Le Scienze: un falso annuncio di evoluzione

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spinarello

Se gli episodi verificati di evoluzione neodarwiniana non si trovano basta inventarseli.

Il caso dello spinarello svizzero.

Lo spinarello introdotto nel lago di Costanza 150 anni fa è dunque evoluto in una una nuova specie, così afferma il titolo di un articolo apparso su Le Scienze online “L’evoluzione di una nuova specie in tempo reale“.

E così finalmente abbiamo un caso di evoluzione avvenuto in tempo reale e potremo capire quali sono stati i meccanismi con i quali è avvenuta.

Ma non è così, la realtà è che non c’è stata nessuna evoluzione, se non nell’immaginazione di chi ha scritto l’articolo. Quello che è veramente successo è che lo spinarello ha subito una “ricombinazione” dei suoi cromosomi, in pratica ha rimescolato quello che già aveva:

L’analisi genetica degli spinarelli condotta dai ricercatori ha ora mostrato che ne esistono due forme, una propria delle acque lacustri e l’altra che frequenta prevalentemente i corsi d’acqua e i canali che vi affluiscono, benché la specie sia stata introdotta nel Lago di Costanza solo 150 anni fa. “E’ stato del tutto inaspettato scoprire una simile divergenza delle specie in un lasso di tempo così breve, dal momento che questi spinarelli si incrociano nello stesso periodo e negli stessi siti”, ha detto Marques.

La differenziazione genomica delle due forme – hanno scoperto i ricercatori – è concentrata principalmente in una regione con un basso tasso di ricombinazione (la ricombinazione è il processo in cui i cromosomi dei due genitori si scambiano alcuni geni) ed è raggruppata intorno a geni che controllano tratti fenotipici collegati alle caratteristiche dell’ambiente.

C’è una differenziazione ma non sono comparsi nuovi caratteri, più o meno è sempre la stessa storia della Biston betularia, la farfalla usata per dimostrare l’evoluzione ma che non si è mai evoluta e ha solo spostato la sua popolazione dalla prevalenza della forma chiara a quella della forma scura.

Si può parlare di evoluzione solo perché la definizione di evoluzione è stata modificata per considerare tale anche ciò che non lo è:

“cambiamento delle frequenze alleliche nelle popolazioni attraverso le generazioni. L’esatta definizione del termine resta tuttavia una materia controversa. “

Glossario Pikaia

E così l’evoluzione, che tutti intendiamo come la comparsa di nuove caratteristiche, altro non è che il rimescolamento delle stesse preesistenti. Anche se, molto onestamente, chi studia l’evoluzione per sua ammissione non ha ancora capito cosa stia effettivamente studiando. Però, anche se non hanno capito esattamente cosa sia l’evoluzione hanno idee molto decise sull’argomento. Diverso è invece il concetto di speciazione, per il quale vale la seguente definizione:

il processo che porta alla nascita di una o più specie discendenti a partire da una specie originaria.

E a sua volta la definizione di specie è:

Nel tempo la specie è stata definita in diversi modi. La definizione più comune è oggi quella “biologica”. In base alla nozione biologica di specie, una specie è un gruppo di individui interfecondi, isolato riproduttivamente da altri gruppi simili.

Insomma la speciazione si ha quando due gruppi originariamente interfecondi non lo sono più. Qualcosa di molto diverso dall’evoluzione. Al massimo si potrebbe quindi dire che gli spinarelli del lago di Costanza hanno perso la loro interfecondità divenendo due specie distinte. Ma a quanto pare neanche quello come affermato su Le Scienze:

Anche se allo stato attuale non si può parlare di due specie distinte, osservano Marques e colleghi, questo appare il loro destino in tempi abbastanza brevi: un destino che offre agli studiosi l’opportunità di osservare in tempo reale un esempio di speciazione.

Se di evoluzione non si parla anche la speciazione “appare” solo un pronostico. Ma qualcuno leggendo l’articolo dirà che esistono casi verificati di evoluzione in atto.

Niente evoluzione quindi, niente speciazione.

L’unica cosa realmente documentata è la cattiva informazione.

