La guerra di Greenpeace. Seconda parte.

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Greenpeace è un’organizzazione che sotto l’apparenza della promozione di istanze ecologiste agisce in difesa di interessi politici ed economici.

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Il nuovo fronte è l’Artico.

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Ogni organizzazione è libera quanto glielo consentono i suoi finanziatori e come visto nella prima parte di questo articolo la famiglia Rockefeller ha un peso determinante per Greenpeace, e anche se la sezione italiana ha fatto sapere che si tratta di un ramo della famiglia distaccatosi dagli interessi tradizionali il curriculum del finanziatore John D. Rockefeller, parla di un uomo al servizio dei più spregiudicati interessi militari e industriali degli USA.

Tra gli altri finanziatori di Greenpeace troviamo la Turner Foundation del magnate della comunicazione Ted Turner, una fondazione che porta avanti politiche analoghe a quelle del Club di Roma che vedono in posizione dominante le ricette neomalthusiane di riduzione della popolazione espresse nel “Sustainable living program“:

…Strategies include strengthening leadership in securing universal access to international family planning and reproductive health…

 

Al terzo posto, dopo la famiglia Rockefeller, vi è la MacArthur Foundation sul cui programma troviamo le solite indicazioni neomalthusiane per risolvere i problemi ambientali:

International Programs focus on international issues, including human rights and international justice, peace and security, conservation and sustainable development, girls’ secondary education in developing countries, migration, and population and reproductive health.

 

La difesa dell’ambiente da parte di quelli che per diversi anni sono stati i tre maggiori finanziatori di Greenpeace (dati aggiornati non disponibili) passa dunque attraverso le solite politiche di birth control che vengono subite dai paesi invia di sviluppo e che conducono al mancato sviluppo degli stessi.

Significativo in tal senso è l’impegno profuso da Greenpeace per impedire la costruzione di centrali nucleari in Africa, come testimoniato sul sito di Greenpeace International:

Ma se il nucleare non va bene per gli africani, perché va invece bene per gli inglesi? Dopo l’annuncio della costruzione di nuove centrali nucleari in UK non si sono viste infatti analoghe iniziative, eppure dovrebbe essere più facile realizzarle nella democratica e tollerante Inghilterra. E così, mentre in Inghilterra si produrrà massicciamente energia per il terzo mondo si propongono programmi di installazione di pannelli solari che sono poco meno che un insulto, come quello pubblicizzato dalla MacArthur Foundation “Reducing Maternal Mortality Through Solar Ligh“. Sul sito della Fondazione è segnalato il seguente video:

Cosa direbbero gli abitanti del Galles o di Londra se per alimentare i loro ospedali venissero montati pannelli solari di così modeste dimensioni?

Ed eccoci finalmente all’episodio nell’Artico, a quell’abbordaggio alla piattaforma petrolifera della Gazprom che ha dato il via alla questione dell’arresto degli attivisti di Greenpeace. Come sempre più spesso accade le vere notizie bisogna apprenderle da piccole fonti, questa volta è il caso del sito “THE VINEYARD OF THE SAKER” che mostra una situazione nella regione artica di cui non sapevamo quasi nulla:

Finora, il governo degli Stati Uniti non ha fatto dichiarazioni aggressive, ma molti politici e molti esperti concordano che la combinazione degli effetti del riscaldamento globale e dei vincoli economici trasformeranno molto presto l’Artico in una arena cruciale della concorrenza internazionale.

E’ questo il contesto in cui si deve inquadrare tutta l’operazione di Greenpeace : la Russia è in vantaggio geografico e tecnologico nella regione artica.

La Russia è anche l’unico paese con una vera capacità espansionistica nella regione artica. La Russia ha la volontà politica e le risorse finanziarie per sostenere le sue legittime pretese secondo il diritto del mare. Ora la Russia ha anche dimostrato di avere delle capacità militari e tecnologiche uniche. L’ unica possibilità per la “Sfera Anglofila” è cercare di bloccare la Russia politicamente o, per lo meno, di rallentare la sua avanzata il più possibile.

Trad. Comedonchisciotte

Il grande vantaggio che la Russia ha nella zona si basa sia sull’estensione delle sue coste, di molto superiore a quella degli altri paesi che vi si affacciano, e su una capacità tecnologica avanzatissima e difficilmente recuperabile in tempi brevi. La situazione è illustrata da un interessante video che mostra i mezzi russi impiegati nella regione:

 

La missione è stata imponente  e oltre al video può essere compresa col seguente resoconto tratto dallo stesso blog:

Come parte della missione, a questa task force è stato ordinato anche di costruire un aeroporto in meno di un mese, in modo da finire l’intera missione prima dell’inizio di novembre. Oltre ad un paio di navi da trasporto , la missione era composta anche dalle seguenti navi :

• L’incrociatore con missili nucleari Pietro Velikii (la nave con le armi più pesanti del pianeta)
• Due grandi navi anfibie da assalto
• Il rompighiaccio nucleare Vaigach
• Il rompighiaccio nucleare Iamal
• Il rompighiaccio nucleare Taimyr
• Il rompighiaccio nucleare “50 anni della Vittoria “

Questo significa che tutta la flotta nucleare russa è stata inviata oltre il 73°parallelo per attraversare tre mari artici ( Mare di Barents, Mare di Karsk, e Mare di Laptev) e percorrere oltre 2000 miglia in meno di una settimana. La task force era comandata da Vladimir Korolev, Comandante-in-Capo della Flotta del Nord ed indossava il fiore all’occhiello della marina russa, l’incrociatore nucleare Pietro Velikii, sotto il comando del Primo Capitano Vladislav Malakhovskii.

