Scandalo H1N1: battaglia a colpi di paper

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H1N1-Pandemic

Dopo due settimane dalla pubblicazione di uno studio sul conflitto d’interessi alla base del procurato allarme dell’influenza suina del 2009 ecco che arriva uno studio di segno opposto.

 

Confrontiamo i rispettivi argomenti.

 

Il 21 novembre scorso su CS era stato segnalato un articolo dal titolo “Academics and competing interests in H1N1 influenza media reporting” apparso sul Journal of Epidemiology and Community Health, in esso si denunciava il legame tra ricercatori e industrie farmaceutiche come causa del procurato allarme che nel 2009 riguardò le possibili conseguenze della diffusione del virus influenzale H1N1 conosciuto come influenza suina.

Con grande tempismo su PlosOne è stato pubblicato due settimane dopo un articolo intitolato “Global Mortality Estimates for the 2009 Influenza Pandemic from the GLaMOR Project: A Modeling Study” in cui si sostiene che invece le dimensioni della mortalità della pandemia H1N1 erano state largamente sottostimate e che quindi, implicitamente, chi si sbagliava erano i ricercatori ‘indipendenti’ e non quelli legati alle case farmaceutiche. L’articolo pubblicato su PlosOne era stato ricevuto nel febbraio scorso mentre quello pubblicato su BMJ era stato ricevuto il 17 luglio, la differenza di tempi di revisione ha fatto in modo che uscissero quasi insieme, ma potrebbe anche essere stato il primo a far decidere a PlosOne di procedere alla pubblicazione, difficile da stabilire.

Comunque siano andate le cose, lo studio di BMJ è solido e si basa su fatti oggettivi, cioè sulla verifica del fatto che gli autori con conflitti d’interesse (denominati CoI Competing Interests‘) hanno pubblicato più articoli allarmistici rispetto a quelli senza:

col

 

Lo studio di PlosOne da parte sua è invece basato su una ricostruzione non oggettiva ma ricavata da deduzioni basate su un’ipotesi tutta da verificare. Infatti il ragionamento seguito in questo caso, come riportato su Le Scienze in “Quante vittime ha fatto davvero l’influenza H1N1?” è stato il seguente:

Lo studio ha utilizzato i dati dei bollettini settimanali dell’OMS sull’andamento delle infezioni virali e quelli sulla mortalità di 21 paesi (che rappresentano circa il 35 per cento della popolazione mondiale), per poi calcolare il numero di morti da patologie respiratorie, stimarne l’eccesso nel periodo sotto osservazione rispetto agli andamenti usuali, ed estrapolare i risultati dei paesi considerati a tutto il mondo

 

Il metodo seguito nello studio pubblicato su PlosOne ha fatto dunque riferimento ad una “stima” basata sul numero di morti per patologie respiratorie in eccesso rispetto agli andamenti usuali e attribuendone con una estrapolazione a tutti i paesi del mondo la causa al virus H1N1. Con questo metodo si è passati dal numero accertato con analisi di laboratorio di 18,449 morti ai 203.000 stimati che, se si inseriscono i decessi per aggravamento di precedenti patologie, giungono fino a 400.000 unità.

Ma si tratta di un metodo che ha un grande punto debole che sta nello stabilire che ogni morte da patologia respiratoria avvenuta nell’anno analizzato sia necessariamente da attribuire all’N1H1 e non ad eventuali altre cause, e allora se lo studio l’avesse fatto qualcuno che cercava di stabilire il numero di decessi per AIDS non diagnosticato con analisi (come sostenuto per l’H1N1), per l’aumento dell’inquinamento, il Global warming o per qualsiasi altro evento del 2009, avrebbe trovato una correlazione tra l’evento qualsiasi del 2009 e l’aumento di decessi per cause respiratorie? Come facciamo allora ad essere certi che quei 180.000 decessi attribuiti all’H1N1 siano davvero stati causati dalla suina?

Ma vediamo un paio di esempi riportati proprio su PlosOne:

H1N1 plosone

 Vediamo il numero di decessi in Messico e in Francia dal 200 al periodo interessato, il 2009.

 

 

Adesso con l’aiuto di una linea vediamo l’andamento dei decessi in questo intervallo di tempo:

H1N1 plosone1

Vediamo che in Messico nel 2009 si è avuto un aumento di mortalità solo al di sotto dei 65 anni, questo serve ad attribuire la causa ad H1N1? E siamo certi che le cause non siano state altre? E che dire poi del picco di mortalità del 2003 sempre in Messico e di quello del 2004 e del 2008 in Francia? E perché in Francia l’andamento è stato esattamente uguale a quello degli anni precedenti, anzi inferiore al 2004 e al 2008?

Troppa incertezza nelle conclusioni dello studio pubblicato da PlosOne e forse questo spiega perché abbiano impiegato tanto tempo prima di pubblicarlo.

Il numero di morti causati dall’H1N1 resta dunque difficile da determinare, e comunque il confronto con le vittime dell’influenza stagionale dovrebbe essere fatto con le stesse metodologie e non in un caso in un modo e nell’altro con metodi diversi. In conclusione possiamo quindi respingere come non sufficientemente attendibile lo studio sul numero delle vittime del virus H1N1, mentre dobbiamo accettare come certo il collegamento tra conflitto d’interesse e report allarmistici. 

Resta dunque confermato che il conflitto d’interessi tra ricercatori e case farmaceutiche costituisce un problema per l’obiettività della scienza e per la salute pubblica, nonché per le finanze pubbliche.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

4 commenti

  1. Mi permetto di segnalare:
    http://blog.ilgiornale.it/foa/2013/12/21/oltre-il-complottismo-meditate-gente-meditate/

    Ricordo che il primo (o uno dei primi) casi di “isteria collettiva” fu il famigerato (e ridicolo, per chiunque mastichi un po’ di informatica) “virus” (cosi’ ribattezzato dalla stampa, in realta’ ovviamente non era un virus) Y2K (il problema dell’anno 2000).
    Oppure il problema fondamentale dell’impennata dei prezzi delle zucchine .
    Oppure il prezzo del caffè, ritenuto esagerato, seduto al tavolino in Piazza di Spagna, o al Pincio, o a Piazza San Marco, o in braccio al Papa sul Balcone delle Benedizioni Pontificie…

    P.S.: Buon Natale (fin quando ci consentiranno di dirlo)…

    • Piero, il tuo intervento è così pieno di spunti che non so da dove cominciare.
      Intanto ritengo interessantissimo come sempre l’articolo di Foa che, a mio parere, si sta rivelando uno dei migliori e veri giornalisti oggi in circolazione, credo proprio che debba essere ripreso in rassegna stampa.

      Riguardo all’ipotizzata messa al bando del Natale non è un’ipotesi così fantascientifica, basta leggere certe posizioni che vanno montando, pensiamo alla protesta delle Femen (gruppo lautamente sovvenzionato, non spontaneo e tutt’altro che in difesa delle donne)che un anno fa con un’iniziativa irrispettosa e lesiva dei diritti dei fedeli convenuti a S. Pietro inscenarono una manifestazione pro gay e quest’anno puntano il dito direttamente contro il Natale.
      (Da notare che per Repubblica il fatto da stigmatizzare è la fedele che da un’innocua ombrellata con un ombrello pieghevole sulle gambe di una manifestante)

      E, in piccolo, si possono leggere i commenti anticristiani del blog di Repubblica ocasapiens e dei suoi frequentatori.
      Per loro la soluzione finale è metterci a tacere, in un modo o nell’altro.
      Intanto Buon Natale!