 

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

42 commenti

  1. Alla fine della fiera lo spinarello è diventato più bello? Più snello? O è sempre quello?

  2. Buongiorno Professore, avrei delle domande.. probabilmente idiote e già fatte..
    1)Si può dire che ciò che è in corso è microevoluzione giusto?
    .
    2)”E così l’evoluzione, che tutti intendiamo come la comparsa di nuove caratteristiche, altro non è che il rimescolamento delle stesse preesistenti.”
    Il rimescolamento genetico può portare a nuova(diversa) informazione?
    Detto banalmente e da ignorante.. 1+2 = 3. Prima il 3 non c’era ma “mischiando” l’1 e il 2 poi il 3 è “comparso”.. oppure differenza genitori – figli.. oppure stessi ingredienti diverse pietanze..
    Non capisco, perché è proprio così impossibile ottenere il nuovo da ciò che c’era prima?
    Poi non ho capito questo:
    “La differenziazione genomica delle due forme è concentrata principalmente in una regione con un basso tasso di ricombinazione”.
    Scusi se le domande non son degne e la costringo a perdite di tempo.
    Grazie

    • Paolo, in questo caso non parlerei neanche di microevoluzione, da quanto detto nell’articolo si tratta di un rimescolamento di geni preesistenti.
      Se questa è evoluzione lo è anche quella che ha dato origine alle razze canine.
      Se per rimescolamento compare un fenotipo che prima non c’era questo non vuol dire che ci sia qualcosa di nuovo. Se l’evoluzione fosse questa dovremmo avere tutti lo stesso DNA solo assortito diversamente. Direi proprio di no.
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      La ricombinazione è lo scambio di tratti di cromosomi durante il crossing over, ci sono zone dove questa è più frequente e zone dove lo è meno, nulla di rilevante riguardo alle questioni poste.

    • Grazie.
      per la seconda domanda.
      Basso tasso di ricombinazione la differenziazione è più concentrata. Quel che non capisco è proprio il senso. Cioè si dice (nell’articolo di le scienze) che dove c’è meno ricombinazione c’è più differenziazione? più una specie è stabile più muta? non ci arrivo mi scusi.

      • Credo che intenda dire che in una zona a bassa ricombinazione è più difficile che un rimescolamento casuale possa riavvicinare le due popolazioni.
        Se ho ben interpretato ovviamente.

        • Così mi è più chiaro. Forse si tratta dello stesso discorso, che lessi su questo blog tempo fa, riguardo ai cani. Più li si lascia liberi di riprodursi tra le varie razze più aumenta la possibilità che si torni alla razza “originaria” invece che differenziarsi. Sempre che abbia capito anche il discorso sui cani ovviamente.
          Grazie per le spiegazioni non dovute Professore. Potrò chiedergliene altre?

          • Vorrei spiegarmi meglio. Nel caso dei cani il tasso di ricombinazione è alto e quindi si arriverebbe all’originario. Nello spinarello no e la differenziazione aumenta. Ho capito bene?

        • Vincent Vega on

          Questo articolo, caro Enzo, mi ricorda quello sul celacanto che avevi scritto tempo fa.
          .
          Ho letto tutto l’articolo con attenzione e, sebbene l’evoluzionismo non sia il mio campo, sei riuscito a rendere in maniera molto chiara la malafede e l’asservimento della scienza all’ideologia compiuto da queste persone.
          .
          Sarebbe bello organizzare un dibattito con quella gente, per vedere come ne escono. 🙂

          • OT: Vincent in risposta al tuo ultimo commento nel post precedente, no non è quella la realtà che desidero per me, ma mi rendo conto che esiste una oggettiva difficoltà nel tenere l’equilibrio tra ieri e oggi senza cadere nel ridicolo della contraddizione.

