Caro Freccero ti scrivo, Pennetta non deve parlare…

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Uno strano articolo comparso sul Corriere della Sera a firma di Telmo Pievani ricorda un precedente del 2011, oggi come allora si criminalizzano le critiche su argomenti scientifici chiedendo di non dar loro degli spazi.
Ma oggi, a differenza di otto anni fa, si parla di spazi in RAI e la risposta di Freccero non è di accondiscendenza.

La novità introdotta con CS da quando ho iniziato a pubblicare articoli di critica su argomenti scientifici (cosa che continua ad essere un’eccezione praticamente assoluta nel panorama dell’informazione) è stata dirompente, molto più di quanto io stesso potessi immaginare in quel maggio del 2011 quando iniziai le pubblicazioni. Dopo appena sei mesi dalla nascita del blog, il 28 dicembre dello stesso anno il prof. Telmo Pievani scriveva sul portale dell’evoluzione “Pikaia” l’articolo dal titolo Perché non rispondiamo alle provocazioni con il si rivolgeva ai propri lettori spiegano loro che agli argomenti critici, assimilati a delle provocazioni, non si deve dare spazio neanche per confutarli, in definitiva si dichiarava che l’unica possibilità era, senza però mai fare esplicitamente il nome, ignorare me e altri critici tra i quali era riconoscibile anche il Prof. Massimo Piattelli Palmarini che nel 2010 aveva pubblicato il libro “Gli errori di Darwin”:

Nulla a che vedere, insomma, con chi rincorre ancora morbosamente gli “errori di Darwin”…

Nella democrazia della rete circolano tutte le opinioni, ma esiste anche il diritto di ignorare gli ignoranti.

Oggi lo stesso Pievani parla dalle colonne del Corriere di domenica 10 marzo 2019 e non si rivolge più ai propri lettori ma a quelli del più grande quotidiano nazionale e al direttore di RAI 2 Carlo Freccero che all’inizio di gennaio ha fatto il mio nome pensando ad una trasmissione dedicata all’informazione che si fa in rete.

E oggi come nel 2011 il mio nome non viene fatto esplicitamente, e la cosa ha una sua logica in quanto sarebbe come riconoscermi una “qualche pertinenza sull’argomento”. Ma che il nome sia quello è chiaramente individuabile nel riferimento alla “evoluzione” della quale sono l’unico ad occuparmi tra i nomi citati da Freccero, nella “Tesi” si parla di evidenze senza entrare nel dettaglio perché il termine “evidenza” in realtà non spiega nulla. Ma tornando al primo intervento su Pikaia, trascorso un anno, nel gennaio 2013, veniva pubblicata una corposa lettera aperta “ad un insegnante antidarwiniano” del quale stavolta si faceva esplicitamente il nome: Enzo Pennetta, un testo di ben dodici pagine per rispondere una tantum ai miei articoli, per dare l’idea che in essi non fossero contenuti argomenti che creavano difficoltà e dire esplicitamente quello che era stato precedentemente sottinteso: non si deve dare spazio ad Enzo Pennetta.

L’intervento del 2013 a differenza di quello del 2011 terminava infine in modo minaccioso verso il sottoscritto e tutti coloro che avessero voluto insegnare in modo critico la teoria darwiniana, ecco la parte finale della “lettera” nella quale tra l’altro si fa riferimento a presunti insulti dei quali non esiste traccia nei miei scritti:

Dopo questa lettera, se compariranno altri insulti, altre insinuazioni o altri travisamenti intenzionali del mio pensiero non sarò più io a rispondere ma i miei legali…
Colgo l’occasione per chiedere a tutti i lettori di Pikaia e di altri siti scientifici di mandarci segnalazioni su come si insegnano le scienze naturali, e in particolare l’evoluzione, nelle scuole private paritarie di questo paese. Gli Istituti confessionali, se riconosciuti dallo Stato italiano, sono tenuti a rispettare i programmi ministeriali. Confidiamo che facciano tutti un egregio lavoro, ma è pur sempre bene verificarlo con la massima trasparenza. Nel frattempo, tanti auguri sentiti e sinceri agli studenti romani del Liceo paritario della Fondazione Cristo Re.

