati conseguentemente rimossi.
    Il consiglio per lui è di interpellare uno specialista e curare la sua ossessione, francamente c’è molto di meglio nella vita che avere ossessioni con al centro il sottoscritto.

  7. Giuseppe Cipriani on

    Una curiosità: le tette della foto le avete censurate voi o erano censurate nell’originale?