Paul Davies: “Dove sono tutti quanti?”

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Enrico Fermi


La frase “Dove sono tutti quanti?” è in realtà di Enrico Fermi che così esprimeva la propria perplessità sull’esistenza di civiltà extraterrestri.

 

Oggi su Le Scienze il fisico del progetto SETI, Paul Davies, dice la stessa cosa… ma arrivando a conclusioni opposte.

 

Uno strano silenzio” è il titolo di un articolo del fisico Paul Davies pubblicato su Le Scienze il 2 luglio scorso. La frase in un ipotetico dialogo avrebbe benissimo fatto da premessa a quella più nota di Enrico Fermi:

Davies- Uno strano silenzio

Fermi- Dove sono tutti quanti?

E invece le due affermazioni portano i differenti protagonisti a conclusioni diametralmente opposte. Enrico Fermi pronunciò la sua frase nel mezzo di una conversazione con altri grandi fisici per affermare la sua opinione avversa alla possibilità che sistessero altre forme di vita nell’universo:

Nel 1950, mentre lavorava nei laboratori di Los Alamos, Enrico Fermi prese parte ad una conversazione con alcuni colleghi, tra cui Edward Teller, durante un pranzo alla mensa del laboratorio. La conversazione verteva su un recente avvistamento di UFO riportato dalla stampa, su cui ironizzava una vignetta satirica. La conversazione si protrasse su vari argomenti correlati, finché improvvisamente, durante il pranzo, Fermi non esclamò “Where is everybody?” (trad. “Dove sono tutti quanti?”).

Wikipedia- Paradosso di Fermi

Per completezza riportiamo la vignetta che diede inizio al dibattito a cui parteciparono Fermi e Teller:

 

La stessa domanda sembra essersela posta il Fisico Paul Davies, come racconta nell’articolo Uno strano silenzio pubblicato su Le Scienze di Luglio:

La domanda è semplice, profonda ed esistenziale: siamo soli nell’universo? Improbabile, secondo molti scienziati. Bene, ma allora dove sono gli alieni? Perché ancora non abbiamo stabilito un contatto con forme di vita intelligente? Una risposta estesa e articolata arriva da Uno strano silenzio, il libro di Paul Davies in edicola con “Le Scienze” di luglio

Ma il fisico del SETI a differenza di Fermi non si limita a constatare che non ci sono elementi per pensare che esistano civiltà extraterrestri, in linea con il motto degli ufologi “I want to believe“, inizia a trovare una serie di giustificazioni per l’assenza di risultati:

La vita che ci aspetta là fuori potrebbe non essere giunta a un livello tecnologico che permetta non tanto viaggi spaziali ma come minimo l’invio di un segnale radio. Ma potrebbe benissimo essere arrivata a un punto in cui la sua attività è in grado di modificare l’ambiente del pianeta che la ospita. Proprio come la specie umana sta facendo sulla Terra con il riscaldamento globale.

Ecco quindi la proposta del SETI: cercare il global warming “antropico” (alienico?)  nello spazio come indizio della presenza di una civiltà!

Insomma una presunta civiltà extraterrestre non sarebbe in grado di inviare onde radio ma sarebbe in grado di produrre un effetto serra del tipo ipotizzato per il Global warming. Peccato che ogni pianeta con attività che comportino rilascio di CO2 darebbe un falso positivo. Qualche maligno potrebbe pensare che non essendo riusciti a convincere tutti dell’esistenza dell’AGW sulla terra adesso l’ipotizziamo tra gli extraterrestri.

Ma non è tutto, Davies a questo punto si spinge oltre e ipotizza che anziché inviare delle onde elettromagnetiche un’ipotetica civiltà possa inviare delle sonde:

Una civiltà avanzata potrebbe inviare sonde automatiche, per esempio, o addirittura biologiche.

Come se inviare delle sonde negli spazi interstellari possa essere più semplice che inviare delle sonde. E cosa sarebbero poi delle “sonde biologiche”?

Ma non ancora soddisfatto di averci spiazzato con affermazioni tra l’assurdo e il fantascientifico, Davies mette a segno un vero colpo di genio:

Un nuovo approccio passa anche per la ricerca sulla Terra di organismi viventi che in qualche modo permettano agli scienziati di affermare con certezza che la vita sul nostro pianeta è comparsa più di una volta. Una scoperta del genere  –  degli alieni terrestri insomma, come potrebbero essere i controversi batteri all’arsenico trovati nel Mono Lake, in California  –  darebbe la quasi certezza, secondo Davies, che la vita è comparsa anche su altri pianeti simili alla Terra in altri sistemi solari.

