Evoluzione dei batteri, in scena le “storie proprio così”

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La favola di Kipling “L’elefantino curioso”.

Si racconta che la proboscide si sviluppò in un elefantino che accostandosi incautamente ad un coccodrillo fu afferrato per il naso, l’elefantino provò a liberarsi tirando fortemente, ma con grande sorpresa alla fine… il naso si allungò. Inaspettatamente poi la nuova fiammante proboscide si rivelò molto utile favorendolo rispetto agli altri elefanti: un perfetto esempio di evoluzione per “caso e selezione”.

 

Furono il paleontologo Stephen Jay Gould e il genetista Richard Lewontin a indicare nelle “Just So Stories for Little Children” di Rudyard Kipling il paragone più efficace per mostrare l’inefficacia e la non scientificità delle spiegazioni darwiniane dell’evoluzione:

“…la sempre più grande complessità delle suture nelle ammoniti) non è mai stata spiegata nei termini richiesti dalla convenzione darwiniana, cioè come miglioramenti adattativi di organismi costituenti sequenze anagenetiche. Per la maggior parte, le cosiddette spiegazioni non valevano molto di più di quelle che, in seguito, Lewontin e io avremmo indicato, seguendo l’esempio di Kipling, come “storie proprio così”, cioè affermazioni plausibili prive di documentate prove sperimentali…

S.J. Gould, L’Equiibrio punteggiato – Codice Edizioni, Torino 2008- Pag .X

 

Ancor prima che il 28 settembre 2011 fosse pubblicato su questo sito e su quello dell’UCCR un articolo intitolato Antibiotici: smentita definitivamente l’evoluzione dei batteri, sul sito di Telmo Pievani “Pikaia“, il portale dell’evoluzione, era apparso un articolo dal titolo: Antibiotici e creazionisti.

Dal titolo si capisce subito che la notizia deve aver creato parecchi fastidi, infatti come è noto l’appellativo “creazionista” viene in genere utilizzato quando si vuole screditare ogni critica senza passare dagli argomenti. Per intenderci, è un po’ come quando negli anni ’70 nelle assemblee del liceo si tappava la bocca a qualunque oppositore dandogli del “fascista”. Un appellativo che funzionava da vera e propria pietra tombale, una volta ricevuto si era tagliati fuori da qualunque dialogo: si era politicamente annullati. Nel campo dell’evoluzionismo funziona più o meno allo stesso modo, quando qualcuno fa notare che qualcosa non funziona nella meravigliosa macchina “stocastica” del neo-darwinismo, tanto per cominciare gli si dà del “creazionista“, ecco infatti cosa si può leggere nell’articolo pubblicato su Pikaia:

Che dire allora? Hanno ragione i creazionisti? I batteri sono nati così, con i geni presenti ma nascosti, e l’evoluzione non c’entra niente – anzi, non è mai avvenuta? “Nessun batterio ha sviluppato la resistenza, perché è stato creato con la resistenza; che ha potuto usare solo quando ne ha avuto bisogno, cioè quando l’uomo ha inventato la penicillina e tutto il resto”. Creazionismo 1 – Scienza 0. O no?

Ma per togliere questa fastidiosa sensazione di metodo staliniano (che in passato ho già paragonato a quelli descritti da Orwell nella Fattoria degli animali), l’autore dell’articolo (che a sua volta è stato tratto dal blog Leucophaea di Marco Ferrari un simpatico giornalista), prova a spiegare perché la scoperta che la resistenza agli antibiotici in realtà non crei dei problemi ai neo-darwiniani demolendo uno degli argomenti preferiti da chi sostiene che essa sia un caso di evoluzione avvenuta sotto i nostri occhi:

Come diceva un famoso cinematografaro, però, “le parole sono importanti”. E qui la parola importante è invenzione. L’invenzione degli antibiotici, infatti, non è vera. Le sostanze non sono mai state create dall’uomo, ma scoperte. In funghi e altri batteri che, da tempi antichissimi, combattevano una guerra senza quartiere contro altri batteri che sono diventato poi patogeni per l’uomo. Per questo l’uomo non ha fatto altro che spostare dagli antichissimi suoli della tundra agli ospedali o alle case la guerra antica. Che si è riprodotta pari pari: con i batteri che cercavano di conquistare posizioni su posizioni, e i funghi che si difendevano o addirittura attaccavano i battaglioni dei microrganismi. Una dimostrazione di potenza dell’evoluzione che rovescia completamente la prospettiva creazionista.

