Il lato nascosto della realtà: l’importanza dei siti di contro-informazione

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Specialmente in giorni come questi in cui avvenimenti gravi si svolgono, i siti di contro-informazione sono molto attivi ma spesso additati dai media mainstream come fonte di dis-informazione.

Ma esiste una teoria matematica per la quale essi sono invece utili per giungere alla verità.

Insomma, chi crede ai ‘complotti’ spesso sbaglia, chi non ci crede sbaglia più spesso…

 

Il rischio peggiore che si corre a fare informazione libera è quello di essere definiti “complottisti”, un termine che ha origine nel 1964 quando vennero definite “teorie del complotto” le obiezioni di chi non accettava le conclusioni della commissione Warren sull’assassinio di KFK. Da allora sempre più spesso si è sviluppata la tendenza a chiudere ogni dubbio sullo svolgimento di importanti fatti di politica e cronaca neutralizzando le obiezioni come “complottismo”.

Sulla necessità di andare oltre le apparenze e le versioni disponibili su grandi media si è espresso molto chiaramente uno dei pochi critici dell’informazione omologata, Marcello Foa, con l’articolo “Oltre il “complottismo” (meditate gente, meditate…)” le cui ultime righe riassumono pienamente il senso:

Le guerre asimmetriche non si dichiarano. Si fanno. Chi attacca non si scopre e non rivendica, ma è implacabile nel suo agire. Chi subisce sovente non capisce e dunque non sa difendersi, accelerando così i tempi della sconfitta, mentre il pubblico assiste interdetto.

Complottisti e anticomplottisti si accapigliano su singoli episodi ad elevata visibilità mediatica, mentre la realtà è molto più semplice (gli uomini sbagliano! E il caso esiste…) eppure al contempo più sofisticata… Analizzare la complessità, individuare i nessi invisibili . Questo conta. Tutto il resto è show.

Proporre letture alternative dei fatti fa parte della ricerca di quei nessi invisibili di cui parla Foa, chi scrive facendo informazione alternativa compie dunque questo tipo di operazione, un lavoro che in quest’ottica, diventa non solo da non condannare, ma utile o ancora meglio, indispensabile per giungere alla verità.

Questo tipo di approccio si basa sul postulato che nei fatti della geopolitica esista sempre qualche nesso nascosto e che quindi per giungere alla comprensione della realtà vadano ricercate e ricostruite le parti mancanti nelle ricostruzioni apparenti.

Ma quel postulato secondo il quale esiste sempre qualcosa di non evidente in un fenomeno, è stato affrontato in una grande teoria matematica nata alla fine degli anni ’70 e non sviluppata come avrebbe meritato, la “Teoria delle catastrofi” del matematico francese René Thom, da lui definita come “una metodologia, se non di una sorta di linguaggio, che permette di organizzare i dati dell’esperienza nelle condizioni più varie“.

Se i dati dell’esperienza sono le notizie riportate sui grandi media, non dobbiamo considerarle come il risultato finale di una elaborazione che ci dice cosa e perché è successo, ma dobbiamo considerarli come elementi di partenza da elaborare, abbiamo dunque bisogno di una metodologia che ci permetta di organizzarli, cioè di capirli.

Per spiegare meglio il pensiero di Thom riportiamo un altro passaggio del suo libro “Parabole e catastrofi” del 1980:

Pensiamo alla mitologia platonica della caverna: come gli uomini della caverna, non vediamo altro che i riflessi delle cose e per passare dal riflesso alla cosa stessa bisogna moltiplicare le dimensioni dello spazio e e munirsi di una sorgente che nel caso di Platone è il fuoco, il fuoco che illumina. La teoria delle catastrofi suppone appunto che le cose che vediamo sono solo riflessi e che per arrivare all’essere stesso bisogna moltiplicare per uno spazio ausiliare e definire in questo spazio prodotto l’essere più semplice che per proiezione da origine alla morfologia osservata.

In poche parole, i fatti come vengono proposti sono solo delle ombre della realtà e per decifrarli bisogna aggiungere delle “dimensioni” nascoste, bisogna cioè necessariamente fare delle congetture alla luce di un’ipotesi interpretativa. Questo ampliamento delle dimensioni in cui si svolgono le vicende è proprio quanto fa chiunque suggerisce ipotesi e connessioni supplementari, e anche se molte di queste interpretazioni saranno errate il loro valore è nel suscitare interrogativi e “moltiplicare le dimensioni” del fatto osservato.

