Scienza: istruzioni per l’uso

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Nei dibattiti televisivi, sui quotidiani e nella politica tutti parlano di scienza ma quasi sempre senza sapere di cosa si tratta.

In meno di dici minuti viene spiegato cosa si intende per metodo scientifico e scienza sperimentale, qualcosa che troppo spesso non viene spiegata neanche nelle scuole. Una volta acquisiti questi elementi di base diventa possibile affrontare il dibattito identificando gli argomenti veramente Scientifici e quelli che non lo sono.

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Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

32 commenti

  1. Video interessante, in effetti è vero che non tutti hanno ben presente come funziona il metodo scientifico e spesso lo invocano a sproposito. Il problema della demarcazione — distinguere la scienza dalla pseudoscienza — è molto complesso e non si risolve con qualche semplice definizione. La stessa falsificabilità di Popper è stata messa in discussione da alcuni epistemologi successivi.
    Faccio alcune osservazioni:

    1) Non potrei essere più d’accordo sulla questione della democraticità della scienza. Chiunque può sostenere una tesi, a dispetto dei titoli. A patto, ovviamente, che porti dati provenienti da osservazioni e/o esperimenti. Chi non ha questi dati, o li ha ma inconsistenti, può anche essere il più rinomato dei professori ma la sua opinione (giustamente) conterà poco se non nulla.

    2) Giusto anche pretendere che una teoria consenta di formulare ipotesi verificabili (e verificate). Attenzione però, non basta un cigno nero per buttare via un’intera teoria, bisogna anche formularne una nuova che funzioni meglio della precedente!
    Esempio: le leggi di Newton sono perfettamente valide per descrivere il moto dei corpi in molte condizioni tranne quando le loro velocità sono vicine a quella della luce. Questo è un cigno nero ma nessuno ha buttato via la teoria di Newton, né l’ha considerata confutata. Poi è arrivata la teoria della relatività ristretta, che ha superato alcuni limiti teorici della gravità newtoniana e ha reso possibile la spiegazione di alcuni fenomeni che la gravità newtoniana non riusciva a spiegare. Oggi consideriamo la meccanica newtoniana come un’approssimazione a basse velocità della relatività ristretta, e nessuno si scandalizza per questo.

    3) Dire che una teoria non è scientifica se viene confutata (7:22) è un grosso errore, che di certo Popper non ha commesso. Secondo lui, una teoria non è scientifica se non è falsificabile. Punto. Se si falsifica una teoria scientifica questa rimane comunque scientifica.
    La fisica newtoniana è stata falsificata nel caso di corpi che si muovono a velocità vicine a quella della luce, ma questo non l’ha resa non scientifica. Ci mancherebbe ancora! E chiunque andasse in giro dichiarandosi “antinewtoniano” verrebbe (giustamente) ignorato, se non deriso.

    4) Chiudo con un piccolo OT, visto che non ho fatto in tempo a rispondere nel post precedente.
    Pennetta chiede: “Perché Greylines non viene a confrontarsi in un dibattito come rappresentante di Pikaia e invece qui viene a dire quello che vuole come meglio crede?”
    Innanzitutto devo precisare che non scrivo su Pikaia da parecchio e quindi non mi considero un buon rappresentante di quella testata. Secondo, vengo qui a dire quello che voglio come meglio credo nella stessa maniera in cui tutti gli altri lettori di CS commentano. Per di più, mi pare di farlo in maniera estremamente pacata e ponendo domande con tanto di argomentazioni e fonti, come mi è stato insegnato nei miei anni di ricerca scientifica. Domande che più volte hanno suscitato l’interesse di diversi lettori, anche di coloro che non condividono le mie idee. Domande che, purtroppo, rimangono spesso senza risposta quando vado a toccare l’ipotesi delle risonanze evolutive o chiedo chiarimenti su alcune affermazioni scientifiche. Il che è strano, soprattutto da parte di chi accusa me e altri di rifiutare il confronto.
    Detto ciò, se Pennetta vuole un confronto scientifico non deve fare altro che continuare sulla strada iniziata con l’ipotesi delle risonanze evolutive di Damasco e Giuliani: fare ricerca, pubblicare articoli e via dicendo. Confrontarsi cioè con chi l’evoluzione la studia quotidianamente, in laboratorio e sul campo, senza perdersi in discussioni ideologiche ma valutando fatti, fenomeni, dati e misurazioni. Per farlo, però, sarebbe utile rispondere alle domande, anche quelle più difficili e scottanti, perché il dibattito scientifico si basa su questo.
    Se invece Pennetta vuole un dibattito pubblico con il darwinista e l’antidarwinista che si scannano, allora trovo più che giusto declinare, perché in quel contesto vince non chi ha le argomentazioni scientifiche più solide, ma chi sa usare meglio la retorica. Non sarebbe divulgazione ma uno show politico, nel quale si finirebbe a parlare più di ideologia che di scienza.

