Il cervello e la persona

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cerebrum

 Su Quark la visione riduzionista del cervello.

 

Ma la mente è ancora un mistero che non si lascia rinchiudere in meccanicismi inadeguati.

 

Veramente impressionante il modello del cervello umano presentato giovedì 19 dicembre nello studio televisivo di Piero Angela: più alto dello stesso conduttore, rappresentava, ingrandite, tutte le circonvoluzioni esterne e tutte le strutture interne, visibili a richiesta.

La storia evolutiva del cervello e poi soprattutto la sua anatomia, la sua fisiologia e il suo funzionamento sono stati discussi ed affrontati nel corso della lunga trasmissione, contrappuntata da interviste con personaggi illustri nel campo delle neuroscienze, per lo più emeriti, come il prof. Piergiorgio Strata e il prof. Giovanni Berlucchi.
Linguaggio tecnico sapientemente dosato ed incalzante, insipidito con esempi, immagini e filmati come ci ha abituato Angela ormai da qualche decennio, il discorso è filato via veloce ed interessante offrendo un’ampia panoramica delle conoscenze attuali sul cervello.
Onore dunque all’impresa di scienza e di comunicazione che Angela ci ha offerto anche in questa occasione.

Vorrei qui condividere una riflessione, all’inizio un semplice flash, che è diventata sempre più ingombrante mano a mano che la presentazione proseguiva e andava a toccare tutti gli aspetti della nostra vita implicati con questo organo speciale.
Il cervello umano, che pesa poco più di un chilogrammo e che consuma ossigeno dieci volte di più degli altri organi, con una spiccata predilezione per il glucosio, rappresenta ancor oggi una grandissima sfida per gli scienziati che cercano di carpire i segreti alla base delle sue incredibili performances come il pensiero, la coscienza, la volontà, la memoria, i desideri, il linguaggio, le diverse intelligenze, ecc…
Un centinaio di miliardi di neuroni intrecciati in una rete inimmaginabile di contatti e di relazioni costituiscono il supporto materiale visibile della nostra identità più profonda, quella che ci contraddistingue da tutti gli altri animali, ma possono bastare a creare quello spettacolo infinito di possibilità che contraddistingue l’essere umano?

Comunque si rivolti il cervello, la domanda resta la stessa, quella di sempre: noi siamo il nostro cervello? O ancora: quello di cui siamo consapevoli, quello che proviamo e quello che facciamo… nascono e muoiono lì, nel volume del cervello?

Dopo due ore di trasmissione, sia pur con qualche interruzione pubblicitaria, questo interrogativo è diventato sempre più lacerante: da una parte la ricerca empirica ha evidenziato i circuiti neuronali di molte funzioni superiori e dall’altra la riflessione sintetica ci costringe a coinvolgere il tutto (la persona) nelle funzioni di ogni sua parte (cervello compreso).
Come il motore della macchina che funziona grazie a tutte le sue componenti ma non si lascia esaurire in nessuna di esse: esempio riferito dallo stesso Angela.
E’ ragionevole pensare che il cervello materiale, fatto di neuroni, di neurotrasmettitori e di scariche elettriche, sia l’autore del pensiero, della volontà, dell’amore, della memoria, del linguaggio, ecc… e non semplicemente quella “parte di noi” che meglio li elabora, li manifesta e li realizza?
Ciascuno di noi, colto o ignorante che sia, si rende conto della difficoltà che incontriamo ad attribuire ad una rete di neuroni, sia pur “strutturata”, quelle performances spirituali che sono il tessuto della nostra vita quotidiana.
La sensazione che abbiamo è infatti che il cervello sia organo necessario, certamente, ma non sufficiente a spiegare quello che siamo.

Quando diciamo: “ho visto con i miei occhi”; o ancora: “la corteccia motoria è la sede dei movimenti volontari”, non facciamo un passaggio riduzionista certamente accettabile nel campo della comunicazione (anche didattica) e perfino doveroso nel campo della ricerca, ma fuorviante in quello della riflessione epistemologica?
Come possono gli occhi vedere? Come può un neurone della corteccia del lobo parietale decidere la passeggiata delle mie gambe?
Credo che giovi sempre, quando si riflette ad un livello superiore a quello richiesto dalla ricerca empirica, ricondurre tutte le funzioni come la memoria, la vista, l’udito, la volontà, l’intelligenza, il linguaggio, ecc…, all’intera persona e non tanto al singolo lobo o alla singola area cerebrale maggiormente coinvolta nel fenomeno, da un punto di vista elettrico o metabolico.
Del resto, non è vero che basta un mal di denti o un piccolo dispiacere a precludere tante nostre funzioni cerebrali, da quelle cognitive a quelle di memoria, da quelle creative a quelle sensoriali?

