Scoperta una scimmia “quasi umana”!

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Genius: Natasha, the 22-year-old chimpanzee, displays a level of social intelligence that is changing the way we view apes

Natasha, la scimmia “quasi umana”.

La notizia, apparsa sul Daily Mail e in seguito riportata da La Repubblica, è di quelle clamorose: scoperta una scimmia “genio”.

E così, mentre i critici del darwinismo minano la cultura scientifica, i veri scienziati ottengono importanti successi…

 

Il 25 marzo scorso sul Daily Mail è apparso il calmoroso annuncio: Meet the primate prodigy: Natasha the chimp genius stuns scientists with her human-like levels of intelligence (Incontra il primate prodigio: Natasha lo scimpanzé genio sbalordisce gli scienziati con i suoi quasi-umani livelli di intelligenza).

Su La Repubblica il titolo è stato: Quella scimmia è un genio la scoperta sul Lago Vittoria, un titolo più prudente, ma solo in apparenza, infatti il quotidiano si appresta a specificare nel sottotitolo: Il primate si chiama Natasha ed è stato individuato sul versante ugandese del grande bacino africano. “Intellettualmente è più vicino agli uomini che ai suoi consimili“.

Il virgolettato sembra comunque indicare un certo pudore nel dare una notizia così forte, una notizia che se fosse solo minimamente vera dovrebbe trovare posto sulle prime pagine di tutti i giornali, ma come purtroppo siamo abituati da un po’ di tempo, sembra proprio che ci troviamo di fronte alla solita “notizia in libertà” che non fa altro che gettare discredito sulla categoria degli scienziati. E sì, perché purtroppo non è colpa dei giornalisti se questi annunci trovano spazio, la ricerca è stata firmata nientemeno che dal germanico Max Planck Institute e, si sa, da quelle parti sono persone serie.

Ma che cosa ha spinto gli scienziati a giungere alla strabiliante conclusione della quasi-umanità della scimpanzé? Per avere maggiori dettagli bisogna andare sul sito del The Australian, in cui appare l’articolo intitiolato Natasha the chimpanzee is a genius – and still at primate school, all’interno possiamo trovare quello che cerchiamo:

-ha imparato a battere le mani rumorosamente verso i custodi che distribuiscono il cibo sperando di ottenerne di più.

-è regolarmente osservata dal suo custode, Kany, mentre lava i suoi piedi e le sue mani nel mare.

-è conosciuta per la sua vena birichina e per le sue capriole verso i visitatori quando li vede. Nel Santuario della vita selvaggia (sic!) in Uganda, dove solitamente vive, essa ha sviluppato la reputazione di attirare i visitatori verso di lei… per poi bagnarli con dell’acqua.

-i custodi del Santuario alla domanda su quale fosse la scimmia più intelligente tra un gruppo di 100 hanno indicato Natasha.

Battere le mani per attirare l’attenzione, lavarsi i piedi nel mare, fare scherzi ai turisti… siamo veramente sbalorditi, chi di noi si sarebbe mai immaginato simili prodezze da uno scimpanzé?!?

Data la sua rilevanza la ricerca è stata presentata a gennaio alla prestigiosissima Royal Society, e presto sarà pubblicata.

Non c’è motivo di non pensare che questa scoperta verrà posta tra le dimostrazioni della parentela stretta tra uomo e scimmia, a supporto del famoso 99% (circa) di somiglianza tra loro.

E pensare che c’è in giro chi dubita delle conclusioni della “scienza”…

 

 

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

18 commenti

  1. “Battere le mani per attirare l’attenzione, lavarsi i piedi nel mare, fare scherzi ai turisti… siamo veramente sbalorditi, chi di noi si sarebbe mai immaginato simili prodezze da uno scimpanzé?!?”

    Ma veramente si vuol dare ad intendere che non s’è visto fare già qualcosa di meglio da scimmie varie(nonchè allora in confronto a questo scimpanzè in particolare anche di cani e delfini)?
    http://images.corriere.it/Media/Foto/2009/10/21/PAPPA_3.jpg

    cavolo e questo??Deve essere un supergenio…

    E soprattutto che tutto ciò sia qualcosa di strabiliante?
    Ma visto che siamo a tiro non è che si tratti di un pesce d’Aprile?
    Va bene le storie così,le favole sulle origini del linguaggio,bipedismo etc..ma questa notizia ha più del ridicolo che mai..rimanevo a bocca aperta leggendo questo articolo.

    “E pensare che c’è in giro chi dubita delle conclusioni della “scienza”…”

    Eh già..quei matti negazionisti bifolchi allocchi..ma cosa gli passa in testa…

    • Enzo Pennetta on

      Caspita Leonetto, hai scovato un altro supergenio, fossi in te farei domanda al Max Planck Institute, vedrai che ti prendono subito.
      E farebbero certamente un affare.

