Intervista con Franco Fracassi

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Intervista di E. Pennetta su OVALmedia un nuovo canale nato in Germania

Nasce la sede italiana di OVALmedia, un’iniziativa nata in Germania e cresciuta velocemente, una delle prime interviste.

In una delle prime interviste del neonato canale italiano di OVALmedia parliamo di darwinismo e liberismo, di politica e società.
In un momento in cui il dibattito è polarizzato dalla pandemia e dalle misure sociali attuate, un spazio per uno sguardo all’origine del problema e alle soluzioni.

Link al video:
https://youtu.be/-DXMthLSyek


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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

3 commenti

  1. L’intervista è molto interessante e potrebbe dar luogo a molte considerazioni che non posso qui sviluppare perché mi dilungherei troppo. Mi limito a sottolineare un solo aspetto a cui ho avuto già modo di accennare negli ultimi commenti. Il problema della società liquida non riguarda solo il tempo necessario per formare una nuova classe dirigente per un movimento di resistenza. Quello che occorre capire, leggendo accuratamente Bauman, è che i corpi sociali “solidi” si basano su relazioni profonde di vita che occorrerebbe recuperare e ripristinare. Per farlo, sarebbe indispensabile abbattere il muro dell’intermediazione tecnologica ed istituzionale, cosa che è molto difficile fare. Questo muro, è in realtà una rete che innerva un tessuto che avvinghia, per così dire dall’interno, la società e gli uomini che ne fanno parte, affondando i propri cavi metallici mostruosamente nella carne viva delle relazioni umane, per ora solo metaforicamente, prima o poi, anche letteralmente, attraverso microchip e nanobots. Finché le relazioni essenziali e la vita quotidiana dipenderanno da servizi acquistati dal padrone tecnologico, finche questo sarà pressoché il monopolista dei mezzi di produzione e l’unico possibile datore di lavoro per milioni di persone, mi sembra difficile che la forza sociale di un corpo solido o anche solo la coscienza di gruppo che gli è connessa possano essere recuperate. A questo, occorre aggiungere il problema della svalutazione del lavoro umano, sempre più sostituibile (per via di globalizzazione come si è accennato nell’intervista o, più semplicemente, dalle macchine).

  2. Chiedo scusa a Enzo per il (poi non tanto) fuori tema.
    Ci ho pensato a lungo, giacché dovrò parlare di un argomento che, ordinariamente, non si dovrebbe assolutamente rendere pubblico. Premessa, ci sono due soli Sacramenti “naturalmente soprannaturali”, entrambi hanno la corporeità come supporto. Uno è il digiuno, l’altro è la cosiddetta “osservazione del respiro”, in sanscrito “Anapanasati”.
    E’ norma Tradizionale non parlare delle proprie pratiche devozionali, soprattutto di quelle che implicano aspetti ascetici e comunque di severa rinuncia. Credo che per questo particolare caso e contesto occorra fare un’eccezione; m sto riferendo, segnatamente, al digiuno.
    Ho scritto questo che seguirà in un gruppo WhatsApp privato; nessuna risposta; e così ho deciso di procedere comunque. Comincerò da solo, credo, Venerdì.
    Nel nostro caso, sono stato costretto a parlare di questa cosa perché qui la specie è diversa, giacché serve il coinvolgimento di quante più persone possibile, per formare una catena. occorre, cioè, un digiuno collettivo, e perché sia tale, occorre necessariamente che se debba parlare. Ecco il testo.

    “Forse è il momento di parlare di una cosa che mi frulla per la mente da qualche tempo. E’ una proposta. Se c’è un’invarianza interculturale e interreligiosa vera (e non una vuota e pretenziosa boutade niueig) è il digiuno. E’ una cosa seria, il digiuno, se si parla di quello vero; ossia, della totale astensione da cibi e bevande, tranne la semplice acqua, per un periodo di tempo minimo tale da mettere alla prova la determinazione. E quindi, non parlo di saltare qualche pasto; ma di arrivare almeno ad una settimana, che è fatta di sette giorni.
    Già il digiuno individuale è una pratica rituale potentissima; quello collettivo è una bomba spirituale. E qui passerà la differenza tra le chiacchiere e i fatti, tra la determinazione e la vacua pretensione. Da questo appello sono esentati tutti coloro che, svolgendo un’attività quotidiana, sono, di fatto, impossibilitati a partecipare; ma per tutti gli altri, non vedo scuse.
    Per raggiungere il suo obiettivo di base (non chiedetemi qui perché, semmai lo spiego quando sarà a voce), occorre la partecipazione di almeno sette persone, che si alternino, di sette giorni in sette giorni, come in una staffetta; nell’attesa e nella speranza che altre persone si aggiungano per allungare la catena. Se la proposta incontrerà interesse, parlerò di importanti dettagli, ma per adesso questo è sufficiente.
    Se daranno la disponibilità i primi sette volontari, io mi offro per la prima staffetta (oltretutto, lo confesso, ho dei chili da togliere). Si può fare, credetemi, ne ho esperienza; il digiuno è una Via dispensatrice di Grazie di ogni genere, ed è un maestro preziosissimo per la conoscenza di sé. Nel nostro caso, ovviamente, la sua intenzione primaria sarebbe finalizzata al combattimento, nell’invisibile, contro le Forze delle Tenebre.
    Servono sette persone per partire; se, per qualsiasi ragione, non potete o non pensate di potercela fare, passate parola. Io attiverò qualche mio contatto, fate lo stesso”
    E’ la cosa giusta, facciamola”.