Ne hanno bisogno.

Nell’episodio di quest’anno si aggiunge la risposta del direttore Freccero che non si è fatta attendere ed è stata molto chiara e decisa, come del resto è nel suo stile, nell’articolo pubblicato dallo stesso Corriere con il titolo Carlo Freccero: «Datemi ascolto,solo il web smaschera le bufale»:

Conosco l’interesse per la scienza e la teoria dell’evoluzione di Pievani e mi sento di rassicurarlo su un fatto. Un programma d’informazione non ha per oggetto teorie ma fatti, eventi reali e verificabili…
Internet non è in grado di confutare la scienza ma può, a pieno titolo, confutare le bufale di qualsiasi natura e specie, molto più di un testo scritto che deve per forza abbracciare una tesi data. 

Concordo con la risposta del direttore di Rai due, è proprio sul piano delle “evidenze” che gli argomenti di Pievani vengono rigettati da un Freccero che parla di eventi reali e verificabili e quindi di evidenze che appaiono tali ma non lo sono, infine il riferimento alla teoria dell’evoluzione non lascia dubbi sull’oggetto, o meglio sul soggetto, della discussione che è appunto Enzo Pennetta.

Non so come questa vicenda andrà a finire, quello che a questo punto si può dire è che il tentativo di silenziare il sottoscritto si è rivelato a distanza di otto anni non riuscito.
Una seconda considerazione è che ora come allora la preoccupazione più grande del prof. Pievani è quella di fare in modo che non si dia spazio alla libertà di parola, non proprio un atteggiamento figlio della rivoluzione scientifica ma con tutta evidenza appartenente più alla tradizione della caccia all’eretico.
Questa storia di inquisizione certamente non finisce qui, ne riparleremo presto.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2016 ha pubblicato "L'Ultimo uomo" . .

23 commenti

  1. Che sia quantomeno scomodo parlare di evoluzione e di evoluzionismo, senza la censura ufficiale(nel caso in cui non siano seguite le linee ufficiali) è fuori di ogni dubbio.Ma per affermare chi dei due Cavalieri possegga la Verità solo un dibattito diretto potrà togliere ogni dubbio alla massa “degli ignoranti”(molti milioni di italiani e non solo).Vinca il migliore !

    • Caro Maurizzio, la scienza ha poco a che fare con la Verità e di certo una discussione scientifica non si risolve con un confronto fra due contendenti come se fosse un talk show politico. Il dibattito è fondamentale per la scienza ma si svolge in maniere diverse. Per fortuna, aggiungerei, perché in un confronto televisivo a due “vince” non chi ha dati e dimostrazioni più solide ma chi ha la retorica più efficace e in linea con la narrazione prevalente (che in questo momento è la lotta senza se e senza ma al sistema).
      Il dibattito scientifico sull’evoluzione è intenso e vivace, e a esso partecipano anche studiosi che attaccano questo o quell’altro aspetto del neodarwinismo senza subire censure, ostracismi, licenziamenti e soprusi vari, fintanto che (ovviamente), hanno dati, argomentazioni e ipotesi scientificamente sensate.
      Chiaro che se, per esempio, uno cerca di partecipare a questo dibattito citando in maniera sbagliata diversi studi (come hanno fatto Fodor e Piattelli Palmarini), è normale che venga respinto. Se io andassi a un convegno di gastronomia sostenendo che la pizza viene più buona se aggiungo trucciolato fine all’impasto, fanno bene a mettermi alla porta. Non è censura, nessuno viene zittito, epurato, processato… semplicemente si fa notare che ha detto una cavolata.
      Se a CS interessa il dibattito scientifico può provare a pubblicare le sue ipotesi su una rivista specializzata in studi evolutivi, oppure cercare di partecipare a qualche congresso internazionale di biologia evolutiva, in modo da potersi confrontare con i tanti ricercatori che studiano l’evoluzione in laboratorio e sul campo, senza stare a preoccuparsi di etichette, ideologie e quant’altro. Chiaramente, se non si viene accettati subito in questi contesti non bisogna gridare subito alla censura ma chiedersi se per caso le proprie ipotesi non fossero deboli scientificamente. Nella carriera di ogni ricercatore i rifiuti, gli errori e gli articoli respinti sono ben più numerosi delle pubblicazioni, ma nessuno invoca censure e complotti per questo.
      Se invece a CS interessa di più far politica allora fa bene a puntare ai talk show televisivi, però allora è necessario fare chiarezza e non tirare di mezzo la scienza dell’evoluzione quando non c’entra nulla.

