Darwinismo ed economia, un legame stretto

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Le radici economiche della teoria di Darwin furono dichiarate dallo stesso autore, ma in genere vengono ignorate le successive ricadute socio-economiche della stessa.

Un’analisi sull’argomento.

 

Dopo una prima puntata di “benritrovati”, dopo un’ospitata del prof.Catalano saltata, torna il consueto classico appuntamento del sabato ai microfoni di Radio Globe One. In quest’occasione si parla di un tema estremamente importante,già trattato altre volte sia su CS che in trasmissione e ancor più nel dettaglio nel libro di Pennetta .

Ora si dice che se Adam Smith sia il ‘padre’ del neoliberalismo delle “destre”, Darwin sia il ‘padre’ del marxismo; mentre una vecchia barzelletta dell’est-europa recita:

“Chi ha inventato i comunisti, i biologi o gli economisti? Senz’altro gli economisti, i biologi avrebbero prima sperimentato con i topi”.

Sarà realmente così? C’è del vero? L’ultima trasmissione permette di porre l’attenzione su un aspetto lasciato ancora un po’ in secondo piano, infatti se il rapporto con Malthus e Spencer è stato ben sviscerato e  per chi se le fosse perse,o per chi volesse fare mente locale consiglio di andare a rispolverare (http://www.enzopennetta.it/2012/10/radio-globe-one-recensione-20-10-inchiesta-sul-darwinismo-un-anno-dopo/) (http://www.enzopennetta.it/2012/07/radio-globe-one-recensione-puntata-del-1907/ ), il legame con Smith e con lo  statistico Adolphe Quételet era rimasto in secondo piano. Si potrebbe proprio iniziare riprendendo quanto scritto dal prof. Frank per riagganciarsi a quanto trattato in trasmissione, infatti quello è  uno di quei pezzi che scavano nel profondo del darwinismo  andando a mostrare come la teoria dell’evoluzione per selezione naturale sia una di quelle idee che hanno la capacità di essere applicate a molti aspetti della vita e del suo modo di organizzarsi su questo pianeta,come ricordavano Palmarini e Fodor già dalla prima pagina del loro saggio “Gli errori di Darwin”,spiegando anche come mai avviene ciò:

“Il neodarwinismo è assunto come assioma: esso non viene mai ,letteralmente,messo in questione(in appendice del libro c’è tutta una sezione dedicata a questo).Una concezione che sembri contraddirlo,direttamente o per implicazione è ipso facto rifiutata,per quanto plausibile possa sembrare.Interi dipartimenti e centri di ricerca operano secondo questo principio.Di conseguenza il darwinismo sociale cresce rigoglioso e con esso il d.epistemologico,il d.psicologico,l’etica evoluzionista e cielo ce ne scampi l’estetica evoluzionista.”

Che ciò che ha portato Darwin a formulare il suo concetto di competizione ed evoluzione per selezione naturale sia passato attraverso gli scritti di T.Malthus e A.Smith non è un segreto, anche per via della fin da subito plateale ammissione di Darwin stesso (nel primo appunto in cui illustrò la propria teoria usò anche l’espressione ‘economia della natura’), però quello che si può certo dire è che il naturalista inglese non ha semplicemente preso e trasposto teorie economiche in ambito naturale, infatti un’ attenta analisi delle idee (pur a volte confuse) di Darwin rende la teoria di Malthus, ma specialmente quella di Smith un caso particolare e speciale di quella più generale espressa da Darwin.

Ora, Smith non ha mai affermato che l’interesse individuale possa sempre portare dei vantaggi in un’ottica sociale, ma invece che questo accadesse  nella maggior parte dei casi. Chi si è a lungo rifatto ad un certo modello di liberalismo e/o ci si rifà tutt’oggi magari non sa che non segue tanto le idee di Smith quanto quelle di Darwin! Il debito di Darwin nei confronti degli studiosi di economia politica è di un certo peso, nel 1829, l’ultimo anno di università a Cambridge, Darwin  scriveva in una lettera:

«I miei studi consistono in Adam Smith e Locke».

Inotre a Maer, la residenza dello zio Josiah Wedgwood nello Stafforshire, ebbe più volte occasione di incontrare Sir James Mackintosh, il giurista ed esponente politico difensore del laissez-faire, mentre durante il lungo  viaggio ,spesato,  sul brigantino Beagle, Darwin poté leggere l’opera del naturalista Henri Milne-Edwards, che cercava di applicare agli organi del corpo il concetto di divisione del lavoro desunto da Smith. Come si può notare, Darwin non esitò ad applicare il medesimo concetto alla divisione del lavoro tra le varie specie di un ecosistema:

“Il vantaggio dovuto alla diversificazione degli abitanti di una medesima regione è, in effetti, il medesimo che si ricava dalla divisione fisiologica del lavoro tra gli organi dello stesso corpo”.

Le imprese pensano di prevalere operando sulle caratteristiche come l’ innovazione, il design e (soprattutto) riduzione dei costi e spesso vi riescono in tempi “brevi” spingendo i concorrenti  ad innovare ed innovarsi  a loro volta. I beneficiari finali di questa competizione quindi, per Smith, non sono le imprese ma i consumatori, che dovrebbero trovare prodotti sempre migliori a prezzi sempre più bassi.  Nella teoria di Darwin la selezione naturale favorisce le caratteristiche che favoriscono la sopravvivenza e la riproduzione individuale (fitness),un po’ come se analogamente un un prodotto venisse acquistato come  adatto all’ambiente dei mercati. Ma Darwin ha anche evidenziato che gli interessi individuali e quelli del gruppo possono essere in conflitto anche in modo brusco e che gli interessi individuali vincono spesso su quelli del gruppo.  Quì stà una delle differenze fra la teoria di Darwin e quella di Wallace.

