Il suicidio della Rivoluzione

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Del-Noce

Quando una filosofia diventa ideologia e perde lo scopo di descrivere la realtà, allora può succedere che l’unica fonte di verità riconosciuta diventi la scienza, per cui si scade nello scientismo.

 

 

Nel mio articolo precedente (Tributo a Giorgio Israel) feci dei cenni sui più importanti pensatori della prima metà del Novecento. Ora approfondiremo il dibattito filosofico di tale periodo per affrontare una questione politico-filosofica non banale: la mancata realizzazione della rivoluzione comunista, in particolare in Italia. Ci aiuterà per questo scopo il saggio del 1978 “Il suicidio della rivoluzione”, di Augusto Del Noce (1910-1989), professore universitario di filosofia e politico della DC.

A differenza di altri articoli, stavolta mi occuperò più di esporre una tesi (non mia, scritta in un testo  di non facile lettura) che di difenderla, perché anche se l’ho trovata molto interessante, sono consapevole di non essere a conoscenza di una robusta spiegazione alternativa (cioè di sinistra) del fallimento del comunismo. In pratica, ho ascoltato solo una delle due campane e mi occuperò di descriverla per bene anche per dare tutti gli strumenti , per chi detiene opinioni diverse, di illustrare queste al meglio. Il secondo scopo che mi sono prefissato è di tentare di ricavare un insegnamento generale dal saggio di Del Noce per il vantaggio di tutti.

Cominciamo col dire cosa si intende per “suicidio della rivoluzione”:

 

[Data una rivoluzione, esso non è] una sua sconfitta da parte delle forze tradizionaliste, o a una sua impotenza rispetto all’eversione delle strutture esistenti; si vuole dire che il compimento della rivoluzione coincide con il suo suicidio e che il momento presente della storia non può venir altrimenti definito che come processo verso questo suicidio.

 

Il senso è chiaro: una rivoluzione si suicida quando fallisce per le stesse forze che la muovono e quando questo processo è inevitabile. Se ogni rivoluzione ha una pars destruens e una pars costruens, allora la seconda comporterà una riaffermazione della situazione iniziale ma in una versione “sconsacrata” a causa della parte distruttiva. Nel caso del marxismo, secondo Del Noce il suo esito finale è il nichilismo radicale.

Il percorso tracciato da Del Noce ha per tappe i pensieri di Noventa, Gentile e Gramsci, quest’ultimo preceduto da un excursus sul fascismo.

Probabilmente qualcuno ignora, dei nomi elencati, solo quello di Noventa (1898-1960), un poeta e saggista italiano considerato da Del Noce un filosofo “minore”, ma non nel senso di meno profondo:

Filosofo minore è chi non abbia portato a compimento la sua opera; in cui la grandezza è rimasta potenziale, e la cui funzione, di conseguenza, è essenzialmente di stimolo. Ben distinto dai filosofi professionali che sempre concludono senza però stimolare, e tanto meno illuminare.

Ben venga quindi il contributo di un filosofo meno importante, che però ci induca a riflettere e non dia “solo” un quadro onnicomprensivo già bello e costruito. L’idea che Del Noce prende da Noventa è per di più coraggiosa ma essenziale per la questione trattata: due filosofi importantissimi ma diversi come non mai, Gentile e Gramsci (il primo fu ministro durante il regime fascista mentre il secondo fu tra i fondatori del partito comunista italiano) hanno un elemento comune che risulterà il male delle rispettive filosofie, l’attualismo, di cui parleremo tra poco.

Giovanni Gentile (1875-1944) è descritto da Del Noce come il filosofo del suicidio della rivoluzione, colui che ha fatto in modo che tale suicidio si manifestasse per la prima volta in Italia. “Fascista come nessun altro”, esponente del neoidealismo italiano insieme a Benedetto Croce (pur con le dovute differenze), ha portato l’idealismo alle estreme conseguenze introducendo l’attualismo, un concetto non semplice da spiegare ma che serve per capire le ragioni filosofiche del suicidio della rivoluzione (parlerò anche di quelle politiche, che ne sono una conseguenza ma che sono più facili da esporre).

Se per l’idealismo la realtà è pensiero e quindi, per definizione, essa è costituita dalle idee, l’attualismo definisce la realtà a partire dall’atto di pensare. Lo scopo del pensiero non è di descrivere la realtà, cioè il pensiero per l’attualismo non è di tipo contemplativo e nemmeno intuitivo: la realtà va a coincidere con l’atto di conoscere. Pur essendo molto anti-intuitiva come posizione, la si può comprendere apprendendone le sue conseguenze. Se la realtà non è più un oggetto da conoscere, allora l’attualismo si pone contro ogni forma di visione oggettiva della realtà, inclusa quella materialistica: anche postulare che tutto ciò che esiste sia pura materia è una posizione metafisica. L’attualismo invece sfocia nel solipsismo (la credenza per cui tutto ciò che l’individuo percepisce sia stato creato dalla sua coscienza), perché non esistono oggetti ma solo il soggetto. Dal momento quindi che la realtà non è il contenitore delle azioni di un soggetto ma esiste a partire da esse, allora un’altra conseguenza dell’attualismo è l’attivismo (culto dell’azione che ha per fine solo sé stessa, l’azione come scopo e non come mezzo per qualcos’altro).

Se Gentile è stato il filosofo dell’attualismo ma anche del fascismo, allora secondo Del Noce il fascismo fu la prima rivoluzione che si è suicidata. Per spiegare ciò, prima ancora di entrare nel dettaglio del come avvenga esattamente il suicidio di una rivoluzione, bisogna chiarire la dimensione rivoluzionaria del fascismo.

Diciamo subito che “fascismo rivoluzionario” non significa “fascismo buono”: Del Noce era un fiero antifascista, ma dovette precisare che il modo in cui veniva sostenuto l’antifascismo, anche dopo la fine del regime, è stato spesso superficiale. In breve, ci hanno sempre insegnato che i fascisti erano cattivi, ma il punto non era solo questo. Detto meglio, il fascismo viene quasi sempre trattato come una colpa morale degli italiani del secolo scorso, dimenticando di aggiungere che fu soprattutto un “errore”, cioè uno sbaglio di tipo culturale e filosofico. Citando Noventa:

Nel popolo italiano, cioè, non si poteva distinguere una minoranza di uomini violenti e incolti che dominasse su una minoranza o maggioranza di uomini colti. La punta estrema della cultura italiana era proprio nella minoranza dominatrice, era, nel senso più rigoroso del termine, la minoranza dominatrice.

Secondo Noventa non è stata una degenerazione della cultura italiana a sostenere il fascismo, ma parte del meglio di essa: Gentile usò il fascismo per concretizzare la sua filosofia dell’identità di pensiero e azione e il fascismo trovò in Gentile la sua giustificazione culturale.

Come succede spesso, all’origine di una visione superficiale di un tema delicato c’è un problema di natura didattica. Cosa ci hanno insegnato del fascismo? Che era basato sul nazionalismo estremo, sull’appoggio della borghesia, sulla costruzione di uno stato di polizia e su un moralismo repressivo.

In realtà, i primi tre elementi non sono falsi ma sono caratteristiche del fascismo da non confondere con ciò che lo definisce (sono tipiche soprattutto dello sviluppo successivo di esso), mentre la quarta è falsa.

Il fascismo, secondo Del Noce, non si sarebbe imposto se fosse stato fatto solo degli elementi citati, esso infatti aveva origini colte e raffinate che bisogna inquadrare storicamente.

Nella seconda metà dell’Ottocento si era diffuso il naturalismo pessimista, secondo cui tutte le teorie filosofiche sono solo prodotti della natura, per cui il loro contenuto di verità è dubbio: il naturalismo divenne quindi scetticismo.

Lo scetticismo portò al decadentismo, perché i valori sono quelli che soffrono di più della crisi delle certezze. Valori vuoti hanno per conseguenza un uso strumentale di essi, in quanto finzione, cioè si ha l’“estetismo”; infine, completato lo svuotamento dei valori, si giunge all’attivismo, il vero cuore della filosofia fascista. Qui arriviamo alla falsa immagine del fascismo, almeno quello originale, come espressione del moralismo repressivo: Del Noce scriveva che quelli che (nel 1978) avevano i capelli grigi potevano ancora ricordare che erano i fascisti che si presentavano come fautori del vitalismo. I fascisti volevano rappresentare il “nuovo”.

Da tutto ciò si evincono meglio le differenze tra fascismo e nazismo, che a scuola vengono poco evidenziate (si pensi al termine “nazifascismo”): il nazismo aveva uno scopo opposto, rivolto al passato, cioè la restaurazione dell’uomo ariano, la sua liberazione da tutte le sovrastrutture che la storia gli aveva addossato. Per Del Noce, nazismo e fascismo avevano nature diverse e la loro alleanza fu per loro un errore.

Avevamo detto che il fascismo fu la prima rivoluzione a fallire, storicamente successe perché erose quei centri di potere (corona, esercito, magistratura e mondo cattolico) che però gli permettevano anche di avere potere. Questo fallimento però va inserito anche nel contesto filosofico più ampio del suicidio delle rivoluzioni che più avanti approfondirò, nel senso che il suicidio della rivoluzione fascista non fu un incidente, una contingenza, ma il risultato della sua stessa realizzazione.

Per concludere la digressione sul fascismo, Del Noce assicura che un suo ritorno in senso stretto (cioè del fascismo come regime) non avverrà mai, perché il fascismo si presentò come l’esito di un processo storico, quindi come un destino finale della società, ma una volta sconfitto, non potrà godere più della forza attrattiva dell’invincibilità. Analogamente, anche la Resistenza non la si potrà mai riavere come essa fu nel secolo scorso: essa fu un momento della Seconda Guerra mondiale ed è così che dovrebbe essere intesa, non una rivoluzione permanente, ma una forza rivolta contro una (cattiva) rivoluzione.

Anche se dobbiamo compiere temporalmente un passo indietro, solo parlando di Antonio Gramsci (1891-1937) potremo capire il suicidio della rivoluzione che più ci interessa, quella comunista.

Parafrasando Del Noce, Gramsci prese il marxismo e cambiò l’ordine delle priorità finalizzate alla rivoluzione comunista: il ruolo che aveva il proletariato passò all’intellettuale, nel senso che doveva essere quest’ultimo che “liberandosi liberava il mondo”. La rivoluzione andava intesa innanzitutto come riforma intellettuale e morale, una liberazione dalle idee tradizionali verso quelle progressiste.

Per Gramsci le classi dominanti esercitano un’egemonia basata sull’imporre a tutte le altre la propria cultura, ma allo stesso tempo la cultura è uno strumento per marcare le divisioni tra classi.

Bisogna quindi sostituire la vecchia egemonia con una nuova (per cui per Gramsci il comunismo è un’ideologia, ma conferendo a questo termine un significato positivo) ma va tolta la divisione culturale tra gli intellettuali e il resto della società.

Nell’ipotesi che un comunista accetti questa impostazione, dove nascerebbero i problemi intrinseci al “marxismo secondo Gramsci”? Per Del Noce, la sua mossa controproducente fu l’aver inserito di fatto l’attualismo nel marxismo.

Tutto nasce dalla ben nota critica alle religioni, specie a quella cristiana, da parte del comunismo, ma Gramsci la porta agli estremi: anche quando il sentimento religioso si spegne, restano dei residui, delle idee che erano figlie di una visione religiosa della realtà ma che tardano ad andarsene con essa. Queste idee riguardano la convinzione ormai entrata nel senso comune che la realtà sia una cosa obbiettiva, indipendente dal soggetto e che è da questi trovata fuori e indipendente da sé, da sempre (da notare la vicinanza con l’attualismo). In altre parole, Gramsci è contrario a quella visione della realtà che potremmo definire aristotelico-tomistica; come se, tolta la fede, la metafisica si ostinasse a non morire con essa.

Anche se magari la fede in Dio non è presente, resta ancora la richiesta di risposta alle famigerate domande di senso, le quali vanno combattute per l’affermarsi della rivoluzione comunista “alla Gramsci”, attraverso una rieducazione della società, una nuova pedagogia che elimini tali domande.

Secondo Del Noce, però,  queste domande sono tipiche della natura umana e richiedono quindi un lavoro perpetuo da parte della propaganda, per cui la rivoluzione non oltrepassa mai la fase del totalitarismo, ma per sua natura può restarci bloccata per un tempo indefinito.

Siamo finalmente giunti alla spiegazione completa del meccanismo del suicidio della rivoluzione, come vi avevo promesso.

L’errore di Gramsci fu l’aver sostituito il conflitto capitalismo-proletariato con quello fascismo-antifascismo, associando al primo tutto ciò che fosse “arretrato” e al secondo tutto ciò che fosse “progressivo”. Sul piano storico finì col trovare degli alleati in certe categorie di borghesi (gli industriali) e sostenitori del fascismo in altre (nel settore agricolo, per esempio). Sul piano filosofico, invece, il comunismo cominciò a sostenere tutte quelle posizioni progressiste che in realtà erano volute anche dalla borghesia più capitalistica, un esempio è la decostruzione del nucleo familiare.

