Cannabis day: persone che amano essere politicamente innocue

44

cannabis day1

Immagine ripresa al Million Marijuana March di Roma del 10 maggio 2014.

.

Si chiama “Million Marijuana March”, dal 1999 è la manifestazione per celebrare le meraviglie della cannabis.

.

Prima fra tutte la neutralizzazione della vera protesta.

.

Si chiama “Million Marijuana March”, è un’iniziativa nata nel 1999 e che ormai si svolge in numerosi paesi del mondo. Quali siano le rivendicazioni della marcia è stato reso pubblico nientemeno che ad una conferenza stampa svoltasi alla Camera dei deputati, come riferito dal “Manifesto“:

L’evento è stato pre­sen­tato ieri, nel corso di una con­fe­renza stampa alla Camera dei depu­tati durante la quale è stata resa pub­blica anche la Carta dei diritti delle per­sone che usano sostanze, rea­liz­zata dalle reti di ope­ra­tori, dalle asso­cia­zioni e da chiun­que abbia a che fare con le dro­ghe, le cui basi erano state get­tate nella due giorni che si è tenuta a Genova lo scorso feb­braio.

«Si tratta di una sorta di carta costi­tuente, con la quale i con­su­ma­tori riven­di­cano il loro diritto di cit­ta­di­nanza, a essere accet­tati per quello che sono, senza essere per­se­gui­tati e soprat­tutto nella prima parte prende spunto dalla Carta dei diritti umani delle Nazioni Unite», ha spie­gato Ales­san­dro «Mefi­sto» Buc­co­lieri, tra gli sto­rici orga­niz­za­tori della Mil­lion Mari­juana March. Una Carta, aggiunge, «entro la quale e non oltre dovrà muo­versi chi vorrà legi­fe­rare in mate­ria senza calare leggi dall’alto e con­tro il sen­tire delle per­sone inte­res­sate da que­sti provvedimenti».

 

Ma quale forza politica ha presentato l’evento alla Camera? Purtroppo il servizio del Manifesto non lo dice, certo che però colpisce il fatto che una serie di associazioni possa aver redatto una “Carta dei diritti delle per­sone che usano sostanze“, così, senza aggiungere altro. Ma quali sostanze? La domanda potrebbe sembrare puntigliosa, ma invece quell’aggettivo omesso è fondamentale, a parte il fatto che detta così tutti usano sostanze in quanto chimicamente il termine indica un qualsiasi composto.

Se la frase fosse stata completata si sarebbe dovuto scrivere “sostanze allucinogene”, in quanto è in questa categoria che va collocato il THC, il principio attivo della cannabis. Le leggi che vietano lo spaccio della cannabis vengono viste dagli organizzatori della manifestazione come violazioni dei diritti umani, categoria che evidentemente richiede di essere chiarita.

Ma quello del proibizionismo è un falso problema, la vera question è quella che riguarda la scelta di rivendicare l’uso di sostanze psicoattive che  depotenziano socialmente, così come confermato da un recente studio pubblicato sul Journal of neuroscience e ripreso su Le Scienze, dove possiamo leggere che:

 I risultati – osservano i ricercatori – sono in accordo con gli studi sugli animali, che mostrano che nei topi a cui viene somministrato tetraidrocannabinolo (THC), il principale principio attivo della marijuana, il cervello si modifica formando nuove connessioni. Queste nuove connessioni indicano che il cervello si sta adattando a un livello innaturale di stimolazione e ricompensa legato alla marijuana. 

Questo rende meno soddisfacenti altre ricompense naturali – come il cibo, il sesso e l’interazione sociale – che, alla fine di una serie di processi biochimici, portano a un rilascio di dopamina (la principale sostanza del sistema cerebrale della ricompensa) inferiore a quello delle sostanze d’abuso.

 

L’uso di THC rende meno soddisfacenti rispetto alla cannabis il cibo, il sesso, l’interazione sociale, infatti il cervello rilascia la dopamina, un ormone legato alla ricompensa, più con l’uso della cannabis che con lo svolgimento delle attività citate.

Proprio quello che ci vuole per disinnescare la protesta, come aveva ben chiaro Aldous Huxley che nella sua distopia del Mondo Nuovo vedeva l’uso generalizzato e accettato della droga come strumento impiegato dal potere per tenere mansuete le masse.

Questo è il punto, prima ancora  della questione proibizionismo sì, proibizionismo no, il problema è che ci sono persone che rivendicano a gran voce il loro diritto ad essere neutralizzati, a barattare la loro capacità di protesta effettiva con un po’ di fumo.

Un popolo accannato non si ribella, un popolo che riceve dopamina dalla cannabis anziché dall’appagamento dei propri desideri, dal conseguimento dei propri obiettivi, è politicamente e socialmente innocuo.

Io non voglio essere politicamente innocuo.

 

.

.

.

.

 

Share.

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

44 commenti

  1. Accontentiamoci del fatto che, nella gran parte dei casi, chiunque rivendica la propria libertà di impiego della Maria Giovanna possa considerarsi politicamente innocuo già dal principio. Il/la ricercato/a effimero soddisfacimento/ neutralizzazione psichico/a definisce gli uomini molto mediocri, che abbiano possibilità di accannarsi o no.

    • Ho camminato un po’ in mezzo al gruppo che si è fermato a Piazza S. Giovanni, ho visto le persone che già dal tardo pomeriggio hanno percorso le strade vicine, quella che mi è rimasta è la sensazione di moderni indiani che chiedono di poter avere la loro riserva in cui rinchiudersi.
      Dopo aver scritto l’articolo mi è venuto in mente che sono proprio come i “selvaggi” che nella distopia di Huxley non sono inseriti nella dittatura del Mondo Nuovo, sono fuori dal sistema produttivo e vivono in riserve.

  2. @ Prof Pennetta

    Secondo lei quale potrebbe essere la soluzione al “problema” cannabis?

    • La soluzione può essere solo antropologica.
      Quando uno vede della droga spontaneamente pensa: “io quella merda non la prendo”.
      Le leggi devono esserci ma servono a confermare una convinzione diffusa o non servono a niente. Finché la droga verrà condannata ipocritamente e sostenuta dallo star system e dalla cultura underground apparirà come qualcosa di ‘trasgressivo’, ribelle, desiderabile infine.

  3. stò cò frati e zappo l'orto on

    Riserve indiane ?!

