Ripensare la piazza

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Un diverso modo di operare in una realtà nuova.

Scrivevo circa tre mesi fa, il 2 giugno 2021, della debolezza della piazza di protesta in assenza di una rappresentanza politica, nei mesi precedenti si erano svolte delle manifestazioni auto organizzate ma l’esito non era stato molto incoraggiante, protagonismi di gruppi estremisti, personaggi improbabili, disorganizzazione e messaggi poco chiari erano stati usati prontamente dalla stampa per mettere in cattiva luce le iniziative, vanificare gli sforzi e peggio ancora per rivolgerli a sfavore dei manifestanti, ma al tempo stesso si doveva registrare che anche le manifestazioni più imponenti e durature come i Gilet Jaunes non sono riuscite a cambiare le politiche della presidenza Macron che ha continuato ad imporre uno dei regimi più repressivi d’Europa.

Con l’estate e l’allentamento delle restrizioni le nostre piazze sono poi diventate più numerose e regolari, ma anche diverse, un movimento in crescita, ma quali sono le realistiche prospettive di ottenere un effetto a livello di provvedimenti legislativi o anche solo amministrativi?

Poiché le leggi si fanno ancora in Parlamento, quelle residue che ancora non sono dettate dalla UE, va capita la reale possibilità delle piazze di influire a quel livello. Escludiamo subito che i partiti di centro sinistra possano rappresentarle in quanto i loro elettori, che sono i lettori di Repubblica, Corriere, La Stampa ecc… non scendono in quelle piazze né tantomeno ci si identificano.
Non sono invece incompatibili con quelle istanze il M5S, FdI e Lega, nel momento in cui uno di questi partiti dovesse ritenere che in gioco c’è una parte importante di consenso potrebbe cercare di rappresentarle. In assenza di ascolto quel consenso non avrebbe altra possibilità che dirottarsi verso un nuovo soggetto che con una guida capace potrebbe crescere ma che dovrebbe partire da zero e che inoltre dovrebbe aspettare la scadenza del 2023 per verificare in quanti voti questo consenso realmente si tradurrebbe.

Nell’immediato si tratta quindi di convincere chi in paramento già c’è che quella parte di elettorato non è marginale e questo sarebbe un risultato utile, in accordo con quanto già scrissi tre mesi fa si tratterebbe di mettere la protesta liquida in una struttura che la renda corpo solido.

Affinché questo possa avvenire ci vorrebbe però del tempo e su questo ci sono molti dubbi. Le piazze al contrario dei social non sono su un terreno privato dove violando le norme della “community” si può essere espulsi, ma a pensarci bene le cose non stanno in modo molto diverso.
La “community” del mondo fisico è la stampa che sta già iniziando a criminalizzare le piazze definendole “novax” e “violente”, si sta iniziando a cercare casi isolati di elementi aggressivi e poco intelligenti da mettere in risalto per creare un’opinione pubblica sfavorevole.

Tutto questo è la premessa per “bannare” le piazze fisiche, si tratta di una realtà fragile, esposta alle intemperanze di singoli o di gruppetti che possono creare problemi, quando i Prefetti vieteranno le manifestazioni o quando per motivi sanitari verranno dichiarate ‘irresponsabili’ e quindi non autorizzate, avremo l’analogo del ban sui social e senza una rappresentanza da corpo solido a difenderle sarà la loro fine.
Anche le piazze reali sono vulnerabili come i social.

E lo sono ancor di più pensando che esse possono essere impiegate per profilare i partecipanti, per vedere chi sono, quanti sono, chi sono i loro riferimenti e leader, per avere un database dell’iniziativa stessa.

In assenza di una solidificazione la piazza reale e quella social in fondo non si differenziano molto, tanto che l’operazione “ban” è iniziata al momento attuale ha buone possibilità di riuscire appena lo si decidesse, le piazze sono vulnerabili e se si prefiggono effetti politici riscontrabili possono diventare frustranti.

Le nuove piazze

Una situazione che è sfavorevole ma solo se si pensa in modo tradizionale, le piazze se pensate diversamente possono essere ancora un punto di forza, la condizione però è proprio quella di non impostarle con categorie del passato perché quelle piazze erano di destra o di sinistra e avevano direttamente o indirettamente una loro rappresentanza politica, nessuno avrebbe mai pensato di delegittimarle o vietarle veramente.


Il pericolo di essere chiuse non si può eliminare ma diventerebbe un’arma spuntata perché si ripresenterebbero alla prima possibilità ripartendo da dove si erano fermate, perché le nuove piazze devono essere pensate come un catalizzatore sociale, un luogo fisico in cui si innesca l’aggregazione di un corpo che dovrà crescere ma che non ha fretta, ogni incontro così diventa in sé un successo perché l’obiettivo non è rovesciare i governi o mostrare di essere un grande numero che possa impensierire chi detta la linea politica, l’obiettivo è visualizzare una realtà riconoscibile e che inizia a costruire discorsi ben pensati e condivisi.

Le nuove piazze devono essere un luogo dove trovarsi, un’agorà e non una dimostrazione di forza, la dimostrazione che la forza degli spin doctors e degli ingegneri sociali si deve fermare di fronte ad un gruppo di persone che ne riconosce e rifiuta i discorsi e che mostra un modo diverso di intendere la società.

La forza delle nuove piazze deve essere nella parola detta guardandosi in volto, nelle sensazioni fisiche, nel sapere che ogni persona in più che si aggiunge non tornerà indietro, nella consuetudine che non stanca.

Le nuove piazze non devono darsi scadenze, non devono darsi obiettivi numerici, non devono essere etichettate, devono essere un’Agorà, un “raduno”, un luogo dove si va per il piacere di andarci, il luogo intorno al quale si costruisce una polis, e con essa la politica.

