Se anche il Wall Street Journal sconfessa Malthus…

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In occasione della Conferenza sul clima COP21 riportiamo un articolo di Federico Cenci pubblicato su ZENIT.

L’argomento non è il clima ma il malthusianesimo, i due temi non sono molto lontani.

 

Federico Cenci – Zenit 25 Novembre 2015

L’allarme sulla crisi della natalità la suona anche il Wall Street Journal, il maggior quotidiano al mondo di affari e finanza. L’economista Greg Ip, della Carleton University, ha pubblicato un articolo, contenuto nel dossier che il Wsj ha dedicato al “destino demografico” del mondo, nel quale analizza gli effetti globali del calo diffuso delle nascite.

Approfondendo le proiezioni elaborate dalle Nazioni Unite per il 2050, Ip ha così potuto archiviare una teoria diffusasi tra gli economisti, i demografi e i sociologi negli scorsi decenni. Scrive che “nel 1798 Thomas Malthus, un saggista britannico, sostenne che l’umanità si sarebbe riprodotta più rapidamente di quanto potesse aumentare la produzione alimentare, causando fame e povertà. Aveva torto”.

A tal proposito, Ip spiega che “nel corso dei secoli diciannovesimo e ventesimo, la popolazione del mondo occidentale è cresciuta rapidamente, con un crollo nel biennio 1918-19 a causa della prima guerra mondiale e della pandemia di influenza ‘spagnola’. Ma l’aumento della produttività agricola si è dimostrato più che in grado di alimentare le bocche dei più”.

L’economista americano ricorda come questa diffusa paura della sovrappopolazione, malgrado questi dati, raccolse un certo credito nella seconda metà del Novecento, subito dopo il cosiddetto “baby boom”. Le teorie maltusiane vennero “compendiate da La bomba demografica che Paul Ehrlich scrisse nel 1968 e da I limiti dello sviluppo del Club di Roma nel 1972”. I due libri posero le basi della pianificazione familiare per il controllo della popolazione, che ancora oggi alcune organizzazioni portano avanti nei Paesi del Terzo mondo.

Ma le tesi contenute in questi volumi si sarebbero potute confutare già grazie agli elementi offerti da uno studio del 1930 di Alvin Hansen, economista della Havard University e discepolo di John Maynard Keynes. Egli sosteneva che una flessione demografica avrebbe impantanato l’economia statunitense in una “stagnazione secolare”.

Le sue previsioni sarebbero diventate realtà alla fine del secolo scorso, specie in un Paese come il Giappone. Nel 1996, la sua popolazione in età lavorativa ha iniziato a ridursi e, qualche anno fa, è avvenuto lo stesso per la sua popolazione totale. Ip rileva che “il Giappone è un caso estremo, ma il resto del mondo avanzato e molte economie emergenti stanno seguendo percorsi simili”.

Attraverso una serie di grafici interattivi su di un moderna piattaforma estetica, l’articolo del Wsj dimostra – come già annunciato dall’Onu – che l’anno prossimo, per la prima volta dal 1950, la popolazione in età lavorativa delle economie sviluppate registrerà un segno meno, e “entro il 2050 si ridurrà del 5 per cento”. La popolazione in età lavorativa diminuirà del 26% in Corea del Sud, del 28% in Giappone, del 23% in Italia e Germania. Il sole sembra sorgere allora a Sud del mondo: per i Paesi a reddito medio, infatti, la popolazione crescerà del 23%, guidata dall’India con il 33%. Ma il Brasile arriverà appena al 3 mentre Russia e Cina ne perderanno il 21%.

I Paesi la cui popolazione cresce, sono destinati a svilupparsi anche dal punto di vista economico. Pertanto Ip sottolinea che “le tendenze demografiche per i prossimi 35 anni sono impegnative, ma non sono scolpite nella pietra”. Ragion per cui “una modifica delle politiche dei Governi per cambiare gli atteggiamenti sociali possono aumentare la fertilità”. Un esempio in tal senso giunge dalla Cina, che ad ottobre “ha accantonato la sua politica del figlio unico”. O anche da Paesi come Singapore, Australia e la provincia canadese del Quebec, “che hanno offerto finanziamenti per incoraggiare le famiglie” a fare figli.