      • FRANCESCOM on

        Gentile Greylines,
        Lei scrive:
        “Caro Maurizzio, la scienza ha poco a che fare con la Verità”

        Se la Scienza non avesse a che fare con la Verità, non avrebbe a che fare, letteralmente, con Nulla; atteso che la Essa non è altro che quanto della Verità rimane dopo aver ridotto la totalità del Reale a ciò è misurabile e matematizzabile (tralascio deliberatamente l’aspetto epistemologico e la discussione sulle varie teorie della Scienza).
        Pertanto, il Vero precede qualsiasi affermazione o negazione; e precede persino il dubbio, posto che anche il dubbio, per essere tale, deve essere un vero dubbio. Nel nostro caso, ad esempio, financo la Sua affermazione “Caro Maurizzio, la scienza ha poco a che fare con la Verità”, nella misura in cui vuol dire qualcosa, deve essere vera, oppure falsa (non vera); ma sempre al vero bisogna riferirsi, se si vuole trattare di qualcosa, anziché di nulla.
        Riguardo alle altre Sue affermazioni (soprattutto su quanto sia libero e “democratico” il dibattito sul darwinismo), non voglio scippare al padrone di casa il piacere di risponderle.

        • Gentile Francesco, un conto è fare affermazioni vere, un conto è farsi portatori della Verità. Sono due cose ben diverse. La scienza si basa su affermazioni e ipotesi il più possibile veritiere ma non è detentrice della Verità.
          Per quanto riguarda il dibattito sul darwinismo, io sarei curioso di conoscere anche l’opinione che ne ha lei e su cosa si basa, se avrà voglia di raccontarmelo.

          • FRANCESCOM on

            Gentile Greylines,
            perché esista la possibilità di produrre enunciati veri, occorre necessariamente postulare due condizioni: 1°, che il Vero sia; 2°, che sia anche linguisticamente predicabile in modo adeguato. Questo secondo punto richiede un breve approfondimento. Non bisogna mai dimenticare che una volta entrati nell’universo linguistico, si abbandona il “mondo per come è”, e ci si ritrova nel dominio dell’astrazione simbolica. Mi spiego, o ci provo, con un semplice esempio: non possiamo bere la parola acqua; ma denominare quel quid linguisticamente, ci torna utile a disporre di esso secondo i nostri bisogni. Se il processo che correla mondo, linguaggio, e cognizione (da cui l’Adaequatio rei et Intellectus che denomina il blog) è connaturato al mondo stesso che rappresenta, allora tale processo, per quanto simbolico, è adeguato.
            Chiarito questo, è all’interno dei limiti e dei vincoli di questo, chiunque, persino l’ultimo dei bifolchi, si trovasse a fare un’affermazione vera, sarebbe di per ciò stesso portatore di verità (sempre all’interno dei vincoli, dei limiti e delle regole, su accennati).
            Se invece Lei si riferiva alla pretesa di taluni di essere possessori della Verità, tale pretesa implode sulla sua stessa illogicità: come potrebbe la Verità (pre-verbale, e quindi non soggetta al processo limitativo/formativo del linguaggio, e quindi non-finita) essere di proprietà di alcun ente finito?
            Mi chiede:
            “Per quanto riguarda il dibattito sul darwinismo, io sarei curioso di conoscere anche l’opinione che ne ha lei e su cosa si basa, se avrà voglia di raccontarmelo”.
            Non ho difficoltà a risponderle, premettendo che non sarà una risposta scientifica, essendo il sottoscritto ignorante di biologia. Per quanto mi concerne, la congettura darwinista deve essere necessariamente falsa; lascio il dibattito sul “come” ad altri, qui sul blog, incomparabilmente più preparati di me.
            Le ragioni fondamentalissime di questa mia posizione sono tre:
            1°, il più non può procedere dal meno, né per somma, né per moltiplicazione, né per accumulo. Se all’inizio, ovunque si voglia posizionare lo stato zero dell’orologio (ripeto, ovunque), v’era parimenti zero informazione, una volta partito l’orologio, per quanto a lungo possano aver girato e continuare a girare le lancette, nessuna somma, prodotto, accumulo, di zeri potrà mai, in nessun tempo, dare qualcosa di diverso da zero. Insomma, si evolve (preferisco di gran lunga il termine “sviluppa”) qualcosa che già c’è, come potenzialità, o come “seme”, o come virtualità; mentre lo zero rimane sempre zero, in qualsiasi modo lo si tratti. Per dirla scherzando, se l’universo primordiale era stupido e totalmente ottuso, non può (intendo logicamente) essere diventato intelligente, o generato intelligenza. Nella mia imitata esperienza, gli idioti incontrati, col procedere dell’età, finiscono sempre a rincrudire nell’idiozia.
            2°, proprio non mi immagino come un sasso, un miliardo di sassi, sfregandosi l’uno contro l’altro, fra fulmini e saette, al solo scorrere del calendario, ad un certo punto possano aver prodotto la Messa di Requiem.