Una visione diversa, “moderna”, dell’idea di famiglia, venne assorbita dalla filosofia comunista, quando in realtà la famiglia era ed è uno degli ultimi baluardi di un mondo non governato dal denaro e dal criterio di utilità: la famiglia trascende ogni sovrastruttura economica per cui, per smontarla come scuola di antichi valori, andava ridefinita in nome del progresso, ma questo tipo di progresso, ironia della sorte, era perseguito anche dal comunismo alla Gramsci.

Tornando ad un discorso generale, si cominciò a considerare come arretrata ogni affermazione di natura religiosa o morale, per cui il marxismo cominciò a degenerare nel nichilismo.

Il comunismo italiano, in breve, non attaccò una particolare religione, ma tutto ciò che fosse formalmente come una religione, incluso il comunismo stesso, da cui il suicidio.

Quando una filosofia diventa ideologia e perde lo scopo di descrivere la realtà, allora può succedere che l’unica fonte di verità riconosciuta diventi la scienza, per cui si scade nello scientismo.

Per evitare equivoci, cioè per non accendere discussioni su chi sia scientista e chi no, chiameremo “scientista” semplicemente chiunque affermi che la scienza sia l’unico modo per conoscere qualcosa di vero sulla realtà.

Del Noce non si dilunga sulle ragioni del perché sia sbagliata questa posizione, ma lo fa sulle sue conseguenze morali. Mentre la scienza è uno strumento, per cui può diventare morale o immorale in base solo all’uso che se ne fa, lo scientismo non gode di tale neutralità. Secondo il nostro autore, lo scientismo è un’altra corrente filosofica che si presenta spesso e volentieri come progressista e democratica, ma a rigore l’unico valore che può essere sostenuto dallo scientismo, dopo che esso ha dissolto tutte le altre filosofie, è il vitalismo, cioè la conservazione della propria vita in sé e per sé in modo egoistico. Per tale ragione, lo scientismo non può che provocare un totalitarismo, non la democrazia.

Tutto ciò ovviamente non significa che se incontro una persona che si autodefinisce scientista, allora essa sarà sicuramente una “brutta persona”: il vitalismo egoista di Del Noce si manifesta quando lo scientismo è praticato in modo estremamente coerente,  tentando di estrarre contenuti morali dalla scienza, non si manifesta quando una persona è scientista dal punto di vista gnoseologico ma ha quel giusto tocco di “incoerenza” per cui la propria morale la fa derivare da altri principi.

A questo punto, qualcuno potrebbe farmi notare che quest’ultima e tutte le precedenti considerazioni di Del Noce siano naturale conseguenza del suo essere un intellettuale di destra e clericale.

Cosa vuol dire però realmente l’essere clericale? Del Noce si affidò alle parole di Noventa:

Il clericalismo è il vizio e il pericolo di tutte le religioni e non consiste nell’affermare le necessità del clero, del culto, della confessione, della parola, che tutte le religioni giustamente riconoscono, ma nel proclamarne la sufficienza. […] consiste cioè nell’attribuire al clero l’incarico di essere religioso anche per noi, di difendere la religione anche per noi, e nell’attribuirgli tutti i doveri e tutti i diritti che ne derivano.

Clericale, quindi, nel senso dispregiativo nel termine, non è una persona che per esempio professa con sincerità il “Credo” del Catechismo della Chiesa Cattolica, ma chi genera dentro di sé una sorta di allontanamento della propria dimensione spirituale, affidandola esclusivamente ai “professionisti della religione” e tenendo per sé tutti gli altri aspetti del proprio spirito. In linea di principio, si potrebbe desiderare di vivere con un papa-re senza essere clericali.

Ripetiamo allora in sintesi coma funziona il suicidio di una rivoluzione come quella comunista, per poterne poi ricavare un insegnamento ad ampio respiro (cioè rivolto a comunisti, cattolici, scientisti e a chiunque abbia un’etichetta oppure no).

Una rivoluzione si suicida quando non persegue più una serie di cambiamenti al fine di realizzare una propria visione di ciò che è giusto che sia, ma quando comincia ad appoggiare tutto ciò che favorisca cambiamenti in sé, tutto ciò che è nuovo in quanto nuovo. Una rivoluzione si suicida quando fa proprio, in modo consapevole oppure no, l’attualismo, l’idea che la realtà non sia un altro-da-sé con cui confrontarsi ma un qualcosa che esiste solo perché esistiamo noi, che è lo spazio della nostra affermazione in quanto tale.

Ogni progresso di una nostra rivoluzione non porta a niente quando non abbiamo un metro di paragone per poter affermare che una data azione sia progresso, non genera alcun bene se viene considerato buono in quanto progressista e non in quanto avvicinamento ad un ideale.

Per non rendere però un dato ideale solo una parola bella ma vuota, occorre sentirlo come vero, ma purtroppo le nostre diverse opinioni sulla verità ci dividono. Ciò è necessariamente un problema?

No, perché per realizzare una rivoluzione, una trasformazione in meglio della società o anche solo di una mensa scolastica, non è necessario che l’altro condivida tutto ciò che penso io, non è necessario che sia cattolico, non serve che abbia la mia stessa idea di Verità, però alcuni aspetti strutturali comuni dovranno esistere per forza. Per fare una rivoluzione, si può anche non condividere il contenuto delle mie verità, ma occorre almeno credere che la Verità esista, che sia una, immutabile e oggettiva. Si può non condividere la mia visione del mondo, ma si può almeno essere d’accordo che il mondo esista, obbiettivo, indipendente da noi ma influenzabile nei limiti della dimensione umana.

Solo quando si ha davanti a sé un’idea solida e stabile, allora si potrà dire se una data azione sia un progresso oppure no. Bisogna essere spiritualmente conservatori, per essere nei fatti rivoluzionari.

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"htagliato", Fisico della Materia. Vive a Napoli.

135 commenti

  1. “Una rivoluzione si suicida quando non persegue più una serie di cambiamenti al fine di realizzare una propria visione di ciò che è giusto che sia, ma quando comincia ad appoggiare tutto ciò che favorisca cambiamenti in sé, tutto ciò che è nuovo in quanto nuovo. Una rivoluzione si suicida quando fa proprio, in modo consapevole oppure no, l’attualismo, l’idea che la realtà non sia un altro-da-sé con cui confrontarsi ma un qualcosa che esiste solo perché esistiamo noi, che è lo spazio della nostra affermazione in quanto tale.”

    Una idea rivoluzionaria muore quando incomincia a fare dei compromessi e si adegua alla realtà?

    Non sono del tutto d’accordo. Se tali idee, nella storia, non fossero state “attuali” per coloro che le hanno vissute, forse, non ci sarebbero nemmeno state.
    Il proletariato non è una figura inventata da Marx. Marx l’ha attinta dalla realtà.
    Se un’idea non si adatta, non si attualizza rimane fine a se stessa.
    Quante volte le idee si trasformano in ideologie? Spesso. Proprio perché, pur di rimanere ferree nella loro coerenza, smarriscono la strada della realtà. Il suicidio, quindi, è semmai opposto: cioè quello di non tradire mai se stesse, anche se la realtà cambia.

    PS: L’ultima frase è davvero deliziosa.

    • “Una idea rivoluzionaria muore quando incomincia a fare dei compromessi e si adegua alla realtà?”
      Non è quello che ho scritto. Una cosa è il realismo di chi vuole cambiare le cose tenendo conto che tutto vuole i suoi tempi e tutto ha i suoi ostacoli, un’altra è smarrire lo scopo per cui si sta mandando avanti un progetto, cambiandone lo scopo senza nemmeno rendersene conto.
      Faccio un esempio più “sereno”: se voglio fare una dieta per dimagrire ma dopo tre giorni c’è una festa di compleanno, farò un compromesso mangiando come tutti alla festa ma di meno il giorno dopo; se invece voglio fare una dieta ma un giorno mangio solo proteine, un altro solo banane, un altro solo un dolce eccetera con la scusa che il mio scopo era CAMBIARE la mia alimentazione, non dimagrirò probabilmente.

      • Scusa HTAGLIATO, ma tu non entri proprio nelle questioni che ho sollevato. Quella della ricetta è proprio una semplificazione banale dai…
        Facciamo esempi più concreti, guardando alla storia, è noto come il comunismo se non si fosse “riciclato” più volte in URSS sarebbe sparito già molti anni prima.
        Infatti, se ricordi, inizialmente la proprietà privata era stata abolita tout court, proprio da manuale teorico del comunismo, salvo poi essere consentita ai piccoli proprietari e in piccoli percentuali.
        Quindi, come puoi vedere, al contrario, gli ideali quando diventano rigidi sono maledetta ideologia.
        Gli ideali vivono nella realtà, si nutrono di quello che c’è. Sono universali e oggettivi, ma devono essere vissuti in prima persona della gente.
        Pertanto, le rivoluzioni, proprio al contrario di quanto affermi tu nell’articolo, sono morte a causa del loro conservatorismo formale.

        • Giuseppe Cipriani on

          Un po’ com’è successo a Cuba, direi.
          Con Fidel che sbatte la porta e se ne va.

        • Se vuole dare una spiegazione alternativa (come ha fatto) della fine di una rivoluzione, la accolgo perché come ho scritto, le mie conoscenze sono parziali.
          Un’altra cosa è equivocare ciò che ho scritto, o almeno cosa intendesse Del Noce: non c’è niente di male per un rivoluzionario guardare alla realtà e sapersi adattare, il problema è quando lo scopo finale cambia e non se ne rende conto. Nel nostro caso, la mia insegnate di filosofia, che si autodefiniva “marxiana” (e non semplicemente marxista) ci fece notare che quello dell’URSS NON era comunismo ma solo un tipo di socialismo. Meglio così? Si potrebbe rispondere con un’altra domanda: qual è la situazione attuale in Russia?

          • Ma io voglio solo interloquire.
            Vedi, diamoci del tu, se prendiamo i singoli fatti storici notiamo quello che le ho appena detto.
            Se in un determinato paese si rimane ligi agli ideali in modo impeccabile si sfocia, purtroppo, nell’ideologia. Questo è quello che è successo a Cuba, Russia, Corea del Nord…
            Obbedire agli “ideali” in modo cieco e fiscale non evita la fine dei medesimi, tutt’altro. Se ne attesta la morte così. Infatti, uno Stato diventa paranoico e burocratico. Per mantenere fede a quelle promesse “ideali” si crea sempre uno stato di polizia.

          • Bene, occhio ad un dettaglio importante: il modo in cui stiamo usando la parola “ideale”.
            Non tutti gli ideali sono uguali, per esempio un ideale come quello della Fratellanza magari fosse perseguito senza sé e senza ma da un dato popolo!
            Invece l’ideale comunista alla Marx potrebbe essere sbagliato di per sé, anche se con una bacchetta magica lo si riuscisse a realizzare subito, senza alcuna fase in cui ci si confronta con la realtà.

          • Al di là del giusto o sbagliato, l’ideale marxista non si è realizzato, ne è stato possibile attuarlo, proprio perché è cambiata la realtà.
            Non c’era più il proletariato. Anche laddove c’era aveva raggiunto i suoi obiettivi, vale a dire migliorare le sue condizioni di vita. Questo, a mio parere, non coglie il suo articolo.
            Il fatto che gli ideali politici alla fine vengono superati dalla storia e dal tempo. Invece lei, o Del Noce, sostenete che sia tutta colpa dei medesimi, in quanto smarriscono i principi da cui sono partiti. Non è così, secondo me. La realtà supera quelle premesse, spesso. Cambiano i fattori-chiavi e i personaggi: non c’è più la “classe X”, “non c’è più bisogno del processo X”.
            Vedere oggi un gruppo sparuto di comunistoni è proprio anacronistico, concorda?
            Non perché i loro ideali siano stati realizzati, ma perché la loro “narrazione” non esiste più. Gli ideali di fondo di questi estremismi politici (fascismo, comunismo) sono sempre esistiti: fratellanza, giustizia, ordine, pace… Il problema è che i metodi e le narrazioni hanno creato, e continuano a creare, processi politico non sempre attuabili. La critica non è la coerenza (fede) a tali principi, quanto alla loro aderenza nella loro realtà. Pertanto, non sono d’accordo con la sua professoressa marxiana, il comunismo è stato applicato. Ma ha fallito. Proprio perché sono cambiati: i metodi produttivi, le classi sociali, le teorie economiche. Pertanto, la sua narrazione è stata superata dalla storia, non corrispondeva più alla realtà.

          • Non male questo suo punto di vista, è proprio quel completamento dell’articolo a cui miravo, il mio primo obiettivo.