Uno dei passaggi cruciali della trasmissione è stato il tema della “scelta” che il nostro cervello compie a fronte di più soluzioni per un dato problema; sembra che il cervello si comporti come noi, ovvero seleziona i pro e i contro di ogni percorso, in termini di impulsi eccitatori ed inibitori, e quindi decide.
E’ evidente in questo passaggio che l’antropomorfizzazione del neurone e delle sue scariche elettriche è un processo che può funzionare in chiave didattica e comunicativa, ma certamente non in chiave di interpretazione filosofica.La scelta che l’uomo compie in ogni atto della vita quotidiana implica un protagonismo libero e creativo che rimanda ad un soggetto unitario, consapevole, che non si lascia ingabbiare in un gioco di neurotrasmettitori, che ne saranno piuttosto l’effetto, che la causa…

E allora, con queste consapevolezze, il rapporto tra noi e il nostro cervello rimane lì, aperto davanti a noi, con tutta la sua complessità irriducibile, e ci fa evocare quel termine che, se fino a qualche anno fa rimaneva un tabù nel linguaggio dei nostri positivisti, oggi riprende dignità anche nei testi scientifici di qualità: il “mistero”, come di una “cosa” che supera sempre la nostra capacità di comprensione e che rimanda al di fuori del suo perimetro.

Come dice il neuro linguista di Pavia, il prof. Andrea Moro, “accettare il mistero è una componente temporanea o definitiva della comprensione della realtà: deve far parte del metodo scientifico.

Se lo si esclude, si parte con un dogma ideologico di onnipotenza conoscitiva che non trova nessun fondamento filosofico, empirico, né tantomeno logico”.

Umberto Fasol

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About Author

Umberto Fasol - Docente di scienze naturali in un Liceo di Verona, di cui è preside, esperto di evoluzione, morfogenesi, cosmologia e bioetica, collabora con la rivista “Emmeciquadro”, “Nuovaseconaria” e con “Il Timone”, nel 1984 ha pubblicato sulla Rivista internazionale di Biologia “Meccanismi epigenetici nella morfogenesi dei vertebrati”, nel 2007 il libro “La creazione della vita” (Fede e Cultura), nel 2010 i libri “La vita una meraviglia” (Fede e Cultura) e “Evoluzione o Complessità? La nuova sfida della scienza moderna” (Fede e Cultura). E’ responsabile del blog: “Il progetto in biologia”.

86 commenti

  1. In pratica , secondo Piero Angela , il libero arbitrio non esiste , giusto professor Fasol ?

    • umberto fasol on

      Caro Emanuele,
      la tua domanda va al cuore della questione.
      Il libero arbitrio è infatti una grande sfida per ogni riduzionista; se le nostre scelte sono determinate dalle scariche elettriche dei nostri neuroni, rimane ben poco spazio per la nostra libertà.
      Generalmente parlando la posizione oggi condivisa da molti neuroscienziati vede la nostra libertà estremamente condizionata dai nostri geni e dalla nostra storia biologica.
      Credo tuttavia che il nostro genio, la nostra creatività, la nostra imprevedibilità, la nostra riflessione, i nostri sogni, i nostri sentimenti…pur necessitando del supporto biologico, appartengano anche ad una dimensione non riducibile. Come dice Gandolfini, il cervello è necessario ma non sufficiente per spiegare tutto quello che sono e che faccio o penso o voglio…
      E’ un bel mistero. grazie per la domanda.

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        Quello che scrive è lo scritto di un laico,dunque persona(persone)che non intendono in alcun modo lasciarsi truffare(come purtroppo in passato)dalle ideologie.
        Il Mistero della Mente,nonostante gli strapagatissimi programmi televisivi permane.
        Alla faccia di chi si è “messa l’anima in pace”.

      • Butto lì una provocazione. Se il supporto biologico è necessario a creatività, imprevedibilità e tutto il resto, se il cervello è il tempio della nostra identità più profonda, della nostra essenza più intima, della nostra personalità, coscienza, consapevolezza, capacità di provare gioia e tutti gli altri sentimenti, che ne sarà dunque di tutto ciò alla nostra morte? Che senso, ma soprattutto che legittimazione ha immaginare, sognare e, da parte di Dio, promettere una vita senza un corpo fisico, e in particolare senza un cervello?
        La frase “quello di cui siamo consapevoli, quello che proviamo e quello che facciamo… nascono e muoiono lì, nel volume del cervello?” condensa in poche parole le mie fumose perplessità esistenziali: le parole che la costituiscono sono l’insegnamento della scienza positiva, il punto di domanda la speranza che non sia così e da cui mi sento così fortemente, visceralmente attratto.

