Prigione senza sbarre

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Il Green Pass è l’ingresso nella prigione definitiva, quella che non si vede e da cui non è possibile evadere.

L’istituzione suprema di ogni regime totalitario è il campo di sterminio.
Così scriveva Hannah Arendt in “Le origini del totalitarismo” del 1951.

Un campo di sterminio a sua volta è una declinazione particolare del campo di concentramento e il campo di concentramento ideale è quello grande quanto l’intero territorio dello Stato, un carcere esteso dal quale non è possibile fuggire.

Il carcere ideale era stato pensato nell’ottocento da Jeremy Bentham che l’aveva proposto con il nome di panopticon, un edificio circolare nel quale tutti i detenuti possono essere osservati da un’unica torretta centrale, ma il vero segreto del panopticon è che il detenuto non sa mai quando il carceriere lo sta osservando e così si autolimita nel comportamento interiorizzando lo sguardo del carceriere.


Il Panopticon

La distopia Huxleyana aveva in realtà descritto un panopticon 2.0 un carcere con le sbarre dorate, chi si trova all’interno non percepisce la prigione perché viene consentita una vita di piaceri, le sbarre si possono guardare senza vederle.

Il panopticon 3.0 era poi quello descritto successivamente da George Orwell in 1984, un modello più aderente all’originale di Bentham dove si sconta una condizione di prigionia manifesta e la telecamera incorporata nelle televisioni osserva ciascun cittadino dentro la propria casa, il carcere è percepibile come un ergastolo di fatto con la dicitura sottintesa “fine pena mai”, anche qui il punto di arrivo è che il carcere sia l’intera società e l’intero territorio.

Siamo infine al carcere 4.0 quello del Social Credit System, quello che unisce le caratteristiche dei modelli precedenti, un luogo in cui tutti sono osservati e le sbarre sono diventate invisibili, dorate per alcuni e di ferro per altri, il Green Pass è lo strumento che rende possibile questa realizzazione.

Tutti sono carcerati, anche chi pensa di non esserlo.
Quelli che accettano di cedere i diritti sul proprio corpo sono in quella condizione detentiva definita libertà vigilata, è concessa loro una relativa libertà a condizione che il condannato si sottoponga a periodiche verifiche.

Le sbarre dorate sono costituite da una estrema tolleranza verso ogni comportamento che dia l’illusione di una libertà che è invece libertinismo, ogni tipo di rapporto sessuale viene approvato e incoraggiato e la vita stessa è sessualizzata fin dall’infanzia, l’uso di droghe è largamente consentito per disinnescare il dissenso, chi si sottomette pienamente all’autorità ha come ricompensa l’accesso al paese dei balocchi che però come sappiamo dal Collodi trasforma in asini.

In altri termini è concessa la libertà di “peccare”, come la definirebbe Dostoewskji con le parole del Grande inquisitore:

…concederemo loro anche il peccato perché sono deboli e fragili e ci ameranno come bambini perché permetteremo loro di peccare. Diremo loro che… concediamo loro di peccare perché li amiamo…

E non avranno più segreti per noi. […] li porteranno da noi e noi li risolveremo, ed essi si rimetteranno con gioia alla nostra decisione perché ciò li libererà da un grande affanno e dalla terribile attuale sofferenza di dover decidere da sé.

Esiste poi nel panopticon 4.0 una seconda categoria di detenuti che per via della loro ostinazione a non cedere il diritto sul proprio corpo sono a tutti gli effetti agli arresti domiciliari, non possono vivere alcun aspetto della vita sociale e l’unica cosa che è loro concessa è la sopravvivenza fisica.

In questa grande prigione coesistono quindi solo carcerati divisi in due categorie, quelli a libertà vigilata e quelli in una cella immateriale, con i primi che devono avere la sensazione di essere liberi, funzione che viene adempiuta dal confronto con la categoria dei reclusi.

È solo osservando la condizione in cui vivono i puniti che gli altri possono pensare di essere liberi.

Il panopticon 5.0

Ma l’evoluzione del carcere perfetto non è ancora completa, la mancata sottomissione diviene infine vero reato penale.