L’economista smentisce inoltre chi vede nell’immigrazione un rimedio alla crisi demografica. “I Paesi che forniscono più immigrati negli Stati Uniti, Messico e Cina, stanno a loro volta invecchiando, e la forbice di persone che cerca una vita migliore all’estero si sta restringendo”. Ecco perché c’è bisogno di volgere lo sguardo dentro i propri confini nazionali per metter fine all’inverno demografico. Del resto, se non si torna almeno alla soglia di 2,1 figli per donna, lo storia del popolo italiano rischia di “congelarsi” per sempre al freddo della rigida stagione demografica che sta attraversando.

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33 commenti

  1. Ottimo riassunto. Gli studiosi dovrebbero sempre partire dal perché un uomo e una donna fanno o vorrebbero fare figli, POI pontificare sul resto. L’affrontare eventuali problemi demografici può essere benissimo a valle … non a monte; non si può burocratizzare l’amore, o renderlo a scadenza o renderlo regolabile a manetta (come fa la Cina per esempio). A dar soluzione alla (presunta) deriva demografica da noi ci “sta pensando” l’egoismo implicito nella imperante razionalità priva di prospettive e bloccata al contingente, con buona pace dei surrogati cagnetti e gattini (e alla faccia degli epigoni di T.Malthus).

    • Eppure possiamo scommettere che la leggenda della “bomba demografica” resisterà, che la maggioranza delle persone continuerà a pensare che il problema della povertà è che “siamo troppi”, o meglio che “sono” troppi in Africa.
      Malthus ha fatto così tanti danni e causato così tante tragedie che un giorno dovrà essere ricordato come uno dei personaggi più negativi della storia.
      Ovviamente non avrebbe potuto fare più di tanto se non si fosse stata un’intera società pronta ad approfittare delle sue teorie.

  2. Ottimo rendere questo articolo visibile: la crisi economica contemporanea è ormai endemica e lo resterà a causa del crimine contro l’umanità di non aver permesso a codesta di svilupparsi secondo la natura della propria specie.
    Concordo con l’articolo per il dire che i fenomeni migratori sono solo un “Patch” molto temporaneo all’assenza di capitale umano sostanziale in Europa ed in Cina.
    Chi saranno i “vincitori” di domani? L’India in un primo tempo e l’Africa in un secondo tempo se abbiamo la decenza di lasciarli svilupparsi demograficamente in pace.
    Da un punto di vista etico quel che dovremmo fare è aiutare i migliori tra gli africani e gli indiani a rimanere nei loro paesi al fine di accelerare i processi virtuosi di creazione di valore aggiunto locale e smetterla di “pomparli” nei nostri sistemi ormai sfiniti.
    Avevo fatto un breve calcolo in un intervento mio su questo blog qualche settimana fa: ormai se l’Italia ( o la Germania e consimili) volessero tornare ad una sana crescita demografica che permettesse un reale sviluppo economico come venti anni fa la media di bambini per italiana dovrebbe essere di 7: altrettanto dimenticare questo scenario.

      • Giuseppe Cipriani on

        “Da un punto di vista etico quel che dovremmo fare è aiutare i migliori tra gli africani e gli indiani a rimanere nei loro paesi al fine di accelerare i processi virtuosi…”
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        Facciamo selezione, insomma. Ma guarda che, sotto sotto, il nostro buon Simon fa del malthusianesimo criptato.

          • Giuseppe Cipriani on

            Diciamo che il problema è individuare quei “migliori”, e chi se ne prende la briga. Su questa china minata, e solo su questa, ho posto l’accento.

          • Giuseppe Cipriani on

            Giudicare se qualcuno è migliore di qualcun altro significa selezionare i “migliori”, distinguerli dai meno “migliori”, questo è il problema (nel senso che si fa selezione)… Magari si risolve la cosa aiutandoli (da un punto di vista etico) tutti quanti, senza porsi il malthusiano obiettivo di puntare ai “migliori”. Ti pare?

        • “Migliore” in questo contesto mi pare vada inteso come “chi ha determinate capacità nel campo X”, cosa che mi sembra tranquillamente oggettivabile e la cui selezione non comporta alcuna ingiusta discriminazione.

          Se poi il risollevarsi dell’Africa deve passare necessariamente attraverso l’aiuto dei “migliori” a scapito (ma non necessariamente) degli altri – almeno sul breve-medio perdiodo – la cosa mi pare accettabile in vista del bene comune da ottenersi in futuro.

