Una “femminista” italiana ante litteram

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Allegoria dell’intelligenza (Cesare Dandini, 1656)

Una “femminista” italiana ante litteram

di Giorgio Masiero

Storia della prima donna al mondo titolare d’una cattedra di matematica all’università, da cui si dimise per farsi serva degli ultimi

 

Qualche giorno fa, nell’occasione del terzo centenario della nascita di Gaetana Agnesi, nominata a metà ‘700 docente di analisi matematica all’università di Bologna (Stato pontificio), mi è venuto in mente un episodio accadutomi nell’ottobre scorso. Ad una conferenza per i 500 anni dello scisma di Lutero, il relatore, uno storico di Berlino, aveva posto l’enfasi sulla parificazione tra i sessi che, a suo dire, ne era seguita nelle nazioni protestanti. Dopo la conferenza, al buffet, avvicinai il relatore e gli chiesi come mai ancora nel 1919, dopo 4 secoli dallo scisma, la geniale matematica Emmy Noether – autrice del teorema che porta il suo nome e su cui si fonda la fisica teorica moderna – si vedesse precluso in Germania l’insegnamento universitario solo per esser donna. Il relatore mi sorprese per la sua sincerità: una cosa sono le idee, un’altra il tempo necessario a farle entrare nella testa della gente. C’è stato di peggio nella patria di Lutero, aggiunse sorridendo: ancora nel secondo Dopoguerra e fino alla fine degli anni ’50, una donna non poteva lavorare nella Repubblica federale tedesca senza il permesso del padre o del marito…

Morale: quando plaudiamo i paesi anglosassoni per le lotte femminili dei secoli XIX e XX, chiediamoci anche se non siano state causate dalle posizioni più arretrate che, sui ruoli della donna, le istituzioni nordiche avevano rispetto alle nazioni mediterranee. In campo educativo per esempio, mentre già nel ‘600 Spagna e Italia ammettevano le donne alle università, la Gran Bretagna dovette aspettare il 1869; e, mentre il primo docente universitario al mondo di sesso femminile fu nel 1729 un’italiana (Laura Bassi, cattedra di fisica), ancora in un’università dello Stato pontificio, gli USA dovettero aspettare il 1866, la Francia il 1886 e la Gran Bretagna il 1919. Ma torniamo all’Agnesi.

Nata il 16 maggio 1718 a Milano, fu la prima di 21 figli d’un ricco commerciante della seta. Manifestando fin da piccola un eccezionale talento per gli studi, il padre le pagò i migliori istruttori privati, generalmente ecclesiastici, dai quali apprese a parlare latino, greco ed ebraico, oltre che l’italiano, il francese, lo spagnolo e il tedesco, allora d’obbligo per ogni fanciulla di buona famiglia. A 9 anni, Gaetana pubblicò il suo primo discorso in latino, dove perorava l’utilità che le donne accedano agli studi superiori parimenti agli uomini.

A 20 anni uscì una serie di suoi saggi di filosofia e scienze, le “Propositiones philosophicae”, con 91 tesi che la ragazza poté discutere con personaggi di spicco della cultura europea dell’epoca, appositamente invitati dal padre nel suo palazzo. Un linguista francese riferisce così una serata estiva del 1739: “Fui condotto in una grande e bellissima sala, dove trovai una trentina di persone provenienti da tutti i paesi d’Europa seduti in disposizione circolare, con al centro mademoiselle Agnesi e la sorellina più piccola sedute in un divano … Il conte Belloni che mi accompagnava cominciò rivolgendosi alla giovane con un fine discorso, in un latino che tutti potevamo comprendere. Mademoiselle gli rispose a modo, dopo di che iniziarono una discussione sempre in latino sull’origine delle fontane e sulle cause del flusso e riflusso che si osserva talvolta in esse, simile alle maree del mare. Ella parlava sull’argomento come un angelo, non ho mai udito voce così piacevole… È molto affezionata alla fisica di Newton ed è meraviglioso vedere una personcina della sua età così preparata in temi tanto astratti. Sono stato ammaliato dal suo insegnamento, ma forse ancor più dall’udir parlare latino con tanta purezza, facilità e accuratezza”.