Il prof. Davies propone dunque di cercare sulla terra la prova che la vita esiste su altri pianeti, tale prova sarebbe nell’individuazione della comparsa della vita più volte nella storia della terra. Ma come tutti i biologi sanno la probabilità che la vita sia nata casualmente sono talmente basse da far pensare che essa possa essere nata una sola volta nell’universo (vedi Monod e Dawkins).

Un’elevata probabilità della nascita della vita presupporrebbe un meccanismo finalistico in grado di mandare definitivamente in pensione i presupposti della Sintesi moderna (anche se quest’ultima si occupa di evoluzione e non della nascita della vita), se infatti esistesse un principio in natura in grado di orientare verso la nascita della vita potremmo ipotizzarne uno in grado di orientare verso la nascita delle specie, è una questione di logica.

Il desiderio di credere agli extraterrestri spinge insomma Davies a porsi in netto contrasto con l’attuale teoria della nascita casuale della vita, fatto questo che si una rivista come Le Scienze avrebbe dovuto essere evidenziato e commentato. Ma niente di tutto questo è avvenuto.

L’insistenza di Davies ad andare oltre le evdenze sperimentali lo portano ad essere come i fan dell’ufologia “Voglio credere” è il loro motto:

 

Ma una spiegazione a tutto questo viene fornita indirettamente alla fine dell’articolo:

Seguendo questo filo rosso di bilancio, revisione e nuove prospettive del programma SETI, che ormai dopo la fine dei finanziamenti del governo statunitense e della NASA va avanti solo grazie alle donazioni dei privati…

Appare dunque plausibile che per attirare dei finanziamenti al SETI siano spinti a cercare il sensazionalismo e ad andare oltre il limite che la seria ricerca richiede.

Una banale, ordinaria storia di soldi, altro che extraterrestri, si tratta di roba molto”terrestre”.

Ancora una volta ci troviamo a domandarci come mai una rivista come Le Scienze non rilevi queste contraddizioni, e come mai non lo facciano neanche altri organi d’informazione specializzata.

Anche noi, pensando ai numerosi siti di divulgazione scientifica, poniamo la stessa domanda di Enrico Fermi: “Dove sono tutti quanti?”

 

 

 

 

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

22 commenti

  1. Giorgio Masiero on

    1) “Particella di Dio” invece del più prosaico “maledetta particella introvabile”? Una scelta dell’editore per vendere di più.
    2) Universo uscito dal “nulla” metafisico, piuttosto che dal “vuoto fisico” nei libri di Hawking, Krauss, ecc.? Una scelta di marketing, hanno confessato gli autori, per vendere di più.
    3) Ora il Seti, dopo 50 anni di ricerche inutili nello spazio, cerca gli alieni sulla Terra? Per trovare soldi dai privati creduloni, dopo che gli stati non ne hanno più da buttare.
    E le riviste di divulgazione scientifica “come mai non rilevano queste contraddizioni”? Ma scherzi, Enzo? Vuoi che si propongano di vendere meno?!

    • E infatti è quello che ho pensato riguardo alle riviste o ai quotidiani, ma quello che preoccupa è che anche i siti che non guadagnano si uniformino a questa melassa ossequiosa.

      Questo è un sintomo di una incapacità di giudizio autonomo, si tratta dello stesso fenomeno per cui se un certo quotidiano segue una determinata linea ci sarà una massa che la seguirà in modo acritico.

      • Giorgio Masiero on

        Temo, Enzo, che anche “i siti che non guadagnano” debbano rispondere ai loro editori (Scientific American in tal caso) che debbono guadagnare per mantenerli!
        Mi viene in mente un insegnamento del vecchio Rothschild al figlio, che aveva chiesto soldi per fare l’editore e “diffondere la cultura”: no, caro figlio, lo scopo di ogni editore è lo stesso di ogni imprenditore, guadagnare. E gli negò i soldi.

        • Quanto dici vale per casi come il sito di Le Scienze, ma quello su cui volevo portare l’attenzione sono i siti non legati ad una rivista, come ad es. quelli di Pikaia e Oggiscienza.
          Questi non solo non partoriscono mai un pensiero originale, qualcosa che si discosti anche solo un po’ dal pensiero diffuso tramite le agenzie di stampa, ma fungono da “mastini” nei confronti di chi osa farlo.

          Questo è appiattimento.

          P.S.
          Che un Rotschlid non abbia fatto una rivista per diffondere la loro “cultura” è una buona notizia!