Rimando per questo punto a (http://www.enzopennetta.it/2014/03/darwin-daymendel-day-approfondimento-di-leonetto/ ). Si può prendere l’esempio dell’alce toro. Nella lotta per conquistare la compagna, o meglio, nel caso specifico, più compagne possibili, questo è un caso in cui la lotta è letteralmente lotta, ne esce vincitore quello con le corna più robuste. Ma le corna delle Alci vincitrici, che spesso sono lunghe più di 4 piedi e pesano più do 40 libbre, sono un serio inconveniente per la fuga dai predatori in aree boschive. Siccome è la dimensione relativa del corno che conta nelle battaglie e non quella assoluta le Alci avrebbero delle buone ragioni per raggiungere un accordo ali fine di limitare la grandezza delle corna alla metà. Il risultato di ogni lotta sarebbe lo stesso di prima con il vantaggio che ogni Alce Toro godrebbe di un vantaggio maggiore nelle fughe in aree boschive. Il punto d’equilibrio di Nash… L’evoluzione per selezione (nel qual caso ovviamente micro-evoluzione però  non programma e non prevede la possibilità razionale di stringere alcun accordo, non si progetta nulla. In questo modo qualunque mutazione che allunga le corna sarà favorita innescando una corsa che potrebbe avere termine con l’estinzione per incapacità di fuga dai predatori, senza contare l’impoverimento del pool genico della popolazione. Pertanto Darwin aveva raggiunto la conclusione che non ci può essere nessun tipo di fiducia nella presunzione che il processo della (s)elezione naturale promuova il bene comunema il successo in termini darwiniani dipende fortemente dalla performance relativa che cerca di sfruttare il vantaggio immediato di essere in cima a una gerarchia. Il processo provoca inevitabilmente uno spreco nella corsa reciproca agli armamenti. Ora va quindi notato però che il modello politico-sociale economico inglese del temo di Darwin vedeva un  capitalismo inglese che di certo seguiva le tracce del modello economico liberale fondato sulla concorrenza illustrato da Adam Smith ne ‘La ricchezza delle nazioni’, tuttavia  Il suo evolvere, però, con il duro sfruttamento operaio e con il colonialismo, nella direzione “selvaggia” analizzata da Marx, ha poco a che vedere con Smith ma rientra perfettamente nell’ottica darwiniana. Eh già perché Darwin, in modo che può apparire anche confuso o comunque non chiarissimo, ma insiste sull’animalità della specie umana e su una differenza quantitativa tra uomo e animale e, non disponendo di strumenti di analisi ideologica, Darwin fa un gran mescolone nell’analizzare la condizione umana fondendo le sue convinzioni scientifiche, i suoi punti di vista, i vissuti inconsci sottostanti la sua nevrosi, quanto preso e appreso da naturalisti suoi contempotranei e predecessori, da economisti e statisti, il senso comune dell’epoca, ecc..Ed ecco quindi che la forza del darwinismo arriva a permeare tutti i campi come riportato da Palmarini e Fodor. Ovvero, se comunque alla fine anche per Smith c’era una “mano invisibile” che sempre mano è, per il modello darwiniano questa non c’è. Ciò che regge il processo dell’evoluzione capitalistica è la situazione permanentemente asimmetrica chiamata “lotta di classe”: perché il processo sia innescato, occorre che una prima rottura di simmetria si sia verificata, la quale consiste nell’appropriazione da parte del capitale delle condizioni della produzione.  Ad ogni istante del processo,  deve essere riprodotta questa appropriazione che è in effetti un’espropriazione, una separazione più o meno violenta dei  produttori dalle condizioni della produzione, se si invade un paese con i prodotti il paese invasore esporta oggetti ed importa denaro, ma e lo si invade con fabbriche il paese invasore perde lavoro e aumenta disoccupazione. Ma pochi possono scalare all’interno di una gerarchia. Cos’è allora che sostituisce la mano invisibile? Darwin in buona sostanza mostra a cosa corrisponda lo scotto per l’ascesa gerarchica del più adatto: l’ecatombe o la sottomissione dei meno adatti.

Ora, non che Darwin inviti ad adottare qualche politica o cose del genere però è un fatto che quell’ideologia che veniva fatta valere per la natura entrava nelle menti delle persone e ha aiutato e favorito politiche coloniali malthusiane come le favorisce tutt’oggi. Tant’è che oggi i buoi per il giogo o per l’ecatombe sono il sud-america,l’Africa(questi da eoni..)e il sud europa.

Inoltre come ricordato sopra se per Smith la società beneficiava del libero laissez-faire delle imprese che miglioravano in sostanza la qualità dei prodotti,perché comunque c’era quell’azione della ‘mano invisibile’, in questa ottica capitalistica globalizzante estrema anche quello non si verifica.

Anzi, come ha anche confermato uno studio tedesco di un paio di anni fa dopo i vecchi cartelli, le imprese giocano sulla ”obsolescenza programmata” per favorire un consumismo sfrenato. Non c’è spazio per le discariche? Non c’è problema l’Africa è grande, a Agbogbloshiene (Ghana)c’è una discarica che raccoglie elettrodomestici da smontare da tutto il mondo. Niente ceste di frutta sulla testa delle donne del luogo, ne pesci su un bastone per i ragazzi, ma pezzi da smistare per ricevere due spiccioli.

Quindi si comprende che il modello che è stato adottato e che permea ancora il neo capitalismo e il neocolonialismo è proprio quello darwiniano che effettua la sintesi fra “mano invisibile” di Adam Smith integrata dell’eliminazione malthusiana del meno adatto. Queste due forze sommate sono ciò che potremmo definire l’equivalente in economia della “selezione naturale” in biologia. E come riporta giustamente Pennetta:

“Ma questo dimostra dunque, in tutta la sua evidenza, la derivazione della teoria di Darwin da quelle economiche che alla fine del ’700 dovevano giustificare il sistema socio-economico inglese basato sullo sfruttamento dei lavoratori nelle nascenti fabbriche, e quello razziale che era alla base dello sfruttamento delle popolazioni nelle colonie.”

Non è certo il più efficiente dei sistemi, neanche Smith lo pensava, né Marx e Nash hanno dimostrato che lo è, ma secondo la visione darwiniana è quello con cui funziona la natura (e non solo in termini microevolutivi ma macroevolutivi, questo è importante) e questa cosa ha un peso incredibile… specie se chi muove l’economia ha interesse che funzioni così. La rivoluzione darwiniana modificò profondamente anche la concezione dell’etica, non si trattava più di giustificare cosa è in sé giusto o ingiusto, ma di spiegarne i motivi e  Darwin li aveva negli istinti sociali funzionali al benessere del gruppo e  la selezione naturale avrebbe portato a un loro rafforzamento; anche  i valori etici, rispondendo alla necessità di conservazione e riproduzione del gruppo, rispondevano a criteri evoluzionistici. Ancora si deve tenere a mente la frase di Palmarini.. ).  Il Darwinismo sociale offriva però un’ottima giustificazione ideologica-sovrastrutturale all’ordine sociale del capitalismo e dell’imperialismo di fine secolo: in una società liberale, in cui tutti i cittadini “teoricamente” sono  uguali, permetteva di giustificare le grandi differenze di classe con motivazioni “scientifiche: l’inferiorità “naturale” delle classi o dei popoli subalterni. A prescindere dalle intenzioni di Darwin o dalle sue idee politico-sociali i modi in cui è stato recepito e utilizzato in 150 anni parlano da sé. In trasmissione si fa anche una “digressione” citando il saggio storico “Terroni” in cui si mostra un evento sui generis nostrano. Il Sud come l’Africa o altri Paesi europei oggi non è povero per “colpa” dei meridionali, o perché si è sempre mantenuto arretrato etc etc.. i “terroni” stavano al nord, le industrie, con anche alcune eccellenze in Europa al Sud, poi i Savoia cnquistandosi aiuti esterni a spese di molte vite in una campagna inutile riuscirono a invadere il meridione, per di più spacciando la cosa per “liberazione”. Le industrie passarono “coattamente” al Nord e man mano il sud divenne terreno fertile per malavita e quant’altro.

Il modello darwiniano è quello ed ha guidato le politiche di questi 150 anni che lo si voglia vedere o meno e impone un prezzo da pagare affinché i più adatti “evolvano”, servono i meno adatti, se scarseggiano vanno creati.

