Il papa, le staminali e il darwinismo

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Dalla fecondazione all’adulto, lo sviluppo dell’essere umano e le staminali embrionali.

“No alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. La distruzione degli embrioni è contro la vita” titola La Stampa riferendo le affermazioni del Papa.

Ma come è possibile stabilire se l’embrione è un essere umano?

E qui la prospettiva darwinista diventa determinante.

 

Come riportato da vari organi di informazione, nel corso di un convegno sulle terapie derivate dalle cellule staminali, Benedetto XVI ha confermato la netta opposizione all’utilizzo di cellule che siano derivate dagli embrioni umani:

“la distruzione anche di una sola vita umana non può mai essere giustificata nei termini del beneficio che essa un giorno potrebbe portare a un altro”.

La Stampa

Si tratta di un’affermazione che evidentemente nessuno potrebbe contestare, perché allora si rende necessaria?

Il punto è che esistono posizioni contrastanti su cosa di debba intendere per “essere umano”. Cerchiamo, nei limiti di un’esposizione breve, di chiarire dove sia il cuore delle questione.

Partiamo dall’immagine in apertura di questo articolo, quella in cui si vede il percorso della vita umana dal concepimento all’adulto: se in questo percorso si riesce ad individuare un punto di discontinuità possiamo dire “qui inizia l’essere umano“. Se invece questo punto non viene trovato non esiste nessuna possibilità di dire che un determinato giorno abbiamo un “non uomo” e quello dopo abbiamo un “uomo“.

E osservando proprio una rappresentazione del tipo di quella proposto all’inizio, si constata che tale punto di discontinuità non esiste.

Quindi la soppressione di un embrione è da considerarsi come la soppressione di una fase di una stessa entità: un uomo.

Ma se invece di una prospettiva ontologica si adotta una prospettiva evoluzionistica le cose cambiano. Osserviamo il disegno che fece E. Haeckel (della cui vicenda si è parlato su CS: Cassano Vs.  Haeckel)

Come si vede tutti gli animali, dai pesci all’uomo, derivano da un’identico embrione (che Haeckel aveva riprodotto in modo fraudolento). Sappiamo inoltre che per Haeckel “l’ontogenesi ripercorre la filogenesi“.

Con un elementare sillogismo si conclude che l’embrione umano, allo stadio rappresentato da Haeckel, si può a tutti gli effetti considerare un animale.

Siamo di fronte ad uno di quei casi in cui un approccio “evoluzionista”, quello accanitamente difeso dal Consiglio d’Europa,  ha profonde implicazioni etiche e sociali.

Si comprende allora l’importanza di mostrare le false interpretazioni della biologia, se infatti il disegno di Haeckel viene corretto secondo gli studi dell’embriologo Richardson, la prospettiva cambia profondamente:

Vediamo che anche considerando un avvicinamento della morfologia dei diversi embrioni quando ci si approssima allo stadio descritto da Haeckel, andando ancora più indietro, alle prime fasi dello sviluppo embrionale, le morfologie tornano a divergere mostrando un effetto “clessidra” in cui non c’è nessuna ontogenesi” che ricapitola la “filogenesi“.

Quindi anche quando si utilizzasse dunque un approccio evoluzionistico corretto, non si potrebbe assimilare l’embrione umano ad un animale che ci ha preceduti nella storia evolutiva:

L’embrione è fin dai suoi primi stadi Homo sapiens sapiens.

 


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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

5 commenti

  1. Ottimo articolo, professor Pennetta!
    Io credo che ci sia un’altra importantissima questione della quale non si parla mai: le staminali embrionali sono davvero così efficaci come affermano i loro sostenitori?
    Intanto ci sono dei dati certi dai quali partire: Le cellule staminali NON embrionali ad oggi sono usate in 39 protocolli di cura approvati dal NIH statunitense, mentre le cellule staminali embrionali in ZERO protocolli di cura. Se a ciò si somma l’abominevole e riprovevole fonte di queste cellule, e il fatto che la ricerca sulle stesse è costata PIU’ DI DIECI VOLTE la ricerca sulle prime, ci si rende facilmente conto di qual è il “motore” di questo interesse.

  2. Vi ringrazio per l’ormai consueto arricchimento dell’articolo.

    L’inefficacia delle staminali embrionali è un dato che è importante ricordare e che solleva effettivamente degli interrogativi che non possono essere confinati nel solo ambito scientifico.

    L’immagine della “clessidra” la devo invece a Michele che mi ha segnalato il seguente link che consiglio a tutti di visionare:
    http://www.oeb.harvard.edu/faculty/hanken/public_html/documents/Richardson%20et%20al%201997%20Anat%20Embryol.pdf

  3. Al di là del darwinismo, possiamo semplicemente basarci sui fatti: poiché non ho mai visto un embrione umano diventare un animale, mi pare chiaro che si tratta di una vita umana. E’ vita perché si evolve da solo. D’altro canto, se non si trattasse di una vita, le donne semplicemente non sarebbero incinta. Spesso le teorie complesse tendono a far dimenticare i fatti elementari su cui dovrebbero basarsi.

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