  2. Nell’articolo si fa giustamente notare che se venisse trovata la vita in altri pianeti presuppone un meccanismo finalistico. A questo punto, il darwinista non potrebbe replicare che date certe condizioni di partenza, la vita e le specie nascono perché c’è una legge che lo permette? Insomma, temo che possano fare un trasformismo, e invece di ammettere il finalismo si mettono semplicemente ad abbassare le possibilità che hanno contro.

    • Hai ragione, il termine “finalistico” rischia di creare confusione e mascherare il vero problema, quindi mettiamolo da parte.

      Diciamo che se esistesse una legge di natura che funge da attrattore per lo sviluppo di forme di vita, i darwinisti dovrebbero comunque abbandonare il meccanismo per “caso e necessità” e ammettere che la “necessità” non è poi così importante e che il “caso” non ciò che agisce nell’evoluzione: cosa resterebbe allora del neodarwinismo?

  3. Insomma, mi sembra di capire che fingono di cercare gli extra-terrestri ma in effetti cercano un extra-gettito come dei Monti qualsiasi.

    Pensare che Le Scienze, fino a qualche anno fa era una delle mie letture preferite.

    • Le Scienze… vabbè, sempre meglio del Sole 24 Ore, pagina scientifica.

  4. “Un nuovo approccio passa anche per la ricerca sulla Terra di organismi viventi che in qualche modo permettano agli scienziati di affermare con certezza che la vita sul nostro pianeta è comparsa più di una volta. Una scoperta del genere – degli alieni terrestri insomma, come potrebbero essere i controversi batteri all’arsenico trovati nel Mono Lake, in California – darebbe la quasi certezza, secondo Davies, che la vita è comparsa anche su altri pianeti simili alla Terra in altri sistemi solari”

    Devo aver preso un’insolazione…non può esserci scritto quello che mi pare ci sia scritto..

    “Seguendo questo filo rosso di bilancio, revisione e nuove prospettive del programma SETI, che ormai dopo la fine dei finanziamenti del governo statunitense e della NASA va avanti solo grazie alle donazioni dei privati…”

    Ah ecco!Tutto regolare…
    Una favoletta spennapolli….
    E comunque non c’è veramente pudore…
    Dopo la ricerca di manufatti alieni sulla luna Davies propone un’altra genialata..cercare ‘alieni’ in Terra?
    Cioè vuol trovare forme di vita non a base di carbonio?
    Non riesco proprio “perfettamente”x a capire proprio cosa vada cercando..e cosa vorrebbe dimostrare.

    “Questi non solo non partoriscono mai un pensiero originale, qualcosa che si discosti anche solo un po’ dal pensiero diffuso tramite le agenzie di stampa, ma fungono da “mastini” nei confronti di chi osa farlo.
    Questo è appiattimento.”

    Quoto.Ma non me ne meraviglio.Mi ritorna in mente il discorso di Fratus sulla “gente di malafede” su RadioGlobe.

      • Beh vuol dire che allora questo precede la storia della ricerca di manufatti alieni sulla luna.
        Probabilmente non ha dato troppi frutti quell’idea.

      • Domanda 1:
        ma se ci sono organismi alieni sulla Terra, perche’ non si sono adattati all’ambiente terrestre invece che conservare le proprie originarie attitudini?

        Domanda 2:
        Già qui, sulla Terra, i computer e le reti fanno la maggior parte del lavoro intellettuale bruto

        Questo esimio professore non ha capito assolutamente nulla di informatica!

        Domanda 3:
        Stephen Hawking ha detto che dovremmo temere altre forme di vita nell’Universo, ma lei non condivide le preoccupazioni, giusto?
        «Credo che fosse un’affermazione sciocca. Se gli alieni volessero la Terra, avrebbero avuto quattro miliardi e mezzo di anni per venire a prenderselo. Perché avrebbero bisogno che glielo diciamo noi?».

        Non gli e’ mai balenato in testa che se non glielo avessimo detto noi agli alieni che esistiamo, non si sarebbero accorti di noi?
        O che ci vogliono 4 miliardi di anni per arrivare qui?

        Questa io la chiamo “religione dell’alieno” (come chiamarla? boh? alienismo?) per cui si proiettano sull’eventuale alieno tutte le caratteristiche che si vorrebbero da un dio.
        E se invece avesse ragione Pennetta sull’origine degli “alieni”?
        http://www.youtube.com/watch?v=SRyoFgAhW4c

        Notare i fanatici (come il prof in questione) con i cartelli di benvenuto…
        Dissoltisi come i loro corpi…

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