          Mi pare abbastanza chiaro, invece, che aiutarli tutti indiscriminatamente (a rimanere nel paese d’origine) sia difficilmente praticabile. Servono dei compromessi.

          • Giuseppe Cipriani on

            Come sospettavo, minato è il campo (“migliori”? chi lo stabilisce?)… Anche in questo caso, pur con le migliori intenzioni, sarebbe un criptico malthusianesimo di ritorno, senza che chi lo incarna se ne renda (troppo) conto.
            Le cose dovrebbero funzionare diversamente, autodeterminazione ci vuole, non scelte dall’esterno, da parte di chi poi?

          • Ma cosa c’è di tanto scandaloso nell’individuare quelle persone con capacità necessarie a fare X? Non è qualcosa che nel resto del mondo avviene in continuazione nella scuola, nel lavoro, nello sport etc.?
            Tranquillo che nessuno chiederà a te di farlo, per fortuna. E dico per fortuna perché se fosse per te, con la scusa che non è possibile stabilire quanto sopra, e che l’aiuto en masse è impraticabile, si finirebbe più “equamente” per non aiutare nessuno…
            Mah, altro che “malthusianesimo di ritorno”, che per la precisione non ci azzecca nulla.

            Ora mi raccomando, mi aspetto che tu insista come un disco rotto sulla questione dei “migliori”, anzi ti do un hint: prova con “non puoi definire migliore, perché non puoi definire ciò che non esiste”, dovrebbe suonarti familiare…

          • Giuseppe Cipriani on

            Ti sei spazientito per un’osservazione… Non hai inteso, purtroppo, che il mio è un puntare alla perfezione: aiutiamoli tutti, senza ergerci a maestrini… Autodeterminazione dei popoli in casa loro!
            Senza che nessuno si arroghi il diritto di classificarli.
            E l’ultima battuta penosetta che c’entra? Rimaniamo sul pezzo che è meglio.

          • Spazientisce il tuo costante buttarla sul personale…

            Quanto alla perfezione: è realizzabile?
            Perché se non lo è, ci saranno dei compromessi da accettare e uno di questi potrebbe essere quello di cui si è detto sopra.

            Mi pare un discorso di puro buon senso e realista. Quello del “puntare alla perfezione” meno, per essere eufemistici.

            Fin.

            PS. Sì , molto meglio per te se evitiamo di rivangare altro.

          • Giuseppe Cipriani on

            Visto il pulpito da cui predichi, dovresti almeno cercare di dare l’esempio di come si dialoga senza buttarla sul personale, Vianegativa. Invece…
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            Sulla questione che non vuoi intendere mi limito a precisare che aiutare tutti non può essere sinonimo di aiutare nessuno… E, per analogia, mi vengono in mente tanti bei discorsi riguardo all’accoglienza fatti da più parti, del tipo “non possiamo aiutare tutti”, qualcuno magari sì (e via con le “quote immigrati”). Se la perfezione non è realizzabile, il puntarci, io dico, lo è.
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            E in tema di compromessi, anche il ridurre le nascite di certuni per avere meno povertà poteva esserlo, sulla carta. Ma poi s’è capito di che segno era l’intento. Classista, appunto.

          • @Cipriani per aiutarli tutti la cosa migliore è individuare quelli in grado di aiutare ad aiutare, non so so mi spiego; aiutare a pioggia troppe volte è dispersivo, individuando enti, persone etc., in grado da fungere in seguito da volano per la comunità adiacente, si ottiene un miglioramento generale. Forse intendevano questo. Il Malthusianesimo è l’inverso: salvare solo gli “eletti”.

          • All’ideale si può anche puntare, ma proprio perché la perfezione viene in gradi, si dovrà iniziare pur da qualche parte e la cosa più ragionevole da farsi a mio – e non solo mio – giudizio è iniziare ad aiutare proprio “i migliori tra gli africani e gli indiani a rimanere nei loro paesi al fine di accelerare i processi virtuosi” avendo come fine – di lungo periodo – il diritto all’autoderminazione di questi popoli.