    • massimo ippolito on

      Ciao Greylines, riferendomi al punto 3 del tuo intervento e seguendo il tuo ragionamento: quindi la teoria che ha enunciato Darwin con la sua bocca e i suoi scritti è una teoria scientifica falsificata. Perché era falsificabile ed è stata falsificata. Giusto?

      • Darwin ha fatto degli errori, certo! Come tutti gli scienziati, prima e dopo di lui. La sua ipotesi sulla trasmissione dei caratteri ai discendenti, per esempio, è stata interamente falsificata. Per quanto riguarda la teoria dell’evoluzione, alcuni aspetti sono stati falsificati ma non il fulcro della teoria, cioè la discendenza con modificazioni da un antenato comune per mezzo della selezione naturale. Attualmente si discute molto, fra i ricercatori, sull’effettivo peso della selezione rispetto ad altre dinamiche evolutive (fermo restando che Darwin era consapevole che la selezione non fosse l’unico processo evolutivo).
        Come ho scritto al punto 2, non basta un cigno nero per buttare via una teoria.

        • Massimo Ippolito on

          Eh no, Greylines. Tutti commettono errori, ci mancherebbe. Darwin aveva indicato quando la sua teoria non avrebbe avuto più i presupposti per stare in piedi, parola di Darwin. Ed è puntualmente avvenuto. E questo non è un cigno nero, questo è un colpo al cuore.
          Ma c’è chi è più darwinista di Darwin, vero Gretylines?
          Ottima intuizione, bravo Darwin ma l’evoluzione non è avvenuta gradualmente, l’esplosione del Cambriano non è un cigno nero. La scienza vuole spiegare il come e il come non è gradualmente. Teoria scientifica falsificata? Dici di no con decine di righe. Principe di retorica un tempo era un complimento.

          • Enzo Pennetta on

            Non se ne esce fuori Massimo, l’esplosione del Cambriano che hai indicato è veramente un cigno nero grosso come un elefante.
            Piattelli Palmarini ha già detto come funziona, quella del darwinismo è una vittoria non scientifica.

          • Come ho già spiegato, alcuni aspetti della teoria darwiniana sono stati falsificati (come accade con tutte le teorie scientifiche, prima o poi) ma non il fulcro — variazione, eredità, selezione, discendenza con modificazioni da un antenato comune — che continua a funzionare, cioè a essere utile per descrivere un’ampia quantità di fenomeni. Proprio come la meccanica newtoniana continua a essere utile per descrivere il moto dei corpi in molte condizioni. Nessuno però si scandalizza se dico che la meccanica newtoniana è stata completata dalla relatività ristretta, che descrive il moto dei corpi a velocità vicine a quella della luce. Nessuno va a dire in giro che Newton è stato falsificato e quindi la sua teoria non sta più in piedi. Se invece dico che la teoria darwiniana è stata integrata (con la genetica, con l’evo-devo, con l’epigenetica) allora partono le critiche e si parla di minestrone incoerente.
            Il gradualismo è un tema molto più complesso di quanto si crede. Le faccio qualche domanda per capire meglio il suo punto di vista a riguardo:
            1) cosa significa per lei che l’evoluzione non è avvenuta gradualmente?
            2) Su che basi scientifiche lei afferma che l’eventuale falsificazione del gradualismo farebbe crollare tutta la teoria darwiniana?

    • Enzo Pennetta on

      Non so neanche a quali domande non avrei risposto, mi sembra difficile che dopo centinaia di post e migliaia di interventi ci sia qualche punto che ancora non sia stato toccato.
      Le risposte sono già tutte lì, ormai si tratta di portare le questioni ad un pubblico più ampio di quello che frequenta questo sito e che ormai conosce le posizioni di ciascuno.
      Riguardo la non disponibilità di Pikaia e altri non le sfuggirà Greylines che il suo legittimo intervenire come privato pone la questione del perché allora un confronto con la stessa persona ma in veste rappresentanza di altro sarebbe inattuabile.
      La contraddizione c’è, al di là del suo corretto e, ripeto, legittimo esprimersi.