    Mah!
    Se guardiamo per terra(scale o altro all’interno di ferrovie,metropolitane,purchè non troppo controllati oppure giardini pubblici,luoghi isolati,abbandonati più mille altri posti)e
    troviamo come primi indizi,la confezione abbandonata di una nota marca di cartine per sigarette o i resti di una qualche sfortunata sigaretta a cui hanno tolto il tabacco ma lasciato il filtro e quasi tutta la cartina(professionalmente separata da ciò che conteneva)potremmo dire con “orgoglio”che le riserve indiane si sono trasferite a casa nostra!
    A questi signori “indiani”per concludere la serata,probabilmente,manca solo finire di scolarsi la bottiglia di liquore!E poi via sulle magiche strade italiane!

    • Descrizione che confermo, nel prato di Piazza S. Giovanni si trovavano numerose bottiglie vuote di birra, più d’una rotta, e non perché mancasse il ‘fumo’, l’aria nonostante lo spazio aperto, ne era impregnata.
      Che dispiacere vedere ragazzi buttarsi via così.

      • Impiegano tutta la loro vita per burratsi via, ma non lo fanno mai con la dovuta velocità, dando intanto grande noia allo spirito della povera gente discreta.

        • Aliio, personalmente mi danno più ‘noia’ i radical chic che senza fare marce e senza buttarsi nelle piazze si comprano la loro dose per divertirsi nelle serate alla “Grande bellezza”.
          Riguardo poi alla velocità del buttarsi via non mi viene da scherzarci sopra…

          • Ah, i radical chic, son razza ben peggiore.
            Ho forse esagerato, ma per mia natura non ho ispirazione di comprenderli né di aiutarli.

          • gabriele ferrari on

            abbasso i drogati e tutti coloro che vendono fumo in generale,mio padre e’ morto per il fumo e mio fratello 45 anni ha avuto un ictus 1 mese fa,allora i medici che dicono che ogni forma di fumo fa male hanno ragione!!!!!!!!!!!!!ahhhh ora che e’ troppo tardi mio fratello non fuma piu’ bella roba il tabagismo non serve a nulla…

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        Ho viaggiato in treno in molti centri della provincia italiana(sia ben chiaro che non dico di averne trovati ovunque!)ma GLI INDIZI 1 e 2 sono presenti.
        Vorrei anche sottolineare che non intendo minimamente criminalizzare i “normali”fumatori di tabacco!O bevitori di birra o vino o altro!!
        La tua città(veramente la “vecchia”più affascinante del mondo)è purtroppo anche il polo attrattivo di molti sbandati.ps.se ti consolo nella “civilissima”Firenze(la capitale universale dell’arte e della cultura!!!!)nell’ultima(2014)notte bianca sono stati ricoverati per alcool e droga 80-90 giovani(non ricordo benissimo)e d’urgenza(non tutti in codice rosso o vicinanza!!!)nei vari ospedali cittadini.Chi ci governa?

  4. Buon giorno a tutti.
    Una piccola considerazione.
    Se i liberali e lassisti credono che la droga sia una questione di ambito intimo; se è vero che questa riguarda scelte dell’individuo; se è vero che lo stato non ha il diritto d’intromettersi in queste scelte, è necessario sostenere tutte queste premesse: Lo stato e questa società non hanno l’obbligo di essere responsabile dei costi di queste scelte, giusto? È sensato che, nel momento di consumare sostanze, l’individuo evochi quello che considera suoi diritti fondamentali, ma si presenti come un caso clinico quando il suo piacere si trasforma in una disgrazia? Se il consumo è una questione di morale privata non si può difendere come imperativo etico dello stato, e di tutta la società, curare il viziato. Lui non è, allora, un malato ma si un uomo libero. È un fondamento della libertà individuale assumere i costi delle proprie scelte, invece di trasferire questi a terzi.

    • Buonasera Silvio,
      la questione sul “diritto” è fondamentale.
      Senza entrare troppo in profondità, restando a livello di Wikipedia, si tende a definire il “diritto” come “complesso delle norme di legge e consuetudini che ordinano la vita di una collettività in un determinato momento storico”.
      Posso allora pensare che se una società percepisce il tossicodipendente come un proprio indebolimento essa si può difendere vietando il comportamento che la rende più vulnerabile e debole.

      In un’ottica totalitaria invece potrebbe essere desiderabile che la popolazione non si fatta da uomini liberi ma da soggetti che si accontentano di vivere ai margini e volontariamente abdicano alla propria capacità razionale e politica lasciando indisturbati i manovratori ai piani alti.

      Ecco allora che in un tale ‘contratto sociale’ la cannabis potrebbe anche diventare un diritto.

      L’unica difesa è dire, per usare un’espressione alla Mario Adinolfi, “una società così a me fa cagare!”.

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        Farei la stessa domanda che avrei voluto fare a Saviano:Lei ha mai incontrato su una qualsiasi strada di questo sfortunato Paese(P comunque sempre con la maiuscola)un “libero cittadino”ed alla guida di una automobile,moto o altro ma “fatto”fino al midollo di droga e alcool(ma anche di solo alcool)?Vero che le leggi in Italia possono essere “scansate”con denaro e buoni avvocati !
        In fondo cosa sono qualche centinaia(migliaia?)di morti ammazzati su le nostre strade,per esempio dai cosidetti “pirati della strada” e gente simile?
        L’importante è divertirsi…la vita è breve e bisogna godere di ogni attimo!

  5. Chi crede ancora che tutto questo sia casuale?
    Sono abbastanza “diversamente giovane” (si dice così no?) da ricordare nel mio paese quelli che chiamavamo con un misto di pudore pena e disprezzo “gli ubriaconi”; crescendo il disprezzo è sparito assieme al pudore ed è rimasta solo la pena.
    Andava bene così, quello era lo sfogo delle frustrazioni e della miseria che in mancanza dello stesso avrebbero potuto agglomerarsi in qualcosa di pericoloso ed il vino costava poco.
    Qualche anno più tardi chi ha più o meno la mia età si ricorderà certamente “i drogati” che i nostri genitori non si stancavano mai di indicarci come persone da evitare.
    Dall’altra parte però comparivano film tipo “Easy Rider”, dischi di allucinati vari (Jimmy Endrix, i doors e compagnia cantando), ed il motto che andava per la maggiore era “Sex, drugs and rock’n roll”.
    Ho perso degli amici in quel mare, e non riesco a togliermi dalla testa che sono semplicemente stati ammazzati, non dallo spacciatore di infima categoria che gli ha venduto roba scadente (anche lui seppur colpevole, contemporaneamente vittima) ma da chi ha voluto e promosso questa “rivoluzione”.
    Sono fermamente convinto che è voluta, pianificata e promossa per ridurre i giovani ed i meno giovani a zombies.
    Ai miei amici che se ne sono andati così dico che forse stanno meglio dei relitti che vado girare.

