“Gatekeeper” è chi il gatekeeper fa.

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Il malcontento per come vanno le cose nel nostro Paese suscita sempre più spesso questo concetto.
Solo che è sbagliato. Semi cit.

Mi sento particolarmente autorizzato a parlare di questo argomento perché senza usare direttamente il termine “Gatekeeper” credo di essere stato uno dei primi ad affrontarlo dato che sul mio sito si trova un articolo risalente al marzo 2013 nel quale, riferendomi al fenomeno Cinquestelle, scrivevo le seguenti parole:

Se quindi il M5S è la rete, inteso come movimento nato su internet, esso è anche la rete verso cui sono stati spinti e intrappolati i voti di protesta, un modo per impiegarli nella realizzazione di un programma oligarchico. E adesso che i suoi rappresentanti siederanno in Parlamento non dovremmo tardare a vederne l’attuazione.

Se per “gatekeeper” si intende qualcuno che intercetta un voto di protesta al fine di sterilizzarlo, l’operazione M5S corrispondeva pienamente a queste caratteristiche ed era abbastanza evidente per chi avesse avuto un po’ di voglia di vederlo, curioso che molti che oggi sono allarmati per i “gatekeeper” all’epoca votassero proprio i 5S o stessero a pettinare le bambole.


Come preannunciato nell’articolo sopra citato ci siamo trovati qualche anno dopo a vedere l’attuazione del “gatekeeping”, a frittata fatta oggi sono più o meno tutti d’accordo nel dire che è stato uno sbaglio puntare sul Movimento.
Ma ecco che alla luce di quanto è successivamente emerso diventa importante capire cosa esattamente sia accaduto, l’errore nel quale incorrono gli “ha stato il gatekeeper” è quello di pensare che i parlamentari del Movimento fossero tutti consapevoli di come sarebbe andata a finire, cosa che oltre a non essere verosimile sarebbe stata anche inutilmente complicata dal punto di vista organizzativo, per realizzare “la rete dove sono stati spinti e intrappolati i voti di protesta” non c’era affatto bisogno che i singoli appartenenti al M5S fossero in malafede, è bastato che gli ispiratori del Movimento indicassero una nuova classe politica non professionale, reclutata tra digitatori del web o venditori di bibite allo stadio, purché “onesti”, il resto sarebbe venuto da sé.

Per capirci, non è necessario mettere su un esercito di traditori per perdere volutamente una guerra, basta arruolare come ufficiali tutti fuorché dei militari di professione. Generali e colonnelli nominati tra gli studenti fuori corso, nerd, sardine ante litteram, piccoli commercianti e impiegati, nonché molti avventori dei bar, serviranno meravigliosamente bene allo scopo, entreranno nel campo di battaglia convinti che sparando all’impazzata la vittoria sia a portata di mano.
Ma… si troveranno di fronte cecchini e campi minati, manovre che non capiranno e difficoltà inattese che li rederanno pavidi e remissivi, accucciati in trincea preoccupati di salvare il fondo schiena fino al congedo, non fino alla fine della guerra, perché quella proseguirà dopo di loro e sarà stata compromessa da loro.

Il vero “gatekeeping”, per usare questo termine, è consistito nel far credere che l’attività parlamentare e di governo fossero una cosa che si potesse affrontare senza una dovuta preparazione, l’antipolitica coltivata a partire da Mani Pulite, è stato il terreno fertile per questa idea e così una volta fatti entrare gli onesti ansiolitici nelle aule parlamentari si è aperta la pesca al tonno, i grillini non ci avevano detto che per poter aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno dovevano prima trasformarlo in una scatoletta di tonno.

Questo è il “gatekeeping” modello tonnara , ma c’è un gatekeeping più sofisticato e anche questo inconsapevole come il primo.

Torno a quanto già detto su questo sito mi rifaccio ad un articolo risalente al settembre 2012 in cui parlando del caso Mattei conclusi con queste parole:

Se qualcuno nel ’62 voleva che l’Italia fosse un “gattino”, sembra proprio che a distanza di 50 anni non abbia cambiato idea.

Cosa c’entra questo col discorso di cui sopra?
C’entra perché chi entra nel Parlamento ignorando la complessa realtà di un paese sconfitto nella seconda guerra mondiale, sottomesso a interessi geopolitici spesso taciuti seppur evidenti a chi abbia un minimo di intelletto, ignorando che esistono lobby capaci di ogni pressione, che la stampa è dalla parte di chi il potere già lo detiene, ignorando l’azione politica della Magistratura alla Palamara, che non basta avere delle “belle idee” per poterle attuare, sarebbe destinato al fallimento.