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Le due puntate sono ascoltabili ai seguenti link:

https://www.dropbox.com/s/l8ga1ffu8bmigtd/bentrovatiAut14.mp3?dl=0

https://www.dropbox.com/s/ig6ritv5y29z33r/27_09_14.mp3?dl=0

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62 commenti

  1. Ossignoresantissimo! Non poso credere di aver sprecato tempo a leggere ‘sta roba…

    • Giuseppe, invece di fare un commento da bar ci può dire secondo il suo parere illuminato cosa ritiene errato di quanto scritto in questo articolo?

          • Sarebbe bello poter fare una seduta spiritica ed evocare, contemporaneamente, Darwin, Smith, e magari anche Ricardo e Marx, ma sta di fatto che questo collegamento tra darwinismo sociale e liberalismo economico è oltremodo forzato. Innanzitutto il liberalismo economico, volgarmente conosciuto come liberismo, è figlio della filosofia liberale tout court, e il suo nocciolo è la sostanziale impossibilità di dividere libertà economiche da quelle civili, poiché sono due facce della stessa medaglia, e l’esperienza storica dimostra che la soppressione delle prime passa per la soppressione delle seconde. Pensiamo all’esempio di Von Mises sulla libertà di stampa: cosa ce ne facciamo della libertà di espressione, e della conseguente libertà di stampa, se poi lo stato possiede il monopolio della cartiere? Oggi, in piena epoca digitale, questo esempio appare anacronistico, ma il senso rimane. Inoltre, se si considera il mercato per quello che è, ovvero il luogo reale o virtuale dove si incontrano domanda e offerta relativi a prodotti e servizi, si comprende come il funzionamento di questo non possa essere spiegato mediante un approccio totalmente darwiniano. Infatti, nel modello darwiniano, coloro che non si adattano vengono selezionati per l’estinzione e la storia finisce lì, in un economia di mercato, invece, gli agenti razionali che vi operano sono sia produttori, ovvero lavoratori, sia consumatori, ovvero si avvalgono del lavoro altrui. Quando un prodotto si impone sul mercato mediante la famosa legge della domanda e dell’offerta, chi trae vantaggio non sono solo coloro che lavorano nell’impresa che si afferma sulle altre, ma anche tutti gli altri consumatori che si avvalgono di quel prodotto che risulta essere il più conveniente. Se così non fosse, e valesse il paradigma darwiniano, la cosiddetta “scatola di Edgeworth” si farebbe sempre più piccola…

          • scusatemi, solo per dire: ma che pretese di scientificita’ puo’ avere una materia per cui, alla SOLA ipotesi di aumento dell’IVA da parte del Governo, pane e latte aumentano immediatamente (e poi non calano piu’ anche se il governo si rimangia l’aumento)?
            Che razza di accuratezza puo’ avere una materia per cui, nel 1999-2000 una dittucola di 26 dipendenti (diconsi VENTISEI dipendenti) e qualche fondo di magazzino, quale la Tiscali, valeva in borsa 100 volte piu’ della FIAT con 100.000 dipendenti e milioni e milioni di euro in immobilizzazioni ed apparati produttivi.
            Come puo’ pretendere di essere “scientifica” una materia che presuppone che ogni comune cittadino passi ogni attimo libero della sua vita (al di fuori del tempo impiegato a produrre, ovviamente) a calcolare l’utilita’ marginale di un prodotto, a farsi i percorsi per minimizzare i costi, ecc ecc..
            Che soprattuto continua a cianciare di mercato libero, nell’ILLUSIONE che ci sia PERFETTA CONCORRENZA, cosa MAI accaduta in nessun momento della storia dell’Uomo e nessun luogo della Terra.
            Per me l’Economia, intesa come “scienza economica” e’ pura m…
            Secca, per giunta.
            scusate i francesismi.
            E i risultati mi danno ragione, soprattuto in Italia, soprattutto dopo la cura dei “professoroni” della Bocconi.
            Gli economisti sono imbattibili nel prevedere le catastrofi…del giorno prima.

          • Giuseppe dice:
            “Quando un prodotto si impone sul mercato mediante la famosa legge della domanda e dell’offerta, chi trae vantaggio non sono solo coloro che lavorano nell’impresa che si afferma sulle altre, ma anche tutti gli altri consumatori che si avvalgono di quel prodotto che risulta essere il più conveniente. “
            .
            Di fatto questo meccanismo non porta al bene di tutti, per ottenere prodotti concorrenziali si possono sottopagare i lavoratori, si creano falsi bisogni, si possono fare prodotti ad obsolescenza programmata, si può vendere sotto costo per eliminare la concorrenza, nello stesso posto di lavoro si lotta contro i colleghi per fare carriera, si cerca di mantenere inter regioni nel sottosviluppo per lucrare su materie prime e costo del lavoro ecc…

            La competizione darwiniana è presente nell’economia e i danni sono molto più dei vantaggi.

          • Beh son cose esposte da Keynes,Frank,Nash,Marx,Smith,Palmarini,Fondi,Gould tanto per dirne alcuni,può essere che alcune cose risuonino come già udite..
            Il punto però Giuseppe non l’ha colto.
            Quì si tratta di focalizzarsi su quella che è divenuta la filosofia dominante anche per quanto riguarda l’aspetto socio-politico-economico.
            Tanto per iniziare è una cosa molto banale da verificare come falsa il fatto che Quando un prodotto si impone sul mercato mediante la famosa legge della domanda e dell’offerta, chi trae vantaggio non sono solo coloro che lavorano nell’impresa che si afferma sulle altre, ma anche tutti gli altri consumatori che si avvalgono di quel prodotto che risulta essere il più conveniente.
            Non è il prodotto ”migliore” che man mano si afferma,quantomeno non di norma,non sono i migliori cellulari i più venduti e ricercati,non le migliori scarpe etc..in più fra i vecchi cartelli e la ricerca di un’obsolescenza programmata che già anche quì in casa ha riguardato una nota ditta nella produzione di furgoncini negli anni ’70 e già denunciata da Serge Latouche e mostrata dallo studio tedesco del 2013 citato in recensione.L’importante è cercare di vendere con qualunque mezzo,anche illegale che sia pubblicità o altro..
            Tutto quanto muove, a qualsiasi livello,questo carrozzone capitalista è un processo di lotta e di sopravvivenza del più adatto.
            Inoltre la politica è nulla più quella della lotta del più adatto che fra l’altro(e lì avviene un’integrazione con Malthus)sfrutta un terzo.Oltre all’Africa storica se lei legge Terroni ma anche Gomorra vedrà che il Meridione è stato “costruito” come “nuova Africa”.(con collegamento al prodotto che vale 1 e vendo a 100 abbattendo concorrenza,meno adatta)
            Inoltre il rapporto Smith e Darwin(abbastanza diversi come ho scritto)non l’ha colto.
            Per Smith c’è una mano invisibile che sempre mano è e invadere con fabbriche o con prodotti un paese,una regione etc.. è sostanzialmente uguale.
            È Darwin che ,platealmente ispirato da almeno 4 ‘economisti’ e da Spencer invece fornisce un modello che fa differenza e che è quello che poi si può ritrovare.
            Inoltre la forza di Darwin è che mostra un modello per cui il risultato non è semplicemente quello per cui un salmone primeggia fra i salmoni del suo banco,ma quel processo che descrive è tale che ciascun individuo con la lotta del più adatto e la selezione può portare un microorganismo a diventare un uomo che domina su cielo,acqua e terra.
            Correlato a questo c’è un aspetto svilòuppato proprio sempre a partire dal background darwiniano,l’individualismo borghese,importato appunto dall’inghilterra vittoriana.Oggi viviamo in un sistema in cui tutti lavorano per se stessi, senza comprendere la verità della situazione in cui viviamo, nel mare in cui stiamo navigando, se e come la nave sta affondando o va per affondare.
            E questo modello che ha come motore di sviluppo, la competizione e non ,al contrario, la complicità, la solidarietà e il comune sentire è proprio viscerale al darwinismo.
            Questi aspetti,il fatto che questa filosofia che assieme o complementarmente a quella new age è divenuta la nostra filosofia è ciò che voleva esser trasmesso.
            Che il modello capitalista attuale sia incentrato su un’ottica di lotta e di sopravvivenza del più adatto dovrebbe essere una banalità.
            La scatola di Edgeworth c’entra come i cavoli a merenda…