            3°, ma in realtà ben primo: la coscienza. Ho letto quasi tutto è stato scritto sul tema da cognitivisti ed evoluzionisti darwiniani. Ebbene, francamente, mi pare ci voglia molta più fede a credere che un cetriolo, superato “un certo grado di complessità” (magica formula), diventi cosciente, che credere in un paradiso appena sopra le nubi. La coscienza, al contrario, sia alla riflessione, sia soprattutto alla prova diretta, all’insight dell’introspezione profonda, si rivela semplice, nuda, extra-mondana, non facente parte dell’universo fenomenico, e da esso non dipendente. Quest’universo è tessuto di spazio, tempo e causalità solo davanti ad una mente discriminante, non di per sé. La coscienza si veste di queste tre condizioni all’atto della produzione linguistica e dell’elaborazione razionale, ma di per sé, in quanto tale, ne è affrancata. Di questo parlammo tempo addietro col Prof. Masiero. Qui aggiungo solo una breve nota. Se arresto il mentale, ossia il processo di astrazione e razionalizzazione (cui ho accennato prima), il mondo non scompare, ed anzi appare come credo fosse il primo giorno della creazione; prima che i nomi fossero dati, e col processo di denominazione il mondo fosse ritagliato e frastagliato. Questo processo crea l’illusione primaria, ossia che il mondo sia un assemblato di pezzi sparsi, effettivamente ritagliato e ricucito concettualmente, e che cose come “materia”, “anima”, “spirito” (ma anche montagne o banene) esistano e sussistano autonomamente, in precisi comparti. Da qui, questioni irrisolvibili:
            a, la mente come epifenomeno del cervello (ovviamente “bruta” materia);
            b, il dualismo mente-materia, ancor meno sostenibile;
            c, la non esistenza stessa della coscienza; tesi da non pochi sostenuta con surreale sicumera.

            Grazie, se mi ha seguito fin qui, e chiedo scusa al Prof. per il leggero OT.

          • Giuseppe Cipriani on

            Grazie Greylines, per chi vuole intenderlo è molto chiaro quel che afferma. Forse per un equivoco Maurizzio ha impostato il confronto citando una fuorviante Verità, ma anche lui, credo, intendeva parlare più semplicemente di ricerca di risposte sul piano della scienza e della ricerca in questo ambito. Tutto molto semplice, dunque: la Verità e le speculazioni metafisiche lasciamole ai filosofi!

