Elogio postumo della Civiltà del Bisogno. Che tornerà. – Maurizio Blondet parla dell’Ultimo uomo

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Elogio postumo della Civiltà del Bisogno. Che tornerà.

(Articolo pubblicato sul blog di 

Era  il 1927.  La sovrapproduzione in cui l’economia americana s’era assestata durante la Grande Guerra (quando produceva enormi volumi di beni per gli alleati, con grandi profitti) minacciava di tradursi in recessione e crisi.    Paul Meyer Mazur, banchiere d’affari, partner di Lehman Brothers, lanciò la linea:

Dobbiamo cambiare l’America da essere una cultura dei bisogni, ad essere una cultura dei desideri. Bisogna addestrare la gente a volere cose nuove, ancor prima che le cose vecchie siano consumate del tutto.  Dobbiamo formare  una nuova mentalità in America.  I desideri dell’uomo devono mettere in ombra le sue necessità”.

Prendo questa citazione dall’ultimo, illuminante saggio di Enzo Pennetta, “L’Ultimo Uomo  – Malthus, Darwin, Huxley e l’invenzione dell’antropologia capitalista” (Circolo Proudhon, 206 pagine, 16 euro).  Naturalista per formazione,  Pennetta  è diventato un notevole  storico del  pensiero scientifico; del suo cascame, ossia lo scientismo; e su questa via, ha esplorato i “cambi di paradigma” culturali  e le centrali che li   creano e diffondono nel mondo moderno: tipicamente il Darwinismo, voluto dalle centrali britanniche come  “genesi laica”, ossia un  mito funzionale al potere,  e “fons juris” che non dovesse nulla a un Dio, né a un obbligo   di adeguarsi qualche idea  del bene o del male.

La citazione di Paul Mazur mi ha risonato dentro in modo speciale perché io, per l’età, ho vissuto il “cambio di paradigma” di cui parla: nel primo  quindicennio della mia vita, e anche oltre (diciamo fino al 1960), nella  Milano industriale oggi scomparsa,  ho visto le ultime propaggini della ‘cultura dei bisogni’.

ombrellaio
Si riparavano ombrelli

Era la cultura che è facile deridere come quella delle  scarpe risuolate, dei cappotti rivoltati, dei pantaloncini che passavano dal fratello maggiore al minore, e non comprati ma  cuciti in casa.  Ma nella derisione va perduta la forza spirituale, la potenza educatrice che tale paradigma dava alla società.  Una  economia pensata per soddisfare i bisogni non poteva essere ipertrofica, non aveva la voce in capitolo totalizzante e  condizionante  che ha oggi. Ricordo benissimo  che le famiglie  – dove non erano ancora in uso gli acquisti a rate – non solo risparmiavano per anni  per le grandi spese importanti (mobili, i primi elettrodomestici, la Vespa)   ma insegnavano ai figli a dominare i desideri:   la  paghetta settimanale  non essendo affatto un diritto acquisito, noi giovanissimi sperimentavamo la ‘povertà’ :  una lieta povertà al sicuro dalla fame (ci pensavano i genitori)  ma in assenza di denaro,  salvo quelle monetine da dieci lire per acquisti di liquirizia.

L’ideale era aver  sempre meno bisogni

Ma c’è anche di più. Nella cultura dei bisogni, non solo non veniva incoraggiata l’espansione dei desideri; veniva additato come ideale la “riduzione dei  bisogni” stessi. Crescere, diventare adulto, significava aver imparato a ridurre i propri bisogni: il padre di famiglia per esempio, o la mamma, rinunciare a qualcosa loro  – del poco – per la famiglia e gli studi dei figli.   Si era conquistata “libertà”: la libertà dal bisogno veniva intesa così,  l’esatto contrario di quella di adesso.  Era –bisogna dirlo oggi che è tanto dimenticata – una scuola di ascetica popolare, volentieri adottata per senso di  responsabilità.  Alla cime della quale brillava – eh sì – come esempio e modello ultimo, il francescano, il frate mendicante, l’asceta che vive di Provvidenza,  supremamente libero dal denaro, e grato e lieto.

Incredibile quanto la “cultura del bisogno”,   fondata sulla povertà e il necessario stretto, avesse il lusso di mantenere i monaci mendicanti. Attenzione, qui non parlo solo dell’Europa. Parlo della ciotola del monaco buddhista e quella del Sadhu indù; parlo degli eremiti cristiani dei primi secoli, di Sant’Antonio del Deserto, dei conventi –di gente che nessuno accusava di “non fare niente”, di non essere produttivi. Incarnavano un ideale, la liberazione dai bisogni, anche dai pochi bisogni dell’uomo adulto, del Pater Familias.