  2. Certo Greylines ho letto altre volte le note di replica a queste proposte d’incontro.Preoccupazione condivisibile ma solo se gli invitati risultino più adatti ad un “maurizio costanzo show” che per un dibattito scientifico.

  3. Ci sono anche voci(più che attendibili)che anche la la tv di stato possa occuparsi di queste “nicchie”culturali-scientifiche.E sarebbe l’ora!

  4. Fabio Vomiero on

    Concordo con la spiegazione didattica del prof.Pennetta e credo che, come pillola concettuale che voglia raccogliere gli elementi essenziali per essere divulgata a chi abbia bisogno di prendere confidenza con determinate tematiche, ciò possa essere sufficiente. Diverso è invece il caso, e spero che il prof.Pennetta concordi con me, se si voglia provare ad approfondire a favore delle menti più esperte e curiose, quali credo siano quelle degli utenti di CS. Provo pertanto a proporre alcuni spunti di riflessione, intanto, poi volendo potremo proseguire con la discussione.
    – In realtà non esiste una reale definizione teorica univoca e condivisa di “scienza sperimentale”, certamente la visione di Galileo (vissuto quattro secoli fa) è un ottimo punto di partenza, ma è perfettamente logico che, come ogni attività umana, anche la scienza sia soggetta a cambiamenti e rivisitazioni nel tempo. Quindi ha senso parlare di scienza galileiana o sarebbe piuttosto più corretto parlare di scienza post-galileiana?
    – E’ corretto parlare, come sosteneva Galileo, di mondo matematico, o scritto in lingua matematica, o piuttosto sarebbe più corretto affermare invece che la matematica è il linguaggio più efficace inventato dall’uomo, utile per poter descrivere in maniera sufficientemente efficace il mondo?
    – Qual’è l’obiettivo principe della scienza sperimentale, fare previsioni quantitative corrette o piuttosto inventare strumenti utili ed efficaci per comprendere come funziona il mondo?
    – Siamo proprio sicuri che sotto la definizione di scienza sperimentale ci sia soltanto tutto ciò che è matematizzabile, computabile e quindi prevedibile in dettaglio? Perchè se fosse così, a parte naturalmente l’ambito della matematica, la chimica e la fisica classica, tutto il resto non rientrerebbe nemmeno sotto la definizione di scienza. E allora chi o che cosa se non la scienza moderna sperimentale fatta di scienziati, avrebbe il compito cognitivo e concettuale di tentare di esplorare teoricamente e sperimentalmente, con l’utilizzo di vari strumenti, metodi e linguaggi, tutte le ipotesi sul mondo e le loro conseguenze?
    – Siamo proprio sicuri che il concetto popperiano di “falsificabilità”, peraltro oramai un pò datato e direi perlomeno dalla discutibile sulla reale oggettività, sia effettivamente un criterio così determinante e utile ai fini della definizione della scientificità di ogni teoria o modello?
    – Insomma, la scienza è solo Galileo, matematica, fisica, misura, computabilità e Popper o, come io penso e sostengo, è molto, ma molto di più?

  5. FRANCESCOM on

    Mi complimento col Prof. Pennetta per la chiarissima esposizione; in effetti, al di fuori della cerchia (piuttosto ristretta) di scienziati ed epistemologhi, la quasi totalità delle persone ha della Scienza un’idea che più si confarebbe alla cattiva teologia.
    Chiaro ed appropriato anche l’intervento di Greylines (tralascio la sua questio col Prof. Pennetta); e davvero interessante anche quello del Dott. Vomiero, che solleva temi liminali meritevoli di approfondimento (e che i penitenziali tre giorni di durata delle discussioni non credo permetteranno di sviluppare).

    Adesso non ne ho il tempo; ma vorrei almeno proporre un rilievo. Riguarda il falsificazionismo popperiano, che è ben lungi dall’avere la cogenza, la coerenza, e l’imperiosità logica che, anche da questi ultimi interventi, sembrano essergli attribuiti.
    Anzi, sia il falsificazionismo, sia in generale l’intera produzione filosofica di Popper sono oltre che discutibili. Si pensi solo alle sue critiche a Platone, giustificabili soltanto nella prospettiva di una sua completa incomprensione dell’ateniese. E non si dimentichi che ebbe come allievo ed epigono il sulfureo Soros (a che distanza può cadere la mela dall’albero?). E tralasciando pure il carattere autoritario e popper-centrico dello stesso, in stridente contrasto col candore democratico delle idee.