    • Ciao Valentino,
      i tuoi interventi sono sempre un contributo prezioso. Hai reso in poche righe non solo una situazione ma un clima culturale e psicologico.

      A sostegno di quanto dici segnalo il documentatissimo libro del mio amico Mario Iannaccone “Rivoluzione psichedelica”.

    • stò cò frati e zappo l'orto on

      Anch’io sono un diversamente giovane e mi ricordo benissimo(nella rossa toscana….ma anche un pò nera)quando i miei coetanei(nel famoso ’68)facevano uso di droghe varie,anche se non rappresentavano una fetta realmente consistente di uomini e donne.
      Oggi drogarsi è un rito di massa “necessario”(e per molti fin troppo piacevole)per affermare il desiderio di “indipendenza”da tutte le convensioni del presente e del passato.E le mafie ringraziano!

  6. grazie, lo comprerò, immagino che sia interessante e documentato se lo ha scritto un tuo amico; vado sul sicuro.
    Purtroppo questa è una tragedia vera, non è un film pseudo-romantico come easy riders

    • Iannaccone è un bravo giornalista, oltre a scrivere su Avvenire ha pubblicato numerosi libri, io l’ho contattato proprio per motivi di interesse comune e poi siamo diventati amici.

  7. Secondo me, Dio è davvero infinitamente intelligente; tra le molte altre cose, lo prova volta quando decise di mettere in moto la giostra, gli bastò dare un semplice ordine di proibizione. Ovviamente, Lui conosceva i suoi polli molto meglio di qualunque pollo sarebbe poi venuto; e quando ingiunse il primo e fatale NON, posso solo immaginare quanto se la rise, in attesa dell’unico esito possibile.
    Qui, al momento, non voglio entrare nello specifico morale-sociale-religioso dell’uso di sostanze psicoattive; mi limito ad osservare che il modo più certo ed infallibile per portare la maggiore parte degli esseri umani a fare qualcosa è proibire loro di farla.
    Metti che il buon abatino Renzi ed i suoi sodali dichiarino fuori legge l’acqua minerale gassata, si può avere la certezza assoluta che dieci minuti esatti dopo si creerebbero automaticamente mercati clandestini di acque minerali gassate; e, cosa ancora più certa, molti di quelli che prima della proibizione non amavano l’acqua minerale gassata desidererebbero all’improvviso con essa bagnarsi l’ugola.
    Salvo pensare che le persone commettono un tragico sbaglio nell’ostinarsi ad essere diverse da come noi riteniamo sarebbe giusto che fossero, questo è dato certo in modo assoluto; e se non è da qui che si parte nell’analisi del nostro tema, non si fa altro che arrampicarsi sulle proprie teste ed i propri (sacri) principi.
    Ora, se l’obiettivo del proibizionismo è quello di procurare lavoro al gangsterismo internazionale, certamente esso dà piena ragione della sua esistenza; ed i suoi costi valgono ampliamente il raggiungimento di quell’obiettivo. Ma se scopo del proibizionismo è l’eliminazione, o in subordine il contenimento, o ancora meno, la sola deterrenza nel consumo di droghe da parte di una popolazione, se ne può solo concludere che i suoi sostenitori hanno a tal punto perso il ben dell’intelletto, da non vedere quello che tutta la Storia umana mette loro davanti.
    A proposito del maggiore esperimento proibizionista mai messo in atto, faccio appena notare, un esempio tra miriadi, tre cose:
    1° i maggiori sostenitori del regime “dry” 1920-1933 non furono solo i gruppi politici moralisti e fondamentalisti; ma, cosa per nulla sorprendente, tutto il delinquenziaio americano dai guappi di quartiere, agli Al Capone.
    2°,per loro (mafie e bande), l’alba del 16 gennaio 1920 segnò l’inizio di una irripetibile età dell’oro; mentre il 5 dicembre 1933, giorno che pose fine a quel penoso esperimento già fallito in partenza, fu data luttuosa.
    3°, durante tutto quel periodo, il consumo di alcolici, non solo non cessò, ma neppure diminuì; al contrario aumentò, presso uno scadimento della qualità, ed un corrispettivo aumento di tossicità. Dimenticavo che altri grandi sostenitori del proibizionismo furono i governi canadese, cubano, e messicano (che col mezcal dei suoi contrabbandieri portò a casa vagonate di dollari). Cuba, soprattutto, ne trasse immensi benefici, accogliendo frotte di ricchi americani, ed esportando rum di contrabbando.
    A partire da questo, che è un dato e non un’opinione, e solo considerando questo, tutto il discorso sulle droghe può passare dalla fase adolescenziale a quella adulta, con la speranza di cavarne qualcosa di costruttivo. Seguitare con peana moralistici, e prediche da buon padre di famiglia, è il peggior servizio che si possa rendere ai nostri figli alla società in cui viviamo, ed alla nostra coscienza.

    Sempre fino a prova contraria.
    Francesco

    • Secondo me lei non ha figli, altrimenti non prenderebbe neanche in considerazione il fatto che possano trovare ancora più facilmente di quanto non sia già quella merda con cui rimbecillirsi.

      Sempre fino a prova contraria.
      ep

      • E’ sempre la solita storia: si usa “furbescamente” il proibizionismo dell’epoca di Al Capone per giustificare qualunque cosa…
        La cosa che si omette di dire pero’ e’ che Al Capone, forse merito proprio di un certo “liberismo” (a parole) era tanto potente che si comprava l’intero corpo di polizia e persino il Sindaco di Chicago, soprannominato infatti “greasy thumb“. Quindi se la polizia avesse fatto il suo dovere tutto questo successo non l’avrebbe avuto. Tanto per cominciare.
        Poi, in secondo luogo, secondo la stessa logica, allora dovremmo eliminare ogni vincolo ambientale, ogni piano regolatore, dovremmo eliminare il reato di omicidio, di furto, dovremmo anche eliminare il reato di evasione fiscale.
        Come per magia, tutti questi reati scomparirebbero e vivremmo in un mondo perfetto… Scommettiamo che gli anti-proibizionisti non ci starebbero con il cambio?

