La corda sull’abisso (seconda puntata)

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Alex si rialzò da terra, prese fiato, si aggiustò gli occhiali e decise di guardare con più calma la sua creatura. Dove sei ore prima aveva disteso uno scimpanzé, ora vedeva un giovane uomo, non molto alto, magro ma muscoloso, dalla pelle chiara e i capelli castani. Il viso era tondo ma bello, con labbra sottili e naso proporzionato. Era sorprendentemente rilassato dal momento che stava dormendo.

“Ha il colore dei capelli uguale a quello del pelo che aveva prima”, notò divertito Henry, mentre camminava verso il retro della I.E.M., in direzione della testa dell’ex-scimpanzé.

“Ne prenderò nota, insieme alla miniera di altri dati che ne potrò ricavare”, rispose Alex, in un tono forse volutamente distaccato.

“Alex, come sei freddo, non ti rendi conto che hai generato un ragazzo, non una matrice di dati?”, replicò Henry in leggero rimprovero.

“Un ragazzo?”, rifletté Alex guardando Henry, poi osservò meglio la persona nella capsula, “Hai ragione, è giovane di aspetto, non gli darei più di 25 anni. Un altro elemento da studiare”.

Henry si era posizionato sopra il viso del ragazzo, lo osservava incuriosito e senza staccare gli occhi da lui disse: “Ha i capelli mossi, come i tuoi. È stato un caso o volevi che somigliasse a te?”. Detto questo, senza aspettarsi una risposta, toccò la testa del ragazzo, stava quasi per accarezzargli i capelli quando improvvisamente questi spalancò gli occhi e si sollevò di scatto col busto in avanti. Alex trasalì perché si vide davanti il suo uomo senza preavviso, indietreggiò di qualche decina di centimetri, poi però restò incantato a fissarlo. Il ragazzo aveva gli occhi castani, anch’essi belli, ma in quel momento spalancati, come di chi non ha idea di dove si trovi. Si guardava intorno, quindi cominciò a fare strani movimenti con la lingua all’interno della bocca.

Alex non osò avvicinarsi troppo, decise di tornare semplicemente dritto come stava prima dello scatto in avanti del ragazzo, per provare a capire cosa stesse cercando di fare, senza spaventarlo.

L’ex-scimpanzé smise di giostrare con la lingua e iniziò a battere le labbra tra loro, ad allungarle, a stringerle e così via.

“Forse ha avuto dei danni al cervello”, disse Henry con preoccupazione appena accennata. “Spero di no, anzi, credo di no”, rispose Alex, “credo che si stia esercitando ad usare il suo nuovo corpo”.

Subito dopo il giovane cominciò a gonfiare le guance per poi emettere sbuffi d’aria, ripeteva questo gioco aumentando gradualmente la portata dei soffi, fino a emettere dei suoni sconnessi.

“Starà provando a parlare, ottimo!”, sentenziò Henry. L’ex-scimpanzé, quasi a dare conferma di quanto appena detto, iniziò a emettere una “A” prolungata.

“Non darmi false speranze, Henry, non sappiamo nemmeno se la sua psicologia sia una tra quella dell’animale o dell’uomo, potrebbe essersi formato con mille disturbi che ora non vediamo, potrebbe morire davanti a noi tra pochi secondi. Certo, non c’è dubbio che sarebbe comunque un progresso rispetto alle altre volte, ma lo stesso suggerirei di…”, Alex venne interrotto dal primo suono articolato della sua creatura. “Hai sentito cos’ha detto, Alex?”, chiese sorpreso Henry. Alex sollevò lentamente il palmo aperto verso Henry per fargli capire che voleva silenzio per provare a riascoltare il nuovo verso della sua creatura.

Ci furono molti secondi di silenzio, di attesa carica di tensione, perché l’ex-scimpanzé riprovava ad emettere suoni articolati. Ad un certo punto, benché i due uomini non stessero aspettando altro, il giovane uomo pronunciò una parola di senso compiuto che li fece scuotere da capo a piedi. Disse: “Papà”.

Alex non aveva il benché minimo dubbio che “papà” fosse una parola che l’ex-scimpanzé aveva

pronunciato solo perché è estremamente semplice, una sillaba data da una consonante labiale più la vocale più aperta, ripetuta due volte; eppure lo scienziato che era in lui si dissolse a quelle due semplici sillabe che la creatura aveva pronunciato inconsapevole del grande significato che contenevano.

“Congratulazioni, sei diventato padre!”, disse allegro Henry, “ora dovresti dargli un nome”.

“Sì, credo che se lo meriti”, rispose Alex, ancora molto confuso dalla situazione. Provò a fissare dritto negli occhi la sua creatura per attirare la sua attenzione, quando questa lo fissò a sua volta, Alex ripeté la sua prima parola: “Papà”. L’ex-scimpanzé restò un attimo fermo, quindi ridisse “papà” con più dimestichezza.

“Continua ad essere una creatura pacifica con una particolare sintonia nei tuoi riguardi”, disse in modo semiserio Henry, come se volesse atteggiarsi a scienziato che esamina un campione.

“Pacifico…”, bisbigliò Alex, quasi pensando ad alta voce, “Tranquillo, mite, viso tondo, tenero, sereno…ho deciso”, Alex alzò il volume della sua voce, “lo chiamerò Angelo”.

“È un bel nome, scelto bene direi. Spero che abbia il concetto di “Sé” per poterlo apprezzare, il tuo Angelo”.

“Il mio Angelo…”, ripeté Alex bisbigliando di nuovo. Stava guardando una persona, stava guardando Angelo, e Angelo per la terza volta disse “papà”. Quella terza volta fu come l’inizio di un incantesimo che aveva scatenato in Alex qualcosa di vecchio e di nuovo: Alex aveva appena trovato in Angelo il suo nuovo “1”, la sua nuova missione di vita.

Aiutato dalla sua determinazione, Alex prese sicurezza e si avvicinò ad Angelo per rimuovergli la mascherina che ora penzolava dietro la sua schiena, gli staccò i lacci d’acciaio dai polsi e dalle caviglie e provò ad abbracciarlo come aveva fatto per collocarlo, quando era ancora uno scimpanzé, nella capsula. Angelo non si oppose e si aggrappò ad Alex, questi lo sollevò di peso e lo tirò fuori dal cilindro d’acciaio. Accorgendosi tardi di non essere abbastanza resistente, Alex dovette appoggiarlo a terra e vide che Angelo non smetteva di fissarlo.

“Secondo te quanto tempo ci metterà a camminare?”, chiese Henry avvicinandosi ai due.

“Sono fiducioso, io direi di provare subito”, rispose Alex sorridendo, quindi si chinò verso Angelo, si lasciò stringere alle spalle e provò lentamente a metterlo in piedi. Angelo aveva un’espressione confusa, non sapeva tenere le gambe dritte e sembrava un uomo ubriaco. Accorgendosi di ciò, Alex provò a mettersi di fianco ad Angelo, lasciandogli uno solo dei suoi bracci sopra le sue spalle.

Angelo sembrava capire, molleggiava infatti le sue ginocchia e provava ad imitare la postura di Alex.

“Dove vuoi portarlo, Alex, a fare una passeggiata? Perché non scegli una camera per lui?”, disse entusiasta Henry.