    Se il dentista ed il caldo me lo consentiranno, avrei piacere di discutere la questione – squisitamente filosofica – del falsificazionismo; approfondendo il ruolo, la portata e, magari prima ancora, il significato, dell’induzione e della deduzione; procedimenti che Popper ha pensato, erroneamente, di potere resecare e categorizzare con eccessiva faciloneria; introducendo nella sua stessa metodologia delle cripto contraddizioni, come quelle evidenziate da Oldroyd e da Hear. Cosa che, ad onor del vero, nei suoi ultimi scritti, obtorto collo, egli stesso riconobbe. Sui limiti e su aspetti logicamente deboli, ambigui, e contraddittori del falsificazionismo, invece, non si corresse mai.

    P.s.
    (Peccato che la discussione di ieri si sia chiusa sul più bello; proprio quando, forse, stava per essere rivelato il nome dell’assassino).

    P.s.2
    Ad ogni modo, chiunque si sia addentrato nell’esame della tenzone dialettica tra filosofi della Scienza, non può non avere ricavato una sensazione di dejà vu. Parole che vengono ritagliate, sezionate, rivoltate, categorizzate in “versione debole e versione forte”, e quindi reinterpretate a seconda se deboli o forti. A me, irresistibilmente, questo ricorda la fase crepuscolare della filosofia medioevale.
    Tornando alla domanda, concludo questo intervento, e chiedo: chi ha ragione? Popper, Kuhn, Lakatos, Feyerabend, (e perché dimenticare) Pera, ecc…? Se ha ragione l’uno, non ha ragione l’altro, e se non ha ragione né l’uno né l’altro, nel migliore dei casi hanno tutti una parte di ragione. Ma come capire quale parte, come discernere, e come giungere ad una sintesi (escludendo un frullato)? Da cui, se non sappiamo esattamente cosa è Scienza, e dato che la Scienza ESIGE esattezza, come possiamo essere certi di star facendo Scienza?

    • “chi ha ragione? Popper, Kuhn, Lakatos, Feyerabend”
      Gran bella domanda! Non a caso il problema della demarcazione è molto spinoso e non va banalizzato (cosa che, lo riconosco, alcuni scienziati fanno). Io tendo a propendere per questa risposta: “nel migliore dei casi hanno tutti una parte di ragione”.

      • Ma la ragione ce l`hanno i dati. Quello è l`utile e il lìmite della scienza. Dati verificabili. Con le leggi di Newton construisci un F1 o mandi un razzo alla luna. Poi se credi che i corpi si attraggono o lo spazio si curva sono preferenze personali.

      • In effetti, dalla sua risposta, gentile Greylines, lei ha capito la questione; lo evidenzio per rimarcare che altri (che lascerò volutamente indeterminati, e che spesso intervengono con la meccanicità dei rintocchi di campana), a giudicare dai commenti, non hanno idea di che stiamo parlando. E proprio perché ha afferrato il punto, non mi spiego come possa propendere per “nel migliore dei casi hanno tutti una parte di ragione”, da me lì piazzato, appositamente, come una mina. Infatti, subito appresso ho scritto:
        ”Ma come capire quale parte, come discernere, e come giungere ad una sintesi (escludendo un frullato)?”.
        Visto che lei ha ben colto l’importanza della questione, e si è prestato al primo rimpallo dialettico, vengo a chiederle, appunto, come??? E mi chiedo e le chiedo anche come sia possibile che un punto di tale rilevanza sia sempre stato trattato con una specie di “poi vediamo” sia da epistemologhi che da scienziati puri. Per me, questa cosa è strabiliante! Se qualcuno mi chiede cos’è il giardinaggio, la carpenteria, l’enologia, la matematica, la filosofia, e tanti ecc…, io so rispondere con precisione adeguata e con non tante parole; ma se si mi chiede cosa, esattamente, è la Scienza, io non posso non finire per imbarcarmi in un discorso come questo. D’altro canto, la singolarità della questione sta nel fatto che, mentre ogni altra disciplina (o “arte”, salvo matematica e logica) tollera un certo – più o meno ampio – margine di imprecisione, lo stesso non può essere dato con la Scienza, per via della pretesa (che qui non questionerò se legittima o meno) di non tollerare difetti nella precisione.

