Cannabis: fucked by the system

23

burroughs

Mentre la disoccupazione giovanile raggiunge il 46% si riaccende il dibattito sulla liberalizzazione della cannabis.

 

L’addormentamento della rivolta nella lezione di un grande trasgressivo, William Burroughs.

 

Le notizie appaiono negli stessi giorni, la disoccupazione giovanile raggiunge il 41,6%, sono cifre relative all’Italia, ma in tutto l’Occidente la situazione giovanile è difficile. E negli stessi giorni circola anche la notizia della legalizzazione della cannabis negli USA: “Marijuana, il Colorado innescala valanga anti-proibizionista, titola La Stampa che poi giunge alle inevitabili conclusioni:

Dal primo gennaio è possibile acquistare marijuana nei negozi del Colorado. Ora nulla sarà più come prima. La legalizzazione è destinata a diffondersi in altri Stati americani, e cambierà sia la dinamica del dibattito politico statunitense che la «war on drugs» (la guerra alle droghe, ndr) così come la conosciamo.

E così, innescata dall’iniziativa del Colorado sembra che tutta l’America debba prima o poi legalizzare la cannabis, inevitabilmente l’argomento è rimbalzato anche da noi e prevedibilmente ci saranno forti spinte a seguire l’esempio USA come riferito dal Corriere della Sera in “Il dibattito (annebbiato) sulla libertà di cannabis“, dibattito nel quale si è inserito anche Roberto Saviano che dalle pagine di Repubblica è intervenuto con “Il Padrino proibizionista” in cui afferma:

Bisognerebbe partire da una semplice, elementare constatazione: tre sono le forze proibizioniste più forti, e sono camorra, ‘ndrangheta e Cosa nostra…

La legalizzazione non è un inno al consumo, anzi, è l’unico modo per sottrarre mercato ai narcotrafficanti che, da sempre, sostengono il proibizionismo. D’altronde, è grazie ai divieti che guidano l’azienda più florida al mondo con oltre 400 miliardi di dollari di fatturato annuo. Più della Shell, più della Samsung. Se esiste una merce che non resta invenduta è proprio la droga. L’unica che non conosce crisi, che nonostante sia illegale ha punti  vendita ovunque. È la merce più reperibile del mondo disponibile a qualsiasi ora del giorno e della notte

Partendo da un’affermazione che è frutto solo delle sue convinzioni personali facilmente smentibili, lo scrittore prosegue con argomenti vecchi e, quel che più importa, deboli infatti l’ “azienda” che traffica con la cannabis continuerebbe a ugualmente farlo, e dovrebbe saperlo bene lui, o forse è l’unico napoletano che non sa che, nonostante una ben organizzata rivendita regolare, esiste comunque un fiorente contrabbando di sigarette?

E in questo caso il contrabbando sarebbe rinforzato dal fatto che la percentuale di cannabinolo nelle sigarette legali sarebbe probabilmente limitata ad un certo valore mentre quelle di contrabbando invece offrirebbero concentrazioni più alte.

Ma William S. Burroughs, uno scrittore di altri tempi e di ben diversa esperienza di vita, aveva invece un’idea diversa sulla diffusione delle droghe, Burroughs è stato un autore tra i più trasgressivi della letteratura americana, esponente di spicco della Beat Generation, provò ogni tipo di droga e di perversione, nel 1951 uccise la moglie Joan Vollmer con un colpo di pistola alla fronte mentre emulava Guglielmo Tell, nel 1953 scrisse “La scimmia sulla schiena” sulla dipendenza dall’eroina che aveva sperimentato personalmente. Non era sicuramente un bacchettone e certamente non era un moralista, Burroughs è stato un personaggio per certi versi inquietante che però sulla diffusione delle droghe di massa aveva le idee chiare e le mise per iscritto in un romanzo del 1964: “Nova Espress“:

 

Burroughs era profondamente convinto che attraverso le droghe psichedeliche si potessero avere esperienze di tipo sciamanico, ma da profondo conoscitore della diversità dell’esperienza sciamanica con quella dei profani, sapeva che le droghe come fenomeno sociale avrebbero invece avuto solo l’effetto di addormentare le masse e renderle incapaci di una vera ribellione.