            Se fosse possibile risovere la situazione in una volta e per tutte, quale persona di buona volontà si opporrebbe? La realtà però è altra e prima ci adegueremo ad essa, meglio sarà per tutti, ché se quelli vivono ancora “infelici e pezzenti” è anche merito di chi continua ad avere la pretesa di voler cambiar tutto e subito, per poi di fatto non cambiare nulla.

  3. Buongiorno.
    Interessante che una testata non controcorrente come il Wall Street Journal si sia espressa contro il malthusianesimo; si vede che tale dottrina non vende più; portata avanti dall’Inghilterra come strumento per il controllo delle masse subalterne e delle popolazioni colonizzate, si è ritorta contro proprio i suoi fautori borghesi.
    Sarebbe bello vedere stati africani ed orientali poter svilupparsi autonomamente, come affermato anche nel commento di sopra.

  4. Enrico Lutman on

    @ Pennetta

    Senza entrare nello specifico della polemica, mi sembra prof. Enzo che anche nella Chiesa sia entrata una certa visione catasrofista dei cambiamenti climatici per affetto antropico.
    Lei cosa ne pensa?
    Ha anche lei questa sensazione?

    • A quanto segnalato Htagliato aggiungo un pezzo di oggi, e mi domando se per leggere certe verità bisogna affidarsi ad un’insolita collaborazione Franco Cardini – Manifesto nel quale si legge chiaramente che la risorsa dell’Africa sono gli uomini, altro che politiche malthusiane:
      “Francesco sostiene che la risorsa più preziosa dell’Africa non sono né il petrolio, né l’oro, né i diamanti, né l’uranio, né il coltan, bensì gli uomini. Eppure da questo continente sfruttato e distrutto soprattutto a causa della scellerata complicità tra le lobbies multinazionali che lo dissanguano sfruttandolo e i corrotti governi locali che tengono loro il sacco ricevendone laute prebende mentre la guerra infuria e le bande terroristiche impazzano, la gente è costretta a fuggire. Derubati in casa loro e quindi cacciati. Inaudito, ignobile, intollerabile.”
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      http://ilmanifesto.info/un-viaggio-mozzafiato-nel-continente-chiave-del-mondo/

  5. Buon pomeriggio! 🙂
    Spesso qualcuno dice che nel 2050 arriveremo alla modica cifra dei 12 miliardi. Che ne pensa? Visto il crollo che si prospetta, dove prendono questi dati.
    Secondo me, oltre ad essere un problema economico, è un problema culturale e geopolitico.
    In Africa i musulmani stanno superando i cristiani. Non c’è da stupirsi se la causa di denatalità da noi è la secolizzazione; la spinta migratoria serve solo a pressarci per farci cambiare. Non solo, non sottovaluterei il potere economico dei Paesi del Golfo, nazioni che stanno letteralmente comprando tutto l’Occidente, nel silenzio generale, condannandolo all’ipocrisia. (Guardate quello che stanno comprando a Londra o a Milano).
    A mio parere, soltanto Federazione Russa e Cina, che non sono miei modelli, stanno attuando una politica furba da questo punto di vista.

    • Come vediamo la cifra di 12 miliardi sembra esagerata, e se anche fosse sarebbe solo l’apice di una parabola discendente.
      Come modello in generale per me non vedrei la Cina che ha una politica oppressiva e molto lontana da noie francamente un po’ mi preoccupa, diverso discorso per la Russia che in quanto paese fondamentalmente europeo è a mio parere ormai l’ultima custode della cultura occidentale tradizionale.
      Comunque è vero che almeno loro si sono accorti che la denatalità è una minaccia seria che va affrontata prima possibile.

    • Strano commento questo tuo Dom:
      prima di tutto le ultime proiezioni parlano di un picco nel 2050 a 9.5 miliardi e non di 12 eppoi la discesa nell’inverno demografico ineluttabile apparirà chiaro nei numeri totali e non solo nelle derivate e prime e seconde come già è il caso oggi….
      In seguito per la prima volta da da secoli l’anno scorso il numero dei cristiani ha sorpassato quello dei musulmani in Africa…
      La spinta migratoria non è causa di nessun cambiamento ma conseguenza della denatalità europea, casomai…
      Quanto alla Federazione Russa e alla Cina hanno già perso il treno demografico: cosa che non è ancora il caso per l’India e l’Africa: ancora una volta, guardare le derivate prime e seconde e non lasciarsi intontire dai numeri assoluti.. 😉