Durante il viaggio, la task force navale ha effettuato intercettazioni missilistiche ed ha inviato missioni di ricognizione in elicottero fino a 200 km di distanza dal convoglio.

Raggiunta Kotelnyi Island, l’unità anfibia d’assalto della Marina ha messo in sicurezza tutta la zona di atterraggio. Altre forze sono poi sbarcate per ripulire l’area (che sarà dichiarata riserva naturale) e gli scout sono stati inviati a cercare fonti di acqua dolce. Sono state piantate tende polari speciali con potenti termoconvettori che possono mantenere una temperatura interna di 25C-28C/77F-83F indipendentemente dalle condizioni esterne.

 

Incapaci di rispondere sullo stesso piano gli USA hanno giocato la carta dell’ecologismo a orologeria, quello che scatta solo quando sono gli interessi altrui ad essere messi nel mirino.

L’arresto di D’Alessandro appare alla luce di questi fatti nel suo vero significato: gli USA hanno saggiato la situazione e la Russia ha risposto che non è intenzionata a recedere dalle sue iniziative. Gli attivisti di Greenpeace appaiono in tutta la loro realtà di pedine più  meno inconsapevoli di un confronto nel quale la tutela dell’ambiente è solo un pretesto, un modo per proseguire la politica con altri mezzi.

E come diceva Carl von Clausewitz “la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi”.

 

 

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

11 commenti

    • Ciao rocco,
      faccio notare come proprio oggi, in occasione della visita di Putin in Italia, la stampa si scateni a dipingerlo come un nemico, in particolare mi riferisco a un articolo del Corriere della Sera che rasenta il limite di una imbarazzante operazione di propaganda:
      http://www.corriere.it/economia/13_novembre_25/non-solo-gas-ecco-tutti-affari-italia-oligarchi-putin-a898f8c6-55b5-11e3-8836-65e64822c7fd.shtml

      Si parla di oligarchi facendo finta di non sapere che i veri oligarchi erano quelli messi lì da Yeltzin per svendere la Russia alla finanza occidentale, una Russia ridotta alla fame e che si è ripresa solo dopo la loro cacciata.

      Che dire poi della patetica questione delle ville comprate da Russi in Italia, e allora che si fa con quelle, che sono molte di più, comprate dagli inglesi nel Chianti?
      Quelli vanno bene e gli altri no?
      Ma che razza di articolo…

      • ciao prof! hai fatto una bella analisi. purtroppo non credo che sia solo greenpeace a presentare parecchi lati oscuri.

        • tra l’altro nel primo link e’ possibile vedere che chi parla di prezzi troppo alti per l’estrazione sia il capo del wwf russo…

  1. Salve prof,

    vedo che frequentiamo gli stessi siti 🙂 (the saker)
    molto interessante quel sito, stavo per segnalarglielo ma sono arrivato tardi

  2. Gli articoli del Corriere erano assai più benevoli verso i dittatori comunisti, forse perché il loro padrone, Gianni Agnelli, faceva grandi affari con loro. Come non ricordare lo stabilimento FIAT di Togliattigrad. Il Corriere su quegli affari non ebbe nulla da dire! Quella era una Russia dove il potere era concentrato nelle poche mani dei gerarchi del PCUS, con il popolo che andava verso una miseria crescente; tanto che alla fine il sistema implose. Ma il Corriere nascondeva la realtà ai suoi lettori. Con Putin, eletto a stragrande maggioranza dai russi, in regolari elezioni, la disoccupazione si è dimezzata ed il PIL pro-capite è praticamente raddoppiato. Questo non lo scrivono, parlano solo di Pussyriot, di omofobia e via dicendo. Per quanto riguarda Greenpeace, come tutte le associazioni ecologiste, è finanziata da petrolieri. Rockefeller significa Exxon. Quest’ultimi sono degli ingenui o altro? In più Greenpeace è stata al centro di polemiche per l’opacità dei suoi bilanci. Nel 1991, “Der Spiegel” denunciò un giro d’affari di 10 milioni di marchi che non comparivano a bilancio. Inoltre,scoprì che il potere è concentrato nelle mani di 12 persone. “L’assemblea internazionale di Greenpeace è l’organismo che decide la politica generale, cioè le campagne a livello mondiale. Su 25 delegati solo 12 hanno diritto di voto, quelli dei paesi i cui uffici sono abbastanza forti da permettersi di versare a Greenpeace International almeno il 24% del loro bilancio annuo. Sono i ricchi che decidono”
    Tutto questo fu pubblicato da “Der Spiegel” del 16 settembre 1991 e ripreso da “La Stampa” nell’articolo: “Greenpeace accusata: macchina da soldi”, del 2 ottobre 1991.
    http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,avanzata/action,viewer/Itemid,3/page,16/arti

    • Caro Gabbiano, i suoi interventi nel campo della politica e della sociologia sono sempre una parte integrante degli articoli.
      Grazie quindi ancora una volta per questo contributo che ha portato all’attenzione aspetti su Greenpeace che sarebbero stati dimenticati.

  3. Caro prof, la ringrazio per le belle parole ma soprattutto per la sua opera che permette a tante persone di ricevere una informazione fatta con la massima serietà, senza scadere in facili luoghi comuni. Cosa molto preziosa oggi, visto che
    i grandi organi d’informazione sono caratterizzati dalla disinformazione e dall’autocensura. Insomma,a me pare che, qui in Occidente, si stia costruendo una nuova Unione Sovietica con la dittatura della “finanza” al posto di quella del “proletariato”.

    • Ancora una volta d’accordo con te.
      Ma mi sembra che molta gente finalmente non vada più dietro a questi pifferai magici, i commenti dei lettori del Corriere sono in tal senso molo interessanti.

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