Le Scienze: pag. 28, che ne è della sintesi moderna?

7

 

Nella rivista, indubitabilmente neodarwiniana, Le Scienze, due articoli che dovrebbero far riflettere sul neodarwinismo.

 

Sul numero di giugno di Le Scienze, a pag. 28, ritroviamo il concetto di “evolvibilità” di cu si era parlato recentemente su CS-L’evolvibilità, le rondini di Chernobyl e il CICAP“. Lo spazio dedicato è limitato, ma basta a cogliere delle affermazioni che dovrebbero far riflettere un sostenitore della teoria neodarwiniana:

Il concetto di evolvability indica la capacità di un organismo… o una popolazione di organismi non solo di dare origine ad una diversità genetica, ma una diversità genetica “adattativa”, che segue poi a sua volta la selezione naturale.

[…]

Secondo gli autori della ricerca,  l’  “evolvibilità” è frutto di un processo di deriva genetica che determina una distribuzione sempre maggiore di fenotipi con buone capacità di evolversi.

.

Chissà se chi scrive e chi ha letto l’articolo si sono resi conto delle implicazioni di quanto affermato: gli organismi avrebbero la capacità di dare origine ad una diversità genetica “adattativa”.

 Un tale capacità dovrebbe quindi andare oltre la semplice mutazione casuale, oltre la pura e semplice deriva genetica, e produrre solo mutazioni funzionali adattative. Come già detto nel precedente articolo un meccanismo di questi tipo renderebbe del tutto superata la Sintesi Moderna in cui le mutazioni sono causate dal puro caso.

 Nella stessa pagina si legge poi un altro breve articolo dal titolo che attira subito l’attenzione: “Per la legge di Moore, la vita ha 9,7 miliardi di anni.” La cosa strana è che la legge di Moore non riguarda la biologia ma i computer, si tratta infatti di quell’osservazione empirica di uno dei fondatori dell’Intel, secondo la quale la potenza dei processori raddoppierebbe ogni 18 mesi. L’estrapolazione alla biologia è stata pubblicata sulla rivista ArXiv della Cornell University, e ripresa anche dal pretigioso MIT nella sua rivista MIT Technology review che ne ha parlato in Moore’s Law and the Origin of Life dove l’articolo è stato anche accompagnato da un grafico esplicativo:

Dal grafico si vede l’inizio della vita sulla Terra con i procarioti, esattamente in accordo con i ritrovamenti fossili, ma quel che colpisce è l’estrapolazione di questo processo ad un ipotetico momento in cui si formò la prima coppia di basi situato a 9,7 MLD di anni fa.

Anche in questo caso sembrano sfuggire le conseguenze dell’ipotesi sulla teoria neodarwiniana. Tale “legge” nega l’ipotesi che possano esistere nell’universo specie più complesse di quelle della Terra, ma esclude anche che la vita possa essere nata sul nostro pianeta che, essendosi formato 4,5 MLD di anni fa, sarebbe troppo giovane.

Sembra proprio che siamo di fronte ad un elemento a sostegno dell’ipotesi della panspermia una teoria tanto cara a Francis Crick e Fred Hoyle, che ipotizzavano una vita proveniente dallo spazio, ferme restando tutte le difficoltà di ipotizzare un siffatto viaggio nell’universo. Un’altra considerazione è che non potendo ipotizzare una cellula con due soli nucleotidi, come ipotizzato dai ricercatori, la prima forma di vita sarebbe stata comunque generata con un “salto” quantico.

Quello che però alla Cornell, al MIT e su Le  Scienze non hanno preso in considerazione, è che la loro proposta, al pari dell’evolvability, implica un meccanismo per lo sviluppo della vita che viene preso dalle scienze informatiche che non evolvono affatto per “caso e necessità”.

L’evolvabilty rischia dunque di implicare l’esistenza di “frasi bersaglio”, come ipotizzato da Richard Dawkins, o dell’esistenza di una progettazione analoga a quella esistente per i microprocessori.

Se non leggessimo queste cose su Le Scienze diremmo che si tratta di roba da creazionisti…

.

.

.

 

Share.

