Frans De Waal: dalla scoperta dell’acqua calda alle fantasie religiose. Tutto tranne che scienza.

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Frans De Waal

 

L’etologo Frans de Waal ha avuto un’intuizione. Peccato che abbia intuito un dato acquisito da tempo.

 

L’etologo Frans de Waal sembra avere le idee molto confuse sulla religione, parla di cose che sembra non conoscere.

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Ma le propone come scienza.

 

 

“Che cosa direbbe un bonobo a un ateo? Anzitutto lo esorterebbe a smettere di darsi tanto da fare per dimostrare l’assenza di un dio. La legge morale dentro di noi è nata ben prima delle religioni, che svolgono la funzione non di produrla, ma soltanto di sostenerla.” 

Così inizia la quarta di copertina dell’ultimo libro dell’etologo e primatologo Frans de Waal, che con questo lavoro va ad occuparsi dell’origine della religione aggiungendosi ad una folta schiera di pensatori che sembrano convogliare le loro energie per ottenere la dimostrazione che la religione è un’invenzione umana, o meglio, dell’evoluzione. Un precedente importante era già stato segnalato su CS in “L’inconsistenza del pensiero darwinista” in cui si parlava del libro “Nati per credere” di Girotto-Pievani-Vallortigara, adesso con “Il bonobo e l’ateo” si aggiunge anche Frans de Waal al numero di quelli che dimostrando una ben scarsa comprensione di cosa sia la scienza sperimentale (cosa assai sconcertante in persone che fanno della scienza la loro professione) provano a dimostrare che Dio è un’invenzione umana.

Il libro è stato recensito sull’Unità con un’intervista all’autore che offre un’efficace sintesi del lavoro dello scienziato olandese nell’articolo “Frans de Waal: “La morale? Non l’ha inventata la religione”” dal quale possiamo trarre alcuni spunti:

Qual è allora la differenza tra l’empatia di uno scimpanzé e quella umana?


Non possiamo sapere cosa sentono gli animali. Quello che possiamo fare però è misurare come reagiscono in alcune situazioni. Gli scimpanzé e i bonobo, ad esempio, baciano e abbracciano quegli individui che soffrono perché hanno perso una battaglia o perché hanno paura di un serpente.

Correttamente qui si parla di “empatia” e non di morale, e  curiosamente de Waal parla come se fosse il primo ad accorgersi che gli animali hanno atteggiamenti empatici di affetto, consolazione o protezione, vine da domandarsi: ma ha mai avuto un cane? Sì perché senza spendere tempo e soldi in ricerche sull’empatia dei bonobo bastava fare qualche domanda ad un bambino con un cucciolo e avrebbe avuto immediatamente le stesse risposte. Continuando il suo ragionamento infine l’autore ci conferma ancora una volta quello che già sapevamo, che cioè la morale è un’altra cosa:

Tra le specie non umane esiste qualcosa di paragonabile a quello che Adam Smith chiamava lo “spettatore imparziale”?

Lo spettatore imparziale di Smith si impegna ad approvare o disapprovare un comportamento anche se quest’ultimo non lo coinvolge direttamente.

La morale umana quindi non riguarda solo me e te o le persone che conosciamo, ma si applica a chiunque nello stesso modo. Questo richiede un certo livello di astrazione, delle regole generalizzate. In questo senso la morale umana è speciale: noi discutiamo i principi del nostro sistema etico e cerchiamo di giustificarli, mentre le scimmie antropomorfe non lo fanno.

Dopo aver argomentato sul fatto che noi e i bonobo abbiamo le stesse caratteristiche riguardo l’empatia, Frans de Waaal ci dice che “la morale umana è speciale”, grazie, lo sapevamo anche prima di aver letto il libro, e semmai questo costituisce una conferma proprio alla visione tradizionale della differenza tra uomini e animali.

Ma andiamo oltre, dove il primatologo ci riserva una notizia, questa sì, davvero sensazionale:

Si è sostenuto a lungo che l’essere umano è nel suo profondo egoista e cattivo e che nasconde questa sua natura sotto una vernice di gentilezza grazie all’intervento della ragione. Sembra che questa teoria si sia dimostrata falsa, perché?

Questa visione della natura umana divenne popolare intorno agli anni Settanta del secolo scorso con i libri di Richard Dawkins e Robert Wright. Si trattava di un messaggio antidarwiniano perché lo stesso Darwin credeva fortemente che ci fosse un continuum tra l’istinto sociale degli animali e la morale umana.