  2. Giuseppe Cipriani on

    Grazie per lo sforzo e per gli intenti alti (“Il secondo scopo che mi sono prefissato è di tentare di ricavare un insegnamento generale dal saggio di Del Noce per il vantaggio di tutti”). Con approcci come questo si fa vera cultura, sottoscrivo, caro Htagliato!
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    Scrivi: “Per evitare equivoci, cioè per non accendere discussioni su chi sia scientista e chi no, chiameremo “scientista” semplicemente chiunque affermi che la scienza sia l’unico modo per conoscere qualcosa di vero sulla realtà.”
    .
    Mi piace che per scientismo si intenda questo, solo questo, accantonando l’ideologia che porta a dare al termine una valenza del tutto negativa.
    .
    Una domanda intanto: quando concludi:
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    “Per fare una rivoluzione, si può anche non condividere il contenuto delle mie verità, ma occorre almeno credere che la Verità esista, che sia una, immutabile e oggettiva. Si può non condividere la mia visione del mondo, ma si può almeno essere d’accordo che il mondo esista, obbiettivo, indipendente da noi ma influenzabile nei limiti della dimensione umana”,
    .
    come può essere che una diversa visione del mondo (magari opposta) porti a credere in una Verità una, immutabile e oggettiva?

    • “come può essere che una diversa visione del mondo (magari opposta) porti a credere in una Verità una, immutabile e oggettiva?”
      La cosa in realtà è molto più semplice di quanto sembri, una volta rimosso il linguaggio filosofico e utilizzato quello comune: nella vita di tutti i giorni quante volte non siamo d’accordo su qualcosa con qualcuno? Per esempio: io preferisco portarti un ombrellino quasi sempre mentre un altro o un ombrello grande oppure niente confidando nella propria capacità di indovinare il meteo. Quello che volevo dire nell’articolo è che è più produttivo pensarla diversamente, convinti ciascuno di avere ragione, ma avere le idee chiare anziché stare ad ascoltare un terzo uomo che afferma che “abbiamo ragione tutti e due” oppure “avete torto entrambi” oppure “non ne ho la pallida idea” che magari ha il piccolo lato positivo di apparire “equo” ma di fatto non è di alcun aiuto.

      • Giuseppe Cipriani on

        Insomma, Verità oggettiva ma a ciascuno la sua?
        Direi che allora Gramsci, con le sue idee di democrazia e socialismo, aveva ragione alla grande.

        • Sì, almeno per i miei “gusti filosofici”, preferisco che ognuno si faccia la sua Verità oggettiva, che assolutamente non va confusa con il relativismo.

          • Giuseppe Cipriani on

            Noi due cominciamo a intenderci, Htagliato. Anche se qualcuno storcerà il naso, ché una Verità “soggettiva e oggettiva” al tempo stesso non può esistere…

          • Non si tratta di una Verità contemporaneamente soggettiva e oggettiva, ma (trascurando per semplicità le sfumature) di più persone convinte di conoscere la Verità oggettiva ma con opinioni diverse, per cui in realtà solo una ha ragione e tutti gli altri torto (nell’ipotesi che non esistano gradazioni, ovviamente, tipo bianco o nero).

          • Giuseppe Cipriani on

            Ci intendiamo già meno… Allora chiamiamola per quel che è: una verità soggettiva ritenuta oggettiva, ma come si può sostenere impunemente ciò? Almeno al di fuori della metafisica della Verità alta non verificabile?

          • Il discorso è più che altro di tipo pratico: se lo scopo è cambiare le cose, non dico per forza una rivoluzione ma almeno una riforma, un miglioramento, allora credo che potrò assistere ad una tal cosa se chi vuole ciò è una persona che non la pensa come me ma che crede di agire secondo una Verità oggettiva, anziché se tale persona sia uno scettico, un relativista, un nichilista o un esistenzialista ateo.
            Ce la vede una rivoluzione per mano di un esercito di scettici?
            “Popolo, alle armi! Seguiteci verso quella che forse è la cosa giusta, anche se non ne siamo molto convinti!!”

          • MenteLibera65 on

            Le verità contrapposte in genere sono foriere di conflitti e guerre feroci. E’ normale che ognuno dei due contendenti abbia una idea forte, ma non la definirei verità.

          • @ Mentelibera65
            Non ho dato una definizione di Verità, ma di ciò che serve per poter cambiare le cose.
            Idee contrapposte non è detto che causino conflitti, altrimenti tanto vale distruggere il concetto di opinione.

          • Giuseppe Cipriani on

            Scusami, ma non ti capisco più, Htagliato… Parlavi di propria Verità oggettiva di ciascuno (dei contendenti), davo per scontato che non occorresse definirla per considerarla tale. Ognuno ha la propria (Verità) e ci crede fermamente, come esigi tu, ma allora, se è un’altra roba, chiamiamola in un’altra maniera (idee contrapposte, come suggerisce sopra ML) che altrimenti si fa solo confusione. Tra l’altro con quella V maiuscola…

          • @ Cipriani
            La mia era una risposta a Mentelibera65 che credeva che io avessi fatto coincidere tutte le idee credute fortemente con la Verità. Non è così ovviamente, è chiaro che se una persona dice “A” e un’altra dice “non-A”, solo uno dei due avrà ragione, ma preferisco questa situazione (dal punto di vista del passaggio all’atto pratico) a quella del terzo Tizio che dice: “Chi se ne frega di A, mangiamoci una pizza!” (dove magari A potrebbe essere la soluzione di un problema importante).

          • Non sono d’accordo con nessuno di voi.
            Se c’è una verità spezzettata in tante, che verità è?
            Al contrario se non c’è, perché discutere di un qualsiasi fatto se ognuno ha la propria? (Cipriani legittimi in questo caso le convenzioni ipocrite, vale a dire: fai una cosa perché ti viene detto così e basta, non c’è una ragione, indi una verità per farlo).
            A mio parere, c’è una Verità. Sfuggevole, lontana, ma c’è. Ognuno di noi può percepirne una parte o più di una, o niente affatto.
            Se non ho capito male il pensiero di Masiero (nell’infarcitura dei suoi articoli) la penso come lui: non basta la Scienza, intesa come Conoscenza (in questo caso anche Filosofia) per comprenderla appieno. Bisogna utilizzare i 5 sensi umani e viverla.

          • @ Dom:
            deve avermi frainteso: io non credo né che la Verità sia spezzettata né che non esista. Sono partito da un discorso pratico, cioè se sia più naturale aspettarsi una rivoluzione da chi crede in qualcosa o da chi agisce per il gusto del cambiamento e perché in fondo la Verità non esiste.

  3. Complimenti, una bella cavalcata per arrivare ad un finale “rivoluzionario”. La rivoluzione si fa andando indietro; mi disse un giorno un vecchio prete, non capivo cova volesse dire, oggi un po’ di più.

    • Grazie, Alèudin, il finale l’ho scritto immedesimandomi in Chesterton, che sul tema delle rivoluzioni, sebbene con le dovute differenze formali, la pensava come Del Noce.

        • No, assolutamente: quello del Gattopardo è un cambiamento fittizio a favore dei conservatori, proprio come accusava Del Noce; quello che intendo io invece è il cambiamento e il progresso mosso dalla certezza di conoscere cosa sia LA Verità e LA cosa giusta per tutti.

          • Giuseppe Cipriani on

            Meno male.
            E qui, allora, torniamo a Gramsci.
            .
            “Chi non ha potuto convincersi di una verità, chi non è stato liberato da una falsa immagine, chi non è stato aiutato a comprendere la necessità di un’azione, defezionerà al primo urto brusco coi suoi doveri, e la disciplina ne soffrirà e l’azione sboccherà nell’insuccesso.”

          • «quello che intendo io invece è il cambiamento e il progresso mosso dalla certezza di conoscere cosa sia LA Verità e LA cosa giusta per tutti.»

            Io non sono un gran filosofo e nemmeno un gran pensatore ma credo proprio che chi si è convinto di avere una verità che vada bene per tutti sia il diavolo in persona.

          • @ Luca M.
            Non c’è bisogno di guardare a Satana: tutti i i filosofi che hanno creduto in una Verità, secondo loro, avevano ragione.
            Sono esclusi solo relativisti puri, scettici e nichilisti.

          • Scusa Htagliato, ma così il relativismo viene legittimate. Se basta avere una verità propria, perché cercala?

          • In base a quello che mi insegnarono, “relativismo” significa che ognuno abbia LETTERALMENTE la verità, mentre io sto parlando di un’altra cosa, cioè di quando incontro una persona che non la pensa come me e che è convinta che la verità sia un’altra, magari la sua; a patto di non ammazzarci a vicenda, l’incontro sarà più produttivo che se avessi incontrato un VERO relativista che affermasse che ho ragione io ma anche lui perché è la verità in sé a dipendere dal Soggetto.

  4. Sarebbe interessante un articolo sull’interpretazione del ‘cogito’ cartesiano in Del Noce e Carlos Cardona (filosofo spagnolo suo contemporaneo), perché tutti e due vedevano nel ‘cogito’ cartesiano l’atto di nascita del pensiero moderno.
    Solo che Del Noce pensava che, dal ‘cogito’, fosse possibile percorrere due vie: una negativa che passa per Kant, Hegel, Marx e il nichilismo attuale; l’altra positiva che pass per Vico, Rosmini, De Maistre;
    mentre Cardona pensava che il ‘cogito’ fosse (al netto delle buone intenzioni dell’autore) una via totalmente negativa , perché scartava totalmente l’ontologia (lo studio degli enti, la loro evidenza oggettiva, tutto il cammino che port dall’ente all’Ente ecc ecc) per fondare la conoscenza sull’atto del conoscere, sulla soggettività.

    Personalmente penso che il pensiero ‘moderno’ (che passa per lo scientismo, il comunismo, il libertarismo, fino al nichilismo contemporaneo) nasca proprio dal cogito cartesiano. Pe cui sarebbe interessante un articolo che analizzi questo fattore e come questo fattore abbia influenzato il pensiero successivo.

    • Che bella richiesta! Un articolo che spieghi tutti le filosofie moderne a partire da Cartesio! Non è impossibile, anzi, io ne trovai uno su internet che fa cominciare tutto da un momento ancora più antecedente (nel Medioevo). Non so se ne sarei in grado, provi con Masiero.

  5. mi commuove caro Htagliato. Spiegare cose difficili perché altri possano capire …Proprio come fanno i veri insegnanti….aprono la mente. Grazie

    • Grazie a lei, Maria, per la bella partecipazione emotiva al blog. Cercare di essere chiari serve soprattutto a me quando studio qualcosa o in generale voglio imparare qualcosa, poi a volte un certo modo di trattare un argomento funziona anche con gli altri.

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        E’ bello signor Htagliato che lei si occupi con passione di uno dei maggiori pensatori vissuti in Italia nel secolo precedente.
        La definizione del metodico studioso del passaggio dal “comunismo all’italiana”al partito radicale di massa tutto sommato era scontata,infatti con il comunismo all’italiana(compresi i sindacati)di una notevole parte della “classe operaia”,dopo aver ottenuto migliori stipendi e miglior livello di vita(direi un livello “borghese”)avrebbero dovuto sviluppare la seconda fase del benessere materiale e quale miglior passaggio se non aderire al partito radicale di massa,ideale per ottenere anche tutte quelle libertà “collettive”(in realtà totalmente individualistiche) assenti nel marxismo.
        Direi che la” scaltrezza” italiana viene studiata “scientificamente”da un grande studioso di filosofia.
        Ps.Mi chiedo anche il perchè,in una società totalmente trasformata negli ultimi cinquanta anni ,nessun pensatore(escluso alcuni)non abbia “proposto”un tetto massimo(abbastanza alto ma non esagerato come nel capitalismo attuale)alla Propietà Privata(compreso il prodotto realizzato all’interno di Attività Economiche).

        • È stata la ricerca di una spiegazione più ampia di una frase che ho trovato citata spesso (“il partito comunista diventerà un partito radicale di massa”) che mi ha spinto a leggere quel libro. Scoperto quanto fosse interessante, ho pensato di farci un articolo.

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Certo e il suo articolo è ben fatto(secondo la mia modesta opinione)propio perchè affronta un tema interessantissimo.Diremmo anche che l’intuizione di Del Noce non è un prodotto del caso ma frutto di una mente vivissima alla ricerca delle “Verità”.Un classico Pensatore che non poteva non conoscere la storia e la sociologia-psicologia del suo paese.Comunque carissimo non solo il Partito Comunista è diventato un partito “radicale”ma anche grandissima parte di quella che era la dc(grazie al cavaliere e ai suoi fanti) e si è trasformata in una indefinibile “armata fintamente liberale ma molto molto “radicale”(con tutto il rispetto per i veri Radicali).

  6. Io credo che vi sia un errore di fondo nel contrapporre l’idealismo a questo “attualismo” in quanto sono questioni necessariamente complementari: l’idealismo senza la messa in pratica e l’attualismo senza un pensiero che lo sorregga non vanno da nessuna parte. Ed in questo senso le rivoluzioni socialiste (a cui si possono ascrivere anche alcuni ideali fascisti) non si sono suicidate, tutt’altro… la nostra democrazia non sarebbe oggi matura senza il contributo di quelle ideologie che, sebbene alcuni pensino il contrario, sono state fontamentali anche per le apportazioni sul piano etico. Ciò che hanno portato al suicidio sono stati invece regimi totalitari che si sono instaurati in alcuni paesi, siano stati questi di destra o di sinistra. Poi è vero che alcuni casi si è approdato a una sorta di scientismo per supplire quello che prima era rappresentato dal fatalismo religioso, ma qui torniamo al discorso di prima: ciò che sono destinati al fallimento sono gli assolutismi, non le ideologie in sè.
    .
    Vorrei poi rivolgere una domanda a Htagliato: la frase “postulare che tutto ciò che esiste sia pura materia è una posizione metafisica” è ripresa dal pensiero di Del Noce o è una riflessione sua?