Nel casellario giudiziale le trasgressioni al Lockdown del 2020 sebbene amministrative sono risultate registrate come reati penali, adesso i 100 Euro di multa previsti per i trasgressori dell’obbligo vaccinale sono solo l’apertura di una finestra di Overton che ha come traguardo finale la classificazione come reato penale anche del mancato ottenimento del Green pass.

A quel punto chi non accetterà la logica del Green pass sarà il detenuto tradizionale che rischia la reclusione in una struttura carceraria fisica.
A loro volta le limitazioni di libertà che finora erano riservate a chi rifiutava la vaccinazione saranno destinate a chi rifiuterà nuove sottomissioni che verranno stabilite a seguire come ad esempio le politiche Green e la transizione ecologica e tutto ciò che il politicamente corretto detterà di volta in volta.

Il carcere con le sbarre dorate, con la sua libertà rinnovabile a scadenza, sarà ancora riservato a chi si sottomette, o meglio a chi rinnoverà periodicamente la sottomissione.

Si considereranno liberi quei cittadini che accetteranno di avere i loro diritti rinnovati periodicamente, sarà il capriccio delle autorità a decidere che si tratti di misurare la CO2 emessa o che siano punti acquisiti tramite partecipazione ad attività politicamente corrette, azioni che sulla carta figureranno sempre come volontarie.

Riassumendo i cittadini verrebbero suddivisi in tre gruppi:
1- Accettano il Green Pass e adempiono ad ogni obbligo (libertà condizionata)
2- Accettano il Green Pass e i relativi obblighi ma risultano inadempienti ad uno o più di questi (arresti domiciliari)
3- Non accettano il Green Pass (arresto fisico)

Per completare il sistema i giudizi dovranno essere insindacabili perché emessi tramite algoritmi che, essendo a loro volta prodotti con l’intelligenza artificiale, non saranno impugnabili in quanto l’AI fornisce solo responsi non motivazioni.

Se L’istituzione suprema di ogni regime totalitario è il campo di sterminio, il Green pass è l’ingresso alla prigione per tutti, è il campo di concentramento a cui tendono i totalitarismi e che a sua volta tende verso il campo di sterminio.
Uno strumento che è già entrato nella ‘normalità’ di milioni di persone, rifiutare l’idea stessa di Green pass e il suo impiego viene già considerato un crimine e in quanto tale viene punito.

Il contrasto al Green pass è un punto non negoziabile, rifiutarne l’idea stessa è esattamente quel crimine che in quanto persone libere ci impegniamo a compiere ogni giorno.

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

7 commenti

  1. Da mesi sostengo che il green pass è più pericoloso dei vaccini sperimentali. Il vero problema è appunto un sistema di credito sociale, un incubo distopico. Il fatto è che anche chi non si vaccina deve procurarsi il passaporto verde, anche parziale, per accedere ad alcuni servizi essenziali. Quindi non vaccinarsi non garantisce libertà. Nessuno è più libero. Solo l’abbattimento del regime può ribaltare la situazione.

  2. Concordo pienamente sullo scenario. Aggiungerei soltanto che in questo strano rapporto con il “potere senza volto”, come lo ha chiamato Pasolini, vi sarà una singolare asimmetria: il potere stesso sarà vicinissimo a tutti e capillarmente presente in ogni rapporto di vita (anche il più semplice) fra i cittadini, attraverso i dispositivi che, come ci spiega Schwab, saranno prima “indossabili”, cioè posti sugli abiti, e poi “impiantabili” sotto la pelle o direttamente nel cervello; nello stesso tempo, i cittadini saranno lontanissimi da questo potere che sarà meccanico, impersonale ed inattingibile, totalmente incomprensibile ed insindacabile, in quanto operante, come chiarito nel Suo post, in base ad algoritmi di cui nessuno conoscerà veramente il funzionamento (come avviene già in certi prodotti economici, come i derivati).