Alex non volle rispondere, semplicemente fece un passo avanti, ma Angelo restò fermo, ancora ancorato a lui, Alex fece un altro passo, quindi Angelo un mezzo passo incerto in avanti, una strana mossa con le gambe, ma non cadde.

Alex non aveva fretta, ripeté la procedura un’altra volta, poi pazientemente una terza volta, poi smise di contarle e osservò per la prima volta un sorriso sul volto del ragazzo.

“Bene, bene, vi state divertendo. Sono contento che il tuo esperimento ti abbia finalmente portato un compagno di giochi”, disse Henry restando dov’era, contemplando la coppia che lentamente ma senza grossi problemi si allontanava. Ormai erano giunti alla porta dell’ex-biblioteca e si incamminarono verso sinistra. Finalmente Alex rispose ad Henry: “Secondo me avrà fame, andiamo verso la sala da pranzo”, quindi scomparvero dalla vista di Henry. Il padrone di casa, con molta calma, cominciò a camminare anch’egli per uscire dal laboratorio.

C’erano servitori e giardinieri, ma Henry con loro aveva poca confidenza mentre Alex non faceva altro che lavorare, ma ora il padrone di casa era consapevole che la vita in quella villa isolata e fino al giorno prima relativamente vuota sarebbe diventata completamente diversa.

Il resto di quel primo giorno da umano di Angelo venne trascorso in allegria. Egli apprezzava tutti gli alimenti che Alex gli faceva assaggiare, dalla carne, al pesce, alla frutta, all’inizio imboccandolo, poi Angelo cominciò a strappargli la forchetta per fare da sé, tra le risate di tutti. Dopo si esercitarono di nuovo a passeggiare e infine lo scienziato lo accomodò in una camera da letto al primo piano. Alex si sdraiò su un letto di una camera adiacente a quella di Angelo ma non si mise il pigiama, restò vestito, con gli occhi spalancati: non era neanche lontanamente pensabile credere di prendere sonno al termine di una giornata così eccitante.

Il giorno dopo Alex si rese conto che la seconda cosa da insegnare ad Angelo, dopo camminare e mangiare come un uomo, fosse andare in bagno: aveva evacuato sul letto.

Henry gli comprò dei vestiti e delle scarpe da ginnastica, per facilitargli il compito di camminare con più dimestichezza, poi comprò posate di plastica per evitare che si facesse male, in sostanza comprò tutto ciò che lo aiutasse a diventare sempre più “umano”. Dal canto suo, Angelo era un ragazzo che imparava in fretta: ogni giorno pronunciava e comprendeva decine di parole nuove, camminava sempre più speditamente e sporcava sempre meno quando mangiava e quando andava in bagno.

Dopo due settimane Angelo sapeva correre, cambiarsi d’abito ed allacciarsi le scarpe, mangiare composto e salutare tutti quelli che incontrava.

Dopo un mese era in grado di sostenere una conversazione semplice e formale, non sporcava più e sapeva pettinarsi i suoi capelli mossi. In uno di quei giorni stava camminando per la villa e capitò davanti ad un tavolo con sopra un cesto di frutta. Non si accorse che Alex l’aveva seguito di nascosto e che lo stava spiando da dietro una porta. Angelo osservò il cesto, aveva un po’ di fame e cominciò a passare le dita sopra dei chicchi d’uva, poi sopra una mela, la prese e la osservò da vicino. Alex scrutava da dietro una porta con molta curiosità, perché voleva vedere se Angelo si sarebbe accorto di una banana posata nel cesto. Questi stava quasi per addentare la mela, ma intravide il frutto giallo con la coda dell’occhio, allontanò la mela dalla bocca, la ricollocò al suo posto e con decisione afferrò la banana e cominciò a sbucciarla.

Alex sorrise soddisfatto, restando nascosto, pensando: “Non ha dato segni né dice di ricordare nulla della sua vita precedente, anche se gli abbiamo spiegato che l’abbiamo fatto nascere noi in laboratorio, ma a quanto pare qualcosa della sua vecchia vita è rimasta”, quindi riflettendo su ciò che era successo il giorno dell’esperimento pensò: “Lo sapevo che quella non sarebbe stata la sua ultima banana!”.

Dopo un’ulteriore settimana Alex disse ad Henry: “Voglio provare ad insegnargli a leggere”.

“Non è un po’ presto, Alex? Non siamo ancora sicuri a che età mentale umana corrisponda lo stato attuale di Angelo”, replicò Henry perplesso.

“È infantile, lo so bene, Henry, ma sono abbastanza sicuro che abbia lo stesso potenziale intellettuale di un uomo dell’età con cui si presenta fisicamente, altrimenti non si spiegherebbero i suoi rapidissimi progressi”

“Non sarebbe meglio lasciarlo giocare, come si farebbe con un bambino? Di questo passo tanto vale iscriverlo a  scuola a Settembre!”

“Uno, già gli ho insegnato tutti i giochi per bambini che ho potuto e mi ha anche battuto a dama…”

“Ma tu sei una frana a dama, non mi sono meravigliato molto.”

“Due, lui è troppo…particolare per andare a scuola, gli farò io da maestro e oggi sarà il suo primo giorno. Non è che hai un libro di fiabe da qualche parte?”

“No, ho solo l’Ulisse di Joyce sopra il mio comodino, molto efficace come fermacarte.”

“Hai letto l’Ulisse di Joyce?!”

“Certo che no, ma sei pazzo?! Né tantomeno vorrò darlo ad Angelo. Manderò qualcuno a comprargli un libro di fiabe”.

“Aspettami prima di farlo, visto che non ci sono più libri a casa tua (a parte quel mattone infernale), devo scrivere una lista di libri che voglio fargli leggere”.

Alex andò verso la sua stanza e tornò con un foglio di carta piegato a metà. Lo pose ad Henry e disse: “Ecco, ora puoi mandare qualcuno a fare la spesa”. Henry prese il foglio e lo lesse con attenzione, quindi si rivolse ad Alex continuando ad osservare la lista: “Grimm, Fedro, Basile, d’accordo. Perché però ci sono anche Matteo, Marco, Luca e Giovanni, poi Socrate e Buddha? Vuoi farlo diventare un intellettuale prima che compia sei mesi?”

“Quando avrà imparato a leggere da solo, vorrei educarlo offrendogli il meglio che l’umanità abbia prodotto in fatto di morale”

“Allora perché non gli fai leggere De Sade?”, rispose semiserio Henry, ”Poverino, hai appena dato vita ad un essere umano libero e felice e già vuoi incatenarlo ad una morale castrante e superata? Per una buona volta, non possiamo lasciare che un ragazzo impari da sé, anzi, decida da sé cosa sia giusto e sbagliato?”

Alex rimase un po’ sorpreso dallo slancio filosofico del suo finanziatore, ma replicò rispettando la sua intelligenza: “Quando sarà più maturo potrà anche scegliere una sua filosofia di vita, ma per ora voglio fargli da padre, non solo da compagno di giochi”.

“Ehi, è la prima volta che ti sento dire che tu sei suo padre! Non ti riconosci più nel freddo scienziato di una volta, vero?”, affermò Henry con improvvisa soddisfazione. Alex non sapeva cosa rispondere, provava imbarazzo come se fosse stato colto in fallo. Henry se ne accorse e continuò con gentilezza: “Non c’è niente di male se hai un sentimento di paternità nei suoi confronti, non sono tutti dei libertini lavoro-e-divertimento come me”. Henry smise di fissare Alex per togliergli ogni imbarazzo e guardava Angelo che passeggiava in giardino, quindi cambiò argomento dicendo: “Fa quello che vuoi, basta che non ti presenti tra qualche giorno con in mano un libro di Kant”.

