Il triangolo no!

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Gustave Le Bon

Scienza: in mezzo a un mare di risultati falsi e conformismi di massa.

 

Il mese scorso diedi la parola al prof. Andersen per spiegare come si può essere complici involontari di una bugia.

Ora completo il concetto con un tema imprescindibile per la comprensione di questa dinamica. Il ruolo dell’inconscio.

Nel 1895, un certo Gustave Le Bon scrive un libro intitolato Psicologia delle folle.

Un libro rivoluzionario che dopo qualche anno viene messo nel dimenticatoio. Finchè alcuni sprovveduti nel campo della psicologia, lo fecero riemergere, due pivellini : S. Freud e C.G. Jung.

Sebbene il libro di Le Bon non fosse esente da errori, Freud lo trovò fondamentale per i suoi studi sull’inconscio apprezzando in particolar modo dove si sottolineava che negli individui facenti parte delle moltitudini si determina una regressione dell’attività psichica. Non per forza in senso negativo. Semplicemente si stacca di molto la spina della razionalità andando soprattutto di ‘pancia’. Ecco allora l’uomo capace di grandi crudeltà o vigliaccate, oppure capace di grandi atti eroici.

Anche Jung volle dire la sua: “Basta leggere quel che Le Bon dice sulla Psicologia delle folle. L’uomo come particella della massa è psichicamente anormale. Ignorare questo fatto non serve a proteggerci da esso.”

Ma il libro piacque molto anche ad un italiano che lo lesse e lo rilesse. Nel 1926 dichiarò: “Ho letto tutta l’opera di Le Bon. Non so quante volte abbia riletto la sua Psicologia delle folle. E’ un’opera capitale, alla quale ancora oggi spesso ritorno”. Inutile aggiungere che quell’italiano imparò fin troppo da quel libro, portando l’Italia alla tragedia.

Insomma, questo Le Bon pare che sapesse di cosa parlava. Ed espresse questi concetti nell’epoca del massimo splendore del razionalismo. Infatti, mentre in apparenza la stampa, la scuola e gli intellettuali continuavano ad ipotizzare un uomo dominato dalla ragione, Le Bon osservava l’azione dell’inconscio e ne scriveva:

“L’azione inconscia delle folle, sostituendosi all’attività cosciente degli individui, rappresenta una delle caratteristiche del nostro tempo”

Perchè la folla assume nuove caratteristiche rispetto a quelle degli individui che ne facevano parte? Le Bon dice che sono principalmente tre i motivi:

  1. L’individuo nella folla acquista, per il solo fatto del numero, un sentimento di potenza invincibile. Quindi anche maggiore inibizione a dire cavolate o a lavorare di fantasia.
  2. Una seconda causa è il contagio mentale. Ogni sentimento e ogni atto, nella folla, diventa contagioso.
  3. Ma la più importante è la suggestionabilità, di cui il contagio espresso prima è soltanto l’effetto. Il soggetto perde la consapevolezza di quello che fa e del perché lo fa.

Nelle folle quindi non c’è premeditazione, ma in chi le governa sì. Ammesso che ci sia qualcuno che le voglia governare (purtroppo l’esempio italiano è sempre lì a ricordarcelo).

La folla pensa per immagini e l’immagine evocata, evoca a sua volta una serie di altre immagini senza alcun nesso logico (o scientifico) con la prima. Un esempio ‘nostrano’ potrebbe essere la ‘marcia del progresso’.

In una folla (anche fatta solo di tre persone), la capacità di osservazione e lo spirito critico posseduti da ciascun individuo, sparirebbero. Certo, non sempre e non a tutti. Ma serve sapere che il rischio c’è.

Non ci credete? Va bene. Chiamiamo un volontario. Qualcuno si offre? Fermi, laggiù vedo qualcuno. Si tratta di un signore distinto. Lo faccio avvicinare. Gli stringo la mano e gli chiedo di raccontare la sua esperienza. Un po’ imbarazzato chiede a Gustave Le Bon di raccontarla. Ah benissimo, dico io. Non sono l’unico che chiede l’aiuto. Sentiamo allora il racconto dalla penna di Le Bon, che cita un’altra opera “Annales des Sciences Psychiques”:

Un certo “Davey convocò un gruppo di persone illustri” (tra cui un certo Wallace, sì, il socio di Dawin) “e dopo aver fatto loro esaminare alcuni oggetti ed apporre liberamente sigilli, eseguì davanti ad essi tutti i classici esperimenti delle sedute spiritiche: materializzazioni, scritti tracciati da mani invisibili, eccetera. Dopo aver raccolto, da questi illustri spettatori, dichiarazioni scritte nelle quali veniva affermato che i fenomeni osservati potevano essere ottenuti soltanto con mezzi sovrannaturali, il Davey rivelò che si trattava invece di volgarissimi trucchi.” (pag 68, edizioni TEA, terza Edizione, 2009)

Si conclude poi che ciò che più stupisce non è l’abilità del raggiro ma l’estrema fragilità scientifica delle dichiarazioni rilasciate dai testimoni. Dunque i testimoni possono fornire descrizioni positive e concordi, ma del tutto errate. Eh già.