Una definizione semplificata di questo meccanismo l’ho trovata qualche giorno fa in un commento ad un articolo pubblicato sul sito Comedonchisciotte, uno di quelli che svolge proprio questa funzione di moltiplicatore di dimensioni, l’autore dell’intervento è “Toussaint”:

La controinformazione funziona così. Le prove non possono che essere di tipo induttivo. La verità di tipo giuridico, semmai dovesse venir fuori, si può ottenere dopo decenni. La controinformazione si basa sulle analisi politiche, sul ragionamento, sulla consultazione di documenti riservati, su testimonianze ‘coperte’. Se uno avesse prove di tipo giuridico andrebbe in Tribunale, non scriverebbe sui siti di contro-informazione.

Su Ustica ci hanno detto per trent’anni che era stata una bomba, poi si è scoperto che era stato un missile. Nel corso degli anni erano stati in molti a scrivere che si trattava di un missile aria-aria. Che prove di tipo giuridico avevano fornito? Eppure avevano ragione.

Qualcuno, poi, ha verificato le notizie ‘ufficiali’? Devo fare l’elenco delle cavolate che l’informazione mainstream spaccia per ‘verità’? Eppure quasi tutti ci credono. Ricordate, ad esempio, i primi bombardamenti dei Turchi? Per un mese l’informazione ufficiale ci ha detto che stavano bombardando l’Isis, poi abbiamo scoperto che avevano bombardato i Curdi, alleati degli Stati Uniti. Imbarazzante, vero?

Prove di tipo induttivo, non giuridico, analisi che esulano dai fatti certi per aprire scenari e collegamenti nascosti, questa è la contro informazione, e si tratta di un metodo che ha una sua legittimazione teorica alla luce della quale chi usa il termine dispregiativo “complottismo” compie un’operazione di appiattimento della realtà che porterà all’accettazione delle “ombre” proiettate sulla parete della caverna di Platone.

Per via del suo uso strumentale e riduzionista l’uso di tale termine va quindi respinto e considerato come un tentativo di chiudere il confronto evitando gli argomenti proposti con una denigrazione dell’interlocutore, o come segno di un errore metodologico. 

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

42 commenti

  1. Le “teorie alternative” potrebbero essere uno stimolo alla riflessione e alla ricerca della verità, se fossero lette, analizzate e rielaborate con vivace spirito critico, ma purtroppo vedo che molti(sia “complottisti” che non) tendono a credere a tutto quello che conferma una propria visione della realtà preconcetta.
    Per fare un esempio attuale, la maggior parte dei filorussi credono in maniera del tutto acritica a tutto quello che viene pubblicato sul canale di Giulietto Chiesa( e quello che scrivono altri giornalisti faziosamente schierati con il Cremlino), così come i gli atlantisti credono in maniera altrettanto dogmatica a ciò che viene pubblicato su testate come IL CORRIERE DELLA SERA( e tanti altri giornali e blog simili).
    Quasi tutti fanno “cherry picking” senza neanche rendersene conto(ammetto che capita anche a me, è un meccanismo psicologico “difensivo” molto comune, da cui è difficile liberarsi), di cervelli veramente scettici, e capaci di mettere insieme in maniera logica i “pezzi” a propria disposizione, per comporre un “puzzle” che non sia pesantemente influenzato dai pregiudizi, mi sa che ce ne sono pochi!
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    P.S. Foa mi se molto fazioso nella costruzione dei suoi “puzzle”

    • Considerazioni condivisibili, aggiungo che il fatto di essere consapevoli dei meccanismi che scattano è già qualcosa. Poi alla fine tutti restano sulle proprie posizioni cercando conferme, ma sapere della tendenza alla conferma delle proprie idee è già una bella differenza.
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      Riguardo a Foa, segnalo il suo articolo di oggi, e non vedo alcuna traccia di faziosità:
      http://blog.ilgiornale.it/foa/2015/11/26/luomo-che-puo-sconfiggere-lisis-ma-non-e-putin/

      • Quel post di Foa che mi hai linkato è abbastanza condivisibile, e presenta una visione della realtà ancorata ai fatti, ma in altri scritti di Foa(ad es. quelli sulla crisi greca) mi sembra che sono le opinioni e il voler a tutti i costi “comporre il puzzle” in chiave anti-europea, a prevalere sui fatti!