        Ma non solo. Limitandomi ad un solo esempio, quello del contrasto tra Popper e Feyerabend, vorrei mostrare come, seppure il secondo sia stato allievo del primo, non esiste alcun margine di conciliabilità tra l’epistemologia dei due. Mentre per Popper il nocciolo duro e lo scopo dell’impresa scientifica consiste nella massimizzazione dell’oggettività (qualunque cosa significhi) e, per accumulo di certezze parziali, ad un avvicinamento sempre maggiore al vero; per Feyerabend (che almeno Popper lo aveva capito bene), la Scienza è, in quanto modello di emancipazione morale, sociale e culturale (in questo, Feyerabend si mostra come l’ultimo discepolo di Hegel). Qualcuno potrebbe dire che la prospettiva dell’uno non esclude quella dell’altro. Ed invece no, la escluide. Mi limiterò ad accennare al contrasto tra Feyerabend e tutta la scuola neopositivistica fino a Popper, sulla questione del “metodo”. Sinteticamente, per il primo, esso è fluido, mutevole, giacché squisitamente pratico-storico-culturale; per i secondi, l’assunto logico, la teoria precede e supera ogni altra istanza, nel determinare i criteri generali e perenni di interpretazione. E quindi, per i secondi, il metodo è immutabile, nella sostanza, al più, può subire allargamenti; magari all’espandersi delle conoscenze matematiche. Si tratta di posizioni epistemologicamente inconciliabili. Nessuna sintesi è possibile. E dunque, al di là delle definizioni da libro di testo, cosa è la Scienza?
        Di solito, davanti a questo impasse, si cerca di definire la Scienza, del tutto empiricamente, in termini di tecnologia. Ma di questo si può accontentare solo chi non ha capito il nocciolo della questione.

        • Gentile Francesco,
          Mi rendo conto di essere stato frettoloso e superficiale nel rispondere e mi spiace, vista la precisione con cui lei ha invece sviscerato l’argomento. È vero, alcune posizioni epistemologiche sono incompatibili. E per aggiungere un ulteriore livello di complessità, discipline diverse hanno approcci diversi. Chi studia la deriva dei continenti, i buchi neri o l’evoluzione deve rassegnarsi a non poter fare esperimenti come quelli di Galileo. Questo rende tali discipline meno scientifiche? No, ma capisco che non sia facile ragionare su questi temi (mentre è facile, purtroppo, banalizzare e tracciare linee nette, magari per aver ragione in un dibattito).
          Purtroppo non ho tempo per rispondere a dovere (fra mezz’ora recupero mia figlia di un anno e mezzo, e ho ancora cose da fare prima), però le posso dire questo: per quanto mi riguarda a volte trovo più facile definire cosa NON è scienza. Non è scienza ignorare i dati, non è scienza fare cherry picking, non è scienza sottomettere ipotesi e interpretazioni a pregiudizi ideologici (nei limiti del possibile, visto che tutti siamo vittima dei nostri bias — alcuni molto più degli altri), non è scienza appellarsi al principio di autorità ma non è neanche scienza discutere di teorie complesse senza sapere che cosa dicono davvero. E sono d’accordissimo con lei quando scrive “si cerca di definire la Scienza, del tutto empiricamente, in termini di tecnologia. Ma di questo si può accontentare solo chi non ha capito il nocciolo della questione.”

          • Dimenticavo: un aspetto fondamentale della scienza, secondo me, dovrebbe essere la trasparenza. Gli scienziati non dovrebbero mai aver paura di dire “non lo so”, di evidenziare l’incertezza, e di denunciare i casi di scientific misconduct.

          • “Gli scienziati non dovrebbero mai aver paura di dire “non lo so”.
            Certo! i “non lo so” sono e saranno sempre incomparabilnente più numerosi dei “so”. E questa verità fu enunciata dal padre della filosofia (occidentale), che pagò la sua onestà con una eroica morte.