Nei giorni successivi Angelo era molto lieto di ascoltare storie, di provare a leggerle da solo, fino a diventare sempre più autonomo. Una volta che imparò per bene a leggere, cominciò a chiedere lui libri nuovi ad Alex, con la pacatezza che il suo carattere mite gli donava. Ormai le sue due parole più usate erano “Papà, posso…”.

Un giorno, come accadeva di solito, stava seduto in giardino a leggere, aveva tra le mani una Bibbia aperta sul libro dell’Esodo e di tanto in tanto controllava se c’era Alex tra i paraggi. Quando finalmente lo vide avvicinarsi, lo salutò e gli disse: “Papà, posso farti una domanda?”

“Certo, Angelo, tutte le domande che vuoi”

“Tu segui i comandamenti che stanno scritti qui, che hai voluto cerchiare con una matita?”, chiese Angelo indicando la pagina che stava leggendo.

“Non sempre, Angelo, cerco di fare quello che posso”

“Perché a volte non ci riesci?”

Alex si sedette accanto a lui, raccolse per qualche secondo le idee e disse: “Vedi, Angelo, qui dove viviamo noi, in questa villa, insieme ad Henry e ai suoi servitori, tutto procede in modo tranquillo, per il tuo bene, per farti crescere serenamente e non succede mai niente di brutto. Purtroppo il mondo là fuori, oltre quel cancello, è pieno di persone che vogliono solo realizzare i propri interessi e sono quindi disposti a calpestarti per ottenere qualcosa. Per non restare schiacciati a volte è necessario non essere troppo buoni, per sopravvivere. Capisci che voglio dire?”

“Mi dispiace ma non capisco, pensavo che i comandamenti fossero cose da fare e basta.”

“Non hai torto, Angelo, è solo che non sempre è facile far coincidere ciò che si pensa sia giusto con le proprie azioni. Hai presente quando c’è la torta al cioccolato a tavola?”

“Sì, la mia torta preferita”

“Bene, non ti è mai capitato di volerla tutta per te anche se sai che tutti hanno diritto ad una fetta?”

“No, papà, a me piace di più la torta se so che viene condivisa”

“D’accordo, mettiamo che sei da solo e che la torta ti sia stata data tutta per te. Non ti verrebbe il desiderio di mangiarla tutta subito, anche se sai che potrebbe farti venire mal di pancia?”

“No, papà, dopo la seconda fetta non desidererei mai di mangiarne ancora, fa male”

“Ok, ok, mettiamo che tu non ne mangi più di due fette al giorno, ma non ti viene mai il desiderio che la torta stia a tavola tutti i giorni?”

“No, papà, perché so che i dolci fanno ingrassare e ingrassare può far male”.

Alex non sapeva più come spiegargli le tentazioni, si sentiva fiero di Angelo ma provò un’ultima volta: “Immagina allora che un giorno io decida di metterti in castigo senza che tu abbia commesso alcuna colpa. Non proveresti sentimenti cattivi nei miei confronti?”

“No, papà, perché tutti possiamo commettere degli errori, chiederei delle spiegazioni ma non smetterei mai di volerti bene”

Alex si commosse un po’: “Anche io ti voglio bene, credo che forse dovrò essere io quello che avrà da imparare da te”. Alex abbracciò Angelo, poi tornò nella villa. Incontrò casualmente Henry e assunse un aria che gli facesse capire che aveva preso una decisione importante.

“Henry, più tardi prenderò appuntamento con un mio ex-professore universitario per incontrarlo il prima possibile, magari già domani. Porterò Angelo con me.”

“Una mezza buona notizia: finalmente lo farai uscire ma lo porterai nel posto più noioso del mondo”

“Hai ragione, ma non ti dimenticare che sono uno scienziato e ho quest’importantissima scoperta da comunicare. Il professore che dovrò incontrare ha contatti con molti grossi esponenti del mondo accademico e scientifico, lo userò come cassa da risonanza dei miei risultati. Inoltre, avrò anche una rivincita personale e mi toglierò parecchi sassi dalla scarpa.”

“Fammi capire, Alex: sei rimasto in contatto con una persona che in realtà non sopporti?”

Alex rispose con un gelido “Sì”.

Quello stesso pomeriggio, ottenuto un appuntamento per il giorno seguente, ebbe il tempo di ripensare alle ragioni di contrasto con quel suo professore. Quando era un po’ più giovane, Alex era ancora più intrepido di quando aveva costruito la I.E.M.. Non sopportava tutte quelle cose che facevano del prof. Burelli, il suo docente di Genetica, l’incarnazione del peggio che si possa incontrare all’università: ego smisurato per una cattedra vista come un trono, atteggiamento di superiorità verso gli studenti del tipo “lui= persona, loro=cose”, ossessione per il premio Nobel presentato come vero scopo di una laurea scientifica ma soprattutto un amore feticistico verso le teorie scientifiche che ignori ogni importanza al criterio di falsificabilità.

All’epoca Alex non era ancora bravo a nascondere le proprie emozioni, per cui la sua indifferenza a tutto ciò che avrebbe dovuto scatenare reverenza nei confronti di Burelli era chiaramente percepibile.

Gettato alle spalle il ricordo di un esame vissuto come una lotta tra cervelloni che non si sopportano, Alex aveva seppellito i ricordi universitari per mezzo di tanti lavori, ricerche e soprattutto con il suo impegno nella realizzazione della I.E.M., eppure la sua ambizione era di andare oltre il semplice “mettere una pietra sopra passato”: voleva distruggerlo definitivamente.

Il giorno dopo, Angelo aveva un entusiasmo senza freni della sua prima uscita in macchina, era rimasto per tutto il tragitto incollato al finestrino chiedendo ogni cinque minuti quando sarebbero arrivati in quel posto chiamato “Università”, poi tacque quando si accorse che stava infastidendo il papà.

Una volta parcheggiata l’auto davanti all’università, Angelo, con la bocca spalancata, non sapeva dove posare lo sguardo da quanto era incantato da così tante cose mai viste. Osservava l’ampia scalinata bianca, le colonne, le alte finestre, gli studenti che entravano ed uscivano con borse e cartelle, una brulicante moltitudine di giovani come lui. Gli sembravano tutti interessanti, tutti erano gradevoli alla vista per il semplice fatto che erano suoi simili.

Alex dovette prenderlo per mano, scrutando eventuali sguardi incuriositi da parte dei passanti che avrebbero visto un trentenne tenere per mano un ventenne, quindi lo accompagnò lungo varie scale e corridoi dell’università. Giunti presso la porta dell’ufficio di Burelli, Alex si voltò verso Angelo dicendo: “Fammi una piccola cortesia, resta accanto alla porta senza farti vedere dal signore che devo incontrare. Ti chiamerò io tra una decina di minuti.”

“D’accordo. Come mai non vuoi presentarmi subito? In macchina avevi detto che l’argomento della vostra conversazione sarei stato io.”