E le cose andarono esattamente come aveva immaginato, negli anni ’60 il controverso guru della rivoluzione psichedelica Thimothy Leary svolse un ruolo attivo nel convincere i giovani che era inutile combattere il sistema, per Leary la soluzione migliore sarebbe stata quella di ignorare il sistema e concentrarsi sul proprio rinnovamento personale per mezzo dell’uso dell’LSD. La stessoa cosa fece un altro grande profeta della rivoluzione psichedelica, Ken Kesey che ai rappresentanti degli Students for free speech (di ispirazione marxista) disse, nel corso di una manifestazione contro la guerra nel Viet Nam, di non giocare il gioco del sistema e quindi a non impegnarsi attivamente (da M.A. Iannaccone “La rivoluzione psichedelica”).

Proporre oggi l’LSD non è possibile, ma un uso di massa della cannabis avrebbe lo stesso effetto di addormentamento del malcontento, sappiamo che, nonostante le sparate di Vittorio Feltri che la paragona al vino, gli effetti sulla memoria e sulla “disorganizzazione” del cervello sono reali, come documentato in questi ultimi anni (vedi Le ScienzePerché la marijuana peggiora la memoria” e “Come la cannabis disorganizza il cervello”).

E di cervelli “disorganizzati” ha bisogno il “sistema”, cosicché pensando di ribellarsi e trasgredire, realizzando il noto “fuck the system“, si finirebbe per realizzare il “fucked by the system“.

Certamente le due posizioni di Saviano e Burroughs non sono scientificamente dimostrabili né direttamente confrontabili, bisogna dunque fare una scelta su quale si ritiene più realistica, ma tra i due personalmente preferisco Burroughs.

 

 

.

.

.

.

 

Share.

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

23 commenti

  1. In linea di massima mi trovo d’accordo con le considerazioni del prof Pennetta, nel senso che se un prodotto con grandi potenzialità positive come la cannabis (dalla quale si potrebbero ricavare abiti, medicinali, olio, carta ecc…) viene promosso dal Sistema deve esserci sotto qualcosa di sinistro.

    Certo che proibire la coltivazione di una pianta a me pare molto, molto ridicolo.

    Sulla storia della cannabis consiglio vivamente “La vera storia della Marijuana”, un documentario di Massimo Mazzucco davvero brillante.

    • Ciao Kukulkan,
      voglio raccontarti una cosa, da ragazzo ho lavorato aiutando gli operai a fare impianti termoidraulici e per me la canapa era solo un ottimo materiale sigillante per i raccordi filettati delle tubazioni in ferro, per cui per me figurarsi se ci sono preclusioni per gli impieghi alternativi della pianta di cannabis.
      Ma anche da farmacista ho appreso con Galeno che la dose fa il farmaco o il veleno, quindi a maggior ragione non posso avere pregiudizi verso qualsiasi sostanza.
      Del resto anche la morfina o i derivati della claviceps purpurea possono essere utilizzati in medicina o ci si possono fare eroina ed LSD per altri usi.
      Quindi non esistono piante “cattive” ma solo cattivi impieghi.
      Non ho visto per intero il documentario di Mazzucco, quanto scritto nell’articolo i trova in linea di massima d’accordo, ma mi riprometto do approfondire. Mazzucco dice molte cose interessanti ma anche altre su cui non sono d’accordo, quindi bisogna procedere caso per caso.

  2. Uno dei dieci on

    Sullo spinello… Tutte le dipendenze (che siano alimenti o mode) sono il risultato di una debolezza, di un disordine, di una mancanza di solidità interiore… Bisognerebbe partire da lì, ma quanto tempo ci vuole? Detto questo, bisogna aver carità, comprensione, e sostenere con forza che se è vero che uno spinello non ha mai ammazzato nessuno, è anche vero che può rappresentare l’inizio della fine.

    Ma ci vuole anche coerenza.

    Sul vino… Non va sottaciuto che in Italia gli alcolizzati e le malattie da abuso di alcol sono una piaga grande, con tutte le conseguenze del caso. Che facciamo, allora, aboliamo il vino? E, dato che ci siamo, aboliamo il tabacco, visto i danni che produce a livello polmonare?
    C’è qualcuno in grado di riuscirci? No. Troppo grandi gli interessi che ci sono sotto, purtroppo.

    Se fosse per me tasserei tutte le cose “inutili” (dalle dannose alle sfrontate del lusso) al 1000X100: alcolici e superalcolici, tabacco, panfili, gioielli, eccetera eccetera… Altro che patrimoniale farei!

