MIURrr

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physics

                          DEMENZA APPLICATA

Prima di assaporare le raffinate delizie della matematica cucinata dal MIUR, seguiamo il criterio democratico: largo alla maggioranza! Avanti col mucchio di tutto il resto:

GEOGRAFIA, SCIENZE NATURALI, CHIMICA

L’introduzione nel campo delle varie scienze sia condotta tenendo sempre presente che le osservazioni e gli esperimenti non dovranno presentarsi come fatti e azioni isolate, ma come condizionati alla loro possibilità nell’evoluzione storica della tecnica e del pensiero scientifico cui gli alunni via via dovranno farsi accedere.

Quel farsi accedere è degna espressione per pratiche sessuali poco rassicuranti.

Sicuramente ne esce malconcia la lingua.

I Soloni che concepiscono i programmi per il liceo classico che lingua parlano?

La fiera dell’ovvio impazza:

le osservazioni e gli esperimenti non dovranno presentarsi come fatti e azioni isolate

Se c’è bisogno di dire queste cose, allora siamo messi male. I Soloni dovrebbero controllare:

  • La preparazione degli insegnanti
  • Il contenuto dei libri di testo
  • La loro stessa competenza

Abbiamo il forte sospetto che proprio nella loro testa le osservazioni e gli esperimenti siano affastellati senza collegamenti logici.

Probabilmente hanno in testa solo nozioni slegate, regole, frasi fatte che non saprebbero tradurre dal bla-bla a qualche cosa di utile concettualmente o praticamente.

Certamente sono lontani mille miglia da Feynmann: What I cannot create, I do not understand.

Che organizzazione logica hanno in mente?

Perché la Chimica è in evidenza, fuori dal mucchio?

Perchè la Fisica non è in evidenza come la Chimica?

Il predicozzo su come presentare osservazioni ed esperimenti continua: … non come fatti isolati

ma come condizionati alla loro possibilità nell’evoluzione storica della tecnica e del pensiero scientifico

 

L’italiano dei Soloni, al solito, traballa: possiamo sentirci “condizionati da” o “costretti a”.

Ci suona male essere condizionati alla loro possibilità.

La fiera dell’ovvio gode di ottima salute. Insistono su questo profondissimo concetto:

Ciò che è avvenuto era possibile che avvenisse. Da soli non ci saremmo mai arrivati!

Forse sarebbe più utile spiegare come mai tante volte non avviene ciò che è già possibile.

Magari si scoprirebbe il ruolo negativo dei Soloni di turno.

Passiamo ora alla Matematica.

Prima di commentare punto a punto crediamo sia il caso di sorbire tutta la solfa.

Si raccomanda un atteggiamento compunto.

E’ assolutamente vietato ridere, anche perché ci sarebbe da piangere.

MATEMATICA

L’insegnamento della matematica ha speciale valore nella formazione e nel disciplinamento dell’intelletto. Ma occorre conciliare lo spirito d’indeterminatezza dei giovani con la proprietà, la sobrietà, la sintesi e la precisione che tale disciplina impone, senza però scoraggiarli, comprimendo la loro iniziativa. Anche qui dunque si condurranno ricerche collettive seguendosi il metodo delle approssimazioni successive, perché la consapevolezza delle parole, dei concetti, delle proprietà, dei ragionamenti si consegue, a poco a poco, per gradi insensibili. E conviene, per tenere sempre vivo l’interesse ai successivi sviluppi, dare largo posto all’intuizione, al senso comune, all’origine psicologica e storica delle teorie, alla realtà fisica, agli sviluppi che conducono ad affermazioni pratiche immediate, mettendo da parte le nozioni statiche e rigide, e quelle puramente logiche, ma che astraggono da ogni impulso intuitivo.
Le suddette esigenze non possono essere conciliate certamente dalle definizioni statiche, ma dall’uso spontaneo di quelle dinamiche, più aderenti all’intuizione. Metodo dunque intuitivo-dinamico, in stretto contatto col processo storico, senza esclusivismo di vedute, perché solo così il patrimonio spirituale acquistato nella scuola media inferiore può essere veramente ripreso, evoluto e rafforzato nella scuola dell’ordine superiore.

Commentiamo punto per punto questo testo demenziale.

L’insegnamento della matematica ha speciale valore nella formazione e nel disciplinamento dell’intelletto.

Ognuno ha il suo stile, ma disciplinamento dell’intelletto è orribile.

La buona intenzione sa tanto di ipocrisia. Il criterio democratico è sempre osannato, ma poi esiste sempre una gerarchia. La Matematica è in fondo all’elenco.

ITALIANO

LATINO

GRECO

LINGUA STRANIERA

GEOGRAFIA

STORIA

FILOSOFIA

STORIA DELL’ARTE

GEOGRAFIA, SCIENZE NATURALI, CHIMICA

MATEMATICA

La Geografia compare da sola nel ginnasio e poi in compagnia di Chimica e altre scienze naturali. Non importa che la Matematica sia in fondo. Importa il modo aberrante in cui è intesa e proposta.

Ma occorre conciliare lo spirito d’indeterminatezza dei giovani con la proprietà, la sobrietà, la sintesi e la precisione che tale disciplina impone, senza però scoraggiarli,

 

Va bene, non bisogna scoraggiare nessuno. Ma educare non è anche aiutare i giovani a trovare la loro strada? Se non hanno ancora deciso se darsi al violoncello od alla semiotica, questo è nella normalità, sono umanamente equiparabili a cellule staminali totipotenti, anche se poi potrebbero rivelarsi inetti in entrambi i campi. Se vogliamo essere concilianti con la loro indeterminatezza  chiariamo subito che lo scopo è incoraggiare la tendenza alle discussioni infantili o adolescenziali, dove è lecito contraddirsi senza vergogna, saltare da un argomento all’altro come galline che becchettano semi e vermetti. E fanno bene a farlo, ma sono galline, esseri efficientissimi nel fare uova. Altro che stupide. Non è ancora stata inventata una macchina che raccolga le uova negli allevamenti senza che loro se ne accorgano. Se ne accorgono infallibilmente e, per dispetto, smettono di fare uova. Ci permettono di rubargliele, ma solo a mano.

Rimane il mistero: come si conciliano cose mutuamente esclusive come indeterminatezza da una parte e proprietà (essere appropriati), sobrietà (niente ridondanze), sintesi, precisione dall’altra?