        • Fabio Vomiero on

          Buongiorno Francesco M, vorrei approfittare della sua evidente preparazione filosofica e della sua gradita disponibilità al confronto, per porle qualche questione, mi perdoni il prof.Pennetta per l’argomento forse OT, ma probabilmente lo è molto meno di quanto possa sembrare. Lei oramai penso conosca la mia posizione critica verso certa filosofia e soprattutto verso quei tentativi, secondo me quantomeno azzardati e presuntuosi da parte di certa filosofia di poter definire e circoscrivere con una certa e incomprensibile (da parte mia) sicumera l’essenza e i confini della scienza stessa. Posto che sulle plurali e se vuole anche sommarie definizioni di scienza, dei suoi metodi e dei suoi limiti, abbiamo già detto molto, sia io (ho scritto anche qualche articolo), che Greylines, che Nando, per esempio, sempre poco o niente è stato detto sui limiti della filosofia, che a volte viene invece ritenuta da qualcuno come depositaria quasi assoluta di verità, conoscenza e logica apparentemente incontrovertibile. Allora, la mia domanda è, come fa un qualsiasi filosofo, che molto spesso ignora invece inevitabilmente ampi spazi e segmenti dell’essenza stessa della conoscenza e della ricerca scientifica, come peraltro lei ha giustamente ammesso per sè stesso a proposito della biologia evoluzionistica, avere la presunzione di definire ed etichettare in modo evidentemente arbitrario il fare scientifico? E poi, cosa ne pensa sul concetto che personalmente io invece sostengo con convinzione, e cioè che invece la scienza sia già essa stessa anche filosofia e non potrebbe essere altrimenti, visto che lo scienziato giustamente ragiona, riflette e si pone spesso le stesse domande che si pone il filosofo? Non è che per caso questa arbitraria separazione netta tra scienza e filosofia sia perlopiù voluta e sostenuta, come ho già detto in altra occasione, da questi filosofi da salotto, per continuare a difendere con i denti il loro bunker di isolamento culturale, perchè in fondo, questo è quello che traspare dai loro trattati su questioni scientifiche? La ringrazio per una sua eventuale risposta.

          • FRANCESCOM on

            Grazie, Dr. Vomiero, e ben ritrovato.
            Sia per il limitatissimo tempo (semmai approfondisco nel pomeriggio), sia perché effettivamente sul filo dell’OT, le rispondo sinteticamente.
            Lei mi gratifica di una “evidente preparazione filosofica”, eppure non credo di aver speso una sola parola di gergo filosofico. Ho semplicemente argomentato per causalità, cosa che qualche utente, misteriosamente, scambia per “speculazioni metafisiche”, togliendosi dall’impaccio di replicare. Questo mi porta a dire che, con ogni probabilità, c’è un fraintendimento forte sul termine “filosofia”. Tutti fanno filosofia, la fa il bruto, come l’eccelso, fa filosofia (bruta, appunto) persino chi sostiene che la filosofia non serve a nulla, e che la Verità non ha niente a che spartire col formulario ed i metodi propri a ciascuna specializzazione scientifica. Ebbene, questa posizione è semplicemente un empirismo rudimentale, tanto più radicato e sprezzante, quanto maggiore è la corrispondente, sfortunata, impossibilità di capire un dato di fatto davvero basico ed elementare, e senza la comprensione del quale, persino le ombre della caverna platonica diventano fulgide: qualsiasi affermazione o negazione, qualsiasi dubbio, persino, per essere qualcosa, debbono V.E.R.A.M.E.N.T.E riferirsi a se stessi ed al mondo; ossia debbono radicare nel Vero. E’ difficile da comprendere? Eppure, c’è chi seguita ad incaponirsi nell’affermare che possa darsi conoscenza – di qualunque genere e grado, e abbiamo visto che quella scientifica si limita al misurabile e al matematizzabile – senza che tale conoscenza abbia la garanzia di essere vera, ossia, di discendere da una Verità, tanto universale, da rimanere intatta e assoluta in qualsivoglia applicazione particolare e relativa.
            Bene, alla luce di ciò rispondo ad una delle sue domande: certo la Scienza, nella misura della sua coerenza e dei sui limiti, è certissimamente una modalità di conoscenza, e quindi una specie di corrente filosofica.
            Altra Sua domanda, ricorrente nei suoi interventi (vede che la Leggo), riguarda i limiti della filosofia. Sarò fulmineo: per quanto mi riguarda, la stragrande parte della filosofia post medioevale non vale l’inchiostro con cui è stata scritta. E’ appena una collezione di parole, proiezione del soggettivismo individualistico tipico della modernità. Con qualche importante eccezione, e tralasciando gli enormi progressi nella logica.
            Sotto questo profilo, non faccio fatica a dichiarare che, per quanto mi concerne, ha certo più dignità la buona Scienza.
            Debbo scappare, Dr. Vomiero, il supermercato chiude, ed ancora non sono diventato puro spirito.

