La battaglia più importante

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Malevic – Quadrato nero

La battaglia più importante di tutte è quella persa la quale nessun’altra potrà essere combattuta.

E’ la battaglia per la libertà di parola.

L’avevo detto con un articolo pubblicato il primo gennaio di quest’anno che il 2017 sarebbe stato l’anno del bavaglio e mai previsione fu più esatta.

Il silenzio che avvolge il passaggio parlamentare di provvedimenti che se approvati renderanno di fatto precaria la presenza sul web di qualsiasi sito, è l’anticipazione del silenzio che potrà avvolgere i siti stessi e le loro informazioni, così come oggi nessuno sui media mainstream si lamenta dell’azione intimidatoria messa in atto, così nessuno si lamenterà della chiusura di fatto di siti e blog come il nostro Critica Scientifica e come Goofynomics, Byoblu, scenari economici e tutti gli altri che con la loro serietà si sono conquistati la fiducia di settori crescenti di opinione pubblica.

Il mezzo scelto è quanto di più subdolo e letale possa esistere, si tratta della possibilità di bloccare un sito per “violazione del copyright”, in pratica basterà contestare ad un sito di aver utilizzato un’immagine presa da internet senza riconoscere i diritti d’autore per versi chiudere il sito. In pratica dopo anni e anni che tutti i siti impiegano liberamente le immagini trovate in rete si tratta di un modo per rendere tutto fuori legge e quindi tutti suscettibili di chiusura, in pratica chiuderanno tutti o si vedranno ridurre drasticamente le possibilità di usare immagini e anche di fare citazioni di articoli di giornale o oltre fonti.

L’argomento è stato affrontato nei suoi risvolti da Marcello Foa del quale riporto per intero un articolo pubblicato sul blog “Il cuore del mondo“.


LA CENSURA AVANZA: You Tube tappa la bocca ad Antonio Rinaldi. E’ gravissimo!

Qualcuno nei giorni scorsi ha accolto con incredulità la notizia del disegno di legge voluto dal piccolo Grande Fratello Paolo Gentiloni per imporre la sorveglianza di massa sul web – da oggi lo Stato italiano monitorerà per 6 anni tutta la vostra attività sul web, incluse le chat! – e la censura, impedendo ai singoli utenti di accedere a siti scomodi (leggi qui e qui). Il pretesto è quello della violazione del copyright, che in internet significa poter censurare praticamente qualunque sito. Basterà che appaia una foto scaricata dai motori di ricerca e non autorizzata per venire “bannati”.

Lo ripeto da settimane: il disegno, a livello internazionale, è di mettere a tacere le voci davvero libere e, soprattutto, quelle che promuovono idee contrarie al mainstream. Ad esempio quelle di chi si oppone all’euro.

L’opera di normalizzazione avanza rapidamente. In Francia nei giorni scorsi hanno chiuso il blog di un economista del calibro di Jacques Sapir, colpevole di essere troppo eretico, di smontare da tempo i falsi miti della moneta unica e di non essere allineato all’establishment, men che meno al piccolo Napoleone Emmanuel Macron.

Ora vengo a scoprire che You Tube ha chiuso il canale video di Scenarieconomici.it , il sito di Antonio Rinaldi, un altro esponente del fronte no euro. La colpa? Misteriosa. Nella notifica ricevuta da Rinaldi si parla di “ripetute e gravi violazioni delle regole della community” ma non si precisa quali. Come un vero Grande Fratello, You Tube decide di censurare un canale, vestendo al contempo i panni dell’inquisitore e del giudice. Già perché a vagliare il ricorso presentato da Rinaldi è stata la stessa You Tube, respingendolo ovviamente.

Io non posso che esprimere la mia totale, indignata solidarietà ad Antonio Rinaldi, rilevando con rabbia il silenzio dei giornalisti, che non hanno scritto nulla sul disegno di legge Gentiloni e nemmeno sulla censura a Rinaldi. In un caso e nell’altro, siamo stati Claudio Messora (qui l’intervista di Byoblu a Rinaldi) ed io a urlare la nostra indignazione. In perfetta solitudine mediatica.