Nelle lingue si elencano i sinonimi da una parte ed i contrari dall’altra. Un legame tra loro c’è, ma è appunto di mutua esclusione. In base a quale dialettica i Soloni suggeriscono, impongono, la sovrapposizione degli opposti? Credo che algebricamente si ottenga risultato zero, ma con costo doppio. Non male come strategia, se l’intento è perdere.

senza però scoraggiarli, comprimendo la loro iniziativa.  

Va bene il buonismo e lo psicologismo d’accatto. Non vogliamo comprimere le iniziative di nessuno. Tanto meno di quelli che di iniziativa non ne hanno. Ma non esiste il dovere di avvisare un ragazzo che è più portato alle fantasie poetiche che alla matematica?

Una poesia può essere letta mille volte, e mille volte interpretata in modo diverso, e pertanto è stimolante. Vero. Un teorema è statico. Vero anche questo. Ma la matematica progredisce tanto in fretta che si fatica a starle dietro. Nell’insieme non ci riesce più nessuno. Peccato, ma almeno significa che la fantasia non manca ai matematici. Però è fantasia creativa sul nuovo, e non ricamo sul vecchio. Invece di pensare in negativo “non scoraggiamo”, sarebbe meglio pensare in positivo “incoraggiamo”. Ma allora bisognerebbe anche essere propositivi: incoraggiamo a fare cosa?

Chiariamo subito che non siamo insensibili alla poesia di Leopardi e neppure ai suoi sorprendenti pensieri raccolti nello Zibaldone. Altri hanno una visione assai parziale di Giacomo Leopardi.

Anche qui dunque si condurranno ricerche collettive

Un mito fallimentare fin dalle elementari, con fallimento conclamato alle medie.

Non bastano le note evidenze per capire che i nostri quindicenni sono in fondo alla classifica?

E non sarebbe il caso di chiedersi i motivi? Ammettiamo che siano vagheggiati obiettivi diversi: allora perché non misuriamo il raggiungimento di abilità o competenze diverse? Magari anche inventiamo misure della maturità dei nostri ragazzi, ma confrontiamoli anche con gli altri, con metro comune.

seguendosi il metodo delle approssimazioni successive

Questi Soloni sanno di che parlano? Aggiustiamo un teorema per approssimazioni successive? Ma sì, anche il teorema di Pitagora funzionerà alla fine, se ci ricorderemo che ci vuole un triangolo rettangolo. Potremmo addirittura scoprirlo per tentativi. Aggiustiamo la definizione di integrale? Sarebbe bello se ogni ragazzo tentasse di cambiare anche una sola parola, per accorgersi che un teorema non funziona più, o che una definizione non è più un abito su misura, ma un sacco informe. Peccato che per fare questo occorra una finezza di pensiero ed una attenzione maggiore di quella necessaria per studiare le cose così come sono proposte (effettivamente talvolta in modo troppo banale). Quanto alla lingua: seguendo il metodo non suona meglio di seguendosi il metodo?

 

perché la consapevolezza delle parole, dei concetti, delle proprietà, dei ragionamenti si consegue, a poco a poco, per gradi insensibili.

 

Le approssimazioni successive, come sono intese dai Soloni, portano a capire di matematica tanto quanto ne capiscono loro. Chi si accontenta gode. Dubitiamo che con approssimazioni successive i Soloni pensino alla misura della circonferenza come limite a cui tendono i perimetri dei poligoni circoscritti e inscritti, rispettivamente per eccesso e per difetto, quando il numero dei lati aumenta e la loro differenza si riduce.

Quanto al raggiungere consapevolezza per gradi insensibili c’è solo da rimanere allibiti. Se mai si vede l’esatto contrario: un preparazione e poi l’illuminazione. L’esatto contrario avviene nella scuola consumista, usa e getta. Nozioni date senza fondamento, verifica a crocette, nessun uso successivo, completa rimozione del tutto. Rimozione più che giustificata. Anche il miglior cibo preparato per gradi insensibili diventa immondizia.

La consapevolezza delle parole consegue a poco a poco…

Ma siamo impazziti?

Al liceo classico sono ancora lì a blaterare come bimbetti senza sapere quel che si dicono?

E conviene, per tenere sempre vivo l’interesse ai successivi sviluppi,

Buona intenzione. Con alunni svegli e con professori all’altezza della situazione si potrebbe e dovrebbe fare. Ma cosa in concreto?

L’Analisi Matematica al Liceo Classico non è trattata, mentre lo è la modesta trigonometria piana. Un controsenso, ma pazienza. Il peggio è che i Soloni si sono dati da fare per immettere l’Analisi nei programmi di tutte le scuole professionali, probabilmente tenendola in nessun pregio: roba da meccanici, come altezzosamente sosteneva Croce. Ma allora perché non verificare e imporre che i meccanici imparino davvero a maneggiare l’Analisi?

Tenere vivo l’interesse prefigurando gli integrali di Lebesgue mentre faticano a capire l’integrale di Riemann? Sì, con i ragazzi svegli. Sì, magari proprio al liceo classico. Con altri programmi. Ma  mai con questi Soloni. Sì, con professori un poco più colti, almeno per avere quel minimo di sovrapposizione costruttiva con i colleghi. Chi convincerà mai i professori di Storia a studiare e capire Matematica, almeno quel tanto che necessita spiegare Storia della Matematica? Chi convincerà mai i professori di Filosofia a capire la Filosofia Naturale e la Matematica? Non ci si può sorprendere se i professori di Matematica evitano cenni storici o filosofici mentre tentano di passare quattro concetti in un ambiente crocianamente ostile.

dare largo posto all’intuizione, al senso comune, all’origine psicologica e storica delle teorie, alla realtà fisica, agli sviluppi che conducono ad affermazioni pratiche immediate,

Qui i Soloni camminano su ghiaccio sottile. Per non dire che sprofondano nelle sabbie mobili.

L’intuizione porta ad associare la velocità, e non l’accelerazione, alla forza applicata.

Un bel salto a prima di Galileo e di Newton.

Il senso comune a scuola è più facile disimpararlo che impararlo.

Per il senso comune era più adatta la bottega.

L’origine psicologica delle teorie dovrebbe illustrarla uno psicologo che fosse anche laureato nella disciplina scientifica in oggetto, tanto per non blaterare a vanvera.

Per la storia delle teorie parrebbe logico associare il professore di Storia, ma siamo sempre al punto dolente: sa o non sa di che cosa si parla? Ha competenza matematica per poter parlare di Matematica?