Non ha dunque importanza che effettivamente, ancora una volta, non sia stato possibile mostrare un solo caso di evoluzione avvenuta secondo la teoria darwiniana, tanto siamo sicuri che le cose siano andate così in passato. Parola di Pikaia.

Che dire, Rudyard Kipling non avrebbe saputo fare di meglio: battaglioni di microrganismi che attaccano le posizioni dei funghi, una guerra che attraversa le ere, degna del film Highlander, con tanto di scontri che si susseguono dall’antichità più remota fino ai giorni nostri, mancano solo Sean Connery e Christopher Lambert ad interpretarla.

Quanto c’è di scientificamente dimostrabile in questo racconto?

Ovviamente niente, però alla fine le voci critiche vengono messe a tacere sotto l’infamante accusa di “creazionismo”.

La tendenza a trasformare le spiegazioni scientifiche in storie “fantasy” viene confermata sulla stessa pagina di Pikaia, dove un articolo di Ilaria Panzeri viene intitolato:

C’erano una volta dei batteri dalla corazza d’oro in grado di adattarsi ed evitare la sconfitta. Quali armi avrebbero potuto fermarli?

L’inizio dello stesso è il seguente: “Sarebbe una storia affascinante, degna di “Le mille e una notte”, con batteri pigmentati d’oro come protagonisti, se non fosse per il coinvolgimento di piccoli pazienti affetti da fibrosi cistica.

E così l’evoluzione viene spiegata con un bel racconto in cui battaglioni di “germini” che attaccano i bastioni dei funghi in una interminabile guerra attraverso le ere, in cui batteri dalla corazza d’oro evitano la sconfitta nelle notti d’oriente… storie utilizzabile anche come favole per far dormire i bambini.

Proprio come quelle di Kipling.

 

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

18 commenti

  1. E’ chiaro che lei è pagato dalla chiesa per screditare l’evoluzionismo professor Pennetta!

  2. Pingback: Perché si accusa di creazionismo chi critica il neo-darwinismo? | Apocalypsi

  3. Creazionismo a parte, ci sono alcuni problemi rispetto alla ricostruzione di Pievani. Non ho tempo ora di leggere l’articolo su Pikaia, ma vorrei rammentare che non esiste “un solo tipo” di antibiotico.
    Alcuni sono effettivamente di origine naturale, come la streptomicina e le tetracicline; ma altri, come i sulfamidici, sono del tutto artificiali e sintetizzati non prima di 80 anni fa. Eppure già da subito i batteri mostravano resistenza nei plasmidi.
    Come se non bastasse: l’uomo, per la scarsa utilità adattativa, ha perso la coda, i peli, la prensilità dei piedi, è così che si dice, no? Mi sembrano caratteristiche molto più importanti di una quindicina di basi azotate che servirebbero a proteggersi da sostanze con cui non si è più in contatto da miliardi di anni (credo che si intenda questo per “notte dei tempi”) e migliaia di miliardi di generazioni. Perché tali informazioni si sono conservate?
    Forse è meglio non porre neanche la domanda: chissà in quale epica narrazione consisterà la risposta =( …

  4. Gentile Daphnos,
    lo studio di cui si è parlato faceva effettivamente riferimento agli antibiotici di origine biologica.
    L’eventuale comparsa di adattamenti dopo l’invenzione delle sostanze avrebbe costituito una prova di una micro-evoluzione avvenuta, il fatto che la resistenza fosse già presente riduce invece il tutto ad una prova di selezione naturale.
    Lo stesso potrebbe dirsi per la resistenza ad altre sostanze artificiali o potrebbe trattarsi effettivamente di micro mutazioni che però per essere considerate un evoluzione dovrebbero consistere in una nuova funzione e non in una perdita di funzionalità.

    Mi sembra poi molto pertinente e interessante l’osservazione sui caratteri di scarsa utilità adattativa: o si perdono e allora anche i batteri non dovrebbero avere informazioni su sostanze che ancora non hanno incontrato, o si conservano, e allora dovremmo ancora avere la coda.
    Chissà cosa ne penserebbe Kipling.

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  6. Ottimo sia l’articolo (che è pure spiritoso) sia il sito, or ora conosciuto.

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