I miei due post contro il gravissimo disegno di legge del finto buonista Gentiloni sono stati letti in poche ore da oltre 100 mila persone. Numeri impressionanti per un blog. Incoraggianti. Ma quel che sta avvenendo è gravissimo. Chi sarà il prossimo a venire censurato?

La battaglia di Antonio Rinaldi, di Alberto Bagnai, di Claudio Messora, di Enrica Perrucchietti, di Pino Cabras,  degli anticonformisti de Gli Occhi della Guerra,  mia e di altri pensatori liberi, di qualunque orientamento politico, continuerà; cambiando piattaforme e canali all’occorrenza.

Ma mai come ora abbiamo bisogno di voi. Unite le vostre voci al nostro dissenso!  Dimostrate che siamo tanti, tantissimi e che non vi lascerete intimidire!

Difendete, come noi e con noi, la libertà e la democrazia!

 

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

30 commenti

  1. Da Socialista(ne di destra,ne di sinistra,ne di centro) mi meraviglia(ma non troppo) la totale conversione ai Padroni del Capitalismo Mondiale di convintissimi(ex,adesso) comunisti o democristiani di “estrema sinistra”.Mi vergogno.Ma oggi più che mai credo che le nostre Idee un giorno trionferanno(anche grazie a tutti quei falsi socialismi destinati a scomparire).

    • Le vostre idee hanno portato fame e miseria in ogni dove; e anche questo che passa agli occhi dei più come Libbberismo o Capitalismo Globalizzante, è in realtà la più ingegnosa forma di perpetuare il Socialismo spogliandolo delle brutture e agghindandolo come un albero di Natale, tutto grazie alla stamperia di una Banca Centrale Europea (ma anche Italiana o Tedesca o Croata cambia poco solo le proporzioni dello schema di Ponzi)…. certo fintanto che il gioco regge, finchè la realtà, quella vera, non torna a pretendere il saldo e allora tornano le compagne di sempre fame e miseria…CON GLI INTERESSI!
      Questa non è la guerra del socialismo buono e onesto contro il capitalismo brutto e inquinante questa è una guerra tra bande di socialisti; questa è l’economia di oggi dal fruttarolo in su.

      • Vedrà che un giorno,una volta realizzati i Principi del Socialismo Buono e Onesto,in contrapposizione a tutti gli altri “Perfetti”(lei compreso) non potranno più esistere chi possiede mille milioni e chi,lavorando,a stento arriva a fine mese con mille euro(o altra moneta….sicuramente più onesta).Tutto il resto è inutile polemica.ps.Questo senza che la Propietà Privata sia “abolita”.

        • Mi chiedo che socialismo creda… Da libertario non credo che il mercato sia perfetto tutt’altro, se voglio Qualcosa di perfetto entro in Chiesa. Il liberismo consente la più equa distribuzione di ricchezza e meriti senza violare la libertà di alcuno.

          • L’argomento è talmente delicato.Non basterebbero dieci articoli per entrare nel vivo della questione.Ma comunque il mio “socialismo” ,in un epoca cosi moderna,dove tantissime parole,luoghi comuni ,hanno perso la loro valenza è quello che le ho citato in precedenza(senza altre etichette).In un certo futuro potrà chiamarsi anche diversamente e credo non susciterebbe nessun scandalo.Un piccolo consiglio per farle capire la “differenza tra bande di socialisti”:Legga qualcosa attorno “all’anno zero” ovvero lo scontro(da parte nostra perdente) tra Menscevichi e Bolscevichi.

          • Conosco conosco a grandi linee ma conosco. Su una cosa siamo d’accordo le etichette sono inutili parlo del mio “liberale” oggi può significare tutto e nulla.