    • Sono abbastanza d’accordo, anche se per Del Noce un’ideologi, se ha i mezzi, è destinata a produrre un totalitarismo.

      Quella frase è presa da Del Noce, ma appoggiata da anche da me.

      • Grazie per la risposta. Io credo comunque che quell’affermazione potrebbe esser corretta solo qualora si dicesse: “sicuramente non esiste altra cosa che la materia”, mentre una corretta interpretazione del materialismo direbbe: “la materia esiste e ne abbiamo prova, affermare invece che esista altro al di fuori della materia è un atto di fede.” Questa differenza è a parer mio importante per separare non solo gli ambiti, ma anche le due diverse forme di porsi davanti alla questione.

        • Credo che un vero materialista, oltre a riconoscere come atto di fede la credenza che ci sia altro oltre alla materia, preciserebbe che egli tale atto NON lo compie.

  7. Sarò banale, scontato e il solito apologeta che rischia di stonare in questi discorsi “alti”, ma per me la rivoluzione per antonomasia è quella marxiana e anche se figlia dell’idealismo e di Hegel in particolare, ha mutuato i propri valori dal cristianesimo, volendo realizzare il paradiso in Terra e realizzando, per la solita eterogenesi dei fini, l’inferno…
    Questo perché “scippando” questi valori dalla cristianità ne ha preso solo la parte materiale (del resto si parla appunto di materialismo storico) scartando del tutto quella spirituale che è quella che fa la differenza, anche sul lato pratico e applicativo. Infatti i santi e i beati e molte persone di grande fede, accogliendo la parte spirituale di questi valori, hanno realizzato nei secoli opere a favore di chi soffre e dei propri simili che nessuna rivoluzione è riuscita a realizzare. Non si tratta di elogiare la “confezione” in cui è avvenuto tutto ciò, ossia la Chiesa e le chiese, ma proprio i moltissimi uomini di buona volontà che hanno alleviato fattivamente le sofferenze dei propri simili e ne hanno migliorato l’esistenza, offrendo tutto questo gratuitamente e quindi negando, con la loro stessa esistenza, il materialismo utilitaristico. E’ del tutto chiaro, perlomeno al credente informato, che davanti a esempi di questo genere, ogni rivoluzione che si volesse mettere in competizione con essi, negando o alterando i valori che hanno portato a questi veri cambiamenti, non potrebbe che fallire. Anche in questo senso si mostra che la verità che tutti vanno cercando è poi una sola e che non si può prescindere da essa per tempi indefiniti.

    • Giuseppe Cipriani on

      Tante opere materiali sono state fatte, ne ha fatte anche il regime fascista… Piuttosto, a forza di considerare che ogni “cosa bella” è mutuata dal cristianesimo, forma di apologetica molto sostenuta qui su CS, non si rischia di considerare il cristianesimo stesso come una cosa materiale, molto materiale? E in fondo allo scrivente pare che pure la rivoluzione di Cristo sia ben lungi dall’essere stata realizzata o dal realizzarsi, se non a livello di piccoli santi, mentre a livello di potere terreno siamo nella risma di tutti i poteri terreni… Senza dimenticare che la Chiesa è stata anche Stato e Stato concretissimo, altro che spirituale. Qui la chiudo per non uscire troppo dal seminato, anche se mi rendo conto che, a una lettura di parte, quella cristiana potrebbe essere fatta passare per un’altra rivoluzione che ha tradito i più originali ideali… Che ne dite?

      • Quella proposta da Cristo non è una rivoluzione, cioè non è un’opera atta a cambiare la Terra, la politica, o cose del genere; è una “buona notizia” rivolta ad ogni uomo, poi sta al singolo rispondere alla chiamata nella propria vita, sia esso laico o chierico.

      • Sono completamente d’accordo con quanto dice. Oltretutto il cristianesimo è nato sulle basi di una filosofia/ideologia di stampo chiaramente comunista (le prime comunità cristiane avevano rinunciato alla proprietà privata), salvo poi svirtualizzarsi completamente nel tempo. E’ paradossale dunque che una persona appartenente alla corrente democristiana non abbia notato nel primo cristianesimo (quindi quello autentico per forza di cose) quelle stesse pecche che poi ha riscontrato in alcune ideologie politiche del suo secolo.

        • “il cristianesimo è nato sulle basi di una filosofia/ideologia di stampo chiaramente comunista ”
          Non credo proprio: pagare le tasse allo Stato in cui ci si ritrova, anche se dominatore; niente lotta tra classi; distanza notevole dal materialismo; porgere l’altra guancia…insomma, non confondiamo la carità cristiana con il comunismo, per favore!

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Mi scusi ma all’epoca di G.Cristo la lotta di classe avrebbe avuto un eco in una popolazione che era composta quasi esclusivamente di poverissime persone?
            Contro chi avrebbero potuto lottare?
            Forse contro le invincibili armate romane? Altri abitanti di quei territori si occupavano,senza successo,di queste azioni.
            Pagare le tasse.
            L’efficentissimo sistema tributario romano(ben più diverso da quello attuale )non ti avrebbe permesso di sfuggire al pagamento dei tributi.Mi chiedo inoltre come G.Cristo avrebbe potuto consigliare “lo sciopero delle tasse”,in quel momento storico contro il più forte esercito del mondo.
            Per quanto riguarda la lotta al materialismo(in questi ultimi 2000 anni)da parte della sponda cristiana direi di sorvolare.
            Porgere l’altra guancia:Quante volte si può porgere la guancia?In una società criminale come quella attuale.
            ps.Il Crocifisso della Bolivia portato a Roma dal suo Pontefice quando verrà esposto assieme ad altre reliquie ?

          • @ Stò cò frati e zappo l’orto
            Da “Mi scusi ma…” fino a “il più forte esercito del mondo” sono d’accordo, era quello che volevo dire a Flavio.
            Il fatto del materialismo, era per dire che il comunismo è profondamente materialista e questo lo rende diversissimo dal cristianesimo.
            “Porgere l’altra guancia:Quante volte si può porgere la guancia? In una società criminale come quella attuale.”
            Strano ma vero, sta scritto sui Vangeli e per i cristiani è un comandamento di Cristo (il cui scopo non è rivoluzionare la società ma salvare le anime).
            “Il Crocifisso della Bolivia portato a Roma dal suo Pontefice quando verrà esposto assieme ad altre reliquie?”
            Che io sappia, mai, perché il papa l’ha ceduto subito dopo (non mi ricordo a chi) e non è una reliquia (=ciò che resta di un santo) ma un regalo (non tutti sono in grado di rifiutare un regalo brutto e ambiguo). In ogni caso, quando chiesero al papa se fosse comunista, rise e disse che nulla del suo pensiero è presente al di fuori della Dottrina Sociale della Chiesa.

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Bene le riconosco una capacità e una preparazione adeguata per conversare su questi temi sia con fedeli sia con scettici.
            Non mi dilungo anche perchè dovrò rileggere più volte la sua risposta, senza abbandonare i commenti al suo articolo.
            Mi piace la sinteticità di cui anche lei risulta dotato.

        • Scusa Flavio se intervengo, ma associare il cristianesimo con il comunismo è un atto davvero demenziale. Si proprio così. E’ roba vecchia, credimi. Lo sentivi, al massimo, 30-40 anni fa in Argentina una cosa del genere. (In Italia i comunisti nostrani sono sempre stati anti-clericali fino al midolli. Berlinguer che criticò Giovanni Paolo II non ve lo ricordate?). Solo la Teologia della Liberazione tentò di unire due visione del mondo, ma soprattutto, della vita così antitetiche come questi due.
          Il Cristianesimo si fa Storia innanzitutto. Non è la storia di un popolo oppresso. E’ la storia di un’umanità ferita che si scopre in Gesù Cristo. Questo è. Le risposte ce le ha Lui. Non ce l’ha il Che, nemmeno Stalin. Niente di niente, mi spiace. Scusa se sono brusco ma ultimamente si fa una grande confusione, a onor di verità occorre essere netti.
          La Chiesa di Gesù Cristo vive nella debolezza, nella Croce, nelle ferite, nel debole, chiunque esso sia, e cerca pace dall’interno: pregando, meditando, studiando, lavorando. Non cerca pace all’esterno, con rivolte e quanto altro. Il senso di comunità viene appagato nelle differenze, nelle tante sfumature diverse. Non appiattendo tutto e livellando tutti. Le dite di una mano sono così, così è il Messaggio del Vangelo. Ragazzi, piccola parentesi, leggiamo la Parola di Dio, lasciamo le strumentalizzazioni ad altri.

          • Forse si puo` dire che e` il comunismo ad essere un eresia del cristianesimo, con una concezione pero` secolarizzata e limitata della salvezza.

            A questo proposito cito il Cardinale Biffi:

            I contenuti della salvezza

            La salvezza di Cristo viene incontro appunto a questa multiforme miseria. Essa perciò non si riferisce a “qualcosa” dell’uomo o a “qualche spazio” della sua esistenza, ma all’uomo totale e al suo stato definitivo. E una salvezza che ci è data con la luce della verità, l’infusione di una nuova capacità di amare, la remissione dei peccati, la restaurazione della libertà di fronte alle forze del male, la partecipazione alla natura divina, la vittoria sulla morte mediante la risurrezione corporea, la vita eterna.

            Assegnare alla salvezza dì Cristo come contenuto diretto e primario qualche mutamento sociale, politico, culturale, non solo è contro tutte le esplicite attestazione della Chiesa apostolica e contro le stesse parole del Signore, ma non si comporrebbe con la logica profonda dell’evento cristiano: un evento così straordinario come la missione del Verbo e la sua incarnazione redentiva non può che toccare l’essere profondo dell’uomo e di tutte le cose.

            Naturalmente questo non significa che Gesù, salvandoci nella nostra realtà più sostanziale, non abbia fatto del suo Vangelo e della sua grazia anche il principio rinnovatore del mondo e soprattutto dell’uomo, in tutti gli ambiti del suo esistere, del suo aggregarsi e del suo operare. E così potente l’energia redentrice, da cui siamo stati investiti, che niente di ciò che è umano – nel comportamento privato e pubblico, nell’attività culturale, nella problematico sociale, nell’impegno politico – può essere legittimamente sottratto all’impeto di questa rinascita.

      • Vincent Vega on

        @Giuseppe Cipriani scrive

        “E in fondo allo scrivente pare che pure la rivoluzione di Cristo sia ben lungi dall’essere stata realizzata o dal realizzarsi, se non a livello di piccoli santi, mentre a livello di potere terreno siamo nella risma di tutti i poteri terreni… ”

        Al che io rispondo con le parole di Cristo “il mio regno non è di questo mondo”.
        Questo mondo infatti è potestà del principe di questo mondo, e non è Gesù, caro Giuseppe.

        • Giuseppe Cipriani on

          Dissento… Gesù avrebbe anche promesso il centuplo in terra a chi lo segue, il suo regno per chi gli crede dovrebbe essere già qui. Alcuni la chiamano utopia di Gesù, magari è proprio tale… Ma resta il fatto che l’ideale cristiano come questione di popolo ha in gran parte fallito, come il comunismo. Resta giusto il seme che Gesù Cristo può aver lasciato nelle anime pie e belle che gli credono e di cui, per fortuna dice l’agnostico spirituale, c’è ancora traccia nel mondo…

    • @ Muggeridge
      Quello che ha scritto credo che valga per il materialismo in generale: si presenta come la più concreta tra le filosofie, ma non spiega gli aspetti più importanti dell’essere umano.
      Diceva Chesterton: il materialismo spiega la parte facile, ignora la difficile e finisce giusto in tempo per l’ora del thè.

      • Perfetta la definizione di Chesterton, come sempre. Ma quanta tristezza leggere qui sopra che le basi del cristianesimo sarebbero “comuniste”, mi ricorda quel testo scolastico che parlava di sfruttamento della manodopera non sindacalizzata per la costruzione delle piramidi. Si inverte la storia proprio a causa degli ettolitri di ideologia che sono stati fatti bere alle moltitudini in decenni non lontani.
        E quanta tristezza anche leggere quei “piccoli santi” con cui si vorrebbe sminuire il cristianesimo e il suo ruolo che è preponderante nella storia del mondo, ma soprattutto nella storia della bontà. Sarebbe concepibile l’apprezzamento della bontà senza il cristianesimo ? La bontà sarebbe qualcosa da perseguire assiduamente, cercando di andare oltre i propri limiti, senza questa religione ? Ma la stessa filosofia che prova a far finta che il cristianesimo non sia mai esistito, sarebbe concepibile senza di esso ? No, perché essendo nata dall’Europa cristiana ha gambe e piedi piantati nella cristianità e quando si oppone al cristianesimo non fa altro che riconoscerne l’importanza.