“Diciamo che è per un fatto di teatralità. “Dulcis in fundo”, che in latino significa “il dolce alla fine”, e tu di dolci ne capisci”, Alex fece l’occhiolino ad Angelo, quindi tornò serio, si aggiustò la cravatta e bussò alla porta del vecchio accademico per dare inizio alla sua rivincita personale.

“Avanti”, disse una voce dall’interno dell’ufficio…[CONTINUA]

 

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"htagliato", Fisico della Materia. Vive a Napoli.

41 commenti

  1. Bella quanto la prima puntata. Ma questi racconti usciranno con una certa regolarità una volta a settimana?

    • Grazie, Koala; ogni volta che scadranno i tre giorni in cui sono aperti i commenti, verrà pubblicata una nuova puntata.

  2. Buongiorno,
    simpatico questo raccontino (questa puntata, direi, anche più interessante della prima); chissà se il povero Angelo verrà corrotto nello spirito dalla quotidiana mediocrità umana.
    Vorrei chiedere ad htagliato, sperando di non apparire indiscreto, se si sia cimentato come scrittore in questa occasione, oppure se abbia da maggior tempo avuto il diletto per la scrittura (fantascientifica o meno).

    • Salve Alio Alij, sono contento che gradisce il mio raccontino. Quando stavo al quarto anno del liceo scrissi una parodia dell’incontro tra Ulisse e Polifemo, era però uno scritto teatrale in due atti dalla durata complessiva di una quarantina di minuti, venne rappresentato a fine anno scolastico dagli studenti-attori di un corso scolastico extra-curriculare. Il pubblico si divertì, ma l’anno dopo c’era l’Esame di Stato e preferii occuparmi solo dello studio. L’università, invece, se si sa gestire il proprio tempo, può concedere altre possibilità.

      • Grazie della risposta. Interessante; anch’io talvolta scrivo, per passare il tempo (ultimamente più poesia che prosa…).

        • Bene, Alio Alij, se inventerà una poesia sulla ricerca della verità e sullo smascheramento delle bugie, la invii per e-mail ad Enzo Pennetta!

  3. muggeridge on

    Ottima anche la seconda puntata. Con le altre si arriverà a fine Agosto ? Sono molto curioso e mi piacerebbe già leggere le prossime, ma almeno sapendo quando finirà il racconto riuscirò a pazientare.
    Il racconto completo esiste già, o esiste solo la trama e viene scritto a mano a mano che viene pubblicato qui ?

    • L’idea è di far pubblicare ogni puntata non appena si chiudono i commenti a quella precedente. La storia finirà comunque ben prima della fine di Agosto. La trama è già decisa ma il testo non l’ho ancora scritto tutto.

  4. Salve,

    ho una domanda per Htagliato a riguardo della questione “eliocengtrismo VS centrismo” (ritengo questa definizione erronea ed imprecisa, ma è tanto per capirci)

    Nel suo articolo afferma che “L’esperimento di Michelson e Morley diede il colpo di grazia alla teoria dell’etere“.
    Volevo porle due domande:

    1. Di quale esperimento parla? Quello del 1887 o quello del 1924 (o 29 ora non ricordo con precisione)?
    2. Non ho capito con quale argomentazione afferma ciò. Ho riletto più volte il contesto ma non mi è sembrato di leggere un argomentazione pertinente al fine affermare quanto ho citato (e non altro).

    Ho capito che ci sarebbero altre argomentazioni (come la Meccanica Quantistica), postume a Michelson, con le quali si dovrebbe ritenere molto ben corroborato l’eliocentrismo, ma non ho capito per quale motivo uno dei due esperimenti di Michelson dovrebbe eliminare l’ipotesi dell’etere…

    Potrebbe spiegarsi meglio?

    Grazie mille.

    • Salve Tommy, fa bene a pretendere spiegazioni perché l’articolo era lungo e non ho potuto approfondire tutto.
      1. Mi riferisco all’esperimento del 1887
      2. L’etere doveva essere una specie di fluido (perché se esiste ma i nostri sensi non l’avvertono, allora doveva essere come l’aria) che permetteva alla luce di propagarsi nello spazio. Dal momento che era descritto come un fluido, un corpo che si muoveva in esso avrebbe dovuto produrre una corrente di velocità contraria detta “vento d’etere” (immagini di stare a uno degli estremi di un corridoio e di correre all’altro capo, avvertirà un vento che si muove contro di lei, ovviamente dovuto al SUO moto); siccome l’etere era il mezzo in cui si doveva propagare la luce, essa doveva presentare un moto determinato anche dal vento d’etere. L’esperimento di M.&.M invece riscontrò che la luce, in qualunque direzione rispetto al “vento d’etere” dovuto al moto di rivoluzione della Terra, aveva sempre la STESSA velocità.
      Einstein, anziché ritenere che la Terra fosse ferma rispetto all’etere, pensò di postulare che la velocità della luce fosse la stessa in ogni sistema di riferimento (con la conseguenza che il tempo e lo spazio cambiano da osservatore ad osservatore). Teoria “strana” ma corroborata, la quale implica che non occorre più postulare l’etere (che inoltre avrebbe caratteristiche contraddittorie, come ho scritto nel mio articolo).

      • Ok, quindi ne aveva accennato in un paragrafo precedente, solo che non avendolo collegato all’esperimento di M&M del 1887 non riuscivo a capire.

        Fatico comuque a comprendere la validità di questo passaggio:
        “Dal momento che era descritto come un fluido, un corpo che si muoveva in esso avrebbe dovuto produrre una corrente di velocità contraria detta “vento d’etere” (immagini di stare a uno degli estremi di un corridoio e di correre all’altro capo, avvertirà un vento che si muove contro di lei, ovviamente dovuto al SUO moto)”.

        Scusi la mia ignoranza, ma nell’esempio suddetto il “vento” che percepirei correndo nel corridoio non sarebbe in moto… sarebbe fermo… quella del “moto” sarebbe solo un sensazione fisica, un’illusione dovuta all’attrito con “l’aria” presente nell’ambiente…

        Non essendo in moto quindi come potrebbe influire sulla velocità della luce? (ammettendo per ipotesi la “proprietà cumulativa” della stessa).

        PS: Perdoni il mio linguaggio impreciso, non sono un addetto ai lavori e sono ignorante in fisica e simili. Cerco solo di usare la ragione e basarmi su ciò essa mi dice.
        Penso che l’argomento sia molto interessante e meriti attenzione, per questo ci tengo a capire meglio le posizioni dei rispettivi “fronti”.

        • Riprendo questa mia considerazione per spiegarla meglio:
          “ma nell’esempio suddetto il “vento” che percepirei correndo nel corridoio non sarebbe [la conseguenza di un] moto… sarebbe fermo… quella del “moto” sarebbe solo un sensazione fisica, un’illusione dovuta all’attrito con “l’aria” presente nell’ambiente…”

          Volevo dire che la metafora del corridoio non mi pare calzante ed analoga a quella di un’onda prodotta in un liquido.

          L’aspettativa di dover rilevare una maggiore o una minore velocità della luce come conseguenza dell’accumulo di “vento dell’etere” + luce, basandomi sulla metafora da lei utilizzata, non mi sembra pertinente.

