La vita è unica? Parte II (link all’originale)

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Il prof. David L. Abel ha acconsentito di pubblicare su Critica Scientifica il suo articolo “Is life unique?”.

La traduzione è di Michele Forastiere.

(Alcune parti sono state evidenziate in grassetto su CS)

 

 

David L. Abel è direttore del “The Gene Emergence Project” della “The Origin of Life Science Foundation, Inc.” (www.LifeOrigin.org). I suoi interessi di studio spaziano nel campo della biocibernetica e della biosemiotica. Abel è autore di numerose pubblicazioni peer-reviewed su argomenti quali l’abiogenesi, la complessità dei sistemi simbolici biologici e l’auto-organizzazione dei sistemi viventi. Quella che segue è la traduzione dell’articolo di rassegna “Is life unique?” ( http://www.mdpi.com/2075-1729/2/1/106), dedicato alle teorie sull’origine della vita e apparso sul numero speciale di marzo 2012 della rivista “Life ” (http://www.mdpi.com/2075-1729/2/1).

David L. Abel

Department of ProtoBioCybernetics and ProtoBioSemiotics, Origin of Life Science Foundation, Inc., 113-120 Hedgewood Drive, Greenbelt, MD 20770, USA

 

Abstract: La vita è fisicamente e chimicamente unica? No. La vita è unica? Sì. La vita manifesta innumerevoli formalismi che non possono essere generati o spiegati mediante la sola fisico-dinamica. La vita persegue migliaia di obiettivi biofunzionali, non ultimo dei quali è quello di rimanere in vita. Né la fisico-dinamica, né l’evoluzione, si pongono obiettivi. La vita è in gran parte orchestrata dalla programmazione digitale lineare e dall’informazione prescrittiva (Prescriptive Information, PI), che si concretizza in particolare in un sequenziamento nucleotidico non determinato dalla fisico-dinamica. I controlli epigenomici incrementano soltanto la raffinatezza di questi formalismi. La vita impiega la rappresentazione attraverso l’uso di sistemi simbolici. La vita manifesta autonomia, omeostasi fuori dall’equilibrio nei più avversi degli ambienti, meccanismi di feedback positivi e negativi, prevenzione e correzione dei suoi stessi errori, e organizzazione dei componenti in sistemi funzionali stabili (SFS). Il caso e la necessità – l’agitazione termica e il determinismo causa-effetto nella sistematicità della natura – non possono generare formalismi quali la matematica, il linguaggio, i sistemi simbolici, la codifica, la decodifica, la logica, l’organizzazione (da non confondere con il puro e semplice auto-ordinamento), l’integrazione dei circuiti, il successo computazionale e la ricerca della funzionalità. Tutte queste caratteristiche della vita sono di natura formale, non fisica.

Parole chiave: formalismo, informazione prescrittiva (PI); sistemi funzionali stabili (SFS); complessità di sequenza funzionale (FSC); la legge del declino organizzativo e cibernetico (legge OCD); il principio formalismo > fisicità (F > P); causazione e controllo dipendenti dalla scelta (CCCC); il taglio cibernetico; il ponte a commutatore configurabile (CS); il principio di organizzazione (O).

[ I paragrafi 1-6 sono stati pubblicati nella Parte I (link)]

7. Gli strati e le dimensioni della PI formale biologica continuano a crescere

Gli strati della PI biologica continuano a crescere. La trascrizione “contro-senso” avviene regolarmente [157-163]: il DNA viene letto in entrambe le direzioni. Spesso tratti di RNA regolatore vengono trascritti a partire dal filamento negativo “contro-senso” che si dipana dal filamento di senso positivo di DNA che contiene le istruzioni per le proteine [157,164,165]. Nel DNA, le istruzioni digitali lineari sono bidirezionali. Perciò, il filamento cosiddetto “contro-senso” è dotato di senso e significato. I geni si sovrappongono [157,166-168].

La natura efficace della distribuzione dei geni, nella misura in cui si riferisce alla funzione collettiva, è un’altra forma di PI. L’avvolgimento della cromatina e il suo ruolo nella regolazione, in modo particolare nei procarioti più semplici, è una forma di PI [95,168-170]. Filamenti complementari possono contenere le istruzioni relative a funzioni completamente diverse, talvolta l’uno regolando la funzione di codifica dell’altro. Proteine differenti sono prodotte da un solo gene. Singole proteine vengono determinate da sezioni provenienti da più geni. Siti di inizio della trascrizione (Transcription Start Sites, TSS), divergenti e ampiamente diffusi, si incontrano in corrispondenza dei promotori genetici della codifica proteica. I complessi multi-proteina sono di gran lunga più diffusi e cruciali del previsto. La presunta “spazzatura” determina più bio-funzione dei segmenti codificanti. L’ampiezza e il genere di editing, perfino le correzioni post-traduttive, sono sbalorditivi. Codici a blocchi di Hamming per la riduzione del rumore e bit di parità prevengono gli errori di codifica. Esistono meccanismi di riparazione straordinari che lavorano ininterrottamente come sistemi di salvataggio per impedire la degradazione di innumerevoli messaggi digitali lineari. Controlli di suicidio (apoptosi) difendono il bene più grande. Il sistema immunitario, l’unico sistema che ha bisogno della variazione stocastica per la protezione contro gli antigeni nuovi e inaspettati, si trova proprio ad esserne dotato – invece di essere programmato nel modo rigido da cui dipende la maggior parte degli altri sistemi biologici. La conformazione tridimensionale è molto più liquida del previsto, per validi motivi. Le istruzioni imposte dal DNA sono dinamiche, non statiche. La variazione dinamica nella struttura di avvolgimento fa sì che la stessa struttura primaria possa determinare funzioni ampiamente varianti.

Tutta questa complessità concettuale non limita l’importanza della programmazione digitale lineare; si aggiunge semplicemente alla raffinatezza e alle dimensioni della PI complessiva del sistema. Il micro-RNA e le serie di proteine regolatrici devono pur sempre essere prescritte da scelte digitali lineari discrete di nucleotidi specifici nelle loro regioni critiche. È vero, molte regioni non sono cruciali per una particolare proteina. Ciò nonostante, a causa delle sovrapposizioni geniche e della natura multidimensionale della bio‑istruzione, il sequenziamento di sezioni che può essere irrilevante per una data proteina può, viceversa, essere altamente rilevante per altre proteine trascritte dallo stesso gene.

 

8. La vita si prefigge finalità biofunzionali, e le consegue

Tutta la vita conosciuta è cibernetica [171-174]. Ciò significa che l’integrazione e la regolazione delle vie e dei cicli biochimici nel metabolismo omeostatico sono controllate mediante programmazione, non solo vincolate in senso fisico-dinamico. La vita attraversa il “taglio cibernetico” [Cybernetic Cut, N.d.T.] [156] valicando un ponte a commutatore configurabile (Configurable Switch Bridge, CS Bridge) a senso unico [156]. Questo ponte sormonta un grande abisso. Da una parte si trovano tutti quei fenomeni che possono essere spiegati dalla sola fisico-dinamica; dall’altra ci sono quei fenomeni che si possono spiegare solo mediante la selezione delle funzioni potenziali (non ancora esistenti). Il traffico su questo ponte scorre solo dal mondo non fisico del formalismo verso il mondo fisico, mediante l’attuazione di scelte intenzionali. Tale attuazione richiede l’impostazione di commutatori configurabili fisici arbitrari (dinamicamente inerti) e la selezione di veicoli simbolici fisici in un sistema simbolico materiale.