    • 1/10, d’accordo con te. Sull’alcool aggiungo che la cosa più vera credo l’abbia detta quel grande uomo che era Chesterton: chi beve perché è contento non sarà mai un alcolizzato, chi invece beve perché è triste rischia molto, e ad esempio di uso corretto del vino portava proprio i contadini italiani.
      Riguardo le tasse è vero che possono essere impiegate come strumento per regolare l’uso di certi beni, certo che però se un popolo non sa trovare da sé i limiti bisogna anche andare oltre e capire cosa non vada nel tipo di vita che si conduce.

      • Uno dei dieci on

        Per celia… probabilmente Chesterton e io abbiamo conosciuto contadini diversi… Diciamo, piuttosto, che i contadini consumano molto e possono bere molto…
        Poi mi spiega, prof. Pennetta, come mai quando mi stigmatizza o contraddice mi dà del “lei” e quando è d’accordo, del tutto o anche solo in parte, mi da del “tu”?
        In ogni caso preferisco la seconda.

        • Anche i contadini credo che siano cambiati molto rispetto all’inizio del ‘900 quando Chesterton scriveva, quindi la risposta è sì, avete conosciuto contadini diversi. Il riferimento dunque era alla civiltà contadina, non all’attività di coltivare i campi, spero di aver chiarito il concetto.
          Per il resto il dare del tu o del lei fa parte della comunicazione, in certi ambiti a me accade spesso di usare questo codice per veicolare un accordo o un disaccordo.

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Prof.mi chiedo se il signor R.Saviano ha mai visto(o incontrato)un consumatore di alcool e droga(tutte)alla guida di un auto(oppure di un semplice scooter).La vita degli altri non vale niente(basta leggere lo sterminato numero di articoli
            riguardante gli incidenti stradali e la totale insufficenza delle leggi italiane)?

          • Saviano parla per luoghi comuni che sono diventati pensieri diffusi, ma come si fa a dire cose come ” È la merce più reperibile del mondo disponibile a qualsiasi ora del giorno e della notte”, sarà la merce più reperibile del mondo dove vive lui, dove sto io non sembra che le cose stiano così.
            Io fino a qualche anno fa ero un fumatore, certamente se in tabaccheria avessero venduto anche la cannabis nel lunghi anni in cui ho fumato prima o poi avrei anche cominciato a fumare cannabis, ma dovendo andarla a cercare da uno spacciatore non ci ho mai pensato. E questa è una bella differenza.
            Riguardo agli incidenti stradali consiglierei allo scrittore di andare a dire queste cose a chi ha passato i guai per qualcuno che guidava in stato alterato, che sia per droga o per alcool.
            Infine mi piacerebbe sapere, se un domani avesse un figlio, se sarebbe contento che il ragazzo potesse avere libero accesso alla cannabis dal tabaccaio.
            Facile fare i guru.

          • Uno dei dieci on

            http://cronologia.leonardo.it/lazzari/lazzari01.htm

            testimonia che il consumo procapite di vino è oggi molto calato (dimezzato) rispetto al tempo della, per lei bucolica, “civiltà contadina” di chestertoniana memoria. E’ quel tipo di forte bevitore, storicamente accertato, che intendevo nel mio precedente intervento, ed è per quello che prendevo le distanze da Chesterton e dalla sua tipologia di contadini che (ab)usavano “correttamente” del vino…

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Da molto tempo siamo soltanto una colonia americana(dopo la sconfitta nella 2a guerra mondiale)e se i nostri padroni vogliono lanciare una “moda”niente riesce a fermarli.
            Figuriamoci l’uso e consumo di droghe “leggere”!
            Mi sa anche che in America si siano arresi alla potentissima mafia messicana.
            Allora liberalizziamo,liberalizziamo …
            OK.

          • @1/10
            la lettura del link fornito dice che dove il livello di consumo era alto era dove si verificavano condizioni di povertà e si riteneva che l’alcool potesse fornire le calorie che mancavano all’alimentazione.
            Con tutto questo non mi sembra che il valore (medio) di 129 litri degli anni ’10 fosse così lontano da quello del 1975 di 104 litri, e non mi sembra che nel 1975 ci fosse un’emergenza alcolismo.
            Insomma, per me quello che voleva dire Chesterton è chiarissimo, così come è chiara la realtà a cui si riferiva, se poi vogliamo dire per forza che non è vero che la cultura contadina a parte condizioni eccezionali di povertà aveva un sano rapporto col vino diciamolo, ma è una forzatura dei dati.

