“Gender, il biologo: i cromosomi non sono una teoria”

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Incontro di formazione “Sapere per educare”, articolo-intervista a M.Bravo, E. Pennetta ed E. Lozupone su Radio Vaticana.

 

“Sapere per educare, relazioni, differenze, famiglia e bellezza”, è il tema della giornata di studi organizzata al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum dal Comitato articolo 26 e dall’Associazione non si tocca la famiglia.

L’iniziativa, grazie al contributo di biologi, neuropsichiatri ed esperti di bioetica, ha voluto offrire formazione e sussidi scientifico-culturali per rispondere alla nuove sfide educative e alla deriva di una visione antropologica che porta ad un’identità fluida e indifferenziata. Ce ne parla Marco Guerra:

Bisogna reimparare a rendere ragione a qualcosa che prima era evidente. Perché il bambino e i ragazzi che si strutturano non sono contenitori vuoti su cui imprimere ideologie e nuove teorie antropologiche. Nella famiglia, prima cellula della società, ogni essere umano struttura la sua personalità e sperimenta la bellezza della diversità. Per fare questo non basta più opporsi alle colonizzazioni ideologiche ma formarsi ed essere preparati, come spiega padre Marcello Bravo, direttore dell’Istituto superiore di Scienze Religiose al Regina Apostolorum:

R. – E’ importante che noi sappiamo passare dalla protesta alla proposta o piuttosto arrivare ad una posizione ferma e sicura, fondata sui valori cristiani e sui valori umani – perché in fin dei conti si tratta di questo – che siamo poi in grado poi di difendere e di giustificare. Cosa si deve fare? Proprio questo convegno ci dà la risposta. Bisogna formare, bisogna educare: sapere per educare. E’ assolutamente necessario formare i formatori. Bisogna dare consapevolezza alle persone che non basta quello che si riceve, ma che devi andare a cercare informazioni. Come capita oggi in tutte le Facoltà di Scienze Religiose c’è una materia di bioetica, c’è una materia di morale della vita…

D. – Quindi è importante introdurre corsi di bioetica sia nelle università, sia per i catechisti…

R. – Certo. La bioetica ha uno spazio già consolidato, ma che bisogna aprire: non deve restare ai livelli accademici, ma deve scendere e calarsi nella popolazione. Devono diventare agenti attivi, personaggi attivi e non solo passivi, nel senso che ricevono tutto dalla scuola o da altre componenti della società.

D. – Papa Francesco ha parlato di “colonizzazione ideologica”, parlando della teoria del gender. L’allarme è altissimo anche per il Santo Padre…

R. – Ma certo! Questo comporta, per noi, opporsi a questa cultura, a questa imposizione culturale. Ma non basta opporsi, bisogna anche proporre una vera cultura fondata sulla dignità della persona. Siamo di fronte ad una mercificazione dell’uomo, ad una mercificazione della donna e ad un retrocedere dei diritti stessi che il femminismo ha legittimamente stimolato e proposto.

Il dato biologico – è stato ribadito durante l’incontro – deve essere rispettato perché le differenze tra sessi sono iscritte nei cromosomi, nella quantità di ormoni e persino nelle connessioni neurologiche. Sentiamo il biologo e docente di sciente naturali, Enzo Pennetta:

R. – Quello che va messo in luce è il fatto che non si può prescindere da certi dati naturali e ritenere che il comportamento sia totalmente “appreso”.

D. – Quindi bisogna rispettare la propria natura con un’educazione che tenga conto, appunto, anche dell’antropologia dell’essere umano…

R. – Certamente. Per l’accoglienza dell’altro, bisogna partire da un’identità e ognuno di noi ha un’identità che è data dalla cultura, ma c’è anche un dato biologico di partenza che non può essere eliminato o trascurato. Per cui sicuramente, anziché negare, annullare differenze come magari certi orientamenti vorrebbero proporre, le differenze vanno invece riconosciute e, solamente una volta fatto questo, ci si può relazionare tra individui.

D. – Questa operazione deve essere fatta di concerto tra scuola e famiglia?

R. – Sì: la famiglia non deve assolutamente abdicare al suo ruolo. E’ un concerto scuola-famiglia che magari adesso più che in passato va evidenziato.

Bisogna quindi ripartire da una nuova alleanza tra scuola e famiglia, ma è proprio tra le mura domestiche che inizia la sfida della formazione: Elvira Lozupone docente di pedagogia all’università di Tor Vergata:

R. – Bisogna, oggi come oggi, soprattutto per il fatto che ci troviamo in un mondo interculturale, cercare di comporre le differenze. E la famiglia ha proprio questo compito importantissimo: a partire dalle dinamiche tra maschile e femminile, tutto questo arricchisce la formazione del bambino, che fin dalla più tenera età impara così a dialogare, ad ascoltare, perché sa che si trova di fronte a mamma o a papà; ma trova anche un interlocutore che è diverso da lui e questo lo fa crescere come persona completa. Ci sono delle caratteristiche maschili e femminili che costituiscono anche encefali che funzionano a livello diverso. È proprio di questa differenza intrinseca che non si può assolutamente fare a meno per uno sviluppo equilibrato del bambino.