Tranne che negli stati patologici, le attività della vita sono quasi sempre dirette verso l’obiettivo formale del successo biochimico. Ciò include la PI che decreta l’apoptosi per il bene più grande dell’organismo.

L’unico sistema che sembra sprecare deliberatamente energia, esplorando la casualità, è il sistema immunitario. Per prepararsi all’esposizione a una varietà indefinita di possibili antigeni, il sistema immunitario deve essere pronto ad affrontare ogni possibile nuova combinazione di invasioni virali, batteriche, micotiche o di altri parassiti. Il sistema immunitario è peculiare nella sua continua scansione dello spazio delle sequenze genetiche potenziali e dello spazio delle fasi tridimensionale. Ogni altro sistema biologico, tuttavia, spende energia con straordinaria efficienza per raggiungere obiettivi metabolici cooperativi che sono tutt’altro che casuali. Tali propositi sono formali, non fisico-dinamici.

Che dire della generazione di nuove istruzioni genetiche? Non è forse vero che è la duplicazione, unita alla variazione casuale, l’origine di tutta la nuova informazione prescrittiva (PI) genetica? La risposta è: “NO!” In primo luogo, non vi è nessuna nuova informazione nella duplicazione, nemmeno quando si confonda l’incertezza di Shannon con l’“informazione”. In secondo luogo, nessuno ha mai osservato la generazione, da parte di una variazione casuale, di informazione prescrittiva (PI) non banale, in grado cioè di generare o controllare una nuova funzione sofisticata.

Ogni presunto sostegno sperimentale è banale. Gli esempi non banali sono sempre teorici, mai empirici o finanche razionali. Il contrasto tra banale e non banale, ovviamente, passa attraverso sfumature di grigio piuttosto che apparire come una dicotomia bianco/nero. Il problema della banalità non può essere risolto appellandosi all’insormontabilità statistica o addirittura alla metrica di plausibilità universale (Universal Plausibility Metric, UPM) e al principio di plausibilità universale (Universal Plausibility Principle, UPP) [175,176]. È più una questione di misura organizzativa formale, che al momento non è quantificabile. Il punto più vicino cui potremmo giungere potrebbe essere quello di misurare il numero di “fits” (bit funzionali) necessari per fornire le istruzioni o per stabilire l’organizzazione di una macchina molecolare in grado di svolgere una data funzione in un determinato luogo e tempo [119-121]. L’unico motivo per escludere dalla discussione la funzione “non banale” è di impedire ai cinici di indicare qualche “funzione” accidentale ridicolmente trascurabile come presunta falsificazione del principio più ampio.

La metrica di plausibilità universale [175,176], calcolata relativamente alla generazione casuale anche di un segmento del genoma del Mycoplasma, fornisce in maniera convincente valori di ξ < 1. Alla luce di queste misure, il principio di plausibilità universale [175,176] implica la definitiva falsificazione scientifica dell’ipotesi casuale [140,177], vale a dire dell’ipotesi che il genoma del Mycoplasma sia stato generato da duplicazione, più variazione casuale. Perfino considerando una generazione della durata di 20 minuti, il tasso di mutazione, insieme alla bassa percentuale di mutazioni potenzialmente benefiche, non fornisce un grado di possibilità sufficiente a far sì che la variazione casuale delle duplicazioni abbia potuto determinare tali sofisticate istruzioni genetiche e genomiche. Questo è vero perfino in uno spazio delle fasi cosmico che si estende per oltre 14,5 miliardi di anni (appena 1018 secondi, a voler abbondare).

Qualsiasi discussione sulla “duplicazione più variazione” dovrebbe sempre suscitare la domanda, “Duplicazione di cosa?”. Qual è la sorgente della PI che viene duplicata? La tesi della “duplicazione più variazione” semplicemente presuppone, piuttosto che spiegare, l’origine di qualsiasi PI che potrebbe essere duplicata. La domanda è: “Da dove, prima di tutto, proviene una qualche PI?”.

Contrariamente a quanto ritiene l’opinione pubblica, le mutazioni casuali non sono il modus operandi della genetica, della genomica o dell’epigenomica. La vita impiega estesi meccanismi di prevenzione e di correzione degli errori per proteggere l’integrità della PI esistente da  variazioni casuali (degradazione da rumore della PI precedentemente programmata). A dispetto dell’attuale solco consuetudinario del paradigma kuhniano, la vita non fa nessuno sforzo per conseguire il successo della programmazione attraverso le mutazioni. Al contrario, i genomi contengono una gran quantità di informazione, codificata e duplicata in maniera ridondante, proprio per proteggerli dalle mutazioni. Quasi ogni giorno la letteratura mostra come questa ridondanza sia dotata di scopo, non il risultato di rumore accumulato come si riteneva originariamente. Esiste una schiacciante evidenza empirica che nemmeno la vita manifesti alcuna deroga al normale degrado dell’integrità informativa, come descritto dalla Legge OCD (Law of Organizational and Cybernetic Decline,  legge del degrado organizzativo e cibernetico) [84].

 

9. La legge del deterioramento/degrado organizzativo e cibernetico (legge OCD)

La legge OCD [84] stabilisce che, in assenza dell’intervento di un’agenzia formale, ogni organizzazione non banale e ogni funzione cibernetica/computazionale sostanziata nel dominio fisico (per esempio i circuiti integrati; il successo computazionale programmato, le opere architettoniche e altri risultati ingegneristici) sono invariabilmente destinate, col tempo, a deteriorarsi e infine a smettere di funzionare. Questo deterioramento può anche non essere ininterrotto; sarà però senz’altro continuo (“spento” e “acceso”, mostrando una complessiva regolarità nel peggiorare col tempo). Computer, robot, tutte le forme di intelligenza artificiale, la vita artificiale e perfino la vita cellulare sono soggetti alla legge OCD. Ogni messaggio sostanziato in un sistema simbolico materiale o in impulsi elettronici procederà inesorabilmente verso l’ingarbugliamento, la disfunzionalità e il fallimento.

La legge OCD [84] non deve essere confusa con la Seconda Legge della Termodinamica. La legge OCD non riguarda l’entropia della meccanica statistica, o l’“entropia”, o l’“entropia mutua” dell’incertezza probabilistica combinatoria di Shannon. Lo scambio di calore, la dissipazione del calore, i cambiamenti di fase, l’ordine e il disordine non sono in discussione. La legge OCD riguarda solo l’organizzazione e le utilità formali già implementate in supporti e ambienti fisici. Solo la contingenza di scelta intenzionale in corrispondenza degli effettivi nodi decisionali  può salvare dal deterioramento finale l’organizzazione e la funzione precedentemente programmate nella dimensione fisica.

La Seconda Legge della Termodinamica funziona solo sulla massa/energia in cui le istruzioni formali sono state materializzate (registrate). Quando i token fisici, i commutatori configurabili e i circuiti si deteriorano per effetto della Seconda Legge, la PI formale sostanziata in questi mezzi di comunicazione tende a perdere la sua affidabilità in termini di archiviazione fisica. La Seconda Legge, tuttavia, non ha alcun effetto diretto su quegli stessi formalismi non fisici che erano stati così materializzati – ne viene interessato solo il mezzo fisico di archiviazione. Ciò conduce, a sua volta, al degrado della funzione cibernetica realizzata.

Il principio di organizzazione (O) [84], strettamente connesso a quanto appena detto, afferma che un’organizzazione formale non banale può essere prodotta solo da causazione e controllo basati sulla contingenza di scelta (Choice-Contingent Causation and Control, CCCC). ([84], Sez. 9).