  8. Errata corrige:
    il verbo “pretendere”, nella frase “…il coraggio mostrato nel pretendere una posizione…”, è chiaramente “prendere”.
    Mi scuso.
    Francesco

  9. Professor Pennetta,
    i riferimenti alla situazione personale di un interlocutore non aggiungono, né tolgono nulla al valore o disvalore degli argomenti di questi. Se lei o io abbiano ragione, pertanto, non dipende né dalla quantità di figli che abbiamo, né dalle nostre eventuali virtù, né dai nostri certi vizi. Dunque, i figli non c’entrano; ma visto che ne ha fatto riferimento, ne ho due.
    Mi sono trovato a postare su questo forum perché, salvo aspetti secondari, condivido l’analisi da alcuni fatta sull’evoluzionismo; ed aggiungo che ho avuto il piacere di leggere ed apprezzare il suo libro, professor Pennetta. Le ho anche scritto in privato, circa una settimana fa, che ritengo molto meritorio il coraggio mostrato nel pretendere una posizione tanto controcorrente su un tema così fondamentale.
    Questo, tuttavia, non vuol dire che si debba trovare d’accordo, puntualmente e pedissequamente, su ogni cosa; ne che a chi su un dato punto dissente dall’opinione corrente in un particolare micro-ambiente, debba per forza essere assegnata la parte del “villain”; anche tenuto conto del fatto che il dissenziente mostra modi garbati, e non ha alcuna intenzione di fomentare risse verbali.

    Qui aggiungo solo che l’argomento che equipara reati come l’omicidio al consumo di cannabis o altro (“Poi, in secondo luogo, secondo la stessa logica, allora dovremmo eliminare ogni vincolo ambientale, ogni piano regolatore, dovremmo eliminare il reato di omicidio, di furto, dovremmo anche eliminare il reato di evasione fiscale”, come scrive Piero) è chiaramente capzioso, se non logicamente inconsistente. Prima e sopra tutto, occorrerebbe provare che il consumo di sostanze psicoattive lede una norma della stessa cogenza morale dell’assassinio o del furto. Un accostamento, dato ma non concesso che l’uso di droghe sia un reato, trova consistenza solo presso casi, modelli, o processi comparabili e commensurabili. Non è questa la fattispecie.

    Finisco: io non voglio dare fastidio a nessuno; so di essere ospite, e dello spazio concessomi ringrazio; conosco le regole di una corretta interlocuzione; vorrei solo sapere se per partecipare alle discussioni è richiesta una preliminare dichiarazione di assenso su ognuno dei temi trattati. Così’ fosse, rendendomi conto di non poter rispettare questa regola, ringrazierei di sicuro per l’ospitalità concessami, e rimarrei comunque un lettore passivo dei molti temi che qui vedo trattati con intelligenza e competenza.
    Francesco

    • Buonasera Francesco,
      mi spiace se la risposta al suo precedente intervento è stata secca, mi era sembrato di cogliere quasi una provocazione dietro le sue parole che parlavano di moralismo.
      Niente in me è più lontano dal moralismo, tanto che il riferimento era all’addormentamento delle masse, argomento non nuovo e che avevo già affrontato con le parole di W. Burroughs, uno del quale tutto si può dire fuorché che fosse un moralista:
      http://www.enzopennetta.it/2014/01/cannabis-fucked-by-the-system/

      Le confesso infine che mi sorprende non poco leggere che lei avendo due figli sia indifferente al fatto che possano scendere dal tabaccaio sotto casa e anziché comprare le Camel possano comprare della cannabis, a me questo pensiero manda su tutte le furie, lo ammetto, e probabilmente è uno dei motivi dei toni della risposta.
      Comunque lei ha certamente il diritto di avere le sue opinioni su questo e di essere rispettato.
      Riguardo alle considerazioni di Piero credo che il paragone con l’assassinio e il furto non fosse per confrontare il tipo e la gravità ma che fosse per parlare di altri reati in generale che non possono essere legalizzati solo perché sono comunque commessi.

      Infine grazie per l’attenzione che ha dedicato al mio lavoro, e quando vorrà esprimere un’opinione sarà sempre il benvenuto.

    • In verita’, ad essere capziosa ed illogica e’ proprio la risposta che mi viene addotta.
      Se siamo immersi nel relativismo pieno, che cavolo me ne frega quale cosa e’ piu’ o meno grave?
      E poi, fino a che punto sarebbe lecito l’anti-proibizionismo?
      E chi lo decide?
      E’ meglio non far pagare le multe per divieto di sosta, o lasciare che tutti si droghino e causino incidenti mortali?
      Se la ratio del provvedimento e’ “non appena si vieta qualcosa tutti si mettono a farla” allora “liberalizziamo” tutto e tutto “magicamente” si mette a posto no?

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        Piero i divulgatori e difensori della cultura della CannaLibera(e altri consumi)dispongono di parolai finissimi,conventissimi che aggiungere alla totale libertà del consumo dei superalcolici(anche tra bambini di 10-15 anni)il “naturale”consumo di erbe stupefacenti non sia poi così dannoso.
        Certamente da moltissimi anni dispongono di un Guru intoccabile e fonte di ogni bene,cioè il compagno Pannella.
        ps.le statistiche di giovanissimi assuntori di erbe è veramente allarmante(alcool+droghe terribile futuro).