          • Esattissimo AndreaAX.Pensi che vivo culturalmente in ambito P.R.I senza nessun imbarazzo..anzi.E direi anche che forse pure io conosco i Liberali(cioè ho la presunzione di conoscerne una parte di questo vasto arcipelago).Sempre a disposione e se avremo l’occasione sarà un piacere dialogare con lei !

  2. Ma che volete che sia, è solo la libertà di espressione. Ci sono cose più importanti, no? Tipo girare per i centri commerciali, farsi i fine settimana a Londra o a Parigi, sposare chi ti pare e comprarti un bambino su internet.

        • Quindi noi abbiamo il privilegio della scelta e loro no; fanno come diciamo noi. Chiaro.

          • Scusi, Massimo, ma chi sarebbero questi “noi” che, a suo dire, avrebbero il “privilegio della scelta”? E poi, privilegio di scegliere cosa?

          • Mi pare di capire che la tesi sia che chi è eterosessuale (noi) si sposa chi gli pare, mentre chi non lo è (loro) va biasimato da chi ha piena facoltà di scelta se, anziché adattarsi a quanto impostogli, vuole sposare chi ama.
            L’importante è solo la libertà di espressione a quanto pare, immagino sempre che sia esercitata nel rispetto dei suddetti criteri.

          • Ma che l'”eterosessuale” possa sposare chi gli pare è una cosa che si è inventato lei ora. Anche “noi”, che non abbiamo tendenze omosessuali, mica possiamo sposare chi ci pare: se io (che non ho tendenze omosessuali) volessi sposare un uomo per un motivo X(*) mica potrei farlo, quindi tutta questo “nostro” privilegio di scelta dove sta?

            Noti invece che gli omessuali posso tranquillamente scegliere di sposarsi anche tra loro, fintanto che un uomo sposa una donna (quale che sia sia il loro orientamento sessuale: la legge deve esser cieca davanti a siffatte questioni, ossia non le deve interessare l’orientamento sessuale delle persone che vogliono contrarre matrimonio, così come non le deve interessare la loro razza, religione, etc.).

            Insomma, la conditio per unirsi in matrimonio è l’esser un uomo e una donna, perché l’essenza del matrimonio è proprio l’esser l’unione di un uomo e di una donna. Quindi, se proprio devo biasimar qualcuno, biasmerò chi non vuol capire una cosa tanto semplice, uomo, donna che sia, con o senza tendenze omosessuali che abbia.

            (*) Motivo economico, sociale, politico o anche per una frivolezza come il poter partecipare ad un concorso a premi riservato a coniugi, è uguale. Mica saremo così ingenui da credere che l’amarsi sia una condizione necessaria per unirsi in matrimonio, vero? E che di fatto non lo sia lo provano tutte quelle coppie che si sono sposate pur non amandosi.

          • Mi scusi, non avevo capito. Pensi che credevo che il matrimonio servisse per rendere tutti partecipi di un legame motivato dalla volontà reciproca di donare la propria vita in modo esclusivo ad un’altra persona e che così facendo si unissero le famiglie di origine dei coniugi, rafforzando la società tutta. Si vede che sono un ingenuo romantico.

            Invece apprendo da lei che -con tutta evidenza- l’affetto è opzionale. Suppongo quindi mi sfugga il criterio in base al quale si dovrebbe essere indotti a sposarsi (giacchè abbiamo appurato non ci si sposa con chi ci pare). Mi può aiutare a capire meglio?

            A questo punto concordo con lei; se anche tra uomo e donna in fondo l’affetto non conta nulla, allora esso non conta nulla nemmeno tra gli omosessuali e il loro orientamento sessuale non ha alcuna importanza.

            Mi azzardo a supporre che il senso del matrimonio sia nella procreazione (mi corregga se sbaglio). Quindi credo che due anziani che solo perchè “gli pare” decidono di sposarsi, non dovrebbero essere autorizzati. Non ho mai letto da nessuna parte che l’età non dovrebbe essere motivo di discriminazione.