La comunità scientifica è una delle tante folle psicologiche che oggi è presente nel mondo come protagonista. Pensare che la scienza sia qualcosa di vero è sviante. La scienza (buona o cattiva che sia) la fanno gli scienziati. E gli scienziati sono persone. Occhi aperti. Niente di personale. A noi piace la buona scienza, quella rigorosa, certamente non quella fatta da volgarissimi trucchi.

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About Author

Laureato in Biologia tanti anni fa, prima di mettere in piedi una scuola di sopravvivenza va a specializzarsi in terra d'Etiopia per poi tornare e istruire a dovere, insieme a Silvia, 3 piccole amazzoni. Dopo 13 anni in un'azienda di Biotecnologie come Specialist e Line Leader, decide di divertirsi come Direttore Marketing per un noto marchio di gioielli, in attesa di nuove sorprese all'orizzonte.

17 commenti

  1. Paolo da Genova on

    Pur concordando sul fatto che una folla non ragiona come gli individui presi da soli, penso però che un conto è l’interpretazione di un fatto (interpretazione diversa per una folla e per gli individui presi da soli), un conto è il fatto in sé (il fatto resta lo stesso). L’esperimento del sig. Davey mi pare dimostri solo come essere uomini illustri non garantisca di non farsi influenzare dagli altri. Quelle stesse persone, un’ora dopo, da soli, a casa loro, probabilmente avrebbero cambiato idea comunque, anche se nessuno gli avesse detto che avevano visto dei trucchi. Questo perché il tempo, alla fine, fa sempre giustizia alla verità oggettiva, o quanto meno instilla il dubbio, nel bene e nel male (perché a volte si può dubitare anche di una cosa buona). Se non fosse così, non ci sarebbe bisogno della propaganda martellante, perché la verità non ha bisogno della propaganda.

    • Certo Paolo, concordo che essere uomini illustri non basti ad evitare cantonate. Aggiungo che nemmeno essere intelligenti salva dalla cantonata. Mentre non mi trovi d’accordo quado affermi che la verità non ha bisogno della propaganda. Propaganda: da propagare. Aspettare che sia il vento a portare i semi, significa giocare al ribasso, per me. Bisogna organizzare la semina, preparare il terreno, innaffiare, coltivare e saper raccogliere. al posto di verità.. userei in questo caso.. ‘fatto dimostrato’, con prove a suo favore. 😉 Grazie Paolo.

      • Sir Arthur Conan Doyle, l’ideatore del razionalista Sherlock Holmes, si e’ fatto abbindonare da due bambine sulle fate.

    • Giorgio Masiero on

      C’è fatto e fatto, Paolo da Genova. Un conto è il fatto che oggi è venerdì, o che io mi chiamo Giorgio, un altro conto è il “fatto” di un esperimento scientifico. Può davvero un esperimento essere analizzato per testare un’ipotesi scientifica, senza essere interpretato alla luce di tutta una serie di precedenti assunzioni date per indiscusse?
      E poi, che cos’è la “verità oggettiva”, che secondo Lei sarebbe destinata prima o poi a vincere?
      Io non penso, onestamente, che queste domande possano prescindere da un fondamento metafisico.

  2. Uso questo spazio per chiedere il vostro parere, magari a Masiero, su un autore poco conosciuto dalle folle ma rispettato da CICAP e Odifreddi, peraltro filocattolico, ricollegandomi agli articoli su transumanesimo e fisica dell’illusione ( http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100847 , http://www.piergiorgioodifreddi.it/wp-content/uploads/2010/09/tipler.pdf ). L’esimio professor Tipler senza tema di smentita asserisce cose assai paradossali: che i miracoli sono irruzioni del futuro nel presente, eccetera. Il riduzionismo di Tipler è estremo. Si può parlare di scientismo in questo caso?