Entrare nelle aule parlamentari non da Thunnus alalunga, significa sapere che così come c’è voluto molto tempo per creare certe situazioni ce ne vorrà un po’ anche per studiarle dall’interno e capire come intervenire, preparare il terreno per ottenere un successo e infine farlo.
E’ un lavoro lungo ma a meno di non ipotizzare un’improbabile rivoluzione (ricordiamo che tutte le rivoluzioni storicamente riuscite sono state lautamente finanziate da qualcuno e obiettivamente questo non sembra essere all’orizzonte), questo lavoro lungo è l’unica strada che non finisca in un vicolo cieco o restando nella metafora, in una tonnara.

Se si votasse adesso vorrei che fossero elette persone con questo approccio, chiedere risultati immediati sui grandi argomenti e in caso non si ottenessero chiedere di dimettersi o di mettersi nel gruppo misto, o cose del genere, è diametralmente opposto a questa visione.
Cignifica chiedere un suicidio politico e quindi l’eliminazione di un parlamentare che potrebbe invece fare molto di più nella sua azione all’interno di un partito che può influenzare e che può garantirgli il tempo necessario.



E siamo al secondo tipo di “gatekeeping”, dopo il modello tonnara c’è il modello “tonnarolo”, il tonnarolo in genere è uno che ha studiato la storia d’Italia dalle magagne del Risorgimento al caso Moro, sa quali sono i meccanismi che agiscono sotterraneamente e che vanno dalla vicenda di Enrico Mattei alla P2, ma senza trarne molto insegnamento evidentemente, perché di fronte al perpetuarsi di dinamiche sofisticate quello che sa fare è lamentarsi che i pochi rappresentanti che portano avanti le istanze condivise non siano riusciti a prevalere in votazioni contro una maggioranza contraria, che non riescano a ridurre alla ragione i Commissari della UE, che non scovino e sconfiggano tutto il “deep state”, che non abbiano ancora sconfitto lobby di ogni tipo e che non siano riusciti a disinnescare sottomissioni e vincoli esterni pluridecennali, con grande indignazione e nobiltà morale i tonnaroli li accusano di “tradimento” e all’urlo di “gatekeeper!” gli chiedono il “bel gesto” delle dimissioni o dell’uscita dal partito traditore per finire nel gruppo misto che essendo fondamentalmente ininfluente nonché l’anticamera dell’uscita dal Parlamento (in pratica anche’esso una piccola tonnara) è il miglior favore che si possa fare all’avversario.


Questi sono i “tonnaroli”, questi i più pericolosi e veri “gatekeeper” che a ben vedere sono un grillismo di ritorno, sono l’antipolitica che chiede di ignorare cosa veramente sia la politica e non avendo imparato nulla dal passato propone ancora una volta di riempire il Parlamento di ingenui che credono di poter vincere facilmente ma invece destinati ad un impietoso macello.

Secondo un’altra definizione di “gatekeeper” costui sarebbe uno che con la sua presenza, che promette senza mantenere, terrebbe buono il dissenso e fungerebbe da ‘cane da guardia del potere’, è evidente che un simile ruolo per essere credibile necessiterebbe che tale gatekeeper fosse il riferimento di una parte rilevante dell’elettorato e che quest’ultimo fosse fesso al punto giusto da cascarci.
Una visione che ricorda supponenza progressista quando di fronte ai voti del centrodestra ripeteva “sono persone che non hanno capito niente o in malafede”. Ritenere che le persone che danno credito ad altri non abbiano capito nulla o siano in malafede implica una bassa stima degli altri e peggio ancora, anche delle persone della propria parte alle quali ci si rivolge e a cui potenzialmente si chiederebbe il voto, in pratica è quell’atteggiamento di superiorità tanto criticato nei progressisti.
Ma recriminare sul fatto che per colpa dei “gatekeeper” le persone possano essere convinte dell’opinione opposta alla propria tradisce anche una bassa fiducia nelle proprie idee ritenute così poco convincenti.
Forse sarebbe più utile dimenticare le recriminati e partire dall’ipotesi che proposte alternative nessuno vieta di farne ma che andrebbero formulate e messe in campo prima di dare la colpa a chi impedisce di voltarle sottraendo voti.

Se proprio si vuole usare questo termine, questi sono i “gatekeeper”, persone che nella loro visione semplicistica della realtà chiedono, in buona fede s’intende, che la visione grillina del Parlamento scatola di tonno venga mantenuta e per il futuro che venga preparata la prossima tonnara.