  3. muggeirdge on

    150 anni sono pochi per la specie umana che si riproduce ogni 20-25 anni, ma sono molti di più per specie che si riproducono ogni anno, diciamo l’equivalente di circa 3-4 millenni per la specie umana. Quindi se lo stesso si fosse fatto con la nostra specie non ci meraviglieremmo affatto che dopo tre, quattro millenni di insediamento in una regione circoscritta si possano riscontrare differenze tra chi abita sulla costa e chi all’interno o in altitudine, differenze anche non necessariamente solo adattative, ma dovute a deriva genetica, effetto del fondatore e così via.
    Sono peraltro fatti avvenuti di continuo nella storia dell’umanità senza dar luogo a specie diverse.

    • Infatti. Gli stessi che qui parlano di specie nuova sono gli stessi in situazioni analoghe dicono le razze umane non esistono.
      Più che la ragione conta ciò che viene ritenuto corretto dire.

  4. Giuseppe Cipriani on

    Scusate se sono pignolo… Ma nell’articolo non si parla di nuovi caratteri, ma solo di via della differenziazione di una nuova specie (in tempo reale è termine giornalistico per indicare il brevissimo lasso di tempo che ha permesso di osservare il fenomeno), non completata e chissà se potremo fare in tempo a osservarla…
    Non capisco neanche le battute di Htagliato, denigratorie da bar sport, che nulla hanno da spartire con l’esperienza osservata, per me notevolissima.
    Non ci sono nuovi caratteri, ma la speciazione è in corso, come viene correttamente detto… Ed evoluzione è anche questo, io dico. A meno che non neghiate che sia evoluzione e dovreste darne le ragioni.

    • Se per lei l’esperienza osservata è “notevolissima” per eventuali sentimenti che le suscita, allora lo accetto perché i gusti sono gusti, ma dal punto di vista scientifico senza nuovi caratteri (come lei stesso precisa) si può parlare di “evoluzione” solo perché la definizione di evoluzione è così larga che in questo caso vi ricade, ma allora non si tratta di un’esperienza “notevolissima”.
      Dal punto di vista giornalistico invece, se qualcuno mi dice che c’è un evoluzione in tempo reale di un pesce chiamato “spinarello”, la prima cosa che sono portato a pensare è che il pesce sia cambiato in modo visibile in tempi relativamente brevi (più grande o con un diverso tipo di squame o con altre caratteristiche modificate), invece no, è solo una differenziazione, per cui dallo scontro tra aspettativa e realtà possono nascere molte battute.

      • Giuseppe Cipriani on

        Sì, è questione di prospettiva. A me, ingenuo e scevro da battutacce, quella differenziazione in corso tra la popolazione di partenza è un fenomeno notevolissimo. Se tu, htagliato, sei del parere che evoluzione significhi una maggiore differenziazione, allora ti auguro di vivere abbastanza per registrarne qualcuna dal vivo. Io mi accontento e dico che questa è scienza non fantascienza come la volete figurare voi che non perdete occasione di sparare a zero contro i fantocci che vi create ad arte.

        • Questa è scienza? Utilizzare una definizione di comodo per poter osservare ciò che in realtà non si osserva?
          Non credo proprio e Pennetta ha fatto bene a segnalarlo.

          • Giuseppe Cipriani on

            Proprio tu, Enzo, che sei esperto di titoli fuorvianti, ti accanisci su questo?
            Dai, su, cerca di essere serio.

          • Giuseppe, cosa intendi dire?
            Che fai, getti fango addosso a me pur di difendere le tue idee di parte sull’evoluzionismo darwiniano?
            Non sei in una delle tue serate migliori.
            L’articolo è tutta una forzatura che conferma il titolo e per finire da Le Scienze i titoli fuorvianti non li accetto.

          • Giuseppe Cipriani on

            Ogni tanto ci capitano questi scontri… L’è che tu sei una ruspa poco elastica e devi per forza dar enfasi a piccolezze per portare acqua al tuo mulino. Io, invece, di quell’articolo ho colto l’essenza e sono ammirato che chi segue quella popolazione di pesci stia capendo quel che avviene… Se poi la divulgazione porta a fare titoli giornalistici l’è solo questione di aver il giusto spirito critico e capirlo, dandogli il peso che ha. Chi legge tutto l’articolo con profonda onestà intellettuale capisce, e solo chi l’è in malafede capisce quel che vuole lui. E tu sei uno che capisce quello che vuole lui, mi spiace fartelo notare, ma visto che non lo vuoi ammettere è forse perché manco te ne rendi conto. E allora, da amico, te lo dico. Così ci mediti su e magari migliori il tuo atteggiamento.