    • Giorgio Masiero on

      Le simpatie di Cicap & Co. per Tipler dimostrano la verità del detto di Chesterton che coloro che non credono in Dio non è vero che non credono in niente perché cominciano a credere a tutto!
      Direi, Mercurio, che Tipler è uno scientista perché è uno che 1) crede alla fisica e 2) crede solo alla fisica. Però, dall’altra parte non è uno scientista, perché ciò che propugna non è fisica – corroborata, stabilita, sperimentalmente controllabile -, ma solo un insieme di modelli matematici infalsificabili e metafisicamente senza senso.

      • Nel libro di Emanuele Severino Pensieri sul cristianesimo c’è l’unica confutazione di Tipler che conosca. Da lettore non specialista non mi è chiaro del tutto (forse per nulla) qual’è la differenza tra inconfutabile e infalsificabile. La confutazione concerne solo la logica, giusto? Lei con «modelli matematici infalsificabili e metafisicamente senza senso» intende dire che Tipler non costruisce su postulati falsificabili? O sono le dimostrazioni costruttive che devono essere falsificabili, mentre i postulati basta che abbiamo un senso logico? L’emulazione dell’essere umano in Tipler è una postulato infalsificabile o una teoria usata come postulato? Per Severino essa si basa su una contraddizione, un postulato inammissibile su cui non si può costruire nessuna fisica tantomeno dell’immortalità: il riduzionismo. Ringrazio per la pazienza.

        • Giorgio Masiero on

          Per Tipler intendo dire 1) che il suo modello matematico del punto omega non è falsificabile, cioè non è sperimentalmente controllabile, e quindi non appartiene alla fisica; 2) che parlando di Dio fa della metafisica senza senso (come si può parlare di qualcosa che non si definisce?)

  3. alessandro giuliani on

    Il grande Blaise Pascal rimarca spesso nei suoi Pensieri che gli estremi della distribuzione del popolo (gli estremamente saggi e sapienti da un lato e gli estremamente semplici ddall’altro) anche se per motivazioni molto differenti concordano quasi su tutto e sono fondamentalmente benevoli e alieni a mobilitarsi in massa.
    Il guaio sta nel settore di mezzo minoritario ai tempi di Pascal ma che lui vedeva crescere con preoccupazione : i semicolti i sensibili gli impressionabili i moralisti i nemici del mondo. La massa di manovra degli orrori totalitari che si sarebbero scatenati nei secoli venturi il pabulum dell’dell’odierno politically correct ora che sono maggioranza. La massa che appesantisce la scienza ora che è borghese anche lei.

  4. Buonasera a tutti.
    Debbo dire che sarebbe interessante conseguire un’indagine multidisciplinare di carattere, per così dire, eziologico, sui fattori che disinibiscono forze distruttive ed annichilenti il raziocinio nell’individuo facente parte di una folla (in base al paradigma di Le Bon). Potremmo, di primo istinto, modellizzare una folla come un sistema complesso; tuttavia intendo che in molti sistemi complessi osservati risultino fenomeni di auto-organizzazione. Non credo che una folla sia capace di auto-organizzarsi, in quanto in essa non agiscono limitazioni di carattere autoreferenziale e retroattivo, le quali si osservano invece in sistemi complessi di grande interesse, i quali, si potrebbe dire, hanno un proprio intrinseco principio olistico ordinatore: il citoplasma ha il campo elettromagnetico (permettendomi di seguitare il paradigma fisico-strutturalistico), il traffico ha il codice stradale, uno stormo d’uccelli migratori l’istinto (l’insieme, esso stesso complesso, delle capacità biologiche possedute da ogni volatile), la società le proprie convenzioni e leggi. Quest’ultima è particolarmente interessante nel discorso, in quanto mi sento di affermare come, consequenzialmente alle ragioni suddette, la società non sia, anzi non debba essere affatto uno specchio della folla, ed anzi il tramutare la società in una folla, come si è fatto con i totalitarismi e come si fa oggi con la falsa scienza facilmente vendibile, è cosa affatto vacua ed distruttiva. Ritornando alla mia considerazione iniziale, avrei piacere di leggere il Loro parere, augurandomi di non aver detto intanto sciocchezze, uh…
    =
    P.S. Proprio ieri, parlando con una mia cara conoscenza, mi è saltato alla mente un pensiero di da Vinci, più o meno attintente al discorso delle folle, il quale, non rammentandolo, mi permetterò di parafrasare volgarmente: quando è solo l’individuo è uno, quando è in compagnia di uno è 1/2, in compagnia di due è 1/3, di tre 1/4, e così via, finché si diventa una nullità nella folla.

  5. alessandro giuliani on

    In realtà degli studi ci sono però si concentrano su comportamenti molto elementari come i comportamenti di fuga in luoghi affollati ed effettivamente non si evidenziano comportamenti auto organizzati il che a volte provoca disastri come in incendi o in caso di crolli a concerti manifestazioni ecc.