          Da quanto ho compreso infatti, secondo i sostenitori della “quiete terrestre”, il fatto che nell’esperimento M&M non si siano rilevati un aumento o una diminuzione della velocità della luce sarebbe dovuto appunto alla supposta (e mi pare ragionevolmente deducibile) quiete terrestre, la quale quindi non produrrebbe nessun “vento d’etere”, se ho ben compreso l’analogia da lei proposta.
          Per mantenere la metafora del corridoio da lei proposta, non produrrebbe nessuno “spostamento d’aria”, quindi non ci sarebbe nessuna forza da cumulare alla velocità della luce…

          Il che produrrebbe quindi il risultato effettivamente rilevato con l’esperimento: nessuna variazione alla velocità della luce.

          Sto sbagliando qualche passaggio? Se si quale?
          Grazie.

          • Proverò a convincerla chiarendo tre cose:
            1) Nell’esempio del corridoio, in base al modo di “ragionare” della fisica, il vento che lei sentirebbe non è apparente, ma è reale…nel sistema di riferimento solidale a lei. Cioè dal suo punto di vista, l’aria è in moto contro di lei, mentre un osservatore esterno vede lei che corre e l’aria “ferma”. In fisica, dati due sistemi di riferimento inerziali, NON esiste un moto vero e uno falso;
            2) Il moto di rivoluzione terrestre intorno al Sole venne provato per altre vie prima del 1887, per cui non si poteva accettare una Terra ferma rispetto all’etere, a meno che l’etere non fosse ancora più strano di prima, cioè un fluido che non produce “vento”;
            3) la relatività ristretta spiega l’esperimento di M&M e molte altre cose senza dover postulare l’etere, per cui, per il rasoio di Occam, l’etere non esiste.

          • Pensavo: nel caso che i sostenitori dell’etere sostenessero che l’etere producesse un attrito con la materia che lo attraversa allora riuscirei a comprendere almeno l’aspettativa di una riduzione della velocità della luce durante le rilevazioni di M&M.

            Continuerei però a non comprendere l’aspettativa di un aumento…

            E con questo mi fermo. Attendo una sua risposta.

  5. Dunque:

    “1) Nell’esempio del corridoio, in base al modo di “ragionare” della fisica, il vento che lei sentirebbe non è apparente, ma è reale…nel sistema di riferimento solidale a lei. Cioè dal suo punto di vista, l’aria è in moto contro di lei, mentre un osservatore in moto vede lei che corre e l’aria “ferma”. In fisica, dati due sistemi di riferimento inerziali, NON esiste un moto vero e uno falso;
    3) la relatività ristretta spiega l’esperimento di M&M e molte altre cose senza dover postulare l’etere, per cui, per il rasoio di Occam, l’etere non esiste.”
    Un attimo. Forse non mi sono spiegato bene.
    Non era mia intenzione arrivare alla relatività e ad argomenti postumi a M&M 1887.
    Volevo solo capire, calandomi nel 1887, per quale motivo in quell’anno, a parere dei suoi moderni detrattori, i dati rilevati dall’esperimento avrebbero dovuto escludere la preesistente l’ipotesi dell’etere.
    La relatività è un argomento postumo che “inizia” nel 1905 la quale, secondo la versione “ufficiale”, sarebbe stata conseguenza di M&M 1887, mentre secondo i “geocentristi” tutto ciò sarebbe la conseguenza di una rilettura forzata di M&M 1887 per motivazioni ideologiche da contestualizzare con il periodo storico.
    Insomma, si sarebbe verificato in sostanza tutto quello che Pennetta attribuisce al Darwinismo anche per l’eliocentrismo e la relatività.
    Ora, preciso che non è mio interesse entrare in merito di questo punto specifico perchè non avrei i mezzi nè la preparazione adeguata per argomentare ne pro ne contro visto che la questione andrebbe a mio avviso affrontata sul piano storiografico e non sono in grado di farlo…

    Sulla validità della relatività da un punto di vista empirico invece abdico tranquillamente 😀
    Non sono in grado di esprimere un’opinione, per ignoranza (e mancanza di tempo).
    Conosco solo superficialmente le motivazioni per le quali i geocentristi la ritengono infalsificabile, analogamente alla “teoria dell’evoluzione” che come un blob amorfo assimila qualunque evidenza osservata nel sacro paradigma spacciandola per una “corroborazione” della stessa.
    Non sono schierato su questo dibattito, come già detto, per ignoranza.

    Con la mia domanda non volevo toccare queste due tematiche.
    Volevo rimanere rimanere nel 1887 e capire per quale motivo, in quell’anno e prima dell’entrata in gioco di Einstein M&M 1887 avrebbe dovuto escludere l’ipotesi dell’etere e della quiete terrestre 🙂

    “2) Il moto di rivoluzione terrestre intorno al Sole venne provato per altre vie prima del 1887, per cui non si poteva accettare una Terra ferma rispetto all’etere, a meno che l’etere non fosse ancora più strano di prima, cioè un fluido che non produce “vento”;”
    Allude a Focault o ad altro?

    • “per il rasoio di Occam, l’etere non esiste”
      Beh, su questo io direi che il rasoio non è un oracolo con il quale stabilire indiscutibilmente cosa è vero e cosa è falso…
      Non mi è mai sembrata un’argomentazione decisiva questa…
      Nel caso specifico da noi trattato inoltre le confesso che faccio seriamente fatica a comprendere come si possa ritenere “più semplice” una teoria che è completamente ed approfonditamente compresa in tutti i suoi risvolti solo da una ristretto gruppo di fisici, piuttosto che l’ipotesi della quiete terrestre e dell’etere che di certo non mi pare siano fondate su argomentazioni contro-intuitive come la relatività…

      E con questo non sto affermando che la relatività sia sbagliata, sia chiaro.
      Ho già chiarito che non mi “schiero” su questo tema e perchè.

      Però buttarla sulla semplicità ed Occam… bah… un umile ignorante come me tutte sta semplicità proprio non la vede… 😀

      • “Beh, su questo io direi che il rasoio non è un oracolo con il quale stabilire indiscutibilmente cosa è vero e cosa è falso…”
        Dal momento che in fisica (e in generale in Scienza) niente è “vero” nel senso stretto e comune del termine, il rasoio di Occam è un criterio di scelta. Funziona così: date due teorie che riescono a spiegare un dato fenomeno, quella che è costituita di un minor numero di postulati viene considerata quella “ufficiale”. È anche un fatto di buon senso, perché se c’è una teoria che si basa sul postulare meno cose (a prescindere che tali cose sia intuitive o no) allora i postulati “in eccesso” sono inutili. Nel nostro caso, la relatività ristretta dà una spiegazione dell’esperimento di M&M a partire dai suoi stessi postulati e SENZA postulare l’etere, quindi “vince”.
        ” una teoria che è completamente ed approfonditamente compresa in tutti i suoi risvolti solo da una ristretto gruppo di fisici, piuttosto che l’ipotesi della quiete terrestre e dell’etere che di certo non mi pare siano fondate su argomentazioni contro-intuitive come la relatività…”
        È doppiamente falso ciò che scrive, perché TUTTI i laureati in fisica DEVONO conoscere la relatività ristretta, che è molto anti-intuitiva ma la sua matematica è più semplice di quella usata in altre teorie (mentre la Relatività Generale ha una matematica complicatissima e viene studiata solo per scelta, o almeno così funziona nella mia università). Inoltre non è l’essere intuitiva la caratteristica che deve avere una teoria ma la verifica sperimentale, e l’etere non è mai stato osservato.
        “Però buttarla sulla semplicità ed Occam… bah… un umile ignorante come me tutte sta semplicità proprio non la vede… ”
        Infatti la “semplicità” intrinseca di molte leggi e principi fisici la si apprezza meglio quando li si studia.

