Sexodus, 2 parte: le false paure femministe mettono in crisi la sessualità maschile

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La criminalizzazione del maschio come mezzo per liquefare sempre più la società. Parte seconda.

Riportiamo la seconda parte della traduzione dell’articolo sul “sexodus” pubblicato nel dicembre 2015.

Pur non concordando su tutte le analisi e le affermazioni dell’autore si è ritenuto importante pubblicare questa seconda parte per motivi di correttezza e completezza, ma anche perché si ravvisano molti spunti interessanti e degni di essere sottoposti all’attenzione dei lettori.


Traduzione del secondo articolo sul sexodus.

Trovate la prima parte qui.

Le disfunzioni sessuali non sono di certo un’esclusiva del XXI secolo, né dell’Occidente. I giapponesi “erbivori  (uomini che evitano il sesso e preferiscono fare lunghe passeggiate, piuttosto che andare in moto o frequentare le donne) sono da tempo documentati e gli scienziati li considerano l’esempio migliore di una sessualità maschile che si ripiega su se stessa.

Ma sebbene il sexodus abbia un’eziologia drammaticamente diversa da quella di precedenti crisi sociali, molte caratteristiche sono simili. Ciò che risulta preoccupante circa tutti questi uomini che, sia in oriente che in occidente, stanno gettando la spugna, è la rapidità con cui questo malessere si sta diffondendo tra intere generazioni, non solo a causa della delusione sessuale, ma anche a causa di pressioni economiche ed educative riscontrate da molti giovani uomini.

Probabilmente non dovremmo esserne sorpresi. Non è affatto strano che nel disorientante mondo moderno gli uomini cerchino dei mezzi estremi che possano aiutarli a relazionarsi con l’altro sesso. Questo probabilmente spiega il successo di Julien Blanc,  il quale sostiene che, nei suoi seminari, può trasformare il modo in cui le donne rispondono agli uomini. Blanc è agli estremi di un movimento chiamato “artisti del rimorchio” [pick-up artists: PUA]. Altre voci all’interno del PUA (come Daryush Valizadeh, nome d’arte Roosh V) sostengono che ci sono ragioni strutturali per cui la società si sta allontanando da un normale rapporto tra i sessi. Secondo Valizadeh, parte del problema sono le aspettative irrealistiche delle donne.

“Per l’uomo medio, andare a letto con una bella donna è ormai estremamente difficile. Oggi le donne desiderano uomini sopra la media per aspetto, corporatura, intelligenza e sicurezza di sé. Se una ragazza normale s’impegna abbastanza, può riuscire ad avere un’avventura di una notte con un ragazzo molto attraente, magari solo perché lui voleva sfogarsi. Lei allora penserà di poterlo riuscire a convincere ad impegnarsi con lei seriamente, e quindi non darà nessuna possibilità ai ragazzi normali.”

Valizadeh ha opinioni molto controverse anche sullo stato della moderna condizione femminile. Dice:

È negativo anche il fatto che la bellezza delle donne stia rapidamente declinando, soprattutto a causa dell’obesità. Non importa quello che dicono i membri del movimento per “accettare l’obesità”: gli uomini desiderano donne in salute. Quello che accade, quindi, è che le poche ragazze carine rimaste ricevono più attenzioni del dovuto.”

Secondo Valizadeh, oggi “il 20% degli uomini migliori ha accesso all’80% delle donne migliori”, e di conseguenza le donne restano ad aspettare l’uomo perfetto, che ovviamente non arriverà mai.

Valizadeh concorda con lo scrittore Jack Donovan sul fatto che oggi gli uomini siano stati femminilizzati da una cultura che rigetta e ridicolizza tutte le caratteristiche e abitudini maschili. “Ormai trovare un modello maschile che aiuti gli uomini a divenire tali è un terno al lotto,” nota. Questi pensieri trovano eco su blog dedicati agli uomini come il famoso Chateau Heartiste  a volte un po’ volgare, ma sempre interessante.