La realtà fisica, è un enigma. La fisica teorica moderna è molto astratta, molto matematizzata, quasi metafisica. I Soloni certo intendono ben altro. Infatti poi parlano di sviluppi che conducono ad affermazioni (sic) pratiche immediate

Facile per la leva, o per un trasformatore elettrico: il bilancio energetico ha la stessa espressione formale. Ma è roba vecchia. Non si può pretendere che arrapi. Infatti suggeriscono:

mettendo da parte le nozioni statiche e rigide

Buttiamo finalmente via secoli di scienza. E’ roba assodata, con limiti di validità ormai ben noti, è rigida e statica. Ad esempio: buttiamo via la teoria della elasticità che ci permette di progettare ponti in ferro e strutture in cemento armato. E’ una teoria matura e quindi ormai rigida. Buttiamo via la Meccanica classica, anche se ci serve per progettare edifici antisismici ed aeroplani.

Per essere ben sicuri di allevare gente di fine intelletto, facciamo in modo che non capiscano manco la leva e che abbiano “un rapporto retorico” con le parole, come denuncia Tullio De Mauro.

Alleviamoli a mettere da parte, oltre alle nozioni statiche e rigide, anche

quelle puramente logiche, ma che astraggono da ogni impulso intuitivo. 

Ma sì, mettiamo da parte anche la logica, specialmente se fa a pugni con pulsioni intuitive.

Alleviamo pure dei poveri illusi che crederanno nell’ombrello paracadute e nel cacao meravigliao. Ci chiediamo se ci sia un disegno cinico e baro dietro a tutto questo, oppure se ci sia solo stupidità, ignoranza, presunzione. Odiando la dietrologia, propendiamo per la seconda ipotesi.

Le suddette esigenze non possono essere conciliate certamente dalle definizioni statiche, ma dall’uso spontaneo di quelle dinamiche, più aderenti all’intuizione.

Ma sì. Certo. L’intuizione è dinamica. Le definizioni sono statiche. Non si conciliano con gli impulsi intuitivi. E poi via, non si può tarpare l’uso spontaneo. Forse è bene lasciare anche l’uso spontaneo delle dita nel naso, giusto per non comprimere le attitudini espressive e la fisicità.

Ai Soloni non viene in mente di indirizzare la creatività verso nuove conquiste, incoraggiano a regredire alle scoperte dei cavernicoli. Che almeno imparavano il buon senso dalla dura lezione della vita. Altro che stipendio e pensione assicurati.

Metodo dunque intuitivo-dinamico,

Suona bene, quindi risoverà tutto! A noi viene in mente il tacchino induttivista. Ma forse fece un errore: non fu abbastanza dinamico da scappare. Si accontentò di essere induttivamente intuitivo.

in stretto contatto col processo storico,

Tanto stretto da farsi trascinare nel luminoso futuro. Senza faticare, è ovvio.

senza esclusivismo di vedute,

Giusto. Basta che nessuno osi esprimere idee diverse. Queste idee sono vecchie di decenni, mentre i nostri giovani si piazzano sempre al miserevole terzultimo posto. Abbiamo capito, è sbagliato il metro, basta leggere la lista a rovescio ed i nostri sono tra i primi. Troppo facile? Non vale? Ma allora perché i nostri Soloni non sono in grado di stabilire criteri di valutazione diversi? Come mai il loro pensiero illuminato non si afferma internazionalmente?

perché solo così il patrimonio spirituale acquistato nella scuola media inferiore può essere veramente ripreso, evoluto e rafforzato nella scuola dell’ordine superiore.

Qui davvero non è possibile rimanere seri. Tutti sanno che sono tre anni di parcheggio condito da nozioni vaghe, che non si chiede di applicare a qualche cosa di concreto e di sensato. Si ammette che tutto sia dimenticato dopo la verifica a crocette. Missione compiuta.

 

Un esempio di demenziale coerenza

Un testo per le medie introduce i pupilli nel mondo dell’elettricità. Ben venga, diremmo tutti, visto che viviamo tra aggeggi elettrici ed elettronici. Però un dubbio ci assale: per guidare legalmente l’automobile abbiamo bisogno della patente. Per imparare, ormai tutti frequentano una autoscuola. Ma alla fine guidano senza sapere nulla di Fisica, di Meccanica, di Termodinamica. E le scuole guida non rompono le tasche con queste cose. Alle medie invece l’elettrologia impazza. Perché questa diversità? In nome della cultura generale, naturalmente. Ecco come. Il testo parte dalla centrale elettrica da megawatt. A spanne, i ragazzi sanno già cosa significhi mega e giga. Ma watt no, non lo sanno. Poi si procede sempre sulle sabbie mobili, sempre con parole nuove di incerto significato. Il testo finisce definendo il newton in modo orrendo: “equivale a circa un decimo di chilogrammo”. La porcheria non è nel circa, ma nella confusione tra forza e massa.

La vittoria del nozionismo 

Invece di far capire concetti generali applicabili a tante situazioni diverse, si affastellano nozioni slegate tra loro, un tanto al mucchio. E questo dopo anni di lotta al nozionismo. Un esempio: il lavoro in fisica. Il lavoro è sempre il prodotto di una grandezza intensiva, in meccanica la forza, e di una grandezza estensiva, in meccanica lo spostamento. L = F . S. La famosa leva di cui si blatera in termini antichi e confusionari, distinguendone pure i vari generi, si basa su un concetto semplicissimo: lavoro entrante uguale a lavoro uscente (in assenza di attriti):

F1 . S1 = F2 . S2 = L  (lavoro)

Se dividiamo gli spostamenti per il tempo intercorso abbiamo le velocità e l’uguaglianza è tra la potenza entrante e la potenza uscente:

F1 . V1 = F2 . V2 = W    (potenza)

Se passiamo dalla meccanica alla elettrologia le grandezze diventano tensione V e corrente I ma il concetto è sempre lo stesso: potenza elettrica uscente uguale a potenza elettrica entrante (se nulla è dissipato in calore). Questa è la legge del trasformatore (ideale):

V1 . I1 = V2 . I2 = W    (potenza).

Non varrebbe la pena di capire le cose bene, una volta per tutte?

Una costanza fuor di luogo

Non bastando quanto sopra, si possono gonfiare le cose con tante parole, classiche naturalmente.

Prendiamo V1 I1 = V2 I2 che ha un chiaro senso fisico (potenza elettrica) e mettiamo in luce il mestiere del trasformatore: abbassare la tensione alzando la corrente o viceversa: V1 : V2 = I2 : I1

Il rapporto delle tensioni è opposto al rapporto delle correnti: se V1 / V2 = K allora I1 / I2 = 1 / K.