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18 commenti

  1. Giuseppe Cipriani on

    Un solo nome: Caster Semenya, come la mettiamo col dato biologico in questo caso?
    Tanto per dire che non tutto è nero o bianco.

    • La mettiamo che si tratta di una sindrome (cioè una disfunzione, una malattia se le è più chiaro), in questo caso quella di insensibilità agli androgeni (https://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Morris)
      per cui, citando Wikipedia, “Le persone affette da questa sindrome sono dal punto di vista anatomico e legale delle donne.”
      Caster Semenya è una donna (anche se XY) MA non per le ragioni che si potrebbero pensare in un’ottica alla Teoria del Gender: non è una donna perché “si sentiva donna” oppure perché “ha scelto di essere donna” ma perché si è sviluppata quasi del tutto come donna dal punto di vista fisico. Non ha rifiutato a livello conscio e/o inconscio una natura maschile.
      Stiamo parlando di malattie rare “Il fenomeno interessa circa un neonato su 13 mila.”
      In breve il suo, Cipriani, è un cherry picking fatto male come già ne parlammo a lungo una volta perché non è il solo a fare questo tipo di errore
      http://www.enzopennetta.it/2015/05/nature-or-pathology/

      • Giuseppe Cipriani on

        Infatti, Enzo… Dove tu affermi “Certamente. Per l’accoglienza dell’altro, bisogna partire da un’identità e ognuno di noi ha un’identità che è data dalla cultura, ma c’è anche un dato biologico di partenza che non può essere eliminato o trascurato…”
        .
        Lo sostengo anche io, nel caso della Caster. A meno che non la si voglia sminuire come problema patologico per risolvere la faccenda del politicamente corretto in campo biologico.

        • Il dato di base da cui partire è il caso che compare più frequentemente (norma statistica) poi si procede a riconoscere le differenze e a integrarle.
          Quindi il dato biologico della Caster, ma anche dei down etc.., va tenuto presente per riconoscere le differenze e rispettarle.
          Ricordo che il punto centrale del discorso è che non si può negare la differenza di base tra maschi e femmine pensando che questa possa essere la soluzione alle discriminazioni verso i gay e la violenza sessuale.

          • Giuseppe Cipriani on

            “Quindi il dato biologico della Caster, ma anche dei down etc.., va tenuto presente per riconoscere le differenze e rispettarle.”
            .
            Semplicemente questo volevo sentirvi dire, senza cercare quel che di sott’inteso potevo (secondo pregiudizio) voler dire. Nulla di più di quanto hai affermato, Enzo. E qui mi fermo.

  2. Cipriani se mi permette vorrei farle notare che l’atleta che lei cita non argomenta la sua opinione delle sfumature di grigio..
    il problema principale degli irriducibili è sotto gli occhi di tutti, infatti si può prendere un caster qualunque (ce ne fossero pure milioni) che l’individuo nato uomo rimane uomo, la donna rimane donna, caster rimane caster.

  3. muggeridge on

    Questo postare i casi patologici e quasi unici, mi ricorda quando anni fa per farmi capire che mi sbagliavo a credere in Dio, qualcuno mi linkò un sito di “mostri” umani, in particolare gente con gemelli incorporati e non sviluppati, persone con tre gambe (una del gemello) e simili deformità. “Errori” della natura, ma la norma è altra e di solito abbiamo a che fare con la norma e il transgender resta cromosomicamente quello che è nato, o maschio, o femmina.
    Ovviamente il tizio che linkò il sito di “mostri” non conosceva il cristianesimo, in particolare S. Paolo: “Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto” (Rm, 22). E tanto meno conosceva Italo Calvino con “La giornata d’uno scrutatore”, in cui narrava la sua esperienza di scrutatore nientemeno che al Cottolengo di Torino (fondato appunto dall’omonimo santo) dove sono appunto tenuti lontani dal disgusto del pubblico “mostri” di questo genere e ovviamente a occuparsene caritatevolmente sono da sempre delle suore (per le quali il laicissimo Calvino non poté che provare una smisurata ammirazione).

    • Intervengo su questa indicazione di Muggeridge oer dire che “La giornata di uno scrutatore” è un libro bellissimo che consiglio a tutti di leggere.
      Con grande dispiacere devo però ritenere che non sia un testo molto consigliato nelle scuole.

      • Giuseppe Cipriani on

        Ho colto il tuo consiglio, Enzo.
        Ho preso a prestito in biblioteca comunale il libro di Calvino che mi appresto a leggere. Anche grazie alle note riportate da Muggeridge sul cottolengo, che mi hanno stimolato.