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

38 commenti

  1. Paolo da Genova on

    Egr. prof. Pennetta,
    Personalmente ho faticato a capire gli ultimi due articoli, sui “gatekeeper” e sulla piazza, interessanti negli spunti, ma di taglio politico e non scientifico. Nulla di male a parlare di politica (peraltro abbiamo idee simili, se non identiche), ma lo fanno già in tantissimi (a proposito e più spesso a sproposito), mentre il bello di questo blog è sempre stato il taglio scientifico, il poter leggere qui quello che non trovi da nessun altra parte (se non mesi dopo, come per l’origine artificiale del virus) e la soddisfazione di poter rispondere con argomenti scientifici a chi ci entra in casa e nella vita perché “lo dice la scienza”.

    • Enzo Pennetta on

      Ciao Paolo, il sito nasce su una denuncia della strumentalizzazione della scienza a fini politici e se fai una semplice ricerca mettendo ad esempio la parola “costituzione” troverai moli articoli che ne parlano, così come si parla di media e altri aspetti non strettamente scientifici.
      Scienza e politica sono indissolubilmente intrecciate e voler cambiare le cose fermandosi al pian della denuncia è utile ma si può e deve fare di più. Vedendo che l’azione di protesta si incanala spesso in vie sterili o peggio ancora controproducenti ho deciso di trattare alcuni aspetti di queste azioni e farne un’analisi, che potrà essere condivisa o no, che possa aiutare a capire cosa fare e come.
      Se la scienza è la prosecuzione della politica con altri mezzi non possiamo non parlare di quest’ultima e di come contrastarla.
      Un caro saluto.

      • Paolo da Genova on

        Bellissima la chiusa “Se la scienza è la prosecuzione della politica con altri mezzi non possiamo non parlare di quest’ultima e di come contrastarla”. Vero, non ci avevo pensato. L’originale diceva “la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi”, ma in effetti oggi è più giusto scrivere “scienza” (da noi onnipresente) che “guerra” (da noi assente). Spero di vederla presto in altri seminari simili a Sapiens 3.

  2. Paolo da Genova on

    P.S. Peraltro la miglior battaglia politica mi pare conducibile proprio sul piano della scienza e della ricerca, in tutti i campi, per far emergere quanto decisioni fatte passare per scientifiche, siano in realtà decisioni politiche, quindi magari fondate e condivisibili, ma in sé non oggettive e in sostanza arbitrarie.

  3. Caterina Orefice Bafile on

    Grazie professore per il suo contributo, sono la mamma di un suo ex allievo,vale sono doppiamente grata perché Antonio, anche grazie a lei, sta capendo….perché capire, anche quando forse paradossalmente si preferirebbe non esserne in grado, è sempre ciò che ci rende liberi. Anche in catene la nostra anima è libera solo quando capiamo e duscerniamo il bene dal male.

    • Enzo Pennetta on

      Grazie per questo messaggio, sono queste le cose che rendono bella la scuola e l’incontro tra insegnanti, studenti e famiglie, rapporti che uniscono le generazioni.
      Un caro saluto a tutti voi.

    • “Anche in catene la nostra anima è libera solo quando capiamo e e discerniamo il bene dal male”
      Farò mie queste Sue parole perché credo mi saranno molto utili nell’affrontare questi difficilissimi tempi.
      Grazie Sig.a Caterina.

  4. Mi pare che i partiti di destra abbiano abbandonato la causa della libertà perché gli industriali vogliono i dipendenti vaccinati per non avere loro grane o spese extra per la prevenzione. Bisognerebbe fargli capire a questi che dopo aver tolto la libertà agli individui la libertà di impresa e il loro benessere cadrà inessorabilmente.

    • Articolo assai interessante, anche se credo si debba andare oltre, accelerando la sostanza politica, in modo consapevole e innovativo, perché abbiamo anche un altro pericolo: quello di una nuova formazione che col tempo possa rivelarsi l’ennesimo gatekeeper stile 5S. Come contributo propongo il mio libro: “Per il Partito Unitario di Liberazione Nazionale”.

  5. Francesca Parenti on

    Complimenti Prof.!
    Come sempre Lei ha la capacità osservare, analizzare le situazioni in tutte le loro sfaccettature e fornire lo spunto per continuare a reagire in maniera costruttiva.
    Non posso far altro che ringraziarLa per aver condiviso il Suo pensiero, dichiararmi d’accordo col suo punto di vista e e condividere la sua visione delle nuove piazze.
    La storia insegna e ci apre il varco per non spegnere i pensieri, i sentimenti, le intenzioni. Sarà anche il ritorno ad un tipo di aggregazione che molti hanno dimenticato.
    @FrancyClick

    • Enzo Pennetta on

      Buonasera Francesca, non possiamo che puntare ad un’aggregazione che, concordo, molti hanno dimenticato ma noi no. E se le piazze servono a ricordarcelo hanno già fatto qualcosa i importante.
      In questo momento in particolare mi auguro di poterci incontrare presto di persona con te e con tutti gi amici incontrati qui e sui social, magari in una piazza.