  2. Giuseppe Cipriani on

    Ci vorrebbe il mare cantava qualcuno…
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    Io credo, ma non solo io, che per non essere additati a negazionisti, nel senso più dispregiativo del termine, ci vorrebbero più umiltà intellettuale, più coraggio e integrità intellettuale, più empatia. Supportate da una sana perseveranza, da fede nella ragione, da innato senso della giustizia.
    Facili sulla carta, ma difficili nella realtà. E sono qualità che bisognerebbe avere, tutti! Anche quelli che puntano il dito contro il negazionismo, non rendendosi conto che sono, magari, l’altra faccia della stessa medaglia.
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    Tutto ciò, messo in pratica, sarebbe un deterrente alle ideologie, un modo di affrontare la realtà con senso di verità (che non è contraddire il pensiero dominante per partito preso, senza troppe prove, senza uno spicciolo di umità). E solo allora non esisterebbero più pensieri dominanti, e solo allora non esisterebbero nemmeno più i negazionisti…
    Ma così funziona solo nel paese di Utopia e intanto mi accontento di figurarmelo.
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    Così, molto spesso, dobbiamo accontentarci… Dinanzi ai limiti che ci impongono le nostre ideologie e la formazione mentale che abbiamo acquisito da bambini nel nostro ambiente, dobbiamo (dovremmo almeno) accontentarci di una curiosità genuina riguardo ai punti di vista diversi dai nostri. E scusate se è poco.

    • “Così, molto spesso, dobbiamo accontentarci… Dinanzi ai limiti che ci impongono le nostre ideologie e la formazione mentale che abbiamo acquisito da bambini nel nostro ambiente, dobbiamo (dovremmo almeno) accontentarci di una curiosità genuina riguardo ai punti di vista diversi dai nostri. E scusate se è poco.”
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      Che pensiero triste e misero e vero, sig. Cipriani…

  3. Bell’articolo, però:
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    «chi crede ai ‘complotti’ spesso sbaglia»
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    Per come la vedo io i complottisti “matti” (cioè intellettualmente indipendenti) hanno ragione piuttosto di frequente. Inoltre come italiani, vittime della strategia della tensione ordita da organizzazioni paramilitari segrete, come Gladio, non possiamo essere teneri con le versioni ufficiali. Inoltre non dimentichiamo che questi “matti” hanno sempre definito la “guerra al terrore” come una farsa colossale già all’indomani del 9/11 e ora, dopo quattordici anni di guerra ai fantasmi, anche i “sani di mente” (cioè tonti e conformisti) cominciano a svegliarsi.
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    Era ora.

    • Effettivamente noi italiani dovremmo essere proprio di memoria breve per non pensare che una buona parte della politica si svolga a livelli nascosto, diciamo che lo slogan può essere interpretato che chi ipotizza “complotti” spesso sbaglia perché ne fa una ricostruzione imprecisa, non perché pensa che esistano in quanto tali.
      Le ricostruzioni imprecise però sono anch’esse utili perché comunque offrono una molteplicità interpretativa da vagliare.