      • Carissimo Greylines,i miei impegni mi hanno impedito di seguire la Sua gradita risposta.Ho ancora da leggere ciò che Francescom le risponde,lo farò sicuramente.
        Come lei sa i miei commenti vogliono-desiderano solo sollecitare un colloquio
        tra diciamo,almeno,due posizioni attorno al grandissimo tema dell’evoluzione.Non entro in una lunghissima osservazione alle sue note scientifiche,credo che altri lo faranno,ma piuttosto mi permetta di chiedere perchè ritiene un dibattito pubblico
        una sorta di “maurizio costanzo show”? Perchè se quello che sostiene il Prof.Pennetta
        è una forma critica a come viene analizzata la teoria darwiniana, non può essere conosciuta ad un certo pubblico di interessati(e competenti) ma più vasto possibile ? Le porgo,come ben conosce,la mia più sincera stima.

        • Giuseppe ho forse dimenticato,una volta tanto,di aggiungere delle virgolette a la “Verità”.Per “Verità” intendo,anche, appunto un confronto,il guardarsi negli occhi senza odio.Come dici tu le speculazioni metafisiche- filosofiche le lascio a chi di competenza.

        • Attenzione, dibattito pubblico e dibattito televisivo sono due cose diverse. Un dibattito pubblico può avere molte forme (inclusa quella televisiva): un convegno, un intervento a un festival, un evento in un’università o in un museo, uno scambio di articoli su giornali e riviste. Visto che il post parla di televisione io mi riferivo al secondo, che è un format ben preciso con le sue regole e le sue dinamiche. Questo genere di dibattiti funziona quando c’è lo scontro fra posizioni diverse, la polarizzazione, con uno schema che induce gli spettatori a schierarsi da una parte o dall’altra (il che, nella maggioranza dei casi, avviene sulla base di motivazioni filosofiche, politiche, ideologiche ma raramente scientifiche). Ecco perché non lo ritengo adeguato ad affrontare in maniera equilibrata un tema così complesso.

          Per quanto riguarda il dibattito pubblico, è importante aver chiara una cosa: quale sarebbe l’obiettivo di tale dibattito? (1) Portare avanti una discussione scientifica, anche piuttosto critica, sullo stato dell’arte nello studio dell’evoluzione? Oppure (2) coltivare una polemica ideologica e filosofica su materialismo, riduzionismo e svariati altri -ismi, mascherandola però da discussione scientifica?
          In un dibattito di tipo (1) si dovrebbe per forza parlare di plasticità fenotipica, developmental constraints, epigenetica, selezione multilivello, epistasi, assimilazione genetica, variazioni criptiche, eccetera. Perché questi sono i temi caldi e i punti su cui discutono, a volte anche in maniera molto accesa, gli scienziati che studiano l’evoluzione. Qui trova un ottimo esempio di dibattito scientifico serio (e pubblico, benché difficile da seguire se non si è un minimo competenti) sul tema: http://pikaia.eu/due-fazioni-luna-contro-laltra-armate/
          In un dibattito di tipo (2) salterebbero sicuramente fuori argomenti tipo: (a) l’irriducibile complessità; (b) la vita non può essere nata per puro caso; (c) la teoria dell’evoluzione non può essere falsificata; (d) è matematicamente impossibile che una molecola complessa come l’emoglobina si sia evoluta per mutazioni casuali e selezione in così poco tempo; e tante altre argomentazioni di questo calibro, che sembrano scientifiche ma in realtà non lo sono*. Questo sarebbe un problema, perché smontare simili argomentazioni richiede tempo e spiegazioni complesse, mentre usarle per insinuare dubbi è facilissimo. E sono anche certo che in un dibattito di questo tipo si citerebbero a sproposito scienziati come Gould, Feynmann o Dulbecco (come è accaduto in un commento all’ultimo post di CS su questo tema), e si parlerebbe di ostracismo e di dogma darwiniano.
          Insomma, si finirebbe con il dare un’idea distorta e banalizzata della ricerca sull’evoluzione.
          Io rifiuterei un invito a un confronto di questo tipo (come ho fatto, nel mio piccolo, quando Fratus, dopo avermi del bugiardo, cialtrone e manipolatore, mi ha invitato a parlare al suo programma radiofonico).