 

10. Causazione e controllo basati sulla contingenza di scelta (CCCC)

La CCCC è un formalismo basato sulla teoria delle decisioni che definisce come ottenere funzione e organizzazione potenziale, ed è l’unica causa nota in grado di produrre funzione e organizzazione non banali. In nessun caso la CCCC può essere spiegata o prodotta mediante il caso e/o la necessità. Essa è l’essenza stessa di ogni formalismo: l’evoluzione non può produrla o spiegarla. L’evoluzione non ha finalità, e non può fare scelte di programmazione a livello genetico molecolare (il principio di selezione genetica (GS); vedere alla Sezione 12) [178,179]. La selezione naturale può unicamente favorire i migliori fenotipi tra quelli già “calcolati”, già viventi. La vita è controllata, non semplicemente vincolata in senso fisico-dinamico, da scelte pragmatiche che mirano alla funzione formale. Né la fisico-dinamica né l’evoluzione possono fare tali scelte di programmazione in corrispondenza delle porte logiche e dei commutatori configurabili della vita.

Come si insegnava decenni fa, e ancora si dovrebbe, “La vita non è ‘un sacchetto di enzimi’.” La vita è una sinfonia di algoritmi genetici altamente ottimizzati e coordinati. Il metabolismo e l’omeostasi fuori dall’equilibrio sono impossibili da ottenere senza ottimizzazione algoritmica collettiva e cooperativa [88]. L’ottimizzazione algoritmica è un obiettivo formale; non può essere conseguita tramite il determinismo di causa-effetto. Il determinismo di causa-effetto della fisico-dinamica non è l’unica forma di causazione. La programmazione della PI e il successo computazionale per cui essa determina le istruzioni possono essere ottenuti solo tramite CCCC [84,85,107,180]. La CCCC è in definitiva di gran lunga più importante per qualsiasi sistema formale noto; essa dirige gli eventi verso i risultati pratici che vengono valutati dagli agenti. La CCCC è una vera causa primaria che porta a effetti molto reali, in particolare all’effetto di un lavoro utile invece di un mero vincolo fisico-dinamico. Essa è in grado di generare livelli straordinari di funzionalità peculiari che non sono mai state osservate come conseguenza della casualità o della necessità definita dalla legge. Né la fisico-dinamica né l’evoluzione possono prefiggersi l’utilità potenziale (come per esempio la programmazione del successo computazionale prima della sua realizzazione). La CCCC lo fa: essa è l’unica causa conosciuta, l’unico timoniere dei formalismi.

 

11.  La vita organizza i suoi componenti in sistemi funzionali stabili (SFS)

In primo luogo, dobbiamo chiarire ciò che è veramente un “sistema”. Un “sistema” è un’organizzazione concettuale, astratta, generata da contingenze di scelta, non dal caso o dalla necessità, che tipicamente genera processi o procedure formali aventi risultati pragmatici [82,83,88]. Un “sistema meteorologico” non è un vero e proprio sistema. Si tratta semplicemente di un’interfaccia fisico-dinamica di vento, temperatura e differenziale di pressione atmosferica. Un fronte meteorologico può comportare cambiamenti di fase e manifestare auto-ordinamento (per esempio un uragano); ma non è organizzato. Non manifesta alcuna contingenza di scelta, nessun obiettivo o scopo, nessuna realizzazione di funzioni o di utilità. I fronti meteo non hanno componenti formali, né risultati computazionali, né ottimizzazione algoritmica, e nemmeno alcuno scopo intenzionale.

Neanche i più semplici sistemi funzionali stabili (Sustained Functional Systems, SFS) [82,84,88] (per esempio il primo motore termico non banale) possono essere organizzati senza il controllo del diavoletto di Maxwell (un agente) che sceglie volontariamente quando aprire e chiudere lo sportellino tra i compartimenti [88]. La natura inanimata produrrà ciecamente l’equilibrio (mediante leggi fisse, inviolabili) tutte le volte, piuttosto che la separazione e la compartimentazione delle particelle di gas inerte più veloci da quelle più lente. Non può essere creato alcun potenziale energetico da un gas inerte, in assenza delle scelte intenzionali del diavoletto. Le decisioni del diavoletto allo sportello sono puramente formali e non fisiche. Esse non sono soggette alla Seconda Legge della Termodinamica: solo il movimento di apertura e chiusura fisica della porticina lo è. Per questo, è necessario che dell’energia utilizzabile come lavoro venga generata, impiegata, accumulata e richiamata all’occorrenza per muovere lo sportello. Dei meccanismi formali devono essere organizzati e ottimizzati algoritmicamente per ottenere il pagamento del prezzo energetico dell’apertura e chiusura della porticina.

La capacità del diavoletto di Maxwell di generare un motore termico da molecole di gas inerte è fondamentale per la discussione sulla vita. Un siffatto motore termico non può essere attribuito a  fenomeni fisico-chimici di causa-effetto come reazioni, interazioni o cambiamenti di fase. I gas ideali non sono reattivi. In questo modello la questione riguarda esclusivamente la termodinamica. La Seconda Legge può essere temporaneamente e localmente aggirata solo attraverso causazione (meccanismi  di attuazione) e controllo per contingenza di scelta (CCCC) operanti sullo sportello [1,2], non mediante il caso e la necessità della fisico-dinamica. Lo stesso vale per il metabolismo e la vita. Sono i controlli, non i vincoli, a rendere possibile la vita. Sebbene la vita usi reazioni chimiche piuttosto che molecole di gas inerte, deve pur sempre dirigere algoritmicamente molte migliaia di eventi fuori dall’equilibrio per organizzare formalmente gli “organismi” viventi.

Qualcuno ha affermato che è necessario più lavoro per far funzionare la porticina di quanto se ne ottenga mediante il suo funzionamento. Questo può essere vero per un dato ciclo individuale di lavoro; tuttavia, mediante un’accorta programmazione del funzionamento dello sportello, è possibile conquistare la sinergia degli effetti di separazione delle particelle calde e fredde. I formalismi sono sempre stati la chiave dell’elusione temporanea e locale della Seconda Legge. Modalità più efficienti di utilizzo formale dell’energia immagazzinata possono rendere efficace il funzionamento dello sportello originale. La generazione del lavoro utile per attivare fisicamente lo sportello, tuttavia, richiede l’attenta gestione di sportelli ancora più formalmente controllati (porte logiche e commutatori configurabili in dispositivi e macchine aggiuntive). La vita fabbrica e impiega proprio simili macchine molecolari e sofisticati nanocomputer [108].

 

12. La vita è governata dal principio di selezione genetica (GS)

Il principio GS [92,178] afferma che la selezione deve avvenire a livello molecolare/genetico, non tanto a livello fenotipico/organismico del più adatto, per produrre e spiegare la vita. In altri termini, la selezione per la bio-funzione potenziale deve verificarsi in concomitanza con la formazione dei legami rigidi 3′ 5′ fosfodiesterici nelle sequenze di DNA e RNA. È questo il punto in cui la sintassi polinucleotidica digitale lineare funzionale si trasforma in istruzioni. La selezione di ciascun nucleotide da uno spazio delle fasi di quattro opzioni costituisce l’impostazione di un commutatore configurabile quaternario (a quattro vie). L’impostazione specifica di questi commutatori nella struttura primaria degli acidi nucleici (sequenza monomerica) determina il modo in cui le catene di biopolimeri tradotti si ripiegheranno in macchine molecolari tridimensionali.