        • Giuseppe Cipriani on

          Per la precisione… “Piccoli santi”, se proprio, era inteso nel senso che alti ideali spirituali (anche concretissimi) sono incarnati in una sola, piccola persona… Alla faccia del concretissimo potere materiale e terreno incarnato dalla Chiesa Stato.

  8. A mio parere, gli ideali (cioè pensieri nati dalla mente dell’uomo sulla: società, verità, stato, religione) non dovrebbero far parte dei partiti politici.
    Le idee fine a sé stesse, costruite dai teorici, producono violenza e autoritarismo alla fine.
    I partiti dovrebbero essere “guidati” dai valori, chi più chi meno.
    Tali valori sono sempre stati presenti nel dibattito pubblico, fin dalla prima agorà, vale a dire: uguaglianza, libertà, pace e prosperità.
    Ogni partito dovrebbe ispirarsi attorno ad uno di questi, o più di uno, costruendo una solida e concreta azione. Dai valori partono poi le idee concrete, del “fare”. Più uguaglianza? Come la faccio? Creando pari trattamento nella gestione pubblica.
    Invece, partendo dagli “ideali” si rimane incastrati negli schemi. Quante volte abbiamo sentito: il proletariato al potere! (io non lo ho sentito, ma la storia ce lo racconta). Alla fine: più violenza pubblica!
    Solo seguendo questa scia, i partiti diverrebbero “comunità”. Le persone si sentirebbero vicine, pur perseguendo legittimi interessi personali nella vita (non ne faccio una colpa), a perseguire un cambiamento concreto nella realtà.

    PS: Proporrei Enzo sindaco di Roma 😉 Ormai, a quanto pare, tutti possono farlo! (Sono tra il serio e lo stupido! ;-))
    A proposito, Enzo, se sei interessato si potrebbe curare degli articoli riguardanti alcuni film a carattere fantascientifico, li trovo molto aattinenti. Avevo tempo fa scritto un lungo papiro su un film “Interstellar” che mi aveva colpito positivamente, i temi molto darwinisti: sopravvivenza, adattamento della specie, pianeta, ecologia. Che ne dici si potrebbe fare?

  9. Mi piace questa citazione di Gramsci, contro la nuova superstizione e la divulgazione scientifica “giornalistica”:
    ___
    È da notare che accanto alla più superficiale infatuazione per le scienze, esiste in realtà la più grande ignoranza dei fatti e dei metodi scientifici, cose molto difficili e che sempre più diventano difficili per il progressivo specializzarsi di nuovi rami di ricerca. La superstizione scientifica porta con sé illusioni così ridicole e concezioni così infantili che la stessa superstizione religiosa ne viene nobilitata. Il progresso scientifico ha fatto nascere la credenza e l’aspettazione di un nuovo tipo di Messia, che realizzerà in questa terra il paese di Cuccagna; le forze della natura, senza nessun intervento della fatica umana, ma per opera di meccanismi sempre più perfezionati, daranno alla società in abbondanza tutto il necessario per soddisfare i suoi bisogni e vivere agiatamente. Contro questa infatuazione, i cui pericoli sono evidenti (la superstiziosa fede astratta nella forza taumaturgica dell’uomo, paradossalmente porta ad isterilire le basi stesse di questa stessa forza e a distruggere ogni amore al lavoro concreto e necessario, per fantasticare, come se si fosse fumato una nuova specie di oppio) bisogna combattere con vari mezzi, dei quali il più importante dovrebbe essere una migliore conoscenza delle nozioni scientifiche essenziali, divulgando la scienza per opera di scienziati e di studiosi seri e non più di giornalisti onnisapienti e di autodidatti presuntuosi. In realtà, poiché si aspetta troppo dalla scienza, la si concepisce come una superiore stregoneria, e perciò non si riesce a valutare realisticamente ciò che di concreto la scienza offre.
    Quaderno 11 – Paragrafo 39

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        di giornalisti onnisapienti e autodidatti presuntuosi….Enzo fai leggere ai tanti “uomini di cultura”che circolano nel nostro paese queste righe , fornite da Lovinski.
        Non credo(anzi!)che qualcosa,dagli anni di Gramsci ad oggi sia cambiato.

        • Caro stò, quanti ce ne sarebbero che dovrebbero leggerle, però temo che quelli a cui queste parole sono rivolte penseranno certamente che non li riguardino e siano rivolte ad altri…

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Verità assoluta carissimo Enzo.Comunque a queste persone un aiutino alla loro stanca memoria dovrebbe essere sempre ben accetto.

          • stò cò frati e zappo l'orto on

            Comunque ben vengano i volontari nel campo della ricerca,non certo i tuttologi(anche televisivi,per esempio).
            Infatti stamane acquistando il numero di ottobre di National Geographic Italia(che debbo ancora leggere)e in prima pagina ho potuto notare che….due speleologi amatoriali,Steven Tucker e Rick Hunter…..Ebbene senza il loro essere dei volontari la scoperta che adesso viene discussa dai Ricercatori:HOMO NALEDI non avrebbe fatto il giro del mondo.Spero che anche su Cs si inizi a scrivere attorno a questo “nuovo caso”.

  10. Buongiorno,
    grazie htagliato per quest’approfondimento sul testo di Del Noce. Mi associo anch’io nel considerare il Suo approccio affine a quello del vero didatta onesto e appassionato.
    Mi piacerebbe poter commentare, ma non dispongo di tempo, e mi limiterò a leggere gli interventi degli utenti.
    Interessante la provocazione del sig. Giuseppe Cipriani di risposta a Muggeridge; vedremo che ne verrà fuori.

    • Buongiorno Alio Alij, grazie a lei per i complimenti e per l’attenzione alla discussione.

  11. Giorgio Masiero on

    @ Flavio
    Che cosa intende per “materia”, della cui esistenza a Suo dire tutti “abbiamo prova”?
    Dopo che ne avrò una chiara Sua definizione, potrò dare la mia risposta alle Sue interessantissime domande se anch’io ne ho prova e se per caso non mi capiti d’aver prova ancor maggiore di qualcos’altro.

    • Buongiorno Giorgio, la “materia” è ad esempio l’oggetto di studio della fisica, disciplina che mi sembra le appartenga. E dal mondo della materia derivano le idee che si abbordano invece con la filosofia e le altre discipline del pensiero.

      • Una classica definizione di “materia” è “tutto ciò che occupa un volume ed ha una massa”, ma come potrà notare si tratta di una definizione assiomatica (non ontologica), cioè NON dice cosa sia la materia, ma solo quali sono le sue caratteristiche per poterla riconoscere.
        Tant’è vero che all’espressione “fisica della materia” si preferisce quella di “fisica di STRUTTURA della materia”, nel senso che qualunque cosa sia la materia, essa si comporta così e così quando succede questo e quello. Strano ma vero, anche se il corso di laurea magistrale che ho scelto è proprio questo, sono tutt’altro che “materialista”!

        • Giorgio Masiero on

          Se la materia fosse ciò che dici tu, HT, poiché il fotone non ha né volume né massa, non sarebbe materia…, ma così metteresti in crisi Flavio! No, la materia non appartiene alla fisica, ma alla filosofia!

          • Non so se Flavio andrà in crisi, non era mia intenzione.
            La definizione che ho dato di “materia”, in ogni caso, mi è stata insegnata al più una volta sola, in ogni caso: si preferisce trattare casi specifici, occupandosi di particelle interagenti e col più generico concetto di “mezzo materiale”.

          • Sapevo di semplificare ma immaginavo lei capisse cosa intendevo per oggetto di studio della fisica…

      • Giorgio Masiero on

        Flavio, non mi ha dato la Sua definizione! Aspetto… forse La potranno aiutare due robusti articoli che ho scritto nella rubrica Tavola Alta di Cs.
        PS. Sono laureato in fisica, ma non vi ho mai incontrato il concetto: che sia perché, Flavio, la materia è un concetto filosofico e non una grandezza fisica?

        • Caro Giorgio, provo ad essere più chiaro: la materia è ciò che possiamo osservare e studiare (ad es. con la fisica) e tutto ciò che da questa deriva (ad es. le idee, prodotto della materia “grigia”).

          • Se ho capito bene, per lei “materia” è la parte di natura che può essere studiata? Anche un momento angolare? Una densità di probabilità? Il funzionale d’azione?
            Se invece intende la natura ma non gli strumenti descrittivi con cui la si studia, allora come potrei negarne l’esistenza?!
            “Le idee PRODOTTO della materia grigia” mi sembra di un riduzionismo ottocentesco che si commenta da solo.

          • Giorgio Masiero on

            Se anche le idee (anche Topolino? Dio?) sono materia, Flavio, non so immaginare che cosa secondo Lei NON è materia! Penso che non sia il Suo vero pensiero… e La lascio riflettere. A mio parere quando un uomo dà la propria definizione di materia dà la sua metafisica e quindi la sua concezione della vita. In ciò la scienza è del tutto indifferente. Buonanotte.

          • Le idee (Dio, Topolino…) non sono materia intesa come quantità fisica ma da questa derivano ed in quanto tali possono essere oggetto di studio, esattamente come i protoni o i bosoni, sebbene si debba far ricorso a discipline diverse. Per un materialista le idee come Dio o Topolino esistono in quanto scaturiscono dalla mente di qualcuno, ma se nessuno le pensa allora non esistono, perchè sappiamo che ogni pensiero ha bisogno di un corpo che lo produca e soprattutto un pensiero non può vivere di vita propria. Ora la domanda potrebbe esser questa: può esistere al di fuori della materia conosciuta, o ancora da conoscere, una qualche entità che non appartenga al mondo materiale, fisico o ideale che questo sia? Potrebbe, però finchè non se ne avrà evidenza, rimarrà nel campo di quelle idee prodotte dalle entità materiali, quali siamo appunto noi. Se invece dovesse apparire in modo chiaro ed incontrovertibile a tutti, allora si potrebbe cominciare a discernere tra materia e questa, nuova o vecchia che sia, natura extramateriale che autosussisterebbe senza il supporto della materia fisica.

          • Giorgio Masiero on

            Mi perdoni, Flavio, ma non ho capito che cosa sia per Lei materia e quindi non posso rispondere se abbiamo prova della sua esistenza.
            Per me essa è un concetto, esattamente come quello di Topolino, e in quanto tale non esiste in realtà.

          • Giuseppe Cipriani on

            Scusi, Masiero, mi intrometto…
            .
            Escludendo il concetto filosofico di materia, che altro si può intendere che non sia immediatamente condiviso? Qualcosa di assolutamente fisico, insomma.

          • I concetti esistono? Allora appartengono alla realtà! L’errore che alcuni commettono è il pensare che i materialisti neghino l’esistenza di aspetti non corporei della realtà. Lei ha evidenza di un qualcosa di non corporeo che viva di vita propria, cioè che non abbia avuto origine dalla materia stessa?

          • Giorgio Masiero on

            @ Cipriani
            Qlc di “assolutamente fisico” è un concetto, in quanto tale non è reale.
            @ Flavio
            La mia concezione di realtà non comprende i concetti.
            @ Tutti
            La metafisica, la definizione di ciò che è reale e ciò che non è reale, è una materia difficile, che merita di essere approfondita. Comincerò a parlarne nel prossimo articolo, a partire da Popper.

        • Giuseppe Cipriani on

          Insomma… Senza scomodare la metafisica.
          .
          Masiero, per esempio,
          1) Se io penso a una bella donna e la desidero, è un concetto, ci arrivo anch’io.
          2) So benissimo che non è propriamente come averla al mio fianco in carne e ossa e amarla fisicamente… Solo questo è reale, inteso, nell’estensione del mio esempio, all’equivalente di materia.
          .
          Con quel “assolutamente fisico” riferito alla materia intendevo proprio un caso 2), necessariamente espresso a parole, del resto come altro potevo trasferirle il concetto, la descrizione del mio intendere?

          • Giorgio Masiero on

            Ecco, Cipriani, qlc di reale! Fare l’amore con una donna impegnando tutti i SENSI. Ma cosa c’entra la “materia”, questo concetto cerebrale?

          • Giuseppe Cipriani on

            A questo punto, dia lei la (giusta) definizione di materia… Io mi affido fiducioso a quella della Treccani.

          • Giuseppe Cipriani on

            Un bicchiere di vetro è (fatto di) materia? Dico di sì. Anche la stessa materia prima di diventare quel bicchiere di vetro è tale… Poi (per mezzo dell’arte umana) diventa quel bicchiere… Se io invece il bicchiere lo immagino, lo concettualizzo nella mia mente… in quel momento non è materia, è solo un concetto (magari una speranza che stimola le papille gustative se dentro vi immagino un raboso vivace che piace a me), non posso prendere in mano, accarezzarlo, portarlo alla bocca…
            Ho reso l’idea?