    • “Conosco solo superficialmente le motivazioni per le quali i geocentristi la ritengono infalsificabile”
      Quali esse siano tali motivazioni, sono false perché la Relatività è FALSIFICABILE: per esempio in linea di principio se prendo una particella di massa NON nulla e la metto in un acceleratore di particelle e questa dovesse superare la velocità della luce, allora la teoria è falsificata.
      Provo a spiegare il problema dell’etere in questo modo: l’etere è un ente fisico, quindi in qualche modo deve essere rilevato, almeno indirettamente. Il problema è che l’etere è impalpabile come l’aria ma allo stesso tempo permette alla luce di viaggiare a 300’000km/s circa che è la velocità massima (mentre in altri mezzi, più consistenti dell’aria, è minore), con l’esperimento di M&M non si rivelano gli effetti del “vento d’etere” (perché la velocità della luce fu la stessa in direzione parallela e ortogonale al presunto vento). In sintesi l’etere non emette onde, non ha massa, non produce “vento” eccettera…perché avrebbero dovuto dire che esiste? Solo perché non concepivano, in un approccio molto materialistico, un’onda che si propagasse senza un mezzo.
      “Allude a Focault o ad altro?”
      Ad altro, ad un osservazione (non ricordo di chi) per cui, data una stella “lontana” osservata due volte a sei mesi di distanza ne si osservò una variazione apparente di moto dovuta al moto di rivoluzione terrestre.

      • Ho l’impressione che tutta questa faccenda ruoti attorno a quale scopo si voglia prefiggere a priori all’esperimento M&M del 1887…
        Da una parte si dice che serviva a dimostrare l’esistenza del moto di rivoluzione della Terra a 30Km/sec, dall’altra invece che aveva lo scopo di dimostrare l’esistenza dell’etere luminifero…

        Insomma sono due presupposti molti differenti mi pare…
        Nel caso sia vero il primo allora interpretare l’assenza di rilevazioni come assenza di movimento della Terra sarebbe una delle possibili conclusioni…
        Se invece lo scopo dichiarato era rilevare l’esistenza del “vento d’etere” cambia tutto…

        Onestamente per ora mi pare tanto una sorta di scontro ideologico su quale interpretazione e lettura sia quella giusta da attribuire all’esperimento…

        È importante capire prima qual’era lo scopo dell’esperimento dichiarato dai suoi autori prima di procedere con le possibili interpretazioni…
        Devo capire questo prima di procedere su questa questione…

        Mi chiedo: l’esistenza di questo “vento d’etere” era sostenuta dai sostenitori della teoria dell’etere o erano invece i suoi detrattori a sostenere che dovesse esserci?

        • “È importante capire prima qual’era lo scopo dell’esperimento dichiarato dai suoi autori prima di procedere con le possibili interpretazioni…”

          Com’è possibile trovare risposta a questa domanda?

        • SINTESTI ESTREMA:
          L’esperimento serviva per avere un riscontro sperimentale del vento d’etere, ma tale riscontro non c’è stato. Questo è quello che volevano i suoi autori e quello che è successo. Niente vento d’etere, nessuna possibilità di rivelare l’etere, poi grazie ad Einstein dell’etere non ne abbiamo più bisogno.
          Può controllare su https://it.wikipedia.org/wiki/Esperimento_di_Michelson-Morley

          Nessuno scontro ideologico.

  6. Beh… non intendevo di certo fare affidamento su Wikipedia…
    Tendo a diffidare delle fonti “ufficiali” per cercare di sgarbugliare questioni controverse come quella che si si sta trattando..

    Sono certo infatti che Wikipedia le dirà anche che la teoria dell’evoluzione è una teoria scientifica “dimostrata”…

    Su questo blog si dovrebbe sapere molto bene quali sono le conseguenze di quando dietro ad una teoria scientifica ruotano grossi interessi di varia natura…
    E in tutta onestà mi pare evidente che anche sulla questione dibattuta gravitino interessi enormi e di varia natura…

    Speravo magari in un estratto del “paper”? dell’esperimento M&M…
    Proverò a cercare in rete…

    • Non so più come spiegarmi: l’esperimento di M&M doveva essere un riscontro del “vento d’etere” ma tale riscontro non c’è stato. È così e basta, non esistono prove dell’etere e non c’è alcun motivo per cercarlo. È giusto avere senso critico ma esso non ha per scopo dubitare di ogni cosa per il gusto di dubitare!
      L’esperimento venne ripetuto più volte da altri scienziati che ottenero lo stesso risultato: l’etere è indimostrabile e la velocità della luce è la stessa in tutti i sistemi di riferimento. Fatevene una ragione.

    • Su questo blog si dovrebbe sapere molto bene quali sono le conseguenze di quando dietro ad una teoria scientifica ruotano grossi interessi di varia natura…
      Evidentemente no, visto l’articolo intitolato “Le regole di una critica scientifica”. Evidentemente la sorte della fusione fredda di Preparata e Del Giudice non ha insegnato nulla ai nostri “critici scientifici”.

      Comunque, Tommy, penso che potrai trovare chiarimenti riguardo i due esperimenti di Michelson e Morley nel libro “Betrayers of the truth” di Broad e Wade, due giornalisti scientifici, che scoprirono, se non ricordo male, che il secondo esperimento condotto per rilevare il vento d’etere (quello del ’29) ebbe successo ma nessuno nella comunità scientifica se ne curò (nemmeno Tesla a quanto pare, ma lui dava per scontata l’esistenza dell’etere).
      Conosci Todeschini?
      QUI

      • “Su questo blog si dovrebbe sapere molto bene quali sono le conseguenze di quando dietro ad una teoria scientifica ruotano grossi interessi di varia natura…
        Evidentemente no, visto l’articolo intitolato “Le regole di una critica scientifica”. ”
        Mi faccia capire meglio: crede nell’etere? Nel Geocentrismo? Crede che la Relatività e/o la Meccanica Quantistica siano solo pippe mentali? Crede nei complotti?

        • Cos’è, un interrogatorio? Non posso esprimermi riguardo l’etere, la relatività e la meccanica quantistica perché non possiedo gli strumenti per farlo, ho solamente riportato quanto letto qua e là. Il geocentrismo mi fa ridere, quindi non prendiamolo nemmeno in considerazione. Per quanto riguarda l’ultima domanda “Crede nei complotti?” la trovo talmente demenziale che mi sorprende che un laureato in fisica possa partorirla. Ma secondo te se fosse scoperta una fonte di energia illimitata e a basso costo questa sarebbe commercializzata immediatamente? Ma hai idea di quanti interessi non solo economici, ma anche di Potere (con la maiuscola) ruotino attorno al controllo delle fonti energetiche? Preparata e Del Giudice erano forse due allucinati? I “complotti”, come li hai definiti, esistono dall’alba dei tempi, ecco quarantadue esempi.
          PS: Non darmi del lei, avremo più o meno la stessa età…

          • Scusami, Luca M., se è parso un interrogatorio, ma dal momento che secondo te il mio articolo “Le regole di una critica scientifica” NON tiene conto degli interessi che ruotano dietro ad una teoria, ho voluto che tu fossi più preciso, considerati i temi scientifici toccati da quell’articolo.
            A quanto ho capito, lei crede che complotti a danno della scienza siano esistiti. D’accordo, infatti avevo scritto: “Terza regola di una critica scientifica: A meno che non se ne abbia prove inconfutabili, mai ricorrere ai complotti.”
            Non nego l’esistenza in sé dei complotti, ma credo che se si vuole fare una critica scientifica per metodo e non solo per argomenti, allora la carta dei complotti dovrebbe essere usata con molta prudenza, quando si è sicuri che ci sono ragioni per non esserne meritatamente derisi. Nel nostro caso, credo che non esista nessun complotto contro l’etere, contro il geocentrismo e a favore della relatività. Dovresti ora essere d’accordo su tutto ciò che ho scritto in questo commento.