            In effetti se l’affetto non conta cosa c’entra l’obbligo di fedeltà? Se ad una persona non tento specialmente, vada con chi gli pare, no? Basta che poi sia presente per i figli.

            Sulle adozioni mi resta il dubbio: dovremmo lasciare che una persona sana per procreare sposi “come gli pare” una persona sterile? Direi di no, perchè l’affetto abbiamo detto non conta. Meglio che gli sterili si sposino tra loro e poi, magari, adotteranno. A quel punto anche gli omosessuali potranno adottare, perchè comunque i figli li faranno lo stesso.

            Infatti i gay si sposeranno con le lesbiche, che tanto l’affetto non conta. Poi magari andranno ad abitare con i rispettivi compagni e cresceranno i figli delle due coppie tutti assieme, come si faceva una volta che si viveva a stretto contatto con fratelli, sorelle, cognati e cognate e ai bambini si badava tutti assieme.

            O magari oltre a dire agli omosessuali con chi si devono sposare potremmo anche dirgli poi come crescere i loro figli.

            In fondo è la libertà di parola quella che conta, mica la coerenza sentimentale. E poi potranno liberamente lamentarsi ma fare come gli è imposto. No?

            Mi scusi se ho tanti dubbi, si vede proprio che ho bisogno di qualcuno che mi dica cosa devo fare…

          • Sì, vedo che di dubbi, lei, ne ha parecchi. Ma vada tranquillo, non sarò io a dirle cosa deve fare. Io le faccio solo notare che per rispondere alle sue domande (che spostano – intenzionalmente? – la questione su tutto un altro piano) è necessario affrontare preventivamente la questione “cosa è il matrimonio e a cosa serve”, cosa che però – qui – è OT e allora mi fermo.

            Del resto, in questa sede, a me interessava solo mostrare la falsità della sua affermazione circa il presunto “privilegio di scelta”, perché il fatto rimane: io, che non ho tendenze omosessuali, se per un qualsiasi motivo volessi sposare un altro uomo, non potrei. Lei nemmeno. E contra factum non valet argumentum. La saluto.

          • Grazie per avermi fatto capire quanto sono fortunato a poter fare come lei considera sia giusto. Peccato non voglia aiutarmi ulteriormente, me ne faccio una ragione, un po’ come piace fare a lei.

            Guardi, ho pure capito come: come lei, decido il “factum” (la libertà consiste nel fare come pare a me) e non c’è, logicamente, “argumentum” che tenga: tutti sono liberissimi di fare come me! Come potranno mai lamentarsi di non essere liberi? Petitio principii, e amen.

            La saluto a mia volta e la ringrazio nuovamente.

          • … in realtà lo ha detto lei. Attribuendolo a me.

            Straw man, appunto. E amen.

          • Lasci che le mostri come mi piacerebbe che lei provasse a smentirmi.

            Vediamo cosa ha scritto: “io, che non ho tendenze omosessuali, se per un qualsiasi motivo volessi sposare un altro uomo, non potrei. Lei nemmeno.”

            Lasci che rifrasi, in un caso analogo e reale, per esemplificare:
            io, musulmano che non sono cristiano, se per un qualsiasi motivo volessi sposare una cristiana, non potrei. Lei nemmeno.

            Quindi per un musulmano il fatto che un altro musulmano non possa sposare una cristiana è del tutto ovvio e non c’è alcuna limitazione della sua libertà rispetto ad un cristiano che invece può sposare (con rito civile) anche una musulmana: principium.

            Il cristiano (o l’eterosessuale) ha quindi, come il musulmano, il privilegio di vivere in una società “come pare (giusto) a lui” e tale si traduce nella sua piena libertà di agire in conformità con le sue pulsioni e credenze, presupposte giuste: principium.