  3. Ottimo articolo, Enzo. In Italia, il 16% dei ricoveri per intossicazione acuta da droghe è dovuto all’uso di cannabis; in Europa, la percentuale sale al 22%. Perché, quindi, la cannabis continua ad essere etichettata come “droga leggera”, se poi le percentuali sono queste? Inoltre: da un punto di vista scientifico, qual’è la linea di confine che separa una droga “leggera” da una droga “pesante”? La legalizzazione, inoltre, farebbe diminuire drasticamente la percezione di pericolosità della sostanza, aumentando a dismisura i consumi, e quindi anche i potenziali pericoli. A me sembra che dietro a questa battaglia per la legalizzazione vi siano molti motivi ideologici e pochi, reali, motivi scientifici…

    • Grazie Nicola, non conoscevo le cifre dei ricoveri. La differenza tra droghe leggere e pesanti non è scientifica ma appartiene solo ad un linguaggio comune che rischia di far percepire una minore pericolosità.
      Come ho già accennato prima condivido l’idea che la legalizzazione toglierebbe la percezione di pericolosità aprendo ad un bacino di utenti elevato a potenza. Si tratta di considerazioni così elementari che le dichiarazioni alla Saviano possono nascere solo da una visione semplicistica o ideologica della realtà, di scientifico, concordo con te, non c’è nulla.

    • Una curiosità, Nicola: dove hai trovato questi dati? Fra le droghe comprendono l’alcol?
      Grazie.

  4. Buongiorno,
    l’articolo è interessante, tra le parole dette vi sono un paio di cose che non capisco, buttare li la cosa dei ricoverati per intossicazione da cannabis, che trovo assurdo, mai sentita una cosa del genere in vita mia, ma se gentilmente ci indicasse la fonte…
    Anche il fatto della legalizzazione e in seguito aumento dei consumatori mi lascia un pò perplesso, non ne sarei così sicuro.
    Sicuramente è un argomento che sarà portato avanti per fare cassa, quindi da inquadrare come vendita a scopo di lucro, altrimenti non ne vedrei altra utilità se non quella sottolineata dell’addormentamento della massa giovane, che è poi quella che potrebbe fare la rivoluzione.
    A meno che non vogliano legalizzarne anche la coltivazione…

  5. Buongiorno Gianatonio,
    questi dati sono sati pubblicati su Avvenire dal Capo del Dipartimento per le politiche Antidroga, che fa riferimento alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Nell’articolo si parla di cannabis, non di alcool. Questo il link: “http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/insostenibile-leggerezza.aspx”

    La invito anche a leggere con attenzione i link di “Le Scienze” segnalati dal Prof. Pennatta nell’articolo.

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        M.Introvigne una delle poche Menti Lucide in questo poverissimo Paese sotto la pressa di un capitalismo senza regole e di uno psudo “socialismo”basato soltanto sul materialismo(“scientifico”?).

        • Caro stò, anche per me Introvigne è uno dei migliori pensatori del momento, è andato crescendo nel tempo e a volte vado sul sito della Bussola principalmente per vedere se c’è un suo articolo.

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Si Prof.infatti se ho necessità di informazioni attendibili su Religioni o Sette o altro mi collego con la massima fiducia sul Sito di Introvigne.
            Anche su la Bussola(sono un saltuario lettore)si possono leggere interessanti Suoi articoli.
            Speriamo che viva almeno 200 anni!!!!

          • Introvigne (formidabile, sono d’accordo), Cascioli, Agnoli, Bono e altri ancora: la Bussola è una riserva di giornalisti onesti, competenti, chiari.

            A proposito di Cannabis, sul giornale di San Patrignano http://www.sanpatrignano.org/it/abbonamento-giornale compaiono spesso articoli di ferma opposizione alla liberalizzazione della cannabis. Vien da dire “meglio dargli retta, quelli se ne intendono”, ma è possibile che ci siano anche comunità di recupero che la pensano diversamente.

  6. Pingback: Cannabis: fucked by the system | Lo Sai

Exit mobile version