  6. valentino zoldan on

    Le piazze non fanno altro che mostrare il disagio e la frustrazione della gente di fronte all’assenza totale dei partiti.
    Lasciamo pure stare quel mucchietto di cascami a cui si sono ridotti i partiti di sinistra (e quanto ci sarebbe bisogno di voci da sinistra che fossero di sinistra in questo momento credo che sia evidente a tutti anche a me che vengo classificato ma non mi autoclassifico di destra).
    La sinistra è evaporata per mancanza di coerenza, la destra la sta seguendo con i suoi proclami ondivaghi da cerchiobottisti; evaporerà.
    Credo sia l destino dei partiti, ottime cose quando alla loro formazione raccolgono, coordinano, rappresentano le istanze di una parte della popolazione (il ragionamento vale pari pari per i sindacati) ma sembra che ineluttabilmente siano attratti sempre verso una posizione di potere (e di potentati personali) espellendo via via le loro forze vive e arroccandosi in posizione che vanno da quella dei saputelli che guidano il popolo ignorante fino a quella dei puri che del popolo ignorante se ne fregano altamente e possono arrivare persino a sterminarlo se fa gioco ( Hitler, Stalin, Mao, Pol Pot ecc.)
    Mi sembra che tutti i processi politici, anche quelli che realmente partono dal basso, abbiano una tendenza ad evolvere sempre verso il verticismo seppur con diverse sfumature di paternalismo o o autoritarismo.
    Le costituzioni, imperfette, belle, bellissime e addirittura più belle del mondo, si stanno dimostrando a frenare questa deriva.
    Ho l’impressione che i partiti subiscano un processo molto simile a quello che ogni essere umano deve affrontare, dalla nascita all’età adulta, alla vecchiaia ed infine alla morte.
    Ho detto simile perchè quando nascono sono propositivi, tutti proiettati verso il futuro, quando sono adolescenti attuano la fase ribelle e distruttiva, quando sono adulti quella costruttiva, quando arrivano alla senescenza diventano ciarpame inutile ed anzi spesso zavorra (cosa che li differenzia sostanzialmente dall’essere umano che mai è inutile o zavorra), e a differenza dell’uomo protraggono la propria senescenza asintoticamente verso l’infinito; i partiti, a differenza degli essere umani, non muoiono mai di morte naturale ma se e quando muoiono lo fanno per morte violenta.
    Sarebbe bello che i partiti morissero quando non hanno più nulla da dare al popolo (ai loro quadri avranno sempre qualcosa da dare).
    Io sono d’accordo con Bagnai su quanto va dicendo sulla democrazia rappresentativa, d’altra parte siamo ancora freschissimi dall’aver assistito alla catastrofe della cosiddetta democrazia diretta, però con dei distinguo: la democrazia rappresentativa funziona solo se il popolo ne è partecipe negli organi rappresentativi di base, cioè i partiti, e solo se la selezione dei candidati viene fatta a questo livello, altrimenti finisce solo con il rappresentare la propria burocrazia ed i propri potentati.
    Vedo che queste piazze, a cui anch’io ho alle volte partecipato, non sono catalogabili con i vecchi criteri di destra e sinistra, nemmeno con quelli economici di liberisti o seguaci delle economie di stato, neanche con quelle morali tipo bene o male.
    Purtroppo, ma anche per fortuna, sono piazze completamente trasversali alle categorie elencate ma anche trasversali alle nuove categorie sanitarie, ci sono vaccinati e non, indecisi e resistenti duri e puri, gente che il green pass ce l’ha e gente che non ce l’ha, tutti sembrano preoccupati dalla deriva autoritaria e dalla perdita dei diritti acquisiti, in primis da quelli costituzionalmente garantiti, non a caso i primi ad essere calpestati, ma è davvero così?
    Certamente esiste una porzione di popolazione che è seriamente preoccupata della situazione in generale ma, dalla mia esperienza sul campo non posso non rilevare che oltre a questi puristi, purtroppo la minoranza, le categorie presenti in piazza sembrano essersi sgranate nel tempo, quasi che a muovere la protesta non fosse tanto l’alta preoccupazione delle lesioni costituzionali ma piuttosto le più prosaiche (e assolutamente legittime) preoccupazioni di bottega: prima ristoratori, baristi, albergatori, ai quali si sono aggiunti successivamente medici ed infermieri, per arrivare agli ultimi rinforzi da parte del personale, e per fortuna anche degli utenti, del mondo della scuola.
    Sarebbe il tempo giusto per la morte dei vecchi partiti che si dimostrano ogni giorno inutili se non dannosi e della formazione di partiti nuovi, freschi, spumeggianti di partecipazione ma può una popolazione così eterogeneamente interessata più al proprio cortiletto che al grande parco comune pensare di formare questo/i partiti?
    Io credo che il potere, usando la tecnica degli Orazi e Curiazi ed alternando un sapiente uso di bastone e carota, riuscirà e demolire questi movimenti spontanei, isolando ed impallinando o blandendo ogni singola categoria singolarmente.
    Manca la visione comune e manca il traguardo comune, temo che i tempi per formarli, nonostante la buona volontà di alcuni, siano troppo lunghi.
    A proposito di quegli alcuni poi c’è anche da dire, che più che interessati ai risultati siano interessati a conquistarsi il loro posto al sole ed invece di trovare nella sintesi politica dei punti comuni che sfoci in una comune azione perdano tempo a beccarsi fra loro come i capponi di Renzo.
    Credo che Marchesini potrebbe avere qualcosa di interessante da dire.
    P.S. Anche lo studio della società in tutti i suoi aspetti è a pieno titolo scienza, per cui non vedo assolutamente il problema.

    • valentino zoldan on

      Errata corrige: Le costituzioni, imperfette, belle, bellissime e addirittura più belle del mondo, si stanno dimostrando a frenare questa deriva.

      va letta come
      Le costituzioni, imperfette, belle, bellissime e addirittura più belle del mondo, si stanno dimostrando incapaci a frenare questa deriva.

    • Enzo Pennetta on

      Ciao Valentino, con te alla fine sono riuscito ad incornarmi di persona ed è uno degli avvenimenti belli dell’estate che sta per finire, qualcosa che come dicevo spero che si ripeta con molti altri amici conosciuti su queste pagine e sui social.
      Come sempre piena identità di vedute con te e sottolineo la parte critica dove parli della divisione che verrà alimentata e della mancanza di una visione comune e di un traguardo condiviso, cose che come sai sono state affrontate a Sapiens3.
      E anche i tempi sono stretti ma non c’è alternativa, procediamo sulla nostra strada.