            Così si fa una petizione di principio: “come faccio io è giusto” e ne segue che non si può argomentare di non essere liberi nel voler fare diversamente, perchè fare diversamente non è nemmeno concepito nella definizione di matrimonio (principium) affermata, e di cui lei non vuole discutere, fatto che non rende la stessa giusta, ma appunto non approfondita.

            Quindi non c’è alcun uomo di paglia. Lei ha detto che siccome tutti sono liberi di fare come lei considera giusto, allora tutti hanno il suo stesso privilegio, il che è ovvio, peccato che sia discutibile il principio e quindi lei conserva il privilegio di stabilire cosa gli altri possono o non possono fare, decidendo cosa sia giusto o meno, salvo non volerne discutere, il che non le permette di dire che io avrei torto, perchè non discuto la sua libertà di fare come le pare e decidere i suoi principi per sé, ma di farlo per gli altri.

          • Anzitutto la inviterei, se non è chieder troppo, a non modificare i commenti a cui ho già risposto. Nel suo commento delle 17.21 lei inizialmente scriveva “Se lo dice lei..”, e nienete altro. Poi ha modificato, così da rendere inintellegibile la mia risposta a seguire. Mi faccia una cortesia, suvvia.

            Venendo a noi, lei continua a confondere i piani: in quel che ho scritto in precedenza non mi sono espresso sulla bontà del principio che renderebbe giusta l’unione coniugale come esclusiva di persone di sesso opposto. Di questo ne sta discutendo lei e solo lei.

            Invece, l’unico oggetto della mia qui presente discussione è il seguente: se (in via ipotetica) l’unico criterio fondante la possibilità del matrimonio fosse la scelta assolutamente libera di potermi sposare con chi mi pare e piace, allora anche io – eterosessuale (termine della neolingua che mi infastidisce ma che userò solo per comodità) – non avrei il “privilegio della scelta”, dato che sarei costretto a sposarmi solo con persone del sesso opposto al mio (e, per i motivi già detti, non è scontato che un etero possa voler sposare solo persone di sesso opposto).

            Allora, il problema nasce nel momento in cui si va a identificare (come fa lei) in toto e in via apodittica questo “privilegio della scelta” con il “privilegio di poter sposare la persona amata”: è chiaro che in tal caso l’omosessuale non avrebbe tale privilegio, ma così come non l’avrebbe l’eterosessuale se identificassimo quel privilegio come il “privilegio di poter sposare una persona dello stesso sesso, che non si ama, ma dal cui matrimonio potrebbero discenderne , ad. es., tutta una serie di benefici”.

            Insomma, per poter affermare che nel caso degli omosessuali venga meno questo presunto “privilegio della scelta” (così come lo intende lei), bisognerebbe PRIMA dimostrare che condizione necessaria e sufficiente affinché due persone possano sposarsi sia il sussistere del vincolo amoroso tra le due. Fosse così (e io sostengo che non lo sia, lei invece lo dà per scontato, ma questa è tutta un’altra storia da affrontare in separata sede) avrebbe ragione lei, ma – come ho già detto – per poter rispondere a tali questioni è necessario affrontare il discorso “cosa è il matrimonio e a che serve”, cosa che qui, noi, non faremo.

            Spero che ora le risulti chiaro cosa intendo quando dico che non sussiste alcun “privilegio della scelta” per gli eterosessuali e perché non ci sia alcuna petizione di principio nel mio argomento: infatti non ho detto che «siccome tutti sono liberi di fare come considero giusto, allora tutti hanno il mio stesso privilegio», bensì che «siccome nemmeno gli eterosessuali possono sposare chi pare e piace a loro, allora il “privilegio della scelta” (inteso come scelta assolutamente libera) non sussiste nemmeno per loro». (Se poi volessi eviscerare fino in fondo la questione, direi «siccome sulla base di argomenti indipendenti x, y, z ritengo giusto affermare che il matrimonio sia solo tra persone di sesso opposto, ecco che allora per gli omosessuali non viene meno alcun “privilegio della scelta”, proprio perché il matrimonio è qualcosa che non compete loro». E con ciò spero che le risulti chiaro, una volta di più, perché non vi sia alcuna petitio).