    • Giuseppe Cipriani on

      Caso patologico… Direi che è forzato, nel caso della nostra. Addirittura cercando un’assurda analogia con i “mostri” portati a esempio della bontà di Dio, come se la nostra fosse un mostro di natura… Mah!?
      Siamo noi che vediamo i mostri dove non ci sono, e sarebbe questo il rispetto? Siamo noi che stabiliamo le deviazioni dalla norma… A proposito della norma qui evocata, tranquilliziamo tutti coloro che temono la deriva del biologicamente sano, del biologicamente corretto, lo scrivevo ancora tempo fa: nessuna paura, si continuerà a essere una società etero, impostata per la gran parte su coppie etero, con sesso condotto con il metodo classico…
      Si spera solo che chi biologicamente è un po’ diverso sia accettato per quel che è senza la smania di curarlo, come s’è più volte auspicato su questi lidi.

      • Nessuno teme la deriva dal biologicamente sano proprio perché la natura non si può cambiare, si teme la deriva dal culturalmente sano.

        “Si spera solo che chi biologicamente è un po’ diverso sia accettato per quel che è senza la smania di curarlo, come s’è più volte auspicato su questi lidi.”
        Sta lanciando un appello che non ha niente a che vedere con l’articolo né con quelli passati sulla Teoria del Gender. Credo che lei abbia voluto attaccare posizioni non scritte ma che è convinto di percepire e poi auspica che invece noi intendiamo “senza cercare quel che di sott’inteso potevo (secondo pregiudizio) voler dire.”
        La prossima volta si assicuri di aver capito bene la nostra posizione.

        • Giuseppe Cipriani on

          Sbaglio o avevi parlato di malattia? Ti sembra malata la nostra? Qual pregiudizio te la fa relegare tra i rari malati? E come la metti riguardo al fatto che è attratta dalla sua compagna femmina? Provi ribrezzo? O reputi che anche questo “male” si possa relegare nel novero dei rari malati fuori standard?
          Di cure per gli omosessuali si è parlato qui non più tardi di qualche mese fa, strano che non ricordi.

          • Una sindrome è un tipo di malattia, per cui il termine “malato” non andava inteso nel senso di disprezzo morale e/o personale che qualcuno tipo lei può temere che avvenga, mi sono solo basato su Wikipedia.
            L’omosessualità non è considerata ufficialmente una malattia e io personalmente non ho mai parlato di cure; se fosse una malattia non mi farei problemi a chiamarla tale, se si elimina ogni accezione personale o etica e ogni rischio di risultare indelicati.
            Il doppio senso ambivalente di “malato” (affetto da una malattia VS anormale, da disprezzare) viene usato dal bigottismo politicamente corretto dei nostri tempi che è tanto utile a chi sostiene (senza ammetterlo o senza rendersene conto) la Teoria del Gender.

          • Giuseppe Cipriani on

            Tutto è nato perché avevo chiesto come la mettavamo col dato biologico nel caso della nostra… Qualcuno è intervenuto spiegando che non si prende posizione perché si tratta di sindrome. Qualcun altro ha tirato fuori che si tratta di un “caso patologico”…
            Ho inteso che non si entrava nel merito perché, essendoci di mezzo una sindrome, una patologia, non era il caso di prendere posizione… Ho inteso, insomma, che la sindrome, la patologia, penalizza la nostra quel tanto che basta per non considerarla per quel che è… Ho capito male?
            Qualcuno, in un secondo momento, ha anche parlato di rispetto del dato biologico… Permettetemi di essere un pochetto disorientato.

          • muggeridge on

            Ho solo scritto che questi casi estremi mi hanno fatto venire in mente i “mostri” (tra virgolette) del Cottolengo usati per dimostrare che Dio non c’è, ma curati da chi crede fermamente che Dio ci sia. Si utilizzano da sempre questi casi estremi per sottintendere che Dio non c’è, perché allora avrebbe pensato e creato anche queste anomalie rispetto ai maschi e alle femmine comuni. In pratica si vuole smentire la linea “semplicistica” della Bibbia, ma dimostrando che la Bibbia sbaglia si dimostra anche che Dio non è infallibile, quindi non esiste. Il “giochetto” è vecchio come il mondo.
            Per me Dio è invece un’evidenza proprio perché lo vedo in quelle suore che si occupano dei ricoverati al Cottolengo.

          • In realtà, tanto per chiarire un punto, dall’omosessualità si può uscire. Basta prendere i casi di Nicolosi e rendersi conto del fatto che non si nasce omosessuali; inoltre fino a qualche tempo fa si poteva aiutare un omosessuale ad uscirne, da quando però nell’apa sono entrati attivisti gay è diventato un crimine provarci e i lavori di Nicolosi, studi approfonditi in 30anni, sono stati ovviamente e ideologicamente rifiutati.