  10. Grazie prof Pennetta, alla fine tra persone di buona volontà si trova sempre il modo di intendersi; e sono certo che, una volta dipanati i molti equivoci che gravano su un tema tanto complesso e delicato, le nostre posizioni non saranno poi significativamente lontane.
    Approfitto anche della risposta di Piero per chiarire, partendo dallo stesso spirito, un altro punto; sempre a prescindere dal merito (almeno per il momento), dico a Piero con totale sincerità che considerato il brevissimo tempo della nostra vita non ne sprecherò un solo istante in gare dialettiche, finalizzate solo al sacrificio dell’intelletto in favore della vanità. Aggiungo che tra avere ragione ed avere torto, preferisco il secondo caso; giacché, mentre aver ragione in un incontro dialettico nulla aggiunge al mio patrimonio cognitivo, aver torto (se ho torto) mi emenda da un errore; e dunque ne ricavo un vantaggio.
    Chiarito preliminarmente questo, tuttavia, non siamo ancora al punto in cui una della parti possa aver torto e l’altra ragione, giacché, nel merito, io non mi sono ancora espresso su nulla, salvo affermare un semplice dato di fatto. Ci faccia caso, e rilegga (sempre se vuole) quello che ho scritto. Se mi rileggerà senza pregiudizi, vedrà senza dubbio alcuno (scripta manent) che mi sono solo limitato ad evidenziare una circostanza di fatto, che tale è e tale rimane; e dunque non un’opinione. Un dibattito può nascere al divergere su opinioni, oppure sull’interpretazione di fatti. Questo è indiscutibile; ma è impossibile che sorga un dibattito sui fatti di per sé. I fatti possono piacere o dispiacere; ma una delle cose che si impara con la maggiore età è che a farci a cazzotti si perde sempre.
    Citando il caso americano, che (la prego di credermi senza polemica) non è affatto una “storia” come scrive lei, ma “Storia” con la maiuscola, e dunque un fatto, ho esemplificato uno degli innumerevoli e puntuali fallimenti cui è condannato ogni regime proibizionista. Fallirà sempre, come sempre sono falliti e falliranno tutti i tentativi di ingegneria sociale, che pretendono di edificare una società migliore a partire dalla stesso uomo che ha la necessità di essere ri-formato (qualcuno mi saprebbe spiegare come potrebbe essere attuato un simile miracolo?). E’ questo l’impasse logico in cui si auto-strangola ogni tentativo proibizionista; mentre la frustrazione senza via di scampo cui esso è destinato è la puntuale conseguenza e la misera paga della smisurata superbia che consiste nel credere di poter imporre virtù, senno, morigeratezza, e razionalità, con leggi di pubblica sicurezza. Non sto dicendo, cosa ovvia, che le leggi non servono; ma non bisogna mai scordare (cosa che troppi non considerano, ma che sapevano bene i maestri fondatori del Diritto) che al crescere della Legge, cresce nella medesima misura l’ingiustizia. Questo lo capirono i redattori del Diritto Romano; ma non lo capì Platone, arrecando a tutta la cultura occidentale un danno incalcolabile. Per i primi, era chiaro come il sole che “summum ius, summa iniuria”, secondo la locuzione immortalata da Cicerone nel De officiis; per il secondo, al contrario, lo ius delle sue Leggi era la linfa della sua (terrificante) Repubblica. Il principio cardine e la finalità della Legge non sono, come pretese Platone, far germogliare la virtù nei non virtuosi (cosa impossibile, come far stillare acqua dai sassi); ma rendere normativo il principio del “neminen ledere”. Ora, questo principio deve limitarsi alla condotta intersoggettiva, ove il “neminen” è sempre un soggetto diverso da sé. Voler imporre il bene soggettivo, anziché il giusto-in-senso-sociale, è il preciso punto di discrimine tra una concezione totalitaria (come quella platonica), e una non totalitaria come quella che informa lo spirito del diritto romano, oppure all’estremo opposto della Terra, la concezione taoista.
    Chiedo indulgenza se non sono riuscito ed essere chiaro in così poco spazio; di sicuro non sono stato esaustivo.
    Qui posso aggiungere che, secondo un’opinione che cercherò, se il caso, di argomentare, il primo di tutti gli errori è cascare nel tranello di prendere come sensata l’alternativa proibizionismo/antiproibizionismo; ove, in ultima analisi, agli antiproibizionisti non stanno per nulla a cuore le ragioni del realismo sociale; ma usano artatamente l’argomento al fine di imporre ciò che oggi viene definito “relativismo morale e gnoseologico”. Io credo, Piero, che lei mi abbia inavvertitamente confuso con uno di costoro; francamente, non so sulla base di cosa, se non su quello che ha creduto di vedere nel poco che ho scritto. Scusandomi per una veloce nota personale, se solo lei avesse una vaga idea, Piero, del prezzo oltre che esorbitante che ho dovuto pagare per tenere fermo sulla questione del relativismo, e di quanto questo pesi ancora sulla mia vita, forse, in altra circostanza sarebbe meno frettoloso (questo, detto senza la minima ombra di acrimonia.
    Piero mi scrive:
    “ Se la ratio del provvedimento e’ “non appena si vieta qualcosa tutti si mettono a farla” allora “liberalizziamo” tutto e tutto “magicamente” si mette a posto no?”
    Ma certo che così non si mette niente a posto!! Chi davvero lo pensasse sarebbe uno stolto irrecuperabile. Tuttavia, è proprio la ratio che impone l’implacabile evidenza che la psicologia della nostra specie è tale che l’atto stesso del vietare rende (nella generalità dei casi) appetibile, se non irresistibile, qualcosa che magari prima era indifferente. Io volevo dire, ed in effetti ho detto solo questo, che la reazione al divieto è un processo che riguarda la psicologia dei comportamenti individuali e collettivi, dalla quale non si può prescindere nella formulazione delle norme di diritto. Lei, Piero, però, mi ha imprestato e vi ha aggiunto (come fosse pensiero mio) un’implicazione logica che qualunque persona sana di mente riconosce come falsa. E’ ovvio, in modo lapalissiano, che l’applicazione del “se allora” , nella specifica forma della sua frase che ho espunto e virgolettato, farebbe sprofondare qualsiasi società umana in pochi giorni. Certo che è così. Se proprio devo far perdere tempo con qualcosa di superfluo, è ovvio che depenalizzare l’omicidio, la rapina, lo stupro, etc… non solo non servirebbe “magicamente” (come mi impresta lei) ad eliminarli dalla società; ma si potrebbe anzi stare certi che questa depenalizzazione scatenerebbe il peggio dei bassifondi dell’animo umano. Ma quando mai ho scritto o lasciato intendere una simile iperbolica sciocchezza?? Ho solo detto che se Renzi rende illegale la minerale gassata, neanche dieci minuti dopo ha già una diffusione capillare il mercato clandestino. Ho scritto qualcosa di diverso? E qui lo ripeto, e lo sottolineo. Se poi lei ci vede un’inferenza logica con la depenalizzazione dell’assassinio, temo di non avere argomenti per farle cambiare idea.

    Mi spiace che ragioni di spazio mi impediscano di commentare l’allegato del prof Pennetta; Burroughs fu un caso liminale, e certamente, e per moltissime ragioni, non può essere portato come pezza esemplificativa del consumatore medio di droghe; né il suo caso esaurisce lo spettro di possibilità di rapporto con le sostanze psicoattive . Huxley e Alpert, per limitarmi ai nomi più noti utilizzarono droghe; ma non furono certo eroinomani, né avrebbero mai scritto righe simili, né descritto l’abisso di desolazione in cui Burroughs lasciò sprofondare la sua anima.
    Bene, grazie per avermi dato il modo di scrivere queste sinteticissime note. Se qualcuno fosse interessato ad approfondire, limitatamente al mio poco tempo, mi troverà disponibile. Sennò, si parlerà di altro.