          • Chiedo venia, mi pare che il messaggio modificato altro non fosse che estensione del primo, ma eviterò ciò in futuro o lascerò indicazione chiara della modifica.

            Tornando a noi: Scrive: “Siccome nemmeno gli eterosessuali possono sposare chi pare e piace a loro” è una premessa falsa che lei fa, perché gli eterosessuali, se sono tali, *possono* sposare chi pare e piace a loro.

            È la definizione di omosessuale ed eterosessuale che mi pare le sfugga. Se lei è eterosessuale per definizione non vorrà dedicare la sua vita ad una persona del suo sesso, e viceversa per un omosessuale.

            Se lei è eterosessuale consegue che lei può sposarsi con chi le pare e piace. Se lei è omosessuale allora no. Questo è un fatto, ne converrà. Ne segue logicamente che lei ha la *possibilitá*, il privilegio rispetto a chi non può, di sposarsi con la persona desiderata (o amata) e di conseguenza quella con cui *vuole* passare tempo e mettere su famiglia. Questo è un privilegio rispetto a chi questo non non lo può fare.

            Tale condizione non è evidentemente necessaria (ci si può sposare anche senza affetto, per interesse ad esempio) ma è sufficiente, perché si presume che chi si desidera, si ama, voglia “metter su famiglia”. Ora, ripeto, se la condizione è sufficiente, ma per alcuni in base ad essa l’istituto del matrimonio è accessibile, mentre ad altri no, pare evivente che i primi sono privilegiati per il mero fatto di essere diversi dai secondi.

            La situazione è quindi tale per cui talune persone, per definizione del modo in cui pare loro di scegliere un partner (eterosessuale) possono sposarsi chi loro pare (per definizione), mentre altre devono adeguarsi allo stesso criterio, non potendo fare come pare loro (ancora, per definizione) e non godono dello stesso privilegio, ma dovrebbero fare come pare ad altri, definiti appunto eterosessuali per questo modo di prendere decisioni coniugali.

          • Una persona, etero o omo che sia, può dedicare la sua vita a chi gli pare, ma al momento, almeno qui da noi, non potrà sposare se non una persona del suo sesso opposto e non chi gli pare (e tra parentesi, pure tra le persone del sesso opposto non può sposare chi vuole, in assoluto: vedi rapporti incestuosi, proibiti da limiti di età, malattie mentali etc.).

            Quante parole per far passare un messaggio così banale.
            Io non ho altro da aggiungere, anche perché non ho intenzione di convincerla di alcunché. Chi leggerà si farà la sua idea e magari, volendo, dirà anche che ne pensa. E qui, davvero, la saluto.

          • Mi fa piacere che siamo riusciti a chiarirci. Aggiungo solo che nel caso di minore età o malattia mentale non c’è capacità di volere, ovvero di avere un pare(re) avveduto e quindi per definizione (o principio) queste persone non possono sposarsi con chi, appunto, gli “pare”.

            Per i rapporti incestuosi assumiamo il principio che siccome il rapporto c’è già ed è normato, non ci sia interesse sociale a farne uno nuovo ridondante (in fondo il matrimonio serve ai e verso i terzi, la coppia da benissimo come sta assieme anche senza carte): un altro principio da cui partiamo.

            In entrambi i casi (capacità di intendere e volere e consanguineità) accettiamo un principio sulla base del quale alcune persone (adulti capaci ed estranei) hanno un privilegio rispetto a chi non ce l’ha (incapaci e parenti), quindi facciamo un petitio principii a sostengo della nostra posizione.

            Come lei ha sottolineato in precedenza, il nodo è il senso del matrimonio, di cui in modo del tutto legittimo e anche con rispetto per l’argomento centrale del testo originale preferisce non discutere e mi sta bene così, ma il privilegio esiste e il motivo è discutibile, mi premeva solo dire questo.