Da qui si vede, spero, che si trattava di “paradigma culturale” molto antico. Per migliaia di anni la ciotola del monaco che la donna pia riempie di un pugno di riso, è stata una costante della civiltà. Ciò  ha ordinato  per millenni le società umane verso il superamento di sé,  oltre la morte: ciò che nella nostra Europa si chiamava il Regno dei Cieli.   Da cui derivavano  tante cose oggi inspiegabili : la figura del guerriero, sia il samurai o il cavaliere templare, un asceta  poverello  educato al sacrificio della propria vita con nobile sprezzatura;  una  classe nobiliare che si assoggetta volontariamente “a un ordine e a una legge”, nella convinzione che “vivere a proprio gusto è da plebeo”.   Monarchie durate secoli,  che si circondavano  di ricchezze, ori, ermellini, torri,  come segnali del prestigio, non di comodità.

Quello era lo stato normale dell’umanità. Come farlo capire all’uomo massa consumista, convinto che sia normale l’abbondanza in cui vive  oggi – a credito – e dove tutto il mondo della pubblicità, della ‘informazione’,  ma anche la demagogia dei politicim, dei testimonial di successo, e dei governi, applaudono il fatto che non metta limiti ai suoi desideri? Il libertario – che in qualche modo vive in tutti noi –esalta questo stato come   compimento di un gran processo di “liberazione”, e fenomeno “spontaneo”.  Per chi ha vissuto l’altra civiltà,  sente  questa che l’ha sostituita,  come degrado morale, peccato  (apostasia),  e perdizione dell’umanità. Schernitemi pure. Ma almeno, si capisca che  non c’è nulla di spontaneo: ciò che vi sembra “naturale”  è il cambio di paradigma che è stato decretato da Wall Street e Lehman Brothers negli anni ’20.

E per tutti i libertari, arriva la cattiva  notizia:  la “cultura dei desideri” è arrivata alla fine. Era insostenibile fin dal principio. Ora si vede  che era tutta gonfiata dall’inflazione del debito,su cui Wall Street (e soci) lucrano gli interessi; ma il debito cumulato su privati e sugli stati, è tale che  da otto anni le banche centrali  (da meno la BCE) creano  denaro dal nulla e, senza riuscire a mettere in moto l’economia mondiale.   In una parola:   noi occcidentali  andiamo verso  un regno della scarsità  e dell’ingiustizia, privati delle risorse spirituali per sostenerlo, e anche per accettarlo.  Il perché non si riesca ad uscire dalla crisi   – il perché il sistema è al suo capolinea – è,  in senso profondo, morale: ha a che fare con la stoffa spiritualmente cattiva degli uomini “addestrati alla cultura dei desideri, a volere cose nuove”.

Enzo Pennetta: “Se nella percezione collettiva i desideri sostituiscono i  bisogni, un’ulteriore tappa è quella di spostare il concetto di ‘diritto’ dalla dimensione della necessità a quella della volontà individuale”.

E’ una deformazione  profonda, una malattia del diritto, quella per cui partiti e propaganda esaltano come una gran conquista “i diritti dei gay” al “matrimonio”,   si predica il “dovere di accoglienza” verso torme di stranieri ostili,  mentre si abbandonano alla miseria i poveri della propria nazione, e  mentre si violano senza scrupoli i diritti necessari e fondamentali al lavoro, all’uguaglianza,  il diritto dei lavoratori a non essere derubati del salario – o anche il diritto fondamentale alla propria identità culturale, per cui si batte l’ungherese Orban, demonizzato dai media. La colpa della “Unione Europea” in questa fase terminale della civiltà; ma questo richiederà un altro articolo.

Maurizio Blondet

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15 commenti

  1. stò cò frati e zappo l'orto on

    Abbiamo tollerato la Fantasia al Potere e finchè non si scaricano tutte le batterie questi non stanno ad ascoltare nessuno.Finiranno il lavoro.
    Lo dicevo al Prof.Pennetta ma per caso c’è un colpevole o più colpevoli ?
    Oppure è il voler vincere la nostra noia di “persone normali” che oramai accettiamo di tutto(esclusi quelli dello zoccolo duro riconoscibili irriducubili).Basta portare l’esempio di MIlano….

