N°12- fumare rende sordi

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Si tratta certamente di un’osservazione che lascia dubbiosi, eppure viene da una fonte specializzata:

«The Archives of Otolaryngology—Head & Neck Surgery is the official publication for the American Head and Neck Society, the American Society of Pediatric Otolaryngology, and the American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery, Inc.»

 

Le conclusioni di questo studio sono poi state riprese da numerosi organi di informazione in ogni parte del mondo. Ma cosa dice esattamente lo studio in questione? Un’idea chiara possiamo averla proprio dalla lettura di un articolo apparso sul sito Focus.it:

«Il fumo passivo non è responsabile solamente di danni respiratori. In base a uno studio condotto da Anil Lalwani, professore della New York University School of Medicine, il fumo respirato dalle sigarette altrui potrebbe ostacolare il delicato equilibrio che regola l’afflusso di sangue all’orecchio dei più giovani, oltre a favorire l’insorgenza di infezioni nell’orecchio medio. Lo studio è stato compiuto su 1500 teenager americani di età compresa tra i 12 e i 19 anni. Il 40% degli 800 esposti a fumo passivo ha riscontrato problemi di udito, rispetto al 25% dei 700 ragazzi non esposti al fumo. Ulteriori studi chiariranno il nesso tra fumo passivo e danni uditivi, ma nel frattempo, avvisano i ricercatori, meglio tutelare i più giovani dal fumo di sigaretta.»

 

In base agli elementi diffusi, non abbiamo però sufficienti informazioni per dire con certezza se si tratti buona o di cattiva scienza, certamente possiamo dire che non è una buona divulgazione.

Le notizie diffuse infatti lasciano delle ombre sul reale significato dei dati raccolti, tutto quello che possiamo dire è infatti che (e questa sì che è una notizia!) ben il 25% dei ragazzi tra i 12 e i 19 anni ha problemi di udito!

Il fatto poi che la percentuale si spinga al 40% nei soggetti esposti al fumo passivo dovrebbe essere confermata dal fatto che i fumatori dovrebbero avere problemi di udito in percentuali ben maggior, presumibilmente molto oltre il 50%.

Quello che manca è inoltre un test incrociato su altre abitudini di vita dei soggetti analizzati:

1) Qual è ad esempio il loro utilizzo di cuffiette per l’ascolto di musica, e a quale volume avviene eventualmente l’ascolto?

2) Si è verificato se l’esposizione al fumo passivo sia avvenuta in locali nei quali si fuma e si ascolta la musica ad alto volume?

Forse questi dati sono stati inseriti nella ricerca originale, questo assolverebbe il caso dall’accusa di essere brutta scienza, ma la loro mancanza nella diffusione della notizia ne fa, in ogni caso, certamente un episodio di brutta divulgazione.

 

 

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

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