La selezione naturale non è in grado di agire a livello genetico. La pressione di selezione favorisce solo la bio-funzione esistente. Perfino nel caso di funzione già esistente, la selezione naturale non sa distinguere tra funzione isolata e non-funzione. All’ambiente inanimato non potrebbe importare di meno che qualcosa funzioni o meno. L’ambiente non ha preferenze, valori, obiettivi o desideri. La natura inanimata è cieca e indifferente all’utilità. Ciò è ancora più vero per quanto riguarda l’utilità potenziale. L’utilità può essere definita, apprezzata e ricercata solo formalmente, non fisico-dinamicamente. La pragmatica richiede una dimensione in più rispetto alle quattro dimensioni del caso e della necessità [42,105,107,156].

Solo gli organismi fenotipici già viventi più adatti sono secondariamente “selezionati” dall’ambiente, non la programmazione concettuale astratta relativamente ai nodi decisionali, le porte logiche e l’impostazione dei commutatori configurabili.

La selezione naturale non è altro che la sopravvivenza differenziale e la riproduzione differenziale degli organismi già viventi di maggior successo. Perché un organismo sia vivo, è necessario prima di tutto che esso abbia centinaia o migliaia di vie biochimiche e cicli già integrati in schemi metabolici olistici, cooperativi, organizzati. Pochi fenomeni sono più mirati e finalizzati del metabolismo. La sopravvivenza differenziale delle specie più adatte non offre alcun modello di meccanismo per la generazione della programmazione cibernetica delle istruzioni lineari digitali genetiche. I bio-messaggi forniscono le istruzioni digitali lineari per determinare le strutture cellulari, il trasporto specifico e la catalisi. Eppure il DNA è ampiamente inerte dal punto di vista fisico-chimico. La selezione naturale non può favorire le funzioni non realizzate, non-ancora-esistenti rappresentate nella sintassi del DNA.

 

13. La vita è organizzata, non auto-ordinata

I fenomeni di auto-ordinamento non sono esempi di auto-organizzazione: essi sono semplici, ridondanti e a basso contenuto informativo [42,106,107]. Le strutture auto-ordinate, siano esse stabili (per esempio i cristalli) o dissipative (come nel caso della teoria del caos studiata per la prima volta da Prigogine) non contengono alcuna organizzazione.

Eventi di auto-ordinamento si verificano spontaneamente in ogni istante. Ma non coinvolgono nodi decisionali o impostazioni di commutatori configurabili dinamicamente inerti, finalizzati a uno scopo. Non vi è bisogno di programmare nessuna porta logica nei fenomeni di auto-ordinamento. Gli eventi di auto-ordinamento non implicano alcuna guida verso il successo algoritmico o l’“arresto computazionale”. I fenomeni di auto-ordinamento sono puramente fisico-dinamici e incapaci di sforzi organizzativi. Le leggi e i frattali sono algoritmi di minima complessità e minima informazione. La fisico-dinamica inanimata non può compiere scelte intenzionali o perseguire funzioni potenziali. Nessun modello di evoluzione non guidata si prefigge l’obiettivo dell’utilità futura.

L’ordine non può eseguire calcoli. Molta letteratura sull’origine della vita fa appello a “leggi di auto-organizzazione ancora da scoprire”. Le leggi, tuttavia, descrivono un comportamento altamente ordinato/strutturato. Poiché esse sono algoritmi parsimoniosi di compressione dei dati, contengono pochissima informazione. Dato l’elevato contenuto informativo della vita, l’attesa di una nuova legge che spieghi la sofisticata programmazione algoritmica genetica è infondata. Gran parte della letteratura peer-reviewed pubblicata è errata a causa del mancato riconoscimento del fatto che la “complessità della vita” non potrebbe mai sorgere da una simile strutturazione fisico-dinamica, che è altamente “ordinata” e a basso contenuto informativo. È richiesta un’enorme incertezza combinatoria per archiviare una PI tanto raffinata. La complessità della vita non potrà mai essere spiegata mediante il comportamento altamente ordinato che è riducibile alle leggi a basso contenuto informativo della fisica e della chimica.

Un cristallo è altamente ordinato. La sua descrizione può essere facilmente compressa per via algoritmica. Un cristallo è, all’incirca, quanto di più lontano dall’essere “vivo” ci possa essere tra tutti gli stati fisici che si vogliano indicare. Ogni elemento di una sequenza di trecento monomeri di adenosina (un omopolimero) può essere specificamente elencato affermando: “Sia dato un insieme di molecole di adenosina; si colleghi ripetutamente ognuna di queste ad un’altra per trecento volte”. Questo è ciò che si definisce un algoritmo di compressione. La semplicità e brevità di questo algoritmo di compressione è un’indicazione di quanto tremendamente basse siano la complessità e l’incertezza di tale polimero. Una tale parsimoniosa definizione dell’intera sequenza è possibile unicamente perché quella sequenza è tanto altamente strutturata. Una sequenza tanto ampiamente ordinata è priva di incertezza, di complessità e della capacità di realizzare PI. Un algoritmo di compressione così parsimonioso è in grado di elencare ogni elemento della sequenza di trecento monomeri in sole quattordici parole. Questo dato di fatto definisce l’alto ordine ovvero la struttura, insieme al basso potenziale di conservazione dell’informazione.

I presunti fenomeni di auto-organizzazione spontanea di ipercicli sempre più efficienti [181-185] e di auto-assemblaggio stechiometrico [186], insieme agli ipotetici chemotoni di Ganti [187], non sono mai stati osservati, men che mai ripetutamente osservati.

Non è mai stata verificata alcuna previsione.

L’“auto-organizzazione” non indica alcun meccanismo e non ha alcun potere esplicativo dettagliato che sia verificabile. L’ipotesi delle capacità sempre crescenti dei chemotoni non è nemmeno falsificabile. Né l’assenza di prove, né l’osservazione ripetuta della mancata attivazione degli ipercicli sono in grado di fornire falsificazione. Perciò il concetto si trova convenientemente e indefinitamente al riparo da qualsiasi contraddittorio scientifico. Deve essere accettato unicamente per fede cieca. Ogni scienziato che osi alzare il sopracciglio per sano scetticismo scientifico viene immediatamente etichettato come eretico dalla gerarchia dal presunto imperativo di naturalismo metafisico che è proprio dello scientismo.

La pura e semplice presenza di struttura, giustapposta al caos molecolare tipico dell’agitazione termica, ci dice ben poco sulla funzione e l’utilità. Molte strutture rigide stabili non presentano alcuna funzione. Nella teoria del caos, le fiamme di candela e i tornado mostrano una struttura apparentemente stabile costituita da una serie ininterrotta di stati dissipativi auto-ordinati momentanei. Né l’uno né l’altro tipo di struttura calcola o ottimizza alcuna funzione algoritmica. Nessuna delle “strutture dissipative” di Prigogine genera un sistema funzionale stabile (SFS) [88]. È per un buon motivo che Prigogine le definì “dissipative”. Indipendentemente da quanto a lungo le strutture dissipative durano, di certo non producono alcuna funzione sofisticata; i sistemi funzionali stabili (SFS) lo fanno.

