Internet: prove generali di censura (parliamo finché possiamo)

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shadowban

Concediamoci il lusso di dire ancora quello che pensiamo, finché sarà possibile, perché per la libertà di pensiero si preannunciano tempi bui.

In questi ultimi giorni si è rivelata una rete di controlli su tutti i canali di comunicazione che vanno dai social più diffusi alla rete nella sua interezza. La cosa mi è stata particolarmente evidente quando all’amico Alessandro Benigni autore del sito Ontologismi è stato bloccato il profilo Facebook senza alcuna spiegazione, una situazione kafkiana di condanna senza spiegazioni. Ammesso che esista davvero una ragione valida se avesse detto qualcosa di offensivo sarebbe stato sufficiente chiedergli rimuovere il post incriminato, invece no, è stata scelta la strada dell’eliminazione totale, della persona più che del pensiero direi, una moderna damnatio memoriae. Chi conosce Alessandro sa che la sua attività è di forte impegno su tematiche sociali e di attualità e che niente appare nei suoi scritti o nei suoi video che possa essere lesivo di qualcuno, quello operato da Facebook appare quindi come un gesto di censura ideologica pura.

Ma non si tratta certo di un caso isolato, negli stessi giorni in cui i media si concentravano sulla vicenda della celebre foto della guerra del Viet Nam censurata (Facebook “cancella” post con foto bimba vietnamita bruciata dal Napalm. Poi la retromarcia) dando a intendere che il problema sia circoscritto ad un bigottismo sui nudi, censure ben più preoccupanti hanno riscosso molta meno attenzione, come quella ad esempio segnalata dal Giornale riguardante un articolo politicamente scorretto sull’anniversario dell’11 settembre (Quella “censura” di Facebook: così ci dice cosa non leggere ):

Un articolo come tanti sulla tragedia che voleva offrire un punto di vista diverso ai lettori. L’articolo era finito in cima ai trending topic di Facebook grazie all’algoritmo del social network che monitora il traffico sui contenuti. Di fatto la sezione “trending” è quella su cui si concentra il maggiore flusso di clic da parte degli utenti Facebook. L’algoritmo tiene conto di alcune variabili molto semplici con ad esempio la rilevanza del post tenendo conto anche dell’interesse da parte degli utenti per la vicenda. Ma è proprio in questo punto che arriva la “censura” di cui abbiamo parlato: il team che cura il flusso di news su Facebook ha deciso di rimuovere il link. “Abbiamo riscontrato un articolo-bufala in cima ai trend e abbiamo deciso di rimuoverlo nell’attesa di risolvere il problema”, ha affermato un portavoce di Facebook. Una scelta che però ha un retrogusto amaro. Di fatto il social network ha esercitato così un potere che nulla ha a che fare con la sua mission aziendale.

Il controllo delle news e dei contenuti sulla piattaforma Facebook negli ultimi tempi è diventato sempre più forte.

Da notare che le regole della “community” di Facebook non si ritengono violate nel caso di gruppi di bestemmiatori, l’ “hate speech” in quei casi non viene riscontrato, evidentemente per la dirigenza di Facebook offendere i credenti è tra le prerogative della “community”.

Oltre a Facebook la censura sulle idee ha fatto la sua comparsa su Twitter con l’istituzione dello “shadowbanning” come apprendiamo dal sito Voci dall’estero:

Le voci che Twitter ha iniziato a silenziare segretamente gli utenti politicamente sconvenienti sono state confermate da una fonte interna alla compagnia, che ha parlato in esclusiva con Breitbart Tech. Questa pratica è stata confermata da un senior editor presso un grande editore.

Secondo la fonte interna, Twitter ha una “lista bianca” di account twitter privilegiati e una “lista nera” di utenti indesiderati. Gli account sulla lista bianca hanno maggiore priorità nei risultati delle ricerche, anche nel caso in cui non siano i più popolari tra gli utenti. D’altro canto, i tweet degli account in lista nera vengono nascosti sia nei risultati di ricerca sia nelle timeline degli altri utenti.

La conferma è arrivata da un senior editor presso un grande editore, che ha detto a Breitbart che Twitter gli ha confermato di mettere deliberatamente certi utenti in lista nera o in lista bianca. Ha aggiunto di essere spaventato dal potere della piattaforma, facendo notare che i suoi tweet potrebbero sparire dalla timeline degli altri utenti se sono dovesse uscire dalle grazie dell’azienda.