Sarebbe opportuno far capire il motivo per cui si usano linee ad alta tensione anche se poi si deve abbassare la tensione prima che entri in casa nostra. Ma non si fa: è robaccia tecnica quantitativa.

Tutto deve passare per l’uffico storico e per l’ufficio complicazione delle cose semplici. Sono due uffici classicamente parolai e quindi traducono tutto in parole. Qui la grandiosa idea generale è:

A sta a B come C sta a D. Ne seguono strabilanti formule magiche da sapere a memoria, quali:

Il prodotti dei medi è uguale al prodotto degli estremi. Il Ministero, dopo aver ruggito MIURrr, ha ordianto di piantarla con queste solfe da perditempo e di insegnare che I) le proporzioni sono solo l’uguagliaza di due rapporti e II) valgono le normali regole dell’algebra. E’ stato inutile. La catena di comando non funziona.

Torniamo al Liceo Classico. Non è questione di criticare il fatto che la Matematica abbia metà delle ore del latino, ma ci sarebbe molto da dire sull’uso che di queste ore si fa.

Qualche indicazione su che cosa in concreto si insegni in queste ore il MIUR lo specifica.

Si può approvare o meno, ma almeno c’è un briciolo di concretezza. Per esempio in III classe:

Trigonometria: Le funzioni goniometriche: seno, coseno e tangente. Formule per l’addizione, la sottrazione, la duplicazione e la bisezione degli argomenti. Uso delle tavole goniometriche ed applicazione alla risoluzione dei triangoli rettilinei. Geometria: Cenni sui poliedri equivalenti, sulla base, eventualmente, del principio di Cavalieri. Regole pratiche per la determinazione di aree e volumi dei solidi studiati.

A nostro parere i concetti di seno, coseno, tangente si possono far capire in cinque minuti a ragazzi presumibilmente intelligenti. Oppure si selezionano le rape per il Liceo Classico? L’uso delle tavole è roba applicativa che non serve più. Sono memorizzate in qualsiasi calcolatrice. Le buone formule, tanto utili per risolvere problemi vari, si trovano nei manuali, in rete, e persino incluse nei teodoliti, già programmati per far di conto. Fosse una cosa molto formativa capiremmo. Ma è essenzialmente applicativa. Che senso ha propinanarla proprio al Liceo Classico? Nelle poche ore a disposizione ci sarebbero concetti ben più formativi e generali da trasmettere. Il 1600 a questi ragazzi lo facciamo passare si o no? La risposta è no. Sembra quasi che il programma abbia uno scopo: far capire che la matematica è roba da vili meccanici. A riprova: il cenno al principio di Cavalieri è svilito a “varie ed eventuali”. Invece, è proprio quello che potrebbe far capire il senso della integrazione matematica e legare questa scoperta dell’Analisi alla bellissima intuizione con cui Archimede ha trovato il volume della sfera.

Giudizio sintetico

Il programma ha una sua coerenza, infatti di peggio non potrebbe fare ed essere:

  • Le disposizioni generali sono roboanti
  • Oscilla tra vacuità assoluta e indirizzi specifici pericolosi.
  • Si esprime in cattiva lingua italiana
  • E’ perfettamente coerente col disastro scolastico precedente

Il disastro precedente

Ricordiamo quanto sostiene Tullio de Mauro: La cultura italiana ha un rapporto retorico con le parole. Supponiamo che ciò dipenda, o almeno sia rafforzato, dalla scuola.

Significativo il caso di un linguista di fama mondiale. Fu invitato in Italia per parlare delle sue ricerche e dello stato dell’arte sua. I partecipanti sconcertati hanno mormorato: Ma che è quello, un ingegnere?!

Il risultato finale ha una sua coerenza con le premesse scolastiche. Portiamo due soli esempi.

Elementari

Per vari lustri, circa un quarto dei testi aveva Est scambiato con Ovest e nessuno se ne accorgeva. Nessuno se ne scandalizzava. Ora l’errore è più raro. E’ per questo che crediamo nel progresso umano. Siamo notoriamente ottimisti.

Medie

Tutti i testi esaminati spiegano la pressione atmosferica, provando che l’aria pesa.

Per farlo propongono un esperimento concettualmente errato, che mai potrebbe riuscire.

Dimostrano soltanto di non aver ancora capito il principio di Archimede.

Siamo ottimisti: speriamo che tra altri duemila anni lo capiranno.

MIURrrr che disastro.

Quattro conti della serva

Ogni studente alle elementari, di soli stipendi, costa 6 mila euro che per 5 anni fa 30 mila euro.

All’estremo opposto lo studente universitario costa 20 mila euro (media nazionale) che per 5 anni fa 100 mila euro. Ad Aosta il costo è 40 mila euro all’anno per ogni studente. Ignoriamo l’eccellenza di tale università. Per medie e superiori interpoliamo: 10 e 15 mila euro all’anno, che moltiplicati rispettivamente per 3 e 5 anni fanno 30 mila e 75 mila euro.

Il costo dei vari diplomi è quindi:

Quinta elementare  30  mila euro

Terza media       60  mila euro

Superiori         135  mila euro

Laurea           235  mila euro

Sarebbe opportuno chiedersi quali competenze siano state raggiunte a fronte di questi costi.

Ma la competenza è roba volgare. Chiediamoci quale finezza di pensiero sia stata raggiunta.

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About Author

Luigi Francesco Mojoli è nato nel 1941 a Milano e si è laureato in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Milano. Ha pubblicato articoli e libri su problemi delle trasmissioni in Ponti Radio. Ha progettato la tratta radio in visibilità (LOS) più lunga al mondo: 360 km sopra il Mar Rosso, tra Sudan e Arabia Saudita. Ha contribuito alla normativa internazionale sui Ponti Radio (CCIR). Ha progettato i primi shelter a condizionamento passivo. Nel 2011 ha pubblicato "Analisi per adulti. Il senso della matematica oltre la regola della scimmia"

52 commenti

  1. Giorgio Masiero on

    Credevo che col tunnel dei neutrini dal Gran Sasso a Ginevra il Miur avesse subito un incidente dovuto all’isolata ignoranza di un ghost writer e alla distrazione di un ministro, ma capisco adesso, dalla lettura di questo incredibile documento commentato da Mojoli, che invece abbiamo a che fare con una manica di tromboni fuori dal mondo, insediatasi al vertice dello stato. Questi governano le scuole di ogni ordine e grado, le università e la ricerca pubblica in Italia. “Soloni”?! Ma Solone è stato un gigante riformatore al cui confronto questi sono sacchi pieni d’aria stantia…
    Mi piacerebbe sapere da Mojoli e dai lettori come potrebbero opporvisi gli italiani onesti, in primo luogo i lavoratori della scuola innamorati del loro lavoro-missione.