  3. Valentino Zoldan on

    Già, tutto programmato.
    Per quanto mi riguarda considero che, chi puù chi meno, siamo tutti colpevoli di questo.
    Quanti di noi vedevano già i primi segnali di questo percorso 30 e anche 40 anni fa?
    Pochi, e quanti li hanno cominciato a capire 20 anni fa? Qualcuno di più; quanti 10 o 5 anni fa? ancora qualcuno di più; quanti negli ultimi due anni? ancora di più.
    Quanti hanno ignorato quello che vedevano o percepivano? Quasi tutti, me compreso, perchè era più “comodo”.
    Moltissimi hanno preferito anche di fronte all’evidenza ormai impossibile da occultare la via dell’appeasement, dell’obbedienza, confidando in chissa quale miracolo, altri hanno iniziato, per lo meno negli ultimi 20 anni ed in particolare, per me, dalla crisi del 2007, a riflettere più a fondo e a prendere coscienza che non era più possibile voltarsi dall’altra parte e guardare al proprio ombelico.
    Abbiamo purtroppo ignorato le chiazze di umidità che vedevamo sul pavimento, non abbiamo agito quando era possibile e facile fermare il tutto, ora che la stanza è allagata e l’acqua arriva alle ginocchia sarà molto più dura e bisognerà pagare un prezzo assai più alto.
    A questo punto bisogna domandarsi, visto che ognuno di noi, sotto sotto, magari inconsciamente, tende a fare un calcolo di costi/benefici, essendo aumentati i costi e ridotte le possibilità di “vittoria”, non è che questo rapporto ci indurrà a rimanere fermi ancora una volta?
    Vorrei aggiungere che è venuta meno quella solidarietà sociale, quel fidarsi dell’uguale, che caratterizzò le lotte sindacali ed i tumulti del decennio 65-75, sentimenti ormai sostituiti dalla diffidenza reciproca; a ben guardare le campagne terroristiche messe in atto non sono davvero molto diverse dallo stigma per gli Ebrei dgli anni 20 e 30 e dai metodi della STASi degli anni post bellici fino ad Honecker; la disgregazione sociale ed il sospetto sono ostacoli davvero difficili da superare.
    Comincio ad avere l’impressione che all’essere umano non dispiaccia la condizione di schiavitù perchè lo libera dalla responsabilità; se poi gli viene fornito di che solazzare gli istinti primari, chi lo smuove più?
    Dai mangiatori di loto ai consumatori di soma a quelli di pornografia, videogiochi e illusioni salutistiche il passo è breve.

    • Nelle domande giuste, come le tue, Valentino, c’è quasi sempre la risposta.
      Per quello che vale, io acquisii la certezza assoluta che sarebbe finita male entro pochi decenni, verso la fine degli anni ’70, o inizio anni ’80. Era giovanissimo, ma speravo che non avrei visto l’agonia. Già allora, le condizioni del mondo erano tali per cui la caduta non poteva essere arrestata (e poi, perché avrebbe dovuto esserlo?), né la dissoluzione invertire il suo corso. Dopo gli ultimi, effimeri, bagliori degli anni ’80, coi ’90 il moto, già in accelerazione si fece più frenetico; fino all’Euro, e il resto che conosciamo. Pensavo a tre scenari: uno, piuttosto ovvio, ma meno probabile, la nuclearizzazione del pianeta, che però, da qui la problematicità, avrebbe trascinato nella rovina anche i padroni del mondo.
      L’altro, come arma di teatro, l’immissione negli acquedotti o direttamente nella distribuzione, di sostanze psicoattive a bassissima soglia di azione, come l’LSD 25.
      Il terzo, una guerra di tipo batteriologico e/o virale, ma devo ammettere che non avevo concepito un piano così diabolicamente perfetto come questo del Vayrus.
      In questi mesi, ho cercato di riallacciare contatti con mie conoscenze indiane; siccome il tempo passa, sono quasi tutti morti, tranne uno, grande esperto di cosmologia, che mi ha confermato, più o meno, ciò che qui scrissi tempo addietro. Da quello che si può dire, pare che il pasto è concluso; il che, se ci si pensa, non è poi una cosa così brutta, anzi! Purché il commiato sia breve, e magari ci vengano risparmiati altri Sanremo, e altri mostriciattoli come quelli che ci tengono la suola dello stivale sulla faccia. Sarà una debolezza, ma lo spero tanto.
      Poi, raggiunto il punto più basso, di colpo, cosi dicono le Scritture, dovrebbe aver luogo un repentino mutamento di polarità. In ogni caso, l’ora più buia è quella che precede l’alba.
      E la notte è un buon tempo per pregare.