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

20 commenti

  1. Disamina interessante, prof. Pennetta, credo di capire che un problema di fondo in quello che Lei ben descrive, sia la scarsa fiducia nel valore delle idee e nella possibilità di mettere a confronto visioni anche differenti ma sinceramente espresse, in un’ottica costruttiva. Il radicalismo eccessivamente rigido di alcuni, io credo, tradisce una sfiducia di questo tipo nel pensiero umano. Mi chiedo, però, se non sia anche un eccesso di unilateralismo, già l’idea stessa che tutto debba partire dal parlamento. Se, come anche Lei, mi pare, ha più volte sottolineato, il problema è la presenza alla base di una società liquida, forse la prima cosa che si dovrebbe tentare di fare, in un’ottica di seria resistenza a quello che sta accadendo, o meglio, che si sta dai poteri globali, facendo accadere, sarebbe provare a ricostruire corpi sociali solidi, basati su reali condivisioni di vita e di relazioni umane. Mi preoccupa molto il fatto che, a fronte di restrizioni sulla vita ordinaria delle persone, a parte qualche manifestazione sul territorio, tutto quello che si tenta di fare avviene esclusivamente sul piano dei mezzi digitali e della rete. Se, come hanno ipotizzato a Davos, internet dovesse essere posta un giorno sotto nuove ed inedite restrizioni, ad oggi impensabili, come erano impensabili un tempo quelle del lock down conseguenti al covid, la maggior parte dei “resistenti” non saprebbe nemmeno dove andare a cercarsi.

  2. Ciao, Enzo.
    Se la tua analisi è corretta, coi mezzi della politica attuale (anzi, quella pre Covid, giacché la politica in Italia è finita) non c’è modo di difendersi dal fenomeno. Che ovviamente non è nuovo; la locuzione ”quinta colonna”, netta della sua derivazione militare, esprime lo stesso significato. Ricordi quando sotto il logo della Lega, ai primi tempi delle Segreteria Salvini, risaltava la scritta “NO EURO”? Alla luce di quanto hai scritto, come definiresti Salvini? Che votai, lo ammetto! Come fare a difendersi dalle infiltrazioni? In tempi meno degradati dei nostri, in ambito militare, queste persone erano fucilate alla schiena; te lo immagini oggi? Che fare? Non ne ho idea.
    Quanto a M5S, a parte la ripugnanza fisica che ho da sempre avuto per Grillo, ebbi la certezza del ruolo che avrebbe avuto il “Movimento” quando un mio buon conoscente mi documentò del ruolo che ebbe nella sua formazione Enrico Sassoon, imparentato alla storica famiglia Sassoon londinese, a sua volta vassalla della galassia Rotschild. Sassoon era ed è membro di punta dell’Amcham (American Chamber of Commerce in Italy), una super lobby di cui fa parte, ma che combinazione, Pfizer. Quando si dice. Si trattò di una elementare inferenza logica. Prima gettata la tre, poi ritirata, zeppa di pesci.
    Bravi sono bravi!

    • Enzo Pennetta on

      Grazie per aver nominato Sassoon e i suoi collegamenti.
      Cosa fare?
      In assenza di finanziamenti cospicui niente rivoluzione tradizionale, nella società liquida anche la rivoluzione deve esserlo e può avvenire solo conquistando uno ad uno i consensi e formando politicamente i parlamentari, una strada lunga e incerta ma alternative reali non ne esistono.

      • Mi chiedo, però, se la rivoluzione vecchia maniera e combattere il sistema da dentro siano realmente le uniche alternative. Non so davvero se esista una qualche possibilità di strategia efficace, ma sono sicuro che non si trova in una delle sopra dette alternativa. Pensare di combattere con le regole del gioco attuali è accingersi ad una battaglia persa, altrettanto di quanto lo è immaginare un’impensabile rivoluzione “vecchio modello”. Anche porsi la questione dei finanziamenti è ancora ragionare in questa ottica. Inoltre, come ho già scritto, se la causa della difficoltà è la società liquida, l’unico modo per resistere è porvi prima rimedio. Ancora una volta, a chi mi obiettasse che non è possibile farlo, dovrei confessare di non sapere se lo è, ma credo anche che nessuno, in questo momento potrebbe dire con certezza che non lo è. In ogni caso una reazione liquida non può funzionare più di quanto non sia un’arma efficace una pistola ad acqua. Se dovessi proporre una soluzione (possibile, non necessariamente sufficiente), direi una sola parola: “mutualismo”. E’ il mutualismo che questo sistema non ha previsto (perché non può farlo), è il mutualismo che non ha bisogno di finanziamenti, perché si finanzia da sè, è il mutualismo che non può essere sottoposto a licenze e autorizzazioni, perché è gratuito, è il mutualismo che, essendo con la solidarietà il vero contrario rispetto al male di cui si intesse questo sistema globale, può essere l’unica vera medicina in grado di contrastarlo.