  2. Grazie Leonetto, un articolo che porta elementi originali che consentono di farsi un’immagine più completa sulle correlazioni tra darwinismo ed economia.
    Un ottimo esordio in questa stagione.

    • Attenzione, io ho parlato di prodotto più conveniente, non del migliore. Il più conveniente vuol dire che 1) Cosata di meno 2) è quello che va incontra di più la domanda, ma questo non vuol dire che sia il migliore. Io continuo a sostenere che collegare a tutti i costi l’economia di mercato al darwinismo sia una operazione pretestuosa e funzionale alla legittimazione di una certa sovrastruttura ideologica. Mica gli agenti che non vendono il loro prodotto si devono estinguere darwinianamente solo perché il loro lavoro non incontra la domanda necessaria!

      • Appunto il tuo discorso richiedeva il prodotto migliore non il più conveniente, altrimenti le conclusioni sono banalmente sbagliate,come già detto..
        Quei vantaggi che riporti in realtà infatti non ci sono.Ovvero son vantaggi di pochi a danni di molti e a lungo andare le conclusioni son quelle che inevitabilmente sono.
        E se ne vedono oggi gli effetti..
        Senza contare che “legare economia di mercato a darwinismo” non è propriamente l’oggetto della discussione,l’hai più che altro tirato fuori tu,in un modo tuo,portato avanti tu..insomma ti sei detto e fatto tutto da solo,si diceva ben altro..

        • Ma come si fa a dire che l’economia di mercato non porta vantaggi, quando li usiamo tutti i giorni senza pensarci troppo?! E’ il tanto vituperato capitalismo che ha permesso di tirare milioni di persone fuori dalla fame, non i piani quinquennali o il caldo abbraccio di qualche stato etico…

          • Comunque è vero che me la sono suonata e cantata un po’ da solo, ma come liberale che non si vergogna di definirsi tale, ho molto a cuore questi argomenti…

          • Si ma non c’entra il liberalismo a sé come anche il capitalismo,vedi che sei fuor tema?

    • Attenzione, io ho parlato di prodotto più conveniente, non del migliore. Il più conveniente vuol dire che 1) Cosata di meno 2) è quello che incontra di più la domanda, ma questo non vuol dire che sia il migliore. Io continuo a sostenere che collegare a tutti i costi l’economia di mercato al darwinismo sia una operazione pretestuosa e funzionale alla legittimazione di una certa sovrastruttura ideologica. Mica gli agenti che non vendono il loro prodotto si devono estinguere darwinianamente solo perché il loro lavoro non incontra la domanda necessaria!

    • Darwin non fu consapevolmente un economista, captò le idee dell’Inghilterra vittoriana e le traspose nella natura.
      Poi avvenne il passaggio inverso, con l’autorevolezza delle scienze naturali si ritenne, e ancora si crede, che se la natura funziona così debba fare altrettanto l’economia.

  3. Chi pensa che l’obiettivo dell’economia sia prevedere qualcosa, non ha capito niente di cosa sia in realtà l’economia. Questa è prima di tutto una scienza sociale, e non è che siccome si avvale di metodi matematici, debba essere più predittiva dell’antropologia, per fare un esempio. Oltretutto, la comprensione di taluni meccanismi non si traduce necessariamente nella capacità previsionale, e infatti la geofisica non prevede quasi nulla. Il problema di chi non sa niente di economia, è che confonde gli economisti con gli operatori finanziari…

    • Quindi, non fa previsioni, non riesce a descrivere le dinamiche…
      c… serve?

      • Allora, ripetiamo l’esempio delle geofisica: la sismologia prevede i terremoti? No! Quindi vale o non vale la pena studiarla? Tra l’altro, è anche sbagliato dire che l’economia non ha raggiunto alcun risultato, in realtà moltissime cose sono state capite, e poi è singolare che prima si critichi l’approccio riduzionista e determinista della scienza, per poi farne l’unico criterio di validità della scienza stessa…

        • Che razza di argomentazioni!
          Non prevedera’ i terremoti, ma predice un sacco di altre cose, verificabili.
          Neanche la medicina riesce (per il momento) a prevedere quando e se ti verra’ un tumore, ma predice un sacco di altre cose, seppur limitate nel tempo. Per esempio se ti fa male la testa, se prendi un’aspririna (C) dopo un po’ al 98% dei casi ti passa.
          La “scienza” economica non fa neppure questo, non e’ capace di fissare neppure il prezzo dei prodotti, essendo questo COMPLETAMENTE slegato dal processo produttivo e dal costo delle materie prime. Vedi per esempio una borsa di una famosissima casa di moda italiana (o presunta tale) il cui costo di produzione e’ di 25 euro e il prezzo al dettaglio e’ di oltre 700. O come il caso dei (mediocri tecnicamente) telefonini per i quali si fa la fila la notte davanti al negozio.
          Il fatto poi e’ che i famosi “professoroni” bocconiani hanno avuto CARTA BIANCA per fare qualunque cosa, persino sacrificare i bambini in piazza sul rogo, e hanno prodotto l’esatto contrario di quanto hanno preannunciato (che poi questo fosse proprio quello che volevano e’ un’altro paio di maniche).
          Stessa cosa in Grecia ridotta ad un paese del Quinto Mondo (e guarda caso non arrivano notizie da li’, forse perche’ per comunicare si usano ormai i tam-tam).

  4. Salve a tutti.

    E’ la prima volta che commento.
    Ringraziandovi per il lavoro certosino nell’analisi di una teoria, quella darwiniana, che non ritengo scientifica (e meno che mai valida sul piano storico), mi preme dire che il legame tra economia e darwinismo come riportato in queste pagine può essere accettato, a patto che ci mettiamo d’accordo sul significato dei termini.

    La parola economia di per sé implica una direzione imposta volontariamente, secondo un disegno (apparentemente) razionale. Per capirci, come in un progetto ingegneristico.
    Se è così che si intende l’economia, allora il legame ha senso, altrimenti no: e vado a spiegarmi.