 

14. In nessun caso il caos può produrre l’ultra-organizzazione della vita

La definizione esatta di caos è “uno stato delimitato di disorganizzazione che è estremamente sensibile agli effetti delle condizioni iniziali”. La disorganizzazione non può produrre organizzazione.
Si noti che il caos è uno stato disorganizzato della materia, non uno stato disordinato della materia. Una considerevole quantità di ordine può nascere spontaneamente dal caos. Questo è ciò di cui tratta la teoria del caos. Per osservare un fenomeno di auto-ordinamento spontaneo non dobbiamo far altro che togliere il tappo dallo scarico della nostra vasca da bagno. Le molecole d’acqua si auto-ordinano rapidamente in un mulinello – un vortice – generato da una causa  complessa interamente fisico-dinamica. Definiamo erroneamente questo auto-ordinamento “auto-organizzazione”, ma il vortice non è, nel modo più assoluto, organizzato. È soltanto auto-ordinato [107]. Qual è la differenza? Non è richiesto nessun nodo decisionale per far sì che il mulinello in una vasca da bagno si auto-ordini a partire dal moto browniano, che è evidentemente casuale. Non sono necessarie scelte di programmazione efficienti perché l’agitazione termica delle molecole di acqua si auto-ordini in un vortice. Nessuna serie di commutatori configurabili deve essere intenzionalmente impostata, e ciascuno di essi impostato in un determinato modo, per conseguire l’auto-ordinamento. Non vi è coinvolto nessun tentativo di pervenire a un obiettivo. Non è richiesta alcuna ottimizzazione algoritmica. Inoltre, le strutture dissipative di Prigogine non FANNO nulla di formalmente produttivo. Non possiedono alcuna capacità di raggiungere il successo computazionale. Non costruiscono sofisticati sistemi funzionali stabili (SFS) [88].

Le strutture dissipative sono momentanee. Sono solo apparentemente stabili (per esempio, una fiamma di candela) a causa del fatto che osserviamo nel tempo una lunga serie di strutture dissipative o eventi dissipativi momentanei. Il loro nome deriva da questo. Non possono generare una macchina funzionale stabile o un sistema con funzionalità ottimizzata.

Né il caos né il margine del caos possono produrre:

(1)   calcoli algebrici;

(2)   algoritmi;

(3)   programmi che raggiungono il successo computazionale;

(4)   organizzatori della funzione formale;

(5)   sistemi in senso proprio.

Il caos è in grado di produrre comportamenti fisico-dinamici incredibilmente complessi. Non dobbiamo però mai confondere tale complessità con la funzione formale. L’ordine appare spontaneamente dal disordine in completa assenza di qualsiasi input creativo formale o governo cibernetico. Ma nessuna organizzazione algoritmica viene prodotta da una fiamma di candela. Ciò che sembra essere un ambiente del tutto casuale è in realtà un calderone di interazioni complesse tra molteplici campi di forza. La complessità delle cause interagenti può creare l’illusione di casualità, o di vero e proprio auto-ordinamento. Potrebbero anche esistere cause fisiche oggi non ancora scoperte. Tuttavia, le strutture dissipative si auto-ordinano, NON si auto-organizzano. Le strutture dissipative della teoria del caos sono prive di immaginazione. Strutture altamente ordinate contengono pochissima informazione. L’immagazzinamento dell’informazione su qualsiasi supporto fisico richiede la libertà di scelta riguardo alle impostazioni dei commutatori configurabili. I commutatori devono essere “dinamicamente inerti” rispetto alla loro funzione per essere usati come porte logiche.

Le strutture dissipative della teoria del caos sono:

(1)   altamente ordinate;

(2)   monotone;

(3)   prevedibili;

(4)   regolari (vortici, dune di sabbia);

(5)   a basso contenuto informativo;

(6)   sequenze di stati momentanei.

Le strutture dissipative sono generalmente distruttive, non ciberneticamente costruttive (per esempio i tornado e gli uragani). Cercare di utilizzare il “caos” e la “complessità” per proporre dei meccanismi di “auto-organizzazione” è come cercare di usare la tecnica di trasmissione di Shannon per spiegare l’informazione intuitiva, il significato e la funzione.

Le equazioni di Shannon definiscono l’ “incertezza” negativa, non la “sorpresa” positiva. La “sorpresa” funzionale richiede l’acquisizione di specifiche informazioni semantiche positive. Proprio come non è possibile spiegare e misurare l’ “informazione intuitiva” usando l’incertezza combinatoria di Shannon, non possiamo spiegare un sistema veramente organizzato facendo appello a nient’altro che un mistico “margine del caos”. L’incertezza ridotta (“mutua entropia”) della teoria di Shannon si avvicina maggiormente all’informazione semantica. Per raggiungere questo obiettivo, tuttavia, dobbiamo unire gli elementi formali della conoscenza umana acquisiti mediante la sottrazione matematica del “dopo l’incertezza” da “prima dell’incertezza”. Misuriamo l’incertezza ridotta della nostra conoscenza. Le conoscenze preliminari di base e l’elaborazione mediante agenti (agent processing) di quella conoscenza sono già in gioco. A quel punto, non stiamo più parlando di informazione oggettiva in natura. Stiamo solo parlando di epistemologia umana.

La coscienza umana è estremamente soggettiva. Nell’istante in cui ci ostiniamo a definire l’informazione esclusivamente in termini di osservatori e destinatari di conoscenza umani, abbiamo distrutto ogni speranza di chiarire l’origine dell’informazione oggettiva nella storia evolutiva, soprattutto a livello intra-cellulare o di protobionte.

La disorganizzazione del caos è caratterizzata da incertezza e confusione concettuali. La disorganizzazione manca di guida e controllo sofisticati; non persegue alcuno scopo. Perfino se il caos avesse uno scopo, sarebbe privo dei mezzi per realizzarlo. Se il caos è, per definizione, uno stato delimitato di disorganizzazione, come potremmo mai attribuirgli auto-organizzazione? Non esiste nessuna base scientifica per conferire capacità formali al caos, alla complessità o alle catastrofi. Non è stata mai osservata la produzione di integrazione formale e di organizzazione algoritmica di alcun tipo da parte di nessuna di queste tre cose.

Gli scienziati ottengono risultati impressionanti mediante la scienza applicata della “dinamica non lineare”. Ma la funzionalità di questa scienza applicata viene confusa fin troppo facilmente con una potenzialità dello stesso caos. Il caos non genera nulla di simile alla funzione formale. Trascuriamo il notevole grado di “coinvolgimento dell’investigatore” e di pilotaggio artificiale che entra negli esperimenti di dinamica non lineare. La matematica formale viene invariabilmente usata da agenti per raggiungere un certo obiettivo.

La conformazione tridimensionale delle macchine molecolari è in gran parte determinata dagli avvallamenti dei minimi dell’energia libera nel ripiegamento della struttura primaria. La struttura primaria di ogni proteina o sRNA è la sequenza, già legata in modo covalente, di particolari monomeri che fungono da impostazioni dei commutatori configurabili.

 

15. La vita realizza lavoro intuitivo (funzionale), non solo la definizione fisica di lavoro

La definizione di “lavoro” data dalla fisica non ha mai reso giustizia al significato intuitivo di “lavoro”.
Il senso ordinario di “lavoro” presuppone l’espletamento di una qualche funzione formale richiesta, o il soddisfacimento di qualche necessità percepita come utile. La naturalizzazione (materializzazione; fisicalizzazione) della scienza, nel tentativo di evitare la superstizione e il “vitalismo”, ha promosso concetti di lavoro nel campo della fisica che sono svuotati di scopo, di funzionalità formale e di utilità. In fisica, il “lavoro” di solito si riduce a niente più che trasferimento di calore. I trasferimenti di calore si verificano ogni giorno nelle interazioni fisico-chimiche; e spesso non hanno nulla a che fare con l’utilità o con la vita.