        • “Mi faccia capire meglio: crede nell’etere?
          Nel Geocentrismo?”
          Spero di averle risposto in altro mio intervento…
          Se non è ancora chiaro mi faccia sapere…

          “Crede che la Relatività e/o la Meccanica Quantistica siano solo pippe mentali?”
          Come già chiaramente spiegato, non ho un opinione definita in merito perchè riconosco la mia ignoranza.
          Ho imparato a non esprimere opinioni su questioni sulle quali non sono preparato.
          Ma non vedo cosa centra con tutto quello che ho chiesto…

          “Crede nei complotti?”
          Attenzione, guardi che anche lei per “il consensus” è un “complottista”… Non lo sa che la “teoria dell’evoluzione” è scientificamente “dimostrata” e che chiunque ne dubita è un indiscutibilmente un “fondamentalista religioso battista del sud, complottista e che crede negli alieni come Mulder e Skully?
          Lo dicono i suoi colleghi non complottisti, scienziati “seri” , allineati al “consensus”…
          Non lo dica troppo in giro che critica “scientificamente” il Darwinismo perchè se non la tessera a vita nel club dei complottisti è garantita… ^^

          Vediamo di attenerci alle domande poste per favore.
          Sto giochino dei complottisti non è divertente.

          Primo avvertimento.

          PS: dato che sta roba dei “complottisti” le è spuntata fuori citando una mia affermazione mi sono permesso di risponderle anche se ho notato solo ora che pure Luca M. ha risposto sentendosi chiamato in causa…

          • Si si l’ho letto è l’ho trovato une dei punti più inutili, gratuiti, e infantilmente provocatori dell’articolo, indegno di articolo che pretende di spiegare cosa sia una “critica scientifica”.
            Se ha qualcos’altro di interessante da dirmi sull’etere o sul M&M 1887, magari trovando un estratto del paper dei due autori da discutere piuttosto che Wikipedia scriva pure.
            Le chiacchiere da bar non mi interessano invece.
            PS Sto rispondendo dal lavoro, per questo non ho ancora avuto tempo di cercare.
            Se dovessi trovare il paper in rete magari se ne riparla eh?
            Così almeno si può proseguire seriamente e abbandonare i giochini infantili come “trovi il complottista e deridilo” e “cita sempre Wikipedia che vai sul sicuro quando fa comodo”.
            Se lei cita una mia affermazione poi è semplicemente d’obbligo che mi senta chiamato in causa…

          • Che situazione curiosa, Tommy81: il mio invito ad evitare di parlare di complotti quando non ne si hanno prove certe è una provocazione infantile, mentre rivedere l’esperimento di M&M perché un tizio crede che la Terra stia ferma e che basti una specie di antenna per avere energia gratuita dall’etere è critica scientifica.
            Le dirò: se scopre un’interpretazione migliore di M&M rispetto a quella che mi hanno insegnato all’università (non al bar o su Wikipedia) la leggerò volentieri, ma dovrà essere scientifica, non deve poggiarsi sulla malizia di chi crede che una lobby abbia deciso la fisica del Novecento.

          • “mentre rivedere l’esperimento di M&M perché un tizio crede che la Terra stia ferma e che basti una specie di antenna per avere energia gratuita dall’etere è critica scientifica.”
            Che la motivazione del mio interessa per M&M 1887 sia quella che dice lei è solo una sua congettura gratuita…
            Io non l’ho mai detto.
            Ha fatto tutto lei…

            “che basti una specie di antenna per avere energia gratuita dall’etere è critica scientifica”
            Non ho nemmeno mai affermato questo…
            Non sarà che ad essere un filo prevenuto nei miei confronti sia lei?

          • Se lei è mosso solo da curiosità e voglia di approfondire non posso che essere contento, ma allora cosa diamine non l’è piaciuto del mio articolo? Il fatto che non mi bevo tutti i complotti?
            Questo è il guaio delle accuse generiche: se si prova a repricarle, chi lancia l’accusa potrà sempre dire “non era quello a cui mi riferivo”

    • MenteLibera65 on

      Se ci sono dati oggettivi ed incontrovertibili per diffidare delle fonti “ufficiali”, è un conto, ma se si diffida per partito preso allora è un approccio ideologico uguale , ne più e ne meno, a quello di coloro che ci credono sempre in modo acritico.
      Il fatto che una certa teoria scientifica sia sostenuta da chi ne ha da guadagnare, non necessariamente la trasforma in falsa. E peraltro è probabile che chi la ritiene invece falsa abbia , anche inconsapevolmente, degli interessi uguali e contrapposti ai primi a volte pure maggiori.
      Visto che si parla di wikipedia , non sarebbe male per lei leggersi “la teoria del complotto” , per avere una idea migliore dei processi psicologici che sottintendono lo scetticismo cronico verso le informazioni istituzionali in genere.
      Parlo di processi psicologici perchè secondo me dietro un certo approccio, anche apparentemente scientifico, alle cose, c’è spesso nascosto il desiderio di avere conferma di qualcosa su cui si è fatto affidamento, più che di scoprirne una diversa magari in contrasto. Il che è umano, ma rischia di alterare in modo determinante la propria lucidità di giudizio.

      • “Visto che si parla di wikipedia , non sarebbe male per lei leggersi “la teoria del complotto” , per avere una idea migliore dei processi psicologici che sottintendono lo scetticismo cronico verso le informazioni istituzionali in genere.
        Parlo di processi psicologici perchè secondo me dietro un certo approccio, anche apparentemente scientifico, alle cose, c’è spesso nascosto il desiderio di avere conferma di qualcosa su cui si è fatto affidamento, più che di scoprirne una diversa magari in contrasto. Il che è umano, ma rischia di alterare in modo determinante la propria lucidità di giudizio.”