        Il progetto attuale è evidentemente quello di rendere ai resistenti impossibile la vita nel sistema. Se vogliono veramente resistere occorrerà che inizino a costruirsene da soli un’altra, almeno là dove possono. Altrimenti credo che saranno, a poco a poco e col tempo, costretti a cedere.

  3. il m5s sono sempre stati per l’oligarchia basti pensare che volevano il taglio dei parlamentari e il taglio dello stipendio facendo così un’oligarca andava da un parlamentare e gli diceva: sentimi un pò, io ti pago ma tu fammi fare ciò che voglio io; quindi sappiamo come finisce questa simpatica cosa: gli oligarchi faranno il loro interesse e i parlamentari se la piglieranno in saccoccia.

  4. la prossima è la Meloni.
    FDI , Ultimamente va forte nei sondaggi in quanto unico partito all’ “opposizione ” di questo governo delle speranze malriposte e dei draghi ( ma un San Giorgio non arriva mai?).
    Giorgia nell’Aspen Institute come Napolitano G. , Mieli P. ed altri illustri personaggi… C’e’ anche tale… Maroni R.
    Maroni R. ? dimenticato da molti ma pur sempre leghista della prima ora insieme al caro vecchio senatur del priapismo ideologioco.
    Veniamo dunque al dunque : Salvini M. (LEGHISTA CAPO ) nell’agosto 2019 fa cadere il governo “gialloverde ” , ( quello delle scatolette di tonno , dell’uscita dall’euro , del no all’ obbligo vaccinale di Lorenzin B, , del no tav , no NATO
    eccetera….. Ah dimenticavo la faccenda del ponte crollato e la revoca delle concessioni ) giusto in tempo per permettere la formazione di un governo di “larghe intese” riportando il PD (Partito Demmer…za) al governo nonostante la disfatta elettorale ) appena prima dell’apocalisse COVID.
    Risultato : MILIONI di ITALIANI in ….. braghe di tela … distruzione dei diritti fondamentali dell’uomo ……. VILIPENDIO DELLA COSTITUZIONE , FALSO IDEOLOGICO, PROCURATO ALLARME….. TRUFFA!
    Solvini M. è colpevole tanto quanto Beppo G..
    TUTTI I PARTITI ISTUZIONALIZZATI SONO “GATEKEEPERS” .

  5. Mah, questa volta non condivido.
    L’errore di fondo nella strategia “a lungo termine” è quello di pensare che i risvegliati esistano da pochi anni, ma non è così: è da decenni, dal secondo dopoguerra, che alte figure politiche italiane vengono inertizzate dal potere reale. Attaccare il potere da dentro, se devo giudicare gli ultimi decenni, non si è rivelata una strategia né vincente né efficace.
    Quella poi di pensare che tutte le rivoluzioni siano pagate da eterodirettori è un falso storico; non dico che non siano esistite rivoluzioni pagate, ma non tutte lo sono state.
    Quando lo sbilanciamento tra le forze in gioco è troppo grande si devono usare tecniche di guerriglia. Ritardare il nemico, farlo sbagliare, innervosirlo per incastrarlo nei suoi programmi in ritardo… portarlo in stallo. I rompiballe in parlamento in questo sono utilissimi: verranno normalizzati nel giro di 12 mesi, ma almeno per 12 mesi il nemico rallenta. Poi si ricomincia fino al (doloroso) stallo e impantanamento del sistema.
    E nel frattempo van bene anche le strategie a tempi lunghi (una strategia non esclude l’altra). Parlare solo di strategie a lungo termine, sa molto di… gatekeeper!

    • Enzo Pennetta on

      Quale rivoluzione non è stata finanziata?
      In concreto le “tecniche di guerriglia” da applicare domani mattina quali sarebbero?

      • È da 70 anni che i politici in gamba fanno i temporeggiatori… e a cosa ha portato questo comodo atteggiamento fabiano se non alla nostra realtà? Non mi diventi pure lei un tempoggiatore a tempo indeterminato. Crede davvero che il “risveglio delle coscienze ” sia un fenomeno solo attuale?
        Il calvario lo affronteremo fino alla croce, il calvario non ha scorciatoie o strade dolci e amene, solo il doloroso stallo del sistema ci porterà al vero cambiamento. Bisogna impantanare il nemico mettendo i bastoni tra le ruote, facendolo ritardare nei piani (hanno premura, bisogna approfittare). Non scendo nei dettagli Infiniti di questa strategiache non ho certo inventato io, così come non ha dettagliato lei il suo piano fabiano. Cordialmente