  6. Beh, sulla questione natalità si sono mosse ancora prima Francia e paesi scandinavi.
    Quanto alla parola “malthusianesimo” riferita alla “selezione” forse si voleva dire “darwinismo” (sociale ?)…
    Il problema per me è che disponiamo solo di modelli economici (e realtà economiche) che funzionano con la crescita all’infinito, compresa quella della popolazione. Di questo i fautori del libero mercato se ne potevano accorgere prima, invece che predicare contro le nascite, tuttavia “all’infinito” non è davvero possibile continuare con alcun fenomeno, se non rimandando le rotture definitive dell’equilibrio sino a quando si realizzeranno in modo irreparabile. In altre parole la sovrappopolazione non sarà ancora un problema oggi, ma “all’infinito”, quindi in futuro, è ovvio che lo possa diventare se non si cambiano i paradigmi dell’economia in modo radicale. Affermare che non si possa crescere all’infinito credo sia proprio un’ovvietà, almeno sino a quando non diverranno disponibili delle altre Terre abitabili. Più che la vita nello spazio si dovrebbe cercare dove potremo esportare la vita terrestre nell’universo, se vogliamo crescere all’infinito.

  7. ma in Africa e anche in altre parti del mondo, si sono sempre selezionati i migliori,
    E’ facile definire chi sono i migliori, sono quelli che in cambio di una paccata di soldi e di sguardi che si volgono dall’altra parte svendono le risorse del proprio paese e tengono calma con piccolissime carotine avizzite e grossi bastoni i loro popoli.
    Poi, quando diventano un po’ troppo avidi, si sa, il potere corrompe, e quindi diventano un pochino meno migliori dei desiderata, vengono sostituiti con dei migliori migliori.
    Ovviamente definendo i migliori secondo quanto sopra rimangono definiti anche i peggiori che non hanno alcuna possibilità; qualcuno ricorda un certo Patrick Lumumba?

  8. Se ci fosse proprio bisogno di vedere cosa c’è dietro tutta la faccenda si può dare un occhiata al 30° minuto di questa recente trasmissione di Crozza:

    http://www.la7.it/crozza/rivedila7/crozza-nel-paese-delle-meraviglie-best-29112015-29-11-2015-168962

    La religione non dovrebbe c’entrare per nulla, ma chissà perché questi scienziatoni finiscono per tirarla in ballo (disturba ?). L’aforisma (vergognoso) è questo:

    http://aforismi.meglio.it/aforisma.htm?id=13b8d

    E’ l’atto di fede in Gea (la dea Natura/Terra). Pare che il problema del riscaldamento globale sia dovuto ai soli credenti, per questo si tratta di un aforisma vergognoso e trovo ancora più vergognoso l’elogio dello stesso nella trasmissione di cui sopra.

    • Muggeridge, la somiglianza tra Reeves e Osho non sembra essere solo nell’aspetto, ci mancava un altro santone…
      Crozza poi mi conferma che quando i comici vogliono mettersi a fare i filosofi rendono solo ridicola la filosofia.

  9. La mia intenzione era postare quanto sopra nella discussione precedente su COP21, ma ho confuso gli articoli, non so se si può spostare…qui è meno centrato sull’argomento.

  10. Cipolla Friendly on

    Perché è impossibile, o improbabile, il sovraffollamento della terra? Perché lo scenario della fine dell’uomo per consunzione di tutte le risorse naturali, simile a quella avvenuta (ipoteticamente) sull’isola di Pasqua dovrebbe essere assolutamente impossibile?

    • Di assoluti qui non si parla in campo di teorie scientifiche, figuriamoci se ce ne poniamo in campo demografico.
      Ciò premesso, questo scenario da “isola di Pasqua” non è probabile, primo perché la curva di popolazione sta già calando, cosa che comunque avviene anche in natura in tutte le popolazioni oltre un certo livello.
      Secondo perché l’uomo le risorse le può riciclare, le inventa e le cambia, non le esaurisce (dalla pietra al metallo, dal metallo alla fibra in carbonio e le materie plastiche, per es.).
      L’unica preoccupazione è l’energia e non avvelenare l’ambiente, poste queste due, con una popolazione stabilizzata naturalmente, non ci sono limiti alla permanenza della specie sul pianeta fino alla trasformazione del sole in gigante rossa…

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