  12. MenteLibera65 on

    Io capisco che ci sia tutto un movimento di normalizzazione della storia, teso a omogeneizzare tutti gli eventi all’interno di una unica a rassicurante classificazione.
    Lo stesso però non è possibile confondere la Rivoluzione con un Colpo di Stato.
    Al di là delle tante definizioni , dal punto di vista prettamente pratico la differenza è semplice : Quando si abbatte un regime dittatoriale, si fa una rivoluzione , quando si abbatte una democrazia si fa un colpo di stato o una presa di potere. Che poi al precedente sistema dittatoriale, se ne sostituisca un altro, questo è un discorso diverso.
    In questo senso quelle americana (in parte, francese , russa ed indiana sono state rivoluzioni.
    Quella fascista e nazista sono state prese di potere, o colpi di stato.
    La definizione di “rivoluzione fascista” è totalmente avulsa dalla storiografia, ed è stata guarda caso utilizzata dai fascisti stessi per accreditarsi come movimento di liberazione.
    In se il fascismo soppiantò un sistema di potere democratico con un altro, non democratico, senza variarne i meccanismi economici di base ed alterando , tramite la coercizione, le relazioni tra lavoratori e datori di lavoro, con uno squilibrio decisivo verso questi ultimi.
    A questo scopo, visto che vi piace tanto Gramsci, citiamolo :
    « Il fascismo lotta contro la sola forza organizzata efficientemente che la borghesia capitalistica avesse in Italia, per soppiantarla nella occupazione dei posti che lo Stato dà ai suoi funzionari. La “rivoluzione” fascista è solo la sostituzione di un personale amministrativo ad un altro personale” »
    Buon Sabato

    • Guardi che non è Del Noce a dire che il regime fascista sia stato una rivoluzione, ma che il fascismo, specie all’inizio, si voleva presentare come tale (veda il confronto con il nazismo, nel mio articolo).

      • MenteLibera65 on

        “Avevamo detto che il fascismo fu la prima rivoluzione a fallire, storicamente successe perché erose quei centri di potere (corona, esercito, magistratura e mondo cattolico) che però gli permettevano anche di avere potere. ”
        Sinceramente dall’articolo si evince che il fascismo fu una rivoluzione, ed è trattata ed argomentata come tale, tanto è vero che se ne trovano le cause del fallimento.
        Di dittature pseudo-fasciste che si sono sostituite a governi legittimi, il mondo è stato pieno per anni, partendo da quella Spagnola per passare per la Grecia e l’Argentina . Mai nessuno però le ha chiamate rivoluzioni, nel senso comune che si da alla parola rivoluzione.
        Questo termine, usato in questo caso, serve per dare al fascismo la stessa dignità della rivoluzione francese o russa , e mi si permetta di obiettare storicamente sia nella forma che nella sostanza.

        • Non credo che lo scopo di Del Noce sia stato abbassare le rivoluzioni francese e russa a “quella fascista”, né di “innalzare” la fascista. Lo scopo era di spiegare che il fascismo, che voleva presentarsi come rivoluzionario MA basandosi sull’attivismo, sia stata la prima rivoluzione suicida e la trasformazione in regime è parte integrante di questo suicidio. Analogamente anche il comunismo “si è suicidato”.
          È come se Del Noce avesse descritto il “moto” del fascismo, a prescindere dal fatto che nessuno lo chiama rivoluzione (giustamente). Nel resto dell’articolo (e del saggio) la condanna morale è implicita mentre quella politico-filosofica effettivamente è insolita, originale, ma comunque presente.

  13. Se per materia si intende “realta` materiale” e cioe` tutto quello che non e` conoscibile per quello che e`, ma solo perche` materialmente quantificabile, mi sembrerebbe anch`essa una posizione metafisica, in quanto la materia coinciderebbe con un`idea astratta della stessa e in nessun caso da quello che sarebbe concretamente.

  14. Htagliato, le tasse si pagano sotto qualsiasi forma di governo ed il porgere l’altra guancia non è certo uno dei principi basilari del cristianesimo, anche perchè non mi risulta che nei paesi a tradizione cristiana si siano aboliti eserciti, polizia o l’esecuzione delle pene.
    .
    Dom, GPII è criticabilissimo da più angoli, anche perchè egli non ebbe problemi a schierarsi politicamente, evitò infatti il confronto con i dittatori di destra ma si oppose pubblicamente ai dittatori di sinistra. Sull’altra questione, lei può anche dire che la Chiesa vive nella debolezza, ma questo potrebbe esser vero per i teologi della liberazione o per i frati francescani, cioè quelli più vicini agli ideali comunisti, ma non certo per la Chiesa che lavora in Vaticano, che è stata nel corso dei secoli una vera e popria potenza politica al pari di tanti altri imperi, con sfarzi e colpi di forza annessi e connessi.
    .
    Lovinski, idem come sopra, la Chiesa ha fatto e fa politica. Vedrà poi che le parole del card. Biffi si riferiscono a una questione puramente religiosa, nulla a che vedere quindi con la prova dei fatti nella realtà quotidiana, quando ad esempio si deve legiferare, dato che lì è inevitabile partecipare attivamente al mutamento sociale e politico di un paese.

    • Spiego meglio perché ho citato la questione delle tasse: se Gesù fosse davvero stato un “proto-comunista” allora non vedo perché tollerare la tassazione e tutte quelle cose derivanti dalla sottomissione da parte di un altro popolo. Il punto non sono quindi le tasse, ma l’accettare un imperialismo, quindi non ci vedo niente di comunista.
      Il “porgere l’altra guancia” sta scritto sul Vangelo, non penso che ci sia bisogno di essere teologi per affermare che sia un concetto importante, sintesi dell’umiltà cristiana come mezzo per combattere il male con il bene.
      Tutto questo poi non c’entra niente con l’esistenza di un esercito e una polizia di stato o con la giustizia, il discorso è morale.

      • Io invece mi riferivo al comunismo per l’abolizione della proprietà privata e per il mettere “in comune” (da qui “comunismo”) i beni della comunità. E potrei aggiungere per il riconoscimento della pari dignità alle persone indipendentemente dal ruolo o dalla classe sociale. Sulle tasse continuo a non capirla, mi sembra comunque che qualcuno le abbia già dato una risposta soddisfacente.
        Riguardo invece il porgere l’altra guancia direi che non ci siamo proprio. Sarà pure scritto a caratteri cubitali nel Vangelo ma è un precetto che compie forse un cristiano su un milione e che certamente la Chiesa, in quanto istituzione, non ha mai fatto suo. Direi quindi che è una bella idea ed anche molto poetica e non è un caso che ritroviamo questo concetto in diverse culture, fin dalle antiche filosofie orientali della nonviolenza (il non-agire, secondo il Wu wei), ma direi che si tratta di un’argomentazione che qui non viene al caso.

        • Ribadisco che un comunismo senza la lotta di classe e l’instaurazione di un sistema politico completamente diverso non è comunismo.
          Legga anche il commento di Stò cò frati e zappo l’orto.

          • Infatti religione e politica si prefissano mete diverse ed attuano con metodi diversi, però lei sa bene che lo sviluppo e la diffusione di una religione avrà per forza di cose anche delle implicazioni politiche. E comunque la mia osservazione non era su qesto aspetto.

          • Bene, ma storicamente le implicazioni politiche che ebbe il cristianesimo furono lontane dal comunismo come inteso da Marx in poi.

          • Il socialismo non è solo Marx, come il cristianesimo non è solo l’Opus Dei…

          • Ora sì, sono d’accordo che l’accostamento marxismo-cristianesimo non sia ammissibile, per cui le ragioni vecchie di secoli del perché alla Chiesa non sia mai piaciuto il comunismo (e non la comunanza dei beni come manifestazione di carità) non sono una contraddizione con quanto scritto nel Nuovo Testamento.

          • Non voglio paragonare una religione con un’ideologia politica nata diciotto secoli dopo, ci mancherebbe… ma solo evidenziare alcuni punti di contatto fondamentali che poi la religione, nel trascorso dei secoli, ha poi parzialmente abbandonato. Vedi l’uguaglianza sociale o appunto la condivisione dei beni: “Infatti, non c’era fra loro uno solo nel bisogno; poiché tutti quelli che erano proprietari di campi o case li vendevano e portavano il valore delle cose vendute e lo depositavano ai piedi degli apostoli. Quindi si faceva la distribuzione a ciascuno, secondo che ne aveva bisogno.” Direi che qui, più che di carità si tratta di rinuncia alle proprietà e di messa in comune dei beni, esattamente come nel comunismo di Marx (e non in altre forme di socialismo).
            Poi si può cominiciare anche a vedere se siano più vicini al messaggio evangelico gli ideali di sinistra che quelli di destra, cioè se è più vicino un Leonardo Boff o un Escrivà de Balaguer, quindi se sia più attinente l’inclusione o l’esclusione, ma qui temo apriremmo una discussione più vasta…

    • Vincent Vega on

      Flavio scrive
      “Le tasse si pagano sotto qualsiasi forma di governo ed il porgere l’altra guancia non è certo uno dei principi basilari del cristianesimo, anche perchè non mi risulta che nei paesi a tradizione cristiana si siano aboliti eserciti, polizia o l’esecuzione delle pene.”

      Ma il porgi l’altra guancia non ha e non ha mai avuto come significato il “fatti ammazzare senza motivo” o “non difenderti”, il suo significato vero era “non vendicarti”.

      Infatti tale insegnamento di Cristo ci venne dato in opposizione alla legge del taglione, che prevedeva la VENDETTA! La vendetta è contro il Credo evangelico, non l’autodifesa. Nella vendetta includo anche quella amministrata dallo stato, ovverosia la pena di morte, ma stia tranquillo che se uno uccide per legittima difesa, e non aveva alternative, il prete gli nega l’assoluzione ma non perché peccato imperdonabile ma perché, in tal caso, nessun peccato sarebbe stato commesso. Perciò non c’è nessuna necessità, in uno stato cristiano, di abolire la legge e le pene conseguenti all’infrazione della legge.

  15. Il comunismo russo ha cessato di esistere quando ha esaurito il suo compito storico : dotare una teocrazia feudale di strade,scuole, ospedali instaurando per la prima volta in quelle contrade uno vero “stato di diritto ” . Esso rappresenta l’accelerazione di un processo storico lunghissimo di avvicinamento all’Europa da parte della Russia partito addirittura con Pietro il grande , ed in questo senso è stato ed è ricordato nelle stesse università russe, già dall’epoca sovietica e anche al di là della cosiddetta “ideologia “.
    Probabilmente, aggiungiamo noi che amiamo giocare con i se e con i ma , se le classi privilegiate in primis la chiesa,avessero mantenuto una politica piu onesta e lungimirante nei secoli passati, o fossero state fermate prima nella loro degenerazione, tali risultati sarebbero stati ottenuti con minor spreco di violenza.
    Il resto è l’aria fritta di chi si professa storico o filosofo esibendo un’assoluta incompetenza in entrambe le discipline.

    • Del Noce aveva un’assoluta incompetenza in storia e filosofia?
      “È stato titolare della cattedra di “Storia delle dottrine politiche” all’Università La Sapienza di Roma.” (Wikipedia). Se era incompetente lui, davvero non so a chi rivolgermi.
      Il comunismo russo era uno stato di diritto? Davvero? Sono un po’ perplesso, nemmeno la mia professoressa marxiana era così ottimista.

      • Gianluca ha perso l’opportunità di continuare a partecipare alla discussione per i toni inaccettabili della sua replica che è stata eliminata.

  16. Grazie Htagliato per questo articolo che a me personalmente è servito tantissimo per capire meglio quella affermazione di Del Noce giustamente spesso citata sulla trasformazione del Comunismo in un Partito Radicale di Massa.
    Le ideologie nascono per spiegare la realtà e modificarla in meglio, quando poi incontrano degli inevitabili fallimenti, vuoi perché la realtà stessa muta o perché essa è troppo complessa per farsi imbrigliare in un’ideologia, si passa alla celebre affermazione di Hegel ripresa non a caso dal teorico marxista E. Bloch “Tanto peggio per i fatti se non si accordano con la teoria”.
    Ecco allora che si abbandona la “adaequatio rei et intellectus” e la verità ideologica sulla realtà diventa un’imposizione, si finisce così nel totalitarismo, oppure si finisce nel non credere più in alcuna verità e a relativizzare tutto quello che riguarda l’Uomo, questo è il Partito Radicale di Massa.
    La ricerca di certezza viene allora riservata alla scienza, con il risultato che alcuni riterranno che solo la scienza porti delle verità sull’Uomo e porti la “salvezza” dell’Uomo, e altri, ancora peggio, riterranno che esista solo ciò che indagabile con la scienza, e cioè la materia.
    E questo si chiama scientismo.

    • Prego, professore, grazie a lei per questa grande sintesi dell’articolo e di parte del dibattito sottostante!

    • E grazie al cielo che in Italia abbiamo avuto una Chiesa che nel corso dei secoli ha dimostrato di disinteressarsi profondamente del mondo materiale mettendo sempre al centro l’Uomo e la sua dignità, rifuggendo dall’imposizione delle sue “verità “.
      Il m5s si prepara a governare e a liquidare storicamente il problema vaticano con due o tre leggine (basta leggere il loro programma).
      Nessuna rivoluzione, non qui. Solo qualche posto di lavoro indebitamente ottenuto in meno. E qualche dovere in più .
      È questo che turba le vostre notti ?