          • Mi aiuti a capirla, Cipriani: se un articolo ha il titolo che fa intendere A mentre il suo contenuto dice B, deve essere il lettore quello intellettualmente onesto a riconoscere che in realtà il titolo dice comunque B?
            Il lettore inoltre dovrebbe provare per B le stesse emozioni che avrebbe provato per A?
            Più che spirito critico mi sembra servilismo.

          • Cogliere ” l’essenza” dell’articolo?

            « Il tentar l’essenza, l’ho per impresa non meno impossibile e per fatica non men vana nelle prossime sustanze elementari che nelle remotissime e celesti: e a me pare essere egualmente ignaro della sustanza della Terra che della Luna, delle nubi elementari che delle macchie del Sole; né veggo che nell’intender queste sostanze vicine aviamo altro vantaggio che la copia de’ particolari, ma tutti egualmente ignoti, per i quali andiamo vagando, trapassando con pochissimo o niuno acquisto dall’uno all’altro.”(Galileo)

            Io direi allora che il problema è semplicemente quello di scrivere l’articolo in modo tale che il linguaggio non fosse soggetto a equivoco.L’equivoco linguistico è un problema,non la soluzione,però evidentemente è la soluzione per ottenere un certo effetto psicologico sul lettore che potrebbe non avere la laurea in biologia,o in fisica.L’arte dell’equivoco linguistico e l’arte migliore della politica non della scienza,equivoco scientifico come mezzo,psicologia delle masse come fine,lode al Machiavelli. X)

          • Non giriamoci intorno Giuseppe, il fatto che alla mia domanda tu non abbia risposto sì o no per me basta a capire come stanno le cose.
            Non puoi rispondere sì per onestà intellettuale, e non puoi rispondere no perché il tuo ruolo di difensore d’ufficio non te lo consente.
            Buona serata.

          • Giuseppe Cipriani on

            Insomma, si critica un titolo e si giudica una cazzatina il fenomeno che si sta verificando… Contenti voi, per me va bene. Addirittura una persona intelligente che tutti conosciamo ha sparato che anche lui si sta evolvendo e vuole la prima pagina… Allucinante, come reazione.
            .
            Enzo, tu di me hai capito ancora troppo poco… Ho giudicato quel titolo fuorviante, e ho scritto che io, senza arte né parte, ho capito quel che sott’intendeva veramente, visto che poi l’articolo in merito è chiarissimo: nessuna speciazione conclamata.
            Non getto nemmeno fango su di te se reputo che in fatto di titoli hai cannato parecchie volte con lo stesso spirito, magari, di quelli de Le Scienze, pro domus tua, però.
            Ma lo sappiamo, niente si fa per niente. E la causa bisogna portarla a casa, a costo, lo ribadisco, di non cogliere l’importanza di quel che si sta verificando nella popolazione di quel pesciolino… Ma ripeto anche, contenti voi, contento anche io.

  5. Giorgio Masiero on

    Pikaia, il portale del darwinismo italiano, ha ritirato la definizione di darwinismo perché non sa più che cosa significhi esattamente la parola.
    Se vanno avanti questi stiracchiamenti adattatòri, Pikaia, il portale dell’evoluzione, ritirerà presto anche la parola ‘evoluzione’ dal portale, perché non saprà più che cosa significhi la parola.
    Io, per esempio, in 50 anni mi sono “evoluto” – sotto molteplici aspetti biologici, chimici e fisici – molto di più degli spinarelli del lago di Costanza in 150 anni. Quando un articolo di Science sul mio caso?!

    • Bisogna assolutamente battere su questo punto: la biologia evolutiva non sarà una scienza seria finché non verrà data una definizione certa e condivisa di cosa sia l’evoluzione.
      Finché “evoluzione è quello che pare a me” saremo nel campo della creazione poetica.