        E vai con la psicoanalisi da quattro soldi…
        Che tristezza…

  7. Ma guardi che io non ho nessun problema a “farmi una ragione” della non esistenza dell’etere…
    A me interessa capire quali sarebbero le evidenze incontestabili del moto di rivoluzione della Terra che escluderebbero su qualunque piano la sua negazione.
    E dato che quando uno si pone questo problema, fra le varie “prove” a favore che vengono elencate viene citato l’esperimento M&M 1887, per cercare di capire questa questione specifica ci si imbatte anche nella questione dell’etere…
    Per quanto ne capisco io l’ipotetica assenza del moto di rivoluzione non contrasterebbe con il fatto che la luce viaggi a velocitá costante in qualunque sistema di riferimento…
    Quindi non ho alcun interesse a sostenere l’esistenza dell’etere, solo che la questione é contingente a capire quali possono essere le possili e corrette interpretazioni dell’esperienza M&M 1887 che, a detta dei sostenitori della quiete terrestre, potrebbe essere interpretata a suo favore.
    Per potermi fare un’opinione su quest’affermazione devo comprendere bene la questione M&M…
    E mi pare evidente che i “due fronti” forniscano letture ed intepretazioni dell’esperienza estremente contraddittorie e contrastanti fra di loro e il segreto della contraversia stia nella logica interpretativa che vi si vuole applicare…
    E non credo di esagerare non accontentadomi di Wikipedia visto che su molti argomenti controversi che hanno grandi implicazioni importanti e contrastanti di varia natura ripete e sostiene sempre le versioni “ufficiali” non riportando, o facendolo in maniera errata o faziosa, le proposte alternative… se permette quindi io preferisco dubitare dwlla sua dell’attendibilitá…

    E la questione dell’evoluzione é un esempio eclatante che conferma il mio scetticismo…

    Detto questo direi di concludere visto che direi che ormai ho capito qual’é la sua argomentazione sulla questione dell’etere.

    La ringrazio per im tempo che ha speso.
    Buona continuazione.

    • Caro Tommy81,
      L’esperimento di M&M (che per inciso è un esperimento magnifico, nell’quale l’ingegno umano ha superato diverse vicissitudini tecniche) ha imposto agli scienziati dell’epoca di rivedere le proprie idee sull’etere. Certo, vi sono vari modi di interpretare i risultati di un esperimento, e se ne può discutere quanto si vuole, ma la scienza mira a descrivere (ed io aggiungerei comprendere) quello che possiamo misurare (io aggiungerei almeno in modo qualitativo). L’etere non siamo riusciti a misurarlo, e ipotizzare che esista non ha portato a nessun risultato che non potesse essere ottenuto in altro modo. In altri termini non abbiamo trovato modo per verificare che esista. Gli scienziati hanno capito che è un’ idea infruttuosa e l’hanno abbandonata. Se anche la si dovesse riprendere, non potrebbe più essere la stessa che era prima dell’esperimento di M&M e per poter essere preso seriamente dovrebbe almeno proporsi di risolvere un problema fisico.
      Per rispondere ai suoi dubbi sull’eliocentrismo, già ai tempi di Newton si sapeva che i sistemi di riferimento che si muovono con velocità costante sono fisicamente equivalenti cioè non distinguibili mediante nessun esperimento. Ma quelli che accelerano no. I corpi che accelerano sono spinti, e dunque la terra è spinta dal sole nel suo moto di rivoluzione. In caso contrario, per tenere la terra ferma, si dovrebbero agiungere forze al sitema solare oltre a quella gravitazionale, che non si sa da dove provengano. Le cose diventano più complesse quando entrano in gioco i principi della relatività generale, che però non conosco abbastanza a fondo da permettermi di parlarne. So però che a quel punto non avrebbe più senso parlare di eliocenrismo, geocentrismo o quiete della terra, in quanto tutti i moti diventano relativi e i sistemi di riferimento un mero strumento matematico del quale, quando ci si riesce, si fa a meno. Rimane fermo il punto però, che la scienza si occupa delle cose misurabili. La relatività generale riesce ad esempio a prevedere il periodo del moto di rivoluzione Mercurio con precisione maggiore rispetto alla teoria di Newton. Questi sono i “fatti”, i mattoni con cui si costruisce la casa della scienza. Puoi iniziare a dubitare di tutta la scienza che è stata fatta fino ad ora dall’uomo, o iniziare a credere a tutte le ipotesi di complotto che si ascoltano al giorno d’oggi, ma come disse Poicarè: “Dubitare di tutto o credere a tutto, sono due soluzioni ugualmente comode che ci dispensano entrambe dal riflettere”. (da La scienza e l’ipotesi)

      • MenteLibera65 on

        Koala, bellissimo intervento che sottoscrivo in pieno. Legga quello che ho scritto un minuto fa e ci troverà un approccio simile. Salve!

      • Ciao Koala,

        la prego di rileggersi meglio i miei commenti perchè mi risulta evidente dalla sua risposta che non le sono chiare le domande da me poste, lo scopo che mi sono prefisso e il metodo che ho voluto seguire per affrontare la questione.

        Non era mio interesse parlare di relatività…

  8. Giorgio Masiero on

    Do le mie risposte agli interrogativi di Tommy delle 13.00.
    Gli esperimenti di M&M hanno mostrato che la luce ha la stessa velocità relativamente alla Terra in tutte le direzioni, NordSud ed EstOvest. Che ne ricaviamo?
    1) se vale la legge della somma delle velocità nei diversi sistemi di riferimento (“relatività galileiana”), allora la Terra si trova esattamente nello stesso sistema di riferimento della luce;
    2) oppure la luce ha in ogni sistema di riferimento velocità costante (e ciò può avere spiegazioni diverse).
    La prima ipotesi, che la Terra si trovi al centro dell’Universo (non solo del sistema solare), pare difficile da difendere. Anche perché, non sarebbe tanto la Terra a trovarsi al centro dell’Universo, quanto il punto esatto in cui M&M si sono trovati ad eseguire il loro esperimento! E’ facile infatti calcolare che al punto diametralmente opposto, che ha una velocità relativa non nulla rispetto al primo a causa della rotazione terrestre, si sarebbe già fuori del “centro” cosmico…
    La seconda possibilità fu al centro per una ventina d’anni di diverse ipotesi, finché Einstein, per risolvere un problema del tutto diverso collegato ad un’asimmetria sgradevole delle equazioni di Maxwell, con la relatività speciale eliminò l’asimmetria e, per giunta, involontariamente, spiegò anche l’esperimento di M&M, superando la relatività galileiana. La relatività speciale è oggi forse la teoria più corroborata di tutta la fisica.
    L’etere? Per me, non c’entra nulla in nessun caso. Diciamo che l’etere non c’entra più con la fisica da quando questa ha capito (ma ora, con altre nuove ipotesi fantasiose, qualche fisico sembra tornare a dimenticarselo) che in filosofia naturale “gli enti non si devono moltiplicare senza necessità” (Ockam), e soprattutto che la scienza deve occuparsi solo di ciò che è osservabile (cioè riducibile ad un numero reale), utilizzando modelli e concetti matematici solo in quanto producano predizioni controllabili da misure sperimentali.
    Le onde sonore sono vibrazioni dell’aria. Le onde marine sono vibrazioni d’acqua. Allora anche le onde luminose saranno vibrazione di qualche oggetto materiale, chiamiamolo etere. Questo era il ragionamento, il pregiudizio materialistico, di cui era imbevuta la fisica fino all’800. Ma se l’etere è il materiale del campo elettromagnetico (e la luce è campo elettromagnetico, come ha dimostrato Maxwell), qual è il materiale che oscilla producendo il campo gravitazionale? Etere 2?! E qual è quello che produce il campo nucleare forte? Etere 3?!
    La fisica non dimostrerà mai che qualcosa esiste o non esiste, tantomeno gli Eteri 1, 2 e 3. Semplicemente non se ne cura, perché non producono predizioni sperimentalmente controllabili. Anzi, oggi, nella teoria più avanzata della fisica, la QFT, esistono solo i campi… e tutto il resto, materia compresa, è in sovrappiù (cioè meta-fisica).

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