    L’economia (come credo debba essere) non è frutto di volontà imposte ma di volontà (in)consapevolmente partecipative: è un ordine spontaneo con le sue proprie regole, forzando le quali si ottengono storture di vario tipo.

    Una delle storture più tremende è il fenomeno dell’inflazione che Ludwig von Mises, efficacemente nominato da Giuseppe, seppe dimostrare essere non l’aumento generalizzato dei prezzi (effetto) ma l’aumento scriteriato di massa monetaria (causa).
    Si tratta tipicamente della scelta di un manipolo di uomini, alcuni in buona fede altri malvagiamente consapevoli, i quali, pretendendo e facendo credere di essere in possesso di tutte le variabili economiche, ne dettano l’agenda come se si trattasse – ripeto – di un progetto ingegneristico, di cui al contrario si conoscono le variabili in gioco da subito (e anche in questo caso l’errore è dietro l’angolo).
    L’unica conclusione dell’inflazione (oggi facilitata dal meccanismo della riserva frazionaria e senza la quale non esisterebbero fenomeni come le bolle finanziarie) è, se il processo non si ferma, la distruzione del sistema monetario da essa colpito; con tutte le conseguenze che vi lascio immaginare.

    L’inflazione è solo uno dei metodi politici, e sottolineo politici, con cui alcuni sacerdoti della matematica che si fanno chiamare economisti operano a danno di (quasi) tutti.
    Ne era consapevole John Maynard Keynes (bachelor associate in matematica): basti per questo la lettura dell’introduzione all’articolo nel post http://johnnycloaca.blogspot.it/2013/12/il-mercato-dellargento-e-manipolato.html

    La matematica non è adatta ad indagare l’economia per una non coincidenza di fattori:
    1) nel mondo reale la matematica è adoperata per misurare;
    2) l’economia muove dai desideri umani.
    Per definizione i desideri non sono misurabili, al massimo ordinabili.
    Solo dopo aver capito le regole dell’economia, scritte nell’uomo ed evidenziabili con processi logico/deduttivi, si può procedere con la matematica per capire l’andamento di cose come il mercato dell’oro, tanto per fare un esempio.

    Pertanto attenzione ad invocare stampe di denaro con l’obiettivo nobile di far ripartire l’economia: equivarrebbe a voler spegnere un incendio con la benzina avanzata per accenderlo.
    L’inflazione nuoce gravemente a chi non la provoca (quindi va bene a stati e banche), o se preferite “Il potere logora chi non ce l’ha”.
    D’altra parte, chi crede che la stampa di denaro funzioni sempre e comunque, implicitamente crede, sbagliando, che il denaro sia ricchezza: e non devo essere io a ricordare come un cattolico non debba neanche minimamente pensarlo.

    Spero di aver ricambiato in parte quanto avete fatto.
    Buona giornata

    Riccardo

    • Buonasera e benvenuto Riccardo,
      per il momento solo una domanda: se la deflazione è un problema (come giustamente ci fanno notare in questi giorni) e l’inflazione pure, cosa dovremmo auspicare, il blocco dei prezzi?

      • Esistono due tipi di deflazione.
        La prima, assolutamente benefica, è quella in cui lo scambio di beni e servizi non è ostacolato e le imprese concorrono (verbo importante) a fornirli a minori prezzi o a pari prezzo ma in quantità maggiori.
        La seconda, quella che a detta di gazzette ed esperti staremmo sperimentando, è relativamente benefica: come scritto nel mio primo commento, l’inflazione ha come risultato finale la distruzione del sistema monetario.
        Ovviamente non c’è niente di benefico nel momento in cui succede, ma dopo permette agli agenti economici – tutti noi – di ricominciare su basi economiche sane.
        Mentre il primo tipo è direttamente relativo alla decrescita dei prezzi, il secondo è conseguenza inevitabile dell’inflazione, per cui all’aumento monetario scriteriato sviluppato nel tempo si contrappone una contrazione improvvisa ed incontrollabile della massa monetaria.
        Questo legame stretto tra inflazione e la deflazione (cioè aumento e contrazione di denaro, non di prezzi) che ne consegue viene negato da molti economisti mainstream perché abituati a concetti come “quasi boom permanente” o “piena occupazione” (a proposito: sappiamo bene chi riuscì a realizzare quest’ultima); da qui nasce la favola della della deflazione che ci tocca subire.
        Che essa sia un problema (momentaneo) non ci sono dubbi, ma non è un fenomeno piovuto dal cielo: è la inevitabile conseguenza dell’accumulazione di gravissimi errori economici (anzi, di natura politica) le cui cause si tenta sempre di nascondere o non riconoscere.
        Se proprio si deve trovare un legame tra darwinismo ed economia, comincerei dal più elementare e umano atteggiamento a non voler riconoscere la realtà dei fatti, cercando di piegarli alle proprie fantasie.
        P.S.: tra l’altro non siamo in deflazione (esclusi alcuni settori che però non cambiano l’andamento generale), ma in leggera inflazione; e questo la dice lunga anche sui giornalisti e la loro preparazione.
        Buona giornata

        • Non ha assolutissimamente importanza quello che scrivono i giornalisti, che scrivono quello che ordinano loro i padroni del vapore.
          Si guardi per esempio, tutti gli indicatori economici prima del golpe finanziario, e dopo con il loro servetto al governo, tutti notevolmente peggiorati. La Bufala dello Spread. La truffa delle agenzie di rating, che manipolavano il mercato (fatto per essere manipolato) per eliminare i pericolosi soggetti che erano loro d’intralcio.
          Mi dovrebbe spiegare, la signora “scienza dell’economia”, l’idiozia di tassare ancora di piu’ un paese sull’orlo della catastrofe, come venivamo dipinti.
          Ed in piu’ legarsi ad una societa’ con un lazzarone come noi italiani venivamo dipinti.
          Basta balle.
          Politica economica suicida del passato un cavolo.
          Il fatto e’ che facevamo il culo alla Germania sempre e comunque con le nostre aziendine a conduzione familiare, che loro con i loro grossissimi apparati non riuscivano ad eguagliare. Basti pensare la Ferrari e la Mercedes. O la Ducati e la Yamaha.
          La Germania e’ corrotta quanto e come noi.
          L’evasione in Germania e’ quanto e come la nostra.
          I conti truccati li ha fatti pure la Germania, quanto e come noi.
          LA Germania e’ fallita 3 volte.
          La Francia 2.
          L’Italia MAI.
          Ce ne sarebbe da dire…
          Ah, per inciso… Draghi quei MILLE MILIARDI DI euro, da chi li avrebbe presi? Non li avra’ mica creati dal nulla=stampati ???

        • Aggiungo (chiedo scusa per la pedanteria) che queste crisi finanziarie non hanno mai avuto ragione di essere, ma sono state PROVOCATE ad arte (per stessa ammissione dei servetti che l’hanno realizzata) allo scopo di far cedere sovranita’ a organismi non eletti e non controllati da nessuno.
          Tutto il contrario di quello che dovrebbe volere un cattolico, che dovrebbe attenersi invece al principio di sussidiarieta’. Non lasciar ridurre in schiavitu’ economica un intero paese.

