IPCC e BCE: qualcuno può opporsi a “scienziati” e “banchieri”?

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Il loro potere è dato dal fatto di detenere la “conoscenza”.

Si formano nelle università, economisti  e scienziati, e la loro parola determina il destino di milioni di persone.

 

“Scienziati” e “Banchieri”, sono la casta sacerdotale della modernità.

Le loro indicazioni non si possono mettere in dubbio: anche la democrazia sembra essere sospesa davanti alle loro sentenze.

 

Risale alla scorsa estate l’episodio in cui la Bce (Banca centrale europea) aveva mostrato la sua capacità di dettare la politica di una nazione sovrana con una lettera “strettamente riservata” inviata al Governo italiano datata 5 agosto scorso e firmata dal presidente Jean Claude Trichet e dal futuro numero uno dell’Eurotower, Mario Draghi. Il contenuto era stato poi reso pubblico sollevando una serie di proteste anche se non troppo convinte.

Il testo integrale è stato pubblicato dal Corriere della Sera e ripreso da diversi quotidiani, tra cui Il Sole 24 ORE nell’articolo Il testo della lettera della Bce al Governo italiano che inizia con le seguenti parole:

«Caro Primo Ministro». Inizia così la lettera strettamente riservata inviata dalla Bce al Governo italiano datata 5 agosto scorso e firmata dal presidente Jean Claude Trichet e dal futuro numero uno dell’Eurotower, Mario Draghi. Una missiva dettagliata pubblicata sul Corriere della Sera, in cui la banca centrale europea indica le misure antispeculazione da adottare «con urgenza» dall’Italia per «rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità del bilancio e alle riforme strutturali»: dalle liberalizzazioni alla riforma del mercato del lavoro e delle pensioni alla pubblica amministrazione.

Ma non sono solo le istituzioni finanziarie a voler dettare i programmi alle nazioni, in questi giorni a Durban si sta svolgendo la conferenza per il clima, la COP 17 che si svolge dal 28 novembre al 9 dicembre. Come è noto il programma di riduzione delle emissioni di CO2 prevede delle restrizioni che sembrano valere però solo per alcuni paesi che dovranno cercare di svilupparsi usando energie alternative che, come è immaginabile,  non consentiranno un vero decollo industriale:

Il tema più «caldo» nelle trattative tra le delegazioni sembra essere sempre quello economico e in particolare il contributo al Green climate fund, concepito a Cancun lo scorso anno, e che dovrebbe sostenere i paesi in via di sviluppo nella conversione all’energia rinnovabile e nelle misure di adattamento agli effetti del riscaldamento globale, con l’apporto di 100 miliardi di dollari l’anno.

Corriere della Sera – «Vuole ritirarsi dal protocollo di Kyoto» Il Canada finisce sul banco degli imputati Gli africani contro Ottawa. Il nodo del «Green climate fund».

Quelle energie rinnovabili che dovrebbero andare bene per i paesi del terzo mondo stranamente non sembrano però essere soddisfacenti per i paesi in cui l’industrializzazione è una cosa seria, come si legge in un articolo apparso sul Corriere della Sera del 30 novembre 2011 – Protocollo di Kyoto al capolinea. Il business (forse) salverà l’ambiente:

Intanto tecnologie come quelle per il recupero dello shale gas – lo sfruttamento di giacimenti profondi con nuove tecniche di estrazione – hanno spinto pragmaticamente Obama a spostare l‘ attenzione dell’ America dalla battaglia contro il CO2 alla conquista dell’ indipendenza energetica. Da conseguire, ancora una volta, grazie ai vecchi combustibili fossili, vitali per gli Usa

Come anticipato, dunque i combustibili fossili servono alle vecchie nazioni industrializzate, che i paesi poveri usino fonti “ecologiche”, ovviamente in nome della lotta alle emissioni di CO2…

L’economia e il clima sono due discipline accomunate dalla caratteristica di poter fare modelli previsionali molto limitati, eppure sulla base di così incerti presupposti vengono dettate le scelte ad intere popolazioni.

L’economia e le scienze in generale hanno però anche qualcos’altro ad unirle, sono nate entrambe dalla rivoluzione scientifica avvenuta nell’Inghilterra del ‘600 ad opera di Francis Bacon. Nasceva allora la “scienza” al servizio del potere più che a quello della verità, come spiega bene lo storico Steve Shapin:

Gli stati autoritari sapevano bene quanto fossero importanti per i loro interessi i vari sistemi di credenze e il conformarsi ad essi.

Le opinioni individuali, più che essere esaltate come una condizione del progresso intellettuale, apparivano ai servitori della corona come una fonte d’ansietà.

Monitorare e orientare le credenze in generale era considerata una responsabilità primaria dello stato…

La conoscenza doveva essere di fatto condotta sotto la competenza amministrativa dello stato.

Steven Shapin, “La rivoluzione scientifica”.

Per attuare il programma di Francis Bacon, nel 1660 fu fondata la Royal Society, con essa nasceva la scienza al servizio del potere e nascevano anche le scienze economiche.

Due realtà che opportunamente orientate avrebbero permesso di sottomettere intere nazioni.

E ancora oggi sembrano poter svolgere bene la loro funzione.

 


 

 

 

 

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

3 commenti

  1. Matteo Dellanoce on

    Egregio Pennetta,
    direi a completamento del suo sempre ottimo articolo questo:
    Scienziati e banchieri come guide e come poliziotti sociali gli psicologi con il manganello del relativismo esistenziale in mano!
    Buona Domenica
    Matteo Dellanoce

    • Grazie, la sua osservazione mi sembra il giusto completamento del quadro generale.

      Adesso che mi ci fa pensare questo articolo si associa bene con quello del 29 ottobre.

      Buona Domenica anche a lei

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