Le loro idee sono supportate anche dall’attuale stato della guerra tra i sessi, che è piuttosto singolare. Una delle cose più notevoli delle recenti scaramucce con le femministe è il fatto che pochi uomini eterosessuali si siano lasciati coinvolgere. Nella controversia sui videogame nota come Gamer Gate, l’opposizione ai “guerrieri per la giustizia sociale” (social justice warriors) e ai loro tentativi di censura su Twitter è venuta dal gay più anziano presente nella vita pubblica e da giovani geek [fanatici della tecnologia], amanti dei videogiochi e ragazzi che hanno abbandonato gli studi. Nel caso di Matt Taylor, si è trattato di geek e altre donne.

Gli uomini giovani ed etero semplicemente non ne vogliono più sapere e non si fanno coinvolgere. Persino alcune donne lasciano perdere, terrificate da quello che il femminismo (tinto di lesbismo) della terza ondata proclama di fare nel loro nome. Il risultato è che la discussione su come donne e uomini debbano interagire è dominata da gay e lesbiche. Jack Donovan, per esempio, è gay, così come il vostro cronista qui presente. Sembra quasi che i gay siano gli unici a cui importi combattere per la mascolinità.

Gli uomini vogliono relazioni normali che includano il sesso, dice Valizadeh. Alcuni di loro leggeranno i libri degli “artisti del rimorchio” o andranno ai seminari di persone come Roosh V se non riescono ad ottenerlo, o se hanno bisogno di abbandonare il comportamento da “cavaliere” instillato loro da una cultura dominata dalle donne. Cioè che colpisce molte donne è come questa decisione da parte degli uomini sia razionale e sistematica. Molti giovani uomini fanno un’analisi costi-benefici e concludono che il gioco non vale la candela. Alla fine sono le ragazze a perdere: gli uomini non hanno bisogno della prolungata intimità emozionale che viene da una relazione sessuale soddisfacente e possono quindi ricorrere a masturbazione, prostitute e avventure di una notte.  Ma dal punto di vista maschile si tratta proprio di questo: una razionale rinuncia all’educazione, al lavoro e al matrimonio da parte di uomini che ne hanno avuto abbastanza, come notava già l’anno scorso il libro Men on Strike, di Helen Smith. 

Gli uomini, guidati dai fatti e non dalle emozioni (come amano sostenere), vedono che la società è ingiusta nei loro confronti, e pericolosa. Fanno notare che hanno più probabilità di essere vittima di omicidi e di commettere suicidio. Le donne che scelgono di servire nelle forze armate e in genere sul lavoro hanno meno infortuni. Rispetto agli uomini, le donne hanno pene più lievi per lo stesso crimine. Nei college ci sono più borse di studio per loro. Ricevono un’assistenza medica migliore e meno cara e possono scegliere pacchetti assicurativi pensati appositamente per le donne. Quando si tratta di figli, i tribunali li affidano quasi esclusivamente alle madri. Le donne hanno meno probabilità di restare senza casa, disoccupate o di fare abuso di alcol e droghe. Hanno meno probabilità di soffrire di depressione o malattie mentali. Ricevono meno pressioni affinché raggiungano il successo finanziario. Hanno meno probabilità di vivere in povertà.

Alcuni possono chiamare queste statistiche “privilegi femminili”. Tuttavia, secondo i sostenitori dei diritti degli uomini, alle “esperienze di vita” e all’oppressione percepita dalle donne viene dato tutto lo spazio dei media, nonostante il fatto che le donne non abbiamo solo raggiunto la parità con gli uomini, ma li abbiano persino superati. Secondo la professoressa Christina Hoff Sommers (una femminista), quelle differenze che ancora esistono sono dovute a scelte da parte delle donne, e non a imparzialità strutturali. Eppure, gli uomini sono continuamente perseguitati a causa di concetti inventati come “cultura dello stupro” e “privilegi patriarcali”. La bizzarra ma inevitabile conclusione è che le donne stanno alimentando la loro stessa infelicità, portando gli uomini a considerarle nulla più che oggetti sessuali, poiché il pensiero di impegnarsi in una relazione con una donna è terrificante, o troppo faticoso da contemplare. E il sexodus avrà conseguenze molto dure anche sulle donne, perché le ricerche mostrano che quando le donne “si comportano da uomini” avendo molti rapporti sessuali casuali, diventano infelici, hanno più probabilità di soffrire di depressione e distruggono le loro possibilità di costruire una relazione seria e duratura