          • Concordo con Piero, perché se prima si poteva anche credere alla buona fede o al massimo all’idiozia di chi propinava certe ricette economiche, anche se non stavano in piene nemmeno ad una logica teorica, infatti il neoliberismo non ha nessuna base teorica che lo supporti, ma solo una serie degli assiomi, ma che sono totalmente falsi (sottolineo totalmente).
            Ora alla prova dei fatti e non contestabili si evince che è così, perché guarda caso taluni hanno previsto ciò che sarebbe successo, ad es: il prof, Borghi, il prof. Bagnai, il prof. Rinaldi, il prof. Galloni, il Dott. Di Francesco, il prof. Ioppolo e tantissimi altri come quelli della MMT, tutta gente di varie estrazioni e orientamenti che però vengono accomunati dalla fatto che avevano esattamente previsto ciò che ora è palese (taluni anche matematicamente quanto sarebbe cresciuto il debito).
            Quindi smettiamola di prenderci in giro e diciamo la verità, questo sistema non è al servizio di tutti, ma solo di una piccolissima percentuale +/- 1 % che detiene le ricchezze finanziari le multinazionali che da essi sono controllate e dai loro manager.
            Se si parte da questo assioma, questo si vero alla luce dei numeri, vedete che tutto torna perfettamente e matematicamente.

          • @Piero
            “Aggiungo (chiedo scusa per la pedanteria) che queste crisi finanziarie non hanno mai avuto ragione di essere, ma sono state PROVOCATE ad arte (per stessa ammissione dei servetti che l’hanno realizzata) allo scopo di far cedere sovranita’ a organismi non eletti e non controllati da nessuno.
            Tutto il contrario di quello che dovrebbe volere un cattolico, che dovrebbe attenersi invece al principio di sussidiarieta’. Non lasciar ridurre in schiavitu’ economica un intero paese.”

            Caro Piero stavolta sto pienamente con te!

    • Quindi prima si nega che la “scienza economica” abbia la pretesa di prevedere alcunche’, per poi prevedere lo sfacelo in caso di aumento della massa monetaria.
      Peccato che ci siano altrettanto importanti “economisti” che prevedano l’esatto contrario.
      Quindi con la stessa “scienza” e gli stessi dati iniziali uno dice una cosa, un altro l’esatto opposto.
      Come se un medico, con gli stessi studi e gli stessi sintomi ed analisi iniziali, decidesse di asportare la milza, e un altro di non toccarla assolutamente.
      Gli Stati Uniti e il Giappone stampano a volonta’, e tutto questo sfacelo non lo vedo.

      Complimenti, a voi gli aruspici fanno un baffo.
      Quand’e’ che gli economisti esaminano le viscere di gufo? forse cambiando il giorno usciranno “ricette” diverse…
      Un cattolico non puo’ pensare che il denaro sia il fine di tutte le cose, ma deve essere il MEZZO con cui realizzare il bene proprio ed altrui.

      • Vabbè, se si confonde politiche espansive con il semplice stampare moneta, mi sa che qua non si passerebbe l’esamino di economia politica a giurisprudenza nemmeno con un miracolo. Visto che è un cattolico può capire di cosa parlo…

  5. Professore, è per questo che esiste lo stato di diritto, affinché, tra le altre cose, il mercato non diventi uno stato di natura hobbesiano. A tal proposito, lessi anni fa un interessantissimo saggio di Luigi Einaudi, di cui purtroppo non ricordo il titolo…

    • ma quando l’economia COMPRA lo stato di diritto (come e’ accaduto ormai in Occidente) , tutto e’ possibile.

      • Non è l’economia che compra lo stato di diritto, ma gli uomini. Fintanto che si continuerà a credere che l’obiettivo dell’economia sia prevedere i prezzi, si continuerà ad imbastire un vaniloquio unitile. Una perdita di tempo, come il voler spiegare la relatività a chi vuole ignorare il concetto di un tensore.

          • Allora lei ignora cosa si intenda per “scienza sociale”. Lo dico un’ultima volta, l’economia è una scienza sociale che ha come oggetto di studio l’interazione tra individui, o gruppi di individui, caratterizzata dal mutuo scambio e la produzione di beni e servizi. Una scienza che si avvale non solo della matematica, ma anche della psicologia, dell’antropologia, e perfino della storia.

          • quindi in pratica FUFFA, perche’ ognuno potra’ dire una cosa ed il suo contrario senza che possa essere mai smentito da fatti e numeri.
            Un po’ come succedeva la sera delle elezioni con il proporzionale dove tutti potevano dichiarare di aver vinto.

          • Perché fuffa?
            La convergenza delle conoscenze di tanti campi del sapere può portare ad inattese scoperte che una scienza isolata potrebbe difettare nel vedere.
            E’ vero che si corre il rischio che qualcuno dica fesserie, ma rientra nella normale dialettica quando si indagano fenomeni privi al momento di una spiegazione esauriente; ovvero può darsi che dall’altra parte, o in altri tempi, ci sia qualcuno in grado di confutare completamente o in parte.
            E a proposito di fesserie, il premio Nobel per l’economia nel ’70 Paul Samuelson, che ho letto riportò in auge il keynesismo (tant’è che da lui in poi si parlerebbe di neo-keynesismo), nella tredicesima edizione del suo libro più famoso “Economics” scrisse che “L’economia sovietica è la prova che, contrariamente a quanto da molti creduto in precedenza, un’economia pianificata di tipo socialista può funzionare e perfino prosperare.” [traduzione mia]
            Sicuramente Samuelson fu ingannato dalle false statistiche pubblicate dalla quella sanguinaria dittatura, a prova (stavolta vera) che:
            1) le statistiche sono spesso fuffa (compreso il calcolo del PIL);
            2) il dirigismo economico si traduce in miseria.
            Quel che però si potrebbe ipotizzare è che la sopracitata frase possa essere perfettamente coerente con il pensiero economico di Samuelson, cosa che, se vera, getterebbe più di un’ombra inquietante sulla validità dei suoi studi.
            Buona serata
            Riccardo

          • In campo di citazioni posso segnalare:
            Con l’euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più
            – Romano Prodi

            siamo pari ?

            Buona serata a te
            P.S.: complimenti per i post sul 555 e su Arduino. molto belli: ma sei anche su arduino.cc ?