Adesso vengono a confliggere le idee del più famoso etologo darwinista, Richard Dawkins, con quelle dell’etologo darwinista Frans de Waal, come ricorda l’intervistatore il primo con “Il gene egoista” sosteneva che l’evoluzione ci avesse fatto cattivi e che la ragione ci potesse rendere ‘gentili’, mentre il secondo adesso ci dice che in realtà la nostra etica nasce sin dall’origine: chi ha ragione tra i due?

Qui assistiamo ad uno dei più classici casi in cui ci si imbatte quando di mezzo c’è il darwinsmo, entrambi, pur sostenendo ipotesi opposte, si definiscono veri sostenitori del darwinismo, tanto che de Waal arriva a sostenere la clamorosa tesi che, colui che è stato definito il “levriero di Darwin”, quel Richard Dawkins che è universalmente conosciuto come il più acceso darwinista, fosse portatore di un “messaggio antidarwiniano”!

Sono passaggi che davvero rasentano il sublime.

Ma quindi, cosa sarebbe la religione? Ecco cosa risponde de Waal:

Quale ruolo svolge la religione nel modellare la nostra morale?

La cooperazione e l’armonia sociale sono state sempre un vantaggio per la nostra specie, molto prima che nascessero le moderne religioni, ovvero circa duemila anni fa…

Insomma, la cooperazione e l’armonia sociale sarebbero nate duemila anni fa, quindi niente cooperazione e armonia per gli antichi greci o i romani sotto Giulio Cesare. La cifra scelta di duemila anni indicherebbe secondo l’etologo la nascita delle moderne religioni: ma sa quello che dice? Duemila anni fa è nato solo il cristianesimo, non l’ebraismo che è di molto precedente e neanche l’Islam che è di alcuni secoli successivo, insomma, se egli non è del tutto ignorante in materia sta riferendosi al cristianesimo senza volerlo dire apertamente. Poi fa un flash back e torna alla preistoria:

Le cose cambiarono con la rivoluzione dell’agricoltura, circa 12.000 anni fa. Noi uomini cominciammo allora ad espandere le nostre società per includervi migliaia, milioni di persone. Le regole della reciprocità e dell’empatia e il monitoraggio del contributo di ognuno non funzionavano più.

Diventava troppo facile imbrogliare. Un approccio dall’alto in basso divenne necessario per rinforzare la cooperazione, aiutato magari da una forza soprannaturale onnisciente che teneva d’occhio tutti e che prometteva il paradiso o l’inferno a seconda di quanto ti comportavi bene. In quest’ottica la religione odierna non è alla radice del senso morale, ma nasce come un modo per rinforzare il sistema.

 

Secondo de Waal dunque la religione nacque per rinforzare le regole spontanee (come quelle dei bonobo) perché la nostra società 12.000 anni fa cominciava ad includere “migliaia, milioni di persone“… ma di cosa parla? Nel 10.000 a.C. si stima che sulla Terra ci fossero circa 4 milioni di abitanti sparsi in tutto il mondo abitato, come è possibile considerarli tutti parte di un’unica società? E poi, come fa a stabilire che le regole dell’empatia e della reciprocità non funzionavano più? Quali sono le basi scientifiche galileiane di questa affermazione? E infine, poiché secondo de Waal diventava troppo facile imbrogliare, venne inventata un’autorità soprannaturale dispensatrice di castighi e ricompense che dissuadesse dai cattivi comportamenti. Ecco infine quale sarebbe la naturale ‘evoluzione’ della religione:

Il mio libro affronta forse il più importante: possiamo avere una morale senza la religione e dove troveremo la forza e l’ispirazione per condurre una vita buona?

Se ci pensiamo, l’Umanesimo non ha mai speso molta energia per combattere la religione o negare Dio, ma invece si è focalizzato su aspetti positivi, chiedendosi come forgiare una buona società utilizzando le naturali potenzialità umane. Il mio libro cerca di stabilire un legame con l’Umanesimo e in particolare con la sua tradizione olandese, fino a Erasmo, Hieronymus Bosch e Spinoza.