I giovani non si stanno ritirando in un mondo fatto solo di videogiochi o sesso anonimo. Si stanno anche immergendo in certi tipi di feticismo che agli occhi dei loro nonni sembrerebbero degni del carcere e che li allontanano sempre di più dalle donne. Considerate, per esempio, la cultura “furry” e il feticismo legato al travestitismo animale (usando costumi antropomorfi), che al momento sono in forte crescita, soprattutto grazie alla rete. Il giornale The Tab di John Rivlin ha notato che questa moda si sta diffondendo anche nei campus britannici  (in quelli americani è già diffusa da molto tempo). Anche altri comportamenti sessuali alternativi, come l’omosessualità e in transessualismo, sono ormai molto comuni nei campus.

“È certamente possibile che vi sia un gran numero di persone che oggigiorno si identificano come omosessuali, bisessuali o con altri tipi di sessualità e a cui non dà fastidio essere etichettati così,” spiega Tim Squirrell, già incontrato nella prima parte. “Credo che oggi siamo più aperti e più propensi ad accettare persone che con stili di vita diversi e con diversi tipi di identità.”

Ovviamente l’emancipazione omosessuale può non essere stata del tutto positiva per le donne. A seconda delle cifre a cui credi – e per ovvie ragioni farai bene a non credere a quelle delle associazioni omosessuali o delle riviste per gay – dall’1 al 10% della popolazione adulta maschile è omosessuale (molto probabilmente la cifra reale è più vicina all’1%). Fino a qualche decennio fa, molti di questi uomini – col rischio di parlare per stereotipi, i più sensibili, artistici, attraenti e benestanti, cioè dei mariti perfetti – si sarebbero sposati, avrebbero fatto dei figli e condotto una doppia vita per soddisfare i loro desideri proibiti. Non avrebbero chiesto continuamente alle mogli di fare sesso e sarebbero stati dei padri fantastici. Ma adesso possono sposarsi con gli uomini e nella maggior parte dei casi non fanno figli. In altre parole, una grossa fetta degli uomini più desiderabili – uomini che certamente avrebbero approvato le rivendicazioni femministe – sono adesso fuori del mercato.

(Tra parentesi, ecco una cosa che non leggerete da nessun’altra parte: in media, i maschi omosessuali hanno un QI più alto, e sappiamo che in parte il QI è determinato geneticamente. Ora che i gay non devono più far finta di essere etero non si riproducono più come prima, anzi, le statistiche dicono che si riproducono a malapena. È forse esagerato dire che l’odierna tolleranza verso gli omosessuali ha reso la società… be’, un po’ più stupida? Sì, suona un po’ esagerato. Ma mentre non c’è dubbio che liberare i gay dalla loro doppia vita segreta sia stato un imperativo morale, guidato dalla compassione, nessun cambiamento sociale avviene senza dei compromessi.)

E tutto questo ancor prima di discutere la rapida crescita del sadomasochismo tra i più giovani e l’ultima frontiera dei “diritti civili”, il transessualismo, un disordine psichiatrico che la Sinistra sta impacchettando e trasformando in uno stile di vita sessuale alternativo   

 

La risposta al primo articolo è stata enorme. A oggi, 300.000 lettori l’hanno condiviso su Facebook e 15.500 lettori l’hanno commentato. Più di 500 uomini, di età e da Paesi diversi, mi hanno scritto in privato per esprimermi gratitudine e supporto. In particolare, le parole dei più giovani sono molto toccanti. (Com’era prevedibile, su Twitter centinaia di femministe arrabbiate lo hanno schernito definendolo “piagnucolio di maschi bianchi e infantili”, invece di entrare nel merito di tutta la storia). Ecco alcuni estratti dei messaggi da me ricevuti, riprodotti col permesso degli autori.

Mark, 24 anni: Tutti quelli che conosco si sentono allo stesso modo. Il tuo articolo ha parlato direttamente a noi. Non siamo tutti dei perdenti o degli sfigati, siamo solo ragazzi normali o troppo spaventati di essere accusati di cose terribili da qualche arpia, o a cui non interessa più l’argomento. Non posso credere che sto dicendo una cosa del genere, ma ormai per me le donne sono solo una scocciatura.