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Tuttavia, Twitter non si limita a silenziare gli spammer. Per settimane, gli utenti hanno riferito che i tweet di populisti conservatori, membri della destra alternativa, libertari culturali, e altri dissidenti sono scomparsi dalle loro timeline.

Un caso reale di questa pratica è stato segnalato da Alberto Bagnai:

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E infine a completare il panorama delle censure arriva la legge contro il cyberbullismo descritta così da Wired: La proposta di legge contro il cyberbullismo è al confine con la censura:

Dovrebbe essere una legge contro il cyberbullismo, ma è già stata etichettata dagli analisti come la più pericolosa legge-censura della storia europea, che non solo non risolverà il problema, ma rischia di creare altri, più grandi ancora, di ordine etico e logistico.

Il testo della proposta “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo“, che attende l’approvazione della Camera dei Deputati, prevede che il “gestore di un sito” (chiunque esso sia), elimini contenuti che possano provocare “ansia” sotto iniziativa di un richiedente, anche quando non sia accertato reato di stalking, diffamazione, ingiuria, ecc.

Questo avviene nel nostro Occidente autoproclamatosi luogo della libertà, valore che esporta insieme alla democrazia con la fiaccola al fosforo bianco, del resto “la libertà è schiavitù” diceva qualcuno.

Intanto sarà bene cominciare a studiare come muoversi nelle moderne catacombe del deep web.

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

44 commenti

  1. davidevacca70@libero.it on

    Che dire…. c’è un giochetto per tablet e smartphone che ultimamente mi prende moltissimo: questo richede FB per incrementare i propri punteggi, per cui è l’unica motivazione per la quale uso i Social Network.

  2. Vietare “l’Ansia”! Questa è spettacolare!
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    A questo punto vietiamo ai bambini di andare a scuola oppure i thrillers in tv ma sopratutto mi vietino di guardare le partite dell’udinese, ultimamente ogni cross nella nostra area è causa di ansia fortissima…
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    Siamo veramenta al punto in cui le persone preferiscono stare al calduccio nella bambagia dell’illusione piuttosto che affrontare la realtà/vita.

    • Ahah davvero l’udinese ultimamente è grande fonte di ansia, e come non bastasse ci si mettono anche le questioni dello stadio.
      Certamente due cose da bannare immediatamente e via con la pazzia imperante!

    • Che dire, anche a me la propaganda LBGT mette ansia…. e molta.
      Che dite, potrebbe funzionare ?

  3. E intanto se Facebook registra ogni più piccola informazione e censura alla prima impressione di “dissidenza”, Twitter non sarà da meno se, come sembra, il grande fratello Google acquisterà la piattaforma. E l’Italia, già collaboratrice dei FVEY e parte dei 14 Eyes, ha messo in campo nuove misure di censura online con la scusa del cyberbullismo.
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    D’altronde, inutile illudersi che esistano siti o servizi in rete esenti da un continuo e invasivo monitoraggio in nome della “sicurezza”, come Snowden e altri prima di lui hanno dimostrato. Per citare Julian Assange di Wikileaks:
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    “Il mondo non sta scivolando, sta letteralmente galoppando verso una nuova distopia transnazionale. Questa evoluzione è passata quasi inosservata al di fuori delle cerchie deputate alla sicurezza nazionale. È stata occultata dal segreto, dalla complessità e dalle dimensioni. Internet, il nostro massimo strumento di emancipazione, è stata trasformata nel più pericoloso contributo al totalitarismo che si sia mai visto. Internet è una minaccia per la civiltà.
    Queste trasformazioni sono avvenute in silenzio perché chi sa che cosa sta succedendo lavora nel settore della sorveglianza globale e non ha il minimo interesse a parlarne.
    Se abbandonata alla propria inerzia, la civiltà globale diventerà nel giro di pochi anni una postmoderna distopia della sorveglianza, dalla quale nessuno potrà fuggire, a parte gli individui più abili. Anzi, forse ci siamo già.
    Tanti autori si sono interrogati su quello che significa Internet per la civiltà globale, ma si sbagliano. Si sbagliano perché non hanno la giusta prospettiva frutto dell’esperienza diretta. Si sbagliano perché non hanno mai conosciuto il nemico. Nessuna descrizione del mondo sopravvive al primo contatto con il nemico.”
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    Pensate quindi chi, come i 5 Stelle, ingenuamente pensa di affidare alla rete – manipolabile, censurabile, controllabile – le ultime briciole della nostra democrazia.