      • valentino zoldan on

        Eh già, finalmente ci siamo incontrati, una cosa che come sai desideravo da tempo e nonostante tutti i tentativi abortiti nei dieci anni trascorsi, alla fine ce l’abbiamo fatta, una delle cose migliori che mi sia capitata negli ultimi anni (tu conosci quelle peggiori per cui sai di cosa parlo 😉 ).
        Mi ha fatto particolarmente piacere che l’incontro sia avvenuto in occasione di Sapiens3, evento a cui riconosco di avermi particolarmente arricchito.
        Che dire, lo spirito è pronto ma la carne è debole, io, nello spirito mi sento un samurai, o un martire in pectore ma nutro dei seri dubbi sulla mia capacità di tenuta alla prova dei fatti.
        Certamente non cederò le armi alle prime difficoltà e mi sto ingegnando pro-attivamente per costruirmi delle alternative, almeno di sopravvivenza nel caso di sospensione dal lavoro, però non so dirti come mi comporterò quando il gioco si farà veramente duro.
        Ho perso degli amici ultimamente a causa della polarizzazione in atto, con quelli che sono rimasti cerco, non di convincerli ad abbracciare la mia visione ma ad informarsi e porsi delle domande, con qualcuno ci sto riuscendo, con altri meno.
        D’altra parte ho acquisito nuovi “amici” nelle varie piazze, che condividono in tutto o in parte la mia visione, purtroppo pochi, ma veramente pochi riescono a fare il salto logico dalla visione puramente immantinente a quella spirituale, pochi riescono a prendere in considerazione la componente metafisica dell’uomo.
        Troppi anni di consumismo, competizione, edonismo, hanno imprigionato l’uomo nella sua dimensione fisica.
        Quando parlo di mancanza di visione comune lo faccio in una prospettiva duale ma unitaria, cerco di spiegarmi:
        -c’è chi si batte per il puro risultato pratico (andare al cinema piuttosto che al ristorante, eliminare le mascherine ecc. ecc. ecc.), e purtroppo questa popolazione è assai eterogenea e spesso interessata solamente a risolvere la propria situazione contingente (non prendo nemmeno in considerazione i vermi che approfittano per cavalcare la tigre sperando di costruirsi una carriera futura sulle disgrazie altrui)
        -altri stanno sostenendo una lotta puramente spirituale in prospettiva escatologica.
        A mio avviso, entrambe le posizioni sono legittime ma monche, se prese singolarmente.
        Io sento questa “battaglia” come globale che può essere vinta solo se riusciamo a unificare le due posizioni e sinceramente “la vedo dura” sopratutto per la finestra temporale che ci è data, che non conosciamo ma io ritengo molto breve, che non concede molto a risvegli e prese di coscienza tardivi.
        Io non ho alcun dubbio che alla fine la verità, la giustizia, la bellezza (che sono tre descrizioni della stessa entità) trionferanno, i miei dubbi riguardano la transizione, egoisticamente, il periodo che io, e tu, stiamo vivendo, assieme ai nostri cari.
        Temo, e non è un eufemismo, temo davvero che, a meno di un fatto eccezionale, come nella storia capita, che sparigli le carte, i tempi di presa di coscienza, organizzazione ed azione siano troppo lunghi rispetto ai tempi di realizzazione di un piano che appare essere ben concertato; questo significa un lungo periodo di “discesa agli inferi” per tutti noi, prima del trionfo finale.
        Pensandoci bene, anche l’accidente della storia che in qualche modo auspico, non mi lascia molto tranquillo, potrebbe essere qualsiasi cosa, dalla coincidente ascesa al potere di uomini di buona volontà (e di buon senso), alla guerra civile diffusa, alla guerra nucleare.
        Il mio problema, ed è proprio tutto mio, è che pur essendo ottimista nel lungo periodo, sono pessimista nel breve e sono fortemente dubbioso sulla mia reale tenuta.
        Ovviamente tutto questo non mi (ci) autorizza ad un atteggiamento rinunciatario, si va alla guerra con convinzione ma oltre a non dover commettere l’errore di sottovalutare o sopravvalutare “il nemico” dobbiamo evitare anche di sopravvalutare noi stessi e temo che molti di noi, io per primo, presi dall’entusiasmo provocato dal clangore delle armi prima della battaglia abbiano questa tendenza.
        Cerchiamo di rimanere con i piedi per terra “miti come colombe e astuti come serpenti” ma anche “combattivi come leoni” quando serve, senza pretendere troppo da noi stessi ma senza essere avari di tutto ciò che possiamo dare e senza perdere mai la visione a tutto tondo dell’uomo.
        Cerchiamo di essere veramente “il sale ed il lievito della terra” con determinazione e coraggio ma senza dimenticare mai che siamo solo “sale e lievito”, niente di più.

  7. Stavolta, caro Enzo, non so fino a che punto sono d’accordo. Più che l’esposizione di un’idea sul presente, il tuo articolo mi sembra un breve elenco di desiderata.
    La sola, vera, novità di queste piazze è che sono le prime (in tempi recenti) in assoluto a non essere create a tavolino da attori istituzionali del Sistema. Nel dopoguerra non si è mai visto nulla del genere. Siamo in presenza di qualcosa che nessuno degli attuali viventi ha mai visto: una protesta spontanea che si auto organizza. Il punto principale in cui non mi ritrovo nel tuo scritto è che non basta incontrarsi in un’agorà, parlare, “guardarsi in faccia”, perché ne salti fuori un’organizzazione partitica e un programma.
    Scrivi (ad esempio):
    “… La forza delle nuove piazze deve essere nella parola detta guardandosi in volto, nelle sensazioni fisiche, nel sapere che ogni persona in più che si aggiunge non tornerà indietro, nella consuetudine che non stanca…”
    Questo è uno degli elementi, sempre che la “parola detta guardandosi in volto” sia ciò che si immagina essere la parola donne e uomini d’un tempo, sufficienti. Ma l’elemento necessario per eccellenza sta su un piano diverso. Occorre che ciò che rende umani gli uomini torni ad ardere nei loro cuori. Occorre l’irruzione del Sacro nella cronaca e nella Storia. Il vero programma comune deve consistere nella ri-creazione di un uomo molti dimensionale, e il tramonto definitivo di quello mono dimensionale. Il resto verrà di conseguenza.