Mickey: Dico di no su tutta la linea, anche se sono etero e mi piacerebbe una relazione basata sul mutuo rispetto. Ormai però è passato tanto tempo, e gli standard di comportamento delle donne restano bassi, così come la mia tolleranza, e ormai non sembra più un desiderio realistico.

Francis, 28 anni: Sono un atleta. I miei genitori sono molto ricchi, ho molti amici e una buona vita sociale. Non esco più con le donne. A volte ho delle avventure di una notte, ma in genere riempio il mio tempo con altre cose. In college venni accusato di aver molestato una ragazza, per cui decisi che era meglio dedicarsi allo sport.    

Tilo, 20 anni: Il tuo articolo sembra descrivere me e molti dei miei amici. Seguo su internet la cultura furry, in segreto. Sarebbe terribile se i miei genitori lo scoprissero, ma è l’unica cosa che mi fa eccitare. Le ragazze sono un incubo. Ho un fratello di dieci anni più grande di me e anche lui si sente allo stesso modo. Ci siamo arresi.

Hector, 26 anni: Per un certo periodo ho creduto a quello che si diceva, ed ero convinto che, col tempo, avrei sentito il bisogno di una relazione seria. Non è mai successo, e alla fine ci ho rinunciato. Oggi, poche ore prima di leggere il tuo articolo, stavo pranzando con mia madre e lei continuava a parlarmi di fidanzate e del fatto che dovevo sposarmi. Io invece continuavo a pensare “Perché dovrei sprecare la mia vita con questa roba?”, e quando ho letto il tuo articolo, qualche ora dopo, ho capito. E non credo che sia solo la mia generazione ad avere di questi problemi.

A questo punto possiamo dire con certezza che il sexodus non è solo un movimento marginale relegato alla rete. Una combinazione di improvvida ingegneria sociale, privilegi speciali per le donne, la continua presa in giro degli uomini bianchi sulla base del loro sesso e del colore della pelle  e l’abbandono dei ragazzi da parte del sistema educativo ed economico  ha già creato una generazione perduta (se non addirittura due).

Gli uomini hanno creato molto di ciò che di buono vi è nel mondo.  È anche vero che gli eccessi della mascolinità sono responsabili per molto di ciò che non è buono, ma se vogliamo evitare di scivolare nella mediocrità  e in un mondo in cui gli uomini vengono discriminati, dobbiamo cambiare l’atteggiamento della società verso di loro, e questo prima che il numero delle vittime sia tale che ogni speranza di riconciliazione tra i sessi svanisca. Se questo dovesse succedere, saranno proprio le donne a soffrirne di più.

 

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Laureata in Lingue presso l'Università per gli studi di Perugia, lavora come traduttrice dall'inglese e da alcuni anni studia pedagogia.

11 commenti

  1. Stefano Longagnani on

    Volevo segnalare che la frase «quando le donne “si comportano da uomini” avendo molti rapporti sessuali casuali, diventano infelici,» è terribilmente “maschilista”. Le persone di entrambi i sessi che si comportano così, solitamente appaiono (e sono) abbastanza infelici, a prescindere dal sesso di appartenenza. Non bisogna però esagerare neppure nell’altro estremo: troppe rinunce, anche a banali avventure adolescenziali, portano spesso all’infelicità.

    • Enzo Pennetta on

      Osservazione condivisibile, come detto nella premessa l’articolo offre molti spunti interessanti e anche parti che si prestano a precisazioni o obiezioni.

      • Mi pare si calchi un po’ la mano su una situazione che non è ancora quella più comune, Per esempio ho sempre saputo che in USA le “famiglie” più povere più diffuse sono quelle composte da una donna abbandonata con figli, qui pare che le donne siano tutte messe meglio dei maschi e quindi credo che ci siano delle distorsioni della realtà attuale, poi se si vuole individuare una tendenza, va bene, ma bisognerebbe dirlo chiaramente che a livello generale le cose attualmente non stanno così.

          • Infatti ho parlato di eventuale “tendenza”, ma credo comunque che a livello di massa non sia cambiato nulla, anzi con la crescita sino a qui dell’immigrazione più o meno legale negli USA la questione femminile di cui sopra si sia andata aggravando.