    p.s.
    Avrei due domande per il prof Pennetta:
    1°, vedo alcuni utenti darsi del tu, altri del lei. Vorrei sapere come regolarmi.
    2°, mi sono accorto che l’ultimo mio scritto è apparso sul blog due giorni dopo averlo postato. Faccio qualche errore nella procedura?
    Ah, dimenticavo: il “sempre fino a prova contraria” con cui ho chiuso il mio primo post non voleva essere provocatorio; bensì era da intendersi come una richiesta agli utenti a fornire la prova di un solo caso (in tutta la Storia conosciuta) in cui il proibizionismo abbia davvero funzionato. Me ne basta uno; se esiste, ammetto di non conoscerlo, e resterò in debito di eterna gratitudine a chi me ne informerà.
    Francesco

    • “fornire la prova di un solo caso (in tutta la Storia conosciuta) in cui il proibizionismo abbia davvero funzionato. ”
      Se per “funzionato” intendi che abbia risolto il problema, ovviamente mai. Perché non si può impedire a qualcuno di fare qualcosa per legge. Se la vorrà fare la farà, anche rischiando, perfino la galera o addirittura la pena di morte.
      Ma, se invece guardiamo al proibire qualcosa come un mezzo per limitare/arginare la diffusione di un comportamento oggettivamente dannoso per la società o i singoli, allora probabilmente ha sempre funzionato!
      O forse vorresti dire che quando gli alcolici erano proibiti vi era la stessa diffusione che c’è oggi? O che quando erano proibite le sigarette, si fumava di più di ora? O che quando erano proibiti gli aborti, venivano ammazzati tanti bambini come ora?
      Perché illudersi che liberalizzando qualcosa, la diffusione di quel fenomeno negativo, possa diminuire perché manca una legge da trasgredire? Come giustamente ricordavi, guardiamo ai fatti, e questi dicono che l’unica cosa a funzionare è il proibizionismo.

      Infine, aggiungerei l’accettazione di un male da parte dell’autorità pubblica e della Legge.
      In sostanza, se la Legge me lo permette, vorrà dire che non è sbagliato, quindi perché non dovrei farlo?
      Il fatto invece che una Legge indichi un comportamento sbagliato e cerchi di impedirne la diffusione, non impedirà a chi lo vuole di farlo comunque (anche se in misura molto minore che se fosse libero), ma almeno può essere un segnale per ribadire cosa è male e cosa è bene. Anche questo è un contro-relativismo.
      Altrimenti arriviamo all’assurda ipocrisia in cui lo Stato dichiara che le sigarette uccidono, fa campagne per far smettere di fumare, paga le conseguenze del fumo nell’assistenza sanitaria, ma nello stesso tempo è lui solo che vuole venderti le sigarette causa di morte per incassarne le tasse.

      Il peccato capitale della nostra epoca è chiamare bene il male e male il bene. Questo è l’unico peccato che si può chiamare biblicamente “empietà”.

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        E’ anche probabile che lo sviluppo delle Neuroscienze arriveranno a dimostrare che tante malattie mentali(compreso l’abuso di ogni genere di sostanze ecc.ecc.ecc)siano localizzabili in determinate aree del cervello.Anche se l’ultima parola rimarrà sempre al Libero Arbitrio.ps.speriamo comunque che lo sviluppo di una Scienza Farmaceutica libera dalla speculazione dei grandi capitali(probabile utopia?)e ad una nuova scuola(che non spinga i giovanissimi ad un individualismo senza freni)possa realizzare l’inizio di una vera libertà per l’umanità.

    • Buongiorno Francesco,
      neanche io penso che la semplice proibizione possa ottenere nulla, non esistono leggi che possano funzionare per un popolo che non le sente proprie. Ne è dimostrazione il proliferare di regole professionali come se fossero queste a fare un buon insegnante o un buon medico, se è questo che intende allora siamo d’accordo.

      Ciò premesso, stabilito cioè che deve essere una convinzione intima a determinare il comportamento, è bene che ci sia anche una legge scritta a conferma della convinzione. Ad esempio, per citare un caso che ho sentito da Francesco Agnoli, lo schiavismo a Roma finì per l’affermazione del cristianesimo, a quel punto non sarebbe stato necessario vietarlo per legge, però aggiungo io, è bene che esista una legge che sancisce l’illegalità dello schiavismo.

      Il riferimento a Burroughs era per rimarcare il fatto che l’essere contrario alle droghe (tutte) non si tratta di bigottismo ma di una presa di posizione contro l’addormentamento delle masse, cosa che il citato A. Huxley sapeva benissimo avendone fatto oggetto di un saggio e di un romanzo.
      Proprio pochi giorni fa ho trovato inaspettatamente su un muro di un palazzo in una borgata romana una scritta che mi fa sperare:
      La droga è manipolazione mentale.

      PS: per la parte che riguarda il sito, darsi del tu o meno non dipende da regole fisse, ciascuno può scegliere in base a alla percezione di una certa confidenza o meno, come nella vita reale.

      Riguardo ai suoi interventi ho notato che vanno in spam automaticamente, potrebbe per caso esserci nella sua mail o nel nome qualcosa uguale a qualcuno che ho messo nella lista dei bloccati.
      Provi a registrarsi cambiando indirizzo email, vediamo se cambia qualcosa.