    • Enzo Pennetta on

      Ciao Francesco, certo la mancanza di un elemento “verticale” è uno dei punti di debolezza delle piazze attuali e quando questa c’è spesso è un verticale un po’ corto e pieno di influenze new age.
      Ma intanto ricominciare a ragionare in termini non strettamente economicismi è un buon segnale.
      Sono primi passi, adesso bisogna che si orientino in modo tale da non finire in una buona intenzione mancata.

      • Grazie della risposta, Enzo, riflettevo che la novità davvero assoluta e deflagrante di queste piazze davvero di popolo (e finalmente non di massa), e quindi la loro irruzione, che pare inarrestabile, nella cronaca e si spera nella Storia, sia causata, con nessi invisibili, dai voti, dalle intenzioni, dalle preghiere se non dalle meditazioni spirituali, di molti (e credo siano molti) che sanno che il solo vero modo per combattere il male è coltivare il bene. Ciò non toglie che l’azione verticale debba, direi necessariamente, essere accompagnata da un’adeguata e vorrei dire implacabile ed indomita azione in ogni ambito del vivere nel mondo.
        Per la prima volta intravvedo un barlume di speranza; anche se temo fortissimamente che i mesi che ci aspettano saranno densi di novità oscure, per le quali si userà spesso il termine “inaudito”.
        C’è di certo che il futuro, qualsiasi cosa sia e non dato per scontato che sia qualcosa, non è determinato, è in movimento, almeno dal punto di vista umano (che è quello che abbiamo). Ci sono dei lampi che lo illuminano, che squarciano una tempesta perfetta.
        Dobbiamo stare uniti, superare le tentazioni centrifughe; lo dobbiamo ai nostri figli, ai nostri antenati (senza i quali non saremmo), lo dobbiamo a noi stessi, non solo per un insuperabile punto di dignità, ma per la certezza che saremo pesati.
        Grazie ancora a te, Enzo, e a tutti coloro che si spendono per il bene comune.

        • valentino zoldan on

          “piazze davvero di popolo (e finalmente non di massa)”
          Mi piace, frase spettacolare!

          • Mi complimento per il suo post, Sig. Valentino, che condivido in ogni singolo aspetto.
            Dando quindi per scontato il punto centrale, mi vado rendendo conto che la tentazione di fare previsioni sul futuro è al meglio vana, al peggio pericolosa. E qui mi riferisco allo scenario generale, non a talune singole linee di tendenza, sulle quali, purtroppo, la previsione è, direi, scontata. Che si arrivase alla garrota del passi verde, ad esempio, era facilissimo da prevedere.
            Vorrei tornare ad evidenziare la (quasi) assoluta novità delle piazze di popolo; l’ultima fu la “Marcia del sale”, ispiratore ed a capo della quale, non a caso, fu l’eccezionale e carismatica figura di Ghandi. Per trovarne altre occorre andare indietro nella Storia, e tutte hanno in comune un punto: l’avere il Potere superato il limite di soppportazione della natura umana.
            Ovviamente, nessuna delle rivolte moderne, a partire dalla Francese (Massoneria), per finire alle cosiddette “Primavere arabe” (CIA) risponde alla definizione qui in argomento; salvo casi come Tienanmen e qualche sparuto moto locale.
            Nel caso delle piazze di oggi, si può parlare della non mediata spontaneità della vox popoli come Vox Dei.
            Io non avevo mai partecipato ad una manifestazione di piazza, adesso è successo; e salvo casi, inevitabili, di presenze malsane, il clima generale era davvero sobrio, maturo, consapevole. In queste piazze io vedo riemergere dopo secoli, ciò che deve essere stato il sacro legame che i greci chiamarono “politeia”. Un legame che scende dal Cielo, a legare gli uomini alla sacralità della Terra.
            Solo così e solo in questo senso, “ciò che è in alto rispecchia ciò che è in basso”.
            Ma sarà durissima!!!

  8. Il ritrovato rapporto umano che si può ottenere nelle piazze può essere un inizio di “riavvicinamento sociale”, ma soltanto un inizio. Come Lei, prof. Pennetta, nota, il tempo non è molto.
    Occorre comprendere qual’ è la strategia degli “ingegneri sociali”.

    Hanno una gran fretta di agire, in certi paesi più che in altri: Italia, Francia, Israele, Marocco: i criteri di scelta ci sono ignoti. In ogni caso, sanno di avere a che fare con numeri di popolazione dissidente un po’ pericolosi da trattare. Sanno di avere per il momento qualche limite, perché 15 milioni di persone arrabbiate, possono creare alcuni problemi. Sanno che potranno agire con misure via via più violente ed ingiustificate, soltanto a mano a mano che questa moltitudine si ridurrà a minoranze più o meno piccole ed insignificanti. Perciò procedono per gradi, colpendo in misura via via maggiore ed agendo su singole categorie di persone, in modo che coloro che non sono toccati per il momento direttamente, si ribellino di meno. Sanno che potranno agire tanto più indisturbatamente, quanto più la società sarà liquida, perciò operano per ridurre sempre più l’autonomia (culturale, patrimoniale, sociale, ecc.) secondo il programma dell’Agenda 2030 di Davos (non possedere nulla, non avere privacy ed essere felice: niente più proprietà o diritti reali, ma solo service totalmente intermediati dal Sistema).

    Nel giro di non molto tempo (mesi? Anni?) i dissidenti saranno divenuti di meno (molti si saranno convinti a vaccinarsi, ad es., per le pressioni), l’autonomia patrimoniale si sarà ancora ridotta (le classi medie sono in perdita, i risparmi si assottigliano, l’intensa pioggia di liquidità avrà presto, insieme alla crisi economica mondiale, un effetto sui prezzi).

    Al momento, un insieme di persone sufficientemente organizzate per vivere con il reciproco aiuto, potrebbe resistere probabilmente a qualsiasi pressione. Fra qualche anno non sarà più possibile. A Davos, come è già emerso su questo blog, qualcuno pensa che a breve ci sarà una pandemia informatica che “obbligherà” a restrizioni, ora impensabili, sulla libertà di comunicare.