    • luigi mojoli on

      Soloni fa rima con tromboni. E poi quel farsi accedere mi pare paideutico. Il ministro signora Gelmini avrebbe dovuto licenziare quella manciata di funzionari che le hanno presentato il caso e poi dimettersi. Non ho suggerimenti, ma una triste certezza: senza concorrenza non c’è motivo di migliorare. Il popolo sovrano non la vuole. Questa è la verità. Il conto della serva non l’ho aggiunto a caso. Negli anni ho “intervistato” almeno un centinaio di persone. Il costo annuale pro capite o di soli stipendi alle elementari non lo sapeva nessuno. Eppure è facilmente stimabile.

      • Giorgio Masiero on

        Il tuo “conto della serva”, Luigi, fa paura. Moltiplicando il costo di un diplomato/laureato (circa 500.000 euro) per il numero annuo di nostri giovani che emigrano (circa 100.000), otteniamo 50 miliardi annui di investimenti che vanno in fumo. Un paese così non ha futuro.

        • luigi mojoli on

          Vero. Ma ha un passato. Sarà quello che “tutto il mondo ci invidia”?

      • Salve Mojoli, grazie ancora per questo articolo.
        Può estendere ciò che ha espresso dicendo
        “Il popolo sovrano non la vuole [la concorrenza, relativamente al sistema scolastico]”?
        Per capire meglio a cosa allude e perché non è voluta,
        Grazie.

        • luigi mojoli on

          Vuole farmi un solo esempio di concorrenza gradita in Italia?
          Non sono particolarmente papalino, ma rimpiango che la Chiesa Cattolica abbia perso negli anni ’50 la sua battaglia per una scuola privata alternativa alla scuola pubblica. Tanto per chiarire mi avrebbe fatto piacere anche una scuola targata PC, in condizioni paritarie. Naturalmente anche una buona scuola pubblica. Ma lo Stato (che molti sognano etico) e che altri chiama “amministrazione” dovrebbe principalmente fare il controllore, invece fa, male, il controllore di se stesso. Vada a vedere se gli ispettori scolastici sono ancora a libro paga (SI) e vada a vedere se ispezionano (di norma NO, solo in casi eclatanti). Per chiarire: mi documentai su fonte sindacale.
          Le risulta che un controllo di qualità si muova solo in caso di catastrofe o di illecito penale? A verifiche fatte riparliamone.

          • Concordo pienamente, molti anni fa pensavo proprio che l’opposizione del PCI alle scuole private era miope, nessuno gli avrebbe vietato di fare delle scuole ad ispirazione marxista.
            Da come sono andate le cose capisco che l’unico obiettivo era evitare il pluralismo con l’obiettivo di fare di tutta la scuola statale una scuola marxista.
            Quello che sono riusciti ad ottenere è una scuola materialista che si abbassa sempre più di livello, con le ultime indicazioni della Giannini che dicono che l’obiettivo è non fare più cultura ma crescere manovalanza.

          • Per parafrasare un noto motto romanesco “In Italia so’ tutti libberali cor cu** dell’artri

          • Giuseppe Cipriani on

            Senza troppa malizia… Anche tu, prof. Pennetta, sei dentro il sistema? O chi vale qualcosa può fare ancora la differenza? E se sì, perche dubitare che il corpo insegnanti sia ancora per lo più valido?

          • Quello che cerco di fare ogni giorno è proprio mettere una “zeppa” negli ingranaggi del sistema.
            Aggirare le regole negative e sfruttare al massimo gli spazi di autonomia.
            Il corpo docente è estremamente variegato e c’è tanta gente meravigliosa, ma se le nuove leve verranno formate in un certo modo saranno ancora dell’idea di fare una scuola tradizionale?

    • Queste direttive ministeriali (egregiamente commentate da Mojoli, che ringrazio) mi sembrano scritte dalla versione invecchiata di quei studenti che ai tempi del liceo, pur con una media voti medio-bassa, si sentivano degni di manifestare pseudo-profonde opinioni su come dovrebbe essere la scuola e l’insegnamento, ma che alla fine indicavano esattamente la brutta direzione in cui si stava andando, in primis, con l’intramontabile “matematica più vicina alla vita quotidiana”.
      A proposito di matematica, mi chiedo come si può essere intuitivi in modo fruttuoso quando il problema sono proprio le basi?
      Come potremmo reagire noi italiani onesti?
      Pretendendo per gli studenti non solo “la carta” ma anche la preparazione.

      • luigi mojoli on

        Condivido e ringrazio. Non credo sia opportuno appellarsi alla categoria “onesti”.
        L’onestà, anche intellettuale, si esercita in silenzio e con costanza. Io vorrei che fosse messo in chiaro il costo, e che fosse chiaro che il costo lo pagano operai ed impiegati. Mica Paperone. Se fosse lui a pagare sarebbe già rovinato. Fuori da ogni scuola metterei un foglio con tre righe: A) totale stipendi; B) Numero di alunni; C) il costo pro capite (caso mai risulti difficile fare la divisione). Per i più sprovveduti si potrebbe aggiungere: siete voi a pagare, a meno che non siate evasori fiscali.

    • Ho sempre creduto, e tuttora credo, che la storia dei neutrini sia stata un’imboscata tirata da qualche ghost writer, sì, ma tutt’altro che sprovveduto, alla povera Gelmini. E la sventurata ci cadde …

      • luigi mojoli on

        Può ben essere. Difficile dimostrare la malafede. Ma facilissimo sapere chi le ha presentato il caso e come. Il fatto è che licenziare non usa. Nel privato è molto difficile. Nel pubblico ancora di più. Un medico fece sesso al pronto soccorso con una paziente ambulatoriale di un collega (psicologo). Il che lascia supporre circonvenzione di incapace e abuso di autorità. Fu licenziato solo dopo la sua condanna penale definitiva. Per stupro. Con i tempi della giustizia che abbiamo… Credo che questa sia una delle storture: il provvedimento disciplinare è impossibile prima dell’ultima istanza penale. Se in cattedra mi limito a leggere il giornale, o mi addormento, posso vivere tranquillo.