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

7 commenti

  1. Mah..come c’era già stato modo di osservare:
    http://www.tbiomed.com/content/7/1/6
    Per dirla brutalmente l’evolvibilità non è altro il nome per ciò che dovrebbe “spiegare” perché dalla degenerazione,dall’involuzione,dalla microevoluzione ‘può’, alle condizioni comunque opportune,avvenire la postulata evoluzione neodarwiniana.
    Vedo che è stato ricordato Crabtree :
    http://www.enzopennetta.it/2013/06/i-danni-della-divulgazione-darwinista-come-saremo-tra-100-mila-anni/#comment-15723
    ed avevamo già detto qualcosa a riguardo della degenerazione:
    http://www.enzopennetta.it/2013/05/flores-darcais-vito-mancuso-e-le-false-certezze/

    Se Gould et al.avevano ‘sistemato’ le cose sul gradualismo che non c’è,mancava comunque il dualismo,che si finge di non vedere o su cui si specula,micro e macro evoluzione.

    Credo che diversi neodarwinisti non abbiano ben compreso questa evolvibilità,proprio a livello concettuale e perché scenda in campo,forse perché troppo arroccati nel loro paradigma..
    E di conseguenza i giornalisti son andati ancora più in confusione..

    L’evolvibilità come le ‘ardite’ ipotesi di Gould
    http://www.enzopennetta.it/2013/06/rivedere-la-classificazione-di-homo-sapiens-ian-tattaersall-siamo-diversi-da-tutti-gli-altri-esseri-viventi/#comment-15564
    “salvano”,mettono toppe,arroccano il neodarwinismo l’evolvibilità fa lo stesso,ma sempre allo stesso modo tappando una falla ne riaprono altre..dura far stare a galla un colabrodo..

  2. Giorgio Masiero on

    Nell’antichità, prima della rivoluzione scientifica, s’invocava un “nume” per spiegare un fenomeno.
    Con la rivoluzione scientifica, un insieme di fenomeni è spiegato quando è deducibile da un sistema logico-formale fondato su pochi (Ockam), coerenti postulati, aventi conseguenze sperimentalmente controllabili (predittività falsificabile).
    Oggi, nell’era postmoderna e post-scientifica, per spiegare la vita s’invoca ogni giorno un “nome” diverso.
    Cmq, il nome evolvibilità, escludendo il caso, mostra già una presa di coscienza sulla questione insuperabile della probabilità, ed è la negazione del darwinismo. Non risolve il problema della vita (come non lo risolve la “legge” di Moore, che non è una legge scientifica, ma solo l’assunzione industriale del BP del Ceo di Intel), ma può essere la base per ricercare i meccanismi fisici dell’abiogenesi.
    Benvenuti… finalmente!

    • Mah,no..credo che lei si riferisca Masiero al concetto di evolvibilità frainteso anche dalle Scienze.
      Quoto il mio precedente commento.

  3. L’evolvibiltà potrebbe essere un po’ quello che dici tu Leonetto e anche quello che pensa Giorgio.
    Il problema è che in realtà è una di quelle parole che si usano ma che nessuno sa bene quale significato abbia.

    Quando le discussioni le facevano persone serie prima si faceva la “explicatio terminorum”.

  4. Spiegare la vita come prodotta dal caso, presenta una grande dif-
    ficolta’, che e’ difficile da valutare. Vorrei proporre un esempio che puo’ chiarire le idee. Leggere qui il concetto di MULTIVERSO SUPERDENSO:
    http://www.origini.info/articolo.asp?id=449
    Il DNA e’ una sequenza opportunamente ordinata di due miliardi di
    basi. Corrisponde a circa 20000 grossi romanzi. Viene let-
    ta dai ribosomi ( non certo intelligenti ) che leggono triplette.
    CAPISCONO ( ? ) quale amminoacido produrre, nella giusta quantita’ al momento giusto e nel posto giusto. Chi legge,se conosce un biologo, gli chieda se e’ in grado di inventare e produrre una nuova proteina, con specifiche proprieta’, e che non interagisca negativamente con le altre 30000 del corpo umano.
    CREDO CHE NESSUNO AL MONDO E’ IN GRADO DI FARLO .

Exit mobile version