Ogni cellula vivente è incredibilmente organizzata e orientata al compimento di lavoro utile. Un organismo vivente dà valore e persegue l’obiettivo del mantenimento in vita, del vantaggio individuale e della riproduzione. Il raggiungimento di questi scopi, tuttavia, richiede la ricerca attiva di migliaia di obiettivi formali subordinati. La cellula deve svolgere una grande varietà di operazioni molecolari, operazioni che avevano già definito il concetto di “lavoro utile” ben prima che l’Homo sapiens arrivasse sulla scena per osservarlo e rifletterci sopra.

Il metabolismo è il conglomerato più altamente integrato e olistico di funzioni formali organizzate noto alla scienza. Come ha fatto la vita a diventare così organizzata e finalizzata a partire da un ambiente prebiotico inanimato cui non poteva importare di meno della funzionalità o del lavoro utile? Il caso e la necessità non possono perseguire la funzionalità, per non parlare di un simile straordinario grado di lavoro cooperativo.

La risposta sta nel fatto che la vita è programmata formalmente per perseguire e svolgere tali funzioni. Non è solo ciecamente vincolata da un indifferente determinismo fisico-dinamico di causa-effetto. È pilotata verso l’utilità necessaria e formalmente controllata con il chiaro intento di rimanere in vita e riprodursi. Solo un imperativo filosofico puramente materialista ci impedisce di riconoscere questo fatto ovvio.

Il “lavoro utile” non banale è sempre associato con la vita. La vita è l’unico produttore noto di lavoro utile. In maniera molto più importante, tuttavia, a livello molecolare la vita stessa dipende da lavoro utile ancor più sofisticato. Essa impiega magnifiche macchine molecolari e il nano-calcolo per raggiungere i suoi obiettivi formali [108]. La vita non può essere viva o rimanere viva senza compiere del lavoro pratico. La vita è fondamentalmente formale, e solo secondariamente fisica. I “fatti della vita” oggettivi forniscono la prova della realtà e validità del principio formalismo > fisicità (Formalism > Physicality, F > P) [84].

Il principio F > P afferma che “il formalismo non solo descrive, ma precedeva, forniva le istruzioni, organizzava, e continua a governare e predire la realtà fisica”. Il principio F > P è un assioma che stabilisce il primato ontologico del formalismo nell’ambito di una presunta realtà oggettiva che trascende sia l’epistemologia umana – la nostra percezione della realtà fisica – sia la realtà fisica stessa. Il principio F > P va a braccetto con la legge dell’incompletezza fisico-dinamica [84], la quale afferma che le interazioni fisico-chimiche sono inadeguate a spiegare la natura matematica e formale delle relazioni delle leggi fisiche. La fisico-dinamica non può generare i processi e le procedure formali che portano alle funzioni non banali. Il caso, la necessità e i puri e semplici vincoli non possono governare, programmare o ottimizzare il successo algoritmico/computazionale allo scopo di fornire le utilità non banali richieste.

Un importante corollario è che la fisico-dinamica non può spiegare o generare la vita. La vita è invariabilmente cibernetica. Il principio F > P nega l’idea dell’identità tra l’informazione prescrittiva (PI) e la massa/energia; esso distingue la messa in atto delle scelte formali nella realtà fisica dalla realtà fisica stessa. L’impostazione arbitraria dei commutatori configurabili e la selezione dei simboli in qualsiasi sistema simbolico materiale (MSS) è fisico-dinamicamente indeterminato, vale a dire, è disaccoppiato dal determinismo fisico-chimico.

La scienza naturalistica tende semplicemente a presupporre metafisicamente, nelle sue varie cosmologie e cosmogonie, la disorganizzazione iniziale. La massa/energia viene concessa, ma di solito si considera che l’organizzazione formale possa nascere solo dalla coscienza umana. Se si accetta l’organizzazione in natura, essa viene confusa con l’ordine e la struttura a basso contenuto informativo, oppure si crede che essa si sia in qualche modo creata miracolosamente da sé mediante il caso e la necessità, il che è un’impossibilità logica.

In che modo si è stabilito che la realtà era inizialmente caotica, e interamente fisica? Non certo scientificamente. La presupposizione di un caos definitivo non è solo puramente metafisica; è antitetica alle ripetute osservazioni della realtà presente, e alle abbondanti verifiche di predizioni formali riguardo a un’organizzazione soggiacente. La supposizione di un caos definitivo è contraria alla logica su cui si fondano la matematica e la scienza. Esistono schiaccianti prove empiriche che la realtà non sia fondamentalmente caotica. Non soltanto le osservazioni ripetute, ma le innumerevoli previsioni verificate di interazioni fisiche basate esclusivamente su modelli matematici sono di gran lunga più indicative del fatto che la realtà fisica si sviluppa secondo l’integrazione definitiva, l’organizzazione e il controllo degli aspetti fisici che sono propri del formalismo.

 

16. Conclusioni

Qual è l’ingrediente mancante alla fisico-dinamica inanimata che rende possibile la vita? La risposta è: meccanismi di controllo formale. Questa “regolazione”, come viene spessissimo definita in letteratura, è diretta dall’informazione prescrittiva (PI) e dalla sua elaborazione algoritmica – che sono entrambi elementi prodotti in modo peculiare dalla vita. Inoltre, entrambi gli elementi sembrano essere stati di pertinenza della vita a livello subcellulare nelle sue forme più antiche e più semplici. La stessa biologia molecolare è programmata, elaborata in modo algoritmico, e intenzionalmente regolata per ottenere la bio-funzione formale, altamente integrata, che disinvoltamente chiamiamo “metabolismo” [108].

Tutti questi fenomeni sono altrettanto non-fisici e formali quanto lo è la matematica; ed esclusivi della vita. Non possiamo semplicemente depennarli con disinvoltura come filosoficamente troppo “cartesiani”. L’adesione al materialismo, che diamo per scontata, fa sì che voltiamo le spalle e facciamo orecchie da mercante a una realtà biologica sperimentale in rapido sviluppo, che pure ci strilla: “Il materialismo è morto!”. Non riusciremo mai a comprendere la vita a partire dall’imperativo puramente metafisico che “la fisico-dinamica è tutto ciò che c’è, che sempre c’è stato e che sempre ci sarà”. I filosofi della scienza professionisti rispondono giustamente: “E CHI LO DICE?” Com’è stata determinata scientificamente quella elucubrazione? Lo stesso metodo scientifico non può essere ridotto a massa ed energia; né lo possono il linguaggio, la traduzione, la codifica e la decodifica, la matematica, la logica, la programmazione, i sistemi simbolici, l’integrazione dei circuiti, il calcolo, la categorizzazione, la tabulazione dei risultati, il disegno e la discussione delle conclusioni. L’inveterata consuetudine di fisicalismo filosofico del paradigma kuhniano prevalente sta ostacolando il progresso scientifico, la biologia in particolare. Nella vita c’è ben più della chimica. Tutta la vita conosciuta è cibernetica. Il controllo è formale e fondato sulla contingenza di scelta: non è fisico-dinamico.

 

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24 commenti

  1. La vita, quindi, ha un fine: perpetuare se stessa.
    E questo fine, se ho ben inteso Abel, e’ gia’ iscritto nella realta’ stessa che non avrebbe natura caotica, ma organizzata.

    La domanda che mi pongo e’ questa: puo’ l’origine di questa organizzazione essere indagata dalla scienza?
    Se tale origine non e’ di tipo fisico-dinamica, mi sentirei di rispondere di no.
    Ma attendo l’aiuto dei piu’ esperti.

    Grazie.