    E se il tempo è poco, bisognerebbe avere chiaro che non si possono utilizzare più di tanto i mezzi istituzionali esistenti. Occorre creare una vita alternativa ed autonoma che non possa essere bloccata troppo facilmente con un clic del Potere o con un dpcm. Certo, i lock down bloccano comunque tutto, ma, per fortuna, non si può avere a disposizione una pandemia al giorno per giustificarli, almeno fino a che i sistemi immunitari della pressoché totalità degli uomini non saranno sufficientemente prevedibili ed armonizzati. Fino ad allora, gli ingegneri sociali continueranno ad adottare misure sempre più restrittive, a mano a mano che la popolazione dei dissidenti si riduce per effetto di quelle precedenti.
    Occorre organizzarsi in fretta, perché questo processo si possa invertire. Prima che sia troppo tardi.

    • “Nel giro di non molto tempo (mesi? Anni?) i dissidenti saranno divenuti di meno (molti si saranno convinti a vaccinarsi, ad es., per le pressioni), l’autonomia patrimoniale si sarà ancora ridotta (le classi medie sono in perdita, i risparmi si assottigliano, l’intensa pioggia di liquidità avrà presto, insieme alla crisi economica mondiale, un effetto sui prezzi).”

      Non concordo per nulla su questo passaggio…. si basa sull’assunto che chi si vaccini per costrizione sotto minaccia diventi automaticamente un convinto adepto della neo-religione vaccinista; assunto del tutto arbitrario e che non ha nessuna giustificazione.
      Penso invece che chi decide di vaccinarsi sulla spinta di minacce lavorative, abbia un atteggiamento ancora più rancoroso nei confronti di chi lo ha costretto contro la sua volontà.

      • Gentile interlocutore, può darsi che io non mi sia espresso chiaramente, ma quello che Lei assume, non era affatto il presupposto del mio discorso. Proverò a ripeterlo brevemente, magari con maggiore chiarezza.
        Sappiamo che per qualche ragione (che non ha evidentemente nulla a che fare con la lotta al Covid) il potere internazionale desidera obbligare almeno il 90% delle persone a vaccinarsi. Una volta fatto questo potrà facilmente adottare azioni per pervenire al 100%.
        Nelle misure che adotta per pervenire a tale risultato, deve tenere conto delle reazioni della popolazione, perché grosse masse prepotentemente vessate oltre un certo limite potrebbero ribellarsi in misura così intensa da creare a quel potere dei problemi.
        E’ sicuro che, come Lei giustamente afferma, i vaccinati non sono per ciò solo assunti dalla parte dei vessatori. Esempi recenti come Cacciari, Cardini, e Barbero (all’estero, ad es.: Eric Clapton) ne sono chiara testimonianza. Ma quello che ci dobbiamo chiedere non è se i vaccinati protesterebbero ai soprusi (per il momento e sottolineo, solo per il momento) perpetrati sui soli non vaccinati, ma quanto reagirebbero. L’essere vaccinati non implica un’adesione al potere, ma implica per il momento, il non essere la vittima designata di determinate misure di coercizione. Il punto è semplicemente questo: su 15 milioni di persone un provvedimento troppo duro di qualsiasi tipo potrebbe scatenare (in tutti, vaccinati e non) forti reazioni. Un tso su poche decine di persone sparse sul territorio (vado per estremi, per farmi capire), probabilmente non verrebbe nemmeno conosciuto dai più ed in ogni caso, come per quelli che si sono verificati durante la prima fase della “pandemia” non scatenerebbe più di tanto delle reazioni.
        Credo che il potere senza volto si muova fra questi due estremi: dall’uno (quello attualmente presente) desidererebbe pervenire all’altro. La sua strategia mi sembra sia quella di arrivarci poco alla volta, compatibilmente, però, con una certa fretta che ha per diversi motivi …

    • valentino zoldan on

      Agli anglofoni piacciono queste atmosfere scure, piacciono queste parole inquietanti, l’utilizzo del verbo “to haunt” è significativo. Non vorrei addentrarmi in temi che esulano da questa discussione, chi vuole capire capisce, halloween è vicina.
      Solo una chiosa, nel mio post precedente dicevo che siamo imprigionati mentalmente nella dimensione fisica e abbiamo perso o dimenticato quella metafisica, e lo confermo ma preciso che chi persegue certi piani non l’ha persa affatto solo che piuttosto che “la casta diva” preferisce “the dark side of the moon”, e va proponendo una spiritualità nera sanguinolenta ed orrifica in sostituzione di una metafisica luminosa (nulla a che fare con l’ossimoro dei lumi settecenteschi) e splendente.
      Sanno perfettamente che l’uomo non può essere ridotto al puro fisico e stanno operando opera di distruzione del bello, del bene dando in pasto questa spiritualità truculenta.
      Mi ha fatto molto riflettere la citazione “vox populi vox Dei”, sì, forse è ciò che può salvare la situazione, pur se la piazza non lo percepisce pienamente, pur se non ne ha coscienza e crede di combattere per il pane, in verità combatte per il principio che nessuno può essere lasciato a morire di fame; il principio sovrasta, lega il movimento scomposto e monadico in un grande coagulo se pur in presenza di una coscienza imperfetta.
      Mentre il potere si applica nel “solvere” il Principio “coagula” in fin dei conti è la secolare lotta fra il bene ed il male anche se ormai sono concetti dimenticati.
      Io qualche piazza l’ho fatta, da giovane, e me ne sono staccato quando mi sono reso conto che noi eravamo solo l’argilla nelle mani di chi ci manipolava, la sua carne da cannone; in queste ultime piazze devo dire con soddisfazione che mancano i manipolatori e che anzi, vengono isolati dalla piazza stessa quando tentano di alzare la testa ed è certamente una cosa positiva.
      Ma non tutte le rose profumano, purtroppo, una piazza senza testa può dar luogo ad una rivolta, che immancabilmente si conclude con una repressione più o meno violenta.
      Perchè la rivolta si tramuti in rivoluzione (parola che mi dà il voltastomaco ma la uso per facilità di comprensione nel significato che va per la maggiore) deve avere una testa ed una coscienza; se ammettiamo che questa coscienza possa essere il Principio, chiamiamolo anche semplicemente “buon senso”, serve qualcuno, con coscienza piena e non solo percepita che incanala la rivolta, di per sè stessa sterile, verso qualcosa di costruttivo.
      Mi sembra evidente che se questa persona è fondalmentalmente malvagia (immorale o amorale) come sembrano stati storicamente i leader delle rivoluzioni si rischia di cadere dalla padella alla brace.
      Personalmente ritengo che il Principio universale, punto di accumulo e fonte di tutte le virtù positive, prevarrà ma che in questa vita, a me, non sarà dato di vederlo, però vale la pena di servirlo per le generazioni future, se non per noi stessi.
      A proposito, la prego di omettere il Sig. prima del mio nome, non ho nulla di signorile, sono un grezzotto che quando gli danno del lei si offende perchè ritiene che altro non sia che un modo gentile per evitare di chiamarlo “vecchiaccio” 🙂
      .