  4. Intanto ringrazio Enzo per quest’articolo che spazia dalla fisica alla matematica alla politica al pensiero unico con un solo sintetico sguardo: è proprio un archetipo di post che porta food for thought.
    Vorrei poi ringraziarlo per aver citato René Thom: ho avuto la fortuna di aver avuto questo genio nella mia facoltà fine degli 70 inizio 80 e mi ricordo come, noi, allora giovani fisici matematici, lo guardavamo come un semi-dio o su di lì.
    Rispetto al corpo del testo vorrei compartire una riflessione e cioè che un’informazione per essere informazione deve essere generata e accolta in un ambiente: un’informazione senza ambiente non è informazione, al massimo e nel miglior dei casi è una somma di dati indecifrabile come informazione in un altro contesto.
    Questo spiega, ad esempio la difficoltà di fare divulgazione: vi si tenta di “proiettare” informazione secrèta da un ambiente di specialisti in un altro ambiente che non ha gli strumenti di comprensione di quell’informazione. In realtà, nel nuovo ambiente non c’è vera comprensione dell’informazione specialistica, ma solo un’immagine che rassomiglia molto (di nuovo!) alla caverna di platonica memoria.
    Questo anche spiega il perché è difficile farsi capire da chi sposa completamente il PUPO ( Pensiero Unico Pastorizzato ed Omogenizzato): questi crea l’ambiente nel quale i messaggi possono essere decodificati e compresi come informazione dalla maggioranza e la contro-informazione che pure è una necessità morale e epistemica per fare avanzare il discorso sul reale viene sistematicamente eliminata perché già non capita e con essa l’opportunità di raggiungere il reale e di scongiurare la pura ideologia.
    Una riflessione può essere fatta (marginalmente) rispetto all’uso sistematico della metodologia dei peer-reviewed papers, i quali (benché ne capiamo perfettamente la necessità metodologia da un lato) hanno tendenza a pastorizzare le idee nel campo scientifico lungo linee scientificamente politicamente corrette: c’è da chiedersi se i primi fondatori della MQ o Einstein avrebbero avuto i loro papers pubblicati agli inizi del ‘900 se tale pratica fosse già esistita come oggi: all’epoca gli scienziati si scrivevano su riviste e si rispondevano dialoganti tra di loro pubblicamente ed apertamente e facendo avanzare ul disocrso scientifico anche ammettendo idee all’inizio forse “strampallate”.
    In fine, vorrei ricordare che qualunque informazione e contro-informazione ha diritto all’esistenza se si fonda su una constatazione del reale: il comportamento della Turchia con il bombardiere russo è un fatto che ha permesso di rivelare alla piena luce e anche di spiegare chiaramente quel che durante gli ultimi due tre anni non ce la facevamo a capire con la sola informazione PUPO instancabilmente ripetuta dagli ambienti al potere.
    Da dove anche l’importanza di de-costruire il linguaggio imposto dalla teoria del gender nella cultura contemporanea e PUPO in sé che impedisce di vedere i dati che la natura stessa (reale per eccellenza) ci comunica e rifiutarne i concetti puramente ideologici che ci vuole propinare (omosessuale, eterosessuale, etc) e che come tutte le bugie ha le gambe corte e ha bisogno di inventarne altre peggiori per sostenersi (utero in affitto, etc).
    Bel topic!

    • Grazie Simon, riuscire a produrre del “food for thought” è una delle cose più belle che mi sia capitata!
      Vedo che condividiamo la stima per René Thom, al riguardo vorrei dire che la sua teoria si applica ad una molteplicità di casi e credo che prima o poi dovrà essere rivalutata. Colgo l’occasione per ribadire, come ho già affermato in “Inchiesta sul darwinismo”, che in essa si trova la giusta impostazione per affrontare la questione dell’evoluzione.
      .
      Interessante l’acronimo PUPO, credo che l’accostamento con le ombre proiettate sul fondo della caverna sia anche in questo caso un paragone efficace, un’analisi che serve anche per aiutare a trovare delle risposte giuste.

    • Perdonate la breve divagazione, Enzo e Simon, ma vi risulta che la teoria di Thom la si cercò di applicare anche in campo evolutivo (vedi Waddington), però con risultati decisamente inferiori alle aspettative? Io so che fu il matematico russo Arnol’d (colui che per primo inidividuò e formalizzò i principi di stabilizzazione in sistemi non lineari) che mise in luce – in aperta polemica con Thom – che la teoria delle catastrofi è valida solo per lo studio di stabilità molto vicine a quella dell’equilibrio (=è valida per sistemi fisici non-lineari molto semplici rispetto alla complessità del vivente anche più elementare).

      Che ne pensate? E soprattutto, non potrebbe essere questo un argomento che valga la pena d’esser trattato in un articolo futuro?

  5. Essi (i complottismi) sono utili per giungere alla verità..
    Non condivido un gran che..
    Per me, cristiano (…), la Verità non necessita spiegazioni o complotti..
    Forse per un ateo?

    • Federico, tu parli della Verità con la maiuscola e su questo non discuto, ma la vita ha bisogno anche delle verità con la minuscola e a mio parere non sarebbe da buon cristiano rinunciare a cercarle…

      • Grazie per la risposta.. certamente condivido.
        Tuttavia mi domando: alla luce di cosa valutiamo le ‘piccole verità quotidiane’?

        • In attesa della risposta del prof mi intrometto e ti do la mia: basta chiedersi «Cui prodest?» e molte tessere del puzzle vanno al loro posto.

          • Questo è già un buon sistema… evidentemente non sempre è sufficiente, e non sempre si riesce comunque a farsi un’idea sufficientemente chiara su tutto.
            Anche riconoscere i limiti serve.