      • Giorgio Masiero on

        Perché, Enzo, da bravo prof, non scrivi per noi ignoranti e creduloni un elenco delle diverse definizioni di “evoluzione” biologica, classificando con esempi per ogni categoria
        1) i casi banali,
        2) i casi spiegati,
        3) i casi non (ancora) spiegati e
        4) i casi a priori non spiegabili scientificamente (se ci sono)?

  6. muggeridge on

    Gli animali variano nel tempo, lo sa bene chi osserva attentamente come vengono rappresentati dall’arte nelle varie epoche. Non è una questione di gusti come pure si potrebbe pensare, erano proprio diversi:
    http://www.corriere.it/foto-gallery/animali/16_marzo_08/cani-100-anni-evoluzione-cosi-sono-stati-cambiati-dall-uomo-2f7f08b6-e50c-11e5-a224-f2704d495d88.shtml

    Il Corriere almeno ha messo “evoluzione” tra virgolette.
    Si dirà: “ma queste sono selezioni artificiali, volute dall’uomo”, sì appunto, queste lo sono certamente (altre di animali selvaggi sempre raffigurate nell’arte delle varie epoche non lo sono), ma proprio per questo sono molto più significative perché forzate e condotte in tempi evolutivamente assai brevi, eppure le specie sono rimaste sempre le stesse, non hanno generato altre specie in millenni di selezione artificiale. Ecco perché tutto quanto viene strombazzato nell’articolo di “Le Scienze” è una banalità, nulla di notevole, in pratica l’ennesimo “vestito nuovo dell’imperatore”.

    • Grazie Muggeridge, avevo visto anch’io l’articolo del Corriere che correttamente mette “evoluzione” tra virgolette, quello che Le Scienze non ha fatto.

  7. Giuseppe Cipriani on

    Ma a voi, che si stiano differenziando due popolazioni che frequentano aree acquatiche diverse non dice nulla? La ricombinazione genetica, come la definite, ha prodotto questo… Dunque si tratta di separazione dalla popolazione omogenea iniziale di due linee che in prospettiva potrebbero portare a speciazione… Non è un fatto straordinario?
    .
    Capisco che tutti subiamo evoluzione, invecchiare è una forma di evoluzione verso l’uscita di scena che ci attende. Ma non banalizzerei. Restiamo seri, per favore.

    • No, non è straordinario, e molto ordinario. Solo tu e Le Scienze ci vedete qualcosa di mirabile.
      Vai a guardare l’articolo del Corriere sui cani, il livello di ‘straordiarietà’ è lo stesso.
      Domani quando mi passerà vicino un carlino resterò a bocca aperta a guardare quanto è straordinario…

      • Giuseppe Cipriani on

        Anche qui non siamo d’accordo. E il fatto che tu paragoni la selezione canina alla separazione di popolazioni in corso in quei pesci la dice lunga… Ti risulta che le diverse RAZZE di cani siano specie diverse o che ci sia una speciazione canina in corso? Ti risulta che le diverse RAZZE di cani frequentino aree differenti? Dai, su, te l’ho detto, rimaniamo seri. E dai lustro al motto del sito che se lo merita.

        • Il paragone con i cani invece è calzante perché in quel caso la differenziazione è stata molto vistosa ma si parla comunque di razza diverse della stessa specie, mentre per lo spinarello è stata accentuata solo dalle diverse aree in cui vivono ma la si presenta come evoluzione in corso e si pronostica la speciazione.

          • muggeridge on

            “Ti risulta che le diverse RAZZE di cani siano specie diverse o che ci sia una speciazione canina in corso?”

            Era appunto quello che si voleva dimostrare circa l’abbaglio preso da “Le Scienze”. Quei pesci hanno molte meno varianti delle razze canine che pure restano una stessa specie (solo loro ipotizzano una futura speciazione che per i cani non si è mai verificata).