      • Va bene Valentino, non userò il lei e neppure il Sig.; d’altro canto sono anche io un quasi vecchio con la discutibile tendenza a mischiare latino e sanscrito al turpiloquio (quando occorre).

        Ovviamente, condivido il richiamo a ciò che hai denominato il “Principio Universale”, in assenza della centralità del quale la legittima ed anzi sacrosanta rivoluzione (che qui uso nel senso primigenio e del tutto legittimo di re-volvere, ossia tornare all’Origine) non può che prendere la deriva centrifuga della rivolta anarcoide, la quale è manna per i Signori delle mosche. Una vera rivoluzione di popolo, nella nostra prospettiva, non sarebbe altro che l’aspetto visibile di una corrispondente rivoluzione cosmologica nell’ordine invisibile:

        “…La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti…” (Efesini, 6, 11-13)

        Quasi sempre il vecchio Paolo la vede lunga.

        Pertanto, una guida, una testa, ma soprattutto un cuore a questo piccolo esercito che pare si stia formando, non può che calare dall’alto; e non è detto che debba essere qualche singolo in carne e ossa, potrebbe essere una piccola collettività, se non una funzione in senso guènoniano, un processo, ecc…
        Neanche io so se vedrò la rinascita con questi occhi terrestri, ma questo conta davvero poco. Ciò che ha peso, come già scrissi, è l‘esame finale della nostra vita in termini di coerenza e di testimonianza, fino alle conseguenze ultime. Cedere adesso, per qualsiasi ragione, non credo potrebbe essere perdonato.

        • valentino zoldan on

          Concordo e comprendo che abbiamo lo stesso riferimento, l’Unico valido.
          Molto piacere di fare la tua conoscenza

          • Corretto! L’unico riferimento valido, per l’irresitibile ragione che la montagna, per quanti possano esseri i sentieri ascensionali, ha UNA sola Vetta.
            Ricambio il piacere per l’acquista conoscenza.

  9. Potere dei grandi numeri nell’epoca della quantità: l’idea che la campagna mediatica contro i non vaccinati sia un congerie di menzogne sta passando anche nella politica e nella informazione main stream: Salvini che contesta correttamente le fake news della Merlino, Giordano che, con Fuori dal Coro, fa una trasmissione giornalisticamente corretta sul tema, Sileri che viene contestato nel programma di Formigli, Barbero che fa un dibattito pubblico con Flores d’Arcais facendogli obiezioni a cui questo non sa rispondere, costretto ad arrampicarsi sui vetri, Cacciari che viene di nuovo invitato a Carta Bianca, Crisanti che (ri)comincia a formulare dubbi sui c.d vaccini. Non bisogna vedere questi fatti, né con sospetto, né con entusiasmo: si tratta del fisiologico riemergere della natura umana, con tutti i limiti che riporta in questa epoca, ma almeno sostanzialmente ancora viva.
    Ottimismo e pessimismo sono prospettive parziali che non giovano a capire. La sostanza è che i “non morti” che guidano l’operazione covid a livello internazionale dovranno pazientare ancora un poco (forse un po’ oltre i loro programmi, che erano tarati su ottobre p.v.) per dare il successivo colpo all’odiata (e, secondo loro, sorpassata) Umanità.

  10. Avrei bisogno di un parere dei frequentatori del blog, circa un testo che mi è pervetuto in una chat privata. Anticipo solo che riguarda la proposta di referendum anti grin pass (nessun refuso), cui l’estensore del testo (da un punto di vista del tutto non mainstream) si dichiara contrario, esponendone le ragioni che, a mio parere, sono degne di interesse. In questa chat privata, io ho già fatto un commento generalissimo, il cui contenuto qui neppure accenno. Rimango in debito con chi dice e argomenta la sua.