          • Ho idea che la citazione non cambi di una virgola quanto da me scritto.
            Prodi è un economista non capitalista con interessi politici forti: non proprio il tipo di persona che vorrei a gestione dei soldi miei né altrui.
            Quanto all’euro, la natura del problema non cambia: è una moneta gestita centralmente, e a parte brevissimi periodi, la BCE ha costantemente ingrandito i propri bilanci, ovvero immesso moneta nel sistema.
            E se si sta chiedendo, come immagino, dove possa trovarsi ora questa montagna di soldi (o presunta tale), pur non potendo snocciolare cifre o mostrare prove, direi che sono parte nelle banche italiane ormai fallite, parte in giro per i mercati azionari e obbligazionari (a seconda di dove tiri il vento meno instabile), parte non so.
            Se una cospicua quota di quella massa di denaro dovesse giungere nelle nostre mani, beh… addio ad ogni residuo di onesto calcolo economico, le cui conseguenze io sono solo in grado di temere, non di anticipare.
            Infine, sempre su Prodi (e non solo): gli ultimi anni prima dell’ingresso dell’euro, l’Italia si trovava in gravissime condizioni di fiducia presso i mercati internazionali , e i tassi dei titoli di debito davano l’impressione di essere “lievemente” al di fuori del controllo politico: con l’ingresso nell’euro i nostri cari politici hanno potuto rimandare la resa dei conti (affrontare la realtà fa perdere i voti) perché sostanzialmente la Germania/BCE si fece garante per noi.
            E no, non difendo la Germania, non mi pagano di certo: prima di criticare gli altri devo capire gli errori nostrani, giganteschi.
            Il lavoro dello sacricabarile potrebbe tornare utile ad uno come Prodi, non certo a me.
            P.S.: complimenti graditi, che girerò al mio collega di lavori.
            Siamo citati sul forum di arduino (non sono iscritto, lui sì), come su altri.
            Saluti
            Riccardo

  6. Si dice con un buon grado d’attendibilità che non ci può essere inflazione fino a che esiste la disoccupazione.
    Ora il vero problema è tornare alla fine che ha l’economia e quindi è meglio l’inflazione o la disoccupazione?.
    Uno potrebbe dire dipende a chi conviene l’una o l’altra, perché chi hai i soldi ovviamente dice che il male peggiore è l’inflazione, ma sappiamo tutti che un uomo senza lavoro non è Libero, quindi gli viene negato un diritto fondamentale all’auto sussistenza, che il buon senso dice che vale di più del giusto diritto alla propria rendita, manche se non è la giusta morale a dirlo, lo è la realtà oggettiva della perché se così non fosse, automaticamente si creerebbero delle lotte e lacerazioni nelle società che ne minerebbero la vita normale e, va detto che nessuno può penare d’essere al sicuro nel mondo di oggi.
    Perché così ogni persona si sentirebbe legittimata di fare solo il proprio interesse, ed una società così nel mondo moderno non può avere sviluppo, può solo andare in disfacimento.

    L’indispensabile vale di più del superfluo ed è per questo che il Darwinismo è utile per giustificare queste criminali politiche, che alla fine saranno tutti perderci.
    Ma ci sono modelli che lo dimostrano che la collaborazione è vincente, ma quando si parla di soldi sembra che tutti lo dimenticano

    • @Alex:
      “Ma ci sono modelli che lo dimostrano che la collaborazione è vincente, ma quando si parla di soldi sembra che tutti lo dimenticano”
      .
      Che la collaborazione sia la scelta migliore lo dimostra anche la teoria dei giochi con cui Nash ha vinto il Nobel, solo che prevalendo la hobbesiana sfiducia si opta per la scelta “homo homini lupus” per ottenere un vantaggio parziale di uno a danno di tutti.

      • Guardi che proprio Nash è un grande assertore della scuola austrica, e il discorso sull’equilibrio è un po’ più complicato di quello che si crede, non fosse altro cha ha bisogno di condizioni al contorno ad hoc.

        • Son proprio le “condizioni al contorno” il punto.
          Brutalmente il ‘giocatore’ non è agente a sé ma deve tener conto delle scelte degli altri giocatori.
          Quando non funziona? Se si arriva ad un modello arena.
          2 gladiatori,il massimo danno altrui è il tuo massimo trionfo,oppure la cosa migliore è ,se possibile, sottrarsi allo “scontro”,al ‘gioco’.
          Alla lunga è un processo che porta inevitabilmente all’estinzione invece che a un’evoluzione.
          E mi riallaccio qua:http://www.enzopennetta.it/2014/10/darwinismo-ed-economia-un-legame-stretto/#comment-30428

          • Ma infatti Leonetto (mi arrogo la confidenza, posso?) qua non si sta parlando del mercato perfetto, né della competizione perfetta, visto che tra l’altro la condizione di “informazione perfetta” non esiste, per non parlare del problema delle esternalità, sul quale gli economisti ragionano da sempre. Il mercato serve a garantire l’accesso di tutti gli agenti razionali, il cui comportamento egoista finisce sempre per creare le distorsioni, ed è per questo che deve esistere il diritto, e quindi lo stato. Se una partita di calcio non fosse arbitrata, finirebbe in un pestaggio, ma non per questo si impedisce alle squadre di giocare, piuttosto si fanno le regole e si introduce un arbitro. Lasciamo invece stare l’anarcocapitalismo degli epigoni di Rothbard e compagni, che sono cretinate buone per accendere la fantasia di qualcuno che non vuole pagare le tasse…

          • Si…quindi concorda ora ma non concordava qua:http://www.enzopennetta.it/2014/10/darwinismo-ed-economia-un-legame-stretto/#comment-30380
            ?
            In trasmissione e nell’ approfondimento si parla di quella che è finita per divenire la filosofia dilagante anche nell’economia,nel senso più generale,e del rapporto in origine di questa con Malthus e Smith.
            E,ovviamente,di comequesta abbia radici darwiniste.
            In un certo modello di capitalismo,che pur esiste,le”regole” non ci son più.
            Il capitalismo neocolonialista e l’individualismo borghese attuale sono figlie di quella filosofia,e ,anche se non esiste il perfetto in questo mondo,di certo una situazione migliore può essere(ed ha anche basi matematiche a dimostrare che è migliore).
            Una situazione in cui il motore sono la complicità, la solidarietà e il comune sentire,mentre il motore che porta avanti il carrozzone adesso non porta altro che tutte le varie nefandezze che hanno origine in quella che è il modo di concepire l’uomo,la natura e il rapporto fra questi.