    • Adesso vi dimostro che studiare greco non e` inutile: spirituale in greco si dice “pneumatico” (controllate pure 😉 ); quindi trattasi di patrimonio “costituito di aria” (piu` o meno fritta 😉 )

    • luigi mojoli on

      In tutti i programmi a tutti i livelli c’è questa sviolinata sui “valori spirituali”. Il motivo è semplice: sono difficili da misurare. La società italiana ha un comune denominatore, il famoso zoccolo duro: l’odio per il misurabile.

      • Paradosso interssante, le sviolinate sui valori spirituali vanno di pari passo con il disconoscimento dei valori spirituali.
        Una cultura materialista che punta sui valori spirituali, semplicemente fantastico…

      • Non si può neanche ridurre tutto al misurabile, però. Affermare che ciò che non è misurabile non esista significa cadere nello scientismo. o mi sbaglio? questo non vuol dire che esista qualsiasi baggianata che si possa concepire, ovviamente, come l’aria fritta propinata dal qui lodato testo.

        • luigi mojoli on

          Misurare tutto. Ma chi lo ha mai detto? Certo non io.
          Forse ho proposto di misurare la massa a riposo de “L’infinito” ? Quanto alle tabelline invece è facile misurare quanti le sanno e quanti no. E pure il costo, almeno quello dei soli stipendi. Incidentalmente: prima di trovare conferma autorevole ho fatto il conto (della serva) su uno dei due plessi di una piccola città (25 k abitanti): 6 mila euro a cranio. Poi confermato per Milano città e MI provincia.

          • Le tabelline sono state soppiantate dall’infausta idea dei “ritmi” pensati da gente che deve motivare il proprio stipendio e si inventa “genialate”.
            Risultato: disastroso.

          • Naturalmente lei non l’ha detto, gentile Luigi Mojoli, è evidente da quanto scrive che una persona come lei non può pensare una cosa simile. Il problema è che le prove strutturate tendono a diventare l’unico strumento di misurazione della qualità dell’insegnamento. Non perché qualcuno lo sostenga in linea teorica, ma perché di fatto sono le uniche verifiche qualitative che vengono svolte (i test a crocette che lei giustamente critica). Di conseguenza un insegnante che dedica buona parte del suo tempo ad allenare gli alunni alle prove strutturate ha (o è convinto di avere in futuro) ottime probabilità di essere valutato come migliore di uno che tenta di sviluppare la riflessione e il ragionamento autonomo. Nonostante tutte le dichiarazioni di principio in contrario che vengono fatte a tutti i livelli.

  2. “Alleviamo pure dei poveri illusi che crederanno nell’ombrello paracadute e nel cacao meravigliao. Ci chiediamo se ci sia un disegno cinico e baro dietro a tutto questo, oppure se ci sia solo stupidità, ignoranza, presunzione. Odiando la dietrologia, propendiamo per la seconda ipotesi.”

    probabilmente è vero che i soloni inquestione rientrino nella seconda ipotesi, ma chi li ha messi lì temo rientri nella prima

    • luigi mojoli on

      Giusto. Ma quale genitore accetta o addirittura pretende che il figlio asino sia bocciato?
      Io ne ho conosciuto uno solo. Il figlio impudente ebbe a sfidarlo: mi promuoveranno perché sono intelligente. Il padre chiese di bocciarlo perché immaturo. I professori nicchiarono: se bocciamo lui dobbiamo bocciarne altri tre o quattro che sono peggio. L’amico rispose: degli altri non mi importa, ma mio figlio deve capire che è immaturo. Oggi, laureato, è mio buon amico anche lui.

      • L’incapacità dei genitori è mediamente molto elevata, persone cresciute senza mai essere diventate adulte, eterni giovani che inseguono la carriera e/o i soldi, o le loro frustrazioni se i soldi non li hanno fatti, e sono il primo problema dei ragazzi.
        La scuola, quando funziona, deve in quei casi lavorare su due fronti.

      • Ho personalmente conosciuto – e credo di averlo anche già raccontato su queste pagine, anzi su questi schermi 🙂 – due genitori di un’alunna ripetente (che è tuttora mia alunna) che mi dissero: la bocciatura in prima le ha fatto bene, non era ancora abbastanza matura.
        Poi naturalmente ci sono quelli che ricorrono al TAR, ma non bisogna fare di ogni erba un fascio …

          • luigi mojoli on

            Vero. Variegatissima. Ogni volta che dico qualche cosa di poco simpatico in casa, mi si obietta: ma ci sono anche bravi ragazzi che studiano; ma ci sono anche bravi genitori … La questione è primo: quanti su quanti; secondo, quanti di questi bravi ed intraprendenti ragazzi rimangono e quanti se ne vanno? terzo, quanti di quelli che rimangono sono utilizzati bene? Provate a leggere la storia di Ilaria Capua raccontata da Paolo Mieli sotto il titolo “Un Paese che detesta la scienza”. Poi ne riparliamo.

          • Non sono certo in grado di fare una rilevazione statistica. La mia esperienza personale, priva di qualsiasi valore scientifico, mi porterebbe a ritenere che: 1. i genitori come quelli che ho citato non sono poi tanto rari; 2. gli oltranzisti da ricorso al TAR sono invece rari, ma fanno una quantità di danno enorme perché quei casi ottengono una grande risonanza e gettano nel panico dirigenti e insegnanti; 3. La grande maggioranza non rientra né nell’una né nell’altra categoria ma tende a disinteressarsi della scuola dei figli (almeno alle superiori).

  3. Giuseppe Cipriani on

    Vorrei capire… A che documento fai riferimento Luigi?
    Dov’è che lo si trova nella sua interezza?
    .
    E chiedo: possiamo ancora contare, nonostante tutto, sulla qualità dei prof. e sulla buona volontà degli studenti?

  4. Salve, e grazie all’ing. Mojoli per il brioso articolo.
    Anch’io mi dispiaccio molto di quanto l’insegnamento della matematica e della fisica sia falsato e mediocre. Ho esperienza di quanto tali materie siano insegnate per compartimenti stagni, in seno a nozioni e formulette automatiche e non pensanti, senza alcun riguardo per gli sviluppi storici ed epistemologici. Se ho una benché minima cognizione della matematica o della fisica, lo devo solo alla mia autodeterminazione da studente, nel mettere continuamente in discussione e nel vertere alla perfettibilità delle mie capacità e competenze, nonché nel tendere ad una concezione critica, essenziale e ragionata delle scienze. Purtroppo, ciò dovrebbe essere di norma proprio quanto dovrebbe offrirsi da parte dei docenti.
    L’unica osservazione che vorrei osar d’ardire è forse una certa fatica (almeno da parte mia) nella lettura della Sua prosa, un po’ troppo “senecana”, improntata molto su una certa veemenza sublime costruita su frasi molto sentenziose, citazionistiche e pungenti. Mi auguro di non risultare indiscreto con quest’ultima osservazione, ed anzi mi permetto ancora di ringraziarLa per i Suoi importanti contributi in questo sito.