      • alessandro giuliani on

        Prego caro Alio comunque tornando al fatto di essere creduloni Pavel Flotenskij (un Pascal russo) molto acutamente paragonava la scienza sperimentale ai giochi di prestigio dove però gli spettatori erano estremamente attenti a scovare il trucco (falsificazione) e che dovevano portare a un cambiamento della nostra visione del mondo (scoperta scientifica) solo e fino a che un trucco non veniva scoperto attraverso un diverso punto di vista cioè una nuova teoria

        • Oh, un personaggio molto interessante e caratteristico Florenskij (è bello sentire una voce così complessa e cosmopolitica appartenente ad un differente prospetto culturale), anche se personalmente non mi riconosco in toto nelle sue argomentazioni sullo spazio. Mi piace molto questa sua considerazione sulla scienza sperimentale.

  6. Max sai che concordo praticamente su tutto!
    Leggendo i commenti volevo comunque precisare una cosa di cui si sta discutendo: quando si parla della “folla”, cosi’ come quando si parla della comunita’ scientifica (cioe’ quando si parla di gruppi di persone perche’ questo sono) e si analizza come converge il pensiero collettivo, bisogna cercare di tenere presenti due punti:
    1) di cosa si vuol parlare, della permeabilita’ alla propaganda premeditata o della fallacita’ dell’opinione su cui si converge? Perche’ le reti neurali funzionano eccome, ogni folla o gruppo funziona eccome. Ma SOLO se non c’e’ influenza ideologica, altrimenti il risultato e’ falsato non perche’ il gruppo o rete neurale ha fallito ma perche’ ha vinto la propaganda. Come in Italia: a mio parere sappiamo tutti bene come funzionano le cose. Ma la propaganda usa il Re nudo (al quadrato, quello che se ne frega del bambino). Io sono un forte critico della CONFRATERNITA scientifica non perche’ non ritengo utile un simile concetto ma perche’ vedo che chi lo porta avanti si dimentica con cura che in ballo ci sono soldi e potere, e gioca a fare il puro. Ma a chi. E questa e’ l’influenza ideologica corruttiva. In particolare noi italiani siamo veramente bravi a scordare (sempre con cura) che c’e’ anche l’influenza ideologica concussiva. Insomma io sto parlando di ideologia, certo. Ma cerchiamo di guardarla in 2 direzioni. C’e’ la propaganda del bruto Re nudo. E c’e’ il solipsismo collettivo orwelliano, scelto dalla folla, scelto dalla comunita’ scientifica. Sono le due direzioni della propaganda: dall’alto e dal basso. Top down e bottom up. In questo periodo storico ci sono entrambe e sono santificate in vari modi. Ecco perche’ e’ difficile praticare la scienza ora. O essere folla.
    2) a proposito dell’usare il tempo per “prima o poi la verita’ si sapra’” vorrei far notare che questo e’ l’Halting Problem. Suggerisco di evitare di ricorrere a questa dialettica. Equivale ad aspettare la Giustizia Divina. Mica dico che non c’e’. Dico che non mi va bene come soluzione. Io non sto criticando l’altro mondo, critico questo. Io non sto criticando la cultura del tempo che verra’, critico questa.

    • Ciao Piero,
      Esattamente. Il discorso ideologia, spariglia le cose, in effetti.
      Le Bon scriveva molto ispirato dalla Rivoluzione Francese e dal carisma di Napoleone. Quindi prima delle grandi ideologie del Novecento. Il suo pensiero quindi, per alcuni versi, è superato. Quando c’è di mezzo l’ideologia, i manipolatori sfruttano la simiglianza politica della ‘massa’ per invitare a ingoiare tutto il boccone ideologico. Un operaio veniva invitato a votare a favore dell’aborto perché di sinistra. Oppure un impiegato veniva invitato a provare sentimenti ostili verso un immigrato, perché di destra.
      Per il secondo punto, infatti, concordo. La verità viene fuori se c’è chi combatte per essa. La storia la scrivono i vincitori e non sempre, chi vince, porta la verità..! Ciao Piero, e grazie.

      • Figurati Piero, e’ un piacere 😀
        Si’ e’ cosi’, aggiungevo, al primo caso, anche la scelta non solo perche’ ” quello e’ il mio idolo, quelli i miei comandamenti quindi obbedisco” ma anche “io faccio il furbo come piu’ mi conviene e cerco anche io di fare il Re nudo de noantri, in maniera bottom up quindi quando posso faccio l’omertoso, concussivamente, perche’ e’ moneta sonante”.