    • Mi sembra giusto ripetere uno dei tanti passaggi condivisibili diAssange riportati da Eleius:
      “Se abbandonata alla propria inerzia, la civiltà globale diventerà nel giro di pochi anni una postmoderna distopia della sorveglianza, dalla quale nessuno potrà fuggire, a parte gli individui più abili. Anzi, forse ci siamo già.”

      • Se permettete, allungherei lo sguardo e mi chiederei: CHI sta dietro a questo gioco orwelliano? Chi è il “grande fratello”? Filantropo, ecologista, politicamente corretto, vero e sincero promotore dell’ecumenismo e della fratellanza fra i popoli… Rileggersi Vladimir Sergeevič Solov’ëv (ma potrebbe bastare meditare un po’) per riconoscere la puzza di zolfo.

        • Confesso di non conoscerlo Vladimir Sergeevič Solov’ëv, ma farò una ricerca internet su di lui….
          Il punto è che da non credente non riesco certo a sentirla questa puzza di zolfo; a mio avviso credo si tratti piuttosto di un folle delirio ideologico oramai completamente sfuggito di mano, come qualcuno mi suggerì la scorsa estate.
          Un folle delirio ideologico, esattamente come quello che contagiò la Germania nazista e l’URSS comunista lo scorso secolo; ma che a mio avviso sarà ancora più lungo, cupo ed opprimente di questi due regimi totalitari.
          I prodromi ci sono tutti.

  4. Ogni volta che usiamo le parole fornite gentilmente dal potere, ne accettiamo anche, piu` o meno implicitamente, lo schema interpretativo ; sempre citando Fusaro: si stratta di elaborare delle nuove “mappe”, altrimenti, con quelle graziosamente calate dall`alto, non si puo` raggiungere nessun luogo che non sia stato gia` previsto: praticamente solo delle “riserve”.
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    Per iniziare direi di rispolverare il termine italiano per le segnalazioni, accuse segrete alle autorita`, ovvero “tamburagione” o “tamburazione”.

    http://www.treccani.it/vocabolario/tamburagione/

    • Che le parole contengano già uno schema interpretativo è una giusta osservazione che dovrebbe diventare elemento di analisi da parte di ogni cittadino, il primo passo per difendersi.

      • Confesso di non conoscerlo Vladimir Sergeevič Solov’ëv, ma farò una ricerca internet su di lui….
        Il punto è che da non credente non riesco certo a sentirla questa puzza di zolfo; a mio avviso credo si tratti piuttosto di un folle delirio ideologico oramai completamente sfuggito di mano, come qualcuno mi suggerì la scorsa estate.
        Un folle delirio ideologico, esattamente come quello che contagiò la Germania nazista e l’URSS comunista lo scorso secolo; ma che a mio avviso sarà ancora più lungo, cupo ed opprimente di questi due regimi totalitari.
        I prodromi ci sono tutti.

  5. Facendo riferimento all’articolo precedente (Fo, Darwin, favole e bambini) ecco qui un risultato pratico di quello che paventavo nel mio post.
    Il fatto esiste solo se è perfettamente in linea con il racconto desiderato da chi brandisce il pensiero unico , qualsiasi altro tipo di racconto, di opinione, di dubbio deve essere silenziato.
    Il fatto stesso e con esso la realtà viene cancellato, negato; siamo costretti a vivere in un’universo parallelo di realtà virtuale o per meglio dire, di realtà artefatta.
    D’altra parte quando diventa diritto lo stravolgere quallo che natura ha stabilito mentre quelli che sono comunemente e logicamente evoluti come diritti vengono compressi sempre più (vita, libertà di pensiero ed espressione, libertà personale, libertà di educazione ecc.), quando si stravolge il significato dei termini chiamando l’aggressore “aggredito”, gli interventi aggressivi e le violazioni di sovranità “intervento umanitario”, quando si accusa il “nemico” di crimini di guerra senza portare lo straccio di una prova credibile e anzi contraddicendo ed ignorando le prove contrarie mentre gli amici che un po’ più a sud stanno macellando un paese sono addirittura elevati alla massima carica negli organismi che si occupano di diritti umani che cosa possiamo pretendere?
    Pane al pane e vino al vino, questa è stata per secoli la definizione delle cose, oggi invece il pane viene definito “diversamente vino” ed il vino “diversamente pane” e noi non siamo più in grado di capire di cosa diavolo si stia parlando.
    Rassegnamoci, non è più la realtà la cosa importante, e chi prova ad affermare il contrario deve essere zittito, per ora con la censura, domani probabilmente in maniera più cruenta.
    Stiamo andando velocemente verso la prigione unica con il padrone unico (vedere la tendenza nella mega-fusione di Bayer, Monsanto, Sygenta ed ex concorrenti) e nessuno di noi può farci nulla.