    • luigi mojoli on

      Tutto O.K. Io vorrei essere ancora più cattivo. In realtà… la realtà è tanto cattiva che qualsiasi espressione verbale è versione edulcorata. Per adeguarmi ai suoi standard dovrei essere un diplomatico.

  5. Al Liceo per un periodo avemmo una giovane supplente di matematica in minigonna. Non vi dico che impulsi intuitivi … 🙂
    Scusate, sono stato pessimo, ma non ho resistito. Del resto, alla locuzione sugli impulsi intuitivi non avrei creduto se non l’avessi letta con i miei occhi. Pur essendo abbastanza esperto, ohimé, di vaniloqui del Miur.

    • luigi mojoli on

      Da leggere con attenzione. C’è un equivoco di fondo. 1) Vero che l’utenza è vezzeggiata. Ma vero anche che la scuola è sostanzialmente autoreferenziale, parolona traducibile in “fatta per gli insegnanti e non per gli studenti”. Non è una idea mia, lo hanno più volte affermato gli insegnanti stessi. Sussumo (ah, che bella parolina) che il vezzeggiamento sia il prezzemolo sopra la polpetta avvelenata. Che è la mancanza di alternative. Al conte Leopardi oggi sarebbe tolta la patria potestà se volesse educare Giacomino (più un fratello e una sorella) come gli pare, tra l’altro spendendo assai meno. 2) Il latino per tutti è una stupidaggine. Ma è anche vero che in Germania e in USA chi sceglie di studiarlo lo fa seriamente. Il figlio di un noto latinista, per polemizzare col padre, scelse il liceo scientifico e si tenne lontano dal latino. Andato in USA, ebbe una buona occasione universitaria, ma gli dissero anche: entro un anno devi superare questo esame di latino, oppure te ne vai. La cosa mi fece sbellicare dal ridere, ma è seria.
      Paolo Mieli non mi è mai piaciuto. La sua ricostruzione è da verificare, come tutto, compreso quello che dico io e quello che dici tu. Fino a prova contraria, alla signora Capua è stato proposto di lavorare in USA e mi pare che abbia accettato. Il punto è questo. Siamo bravi a perdere.

      • Da insegnante non trovo affatto che la scuola sia fatta più per gli insegnanti che per gli studenti, un’affermazione che comunque, per andare oltre il livello di slogan, andrebbe motivata.
        Che siamo bravi a perdere può essere, ma il punto è che abbiamo perso la guerra e il dopo guerra, il resto è conseguenza.
        La Capua agli americani gliela lascio volentieri, non è che il fatto di essere stata chiamata da un’università USA ne faccia qualcosa di diverso da quello che era il giorno prima (quanto siamo esterofili, cosa che rivela proprio la mentalità perdente) l’unica cosa su cui posso recriminare è la lentezza della magistratura.
        Intanto lei si da inquisita si guardata bene dal sospendersi dall’incarico di parlamentare e si è tenuta ben stretta la poltrona e lo stipendio.

        • Anch’io non trovo che la scuola sia fatta più per gli insegnanti che per gli studenti. Il male, però, è che gli insegnanti – e non sono molti, ma neanche pochi, almeno sulla base della mia esperienza – che pensano sia fatta per loro, difficilmente (non mai, un caso di licenziamento l’ho visto) subiscono conseguenze.

    • Fabio Vomiero on

      E’ vero che l’argomento scuola come dice il prof.Pennetta sta diventando terreno si dibattito. E’ normale e giusto che sia così, anche se poi secondo me il problema principale è legato più alla spesso discutibile educazione familiare che viene impartita ai nostri figli, più che alla scuola in sè. Bello l’articolo della Mastrocola anche se a mio avviso esprime bene il punto di vista tipico di chi ha avuto una formazione prevalentemente di tipo umanistico e probabilmente non conosce molto bene (ed è più che normale) l’aspetto più concettuale della sfera scientifica che, se insegnata bene, contiene anche tutta una serie di strumenti formativi ed educativi che non hanno nulla da invidiare al greco e al latino, anzi. Cosa c’è di più inerente alla strutturazione logica del pensiero (come dice Mastrocola) della risoluzione di un problema matematico o dell’approcciarsi con gli strumenti giusti ad un argomento scientifico. La scienza poi contiene aspetti di tipo creativo e di esperienza interiore che si possono capire soltanto imparando a masticarla per bene. Certo che nell’economia di una corretta formazione per un individuo tutto conta, siamo tutti d’accordo, ma visto che il numero di ore scolastiche è sempre quello, bisogna poi fare anche delle scelte, tenendo conto anche del fatto che poi nella realtà ci saranno colloqui di lavoro da superare, concorrenza da battere, un’azienda che valuterà le nostre capacità di risoluzione di problemi concreti e specifici, non di traduzione del pensiero di Orazio. Pertanto secondo me sì, certamente il greco e il latino sono importanti, ma lo è ancora di più la formazione di tipo scientifico, e quindi se dovessi scegliere cosa sacrificare, non avrei dubbi, fermo restando che una solida cultura di tipo umanistico viene comunque garantita da un congruo numero di ore di italiano e di filosofia anche nei licei scientifici.

      • Non mi sembra che la Mastrocola ne faccia una questione di latino Vs matematica, credo che dobbiamo evitare di cadere nella trappola dell’aut – aut e vedere le cose nell’ottica dell’ et – et.
        Il numero di ore non c’è bisogno che aumenti, basta fare programmi seri con meno fronzoli e più essenza.
        Troppi aspetti specialistici si affacciano nelle programmazioni e alla fine si fa tanto sulla carta ma poco nella sostanza.
        Il fatto che la Gianoli abbia fatto il classico e adesso dirige il CERN dovrebbe aiutarci a capire quali sono i falsi conflitti.