    • Il lavoro verrà finito certamente, riguardo ai colpevoli sono tutti i sostenitori e promotori dell’ideologia negata, più il parco buoi che accetta tutto.
      Ma anche il meccanismo più sofisticato ha i suoi difetti, resto in attesa di vedere il grande botto.

      • Ma anche il meccanismo più sofisticato ha i suoi difetti, resto in attesa di vedere il grande botto.

        Citazione di Brecht, con mio tentativo di traduzione ritmica:

        Es wechseln die Zeiten. Die riesigen Pläne
        Der Mächtigen kommen am Ende zum Halt.


        Ma cambiano i tempi. La macchina abnorme
        dei folli potenti si blocca da se`.


        https://www.youtube.com/watch?v=rE-wNvvDQIo

          • Brecht era molto critico con la scienza, soprattutto dopo l`invenzione e l`uso indiscriminato della bomba atomica.
            .
            Un esempio del suo pensiero in tal senso si puo` trovare nell`incipit del “Galileo” rappresentato in america (non trovo una traduzione in italiano, quindi mi sono permesso di farla io, abbastanza liberamente):
            .
            Geehrtes Publikum der Breiten Straße
            Wir laden Sie heut in die welt der kurven und maße
            .
            Zu entschleiern vor ihrem kennerblick
            Die geburtsstunde der physik.
            .
            Sie sehen das leben des großen Galileo Galilei,
            den kampf des fallgesetzes mit dem gratias dei,
            .
            der wissenschaft mit der obrigkeit
            an der schwelle der Neuen Zeit.
            .
            Sie sehen die wissenschaft jung, geil und drall
            Und Sie sehen ihren Sündenfall.
            .
            sie muss essen und ihr wird gewalt getan
            und so kommt sie auf die schiefe bahn
            .
            und wird, die meisterin der natur
            billige gesellschaftshur.

            .
            .
            Gentile pubblico raccolto a Broadway
            vi parleremo di Galilei,
            .
            e della Scienza, sua figlia neonata,
            giovane e bella, ancora illibata.
            .
            Vedrete quindi l`aspra contesa
            tra legge dei gravi e legge pretesa:
            .
            quando la Fisica si mise in rilievo
            contro i Baroni del Medio-Evo.
            .
            E come tradendo la fede del padre,
            fece la fine dell`idolatre;
            .
            e cadde quindi in preda agli amanti
            (o quanti al mondo abbian contanti),
            .
            mutando allor, ragazza modello,
            in campionessa d`ogni bordello.

          • Però, Brecht che parla di Baroni del Medio evo in riferimento al caso Galilei mostra di essere imbevuto della vulgata ottocentesca sulla vicenda.
            Peccato, sulla degenerazione della scienza ha detto cose condivisibili.

          • La traduzione e` molto libera: Brecht scrive di “lotta sul limitare della Nuova Era tra Scienza e Autorita`”.

            L`ho scritto anche per mitigare quel “tradendo la fede del padre” che e` una mia personale interpretazione; nell`originale le cause del traviamento della Scienza vengono ascritte, piu` materialisticamente, ad un trauma violento giovanile e al bisogno di soldi che l`hanno condotta sulla cattiva strada.
            .
            Io non conosco l`opera completa, quindi non so in che misura Brecht possa essere stato vittima del pregiudizio o del conformismo, so pero` che l`ha riadattata diverse volte per aggiornarla ai cambiamenti epocali in ambito scientifico e della societa` (scissione dell`atomo, bomba atomica, ecc.), quindi credo avesse un intento polemico soprattutto verso l`attualita`.

          • “credo avesse un intento polemico soprattutto verso l`attualita`.”
            .
            Interessante questa considerazione Lovinski, l’opera “Vita di Galileo” è conosciuta fondamentalmente per la sua proposizione del cliché di una Chiesa oscurantista e non per essere una critica all’uso che la modernità ha fatto della scienza.
            Forse in Brecht erano presenti entrambe le cose, ma ne viene ricordata solo una.