    • La cosa che non riesco ad accettare in tutto questo sono i “collaborazionisti”, non intendo tanto i politici che alla fine come una nuova casta vengono ricompensati con una posizione privilegiata, ma mi riferisco ai comuni cittadini che si sperticano in elogi verso tutte le misure attuative del “Mondo nuovo”, dalla sorveglianza invasiva all’eliminazione del contante alla distruzione della scuola.
      Loro si dicono amanti del progresso e si spellano le mani ad applaudire chi li sta fregando.
      Manco nella repubblica di Vichy…

  6. http://www.finestresullarte.info/441n_rijksmuseum-titoli-opere-politicamente-corretti.php#cookie-ok
    L’anno scorso al Rijksmuseum di Amsterdam hanno modificato tutti i titoli di opere troppo “scorretti”, eliminando parole come neger (“negro”), kaffer (come neger, utilizzato in Sudafrica), mongooltje (“mongoloide”), dwerg (“nano”), hottentot (“ottentotto”), bosjesman (“boscimano”), eskimo (“eschimese”), indiaan (“indiano d’America”), eccetera.

    Soprattutto nei campus universitari inglesi e americani la situaizone è ormai tanto grave che persino il nuovo PM ingelse si è espresso a riguardo
    http://www.independent.co.uk/news/uk/politics/safe-spaces-no-platform-theresa-may-pmqs-british-prime-minister-uk-a7300336.html
    Personalmente non sono molto ottimista sul futuro della libertà di espressione, soprattutto vedendo quello che sta accadendo all’estero, e si sa che quello che accade negli USA e in Nordeuropa poi viene importato anche da noi.

  7. Egr. Professore, della vicenda “ansia” nel DDL alla Camera, non ho trovato traccia. Quì è disponibile il testo, compresa la relazione di accompagnamento ( con dati statistici molto interessanti) http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00752105.pdf
    Nella definizioni di Cyberbullismo, che costituisce il precetto della norma, giusta o sbagliata che sia, di questo presunto stato ansioso, non c’è traccia.
    Per essere precisi, il DDL stabilische che :
    ” 2. Ai fini della presente legge, per «cyberbullismo»
    si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria,denigrazione, diffamazione e si intende altresì qualunque forma di furto d’identità,alterazione, acquisizione illecita, manipolazione,
    trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica.”
    Quanto ai social che sembrano bloccare contenuti a loro sgraditi, io suggerisco la migrazione, su altri social equivalenti del tipo “https://vk.com/ ” che, oltretutto, è particolarmente attento al mondo orientale.
    Russia compresa.
    VK è la maggiore rete sociale in Russia e in tutta la CSI; è stata fondata dal programmatore russo Pavel Durov nel 2006. Nel primo mese del 2014 raggiunge i 210 milioni di utenti registrati. (Wikipedia)
    Sede: San Pietroburgo, Russia.
    In pratica è l’equivalente di “Faceluuk” SENZA PUBBLICITA’ E MOLTO PIU’ POTENTE!!
    (provare per credere)
    MIGRARE,MIGRARE SU ALTRI SERVER 🙂

    • Buonasera Gianfranco 56, grazie per il suo interessante contributo e per i suggerimenti, riguardo al reato di “ansia” il testo che deve consultare è un altro (CDD proposta 20 maggio 2015) all’interno del quale a pag. troverà nel testo delle commissioni specificato proprio questo aspetto:
      Ai fini della presente legge, con il
      termine « bullismo » si intendono l’aggressione
      o la molestia reiterate, da parte di
      una singola persona o di un gruppo di
      persone, a danno di una o più vittime,
      anche al fine di provocare in esse sentimenti
      di ansia, di timore, di isolamento
      o di emarginazione…

      • Ma infatti l’arma che si sta usando è prima di tutto utilizzare parole dal significato generico come ansia, timore, ecc. e poi creare dei reati “soggettivi”. Cioè il reato c’è se tu percepisci una cosa come tale. In questo modo chiunque può diventare un criminale.

    • Direi però che passa un attimino di differenza tra il moderare chi parla a “casa mia” e il “moderare” uno spazio pubblico di libere idee sebbene gestito da privati.