  6. A margine del post del prof. Pennetta, vorrei ancora aggiungere qualche riflessione e ribaltare, in un certo senso, la questione, chiedendo: dove si trova la “soglia”? Quel’è il vero cancello a cui il termine gatekeeper fa riferimento? Che, nella visione di fondo di chi utilizza tale espressione, vi sia l’idea che la soglia sia quella che separa il proprio pensiero da un altro, giudicato ingiustificatamente più moderato e, per così dire, addomesticato, è chiaro, ma il vero punto della questione credo sia molto più generale e profondo. La vera domanda mi sembra sia la seguente: esiste una barriera oltre la quale non è possibile comunicare con quelli che non la pensano come noi? Personalmente, sono portato a pensare che questo punto di non ritorno, questa barriera invalicabile, oltre la quale si potrebbe riconoscere solo la follia o la malafede, possa essere soltanto la condizione in cui ci si rifiuta di ragionare su argomenti e ci si basa, sostanzialmente, su un’autorità o un consenso diffuso, che, a loro volta, non si è disposti a mettere ulteriormente in discussione. Scrivo “sostanzialmente” perché accade che chi pensa in questo modo porti anche degli pseudoargomenti che però non sono niente di diverso da “luoghi comuni” più o meno indiscutibili, basati sul consenso diffuso in una certa collettività. Credo che chiunque sia affetto da questa malattia, diventi inevitabilmente “guardiano della soglia”: essendo strutturalmente incapace di sottoporre a vaglio critico e fondativo i propri processi logici e mentali, li lascia per ciò stesso esposti al controllo attraverso dinamiche che gli sfuggono. E’ come quando un software espone, attraverso dei punti di incoerenza o di potenziale inconsistenza logica nei suoi algoritmi, il rischio di un controllo allogeno da parte di un’istruzione virus. Al di qua di questa “soglia”, vi è sempre perciò un luogo controllabile dal potere, un recinto in cui è possibile rinchiudere masse di persone che possono essere eterodirette a loro insaputa e la cui azione e pensiero possono, comunque, venire sempre neutralizzati. Oltre la soglia, ci sono gli imprevedibili pensieri degli uomini, con la loro libertà e la loro incontrollabile umanità con la quale occorre fare i conti da parte di qualsiasi volontà di potenza e di sorveglianza. Chi, qualunque sia la sua posizione, non riesce a scorgere nella propria visione l’orizzonte di limite dei propri pensieri, chi non è in grado di capire che ogni cosa che dice, ogni cosa che pensa, deve essere senza posa ricontestualizzata in un ambito più grande in cui assumerà un nuovo fondamento ed un nuovo significato; chi non sia disponibile a pensare per la prima volta qualcosa che, prima, durante tutta la sua vita, non gli era mai venuto neanche lontanamente in mente, costui è un gatekeeper ed il suo ruolo sarà tanto più grave e dannoso, quanto più grande è la sproporzione fra il mondo in cui opera e le sue visioni limitate ed unilaterali. E’ quello che è successo ai “cinquestelle” ed è quello che succede inevitabilmente a tutti coloro che dicono e non sanno veramente ciò che dicono e, conseguentemente, fanno e non sanno veramente bene che cosa stanno facendo.