            La saluto a mia volta e la ringrazio per il confronto.

          • Sono lieto anche io per questo chiarimento, ma in coscienza non posso ritirarmi dalla discussione prima di aver svolto queste ultime due osservazioni:

            1) lo stesso fatto di dover assumere dei principi (giusti o sbagliati che siano qui e ora non interessa) al fine di giustificare certe limitazioni coniugali prova proprio quanto ho detto sin dall’inizio: l’assoluta libertà di sposare chiunque si desideri è qualcosa che non consta per nessuno;

            2) lo stesso fatto di appellarsi a “privilegi” o, se vogliamo, “diritti” mancati (nel caso delle coppie omosex) significa aver già dato per risolto che il matrimonio, per principio, è un istituto accessibile a chiunque, o quantomeno anche alle coppie dello stesso sesso e che il non potervi accedere da parte di quelle corrisponde al venir meno di un loro diritto/privilegio. Ma che il matrimonio, di principio, sia qualcosa di accessibile anche alle coppie omo è proprio ciò che dovrebbe essere dimostrato in via preliminare (a proposito della fallacia di assumere il conseguente nelle premesse) se poi si vuol argomentare circa il venir meno di privilegi&diritti.

            Con questo credo di aver finalmente esaurito quanto mi era possibile dire qui per questa volta. La ringrazio anche io per il confronto e mi scuso con il padrone di casa per l’OT.

  3. gianfranco56 on

    Dunque, avendo letto la norma, non è tanto grave quello che cerca di difendere, ovvero il diritto d’autore, quanto piuttosto come lo stesso precetto è stato concepito. Infatti, si autorizza l’AGICOM – attraverso un regolamento da emanarsi – ( io credo mai ) a ” può ordinare in via cautelare ai prestatori di servizi della società dell’informazione di porre fine immediatamente alle violazioni del diritto d’autore e dei diritti connessi, qualora le violazioni medesime risultino manifeste sulla
    base di un sommario apprezzamento dei fatti e sussista la minaccia di un pregiudizio imminente
    e irreparabile per i titolari dei diritti.” La norma, così concepita, ha gravi difetti di costituzionalità, perché l’AGICOM, in assenza di un vero processo, anzi, in via cautelare, impone una sanzione. Il che, senza un giusto processo, lede la sfera della libertà dei cittadini al diritto della libertà d’espressione. In altri termini, se c’è stato o non c’è stato una violazione della legge, [ violazione del diritto di proprietà altrui copyright ©] a mio modesto avviso, lo può stabilire solo un giudice. Vesadi testo : http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01036793.pdf In ogni caso, come ho già scritto in altra sede ma forse anche qui tempo fa, se si teme che vi siano censure,meglio migrare su Server sicurie, magari, perché no, anche amici. Giusto criticare il testo all’esame del parlamento ma ritengo che l’agire, sia la miglior difesa. In fondo, siamo in guerra. Oppure no? Se, come dice l’esimio professore Pennetta e, del quale non ho motivo di dubitare, ci vogliono censurare, perché non prendere misure adeguate? Se domani vi censurano, ve la siete cercata. 🙂 🙂

  4. Bruno Cordani on

    Come al solito si prendono le mosse dall’affermazione di un principio condivisibile (questa volta la difesa del diritto d’autore, altre volte l’accoglienza dei perseguitati politici o la necessità di maggior giustizia sociale) per poi applicarlo in maniera distorta, pervenendo ad esiti addirittura opposti. Il tutto confezionato con molta abilità e sottile capacità comunicativa: siamo di fronte a veri professionisti.

  5. Mi auguro davvero che questa norma non riesca a passare, l’unica speranza di cambiamento di rotta in Italia è data dalle prossime elezioni.

    • Enzo Pennetta on

      Prima di quelle proveranno a far passare di tutto, poi il governo successivo non avrà il coraggio di cambiare le decisioni prese.

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