          *
          (a) è un argomento che è stato smontato scientificamente da decenni e che era stato costruito a tavolino da persone ideologicamente motivate ad attaccare la teoria dell’evoluzione;
          (b) la teoria dell’evoluzione non parla di “puro caso” inteso come totale assenza di leggi ma di una casualità deterministica;
          (c) a parte il fatto che la falsificabilità non è l’unico criterio per stabilire la scientificità di una teoria (l’epistemologia non si è fermata a Popper), le ipotesi su cui lavorano i ricercatori sono tutte falsificabili e Popper stesso ha definito falsificabile la teoria neodarwiniana;
          (d) questo conto matematico si basa sull’idea che l’evoluzione avviene solo tramite mutazioni di singoli nucleotidi, che si verificano una di seguito all’altra su una molecola per volta, sempre con la stessa probabilità, senza alcuna interazione con l’ambiente circostante. Un’ipotesi assurda e totalmente irrealistica.

          • Ho bisogno di tempo per leggere riga per riga il suo commento.E solo più tardi ne avrò a disposizione.Ma,invece,mi sembra che propio l’approccio suo sia ottimo.Come sempre metodico e “scientifico”.Lei mi sembra adatto ad un confronto pubblico ! Non voglio(non sono un biologo) sostituirmi a Pennetta ma direi,con un pò di humour toscano:”scegliete voi le armi”.Ovvero dibattito pubblico,convegno,dibattito televisivo e quanto altro…purchè pubblico e visibile.

          • Gentile Greylines,
            il suo commento è piuttosto articolato e tocca diversi argomenti che meriterebbero un approfondimento più ampio.
            Mi limito a farle una domanda sulla complessità irriducibile:
            Mi può fornire una qualche indicazione delle fonti scientifiche a cui allude?
            Su questo tema, al momento, ho letto solo argomentazioni “alla Dawkins” che trovo essere piuttosto deboli e farraginose.

            La ringrazio qualora avesse voglia di rispondere.

  2. Noi siamo qui ad aspettare un civilissimo confronto.Sia ben chiaro,a questo punto,credo,anche la Rai di Freccero,i lettori del Il Corriere della Sera e chi chissà quanti altri.Credo anche , che la cosidetta Scienza(il sapere dell’uomo fin qui raggiunto) pur non essendo un ente “democratico”(ma solo per addetti ai lavori,appunto)deve fare i conti con “gli ignoranti”,cioè coloro che la sovvenzionano quotidianamente.

  3. Il popolo bue, che brama il giogo, grazie a internet ne trova di tutti i tipi.
    Tuttavia mi si consenta di rilevare, perdonando la mia asinina ignoranza, che l’evoluzionismo è un caso paradigmatico (si dirà così?) nel quale economia, scienza, filosofia e ideologia (ateismo, materialismo e capitalismo) sono indelebilmente coniugate.
    Così, se a qualcuno scappa di fare un rilievo sulla teoria scientifica difficilmente si trova a dover sostenere le proprie tesi sul piano meramente accademico, ma deve affrontare le rimostranze di tutti gli inquilini del palazzone ideologico che sul darwinismo poggia le fondamenta.
    Il problema è che l’efficacia del sistema difensivo di questa specie di organismo multiforme ha fatto scuola e si possono osservare diverse applicazioni dello stesso metodo: clima, vaccini ecc.
    L’unica arma contro questi Moloch è internet, per questo dà tanto fastidio al punto di provocare reazioni violente e scomposte.