Il fine del libro, dichiara l’autore, è dunque quello di dimostrare l’utilità della religione, ma al tempo stesso dichiararla un’esperienza superata che dovrà essere sostituita da un amorale laica di origine scientifica. In questo si vede chiaramente la differenza con un certo tipo di darwinisti come Richard Dawkins o Jerry Coyne che ritengono invece che la religione sia incompatibile con il pensiero scientifico o addirittura “l’origine di tutti i mali”.

In conclusione si può dire che dopo aver scoperto cose già note a tutti, e dopo aver fatto una ricostruzione fantasiosa dell’origine della religione, de Waals propone un nuovo umanesimo  che unifichi il pensiero del cattolico dissidente Erasmo da Rotterdam a quello del pittore di demoni Hyeronimus Bosch  a quello del panteista Baruch Spinoza.

Un minestrone unito dalla visione comtiana di una nuova religione dell’Umanità. Anche in questo caso, Frans de Waal non ha prodotto nulla di nuovo.

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

20 commenti

  1. Bene,diciamoglielo,pennetta. Non ci dormira’ la notte credo.
    La sicumera da cafone arrogante,quella sempre,eh? Ma sai fare qualcos’altro oltre a spandere bile e merda contro tutti?

    • Ho deciso di lasciar passare questo commento che avevo in un primo momento scartato (per evidenti motivi).
      Ho deciso poi di proporlo in primo luogo per ricordare che intorno a questi argomenti il clima è molto caldo e che non tutto quello che succede viene mostrato.

      In secondo luogo è importante evidenziare come l’autore lanci accuse di spargere letame mentre è evidente che questo è invece quanto fa lui con il suo intervento.

      Quale sarebbe la cosa ingiusta che è stata detta nell’articolo?
      Niente da fare, “Arcoiris” non contesta nulla di preciso, sa solo insultare.

      Il fatto è che se il prof. de Waal non avesse detto delle cose palesemente sbagliate o banali non ci sarebbe stato nessun articolo a mostrarle. Elementare mi sembra.
      E invece no, la colpa non di chi le spara grosse, la colpa è di chi lo fa notare.

      P.S. ovviamente l’account di Arcoiris è stato adesso bloccato.

      • Il commento di Arcoiris, ammesso che si possa chiamare così una sortita priva di senso, dimostra che siamo in presenza di una emergenza antropologica. In Occidente almeno.

      • Deve essere il solito “Ettore” (o uno dei suoi mille nomi che usa per sentirsi al centro dell’attenzione) che e’ passato anche sul sito UCCR con il suo solito mantra della gravidanza extrauterina, e i suoi soliti insulti.

  2. Giorgio Masiero on

    A forza di stare con le scimmie (per mestiere) si s-ragiona come loro: un chiaro esempio di darwiniano adattamento. E il dubbio di Darwin dove lo mette, tra tutte le Sue sicurezze interpretative, prof. de Waal?

  3. “Che cosa direbbe un bonobo ad un ateo?…”. Il bonobo non filosofa, sig. Frans de Waal.

  4. “Si perché senza spendere tempo e soldi in ricerche……” Quante volte penso queste parole dopo aver letto i resoconti di certi studi “scientifici” . Enzo, più che evoluzione direi che l’ uomo sta vivendo un periodo di involuzione , non basta spedire razzi su Marte per dire che stiamo avanzando .

    • Emanuele, l’associazione dell’avanzamento tecnologico con progresso della società è un errore molto frequente.
      Personalmente condivido l’idea che i nostro sia un periodo d’involuzione e, purtroppo, su questo sono darwiniano, la selezione naturale ci presenterà presto il conto.

    • In realtà credo proprio che lo stiamo già pagando tutti, ma sono anche dell’idea che alla fine il conto sarà più pesante proprio per chi ha favorito questo stato di cose, per chi pensa che l’involuzione sia progresso e per quelli che vivono il ritorno allo stato primitivo come un miglioramento, o al limite una scelta indifferente.
      Chi invece manterrà un riferimento culturale e antropologico tradizionale certamente soffrirà all’interno di una società in crisi, ma al tempo stesso avrà le risorse per sopportarla.

  5. “chi invece manterrà un riferimento culturale e antropologico tradizionale certamente soffrirà all’interno di una società in crisi, ma al tempo stesso avrà le risorse per sopportarla”
    Questo riferimento ha un solo nome: Gesù. Solo lui ha detto: io sono la Via, la Verità, la Vita. E l’ha dimostrato”

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