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        Il Lavoro(elle maiuscola)di quei signori al Potere con la Fantasia….o la Fantasia al Potere? Finiranno il programma sostanzialmente (o faranno di tutto per completarlo)
        1)E’ il momento ottimo per propinare a più gente possibile la cannabis di Stato(esse maiuscola)comunque da distinguire da “quella medica”…..tanto non fa male….e poi magari come da risultati del fiume arno anche un briciolino(legale però!)di coca(in questo modo si aiutano….e molto !……i paesi del sud(del Mondo eh).
        2)Legalizzare le mazzette….per esempio in Arabia Saudita la mazzetta E’ LEGALE(dello Stato? Esse maiuscola a esse di stato eh)
        3)Una leggiona che permetta,come con la vecchia Dc(ma ben diversa da questi era la Dc di Fanfani ed altri….)di stare a razzolare con i giocattoli dei grandi per almeno altri 30 anni e poi “lasciare”il potere ma solo dopo che la noia ti ha assalito.
        4)Togliere quasi del tutto(es la progredita Cina)i diritti a quella che un tempo sventolava tante bandiere di tanti colori:La ex classe operaia…..parola d’ordine sarà Arrangiarsi(a maiuscola)
        5)La depenalizzazione dei reati è un fatto compiuto
        6)L’accoglienza come nella Miami dei carcerati di Fidel oltre a tutti quelli che contribuiscono alle 35 euro al giorno per le varie associazioni parassite è fatto compiuto
        Questo è solo un piccolo elenco “a discrezione”di quello che la fantasiaalpotere può fare,con le nostre tasche e i nostri diritti.

  2. stò cò frati e zappo l'orto on

    non ho corretto e vorrei scrivere:”Il Lavoro(elle maiuscola)di quei signori al Potere….con la fantasia o è la Fantasia al Potere? Sostanzialmente lo finiranno(o faranno di tutto per completarlo)”.Dannata fretta.

  3. Tutto giusto, però per me tutto il male non viene per nuocere, anche se finisse la civiltà del desiderio con un botto, non verrebbe per nuocere, se pensiamo che questa sia negativa, tuttavia per me non è stata solo negativa e non è stato tutto programmato a tavolino, è stata la naturale conseguenza della rivoluzione industriale, si parte dai bisogni e poi, anche per competizione, si pensa a soddisfare i desideri e ci si ingegna per farlo, pensando così di migliorare il mondo, di renderlo un posto migliore in cui vivere, salvo ottenere effetti anche opposti per la solita eterogenesi dei fini.
    In altre parole tutto dipende dai desideri, se si desidera vivere in un mondo più bello, più giusto e più buono, come molta gente come me continua a desiderare, il percorso verso la realizzazione di questi desideri resta valido.
    Complimenti al prof. Pennetta per questi riconoscimenti di cui andiamo fieri anche noi che ci limitiamo a partecipare al suo blog.

    • Giustamente il percorso verso la realizzazione dei desideri resta valido, non c’è niente che non vada bene nei desideri, finché non vengono scambiati per diritti.
      PS fuori di ogni retorica da parte mia vado fiero dei partecipanti alle discussioni. Grazie.