    • Giorgio Masiero on

      Come spiego sotto, Amedeo, persino le semplici organizzazioni della materia inanimata (da quella di una particella elementare all’atomo alla molecola ai cristalli ecc.) vengono fatte risalire in fisica ai principi formali di lagrangiane ecc. Tutta la scienza sperimentale moderna è un far discendere il fisico dal formale per via matematica. Si chiama sistema ipotetico-formale capace di predittività sperimentalmente controllabile.
      Anche se le difficoltà sono evidenti, io non trovo una ragione perché una spiegazione di tipo ipotetico-formale (questo intendo per “scientifica”) non possa essere data per l’abiogenesi e anche per l’evoluzione. E a questo stanno in effetti lavorando molti ricercatori. Però, ha ragione Abel, se si è fatto per la fisica, a maggior ragione anche per la biologia evolutiva si deve partire dal formale.

  2. Giorgio Masiero on

    Non ho mai trovato un articolo che, in modo così chiaro come questo di Abel, spieghi l’abissale differenza tra “ordine” e “auto-organizzazione”. Chissà se lo zoologo Dawkins, che crede di spiegare l’auto-organizzazione della vita con la disposizione ordinata (dalle onde) dei sassolini in spiaggia in base alla loro grandezza, ci arriva con le sue conoscenze d’information science; e chissà anche che cosa ne penserebbe Kauffman, che per tutta la vita ha cercato l’origine dell’auto-organizzazione della vita, salvo ritirarsi alla fine nella “magia”.
    E’ una questione di “quantità” d’informazione, quasi nulla nell’ordine dei sassolini o dei cristalli (e tanto minore quanto maggiore è l’ordine) e invece incommensurabile(relativamente all’età e alla materia-energia dell’Universo) nelle strutture auto-organizzate della vita e anche artificiali (e tanto maggiore quanto sono maggiori l’organizzazione ed i fini che questa si propone). Ed è anche, e soprattutto, una questione di “qualità” dell’informazione, puramente sintattica (di Shannon) nelle strutture fisiche ordinate; anche semantica, invece, nelle organizzazioni.
    Come Kauffman anche Prigogine, non rendendosi conto della necessità di dover pagare a priori il prezzo dell’alto contenuto informativo contenuto nel DNA e nelle proteine (se ne voleva spiegare l’auto-organizzazione), ha dovuto infine confessare: “Il problema dell’ordine biologico coinvolge il passaggio dall’attività molecolare all’ordine super-molecolare della cellula. Questo problema è lungi dall’esser risolto”. Già…, ma ciò apre la questione se venga prima il fisico o il formale.
    Abel risponde chiaramente col principio F > P: il fisico dipende dal formale. Questa è evidentemente un postulato meta-fisico. Però è il postulato sottinteso (equivalentemente: “esistono leggi di Natura”) che ha presieduto alla nascita di tutta la scienza sperimentale moderna in Occidente, anche riguardante la sola materia inanimata, ora diventata patrimonio dell’umanità intera.
    Che sarebbero la fisica, la chimica, la geologia, l’astronomia, la medicina, ecc., senza il postulato che la Natura non è puro caso, né tutto caos, ed è governata da leggi che spetta all’uomo di scoprire?
    Come studiamo per es. i 4 campi della fisica se non assumendo la matematica di 4 diverse Lagrangiane e di 1 principio (di minima azione), da cui poi ricaviamo tutte le predizioni controllabili della fisica? Dunque prima F, e dopo P: prima la forma, poi la fisica.
    Quando Prigogine e Kauffman, anziché postulare l’informazione necessaria nella matematica della teoria, l’hanno consegnata ad un potere “magico” della chimica organica, non si sono preclusi a priori una teoria della vita coerente con la termodinamica? Se Higgs 50 anni fa non avesse pre-assunto le simmetrie d’un campo a spin 0, doppietto in SU(2) con ipercarica U(1) e privo di colore, avrebbe predetto il meccanismo che dà massa all’Universo, guidando un esperimento che l’ha confermato solo ieri?
    Nessuno fisico in quanto fisico si chiede: perché proprio quella Lagrangiana per la Relatività Generale? Perché proprio quell’altra per la Cromodinamica quantistica? E quando se lo chiede, lo fa in un ulteriore sforzo di unificazione (come è avvenuto con l’unificazione nucleare debole-elettromagnetismo ad opera di Glashow, Salam e Weinberg) che comunque rinvia ad un altro sistema formale. Ma “in principio” di ogni teoria scientifica della fisica c’è sempre un sistema formale.
    Certo anche i fisici hanno un’anima e possono chiedersi: perché quella equazione? A questo punto però, dismettono il metodo scientifico e indossano la dialettica filosofica per dare, in ogni caso, una risposta metafisica personale: quella del multiverso o del Creatore.
    Anche per la biologia evolutiva è in gioco una questione epistemologica: il significato di spiegazione scientifica. Se vi assumiamo la versione naïve di narrazione verosimile con ricorso diretto al caso metafisico, resteremo in biologia prigionieri dello schema darwiniano, fatto di racconti infalsificabili, tautologie, infinite sequenze improbabilissime di casi improbabilissimi: in una parola, nell’entertainment.
    Se assumeremo invece il significato moderno di “modello matematico capace di previsioni falsificabili”, la biologia evolutiva si renderà scientificamente accettabile, fertile di predittività e di applicazioni. Un numero sempre maggiore di ricercatori (in genetica, biologia molecolare, ecc.) l’hanno capito.

    • Uno dei dieci on

      Ci perdoni l’ardire…

      Siamo convinti che la sua preparazione sia alle stelle (lei magari negherà, anche se un certo grado di compiaciuto atteggiarsi notiamo nei suoi scritti), ma al pari convinti che siano pochi, davvero pochi, coloro che, tra gli umani di strada, possano seguirla nel suo argomentare, altro non fosse per quel continuo usare termini non propriamente terreni, alla stregua dell’avvocato di manzoniana memoria. Se poi tutto si giustifica perché tra addetti ai lavori in fondo ci si capisce, allora va bene.

      Ma non dica che qui sta facendo divulgazione popolare.

      • A tutti e 10:
        questa sezione si chiama Tavola Alta per un motivo, se non si è in grado di sedercisi si abbia almeno l’umiltà di tacere e studiare.

        • Uno dei dieci on

          Perdinci, prendersela per così poco!

          Si notava solo la cosa; tavola alta significa che bisogna essere “alti”, abbiamo capito.
          Ma quanti, qui, sono così “alti”?
          Il fatto, per esempio, che di norma le uscite di tavola alta non riscuotano più di tanti interventi di approfondimento, a nostro sommesso avviso, la dice lunga.

          • Guardi 1/10 che io non me la sono presa.

            Mi spiace per lei, per la sua replica, così banale.

            Cosa intende dire “sommessamente” ma non chiaramente?

            Basterebbe un atto di umiltà, della quale mi sembra che purtroppo lei non sia capace.

            Insomma se il livello è divulgativo non va bene perché ci dovremmo rivolgere agli specialisti, se il livello è alto non va bene perché lei e altri non capiscono… sono stati messi entrambi i livelli e ancora non va bene.

            Tutti questi ultimi interventi su TA ci facevate più bella figura a risparmiarveli.

      • … o anche domandare. Qualche domanda, Uno, invece delle solite battutine?

        • Uno dei dieci on

          Una domanda, allora: tu cosa ne pensi, Nadia, del livello di tavola alta? Ritieni che possa essere stimolante per l’uomo della strada? Per esempio, per te che sei laureata e colta, risulta tutto facile? Se no, immagina cosa può ricavarci chi ha fatto solo le medie…

          • Anche se la domanda è rivolta a Nadia mi permetto di fare notare quanto detto nella risposta precedente, cioè che su CS stiamo dando contributi per tutti i livelli ma a voi non va bene niente.