            “Ti risulta che le diverse RAZZE di cani frequentino aree differenti?”
            Le foto di un secolo fa dal servizio del Corriere vengono da un libro che si chiama appunto “Cani di tutte le nazioni”. Quindi sì, i cani frequentano proprio aree molto differenti e si differenziano anche in base a queste (io per esempio ho un husky che è perfetto per il clima nordico e il suo folto pelo idroreppellente e autopulente me lo ricorda ogni giorno…)

          • Giuseppe Cipriani on

            Non so, Muggeridge se sei finto ingenuo o no… Se le attuali razze canine fossero liberate dall’obbligo della purezza e i cani senza uomo tra le palle fossero liberi di riprodursi come vogliono, ti senti di escludere che dall’attuale punto di partenza ne potrebbe sortire una nuova specie, magari fa qualche millennio?
            In natura le cose vanno diversamente e quei pesci dopo 150 anni stanno fornendo indicazioni chiare sulla probabile divisione in due gruppi con diversa frequentazione… Io con i cani selezionati artificialmente non ci vedo troppa analogia, se non quella forzata artatamente che viene qui sostenuta.

  8. Vincent Vega on

    Enzo, scusa per l’ot ma posto solo questo commento per sto perché voglio che legga la mia risposta, dopodiché la chiudo qui. Metto solo questa risposta perché ci tengo a rispondergli a questo suo post http://www.enzopennetta.it/2016/03/la-societa-del-carnevale/#comment-48234
    .
    Hai ragione, infatti ho parlato di coloro che muoiono all’improvviso, senza potersi preparare alla morte, ovvero senza potersi confessare e pendere i sacramenti, perché per lungo tempo è stato (e con ogni probabilità lo è ancora) un “punto debole” della nostra teologia.
    .
    Se, infatti, ammettiamo che una morte improvvisa possa decretare la dannazione di una persona ( impedendole quindi di prepararsi alla morte) avremmo un’ingiustizia da parte di Dio, perché significherebbe che ad alcune persone sarebbe dato tutto il tempo per pentirsi e affrontare la morte in stato di Grazia e ad altre no.
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    In questo le esperienze di grandi esorcisti come Padre Amorth e Padre Matteo la Grua sono state molto importanti.
    .
    http://www.verginedegliultimitempi.com/gabriele_amorth.htm
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    Come dicevo anche Padre Matteo la Grua ne ha parlato.
    Riporto una citazione da un suo libro
    «Un punto difficile di diagnosi restano sempre le presenze estranee che si autorivelano. Anche sotto il profilo teologico la questione non si può dire risolta .Nel corso della preghiera si presentano delle entità, le più diverse,come talvolta avviene nelle sedute spiritiche. Parlano in lingua volgare, nel dialetto del luogo o in altri dialetti, spesso in lingue, francese, inglese, tedesco, giapponese, arabo, qualche volta correttamente, più spesso approssimativamente. Le entità si qualificano come persone morte, di epoca recente o anche antica, in incidenti di strada o di lavoro, più spesso uccise. Appartengono alle più disparate categorie sociali, professionisti, operai, commercianti, casalinghe, pastori, contadini, soldati, preti, frati, suore. Narrano i particolari della loro vita prima della loro morte violenta, dando le loro generalità, che tante volte alla verifica risultano vere, altre volte invece false.

    Alcuni di questi «individui» sono entrati spontaneamente, altri sono stati mandati, o per fare del male o per proteggere una persona. Alcuni si mostrano cattivi, pieni di livore e di odio, altri invece si mostrano buoni, religiosi, credenti in Dio. Altri si dicono dannati per sempre, in attesa di cadere nell’inferno, altri invece sono in viaggio verso Dio, come in uno stato di purificazione. Tanti esortano la persona a fare opere buone, persuasi che le opere buone della persona posseduta giovino anche a loro. Ne ho incontrati di quelli che, rammaricati di non poter amare Dio, tentano di avvicinarsi a lui e di sentire l’eco dell’amore nella persona posseduta. Spesso aiutano la persona a pregare, pregano essi stessi nella persona rispondendo con devozione alle preghiere, o anche pregando spontaneamente.