  11. Buona sera a tutti.
    Provo a sintetizzare un abbozzo di risposta a frank10 ed Enzo Pennetta; essendo appunto una sintesi, potrei involontariamente tralasciare elementi di rilievo, nel caso sono anticipatamente accettate e gradite correzioni.
    Mi pare di capire che si sia d’accordo sul fatto che nessun sistema proibizionistico potrà mai cambiare la testa delle persone, e neppure trasformare forzatamente una condotta viziosa in una virtuosa. Se così, la sola motivazione razionale e strategica del proibizionismo resterebbe la sua (presunta) capacità deterrente e repressiva. Sempre se capisco bene, il punto di dissenso tra le nostre posizioni, credo, trova sintesi nelle seguenti parole di Enzo Pennetta (mi permetto di eliminare il “prof”, al solo scopo di evitare ridondanze):
    “…Ciò premesso, stabilito cioè che deve essere una convinzione intima a determinare il comportamento, è bene che ci sia anche una legge scritta a conferma della convinzione…”; mi scusi, perché? Se il mio comportamento, come lei giustamente rileva, è determinato da una convinzione dettata , presumo, da un’analisi dei costi e dei benefici di un dato comportamento, e , presumo ancora, in accordo con i miei principi generali di etica, (se così) per quale misteriosa ragione dovrei mai prendere carta e penna e mettere tutto per iscritto? Cosa aggiungono parole vergate su un pezzo di carta alla mia “convinzione intima”? Mi perdoni, ma non ne vedo il senso. Anche se passiamo dalla prima persona singolare alla prima persona plurale, ossia da io a noi, qual è la ragione che ci obbliga a mettere per iscritto ciò che sappiamo essere una nostra “convinzione intima”? Ma soprattutto, se noi abbiamo davvero tale “convinzione intima”, qual è la motivazione che ci spingerebbe a darle la veste coercitiva della Legge? Mi scusi, Enzo, se lei ed io abbiamo davvero la “convinzione intima” che pestare i calli alle vecchiette è una cosa da mentecatti, perché mai dovremmo promulgare una legge che ci obbliga a rispettare tale convinzione? La sola ragione che porta una data comunità alla formulazione, prima, e alla promulgazione, poi, di un sistema di Leggi, sta precisamente nel fatto che la loro forza deterrente e sanzionante NON è indirizzata a chi ha convinzioni intime sulla giustezza dello specifico di una Legge, ma, al contrario, a chi non ha per nulla tali convinzioni. Dunque, la Legge, assunto basilare nella filosofia del diritto, non nasce dall’esigenza di confermare convinzioni (cosa che abbiamo visto è letteralmente senza significato); ma per imporre o vietare talune linee di condotta, procedendo dal principio fondante del già citato “neminen ledere”. Abbiamo anche visto che, e mi pare si fosse d’accordo, dato che non sono stato contraddetto, (mi cito) “neminen” è sempre un soggetto diverso da sé. Voler imporre il bene soggettivo/riflessivo, anziché il giusto-in-senso-sociale, è il preciso punto di discrimine tra una concezione totalitaria (come quella platonica), e una non totalitaria. Insomma, non è per nulla un caso che “neminen” sia il caso accusativo di “nemo”, e quindi il complemento oggetto della locuzione citata.
    Prima di tutto, l’eventuale lesione di un diritto trova sostanza solo nel caso tale lesione riguardi un oggetto leso, e non il soggetto che lede. Rubare a se stessi non configura alcuna fattispecie di reato (salvo che non sia un finto furto, finalizzato ad una truffa assicurativa) ; e neppure insultare se stessi è reato, e neppure uccidere, o tentare di uccidere se stessi è un reato; mentre lo è rubare, insultare, o uccidere altri. Se io do un pugno nell’occhio di un passante commetto un reato penale; se do un pugno nel mio occhio sono un idiota.
    Secondariamente, l’ambito di competenza della Legge è il diritto, non la morale; infatti, essa vieta e sanziona comportamenti delittuosi, non l’eventuale sordidezza delle azioni umane.
    Resta da rilevare che la coincidenza del diritto con la morale, almeno nelle società laiche, non è sostanziale per principio; anzi è spesso del tutto accidentale (da qui, il “summum ius, summa iniuria). Legge e morale coincidono soltanto presso talune culture teocratiche (come l’Islam, con la Sharia, nella duplice e convergente accezione di Legge Divina e Fiqh, ossia “conoscenza giurisprudenziale delle Leggi Divine), e nelle tirannie basate su dottrine di ingegneria sociale, come tutti i regimi comunisti. Non è per nulla un caso che il suicidio, nei Paesi Islamici più integralisti è considerato un reato; e lo stesso accade e accadde in molti Paesi comunisti.
    Dunque, che specie di reato è quello di chi droga se stesso? Per favore, non mi si risponda che chi si droga può mettere a repentaglio la vita altrui, ad esempio in incidenti d’auto ecc… Questa sarebbe il prototipo dell’obiezione speciosa, e del tutto priva di sostanza logica. Infatti, giusto per prevenire obiezioni del genere, la guida in-stato-di-ebbrezza è già una sua precisa collocazione penale; ma la sua fattispecie non concerne certo lo stato di ebbrezza in sé, ma la guida in tale stato.
    E dunque, occorre scegliere tra il totalitarismo etico, sia teocratico che ideologico, e il Diritto per come finora inteso, dai redattori delle XXII Tavole, fino a Nozik e Rawls; ma per farlo deve prima essere chiaro che chi intende proibire l’uso di sostanze psicoattive, sta adoperando a fini impropri questo Diritto, e si sta servendo della forza coercitiva della Legge allo scopo di imporre una norma morale. Se si vuole questo, si è liberi di perseguire tale obiettivo, così come altri sono parimenti liberi di opporsi. Naturalmente, io non discuto della buona fede di queste persone, ma la buona fede non è mai servita come scudo dall’errore.
    A questo punto, cade a fagiolo commentare una cosa scrittami da frank10, questa:
    “…O forse vorresti dire che quando gli alcolici erano proibiti vi era la stessa diffusione che c’è oggi? O che quando erano proibite le sigarette, si fumava di più di ora? O che quando erano proibiti gli aborti, venivano ammazzati tanti bambini come ora?…”
    In questo post mi limiterò solo al terzo punto, la questione degli aborti; giacché è esemplificativa della perfetta confusione tra etica e diritto. L’ebbrezza autoindotta, e l’aborto sono quanto di più eterogeneo ed incommensurabile possa concepirsi; eppure, caso classico, frank10 lega i due casi con la forza dell’analogia.
    L’aborto inteso come metodo contraccettivo (salvo,secondo me, alcuni casi di cosiddetto “aborto” terapeutico) è in modo palmare ed abbagliante un comportamento gravissimamente lesivo di un attore, per quanto muto e indifeso; ossia dell’embrione o del feto. Una donna che abortisce, in qualunque modo si voglia giocare con le parole, sopprime una vita in cambio di un vantaggio (vero o presunto importa poco; per questa o quella ragione poco importa) per la propria vita. Così come nettamente mi sono espresso per la questione proibizionista, parimenti mi esprimerò per l’aborto (anche se ciò dovesse provocare il risentimento di qualcuno); e, cosa più importante, esattamente per le medesime ragioni. L’aborto è un assassinio, aggravato da due circostanze: la vittima è figlio/a dell’assassina; la vittima è nella condizione di massima vulnerabilità.
    Questo mostra, innanzitutto, che Legge non è sinonimo di etica, e neppure di giustizia. In tutti i Paesi occidentali (salvo mi pare la Polonia), infatti, l’aborto è legale; piegando il principio del “nemimen ledere” agli interessi delle botteghe politiche che predicano il relativismo gnoseologico (e quindi quello morale) allo scopo del rincitrullimento definitivo delle masse.
    Quanto sopra, però, mostra anche la confusione tra ordini del tutto diversi; tanto che frank10 ha correlato la questione delle droghe a quella dell’aborto.
    Quanto allo specifico della tua domanda, frank10, non ho dati precisi ed affidabili su cui fondare una risposta; e a me piace parlare solo di cose che conosco bene, e sulla base di dati certi. So, ad esempio, della polemica e del putiferio nati a seguito delle dichiarazione di Nathanson, che fecero il giro della Stampa mondiale, e di cui da noi si occupò a lungo Giuliano Ferrara su “Il Foglio”. Ma non ritengo di potermi esprimere, giacché non dispongo di una documentazione certa. Tuttavia, anche se ne disponessi, non vedo come questo cambierebbe la sostanza del nostro discorso. Per me, almeno, la questione aborto non ha nessun punto di analogia e/o attinenza con l’uso di droghe; la seconda questione, cosa su cui avrei comunque parecchio da eccepire, al massimo lederebbe norme morali; la prima. oltre alle norme morali, lede il principio stesso della civiltà giuridica. L’atto di abortire lede in modo inequivocabile il diritto altrui alla vita; l’atto di drogarsi, nella peggiore delle ipotesi, è un atto riprovevole moralmente, e dannoso per la salute di chi lo compie; ma non lede il diritto di nessuno.
    Francesco
    p.s.
    Mi scuso per la lunghezza.