  7. Tanti saluti a tutti e ben ritrovati.

    Già, il buio delle libertà. Eppure che chi spera nella luce. E’ così difficile fare un po’ di luce? Forse siamo un tantino adombrati. tutti. Enzo Pennetta è un condottiero credibile e autentico, possibile che da parte degli intellettuali (come lui, vicini a lui ) non si riescano a produrre idee e iniziative comuni per opporsi allo stato di cose presenti? Quelli che lo fanno, vanno avvicinati e coordinati così come mi pare abbia iniziato a fare il Professor Enzo Pennetta.
    Perchè non si riesce a costituire una spinta aggregante contro la deriva in atto? Altre associazioni si muovono nel buio, credono in quest’imbroglio del web, confidano negli strumenti del potere senza dubitare, senza conoscere i principi o le regole del gioco, che sono chiare, precise. Sono le regole della comunicazione che valgono anche fuori dalla rete , anche se questo sono in pochi a capirlo. Ma un modo per opporsi – a badarci bene – esiste, seppur nessuno osi parlare o, men che meno, scrivere.
    Basta analisi ! c’è bisogno di una nuova propulsione a carattere partecipativo: chi avrà il coraggio di farsene carico? di esporsi? E’ venuto il momento dei progetti e dell’azione. La vita non si arrende mai, primo o poi la spunterà, non c’è da dubitare, però i costi saranno prevedibilmente alti, se non altissimi. Ma contro questa corsa alla speranza pianificata sotto il segno del miglior cinismo benpensante, si può far qualcosa che non sia prevedibile, che non sia facilmente neutralizzabile. Non interrogo, affermo. Altrimenti non ci sarà modo di strappare le redini agli eterni oratori e adoratori dell’abominio. Grazie al dominio mediatico essi dirigono la carrozza a velocità folli, con tutti noi stipati nel vano bagagli a far da contrappeso o, all’ occorrenza, da zavorra.
    Bisogna trovare insomma nuovi spazi per aprire nuovi canali comunicativi e cominciare a costruire il nuovo pensiero delle libertà negate. Il Prof Pennetta sta facendo molto. Unica critica: troppa fiducia nei sistemi informatici (così come sottolineato da Anonimo). Mi aspetto possa, definire e promuovere degli organismi extra-sistema, che strutturino un osservatorio rispetto produzioni culturali alternative (alternative al martellamento oppressivo del mainstream, s’intende), una centrale di valutazione smistamento e propaganda di opere, testi e relativi autori che possano davvero produrre contenuti carichi di innovazione, mettendo in campo nuove tecniche divulgative (o anche vecchie, ma dalla dimostrata efficacia) non relegando solo la rete a tale compito ma ricorrendo a vere e proprie trovate (e il caso di dire) per applicare tattiche e strategie per l’ accaparramento dell’attenzione pubblica. In questo senso, o in una fase preliminare, la rete può comunque giocare un ruolo, a patto che le idee non si appiattiscano sul suo esclusivo utilizzo e non si ceda il passo e l’iniziativa alla volontà di finanziatori più o meno occulti. Sarà sull’abilità di saper gestire proprio questi ultimi a determinare la possibilità di un nuovo corso, nel solco della divulgazione e libera espressione di rinnovati contenuti e proposte.
    Primo passo: costituzione di poli di aggregazione regionali, disciplinati da una centrale (già presente e riconoscibile negli strumenti e negli spazi digitali satelliti del blog Critica Scientifica).
    Secondo passo: Incontro (così come preteso dagli studenti bergamaschi nella loro lettera al Rettore. Fonte Byoblu): rendere fisicamente frequentabili i suddetti poli. Formare comitati di accoglienza finalizzati alla promozione delle iniziative e all’ organizzazione di incontri con gli studenti universitari.
    Ringrazio vivamente per l’attenzione

    fabio painnet blade

  8. https://www.youtube.com/watch?v=qlzNdL-Splk

    il grande merito di questo video di Monsignor Viganò, ben al di là dell’aspetto sociopolitico, sta nel fatto stesso dell’essere questi un alto esponente della Chiesa Cattolica, e nel richiamo alla dimensione trascendente della moderna crisi. Il solo limite, l’ineluttabile catto-centrismo, unito all’appena dissimulato disprezzo per ogni altra confessione che non sia la cristiana. Ma questo è un prezzo che, data l’estrema attualità, vale la pena pagare. Notevole, nel video, anche la posizione del Monsignore a proposito di Benedetto XXVI; per la prima volta vedo messa in discussione questa figura (inattaccabile in ambito vetero cattolico), nei confronti della quale, personalmente, sono sempre stato molto critico. Ad un certo punto, salta fuori una curiosissima e (per me) incomprensibile locuzione “esoterismo luciferino massonico”. Che significa? Secondo quale accezione del termine “esoterico”, Lucifero può essere considerato un esoterista?

    Comunque, del video mi preme evidenziare gli aspetti positivi, che sono tanti e importanti.
    Il più importante di questi, come ho scritto numerose volte, è il richiamo alla dimensione spirituale delle crisi. Dal solo punto di vista della dislocazione e della quantità delle forze in campo, salvo trastullarsi con l’illusione, per noi la partita è persa. Viganò dice chiaro e tondo che “non è possibile scendere a patti col nemico”, e poi parla di “disobbedienza non violenta, almeno per ora”; ma in nessuna parte del video, lui che pure istituzionalmente rappresenta qualcosa, dice, con chiarezza e determinazione, che la sola conditio sine qua qualsiasi prassi possa risultare vincente sta nel radicamento del maggior numero possibile di persone nel Sacro, e in qualche forma di Orazione interiore, di Meditazione, o chiamatela come credete.

    Ciò non vuol dire che interventi nel sociale non siano, allo stesso tempo, richiesti; ma deve essere chiaro che l’Azione nel terreno del Sacro sta a quella nel profano come il necessario sta al sufficiente.
    Viganò ha ragione, non vinceranno; ma sta a noi combatterli, soprattutto, su un terreno dove i rapporti di forza sono invertiti.