          • Certo, sono d’accordo, infatti ho scritto “molte tessere del puzzle vanno al loro posto” perché la Verità noi persone comuni non la sapremo mai per intero, purtroppo. Inoltre non esiste alcun metodo di ragionamento che, se applicato, mi garantisce la verità al 100%. In ogni caso anche solo saper dove guardare a volte è sufficiente per orientarsi nel marasma di infotainment e disinformazione con cui i media riempiono l’etere.

  6. Condivido lo spirito di fondo dell’articolo. Tuttavia questi cosiddetti siti di controinformazione sono talmente pieni di ciarpame, da non poter essere presi troppo sul serio il più delle volte. A proposito, aggiungo una piccola postilla: “conosco” questo Toussaint, perchè assiduo frequentatore di quel crogiolo di fesserie gestite da Mazzucco…

    • Questo è proprio il lavoro da fare, non avere pregiudizi su alcuna affermazione perché proviene da una certa fonte o da un’altra, ma valutarla velocemente, qui ci stanno bene le parole di Paolo ai tessalonicesi: Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono

  7. Sobrio e razionale quest’articolo, una buona motivazione per informare e contro-informare fa sempre bene!

    • Ciao Htagliato, già, una buona motivazione per mostrare che la libertà della rete è importante e che ogni opinione merita una risposta seria, la ridicolizzazione con termini come “complottista” o “negazinista” è nemica della verità.

  8. Domanda banale e personale: ma questo è un sito di contro-informazione ? Perché ricordo che quando ho dato il mio parere negativo a eventuali articoli di Greylines su questo sito, definendolo di contro-informazione (rispetto al mainstream darwinista) il prof. Pennetta aveva scritto di non gradire questo termine.

    • Hai ragione Muggeridge, il termine contro-informazione è di uso comune e quindi il significato è subito comprensibile, però è vero che non lo gradisco e che preferisco definirci “informazione libera” per intendere che non necessariamente si deve essere “contro”, ma semplicemente non asserviti a interessi economici, di partito o di lobby.

  9. Buonasera.
    Articolo interessante; interessante anche la citazione del lavoro di questo matematico francese, su cui tuttavia non posso esprimere un parere, per cagione della mia ignoranza al riguardo (sembra interessante l’obiezione dell’utente Vianegativa).
    Anch’io, come dice il sig. Cipriani, mi abbandono ad idee comode e salde, ma forse false, al riguardo dell’informazione in generale; più che approfondire qualsivoglia questione, mi sconsolo più sveltamente del fatto che tutti siano malvagi e bugiardi.

      • Sarò un “candido”, ma io ritengo che gli altri siano buoni, onesti e veritieri sino a prova contraria e anche dopo prova contraria ritengo che possano aver sbagliato, ma che siano fondamentalmente tali.
        Tendo quindi a stare con questo “regime”, se non altro non lo abbandonerei facilmente, questo perché ho una prospettiva storica da appassionato di storia e mi pare il “”regime” migliore sin qui apparso sulla faccia della Terra. Credo però che lo si possa ulteriormente migliorare e che sia già migliorato molto nel corso del tempo, forse anche perché è aperto, o scoperto, alla critica anche a quella più dura e si trasforma di conseguenza, si piega senza spezzarsi (almeno fin qui). Non spasimo per le “alternative”, che siano di stampo russo, cinese, localista (anti-global), terzomondista e ovviamente tanto meno per quelle mediorientali. L’Occidente cammina sul filo e non da oggi, ma è l’unica speranza di miglioramento per l’uomo, ovviamente perché il miglioramento possa essere reale, l’Occidente dovrà riconoscere, difendere e consolidare le proprie radici giudaico-cristiane, non sarà una cosa facile, ma la speranza è una virtù importante per chi crede.

  10. stò cò frati e zappo l'orto on

    Enzo spero che mi vorrai perdonare se sconfino nel tuo articolo,ma purtroppo,stasera per urgenti impegni non sono potuto intervenire,in risposta a Flavio:
    Ho più di 68 anni,se lei fa il conto in modo preciso capirà che è possibile che sia un ricercatore FREE LANCE(e non mi occupo soltanto di Preistoria -Paleontologia) da più di 40 anni(da aggiungere altri 10 solo per la specifica ricerca,non autonoma,ma a favore di Enti Ufficiali,nel campo dell’Etruscologia e Mondo Romano).
    Flavio,prendo atto degli ultimi righi del suo commento.