  7. Ho letto tutte le obiezioni, e premetto che non le ho capite tutte, specie per riferimenti a concetti che non conosco per mia mancanza.
    Allora vorrei procedere per parallelismi, secondo quanto vedo e capisco.
    L’economia (quella che non mi piace) è una scienza predittiva allo stesso modo nel quale la biologia può predire il carattere di una persona.
    L’idea che più soldi in circolo diano automaticamente impulso alle attività ha la stessa consistenza di quella per cui avere più darwinisti nel mondo renda automaticamente più vero il darwinismo. All’inizio funziona, poi alle prime crepe bisogna aumentare soldi/darwinisti, e così alle successive fino al limite fisico.
    Una verità, se è tale, non ha bisogno di essere gonfiata.
    L’economia (che non gradisco) tratta gli essere umani come macchine meccaniche o computer, non tenendo conto dei loro desideri.
    Faccio un esempio pratico: immaginiamo che 1/5 della popolazione italiana decida, per motivi insondabili, di non voler più spendere come fino al giorno prima, e di voler risparmiare.
    Gli esperti tracciano grafici e dopo una settimana vedono una marcata flessione dei consumi.
    Siccome per loro risulta qualcosa di irrazionale (traduco: siccome essi non tengono conto dei desideri delle persone) si sentono in dovere di riportare il consumo ai livelli precedenti: l’inflazione è uno di questi mezzi, politici, il cui risultato sarà di spingere almeno una parte delle persone a consumare di nuovo nonostante la tendenza a risparmiare in quel dato periodo.
    Detta in altri termini, l’inflazione spinge al consumismo.
    Per concludere, sarei molto attento a prendere il Giappone come esempio: popolazione vecchia (cioè tendente al risparmio) in aumento, mostruoso indebitamento pubblico, liquidità in quantità mai viste prima, nonché progressivo aumento delle tasse (vi ricorda qualche altro paese?).
    Il Giappone è un esperimento interessante, fatto da quattro gatti sulla pelle di milioni, e ha tutte le carte in regola per fare un tonfo eclatante: anche lì abbiamo multinazionali che fanno profitti da capogiro mentre le piccole e medie aziende soffrono. Il tutto nonostante (ovvero grazie a) uno dei più grandi stampatori di carta (e bit) del mondo, Shinzo Abe: tutto fuorché un capitalista.
    L’economia, se è seria, vi dice che una serie interminabile di storture finirà e come grosso modo avverrà, grazie allo studio di simili pattern spesso ricorrenti nella storia; ma non potrà mai predire i tempi, perché non è in suo potere.
    Saluti
    Riccardo

    • Ma se il signor “Mi sento fico” qui, Premio Nobel per la Fisica e per l’Economia, ha detto che solo un idiota come me potrebbe pensare che l’Economia analizza l’andamento dei prezzi di beni e servizi e che cerchi di prevedere qualcosa … Almeno mettetevi d’accordo prima sull’oggetto dei vostri studi, che poi pensiamo a demolire le vostre teorie… 😉
      Perche’ e’ ormai INDUBBIO che tutte le teorie economiche si sono rivelate FANFALUCHE, e non c’e’ bisogno di teoremi per dimostrarlo, basta osservare la realta’, cosa che molti “ricercatori” non fanno, li distrarrebbe molto. O vogliamo fare come Hegel?

      A me pare che l’euro sia stato e sia per gli “economisti” (qualsiasi significato si attribuisca a questa parola) un nuovo giocattolino eccitante con il quale sbizzarrirsi e tracciare finalmente un’infinita’ di grafici bellissimi, un po’ quello che succede nelle redazioni dei giornali, dove si eccitano tutti quando in citta’ c’e’ un nuovo serial killer che fa cose raccapriccianti sulle sue vittime.

      • Piero, tranquillo, non vincerò nessun premio Nobel. L’economia politica e i suoi modelli sono una cosa, la politica economica è un’altra, ed è decisa dai politici, e risponde ad altre esigenze, quali ad esempio la ricerca del consenso a breve termine. L’euro non è l’applicazione di chissà quale teoria economica, ma è stato prima di tutto una scelta politica, di Francia e Italia in particolare. Bisogna sempre chiarire che ci sono motivazioni POLITICHE alla base di un’azione che avrà anche risvolti economici. Facciamo un esempio: io posso decidere di adottare politiche espansive per sollecitare la domanda aggregata interna e far crescere l’occupazione, questo giochetto, che sia chiama keynesismo, per ragioni complicate che non sto a spiegare, funziona solo nel breve e medio termine, ma a lungo termine si inceppa. Questo gli economisti lo sanno, ma sono i politici alla fine che prendono le decisioni, e lo fanno in genere per questioni di ricerca del consenso, senza preoccuparsi troppo del futuro. Ora, cambiando argomento, le domando: perché in Italia stiamo come stiamo? Per colpa degli economisti, o perché la classe politica degli ultimi trent’anni ha sputtanato il capitale costruito faticosamente nel secondo dopoguerra?

  8. Borghi, Rinaldi? Beh, allora alziamo le mani! Comunque, chi mi ha preceduto non ha cognizione di cosa sia un processo non lineare, quindi inutile continuare.

    • Certo che lo conosciamo, e piuttosto bene anche.
      Se poi qualcuno cerca di intimorire gli altri con paroloni e latinorum diciamo subito che non abbiamo polli in mano…

        • Eggia’… guardi dott prof ho una domanda di fisica per lei, spero che abbia la compiacenza di rispondermi.
          Quanto deve essere grande l’Universo per contenere l’ego smisurato di un ricercatore (specialmente all’estero)?
          Ogni riferimento a pesone, fatti e cose reali e’ puramente casuale.

          • Piero dai, siamo tutti sotto lo stesso cielo. Sotterriamo l’ascia di guerra. Io non voglio convincerla della bontà assoluta dell’economia di mercato, visto che è una cosa dietro la quale ci sono sempre gli uomini. A me preme solo farle capire che l’economia, intesa come scienza sociale, non è quella roba che cerca di capire se, per fare soldi, bisogna comprare le azioni A o quelle B, ma è qualcosa di molto più profondo e generale. A me pare qua che si faccia semplicemente della confutazione per denigrazione. E ora, pace!

  9. Leonetto, il darwinismo sociale presuppone la selezione per l’estinzione del meno adatto, ovvero che i poveri muoiano per la strada, mentre l’utilitarismo, su cui si basa il libero mercato, propugna il perseguimento del proprio interesse personale, chiaramente nei limiti del diritto, che può o non può fare l’interesse della collettività, ma non si traduce con la necessaria estinzione di chi perde la “gara”. Per fare un esempio scemo, se un gelataio fa un gelato che fa schifo e non vende, al più cambia lavoro. L’alternativa è l’economia pianificata che, in virtù dell’impossibilità del calcolo del complesso economico, per usare le parole di von Mises, finisce per fallire. Per come la vedo io, la soluzione sarebbe una economia di mercato, che è più efficiente nell’allocare risorse e lavoro, affiancata da una robusta rete di protezione sociale per sostenere chi rimane indietro. Lo stato socialista, travestito da stato etico, lasciamolo alla storia, visto che ha combinato fin troppi danni…

  10. Ma se ci ragioniamo bene in fondo non è il sistema che fa la differenza, (certamente taluni decisamente migliori di altri) ma è lo scopo che si vuole raggiungere.
    Se non partiamo dal mettere al centro la Persona e di conseguenza non si danno delle scale di valori con le rispettive priorità, si può girare e rigirare ma sempre male si finisce.
    Ma davvero i cialtroni che ci governano anche quelli che tirano i fili pensano d’essere al sicuro anche nell’isola più remota del pianeta?.
    La storia, insegna che presto o tardi dovranno fare i conti con le loro iniquità e verranno ripagati con la stessa moneta.
    Ora penso che sia di buon senso, trattare il prossimo come si vorrebbe essere trattato e collaborare insieme così si possa vivere al meglio, perchè male che vada avremo lo stesso trattamento.
    Quindi mi auguro veramente che chi ha la possibilità di cambiare le cose per il Bene di tutti, non esiti ad operare in tal senso, altrimenti inevitabilmente ne subirà le conseguenze che nessuno gli augura, ma è storicamente dimostrato che alla fine è così.