  4. Valentino Zoldan on

    Concordo tristemente su alcune cose: anche io ho tentato di riallacciare contatti con persone del mio passato, persone che hanno influito motlo su di me, in Africa e Medio Oriente e anche io ho dovuto rassegnarmi a constatare che la truppa è decimata e chi rimane è spalmata fra la prima vecchiaia e la decrepitezza.
    Ho preso anche contatto con degli amici negli Stati Uniti, e anche loro sono invecchiati, chi abbastanza bene, chi peggio.
    Quello che mi rallegra è che, tutti ma proprio tutti, indipendentemente dall’etnia e dal retroterra culturale oltre che dall’area di residenza, concordano nell’analisi e nel rifiuto di questo nuovo che avanza e tutti ma proprio tutti sono incrollabilmente decisi a resistere.
    Ho rivalutato di molto la mia generazione ultimamente (quelli compresi fra i 50 ed i 70) il peace and love hippy, la rivoluzione psichedelica, l’aver spesso confuso da giovani l’anarchia con la libertà, l’essere stati sommamente egocentrici ed egoisti, non ci ha distrutto moralmente, evidentemente i semi piantati dai nostri genitori, anche se abbiamo fatto di tutto per ignorarli, sono germogliati.
    Sono d’accordo che forse, anche avessimo voluto, all’epoca, non avremmo potuto fermare il declino però avremmo potuto se non altro prepararci, formarci, unirci, creare una rete forte, la nostra colpa è di aver bighellonato troppo e di essere arrivati all’appuntamento con il fiato corto e l’ansia da prestazioni
    Ciò che è stato è stato e non possiamo modificarlo ma ripeto che da quella fanghiglia c’è più di una persona che tutto sommato ne è uscita bene, cerchiamo quindi di darci da fare.
    Io sono ottimista, sempre, sopratutto quando vengo aggredito dal pessimismo e dalla stanchezza per chè è lì che mi impongo di essere ottimista, di agire e pensare come se fossi ottimista; non è una stupida scelta immotivata ovviamente, io so che la verità prevarrà, magari dopo che noi ce ne saremo andati ma prevarrà e quindi dobbiamo fare quello che possiamo non permettendo allo sconforto di vincerci.
    Mi piace l’immagine dell’ora più buia prima dell’alba e concordo sull’esercizio della preghiera.

  5. Grazie della riposta, Valentino, mi conforta sapere che ci si trova sempre sulla stessa lunghezza d’onda (almeno finora). I grandi se ne sono andati tutti, siamo rimasti noi, rappresentanti di quella generazione che vide gli ultimissimi bagliori del vecchio mondo, e assiste alla putrefazione finale del suo decesso.
    Il primo anello della crisi è di carattere spirituale, e solo dopo, come ricaduta causale, quelle Culturale e politica. Per questo, la vera azione deve partire da questo piano (spiriruale), azione che dopo avrà conseguenze sugli altri due. Mesi fa, su questo blog proposi dei digiuni collettivi; non ebbi alcun riscontro.
    So di amici (non necessariamente cristiani) che, spontaneamente, senza alcun coordinamento, oramai da mesi, oltre ad aver intensificato la preghiera), praticano digiuni. A che serve tutto ciò? Beh, non credo che ci sia bisogno di spiegare ai frequentatori del blog, che il digiuno, ossimoricamente, è un Sacramento naturale universale. Vale più un giorno di digiuno di una sola persona, che una manifestazione di 1.000 persone in preda alla rabbia.
    In ogni caso, ogni minuto di preghiera (o meditazione, si usi il termine preferito) favorisce la prossima venuta del Logos.
    Il resto verrà come sovrappiù.

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