  2. Alessandro Giuliani on

    Mamma mia ! Bè ora credo che si cominci ad andare talmente dentro il ridicolo che non esistono più vie intermedie, ma solo una biforcazione netta:

    1. O si è talmente disperati che si fa leva su tutto pur di difendere un sistema di idee ormai morto e sepolto (ramo: ci fanno).

    2. Oppure la lobotomia ‘soft’ degli addetti a un certo tipo di scienza ha avuto successo e non c’è più nulla da fare per riportare questi poveretti a far pace con il senso comune e la logica (ramo: ci sono).

    Tertium non datur direi, vale naturalmente la possibilità che vi siano persone che occupino il livello 1. ed altre che occupino il livello 2. e quindi, globalmente, la situazione appaia come continua, ma è appunto un effetto della statistica.
    Escludo invece la possibilità, all’interno dello stesso individuo, di un continuo lungo le posizioni estreme.

    • Enzo Pennetta on

      Alessandro, se non sbaglio per questi soggetti si ripropone la situazione dei lieviti: innumerevoli gradazioni del genotipo ma solo due fenotipi!

  3. Sono i risultati di chi, parafrasando Manzoni, nel proprio studio seconda i voleri del cielo… facendo spesso uno sbaglio grosso… di prender per cielo il proprio cervello.

  4. Ci aspettiamo con ansia che “La Repubblica” proponga di accoglierla nell’olimpo intelletual-sinistro-progressista che costituisce il “top” delle formazioni politiche delle quali si fa paladina.
    Pippo il vecchio

  5. Ciao, l’articolo che hai postato è interessante e mette di buonumore, tuttavia penso che in questo e in vari altri articoli che si possono trovare sul tuo sito ci sia un grosso errore di fondo.
    Il problema è che spesso tu critichi (giustamente o no, non ha importanza)richerce ed iniziative scientifiche basandoti non sull’articolo originale pubblicato su una qualche rivista scientifica, ma sugli articoli divulgativi dei quotidiani che “sintetizzando” la scoperta. Come scienziato dovresti sapere che spesso e volentieri i giornali “sintetizzano” male le scoperte scientifiche, storpiandole, sbagliando dettagli importanti e magari anche inventando qualcosina (e già il fatto che per la Rebubblica la fonte originale sia il Sun non mi fa ben sperare).
    Cosa ne pensi?

    • Alessandro Giuliani on

      Caro Simone,

      oso risponderti in vece di Enzo. In linea di principio hai sicuramente ragione e capita sempre che ad andare a vedere l’articolo originale le cose stanno in maniera molto diversa rispetto alla versione divulgata. Qui di seguito ne trovi un esempio in cui anche io (che in qualche modo mi trovo in rete a fare un mestiere simile a quello di Enzo) ho provato anni fa a fare il gioco del raffronto tra originale e divulgato:

      http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=265

      La cosa grave è che ormai i confini fra mass media e stampa specializzata sono sempre più labili, sono gli stessi scienziati che ‘chiamano i mass media’ (non a caso nel sito di PLOS ONE, una rivista specializzata, si invogliano gli scienziati a mandare articoli dicendo che PLOS ONE è in diretto contatto con la stampa generalista) in quanto sperano di averne un ritorno in termini di visibilità e quindi di finanziamenti. Non solo, ma in epoca di profondo ripensamento della scienza con conseguente essiccamento delle ricadute tecnologiche realmente innovative (è dagli anni 80 che il numero di nuovi farmaci immessi sul mercato è in caduta libera)certi poteri hanno adottato la scienza come ‘fons iuris’ cioè come creatrice di consenso e legittimazione sulla base del puro ‘ipse dixit’ e non sulle sue ricadute pratiche. Paradossalmente quindi (e questo è tremendo) ciò che VERAMENTE SI VUOLE INTENDERE con un pezzo di scienza, il suo impatto culturale insomma, è esplicitato sui mass media piuttosto che sull’articolo originale dove per pudore, per la presenza ancora rilevante di oneste revisioni, non può comparire. Quindi io direi che bisognerebbe perseguire sia la ‘critica scientifica’ degli originali che la critica delle ‘copie mediali’ con l’idea che le ‘copie mediali’ siano in un modo molto perverso meno accurate dal punto di vista tecnico ma più sincere sui ‘veri scopi ideologici’ del pezzo.
      Credo comunque che la ‘critica scientifica’ più importante (ma che certo non può essere svolta su un blog generalista come questo) non sia nè la critica di contenuto nè quella della sua traduzione ideologica ma proprio la critica METODOLOGICA cioè agli strumenti analitici con cui si affronatno i temi scientifici, lì si annida il vero problema come si evince daquesto inquietante, spietato e rigorosissimo articolo:

      http://www.plosmedicine.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pmed.0020124

      Ciao
      Alessandro

      • Caro Simone, ho letto adesso il tuo interessante intervento e quello di Alessandro Giuliani.

        Che dire… dopo le risposte di Alessandro c’è veramente poco da aggiungere!

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