  11. Vincent Vega on

    Scusate ma devo citare questa perla di Flavietto dall’altro TOPIC ormai chiuso

    “Dispiace dirlo, ma la paleoantropologia e le discipline ad essa collegata hanno sfatato la versione della tradizione giudaico-cristiana che vedeva la nascita dell’uomo come un atto subitaneo e slegato dal destino delle altre specie animali. ”
    —————————————————————————————————————————-
    Povero Flavio, nella sua abissale ignoranza (alla quale ormai siamo abituati) non sa che già da Sant’Agostino il letteralismo biblico sulla Genesi e’ stato messo in discussione, senza per questo che la Fede dei cattolici ne’ risentisse.

    Povero Flavio, recitiamo il de profundis, perché dopo questa ennesima dimostrazione di ignoranza ha davvero toccato il fondo, cercando maldestramente (come suo solito) di contraddire la religione cattolica. 🙁

    Povero Flavietto. Studia un po’, impara la differenza tra l’essere cattolici e il letteralismo biblico protestante e poi torna, perché davvero attualmente ti dai la zappa sui piedi da solo ad ogni post che scrivi. 🙁

    Continuiamo poi col solito delirio Flaviesco. Il troll scrive

    “se qualcuno vuole vederci in tutto questo uno zampino esterno è liberissimo di farlo però entrerà in un territorio che, oggi come oggi, non ha riscontri in ambito scientifico.”
    —————————————————————————————————————————-
    Povero, povero, povero Flavio, che ancora non ha capito che la scienza non può provare ne’ smentire l’intervento divino, esattamente come non può provare ne’ smemtire l’origine divina dei miracoli. E si che è l’abc.

    Per quanto ancora dovremmo sorbire la puzzolente ignoranza di questo troll, che ignora persino i fondamenti di ciò di cui discute?

  12. Vincent Vega on

    Un consiglio Flavio: autoesiliati dal web, e torna quando avrai un minimo sindacale di informazione sugli argomenti che intendi confutare, perché fino ad allora il tuo contributo sarà quello del troll, che parla senza sapere e allo stesso tempo manifesta la più esilarante e immotivata saccenza.

      • Ma lascia stare, Vincent. Non vedi che è un disco rotto che si ripete ? Ci si appiglia a questi argomenti proprio per supportare la propria fede. Un classico…
        Vaglielo a spiegare che una grossa fetta (e sono approssimativo) di scienziati, crede in una qualche forma di culto religioso. Non mi riferisco, quindi, solo al cristianesimo ma in generale.
        Ma forse questi scienziati non meritano tale appellativo, a causa della loro visione del mondo.

        • Vincent Vega on

          Guarda Salvo, a me sta bene che ognuno abbia le visioni che preferisce, ciò che non sopporto e’ l’arroganza e la saccenza di Flavio, che cerca di attaccare la Fede dei credenti utilizzando argomenti che andavano di moda ai tempi del circolo di Vienna.
          Con la faccenda del letteralismo di Genesi ha davvero toccato il fondo, perché nessun cattolico crede che Genesi vada Letta letteralmente, e questo già un millennio e mezzo fa (Sant’Agostino) veniva detto.
          Il mio fastidio quindi deriva dall’inconcepibile pochezza delle tesi del Flavio unite alla sua immotivatissima (e pertanto incomparabilmente ridicola) saccenza, come il fatto che la scienza smentirebbe la teologia cristiana, quando non è asdolutamente vero.

          La cosa che mi dispiace e’ che critica scientifica abbia perso un ottimo utente (Mentelibera65) mantenendo Flavio, che più che un utente vero sembra un bot configurato per emulare alla perfezione lo stereotipo del nipotino di Voltaire. 😀

          Non è l’ignoranza ad infastidirmi, Salvo, e’ l’ingnoranza accompagnata dalla fastidiosa e immotivata saccenza ad infastidirmi.

          Parlando dell’argomento del topic concordo in pieno, non solo la contro informazione e’ importante ma è necessaria per riuscire ad avere un quadro completo della realtà.

          Basta solo pensare all’inquisizione, e all’enorme differenza tra la propaganda anticristiana data in pasto al popolo bue dall’illuminismo in poi confrontata con la realtà http://www.storiainrete.com/2869/600-e-700/inquisizione-convegno-internazionale-ecco-tutti-i-dati-sui-processi/

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