          • Mah. Di recente è persino uscito un film (girato da una donna) sulla “questione maschile”, per cui non so fino a che punto sia corretto dire che nulla è cambiato. Negli ultimi 30 anni sono usciti diversi libri relativi a ciò che sta succedendo nei campus universitari americani, dove le varie “minoranze di perseguitati” (tra cui anche le donne) la fanno ormai da padrone, e dove essere un maschio bianco etero è visto come una colpa. Solo che siccome queste notizie qui in Italia non arrivano, allora si tende a pensare che articoli come questo siano un’esagerazione.

    • Lì in realtà nell’originale c’era un link, che suppongo dovesse spiegare quest’affermazione, solo che è sbagliato, nel senso che è lo stesso link che si ritrova poi alcune righe dopo.

  2. E’ tutto vero! E’ sempre più difficile creare un rapporto di “umanità” con le donne, nonostante tutta la disponibilità, i buoni comportamenti, la generosità, ecc… Inoltre si è diffusa l’antipatica abitudine di fare battutine e insinuazioni come se qualsiasi uomo possa essere un potenziale stupratore o un “serial killer”. Prese dal lavoro ti scambiano come un potenziale competitor o come un ladro di tempo prezioso se gli interessi non combaciano perfettamente. La pervasività dei social consente di cambiare partner in qualsiasi momento, di distrarsi fra i like dell’ultima foto e di rimandare di continuo la scelta di un compagno, in un piacere del corteggiamento prolungato all’estremo. Sui posti di lavoro i capi anziani si fanno ancora incantare dalle giovani colleghe, mentre i coetanei devono sgobbare il doppio se non il triplo per farsi notare. D’altro canto i dirigenti donna fanno corpo con le colleghe, diversamente dagli uomini. Il risultato è che molte donne arrivano nel mondo del lavoro come bambine viziate e ci restano! Mentre gli uomini vengono isolati. Ed è assolutamente vero, i gay diventano gli unici rappresentanti approvati di una mascolinità socialmente accettabile e non potenzialmente “dannosa”!

    • Negli USA hanno coniato il termine “rape culture”, cultura dello stupro, proprio per indicare il fatto che ogni uomo è uno stupratore fino a prova contraria. Ormai ci sono diversi casi di studenti universitari accusati falsmanete di stupro e che si sono dovuti subire tutto il processo per provare la loro innocenza. L’altro giorno leggevo di uno che pare si sia suicidato per via di una di queste false accuse. Per non parlare delle false accuse fatte dalle ex mogli agli ex mariti.
      E le donne arrivano nel mondo del lavoro com bambine viziate proprio perché questa società le cresce come sotto una campana di vetro. Magari qui in Italia ancora ci salviamo un po’, ma non so fino a quando.

      • MenteLibera65 on

        Forse non le farebbe male leggere questi dati statistici, per riportare un poco la barra al centro delle sue valutazioni.

        https://www.slideshare.net/slideistat/angela-me-the-killing-of-women-in-the-context-of-global-homicides

        Più in generale a Marzo si è tenuto un interessante convengno sul tema, e navigando sul sito ISTAT , si possono trovare adeguati contributi.
        La prego di non considerare tutto quello che viene dai siti istituzionali come espressione dei “poteri forti” e quindi per definizione inattendibile.
        Con questo non voglio certo banalizzare l’articolo, ma la descrizione della donna soggetto “forte” della nostra società, come già sa, non mi convince neppure un pò e la trovo molto forzata rispetto alla reatà.
        Che la situazione , rispetto ad un tempo, si sia molto modificata e parificata è fuor di dubbio, ma da questo a dire che si è rovesciata ce ne vuole.

        • Infatti i libri di Glenda Mancini, che sbufalano il femminicidio e mostrano che le donne sono violente tanto quanto gli uomini si basano proprio sui dati ufficiali. D’altronde, dato che l maggioranza delle vittime di omicidio è costituita da uomini, così come la maggioranza dei suicidi e di vittime sul lavoro, e che per uno stesso crimine le donne ricevono pene più lievi degli uomini, io tutta quest’emergenza per le donne non la vedo proprio. Se sono nati dei siti come A Voice for Men forse è perché gli uomini sono davvero in difficoltà, e non perché sono dei maschilisti che non vogliono perdere i loro “privilegi”.

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