  9. La vita non si arrende mai, primo o poi la spunterà, non c’è da dubitare, però i costi saranno prevedibilmente alti, se non altissimi.
    In queste parole è racchiusa la necessaria disposizione d’animo a pagare un tributo altissimo, in altri termini l’eventuale reazione prevede, e senza scorciatoie, la disposizione individuale al sacrificio, il quale come ben sa, Francesco, è l’apertura più diretta al sacro, cioè al ‘farsi sacri’. E’ l’azione animata da altruistico slancio dunque il miglior richiamo alla spiritualità dell’essere

    • Del tutto d’accordo!

      Su questo punto si gioca la differenza tra il sacro parlato dai disincarnati narratori del sacro; e il Sacro praticato da uomini imperfetti in un mondo imperfetto, nel tempo della grande sconsacrazione e del deflagrante silenzio di Dio.
      Si gioca la differenza tra la persona e l’individuo, tra la maschera e il volto, tra la finzione e l’”in sé”.
      Non ci sono precedenti, ciò che rende difficile, anzi impossibile, la minima programmazione. Ma una certezza l’abbiamo; questa è l’occasione che porterà ciascuno di noi a sapere se è una finzione, oppure se, proprio nella misura della propria imperfezione, è umano “immago Dei”.
      Ed è molto probabile che per alcuni di noi arriverà il momento della personale ordalia. Quello in cui il senso di questo nostro scrivere qua, di questo nostro parlare e agire fuori da qua, e di tutto ciò che siamo stati, sarà misurato dalla coerenza davanti al sacrificio finale.
      Io temo quel momento, dovesse capitarmi di affrontarlo; ma solo per la sua irripetibile grandiosità, per la numinosità tipica del Sacro. Timore, non paura; deferenza, non panico.
      In termini cristiani, il corpo è il “Tempio dello Spirito Santo”, non si PUO’ permettere che venga violato. Quale ne sia il prezzo da pagare. Credo sia chiaro.

      Quanto al “farsi sacri”, se mi permette, Fabio, io sarei propenso a riformulare “svuotarsi” per il Sacro, così che questo possa tornare a rioccupare il posto che fu suo da sempre; e che, seguendo il Bardo, pertiene alla nostra vera natura, “nata nobilmente”.
      Nulla è caratterialmente più lontano da me da un predicatore, né mai avrei pensato di poter pubblicamente scrivere una cosa simile. Prima di qualsiasi azione nel mondo, e condizione perché questa abbia efficacia, occorre che ogni donna e uomo di buona volontà dedichi una parte del proprio tempo a una forma essenziale di “preghiera” (con o senza virgolette). Solo così si sarà certi che “non praevalebunt”.
      Il peggio, temo, sta arrivando.

  10. Una sola precisazione riguardo al video di Mons. Viganò è d’obbligo: la citazione di Pike è un clamoroso falso che risalendo nientemeno che a Gabriel Antoine Jogand Pages, in arte Leo Taxil è stata poi ulteriormente propagandata dal suo degno amico, Pierre Abel Clarin Vivant, in arte Abel C. De la Rive. Avevo visto quel video e devo confessare di averne fino ad un certo punto condiviso alcuni contenuti, pur sapendo quali sono gli orientamenti reazionari di Viganò.
    Alla fine del video, mi sono posto la seguente domanda: come è possibile che un alto prelato capace di riconoscere la falsità di tante menzogne che vengono oggi propagandate e svelarne per filo e per segno il disegno, cada subito dopo in un’altra propaganda non meno grottesca e ridicola, montata solo in un’altra epoca ? Forse, crediamo di apprendere soltanto ciò che conosciamo già.