    • Giuseppe Cipriani on

      Le ideologie… Quando è la purezza di intenti la protagonista, parlerei più propriamente di ideali. Sono questi che possono essere assimilati a quella verità oggettiva a cui Htagliato ha preso la misura a partire dal cuore di chi la professa… Chi crede in un ideale fino in fondo, crede in una sua verità che porterà inevitabilmente fino in fondo. Fino alle conseguenze ultime che la possono trasformare, colpa dei tempi che cambiano, della società che evolve, in ideologia. Questa è quella che ha perso il contatto con la realtà e deve trovare dei surrogati per continuare a crederci: la scienza onnipotente, la religione che spiega tutto, la violenza per rimanere sulla china.

      • Gli ideali direi che sono più propriamente degli obiettivi, dei modelli verso cui tendere, le ideologie sono invece una chiave di lettura della realtà, quindi le ideologie sono degli strumenti per compiere degli ideali.
        Possiamo allora continuare a perseguire degli ideali immutabili (giustizia, fratellanza, benessere sociale eccc…) attraverso differenti ideologie.
        L’ideologia all’inizio non ha perso il contatto con la realtà, anzi ad essa guarda per trovare la propria ispirazione, il contatto lo perde dopo, quando davanti al fallimento continua a restare immutata e sclerotizzata e ad accusare i critici anziché adeguarsi.
        La scienza come dicevo diventa surrogato di un’ideologia solo se ammette il suo fallimento, la religione in genere è incompatibile le ideologie, è un’alternativa, non un surrogato.
        La violenza, infine, è un mezzo di imposizione, non un surrogato.

        • Vincent Vega on

          Enzo Pennetta scrive
          “Possiamo allora continuare a perseguire degli ideali immutabili (giustizia, fratellanza, benessere sociale eccc…) attraverso differenti ideologie.”

          Un attimo Enzo, io concordo, ma tali ideali che tu definisci giustamente immutabili lo sono solo se crediamo riposino su un Assoluto, altrimenti non sono altro (inevitabilmente) che convenzioni dal valore intrinseco pari a zero.
          Dico di più: se questi valori che tu definisci immutabili non riposassero su un Assoluto, se la realtà fosse quella che gridano a gran voce i materialisti e i naturalisti, sarebbero, invece che tensione al Bene, nient’altro che un meccanismo evolutivo di preservazione della specie.
          L’amore, l’altruismo, la fratellanza, in tal caso, non avrebbero alcun valore in se ma sarebbero subordinati alla LOGICA (LOGICA, NON SCOPO, PERCHÉ IL NEODARWINISMO SOSTIENE A GRAN VOCE CHE L’EVOLUZIONE ABBIA SI UNA LOGICA INTERNA MA ASSOLUTAMENTE NON UNO SCOPO, UNA TELEOLOGIA) EVOLUTIVA, in pratica il nostro essere altruisti o il nostro preoccuparci attivamente per i fratelli più deboli non riposerebbe, in tal caso, sul fatto che l’altruismo sia buono in se perché tendente al Bene, ma solo ed esclusivamente sulla fredda logica evolutiva di adattamento, che avrebbe portato il sapiens alla vita di gruppo e all’altruismo in quanto L’HOMO HOMINI LUPUS, col tempo, sarebbe risultato deleterio per la specie e quindi l’evoluzione stessa! In tutto questo non c’è nessuno spazio per l’individuo, nessun amore, nessuno scopo, solo fredda logica. In questa logica Enzo Pennetta non sarebbe altro che un nulla travestito da niente in attesa dell’oblio, come tutti gli esseri umani, ecco l’ideologia che cerca di propagare il neodarwinismo.

        • Giuseppe Cipriani on

          Il mio, Enzo, era uno spunto prevalentemente romantico… Come vorrei che fosse.
          La tua analisi è razionale, anche vera, ma pensa che bello se fosse sempre e solo l’ideale a guidare le rivoluzioni e non l’ideologia… Nel mio moto romantico vedevo la religione come ideologia, nel senso che spesso perde anch’essa l’ideale di partenza.
          Ma mi trovo in pieno con il tuo breve riassunto che mi fa tornare coi piedi a terra.

        • Concordo sul fatto che se gli ideali sono rimasti immutati nei secoli, questo dimostra effettivamente che si tratta di qualcosa basato su un assoluto, quello stesso assoluto che viene negato quando si sostiene che esiste una natura umana modificabile su altri apsetti.
          Ci troviamo così davanti al paradosso di persone che negano la fissità di una parte della natura umana e dall’altra dicono che esistono aspetti immutabili: chi stabilisce cosa è immutabile e cosa no?
          Qui mi fermo perché il discorso porta fuori tema.

  17. Vincent Vega on

    Hai proprio ragione, caro Enzo. Inoltre lo scientismo e la visione della scienza come unica misura della realtà porta inevitabilmente al nichilismo, SE SI È COERENTI con le premesse. Se infatti siamo solo scimmioni venuti dal nulla e destinati al nulla che senso mai potrà avere l’etica, la morale? Il bene stesso verrebbe ridotto a pura convenzione senza valore.
    Il fatto è che molti materialisti sono drammaticamente incoerenti, prima dicono che viviamo in un universo senza senso e poi danno giudizi morali su questa o quella cosa, e hanno un codice etico rigoroso. Per carità, meglio così, ma sarebbe meglio che si rendessero conto della loro incoerenza. Un materialista, infatti, non può stabilire in nessun modo cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, non può stabilire in nessun modo che la vita di Ghandi sia stata migliore di quella di Hitler.
    Se infatti siamo solo bestie votate all’annichilimento tanto varrebbe seguire la legge di natura di vittoria del più forte sul più debole, no? Io non la seguirei comunque, anche qualora fossi materialista ma, se non altro, avrei coscienza (sempre nel caso fossi materialista) della totale arbitrarietà e inutilità della mia scelta. L’unico materialista coerente e’ il nichilista, gli altri sono ossimori viventi.

    Un caro saluto.

    • Forse prima di parlare di questi fantomatici scientisti che pensano che solo la scienza può dare tutte le risposte del caso, bisognerebbe citarli per nome e cognome, perchè io ho l’impressione che qui stiate spaziando un po’ troppo con la fantasia. Mi piacerebbe anche sapere chi affermerebbe che viviamo in un universo senza senso o che siamo nè più nè meno che inutili scimmioni e che quindi l’etica o la morale non sarebbero necessarie.

      • Vincent Vega on

        Beh un nome facile facile e’ Dawkins, un altro Hawking, potrei andare avanti molto a lungo. Molto semplicemente il senso del mio discorso verteva sull’assurdità di difendere i valori quando si propugna un’ideologia che esclude aprioristicamente qualsiasi causa finale. Tutto li. Ho implementato questa riflessione poco sopra in una risposta ad Enzo.

        Come scrivevo, in un universo dove non esiste un’anima immortale, una teleologia e un senso dell’esistenza, molto semplicemente la morale non cessa di esistere nella sua applicazione quotidiana, ma diventa, se si vuole essere coerenti, nient’altro che una convenzione, mutevole nel tempo e cangiante.

        Oggi ad esempio uccidiamo i bambini, come i Cananei che immolavano sacrifici a Moloch (uno dei demoni più potenti dell’inferno), e tale atto non è solo legalizzato MA LEGITTIMATO E INCORAGGIATO. Magari, un domani, arriveremo alla soppressione degli anziani e dei poveri per alleggerire il welfare, tutto è possibile, letteralmente tutto, se si grida a gran voce “DIO non c’è”.
        E l’essere inutili scimmioni venuti dal nulla e destinati al nulla e’ un’idea che aborrisco, ma è un’idea caldeggiata dalla parte di scienza più materialista.

        D’altronde, in un mondo nel quale non esistono cause finali, dove non esiste una giustizia cosmica infallibile che arrivi dove non arriva quella umana, un universo dove non esiste una coscienza innata, tutti i nostri atti in questa vita, tutti le nostre azioni, i nostri pensieri, andrebbero persi, qualora la visione materialista dell’esistenza fosse vera.

        In tale prospettiva non saremmo diversi dal robot autocosciente di Blade Runner, se la morte non fosse stata vinta da Cristo il suo discorso “« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
        navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
        e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
        E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
        come lacrime nella pioggia.
        È tempo di morire. » diventerebbe applicabilissimo anche per noi, in quanto, de facto, non saremmo altro che robots biologici e quindi, in ultima istanza, inutili.

      • Vincent Vega on

        Pertanto si, Flavio, se si è materialisti e, oltre ad essere materialisti si vuole anche sssere COERENTI, si arriva inevitabilmente alla conclusione dell’assoluta mancanza di senso della nostra vita, in quanto una vita che termina con la morte e una specie, quella umana, destinata inevitabilmente ad estinguersi, non avrebbero alcun senso in un universo nel quale il materialismo sia reale.
        Questo qualora si voglia essere coerenti eh, sa quanti materialisti conosco che dichiarano di avere un’etica ed una morale e non riconoscono che, secondo le premesse dalle quali partono, etica e morale non sarebbero altro che convenzioni o, al meglio, una schiavitù evolutiva nata al solo scopo di far proseguire la specie? Ne conosco tanti, il mondo è pieno di vegani con la gotta. Essere coerenti non è mai stato un obbligo, pertanto non c’è problema.
        Il mondo è pieno di ossimori viventi.

        Un caro saluto.

        • MenteLibera65 on

          Vorrei aggiungere due cose
          1) Pur condividendo alcune tue preoccupazioni, non sono assolutamente convinto che in un mondo senza trascendenza gli uomini punterebbero alla auto-distruzione per il solo gusto di farlo. Ci sono tante energie in giro ,da parte di persone non religiose, verso azioni comunque “buone”, che già oggi sarebbero incomprensibili.
          Come ho già detto altre volte, pensare che la vita abbia senso solo per i credenti e che gli altri vivano nell’inconsapevolezza e nell’egoismo non è una visione corretta ed onesta della realtà. Devo dire che a volte è la visione dei credenti ad essere un po “snob” su questo argomento, quasi come se solo chi crede abbia il diritto di difendere la vita con coraggio passione e convinzione, e gli altri , pure se capita, lo facciano solo per autocompiacimento
          2) C’è una domanda a cui è bel difficile rispondere .
          Facciamo l’ipotesi che nonostante migliaia di anni di storia religiosa, racconti e filosofie teologiche , in realtà non esistesse nessun Dio della Bibbia, nessun paradiso o inferno, ed il mondo fosse stato magari creato inizialmente, ma poi lasciato a se stesso, e che di tutto questo emergesse una prova inconfutabile, magari accedibile a pochi.
          A quel punto l’uomo, per evitare di cadere nei rischi da te esposti, dovrebbe comunque continuare a coltivare la religione Cristiana, come se niente fosse, per il bene reale dell’umanità. Quindi di fatto fondare la vita su una bugia detta a fin di bene ? Oppure la Verità , intesa a quel punto come pura Verità umana, senza conseguenze divine, dovrebbe avere comunque il sopravvento?

          • Vincent Vega on

            Mentelibera65 scrive “Pur condividendo alcune tue preoccupazioni, non sono assolutamente convinto che in un mondo senza trascendenza gli uomini punterebbero alla auto-distruzione per il solo gusto di farlo. Ci sono tante energie in giro ,da parte di persone non religiose, verso azioni comunque “buone”, che già oggi sarebbero incomprensibili.”