    Alcuni, che si qualificano inviati da Dio, indicano lo stato in cui si trova la persona posseduta, quanti spiriti ha in corpo, e danno consigli per liberare la persona. Tanti domandano suffragi, e quando si è pregato per loro mostrano quiete, gioia, e ringraziano l’orante» (M. La Grua, La preghiera di liberazione, cit., p. 72)”
    .
    In questo la teologia ortodossa ci ha beccato in pieno, come confermano le esperienze di quei due grandi sacerdoti cattolici, che confermano alcune parti della teologia ortodossa.
    Cito da questo documento http://oodegr.co/italiano/tradizione_index/escatologia/risppurgmarco.htm
    Cito
    “D’altra parte nella dottrina ortodossa, secondo l’insegnamento di san Marco, il fedele che è morto con dei piccoli peccati non confessati, o che non ha sviluppato frutti di pentimento per i propri peccati confessati, viene deterso sia nel primo che nel secondo caso, passando nella prova della morte e patendone terrore o, dopo la morte stessa, quando viene confinato (ma non permanentemente) in inferno e da esso viene liberato attraverso le preghiere, le liturgie della Chiesa e i buoni atti compiuti dai fedeli a suo vantaggio. ”
    .
    E, guarda un po’, il caso di non poter confessare i propri peccati o di non poter sviluppare frutti di pentimento, si dà proprio nei tanti casi di morte improvvisa.
    .
    Naturalmente ci sono affermazioni nell’articolo con le quali non concordo (come la negazione del Purgatorio, la cui esistenza è testimoniata da molti Santi che hanno avuto a che fare con le anime purganti, come ad esempio Padre Pio, Natuzza Evolo e molti altri, anche Tommaso D’Aquino ha ricevuto visite dalla sorella che si stava purificando), tuttavia l’ho portato per testimoniare la “compenetrazione” di Cattolicesimo ed Ortodossia in questo caso, dove loro sbagliano a negare il Purgatorio e dove noi sbagliamo ad ostinarci nel dire che nessun peccato mortale possa essere rimesso nell’altra vita.

  9. stò cò frati e zappo l'orto on

    Grazie Vega alla prossima occasione continueremo il nostro colloquio,senza Ot o via dicendo.Grazie ancora.

  10. Giuseppe Cipriani on

    I cani si dividono in razze, tutte interfeconde… con nascita di prole feconda. Chiarissimo.
    Quel pesciolino è ancora interfecondo ma la popolazione si sta dividendo naturalmente in due gruppi con specificità nette riguardo i siti frequentati… Si nota questo fatto “ordinario” (perché l’evoluzione è un fatto ordinario) e si cerca di capire come potrebbe evolvere la situazione ipotizzando una speciazione in atto… Senza negare che la speciazione non è avvenuta (ancora). E qui si monta un caso tirando fuori i cani e facendo paragoni che non stanno né in cielo né in terra, confondendo la selezione naturale con la selezione artificiale…Boh?!

      • Giuseppe Cipriani on

        C’è qualcuno qui che si aspetta una speciazione di quel tipo durante la sua vita? Vabbè che quel titolo trae in inganno gli ingenui e i troppo furbi, ma se qualcuno sostiene che le razze canine non si sono “evolute” in nuove specie e allora bla bla, mi pare che ne emerga un forte grado di mistificazione. Se poi si minimizza quella differenziazione tra i pesciolini come una banalità senza via d’uscita, allora non c’è speranza, vince anche in questo caso il tifo da parrocchia.

        • muggeridge on

          Proprio secondo questo ragionamento “dello spinarello” i cani e tutti gli animali domestici e d’allevamento dovrebbero essere da tempo ormai suddivisi in specie diverse e non solo in razze e non lo sono, lo spinarello non lo è e allora perché dire che non lo è “ancora” ? Peraltro quanto successo allo spinarello è così ordinario che non dovrebbe fare notizia, se la fa è perché la si vuole fare e per accalappiare (visto che si è parlato di cani 🙂 ) i più sprovveduti. La selezione artificiale non è diversa da quella naturale è solo più accelerata e quindi è un metodo idoneo per mettere alla prova la macroevoluzione che però non accade (neanche coi moscerini che si riproducono ancora più in fretta…).

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