            Comunque, dire cosa non è X (X = Scienza, nel nostro caso) per definire X, ossia usare l’apofasi, non è consentito nell’ambito delle discipline naturali, che tali sono, precisamente, perché categorizzabili, che è sinonimo di definibili. Ha solo spostato il problema, Greylines, che rimane irrisolto. Ed è un problema che concerne i fondamenti.
            P.s.
            Complimenti per la figlioletta, e sinceri auguri, perché la strada ce l’ha ancora tutta in salita, e non sa cosa l’aspetta… 🙂

          • Mi rendo conto che dire cosa non è scienza non è il modo migliore per definirla, ma mi sembrava utile chiarire alcuni punti (non tanto con lei, che immagino li abbia già chiari, ma con altri commentatori ben più superficiali).
            Per me la scienza è una forma di conoscenza e indagine basata sul rigore, la replicabilità (come la intendeva Feynmann*), la misura, la massima oggettività possibile, la condivisione dei risultati, la trasparenza, lo scetticismo.
            Non è una definizione perfetta, sicuramente è influenzata dal contesto socio-culturale e sicuramente potrebbe cambiare, ma questo vale per qualsiasi attività umana.

            * come la intendeva veramente, cioè che un esperimento o un’osservazione devono poter essere ripetuti. Non nel senso di “replicabilità sperimentale”, come qualcuno qui su CS ha più volte affermato, interpretando erroneamente il pensiero di Feynmann.

  6. Giuseppe Cipriani on

    Per me, profano che si fida di chi la sa più lunga, oscillare tra chi il principio di falsificazione di Popper ha sempre sostenuto fondante della scienza e chi comincia a sostenere che non bisogna poi prenderlo troppo per buono, dà il senso di una precarietà che probabilmente sta tutto nella precarietà della filosofia che trapassa i secoli di moda in moda… E chissà quante altre filosofie dovremo sorbirci prima di sapere se ce n’è una giusta per sempre…

  7. Non avrai mai modo(e chi dopo di te)di conoscere “la filosofia” finale(anche perché esiste già!!)Basta una scrematura e tutte assieme formerebbero la filosofia ideale che tu desidereresti.Ogg le filosofie seguono gli stati d’animo dei popoli.Ne sono il faro e una volta esso spentosi c’è la disperata rincorsa ad accenderne un altro.Se si leggesse,per esempio,oggi le parole di Marx molti che si definiscono marxisti verrebbero sput….i.Leggi l’esempio dei “migranti”e poi dimmi.ps.In tutte le filosofie,le fedi religiose,le fedi politiche,le fedi scientifiche c’è qualcosa di “giusto”.Ma tutti pensano che la loro Opera è perfetta e mai e poi mai accetterebbero di “dare” ad una “filosofia giusta”,come dici tu, un pezzo della loro.E mai e poi mai,almeno nei prossimi secoli il tuo desiderio si avvererà.

  8. Fabio Vomiero on

    Riguardo il dibattito sulla teoria dell’evoluzione condotto a questo livello, se posso dire la mia, ho sinceramente l’impressione che non se ne uscirà mai e tra i vari motivi di questa situazione di stallo c’è anche l’idea che alcuni utenti hanno proprio della scienza, oltre a quella di considerare un Greylines un darwinista, anzichè un ottimo biologo teorico. Ora, io qualche spunto avevo provato anche a lanciarlo per tentare di capire di che cosa stiamo parlando, ma ahimè, non ho ricevuto nessuna risposta in merito. Perchè, se continuiamo a pensare che la “scienza” sia soltanto tutto quello che è matematizzabile, computabile e di conseguenza prevedibile in dettaglio e niente altro, tralasciando per esempio tutta una nuova epistemologia derivante dallo sviluppo delle bioscienze e dello studio dei sistemi complessi, mi dispiace, ma credo che siamo abbastanza fuori strada. Io peraltro ho speso anche fiumi di parole con interventi e articoli per cercare di proporre un’idea di scienza un pò più moderna, consapevole e plurale, che vada oltre il mito galileiano, quella che si respira effettivamente nella ricerca, nei laboratori, nelle conferenze specialistiche, per far capire che scienza è anche passione, ricerca, immaginazione, intuito, filosofia, concretezza, ragionamento, logica, intelligenza, soddisfazione intellettuale, ma niente, non ho mai ricevuto in merito nessun feedback utile. Al massimo, qualche rimando e riferimento ai soliti noti, epistemologi e filosofi, sempre quelli che magari non hanno mai studiato scienza, mai condotto una ricerca scientifica e non hanno mai visto un laboratorio. Uhmmmm…

