Zombie e Godzilla, riflessioni sul condizionamento di massa

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Da circa tre anni negli USA si ricorre agli zombie per addestrarsi a fronteggiare le emergenze, dopo il Ministero della Salute (CDC) adesso è la volta del Pentagono che a sua volta prende in considerazione un attacco di Godzilla.

 

Sintomi di un paese che confonde la realtà con la finzione.

 

La prima volta che abbiamo parlato di Zombie è stato nel 2011, quando i CDC ( Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie) proposero di prepararsi a fronteggiare un’ipotetica invasione con una campagna che è ancora visibile sul loro sito:

zombie

La campagna nel frattempo si è arricchita con un fumetto disponibile online:

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La scelta si risolse in un involontario esperimento sociologico il cui risultato fu dimostrare che una popolazione troppo abituata a ragionare in termini di fiction e reality non è in grado di distinguere sempre la finzione dalla realtà, e così nel 2012 i CDC sono dovuti intervenire, dopo alcuni fatti di cronaca nera in cui si erano verificati episodi di cannibalismo, per dichiarare ufficialmente che non è in corso nessuna epidemia zombie, la notizia fu riportata sul Corriere della Sera: “Gli Usa: «Non è in corso un’epidemia di zombie»“.

A questa discutibile iniziativa apprendiamo adesso che si affianca addirittura quella del Pentagono che a sua volta ha destinato delle risorse a preparare la risposta all’invasione zombie già ipotizzata dai CDC, la notizia è stata diffusa dall’autorevole rivista Foreign Policy, e ripresa in Italia da Dagospia:

Nel giorno dell’Apocalisse, le galline morte e gli zombie carnivori si alzeranno dalla terra e sbarcheranno in America, ma il Pentagono sarà fortunatamente pronto a difenderci… 

Sospettabile a prima vista di essere più una bufala volante che una minaccia reale di polli resuscitati e di cadaveri carnivori o erbivori, il piano classificato come Conop 8-888 esiste davvero negli archivi del Pentagono e chiarisce, nel testo ufficiale, di «non essere uno scherzo».
Lo ha trovato per prima non un tabloid o uno show televisivo pseudo scientifico per telespettatori polli (viventi), ma la serissima rivista Foreign Policy, più nota per le sue approfondite e soporifere analisi sui problemi strategici e geopolitici che per gli scoop fantamilitari.

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Dopo che la già discutibile iniziativa di impiegare gli zombi come strumento di simulazione per la preparazione ad una possibile pandemia sconosciuta ha prodotto la ricaduta di un ingiustificato allarme nell’opinione pubblica, la notizia che il Pentagono si appresta a fronteggiare un’invasione zombie potrebbe rilanciare ingiustificati e fantascientifici allarmismi. Ma ancor più sorprendente è il fatto che mentre nel caso dei CDC la cosa non sembrava essere presa sul serio, dalle dichiarazioni del Pentagono emerge “non essere uno scherzo”.

A conferma della situazione giunge negli stessi giorni dell’uscita del film Godzilla un video nel quale dei militari USA sul sito Air & Space Smithsonian spiegano con piglio serio e deciso come siano pronti ad affrontare una simile eventualità:

https://www.youtube.com/watch?v=SJC1huuHL8g

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A distanza di 76 anni dalla trasmissione radiofonica La guerra dei mondi di Orson Welles che gettò nel panico gli Stati Uniti, la capacità dei media di creare la realtà non solo non è diminuita, ma sembra essere anche in grado di suggestionare le istituzioni.

Verosimilmente il fatto di prendere in considerazione delle invasioni zombie da parte del nostro Ministero della Salute e di quello della Difesa avrebbe sollevato un giustificato vespaio di polemiche, vedere poi dei militari spiegare pubblicamente come affrontare Godzilla avrebbe in qualsiasi paese serio del mondo come conseguenza un provvedimento disciplinare a carico dei militari coinvolti.

Quella che rimane è l’impressione di un paese la cui opinione pubblica può essere facilmente indotta a credere come reali dei fatti diffusi dai media e veicolati con un adeguato supporto emozionale. Si potrebbe parlare di una specie di esperimento sociologico che mostra un considerevole abbassamento delle capacità critiche di un’intera popolazione di fronte ad una qualsiasi informazione diffusa in modo adeguato.

Il pericolo è che i veri zombi siano quelli che pensano a difendersi dagli zombi, gli spettatori. Quelli che vivono in una condizione ipnotica nella quale la finzione viene confusa con la realtà.

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

10 commenti

  1. prof , lasciami dire una cosa: i cappelli dei pilgrim fathers sono gli stessi di maghi e stregoni.

  2. Pingback: Dopo gli zombie, il Pentagono è pronto all’emergenza Godzilla – VIDEO | Lo Sai

  3. Francamente mi sembra una esagerazione. Tutte le volte che sono stato negli Usa non ho visto fenomeni di deliri di massa. Credo si voglia vedere per forza ciò che si vuole vedere.

    • Credo che lei non abbia letto con attenzione o compreso l’articolo.
      Quando mai ho parlato di deliri di massa?

      Ecco cosa ho realmente scritto:
      “Quella che rimane è l’impressione di un paese la cui opinione pubblica può essere facilmente indotta a credere come reali dei fatti diffusi dai media e veicolati con un adeguato supporto emozionale. Si potrebbe parlare di una specie di esperimento sociologico che mostra un considerevole abbassamento delle capacità critiche di un’intera popolazione di fronte ad una qualsiasi informazione diffusa in modo adeguato.”

      • Ripeto, mi sembra una esagerazione. Comunque il mondo è bello perché è vario…

        • A me non sembra proprio un’esagerazione, il popolo americano è il prototipo della massa manipolabile, il caso degli zombie e di Godzilla sono solo delle vette clamorose, ma una recentissima conferma è stata data anche dalla crisi in Ucraina dove solo sulla base delle notizie diffuse dai media si è registrato un generale consenso per un intervento USA da parte delle persone che non sanno neanche dove sia l’Ucraina:
          Intervento in Ucraina? Lo vogliono gli americani che non sanno dov’è.
          Sulla base di cosa hanno maturato la loro opinione se non sulla suggestione?

  4. Giorgio Masiero on

    Dal che si deduce che c’è anche il caso di chi non può vedere ciò che non vuol vedere…

  5. A men che non si siano intossicati a giocare componendo variazioni sull’effetto Werther …

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