            Obiezioni tecniche nessuna perché non siete in grado di farne neanche sulla sezione più divulgativa, solo commenti di ordine generale e ultimamente anche insensati, continuate così e vi avvicinate al livello di troll.

          • Io, Uno, sono laureata in ingegneria informatica e l’articolo di Abel mi è piaciuto moltissimo, come ho commentato alla prima parte. L’ho compreso, come comprendo gli articoli sempre preziosi del prof. Masiero. Come me, la pensano anche miei colleghi, che considerano unica in Italia la rubrica Tavola Alta. Dove la trovi una sezione come questa con tradotti dall’inglese i più importanti articoli scientifici (attento, Uno, scientifici, non di divulgazione scientifica) del momento?
            Io non conosco il tuo livello d’istruzione, però non ti pare, come ultimo arrivato, di esagerare un po’ ad insegnare che cosa dovrebbe e che cosa non dovrebbe contenere questo sito? Se gli argomenti sono troppo difficili per te, perché non vai a surfare in quelli più semplici?

  3. Quoto Giorgio Masiero:

    “Anche per la biologia evolutiva è in gioco una questione epistemologica: il significato di spiegazione scientifica. Se vi assumiamo la versione naïve di narrazione verosimile con ricorso diretto al caso metafisico, resteremo in biologia prigionieri dello schema darwiniano, fatto di racconti infalsificabili, tautologie, infinite sequenze improbabilissime di casi improbabilissimi: in una parola, nell’entertainment.
    Se assumeremo invece il significato moderno di “modello matematico capace di previsioni falsificabili”, la biologia evolutiva si renderà scientificamente accettabile, fertile di predittività e di applicazioni. Un numero sempre maggiore di ricercatori (in genetica, biologia molecolare, ecc.) l’hanno capito.”

    Sul resto mi attengo all’ubi maior… e non aggiungo altro

  4. Uno dei dieci on

    @Pennetta,

    più umili di 1/10 che chiedono spiegazioni più terra-terra (!?)…

    Piuttosto, a lei sembra umile affermare perentoriamente: “questa sezione si chiama Tavola Alta per un motivo, se non si è in grado di sedercisi si abbia almeno l’umiltà di tacere e studiare”?

    Magari non se ne rende conto, ma è stato pesantino, sa?

    • Uno dei dieci on

      Livello di troll, allora ci banna tutti e 10? Si sta preparando il campo?

      Ci spiacerebbe, peché non è detto che tutto sia irrecuperabile e il confronto che è partito male può anche finire bene, in fondo qui non siamo offensivi, non usiamo parolacce, ci confrontiamo a un livello di tavola bassissima, ma bannarci perché siamo al livello dei troll proprio sarebbe una stonatura, non in linea con lo spirito di CS. Ecco.

      Sarebbe anche bello sentire il parere di Nadia, senza filtri né censure, senza condizionamenti dall’alto… 😉

      • Dipende da voi non da me.

        Fate domande senza commenti insinuanti e non ci sono problemi.

        PS ho specificato che intervenivo anche se la domanda era posta a Nadia, non che rispondevo al posto di Nadia.

    • Se rileggete quello che avete scritto non si coglie tutta questa umiltà.

      La mia risposta era dovuta proprio a questo, avete accusato il prof. Masiero di “atteggiarsi” compiaciuto.
      Vi sembra un modo umile di porre domande e cercare d’imparare?

  5. Complimenti ad Abel per il suo lavoro e grazie al prof. Forastiere per la sua ottima traduzione.
    Vorrei fare una domanda ad Abel (se vorra’ rispondere, anche in inglese), o a chi riterra’ di rispondere: in che cosa consiste la differenza tra la legge OCD e il secondo principio della Termodinamica?

    • Non voglio certo sostituirmi ad Abel, Wil, che spero trovi il tempo di risponderti. Secondo me la differenza tra OCD e IIPT cui si riferisce Abel è la seguente: il primo riguarda le strutture formali (i programmi), il secondo tutte le strutture fisiche. Ora, è vero che il declino inevitabile a causa di IIPT delle memorie e dei controlli provoca anche il blocco del sw, e quindi tu potresti considerare OCD come conseguenza di IITP, però, indipendentemente da quest’ultimo, i programmi andrebbero col tempo in stallo da soli per proprie cause (per esempio la ridondanza crescente) e quindi OCD è un principio autonomo.

  6. Uno dei dieci on

    @Nadia,

    comincio da te, per rimettere tutto a posto, per riordinare le idee (confuse?), per cercare un approccio propositivo.
    Intanto grazie per la risposta fondamentalmente garbata (a parte il “surfare”), e direi anche onesta. Grazie davvero.

    Ti invidio!

    Se pasteggi alla tavola alta è un bel pasteggiare, ne sono convinto anche se non pare. Ti dirò anche, e lo dico anche a Pennetta che in fondo stimo, che mi stavo facendo da solo l’idea che i contenuti della medesima non fossero comuni, anzi.

    Magari ho fatto come la volpe con l’uva, ma ci sta, non siamo tutti campioni di bon ton. Non siamo perfetti.

    Chissà, un giorno a passo a passo, riuscirò anch’io, che passo per troll ma non lo sono, ad assimilare contenuti così preziosi, che è un bel nutrirsi.
    Non sono del tutto sprovveduto, ma navigo a vista; ho passato il mezzo secolo, e pure mi sento un ragazzetto, con atteggiamenti da ragazzetto subito smascherati, anche se non sempre mi pare di essere così infame.

    Scusa se mi sono un po’ confidato.

    Un abbraccio.

    • stò cò frati e zappo l'orto on

      Se mi è concesso vorrei ringraziarla per la bella poesia(nei commenti di altro articolo)di Ungaretti(anche per me il Preferito).
      Un bel regalo anche per tanti lettori.

    • Giorgio Masiero on

      Il mio commento, 1/10, è comprensibile da ogni studente che abbia dietro di sé l’esame di Meccanica Quantistica 1. Quindi chi denunci l’impressione che io abbia usato il latinorum di don Abbondio o di don Ferrante, comunica solo l’informazione di non essere laureato in fisica. Però nessuno è tuttologo. Dal Suo stile di esprimersi, si capisce che anche Lei ha qualcosa da insegnare agli altri (che non riguarda solo le piume dei canarini…).
      Perché non Si confida un po’ di più, per esempio con un Suo articolo che potrebbe essere pubblicato qui?

      • Uno dei dieci on

        @Masiero

        Per prima cosa la ringrazio per la fiducia, che mi rincuora. Ma ho capito che mi conviene, per ora, rimanere nel novero di coloro che si limitano a leggere CS per cercare di capire, anche se so che molte cose mi sfuggiranno, ma non mi cruccio più di tanto, bisogna anche saper accontentarsi…
        Mi basterà imparare qualche cosa di nuovo ogni giorno, le mie competenze, invece, non sono al momento sfruttabili qui.
        Ciò non toglie che interverrò a dire la mia, con rinnovato rispetto, cercando di smussare quella parte del mio carattere sanguigno che mi spinge talvolta a essere irruento, provocatore… Poi me ne pento quasi sempre, ma capirà che quando si ritiene di essere a nostra volta provocati, magari a causa di una provocazione che è stata prima la nostra, poi si va avanti come schermitori impazziti e le parole volano senza più tante briglie… Non è bello.
        Ma c’è sempre tempo per migliorare, questo vale per tutti, e intanto va bene così.

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