Può risultare sgradevole ai nostri palati che un padre esibisca i talenti della figlia come ad un circo, ma questi spettacoli erano comuni all’epoca. Lo stesso faceva per esempio il padre di Mozart portando il piccolo Wolfgang in giro per l’Europa, da una corte all’altra. Gaetana agiva in totale obbedienza ai desideri del padre, ma (a differenza di Mozart) non si divertiva affatto, come ebbe a riferire un altro invitato alle serate milanesi: “Mi confessò di dispiacersi che gli inviti del padre prendessero infine la forma di discussioni di tesi scientifiche, cui lei doveva intervenire e nelle quali per ogni persona che si divertiva ce n’erano venti che si annoiavano a morte … Avrebbe voluto entrare in convento”.

E venne il giorno in cui Gaetana chiese davvero al padre di farsi suora. Spaventato, egli la pregò di cambiare idea. Lei gli contropropose che avrebbe continuato a stare in casa a tre condizioni: di poter andare in chiesa ogni volta che l’avesse desiderato, di vestirsi semplicemente e umilmente, di poter rinunciare a balli, teatri ed ogni altro tipo di divertimento mondano.

Da allora, concentrò i suoi studi su due materie: la teologia e la matematica. Per quanto riguarda la seconda, cominciò scrivendo un commento ad un famoso trattato di de L’Hôpital sulle coniche, ma rinunciò a pubblicarlo: si era resa conto che non si possono raggiungere grandi risultati in una disciplina rigorosa senza un’istruzione appropriata. Fortuna volle che un monaco, tal Ramiro Rampinelli, professore di matematica in vari atenei italiani, capitasse a Milano. Col suo aiuto, Gaetana divenne un’esperta di analisi, allora la frontiera più avanzata della matematica, in rapido e disordinato sviluppo. Nella prefazione del suo libro più famoso “Istituzioni analitiche ad uso della gioventù italiana”, avrebbe così ringraziato il suo mentore: “Con tutto lo studio ch’io mi sono sforzata di fare da me medesima, sostenuta dalla più forte inclinazione per quella scienza, mi troverei tuttavia intricata nel gran labirinto d’insuperabili difficoltà, se tratta non me n’avesse la sicura guida e saggia direzione del dottissimo Padre Don Ramiro Rampinelli Monaco Olivetano, ora Prorettore di Matematica nella Regia Università di Pavia, a cui mi riconosco altamente debitrice di tutti que’ progetti (quali essi sieno) de’ quali è stato capace il mio picciol talento”.

 

In alto a sinistra, ritratto di Gaetana Agnesi. In basso, una figura tratta dalla prima edizione italiana del suo trattato di analisi matematica, dove è tracciata la famosa versiera di Agnesi. A destra, la prima pagina di un’edizione inglese del 1801 del trattato, in 4 volumi

Le “Istituzioni” sono un testo in italiano di calcolo differenziale, scritto per insegnare agli studenti questa branca della matematica. Nella prefazione l’autrice scrive di aver tentato di presentare la materia con “la dovuta chiarezza e semplicità, omettendo tutto il superfluo, senza lasciare cosa alcuna che esser possa utile o necessaria, e che proceda con quell’ordine naturale, in cui forse consiste la migliore istruzione, ed il maggior lume”.

Col denaro del padre, dispose per la stampa in casa propria, così potendo direttamente supervisionare a tutte le fasi di pubblicazione del libro. Per conseguire il massimo rigore e l’ultimo update nella materia trattata, si avvalse del consiglio d’uno dei più grandi matematici dell’epoca, il veneziano Jacopo Riccati, che accettò di controllare le bozze e le fornì alcuni utili suggerimenti. Il progetto dell’Agnesi si sviluppò infine su due volumi. Il primo uscì nel 1748, mentre l’autrice continuava la corrispondenza con Riccati sul materiale da inserire nel secondo volume l’anno seguente.

Il libro diede all’Agnesi fama in tutta Europa. Così ad esempio si espresse l’Académie des Sciences di Parigi: “Devono esserci voluti molto ingegno e preparazione per ridurre, come è stato fatto, secondo metodi uniformi tutte le diverse scoperte distribuite nei lavori dei matematici moderni e presentate spesso in forme diverse l’uno dall’altro. Ordine, chiarezza e precisione regnano in ogni parte di questo lavoro … che va considerato come il più completo ed il miglior trattato di analisi matematica mai fatto”. Il lavoro dell’Agnesi divenne il testo didattico di riferimento adottato nelle università europee fino a metà ‘800, allorché intervenne una rifondazione secondo gli standard moderni dell’analisi matematica, a partire dai concetti di numero reale, limite, infinitesimo, ecc., per merito di Cauchy, Dedekind ed altri.