    • Dr. Vomiero, nessuna polemica fine se stessa: mi fa un esempio di questa neo epistemologia? Mi spiega come procedere nel percorso finora tracciato, senza, o non solo, quantificare e matematizzare?
      Il mio pensiero va irresistibilmente (ma credo non possa essere ciò che lei intende) alla Filosofia della Natura. Difficile essere esattissimi in questa questione, ma mi pare che la linea di spartiacque tra quella filosofia della natura e la Scienza modernamente intesa si possa trovare, storicamente, ne “I principi matematici della filosofia naturale”, che data oltre tre secoli. La matematica serve a misurare delle quantità, a computare. Ora, mi pare superfluo e ridondante – nè scientifico, nè filosofico – affermare che la Scienza debba essere onesta (infiliamo il mito palingenetico “onestà” anche nella Scienza?), consapevole e plurale (che significa? non comprendo), “moderna”, fatalmente ed infine! Secondo la mitologia che vuole l’oggi migliore dello ieri! Chi pensa queste cose non sa di scrivere sotto dettatura di Hegel, lo ignora proprio, ed io non posso far altro che farglielo rilevare e invitarlo a riflettere sui presupposti impliciti (o miti!!!) del pensare. Io non vedo differenza alcuna tra il credere a queste cose e credere al dio Mercurio. Nessuna.
      Infine, tutto questo discorrere nasce dal fatto che, al di là di questi peana, delle pie intenzioni, delle palingenetiche aspettative, come ho fatto rilevare, manca una definizione di Scienza che sia univoca, coerente, consistente, chiara. In questa definizione deve (DEVE) rientrare anche la precisa determinazione dei fini di questa ricerca. E questo fine, Dr: Vomiero, precede e trascende il “laboratorio”, la ricerca in sè. Esso concerne storia, antropologia, ed eminentemente filosofia. Su questo punto, Feyereband vide chiarissimo, e certo non gli si può imoputare che altri non riescano a fare altrettanto.
      P.s.
      Questo mito della modernità, poi, e non mi capacito come non si capisca, si auto strangola. Se moderno è bello, buono, giusto, allora bisogna accettare di convivere con un prodotto che è già scaduto mentre lo stai usando. Se ci si accontenta … se ci si fa gloria della precarietà …

      • Fabio Vomiero on

        Buongiorno FrancescoM, da parte mia nessuna polemica fine a sè stessa, in quanto invece ho già fornito molti elementi di riflessione, anche se evidentemente non sono stati sufficientemente raccolti. Provo a riproporle allora alcuni spunti, dopo di che lei potrebbe essere in grado benissimo di rispondersi da solo in merito alle domande che mi pone.
        – Galileo è vissuto sì o no quattro secoli fa?
        – Le cose in quattro secoli, come tutte le attività e le conoscenze umane, generalmente cambiano al cambiare dei contesti o rimangono sempre uguali a sè stesse?
        – Come ha rilevato giustamente anche Carmine, cosa ne sapeva Galileo di relatività, di meccanica quantistica e di biologia, per esempio?
        – Il mondo è matematico, come lui sosteneva, con il beneplacito del mondo teologico e filosofico dell’epoca, o piuttosto siamo noi che con l’invenzione della matematica abbiamo trovato un linguaggio efficace, ma non unico ed esaustivo per cercare di comprendere e descrivere il mondo?
        – Lei sa che cosa sono e come si studiano i sistemi complessi, che Galileo ovviamente ignorava? Se n’è mai occupato?
        – Qual’è l’epistemologia (eccola la nuova epistemologia a cui mi riferivo) che deriva dallo studio dei sistemi complessi?
        – A proposito di epistemologia, esiste quella generale della scienza, ammesso che sia possibile definirla, oppure quella della matematica, della fisica, della chimica e della biologia? E riguardo a quest’ultima lei ha mai letto qualcosa di specifico, solo per ultimo magari proprio “introduzione alla filosofia della biologia” di Telmo Pievani? Che cosa ne pensa?
        – Qual’è l’obiettivo principe della scienza?
        – Nessuno qui dice che la scienza non sia ciò che è matematizzabile, computabile e prevedibile. Ma siamo sicuri che sia soltanto questo? E allora di tutte quelle questioni evidentemente scientifiche ma non interamente computabili e nemmeno prevedibili in dettaglio, le malattie, la nutrizione, i cambiamenti climatici, la farmacocinetica, l’evoluzione organica e biologica, il fenomeno della vita, le neuroscienze, chi se ne dovrebbe occupare, il filosofo, il poeta, il prete?
        – Davvero la scienza è così limitata, fredda, e tecnica, quando non corrotta e manipolata, cosa per gente quantomeno cinica o scientista?
        – E se io le dicessi che invece per me la scienza è anche creatività, logica, filosofia e passione per la ricerca, per la conoscenza e per il bene comune, come lo è probabilmente per lei la filosofia e la teologia, nonchè fonte di soddisfazione intellettuale almeno quanto l’arte, lei come mi risponderebbe?