  11. Egr. Prof. Pennetta, la seguo da non molto (ma ho letto a ritroso le sue pubblicazioni) ed è sempre una gradita sorpresa trovare qualcuno raziocinante in rete. Commento perché il post mi ha colpito: mi sono rivisto tra gli afflitti da “gatekeeping di ritorno”, patologia del tutto censurabile come da Lei ben argomentato. Poi, però, ho riflettuto (è dal 24 di agosto che ci rimugino) e, forte anche della mia non breve esperienza politica locale giovanile, debbo dire che le battaglie politiche “dall’interno”, cioè partecipando al gioco e alle sue regole, sono assai difficili da realizzare, anzi, pensandoci bene, l’unica che mi viene in mente nei tempi recenti è stata quella combattuta da Nigel Farage all’€uroparlamento che ha scosso l’opinione pubblica del Regno e ha portato alla Brexit. Le battaglie condotte “dall’interno” di un sistema politico, dunque, funzionano se chi le porta avanti (movimento, partito, associazione) è straordinariamente compatto, compattezza che, anzitutto, mostra e alimenta quando fa ben capire che non accetterà compromessi col potere cui lancia la sfida e quando, soprattutto, mostra di tenere ferme le convinzioni che fanno parte del patto (elettorale) “stipulato” coi suoi elettori. Solo così è pensabile di poter costruire “dall’interno” una valida alternativa al potere attuale. Di contro, commistioni e ambiguità (ivi compresa la partecipazione o anche solo la disponibilità a coalizioni di governo che, all’evidenza, non ne modificano minimamente la rotta) sono segnali che un essere raziocinante non può non percepire con sfiducia derivandone un complessivo screditamento delle capacità di quel movimento/partito/associazione a condurre in porto una pur lunga opera di cambiamento. Quindi, in ultima analisi, no, non mi sento un tonnarolo…

  12. Ed ecco che mi arriva un esempio pratico di quanto ipotizzavo alla fine del mio penultimo commento. Per ulteriore combinazione, riguarda la scuola, per la quale il prof. Pennetta è specificamente competente: https://www.twitch.tv/videos/1138933270

    Ecco, poi, un altro esempio tratto dall’estero : https://www.byoblu.com/2021/08/26/in-difesa-del-patrimonio-e-linsegnamento-lesperimento-di-schola-nova-in-belgio-di-stephan-feye-e-caroline-thuysbaert/

    E’ ovvio, che è prevedibile che arriveranno, se queste iniziative avranno seguito, estensioni degli obblighi e delle restrizioni anche a situazioni di questo tipo, ma il punto è che, per la loro stessa struttura, queste realtà sono molto, ma molto meno controllabili delle scuole pubbliche nelle quali il governo gioca in casa.

    Se simili iniziative verranno adottate anche su trasporti, commercio, comunicazioni, ecc., forse la battaglia non sarà certamente persa.

  13. Cerchi nell’acqua”, ha 44 anni, e uno strettissimo rapporto col presente.

    Su Internet ci si “imbatte in”. E a me, mentre saltavo qui e là inseguendo novità coviddare, dopo pochi link, è accaduto di imbattermi in una canzone che ascoltai la prima volta poco più che bambino. La canzone è della francese Francois Hardy, già bellissima in originale, ma il testo italiano (che comunque ricalca quello della Hardy), è ancora superiore.

    Una delle ragioni per le quali siamo a questo punto, è che il Sistema ha già quasi completamente desertificato almeno due generazioni di bambini.
    Per quanti, di quelli nati dopo il ’90, si può dire?

    “… Cominciavi così coi tuoi primi perché
    sulla riva dell’acqua che cantava per te
    tra i discorsi del vento e la tranquillità
    di un canale tra i campi e il mulino che va.
    Era il tuo passatempo quando stavi laggiù
    far dei cerchi nell’acqua, non chiedevi di più
    …”?
    Di quanti?

    il crimine, contro questi piccoli, non potrà essere perdonato.

    https://www.youtube.com/watch?v=7RB8yAOPYyA

    Cominciavi così coi tuoi primi perché
    sulla riva dell’acqua che cantava per te
    tra i discorsi del vento e la tranquillità
    di un canale tra i campi e il mulino che va.
    Era il tuo passatempo quando stavi laggiù
    far dei cerchi nell’acqua, non chiedevi di più.
    Oggi invece non senti quella tranquillità
    devi stringere i denti per restare in città
    l’ambizione è il tuo credo e per lei sottostai
    alla legge precisa di non cedere mai.
    Ma la riva è lontana più di quello che sai
    e i tuoi cerchi nell’acqua non vi arrivano mai.
    Ogni giorno è una prova che vuoi vincere tu
    e la sera ti trova a non ridere più
    e ti assalgono dubbi per la vita che fai
    e per quello che hai dato contro quello che hai
    e aspettando un amore con qualcosa di più
    a far cerchi nell’acqua non rimani che tu.
    E’ importante però che tu resti così
    come quello di ieri ben lontano di qui
    coi discorsi del vento e la tranquillità
    di un canale tra i campi e il mulino che va.
    Ma la gente che vede come vivi anche tu
    forse forse non crede che sei sempre laggiù
    e la gente sorride per la vita che fai
    ma tuoi cerchi nell’acqua non finiscono mai non finiscono mai…

    Un augurio e una preghiera: che tutti i bambini tornino presto a perdersi nei discorsi del vento, e trovino la tranquillità di un canale tra i campi, e il mulino che va…

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