    • FRANCESCOM on

      @MENANNI
      Impeccabile, complimenti, Lei ha colto esattamente il punto!
      E’ in casi come questo, e proprio per le ragioni da Lei addotte, che il Sistema mostra il suo volto ottuso e brutale.
      Non guardo la tv da 15 anni, ci fossero dibattiti da il Prof. e Pievani, ci starò incollato.

  4. Giuseppe Cipriani on

    Certamente sbaglia chi vuol fare di tutta l’erba un fascio… C’è del buono nella controcultura e meno male che esiste una controcultura. Ma sbaglia anche chi crede solo nella controcultura, come fosse questa che dà ragione di ogni cosa.
    Certo, ci vuole un sano spirito critico e tanta buona volontà per discernere il vero.
    Sono d’accordo che la via preventiva che vuole far tacere le dissonanze sia un segno di arroganza e, aggiungo, di debolezza.
    Nel mio piccoli posso dire che con blog come questo di Enzo il confronto può solo rivelarsi positivo, utile a riformare le idee con più larghe vedute, che non vuol dire uniformarle, ma arricchirle, e mi permetto di aggiungere “arricchirle reciprocamente”, soprattutto quando la si pensa in modo diverso nei toni del civilissimo confronto.

    • zoldan valentino on

      Si dovrebbe tenere una posizione neutrale e discutere apertamente, anche in senso mentale, senza preclusioni, delle questioni basandosi appunto sui fatti.
      Mica una cosa facile, sopratutto quando una delle parti invece di stare sui fatti preferisce insinuare dubbi sulla competenza della parte avversa e si arroga per assioma la verità.
      Sembra che proprio la verità sia la vittima, perchè invece di cercarla con il contributo di tutti, magari Pievani potrebbe trovare qualcosa di utile nelle tesi di Enzo e viceversa; magari entrambi uscirebbero con le stesse idee con cui sono entrati, ma magari ognuno dei due si porterebbe dietro qualche tarlo.
      Purtroppo il tutto si risolve sempre con attacchi alla persona o a supposte ideologie e non si porta mai la discussione sui fatti e quando una delle parti mette a nudo le falle del pensiero dell’altra, questa reagisce arroccandosi in contorti arrampicamenti sugli specchi mentre se invece di mettere in luce le incongruenze la prima parte porta contributi costruttivi, questi vengono elusi e si passa all’attacco personale, sfottendo e buttando tutto “in vacca”.
      Comunque un confronto se pur con forte handicap per una delle parti, per definizione complottista ed oscurantista, e forte vantaggio per l’altra, per definizione depositaria di ogni verità, può comportare sempre qualche rischio, quindi è sempre preferibile tacitare da subito chi tenta di cantare un’altra canzone.
      Per fortuna esiste ancora gente che a questo gioco non ci sta.

  5. Paolo da Genova on

    Sarebbe bella una vera “disputatio” in prima serata su RAIUNO su tutti i temi etici e scientifici caldi, in piena libertà, come nelle università medievali. Sarebbe un programma di altissima cultura e di grandissima pluralità. Purtroppo la cosa che si avvicina di più è quando un singolo esperto controcorrente viene invitato in una trasmissione con 4-5 avversari fra loro alleati, compreso il conduttore.

    • Concordo con lei, Paolo, la disputa medievale era una chiarificazione della expositio. La radice di “pos podos” era pulitura, rigorizzazione dei concetti. Dibattito in senso moderno ha preso la piega infatti del “batuo”, prendere a calci, dove chi entra esce con le stesse idee, viene preso a calci, esce con le ossa rotte. Grandi i medievali!

      • Si ma ad armi pari.Ideale duello non cruento: 2 esperti “tradizionali” contro 2 esperti “contestatori”.Semmai il “problema” è chi potrebbe essere il Conduttore.ps.”il medioevo buio” ? Allora chi ha spento,oggi,la luce ?