  6. luigi mojoli on

    Ottima e pacata analisi.
    Chi è intriso di idealismo tedesco in salsa italica la rifiuterà.
    Un amico mi segnala:
    https://www.youtube.com/watch?v=hRn_NJWVZSM
    http://www.pianoinclinato.it/messico-e-nuvole/
    http://www.pianoinclinato.it/governo-indichi-la-rotta-gli-industriali-facciano-la-parte/
    http://www.pianoinclinato.it/gestire-il-declino/
    https://www.youtube.com/watch?v=j83KVaedonU
    Forchielli ha una vita professionale di tutto rispetto.
    Rifletterei su quanto dice.

    • Quello che dice Forchielli è assai interessante, ma una cosa mi sfugge.
      1. L’Italia è costretta, e continuerà a esserlo, a mandare i propri giovani all’estero per non perderli. Di questo sono convinto e questo principio sto applicando, con notevole dispiacere, nella mia vita familiare, come del resto hanno fatto gran parte dei miei amici.
      2. Questo però comporta che gli investimenti nell’istruzione sono vanificati, in altri termini che i soldi spesi dal contribuente per il sistema formativo nazionale vanno in larghissima parte a produrre reddito e benessere in altri Paesi.
      3. Come si fa allora a sostenere che occorre aumentare questi investimenti se la situazione non migliorerà? L’investimento nella ricerca sarà vanificato, perché chi avrà conseguito un elevato livello formativo continuerà a espatriare, dato che cercherà di conseguire redditi elevati e condizioni di vita migliori, altrimenti che si sarà formato a fare?
      Mi sembra più logico lasciare il sistema formativo allo sfascio, il che, infatti, è quanto sta accadendo.

      • luigi mojoli on

        Forchielli me lo ha segnalato un amico ingegnere, con ottimo successo professionale alle spalle. Ha tre figli grandi, laureati, tutti e tre all’estero hanno trovato ottimo lavoro. Sì, se regaliamo agli altri roba buona pagata da noi, non diventeremo ricchi. Neppure culturalmente. Sì se compro pere mica tanto buone a caro prezzo, oltre al danno economico, passo per scemo, e finisco ad abituarmi a fare lo scemo. Sì, la manfrina del più “investimenti” è una bufala interessata, se c’è chi vuole soldi e nessun controllo su quello che mi vende che devo pensare?

        • Per mia formazione non inviterò mai un figlio o uno studente ad andare all’estero come fuga, per me se ci sono problemi si resta e si combatte.
          Poi credo anche che sull’estero ci sia un po’ di mitologia.
          Credo negli ideali di Enrico Mattei, credo che quella fosse la vera Italia e che comunque, restando o forse anche partendo, per quella si debba lottare.

          • D’accordo su Enrico Mattei, cui aggiungerei a maggior ragione Adriano Olivetti, però guarda caso sono vissuti poco entrambi. Poi la questione non è di invitare i figli, quelli si rendono conto da soli di cosa conviene loro, non vivono sulla luna e vedono bene chi viene scelto qui da noi e per quali ragioni ciò avviene.
            Il termine fuga lo trovo improprio e detestabile: se uno è costretto a espatriare, anche con grandi sacrifici personali, è perché il sistema produttivo del suo Paese lo espelle, anche perché di persone come Mattei e Olivetti non ce ne sono più da oltre cinquant’anni.
            Per quanto riguarda la mitologia sull’estero, sono in grado di fare confronti diretti sui risultati ottenuti da un certo numero di miei ex-alunni che sono rimasti o che se ne sono andati, certo anche questo su base aneddotica e non con valore statistico.
            A me dispiace di non essermi reso conto (o di aver voluto negare a me stesso), trent’anni fa, della direzione in cui si stava andando. E qui mi fermo, che è meglio.

  7. muggeridge on

    Sbaglio o nel primo link Forchielli dice che il “modello Messico” per l’Italia è inevitabile, mentre negli altri link dice che bisogna far di tutto per evitarlo ? (” Non credo che questo sia fatalmente il nostro destino ma penso che le tendenze che ci portano verso di esso debbano essere combattute con ogni mezzo”). Non c’è che dire, viva la logica !
    Per il resto io sarei anche un po’ d’accordo col “gestire il declino”: “Per sopravvivere alla globalizzazione, per “messicanizzare” l’Italia il meno possibile stringiamoci per difendere la nostra comunità, riappropriamoci del significato vero del “senso del dovere” e rassegniamoci a lavorare di più e meglio.” Se conosco però un minimo Pennetta sono certo che questi discorsi non gli garbano affatto, perché ricordano molto i “compiti a casa” che germanici e nordeuropei vanno ripetendoci di fare da anni (e magari hanno anche ragione, ma che antipatici sono i “primi della classe”, quelli che sanno sempre tutto e sono bravissimi in matematica 🙂 )

    • luigi mojoli on

      Io rispondo solo della mia logica. Ironizzare su Forchielli non è utile. Mi preoccupa di più la logica del MIUR. Ho avuto pochissimo tempo, ma ho colto questa frase di Forchielli: a volte si combattono anche le battaglie impossibili, e (a un eroe) può persino capitare di vincere.
      Una cosa per me è certa: una nazione incapace di aggregazione va a rotoli.
      In una cosa sola siamo primi al mondo: come potenza militare. Chi altri avrebbe potuto far perdere la guerra a Hitler? Solo noi, creativamente, da alleati. Geniale. E provvidenziale. Tanto che poi siamo stati premiati col piano Marshall.
      Siamo poi sicuri che basti essere ignoranti in matematica per essere simpatici?

    • Purtroppo, caro Muggeridge, non mi sembra che stiamo andando in quella direzione (o in quel verso, non vorrei passare per più ignorante in matematica di quanto sono 🙂 ). Discorsi di sangue, sudore e lacrime dai nostri politici ne sento assai pochi, mentre riscontro una certa tendenza al vacuo ottimismo e alla deplorazione dei gufi. Intendiamoci, quella di Churchill può essere stata retorica criticabile alla pari di quella sul disfattismo, però, alla prova dei fatti, chi ha vinto la guerra lo sappiamo tutti.

  8. muggeridge on

    No, essere ignoranti in matematica è condizione necessaria, ma non sufficiente, per essere simpatici 🙂
    Sono d’accordo su quanto affermate, ma immagino che molti altri qui pensino che di sacrifici ne abbiamo fatti e ne stiamo facendo già troppi e che sarebbe ora di finirla di farli. Personalmente penso che i sacrifici li hanno fatti sinora solo le classi più deboli anche se queste sono cresciute molto numericamente con questa lunga crisi, forse per questo qualcuno può anche affermare che sarebbe ora di non farli più.