La censura migliore è quella che fa credere di non esistere: il caso dello shadobanno di CS

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Mentre gli occhi sono puntati sulla proposta di legge dell’europarlamento sul pretestuoso copyright ammazza blog, altre forme più subdole e per questo efficaci di censura vengono già attuate: il caso dello shadow banning

Ne avevo sentito parlare dello shadow banning ma era come una di quelle leggende dei periodi cosiddetti oscuri dell’umanità nei quali si favoleggiava di misteriosi mostri marini che tutti assicuravano esistere ma dei quali non esistevano le prove. E così è stato come se all’improvviso mi fossi trovato davanti ad un mitologico kraken quando ho letto con i miei occhi che l’account twitter di Critica Scientifica era stato sottoposto ad un regime di “restrizione temporanea”:

Cosa significhi “temporarily restricted” lo scopriamo sulla pagina di twitter dove si spiega solo però che potrei aver violato le kafkiane community twitter rules tra le quali scopriamo che ad esempio la mannaia del copyright già esiste, in pratica twitter può agire trovando un pretesto qualsiasi in un caso o lasciar fare liberamente a proprio arbitrio. La misura restrittiva consiste nel blocco della visibilità dei tweet agli occhi di quelle persone che non siano diretti followers, in pratica se io twitto un messaggio questo non sarà visibile al di fuori dei miei followers, anche se dovessi menzionare qualcuno nel tweet questi non verrebbe raggiunto. E così ovviamente se mettessi un hashtag, al di fuori dei miei followers nessuno potrebbe trovare il mio tweet consultando le tendenze.

Esiste quindi un provvedimento in grado di “strozzare” la comunicazione impedendo che vengano raggiunti altri utenti al di fuori della cerchia già raggiungibile di consueto. Il punto è che questo provvedimento è stato preso senza provvedere ad avvisare il titolare dell’account ristretto (nel caso specifico il sottoscritto) che quindi non sarà al corrente della diminuita efficacia della propria azione. Nel caso di CS me ne sono potuto accorgere casualmente solo perché avendo un secondo account e avendo deciso di auto unfollowarmi, su tweepsmap mi è apparsa la lista degli unfollowatori e tra questi CS con la dicitura “temporarily restricted”.

Episodi come questo servono ad evidenziare il fatto che la censura è di fatto operante ad un livello subdolo, che non dobbiamo mai dimenticare che su piattaforme come Facebook, twitter ecc… siamo ospiti in territorio privato e quindi soggetti a regole arbitrarie.

Poi scopri che in un paio di mesi twitter ha sospeso 70 milioni di account sospettati di propagare fake news, una giustizia sommaria che equivale ad uno sterminio di massa di pensieri non allineati:

 

Tutto questo significa che oltre ad impegnarci a contrastare le leggi manifestamente censorie come quella sul copyright va sollevato il problema della gestione privata di un bene comune e soprattutto di sensibilità politica e democratica, un interesse di sicurezza nazionale che non può restare di esclusivo dominio di un proprietario: anche su queste strutture private lo Stato deve poter dire la sua.

Impossibile? La Cina, nel bene o nel male, insegna che ai colossi di Internet si può imporre la legge delle nazioni e del loro interesse sovrano.

Intanto mi tengo kafkianamente lo shadobanno, senza sapere perché e senza sapere fino a aquando.

Un saluto a quelli che comunque riusciranno a leggere i tweet di CS.

 

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

6 commenti

  1. Stefano Longagnani on

    Ti prego di spiegare nei dettagli, anche un po’ pedantemente se hai tempo, come controllare se essere stati oggetto di shado banning. Penso sia utile che molti controllino così che ci sia la possibilità di fare una mappatura migliore del fenomeno. Grazie e continua con il tuo ottimo lavoro.

    Un’ultima domanda: diffondere da parte dei tuoi follower I tuoi tuit, che effetto ha? I miei follower lo vedono un mio RT di un tuo tuit?

    • Enzo Pennetta on

      Buonasera Stefano, vorrei poterlo fare ma non so neanche i come si fa.
      Nel mio caso, come racconto nell’articolo, l’ho scoperto solo perché usando un diverso account come altro utente e visionando un servizio di statistica di twitte (tweepsmap) ho letto dell’account CS che era stato colpito da restrizioni.

  2. D’accordo con i principi espressi dall’Autore.
    Un’altra odiosa forma censoria, ad esempio, è quella di alcuni blogger quando chiudono i commenti ai loro articoli.
    E’ nella umana natura la tendenza a detestare chi la pensa diversamente.

    • Come si permette di concludere un commento in questo modo così subdolo? Qui dentro nessuno detesta nessuno e ci si esprime con educazione e con rispetto. CS è un sito raffinato che non permette il trolling, sia per impossibilità a gestirlo, sia perché è lesivo per la qualità del lavoro stesso.

    • Enzo Pennetta on

      Vede sono commenti come questi che fanno venire voglia di eliminare del tutto i commenti.
      I blogger hanno una vita, io personalmente ho 1.270 articoli su questo sito, se fossero tutti con i commenti ancora aperti passerei la vita a replicare. No grazie.
      Ecco perchè i commenti si chiudono AUTOMATICAMENTE con una funzione preimpostata dopo tre giorni, il resto sono solo noiose lamentele di chi pensa di occupare il centro del mondo.

      • Potrebbe pure non replicare ai commenti degli utenti, come avrebbe pure potuto evitare questa autocommiserazione.
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        Giusavvo è bannato, poveretto…
        ep

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