      • Marino Voglio on

        (l’equivoco sta nell’attributo “pubblico”, che personalmente mi perplime fin dalla nascita del web. ossia: pubblica è al limite la strada, ma se io la percorro in un comodo pullman con tanto di animatori…)

      • Facebook(al quale ho rinunciato da tempo per tutelare la mia privacy e perchè lo trovo inutile) purtroppo è casa di Zuckerberg, non è un “luogo” di tutti o di nessuno.
        Se vogliamo liberarci dall’ingluenza nefasta di FB, dovremmo seguire l’esempio della Germania o di altri Paesi che hanno creato social network migliori, più rispettosi degli utenti

        • ANDREA C, MARINO VOGLIO,
          per voi qual è la differenza tra “moderare” e “censurare”? Ve lo chiedo perché è di questo che parla l’articolo di Pennetta.
          Inoltre non si può far finta di non sapere che la stragrande maggioranza degli utenti dei social network credano che essi siano un posto dove c’è libertà di opinione al massimo grado. SE invece i proprietari dei social network possono gestirli come gli pare, d’accordo, ma poi non veniteci a dire che sono strumenti per lo scambio di opinioni.
          In breve i casi sono due: i social network non sono una spazio libero, ma non c’è niente di illegale in questo, però bisogna DIRLO;
          OPPURE i social network SONO uno spazio libero, allora va bene moderare come si fa in un blog/forum MA la cosa deve essere trasparente nei confronti del moderato e deve basarsi su comuni regole di rispetto e non su una particolare linea editoriale.

          • Marino Voglio on

            che vuoi che ti dica: per me – che, sia chiaro, rappresento solo me stesso – non c’è nessuna differenza.
            puoi censurare quattro quinti del belli, a cominciare dal nick che usava, dando a tutti l’impressione di moderarlo (e lui per primo non se ne avrebbe a male, visto che di mestiere faceva il censore).

            quanto a “bisogna dirlo”: e da mo. io personalmente lo so e lo dico dai tempi del modem che si accoppiava con la cornetta e facevano piripiripì.
            …ma purtroppo quando il bambino strilla “il re è nudo” il risveglio del popolo è un evento che si verifica solo nelle favole. nella realtà i più fanno finta di niente, e quelli che proprio non possono far finta di non aver sentito minimizzano: “è solo un bambino”.

            (infine: ti devo dire che secondo me quello che alcuni chiamano “la fogna dell’odio del web” non è del tutto un male: a me serve a toccare con mano fin dove sa arrivare il mio vicino di casa quando pensa di non essere visto)

          • Camillo Vidani on

            State attribuendo alla malizia quello che in massima parte può essere spiegato dalla semplice tirchieria. FB e Twitter ricevono ogni giorno un mare sterminato di contenuto da controllare, e non hanno nessuna voglia di pagare troppe migliaia di persone per farlo. Quindi si basano il più possibile sulle segnalazioni degli utenti: se abbastanza persone premono il tastino “segnala”, il post sparisce in automatico e poi tocca all’autore cercare di parlare con un addetto per farselo ripristinare. Giusto pochi giorni fa, Youtube ha inaugurato un nuovo programma che di base cerca di spingere gli utenti a fare i moderatori gratis.

            Ovviamente questo sistema va dall’appena decente al pessimo, essendo alla mercè delle ubbie di ogni gruppo di utenti medio-grande a cui sta antipatico qualcuno: ma costa pochissimo, ed è questo che interessa. Della libertà di opinione non gliene importa granchè (e non sono tenuti legalmente a garantirla): il loro mestiere è vendere inserzioni.

            Per quanto riguarda la questione dei trending topics, Breitbart è la fabbrica della propaganda di Trump: prenderei qualunque loro protesta con pinze lunghe un chilometro.

          • La ringrazio per la sua risposta, ma credo che ci sia una netta differenza tra moderare e censurare: si modera cacciando i troll, i maleducati e chi va fuori tema mentre la censura riguarda i contenuti, un’opinione ben posta ma che non è condivisa da chi gestisce la piattaforma. La trovo una cosa a dir poco scorretta, a prescindere da ciò che prevede la legge.
            Se lei tante cose le ha capite dagli albori di internet, perché il suo primo intervento è stata una non molto velata accusa di ipocrisia/incoerenza verso Pennetta?
            Non si capisce se lei le censure le accetta (in senso lato) o le condanni.
            La “fogna dell’odio del web” è fogna e scoprire quanto in basso possa scendere il vicino di casa, non per giudicarla, la trovo una forma perversa di curiosità. Se però a lei interessa, sono i suoi gusti e li rispetto.