    • stò cò frati e zappo l'orto on

      Non mi ha chiamato in causa!Ne sono onoratissimo.
      Conferma le miei tesi.
      Lei si ritiene in pratica libero di agire come meglio crede.
      La libertà personale a scapito della comunità,quando non rispetta la volontà altrui è la peggiore delle dittature.

    • Non hai capito il senso della prima parte del mio post: non ho affatto correlato alcunché.
      Stavo solo parlando di un mero fatto *quantitativo* di fenomeni diversi, accomunati però da un prima e un dopo legislativo: quando c’era una legge che proibiva quel comportamento considerato dannoso, la diffusione *quantitativa* di quel fenomeno era minore rispetto a quando quella proibizione è stata abolita. E questo confermava il fatto che il proibizionismo funzioni, eccome, in quel senso.
      Il tutto in risposta alla tua affermazione sul fatto che la legge proibitiva porti a un maggior numero di persone coinvolte a causa del desiderio di trasgressione. Semplicemente non è così (pur accettando ovviamente il fatto che per alcuni ci sia un fascino nel trasgredire).
      Del resto non ci vuole molto a capire che se è proibito fumare in pubblico, per strada, in macchina, cioè ovunque, e procurarsi le sigarette diventa un’operazione costosa e rischiosa, è inevitabile che moltissime persone sono scoraggiate dal farlo, che non si possa certo raggiungere i livelli attuali di 1 o 2 pacchetti al giorno, o che si fumi abbondantemente a 10 anni. Solo pochi determinati lo faranno e i numeri lo confermano.

      Per il resto concordo con sto’, questo individualismo è estremamente dannoso per la collettività, come:
      “l’atto di drogarsi, nella peggiore delle ipotesi, è un atto riprovevole moralmente, e dannoso per la salute di chi lo compie; ma non lede il diritto di nessuno.”
      Infatti un drogato che si è sballato, senza più sapere quello che fa, si barrica in casa sua per non nuocere a nessun altro, vero? E per procurarsi i soldi per la droga che, si sa, è molto economica e alla quale non potrà più fare a meno, li prenderà dal suo salvadanio, vero?
      E quelli che si impasticcano in discoteca con pasticche che li portano allo stupro, non stanno nuocendo a nessuno, no? E quelli che prendono altre droghe che li fanno diventare cannibali, è tutto nel rispetto degli altri eh?
      Oppure “ma la sua fattispecie non concerne certo lo stato di ebbrezza in sé”, sì perché uno se è ebbro e non guida, è apposto, non fa alcun danno agli altri, come no.
      Ma per piacere, in che mondo vivi?

      Ognuno è responsabile non solo di quello che fa a sè, ma anche delle conseguenze che un suo comportamento può avere per gli altri.
      E non essere più padroni della propria mente e vivere da allucinati può mai non avere conseguenze per gli altri?
      E lo Stato non è forse in dovere di tutelare i cittadini da persone che non riescono più -con certezza- ad avere il controllo di loro stessi? Cosa c’entra la morale, qui? Non si emette un giudizio morale, è una questione di ordine pubblico e sicurezza.

      Oltretutto si aprirebbe un lungo capitolo -che non è il caso di iniziare qui- sulle cure mediche che certe persone pretenderebbero a spese della collettività dopo aver voluto *consapevolmente e liberamente* procurare danni certi al proprio corpo.

      • “non ci vuole molto a capire che se è proibito fumare in pubblico, per strada, in macchina, cioè ovunque, e procurarsi le sigarette diventa un’operazione costosa e rischiosa, è inevitabile che moltissime persone sono scoraggiate dal farlo, che non si possa certo raggiungere i livelli attuali di 1 o 2 pacchetti al giorno, o che si fumi abbondantemente a 10 anni. Solo pochi determinati lo faranno e i numeri lo confermano.”

        Perfettamente d’accordo.

        • stò cò frati e zappo l'orto on

          Leggevo pochissimi giorni orsono,su una rivista(in toscana)online,una notizia che dimostra come l’ingegno italico è senza limiti.
          Infatti i Carabinieri,in una cittadina del valdarno,hanno arrestato un signore di 37 anni che coltivava la sua erba preferita(89 piante belle robuste)
          all’interno della propia abitazione.
          Probabilmente in questo modo,almeno per lui,il problema disoccupazione non doveva pesargli!

          E questa è la centesima notizia,da me letta,della categoria “Erba bona fatta in casa”.Ovvero l’invincibile spirito italico.

          • Il fatto conferma quanto detto da frank, se per fumare devo piantarmi abusivamente la cannabis anziché scendere dal tabaccaio sotto casa, il consumo non potrà che subire delle riduzioni.

    • Francesco,
      la mia risposta sarà molto più breve del suo intervento, anche perché per motivi di miglior comprensione sul web è meglio che gli interventi siano contenuti.

      Ribadisco che anche per comportamenti largamente condivisi devono esistere delle leggi, in caso contrario non dovrebbe esistere alcuna legge, perché vietare di rubare o violare la proprietà privata se tutti siamo d’accordo che non si debba fare?

      Per il resto vedo che continua a confondere il diritto di libera scelta del singolo con le sue responsabilità sociali, l’uso di droghe altera il comportamento e destruttura una società che è organizzata per il raggiungimento del bene comune.

      Diverso è appunto il caso di un regime che miri proprio a destrutturare le masse per neutralizzare l’opposizione.
      Lei aspira ad una società del secondo tipo?

      PS il filtro continua a fermare i suoi commenti, come se il suo IP o altri elementi fossero inseriti tra quelli bloccati.

Exit mobile version