Quello dell’Agnesi non fu solo un grande testo didattico: il libro contiene un’originale e completa descrizione delle proprietà di un’importante curva cubica, la “versiera di Agnesi”, così da essere anche un’opera scientificamente rilevante. Versiera è il termine latino per la scotta legata ad un’estremità della vela utilizzata nelle virate: per somiglianza di forma, la curva di Agnesi fu così chiamata dai matematici fin dalla sua scoperta. Il traduttore inglese confuse nel testo italiano la versiera con l’aversiera (diavolessa), tradusse “witch” (strega) e nella letteratura scientifica di tutto il mondo la curva è da allora chiamata witch of Agnesi. La curva di Agnesi ha avuto importanti applicazioni tecnologiche ai nostri giorni, in fisica atomica, in ingegneria e in medicina (raggi X).

Dopo l’apparizione del libro, il papa Benedetto XIV scrisse all’autrice dicendole di apprezzare la matematica per averla studiata da giovane, che lei avrebbe portato ancora più onore all’Italia con un incarico istituzionale e che l’Accademia di Bologna – il principale istituto scientifico allora dello Stato pontificio – avrebbe tratto beneficio dalla sua collaborazione. Le proponeva perciò di diventare lettrice onoraria di matematica nell’università di quella città. Poco dopo, la Agnesi fu avvicinata dal rettore e da altri tre professori bolognesi che le proposero ufficialmente la cattedra di matematica. Pur restia, accettò per rispetto al padre ed insegnò matematica in quell’ateneo per tre anni, senza trascurare lo studio della teologia e, soprattutto, le opere di carità cui teneva prima di tutto.

Nel 1755, alla morte del padre, si ritirò dall’insegnamento per dedicarsi completamente alla cura dei poveri e dei malati da un lato, e dall’altro agli studi teologici e all’istruzione dei fratelli, delle sorelle e dei domestici di casa. Trasformò la sua casa in un rifugio per inferme e divenne ella stessa serva e infermiera. Quando la casa non bastò più, vendette tutti i suoi beni ed aprì un piccolo ospedale, dove andò a vivere con le malate. Nel 1771, grazie ad una donazione del principe Antonio Trivulzi, fu costruito a Milano un ospedale più grande per gli indigenti, il Pio Albergo Trivulzio (sì, quello che ai nostri tempi avrebbe dato avvio in Italia ai processi di Tangentopoli…). In questo ospedale Agnesi lavorò per 26 anni, fino alla morte intervenuta nel 1799.

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GIORGIO MASIERO: giorgio_masiero@alice.it Laureato in fisica, dopo un’attività di ricercatore e docente, ha lavorato in aziende industriali, della logistica, della finanza ed editoriali, pubbliche e private. Consigliere economico del governo negli anni ‘80, ha curato la privatizzazione dei settori delle telecomunicazioni, agro-alimentare, chimico e siderurgico, e il riassetto del settore bancario. Dal 2005 interviene presso università italiane ed estere in corsi e seminari dedicati alle nuove tecnologie ICT e Biotech.

4 commenti

  1. Che bell’articolo, professore! Mi ha commosso ed anche iiluminato su diversi aspetti storici, tra cui il pregiudizio che pur io avevo, ovvero che i paesi anglosassoni fossero stati all’avanguardia per la parificazione dei diritti delle donne (che invece si comportavano poco meglio dei paesi musulmani…).
    Con tutto il bene che ha fatto, specie nell’ultima parte della sua vita, con la grande e dichiarata fede cristiana che l’animava, mi chiedo perchè non sia stata ancora beatificata: Le risulta che sia in corso la valutazione in tal senso o che sia stata “scartata” per qualche motivo?…

    • Giorgio Masiero on

      Grazie, Adason.
      Non mi risulta nulla a proposito di un’eventuale causa di beatificazione.

  2. Ovviamente si tratta di propaganda vetero clericale, tutto ciò non può essere accaduto in un paese Cattolico! Articolo interessantissimo, letto con grande piacere. Da lei non si finisce mai di imparare, grazie.

    • Giorgio Masiero on

      Grazie, Valentino.
      Oltre che nel campo educativo, si resta sorpresi a studiare quanti secoli prima in campo elettorale e politico – nel buio Medio Evo! – nei comuni mediterranei le donne abbiano ottenuto parità di diritti rispetto al Nord Europa.

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