          • @Vidani
            in realtà FB non funziona esattamente così, quando sono arrivate numerose segnalazioni contro il gruppo “Gli anticlericalisti”, tra cui le mie, la risposta di FB è stata che le bestemmie non sono contro le regole della Community.
            Ed ecco cosa si legge oggi nel gruppo “Gli anticlericalisti2”:
            poche.. chiare regole uguali per tutti..
            1 qui vige la più totale anarchia..
            2 è consentito anzi incoraggiato l’uso di bestemmie
            3 chi ha un credo è considerato un malato mentale e le farneticazioni sui suoi amici immaginari vanno precedute dall’incipit “secondo me”….

            .
            Proviamo a farlo chiudere?

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  9. Marino Voglio on

    caro htagliato,
    1. la distinzione fra forma e contenuto è labile e scivolosa, quando non è direttamente un pretesto; ma non pretendo di avere la verità in tasca.
    2. si sbaglia: intanto, a quanto vedo pennetta non pre-modera il suo blog, e – almeno finora – io non sono mai stato censurato da lui. e del resto anche io nel mio blogguccio filtro i commenti di sconosciuti che contengono link, presumendo (e finora senza sbagliare mai) che si tratti di pubblicità; assumendomi comunque il rischio di zittire qualcuno che vorrebbe invece solo mettere i miei pochi amici a parte della sua genuina passione per un certo disco o un certo smarfono.
    3. io la censura non la accetto e non la condanno: ne tengo presente l’esistenza e a volte la subisco, come la grandine l’ingorgo e le cadute colla bicicletta.
    4. non ho detto “mi interessa” ma “mi serve” – il che, se ci pensa, sembra un rapporto ragionevole con una fogna. poi, che vuole che le dica: ognuno nutre le curiosità che merita e/o che può permettersi.

    • 1. Per me invece la distinzione tra forma e contenuto è labile solo nella poesia, non nella prosa…
      2….infatti l’esempio che fa è sbagliato: si riconosce facilmente una pubblicità DOPO averla vista ma è chiaro che PRIMA non la si distingue da un commento legittimo. Poi, ora capisco che se lei confonde moderazione con censura non può capire il senso dell’articolo di Pennetta e la differenza qualitativa tra un blog e un social network.
      3. Non si può paragonare una pratica umana come la censura a ciò che non dipende da noi come la grandine e la jella, si cade in un fatalismo che fa comodo a chi comanda. Almeno una segnalazione ai lettori va fatta, come la fa l’articolo di questa pagina.
      4. Mi dispiace, ma anche chiarendo che la fogna la trova utile (e non interessante) non mi aiuta a capire. Se è un suo sistema personale per scegliere con cura le amicizie, ok, libero di farlo. Io per me sono più del parere che lo spazio virtuale ci altera almeno un po’, per cui preferisco basarmi sul comportamento nella vita reale.

  10. Marino Voglio on

    pennetta:
    “proviamo a farlo chiudere?”
    perché? cos’ha di inadeguato “evitiamolo”?

    • Intanto, da NON credente, reputo la bestemmia un atto di volgare stupidità.
      In secondo luogo sono sicuro se creassi un sito blasfemo contro altre religioni verrei immediatamente bannato; quindi sarebbe almeno una questione di ‘par condicio’.
      Disclaimer:
      1-) Non voglio fare il ‘santarellino’; in passato ne dissi parecchie di bestemmie, intendiamoci.
      2-) Ritengo sbagliato offendere il credo religioso di una persona, qualsiasi esso sia; ma se si ha il diritto di fare un gruppo blasfemo contro il cristianesimo, allora si deve averlo anche per una qualsiasi altra religione.
      O tutti, o nessuno.

      • Beh, Davide, tutto questo ti fa onore, Ho sempre pensato che il motto di questi bestemmiatori di professione quando si parla delle altre religioni sia sempre stato un coraggiosissimo “Oh, ma quelli menano !”. 🙂

        • Concordo. Proviamo a fare un sito blasfemo contro la religione ebraica… Ormai tra le persone “aperte di mente”, “progressiste”, “moderne” e “liberali” va di moda prendersela col cristianesimo, ma a quanto pare nessuno di loro se la prende con le altre religioni…

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