    Referendum, una mossa disperata e piena di rischi.
    Immagino che molti di voi siano favorevoli al referendum per abrogare il green pass. Ma riflettiamo un attimo: sfidare una democrazia plebiscitaria proprio sul fattore del numero potrebbe essere un azzardo! Una malaugurata vittoria del no renderebbe il green pass da misura provvisoria a prassi per almeno i prossimi cinque anni. Oltre il 31/12 non è più possibile prorogare lo stato di emergenza, se non di qualche settimana. A questo punto il referendum gli permetterebbe di proseguire oltre questo limite, togliendo al governo le castagne dal fuoco! Non avrebbero neppure più bisogno dell’emergenza! Non dimentichiamo che nel 2014 abbiamo preso l’impegno di guidare il mondo nelle strategie (cioè obblighi) vaccinati nel mondo. In questo modo apriremmo la strada per fare altrettanto negli altri paesi, e la vita da noi diventerebbe un inferno! Altra domanda: quando si voterà? Alle porte dell’inverno! Cioè quando le misure restrittive staranno già per scadere di suo, e le persone saranno convinte dai media che si stanno ammalando per colpa dei no vax che non vogliono il pass! Andranno in massa a votare no! A questo punto il referendum sembra una mossa ben premeditata dagli architetti del regime per portare a termine il progetto di schiavizzare per sempre il popolo italiano. La cosa più triste è che lo faranno con la nostra collaborazione, presi come siamo dalla disperazione e dalla ricerca di una qualunque azione di contrasto che ci liberi dall’importanza. Ma è una strada con un enorme rischio di non ritorno, e pochissime prospettive di riuscita!
    La Consulta avrebbe il dovere di rigettare il quesito referendario, trattandosi di una misura provvisoria per di più già in scadenza. Se non lo farà, avremo la riprova che il tutto fa parte del copione. Che dire? Buon nuovo ventennio a tutti. Chi ha la possibilità prepari le valigie e si tenga pronto per la fuga.

    • Dunque:
      Innanzi tutto, a causa di tempi tecnici vari (raccolta di firme e parere della Corte Costituzionale) passerebbe parecchio tempo prima di poter andare al voto (non prima della Primavera 2023); in tutto quel tempo potrebbero tranquillamente modificare la legge (rendendolo anche più restrittivo) vanificando firme e sforzi fatti.
      Accettando di votare questo referendum, non solo si legittimerebbe comunque una legge del tutto illegittima; ma hanno giornali e televisioni: verrebbe bocciato con percentuali bulgare ponendo una pietra tombale sulle residue possibilità di abrogazione.
      Concordo sulla tristissima constatazione che chiunque abbia un minimo di possibilità cominci a preparare le valige per la fuga; ma per andar dove ?

  11. Certo qualora risulti confermato, come sembra esserlo oggi, che il vaccino non protegge dall’infezione, ma solo ne mitiga gli effetti sul vaccinato, che comunque può contagiarsi ed essere contagioso come il non vaccinato

    Purtroppo la scarsa visione scientifica e la poca dimestichezza con le tecniche di pressione mediatica, chiaramente in evidenza nelle parole rilasciate dal Mattei in un’intervista, https://wsimag.com/it/economia-e-politica/66800-la-pandemia-e-il-mezzo-non-il-fine
    non depongono a suo favore. Mostrano forse la sua buona fede, che al giorno d’oggi non è sufficiente per comprendere i termini dell’inganno.
    Egli evidentemente non riflette a sufficienza sulla fumosità del criterio di stima del cosiddetto ‘stato di gravità’. Nessuno – e dico proprio nessuno – fra i personaggi che popolano le arene mediatiche, sembra consapevole delle stupidità di un’affermazione che è la negazione dell’ assoluta incapacità di concepire un pensiero scientifico.
    Quando si dice che il vaccino impedisce di ammalarsi gravemente, non si fa un’affermazione scientifica, ma si dice una cretinata bella e buona, laddove il ricovero e la eventuale terapia intensiva rimangono opzioni censite da un semplice parere medico., cioè da uno specialista magari provvisto di tessera di partito o in odore di carriera , i cui meriti sul campo debbono passare per il vaglio di un primario/superiore a sua volta prono ai dettami della scuderia di appartenenza. La medicina scientifica, ci ha abituato da tempo ai suoi metodi di controllo (leggi anche manipolazione) dei dati clinici, e noi ci siamo assuefatti ai suoi abusi. A un tale che contestava gli effetti di un medicinale che anziché curare la sua orticaria, l’aveva peggiorata in una infezione dolorosissima e purulenta, il suo medico curante rispondeva candidamente : si figuri cosa sarebbe accaduto se non l’avesse presa. capito l’antifona? Siamo nelle mani di imbecilli disonesti e miserabili di rango infimo. E ce li meritiamo perfino, se non arriviamo a capire una questione tanto banale. Chi ha mai visto in un tiggì il puntuale conteggio dei deceduti vaccinati? Chi ha mai preteso di conoscere questo semplice dato? Il vaccino , a conti fatti, non protegge; l’immunità che stiamo acquisendo, così come è avvenuto per ogni epidemia del passato, si sta rafforzando perchè i più esposti sono già deceduti, rimangono via via i più resistenti. E anche qui , per un’ovvietà disarmante come questa, non esistono controprove!
    – Due giorni dopo, il povero signore con la dermatite purulenta schiatta come un pollo all’ingrasso. Così si giustifica il valente medico con la moglie in lacrime : si figuri, cara signora, se suo marito non avesse preso la medicina sarebbe schiattato molto prima!
    Ovvio no?. Quando non c’è controprova … anche il fumo può esser venduto per arrosto. Io dico che bisogna cominciare a esser cattivi! altro che storie.

  12. Grazie, Fabio, non credo che si possano muovere obiezioni a quanto la lei asserito. Temo proprio che Mattei, di cui non discuto la buona fede, abbia pensato con approssimazione e agito con superficialità.

  13. Mi tifato per le “piazze”, ma mai visti tempi come questi. Oggi sarò ancora in piazza, sinceramente, non avrei mai pensato fosse possibile. Mai visti assembramenti di popolo, in assenza della regia di una struttura consolidata nel territorio. Le piazze italiane di ieri e di oggi, per me, lo ammetto, in termini di analisi politica ed antropologica sono inspiegabili. Eppure, una spiegazione c’é, e ce la dà il più brillante e profondo degli intervenuti mella manifestazione di ieri a Roma, Francesco Toscano. Senza mezzi termini, egli individua il vero centro causale del presente in una contesa di carattere eminentemente spirituale (dal t. h1,m35 in poi del video allegato). Finalmente, vedo uno che ha voce e autorità, individuare in Bergoglio uno dei massimi responabili dei successi del nemico.
    Notevoli anche altri interventi.
    https://www.youtube.com/watch?v=Gvjki-dC18M

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