            Ciao, nemmeno io sono convinto che il mondo punterebbe all’auto distruzione per il solo gusto di farlo, sono invece convinto che l’autodistruzione sarebbe, alla fine, in un mondo depurato da qualsiasi influenza cristiana o trascendente, inevitabile. Nella quasi totalità degli atei alberga, anche se lo negano, la tensione alla Verità, al Bene, al Bello, se ci fosse la certezza assoluta (invece del 50/50 di oggi) che il materialismo sia reale ciò avrebbe delle conseguenze sull’animo umano devastanti, non ho il minimo dubbio su questo. E si, sono totalmente convinto che sia impossibile fondare una morale sul materialismo, non perché sia brutto e cattivo, ma perché è il matwrialismo ad essere INTRINSECAMENTE la negazione di qualsivoglia forma di morale oggettiva.
            Persino la regola d’oro “non fare agli altri ciò che non vuoi che sia fatto a te” può essere girata a proprio comodo, basti pensare al sacrificio di bambini legalizzato (che è, non avere dubbi su questo, il sacrificio più gradito a Satana in assoluto).
            Con questo non voglio dire che per l’ateo sia impossibile compiere azioni conformi alla Verità e buone, ciò che voglio dire è che non è in grado di fondare una morale. Può tentare, ma è come la casa costruita sulla sabbia, che inevitabilmente crolla. Dico di più: in certi casi l’atto d’altruismo dell’ateo e’ persino più puro e disinteressato di quello di un credente. Entrambi possiamo trarre piacere psicologico dall’altruismo, ma noi abbiamo la certezza nella vita eterna, cosa che l’ateo non ha, e Cristo ci disse con la massima chiarezza cosa fare per entrare nella vita, per tanto la nostra morale, per quanto Vera, e’ indubbiamente eteronoma, e il Paradiso è un fine che non cancella affatto il bene compiuto dai credenti, ma è indubitabile che noi abbiamo una notevole motivazione per farlo.
            2)Davvero difficile. Suppongo di essere tentato a rispondere “meglio la verità a qualunque costo” ma credo che questo sia dovuto al mio ragionare in modo cristiano, essendo io cristiano cattolico, perciò vedo la Verità come Bene sommo. Ma nel caso che dici tu la Verità sarebbe ancora tale, ovvero un bene da perseguire? Francamente credo che una cosa del genere porterebbe allo sfascio totale, annichilire per sempre la speranza dell’uomo ritengo che sarebbe un atto inumano, peggiore anche dell’olocausto. Come si potrebbe guardare un bambino malato e dirgli “stai per morire per sempre”? Io non ci riuscirei, non avrei abbastanza coraggio.
            Dico di più: sono convinto che, anche qualora fosse dimostrata inconfutabilmente l’inesistenza di DIO, l’uomo non potrebbe mai cancellare la speranza che prova dentro di se. Non lo so, è davvero difficile, ma credo che propenderei per il no, per non rivelare questa terribile verità, qualora fossi uno dei disgraziati che ne venissero a conoscenza. Non potrei mai perdonarmi il fatto di aver tolto la speranza, il bene più prezioso, alle genti, sarebbe inumano.
            Mi viene in mente, in questo momento, un albo di Dylan Dog, chiamato il signore del silenzio, che si presta bene alla riflessione che faccio, molto meglio di tanti tomi filosofici che ho letto. L’albo parla di Uskebasi, il Signore del silenzio, che se interpellato, rivelerà il senso della vita. L’albo inizia con queste parole “in principio era il Verbo, poi venne l’uomo. Infine io. Io, la conoscenza. Io, la verità. Solo su di me l’immane fardello, solo io conosco l’atroce scherzo dell’universo. Solo io e sto in silenzio. Ma a chi mi interrogherà io dirò. Si, ai pazzi che vorranno sapere, io risponderò”. L’albo ci mostrerà molte persone interrogare Uskebasi, e sebbene tenga sempre segreta a noi lettori la terribile risposta, tutti coloro che la vengono a sapere invariabilmente impazziscono dal dolore.
            Questo è un’ulteriore spunto di riflessione su come verrebbe presa dall’uomo una risposta esistenziale antitetica a quella cui egli anela.

          • Vincent Vega on

            Questo ovviamente qualora, nel mondo ipotetico che tu immagini, fosse stata provata incomfutabilmente non solo l’inesistenza del DIO di Abramo, ma di qualsiasi divinita’ che si occupi dell’uomo e che lo ami. In un mondo ipotetico nel quale sia stata provata l’inesistenza del DIO di Abramo e basta, senza la confutazione di altre forme di trascendenza, ritengo che la scelta migliore sarebbe il buddismo, che nelle intenzioni del fondatore porterebbe alla cessazione della sofferenza. L’induismo e’, se vogliamo, una forma primitiva di buddismo, ma anch’esso predica il raggiungimento dell’Unione con l’uno originale, il Brahman. La differenza con la teologica cattolica e’ notevole, in quanto nel’induismo si predica un dissolvimento della personalità nell’assoluto universale, cionondimeno buddismo e induismo perseguono l’obiettivo della sconfitta della sofferenza, pertanto, in un mondo dove il DIO di Abramo non esiste, rimarrebbero filosofie valide, specie il buddismo. Nel caso invece si stia parlando di un mondo ipotetico nel quale è dimostrato l’assoluto non senso e materialismo, vale la risposta di cui sopra.

          • Vincent Vega on

            Permettimi di aggiungere una cosa, Mentelibera: spesso si parla tanto della politica del chiaroscuro di DIO, che non vuole costringerci a credere. Beh, questo è sicuramente vero per molti, ma non per tutti. C’è anche chi, come il sottoscritto, si è visto privato, da certi eventi, dalla possibilità di non credere, e onestamente non ho vissuto ciò come una sfortuna, anzi, tutto il contrario. Infatti ammetto che ho dovuto fare un grosso sforzo di immaginazione per rispondere alle tue domande interessantissime (specie la seconda).

    • Riprendendo in parte quello che ho detto sopra, concordo che secondo un ragionamento coerente su un’evoluzione senza una direzione privilegiata, senza effettivo progresso, si dovrebbe concludere che i nostri valori sono equivalenti ad altri opposti e che l’etica è totalmente un’invenzione, quindi rispettarla ha senso solo perché si temono le punizioni.
      Quindi, se penso di farla franca, e se un reato è a mio vantaggio, trasgredisco.

      • Vincent Vega on

        Enzo Pennetta “Riprendendo in parte quello che ho detto sopra, concordo che secondo un ragionamento coerente su un’evoluzione senza una direzione privilegiata, senza effettivo progresso, si dovrebbe concludere che i nostri valori sono equivalenti ad altri opposti e che l’etica è totalmente un’invenzione, quindi rispettarla ha senso solo perché si temono le punizioni.
        Quindi, se penso di farla franca trasgredisco”

        Precisamente Enzo. Se la tensione al Bene, al Bello, al Vero che prova l’uomo fosse soltanto un’invenzione, un inganno della natura, non ci sarebbe proprio alcun motivo per compiere azioni “morali” se non il timore di una punizione. Se infatti qualunque strada prendessimo conducesse all’annichilimento beh, sarebbe chiaro che l’uomo è qui per un tragico scherzo dell’universo, pertanto nulla avrebbe senso. Nessuna scelta sarebbe più degna di valore. Non più di una scelta che porti a conclusioni e comportamenti opposti, come hai giustamente detto.

  18. Vincent Vega on

    @ Luca scrive

    “Io non sono un gran filosofo e nemmeno un gran pensatore ma credo proprio che chi si è convinto di avere una verità che vada bene per tutti sia il diavolo in persona”

    Allora Cristo è il diavolo, in quanto fu Ègli stesso a dire “IO sono LA Via, LA Verità e La Vita”.
    Pensi un po’ caro Luca, sono 2000 anni che noi cattolici adoriamo il diavolo e non ce ne siamo mai accorti, grazie per averci illuminato. 😉

  19. @Giorgio, se per lei i concetti non appartengono alla realtà, a quale dimensione appartengono?

  20. Giorgio Masiero on

    @ Cipriani, Flavio
    Le vostre domande presuppongono un lungo cammino di studio e approfondimento. Non si può trattare la metafisica con due battute, e il mio scopo era solo di farvi meditare sulla complessità dell’argomento REALTÀ. Ho promesso di scriverne in futuro, come l’argomento merita. 

    • Giuseppe Cipriani on

      Mi cospargo il capo di cenere…
      .
      Ho preteso troppo, sminuendo la portata di quel che intendeva farmi intendere.
      L’argomento merita di essere sviscerato per bene e non posso che ringraziarla per la disponibilità.

  21. Alessandro Giuliani on

    Caro HTAGLIATO,

    che meraviglia questo pezzo che hai scritto, è un rarissimo esempio di applicazione di stile (non metodo attenzione che sarebbe impossibile) scientifico a ciò che scienza non è.
    Quanto all’esistenza di una realtà oggettiva fuori da noi è curioso notare come tutti ci comportiamo nella vita reale convinti che essa esista (altrimenti avremmo vita molto breve, finendo in pochi minuti sotto un autobus oppure cadendo da una finestra) ma poi quando ‘filosofiamo’ ce ne scordiamo per il semplice fatto che l’esistenza di una realtà oggettiva non può essere logicamente dimostrata. Il che è pacifico visto che la realtà è molto più ricca della logica, quindi per affermare la ragionevolezza della realtà abbiamo bisogno di un dogma, per questo San Tommaso entrava in classe alla Sorbona con in mano una mela e diceva ‘questa è una mela e chi non è d’accordo può anche uscire dall’aula’. Bei tempi, noi da due secoli a questa parte abbiamo invece preferito dar retta allo studente sociopatico dell’ultimo banco che avrebbe detto ‘Padre, ma chi ci assicura che non siamo tutti nel sogno di un uomo addormentato nell’altra parte del mondo ?’. Invece di cacciarlo come era giusto noi lo siamo stati a sentire….con guai annessi….

    • Giuseppe Cipriani on

      Se l’aneddoto è vero, penso che San Tommaso fosse sì un gran filosofo, ma ancor più un uomo concreto…
      Sullo studente sociopatico… Probabilmente incarna la mancanza di concretezza, il desiderio di complicare le cose ovvie con domande impossibili o senza senso.

      • L’aneddoto è reale, infatti San Tommaso d’Aquino, teologo per antonomasia (e quindi, secondo alcuni, esperto in aria fritta), era estremamente realista, se si pensa a sue idee del tipo “l’esistenza di Dio non è cosa evidente” e “Non c’è niente nell’intelletto che non sia prima passato per i sensi”.
        Il suo però non era il realismo di chi affermerebbe “la mela esiste, il resto…boh”, ma il suo era un attacco ai “radical chic” del suo tempo (tipo i “nominalisti”) che snobbavano il mondo materiale oppure portavano alle estreme conseguenze uno scetticismo che si mostrava razionale e coerente ma all’atto pratico non portava a nulla. Come è ancora oggi.

    • Grazie Alessandro per il tuo gentilissimo commento! Il realismo aristotelico-tomista è molto intuitivo (come l’aneddoto della mela) eppure non è facile da spiegare filosoficamente e molti hanno provato a scardinarlo. Chesterton in “Ortodossia” faceva notare che il problema non è tanto riuscirci o essere plausibili nell’andare contro l’obbiettività della realtà, il problema è come si vive realmente una filosofia di questo tipo (che su certi giornali e in certi salotti va di moda).
      Per questo sono molto scettico sugli scettici, nel senso che non credo che “esistano” realmente. Ho incontrato parecchi scettici (di persona o nei libri) che magari guardano dall’alto verso il basso qualsiasi credenza ma non ne ho mai trovati di così coerenti da guardare ogni giorno il Sole che sorge dicendo “Toh, è di nuovo lì anche oggi…”

  22. Scetticismo e scientismo vanno volentieri a braccetto: esiste solo quello che è verificabile attraverso la scienza, ma lo scientismo vede nella scienza la possibilità di conoscere sempre di più la realtà, quindi qui ci sarebbe una contraddizione logica, perché quello che ancora non è stato scoperto dalla scienza non esisterebbe, invece esiste, ma non è stato ancora scoperto. Come può quindi lo scientista affermare di conoscere la realtà, se ne conosce solo una parte e non si sa in che proporzione conosce e in quale proporzione non conosce ancora ?
    L’uomo viene considerato un animale molto evoluto, ma la definizione di animale va comunque stretta perché nessun animale può conoscere quello che conosce l’uomo e nemmeno lo può apprendere e tramandare nelle generazioni. L’uomo arriva anche a sapere di non sapere e si può aprire al mistero o a una quanto mai necessaria rivelazione senza la quale si perderebbe nell’assurdo e nel soggettivismo.
    Così, senza questa apertura al totalmente Altro, va a finire che saremo giudicati per i rispettivi solipsismi 🙂

    • Vincent Vega on

      Muggeridge scrive “L’uomo arriva anche a sapere di non sapere e si può aprire al mistero o a una quanto mai necessaria rivelazione senza la quale si perderebbe nell’assurdo e nel soggettivismo.
      Così, senza questa apertura al totalmente Altro, va a finire che saremo giudicati per i rispettivi solipsismi :-)”

      Direi che è perfetto. 🙂 Con una piccola precisazione: DIO non è propriamente “totalmente altro”, credo che questa definizione sia più calzante per il DIO teorizzato dagli islamici piuttosto che per il vero DIO che si incarna per salvare le Sue creature.

    • Vincent Vega on

      Aggiungo una cosa Muggeridge: il DIO teorizzato dall’Islam e’ totalmente altro oltre che per la sua lontananza è inconoscibilita’ anche per la sua mancanza di relazione. La Trinita’ e’ proprio questo invece, relazione tra il Padre, il Figlio, e lo Spirito, relazione d’amore. E non poteva essere diversamente.
      Devo dire, e poi chiudo perché non vorrei andare troppo fuori tema, che a volte rimango sconcertato nel sentire gente dire che, in fondo in fondo, cristiani e islamici adorano entrambi il vero DIO, ma con qualche “sfumatura” differente.
      Cioè ma stiamo scherzando? Forse dovrebbero ripassarsi la prima lettera di Giovanni, dove il discepolo che Gesù amava dice, con la massima chiarezza “chi nega il Padre e il Figlio e’ l’anticristo” e guarda un po’ e’ proprio ciò che fanno gli islamici, negando che GESÙ è DIO e attribuendogli solo il ruolo di profeta preparatore all’arrivo di MAOMETTO (che, ricordiamolo, diffuse il culto da lui inventato a fil di spada, ed era sposato con una bambina) 🙂

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