        P.S. Nessuno afferma che la modernità sia sempre meglio del passato, così come il passato non è detto che sia meglio della modernità, tranne che per le persone legate indissolubilmente ai miti e per tutti quelli affetti da “pessimismo nostalgico”.

    • Io sono d’accordo con lei,la biologia e altre discipline non possono essere ridotte a pura matematica.A me è piaciuto Storia del pensiero biologico di Mayr,uno dei padri della sintesi moderna,dove vengono trattati questi problemi.Il dr.Pennetta ovviamente ha fatto un ottimo video,ma è lui come biologo che dovrebbe spiegare perché la citazione di Galileo sul linguaggio della natura dovrebbe bastare a coprire anche la biologia,che all’epoca neanche esisteva.

  9. Giuseppe Cipriani on

    Per me scienza è osservare, innanzitutto. Poi cercare di capire se ciò che si è osservato è replicabile, ovvero provare a sperimentare se è riproducibile e sottostà a delle regole. Se sì, allora si va avanti ancora e si prova a ideare delle applicazioni utili che sfruttino fenomeni e regole… Il tutto, naturalmente, aperto al confronto con tutti e in tutti i campi, perché solo in tale maniera si va avanti nella ricerca, anche a costo di rivedere quel che si riteneva assodato fino a un minuto prima. Perché l’onestà intellettuale dello scienziato vale, per me, quanto la più grande scoperta.

  10. Sono d’accordo con lei. Purtroppo le definizioni semplificate (di una teoria, di una definizione, di qualsiasi cosa) sono molto più funzionali come argomento retorico da parte di chi vuole avere ragione a tutti i costi, e in questi casi si perde gran parte della complessità, che invece è una delle cose più affascinanti da indagare. Con la scienza, ma anche con la filosofia.

  11. @Greylines
    Scusi visto che le piacciono gli argomenti concreti,se posso chiederle alcune cose.
    Damasco in un recente video dice che i fattori oscillanti se confermato da un esperimento dovrebbero indurre variazioni a tempo indefinito tra le generazioni,e solo dopo si va a vedere a cosa è correlato il cambiamento,se a livello di DNA o ad una scala superiore.Ma se si riferisce all’epigenetica,questo dovrebbe essere avvenuto tante volte nella storia,perchè allora gli studi finora hanno accertato solo cambiamenti per poche generazioni,è perché nessuno finora ha saputo accertare quelli definitivi?
    Posto che i cambiamenti diano vantaggi adattativi,come dice lo stesso Damasco,questo non farebbe solo spostare il livello d’intervento della selezione?
    Le risulta che uno studio pubblicato su Nature nel 2014 ipotizza che la plasticità fenotipica abbia influenzato l’origine dei tetrapodi?
    Grazie

    • Il dibattito sull’eredità epigenetica è molto acceso e in effetti, come dice lei, non si sono ancora visti effetti a lungo termine. Immagino non sia facile ricostruire a posteriori cosa si sia evoluto grazie a meccanismi epigenetici e cosa grazie a meccanismi genetici “classici”, di certo è un campo di studi affascinante ma è presto per gridare al miracolo. Per quanto riguarda questi fantomatici fattori oscillanti, ancora da dimostrare anche a livello teorico, il suo dubbio è più che comprensibile e in effetti, come sottolinea lei, se sono legati a vantaggi adattativi siamo sempre nell’ambito della selezione naturale… che si tratti di eredità genetica o epigenetica, secondo alcuni, a questo punto conta relativamente.
      Ho visto lo studio che segnala lei, molto interessante ma confesso di non averlo letto. Però la plasticità fenotipica è un altro di quei processi evolutivi molto potenti che merita considerazione.

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