  4. Vacanze terminate e non fatte avendole trascorse prima a cercar casa e poi a traslocare.
    Desidero un altro mese di vacanza, posso averlo?
    Scherzi a parte, secondo Hobbes, mettendola giù in maniera grossolana, sempre e comunque le nostre azioni sono frutto di necessità (“Libertà e necessità” un epistolario fra Hobbes e non mi ricordo più quale vescovo su questo argomento .
    Da giovane convintamente Hobbesiano ero convinto avesse ragione, ora, da diversamente giovane no, anche se la necessità gioca un ruolo davvero importante.
    Credo che nella mentalità comune, in cui mi riconosco in pieno purtroppo, si siano confuse le cose e si identifichino ormai desiderio e necessità e libertà diventa la realizzazione del desiderio o la possibilità di agire per essa.
    Ho notato una cosa, frequentando i giovani ma anche alle volte i meno giovani: tutti o quasi tutti dicono di essere persone semplici con desideri essenziali ma non è vero.
    Quello che voglio dire è che una cosa è ciò che viene professato e un’altra ciò che viene praticato, non solo si è passati dalla società della necessità a quella del desiderio ma il desiderio c’è sempre stato, ma è proprio il desiderio stesso che è cambiato dall’utile al superfluo.
    I miei desideri infantili: un filo di nylon con galleggiante e amo, un poco di vischio per catturare gli uccellini, la frutta in primavera, i gamberi di fiume in estate, i funghi nel primo autunno e più tardi le castagne, i regali di Natale e del compeanno più per l’aspettativa che per il regalo in sè stesso e comunque anche se il regalo a volte deludeva, mostrare di gradirlo per far contenti i genitori.
    I desideri infantili attuali: il telefonino, lo zainetto di marca, la playstation e così via. Se il regalo delude, pianti strilli o peggio umiliazione dei genitori.
    Io considero che i miei desideri fossero in qualche modo legati alle cose essenziali della vita, mangiare, bere, godere delle bellezze della natura, l’amore familiare, oggi sembra che i desiderata siano tutti completamente slegati da queste cose essenziali, quasi a rappresentare una fuga dalla realtà, e fuggendo dalla realtà ci si trova in un mondo che ha sostituito i riti collettivi ai rapporti interpersonali ed eliminando il bisogno ha aperto le porte a l desiderio crescente, soddisfatto uno si desidera di più o altro e così via.
    I desideri non sono di per sè negativi, sono i desideri che fanno da molla al progresso, il desiderio di conoscere, di capire, di costruire, di migliorare le condizioni proprie e delle persone vicine; ciò che li rende nefasti è il focalizzarsi parossistico su di essi, non più il desiderio di qualcosa che mi serve a realizzare un sogno, pescare un pesce, realizzare un meccanismo, costruire una struttura, indurre un attimo di felicità a chi ti è caro, migliorare la condizione di chi si spacca la schiena tutti i giorni, ma il semplice realizzarlo nel possesso di qualcosa o di qualcuno.
    Ciò che manca è il discrimine fra il bene ed il male, concetti di cui si è perso il senso.
    Ecco che il progresso diventa “buono” non perchè porta buoni frutti ma semplicemente perchè è nuovo.
    Capisco che il mio pensiero sia un po’ contorto e mal spiegato, cerco di chiarire: è un po’ come la storia dell’informatica nella scuola, da informatico dell’età della pietra (primo computer nel 1980, primo provider internet in provincia di Pordenone nel 1995) non posso essere accusato di essere contro il progresso, bene, io vedo che la tendenza è quella di dare più importanza alle capacità d’uso di questa versione moderna di penna, calamaio e abaco piuttosto che a quello che con questo mezzo viene prodotto.
    Non credo che durerà molto, il sistema è vicino al collasso perchè è insostenibile e basato sulla rapina dei paesi ricchi a danno dei paesi poveri ma ricchi di risorse (con la complicità di satrapi locali per cui non addossiamoci tutta la colpa che non è corretto) ma quando i desideri superano le capacità produttive e anche le possibilità di rapina e vengono sostenuti da artifici finanziari (cartolizzazioni, leve, creazione di moneta ex nihilo, certificati aurei senz’oro e così via) si arriva per forza al punto di rottura ed al crollo.
    Non essendo un profeta ne’ uno specialista non so quando accadrà, domani mattina o fra cinquant’anni ma è chiaro che il sistema non tiene.
    Ora mi domando, il crollo porterà all’impossibilità di realizzare praticamente tutti i desideri “fittizzi” e per moltissimi anche le necessità primarie, come affronteranno questa situazione le nuove generazioni ormai incapaci di amore nel senso pieno della parola ma capaci solo di “empatia” (necessità sociale imposta) e “amori” prettamente egoistici?
    Temo che mi toccherà ricredermi e morirò Hobbessiano perchè si realizzerà in pieno il suo “homo homini lupus”.

    • Una riflessione la tua che amplia la fotografia della realtà fatta da Blondet, forse perché la grande esperienza di vita aiuta a vedere meglio l’insieme.
      Voglio però soffermarmi un momento sulla frase conclusiva:
      “Temo che mi toccherà ricredermi e morirò Hobbessiano perchè si realizzerà in pieno il suo “homo homini lupus”.”
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      Questa Valentino è una mia preoccupazione, guardandomi intorno vedo sempre più gente che vive male, in cerca di un motivo per sperare e infine sempre più tesa, quanto manca perché questo si trasformi in una conflittualità diffusa?
      Se le condizioni economiche dovessero peggiorare ulteriormente credo che la popolazione si dividerebbe in due, quelli che si aiutano e quelli che si sbranano.
      Quindi ritengo possibile che si possa verificare in larga parte l’homo homini lupus, ma non morirò hobbesiano per via di quella parte, fosse anche minoritaria, che sceglieranno di essere comunità e aiutarsi.

  5. Ovviamente, nemmeno io voglio morire Hobbessiano, intendevo dire che forse Hobbes ha visto chiaramente il lato oscuro dell’uomo.
    Lo sai che io sto dall’altra parte, o almeno ci provo 😉

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