        • Giorgio Masiero on

          Il Dio cristiano, Giorgio P., non ha mai promesso, in nessun luogo dell’Antico e del Nuovo Testamento, “una vita senza il corpo fisico”, ma al contrario la “resurrezione della carne”, e questa fede i cristiani recitano ogni domenica nel Credo.
          Gesu’ e la “madre di Dio”, una donna!, sono ascesi in cielo, in anima E corpo, e noi risorgeremo per diventare come loro, “per essere come Dio” (S. Atanasio).
          La concezione di un uomo fatto di un’anima a se stante incarnatasi in un corpo, la separazione dell’anima dal corpo dopo la morte, con una sopravvivenza solo dell’anima, beh tutte queste sono concezioni socratico-platoniche, che non appartengono ne’ all’ebraismo ne’ ai dogmi cristiani.

          • Accidenti, qui la cosa si complica. Partiamo dall’ultimo concetto, quello dell’ascensione corporale al cielo. Per poter rendermi domestica (e accettabile) questa idea debbo riuscire almeno a figurarmene la verosimiglianza sul piano fisico. Iniziamo col dire che, stando alle Scritture, alcune persone (tra le quali non vi è di certo Maria) sono effettivamente salite al cielo, carne e sangue. Questa, per il mio modo di vedere, è un’idea da non rigettare a priori e alla quale è possibile credere senza chiamare in causa uno stato estatico, o di visione puramente mistica. Ma proprio per questa ragione le implicazioni materiali di questo fenomeno meritano particolare attenzione; assodato che un corpo umano è, passatemi il termine, progettato per un’atmosfera di data composizione, per un certo valore di accelerazione di gravità e altre caratteristiche che rendono la superficie della Terra l’unico posto abitabile, allora o il luogo chiamato cielo – altro non può essere che un luogo fisico, se ospita viventi in carne – deve necessariamente possedere queste medesime caratteristiche. La domanda che mi pongo allora è: dov’è il cielo? Che cos’è esattamente?
            Riguardo invece l’anima e la sua immortalità, se ben intendo, non si tratterebbe di un insegnamento cristiano (anche se devo supporre che, per diversi motivi, la maggioranza dei cristiani non lo sappiano. E se è così allora non deve comunque essere una dottrina particolarmente contrastante rispetto alla lezione scritturale, altrimenti sarebbe bandita dalle Chiese). Rimanendo nell’ambito del cristianesimo, dunque, cosa crede che succeda il cristiano al momento della propria morte? Dove finisce la sua personalità, l’esperienza di vita che ha contribuito a formare il suo carattere, il suo modo di vedere e di pensare, l’essenza dei propri affetti, le sue percezioni dei suoni, dei colori, la sua capacità di elaborare pensieri , di provare sentimenti? In cosa differisce l’anima di un feto umano da quello di un adulto nel pieno delle proprie facoltà? Queste sono alcune delle riflessioni che mi portano a credere all’impossibilità di una vita staccata dal corpo fisico della quale cui avevo fatto cenno in un mio commento passato.

          • Giorgio Masiero on

            Non ho capito le Sue domande, Giorgio P. Se ritiene, per il catechismo elementare che conosco (non sono un teologo!), può riscriverle ed io tenterò di risponderLe. Anche se tutto si può trovare chiaramente esposto, a mio parere, nelle lettere di San Paolo.
            Ciò che mi premeva di dirLe è che non va confusa la dottrina socratica esposta da Platone nel Fedone con la dottrina cristiana.
            Sull’ignoranza catechistica del cristiano medio sono d’accordo.

          • La domanda è questa:
            “quello di cui siamo consapevoli, quello che proviamo e quello che facciamo… nascono e muoiono lì, nel volume del cervello?”

          • Giorgio Masiero on

            Ovviamente no, Giorgio P., non esistono cervelli pensanti “isolati”. Né esistono “corpi” viventi pensanti isolati. Ogni persona vivente è un corpo invischiato nell’Universo e in tutta la storia di questo.

    • C’è una riflessione che lessi anni fa e che voglio condividere, si tratta di una considerazione riguardo al cervello di un autore di una dottrina orientale che non ricordo (probabilmente zen) e che secondo me centra perfettamente la questione:

      “Posso spiegare come funziona un cinema con il proiettore, lo schermo e le sedie, ma rimane sempre una domanda:chi è che guarda?”.

      Ecco, il riduzionismo delle neuroscienze prova a spiegare come funziona il cinema, ma a quella domanda finale non può e non potrà mai rispondere.

      • A me, invece, viene in mente un’altra metafora. La persona è come un uomo alla guida di un auto. Morire è come parcheggiare e scendere dall’auto, ma la mente resta, sia pure non più in grado di interagire con la realtà materiale. Tuttavia riconosco che la natura dell’uomo è composta di corpo ed anima, quindi la morte violenta la natura umana. Che, però, sarà ricomposta, alla fine dei tempi, con la resurrezione dei corpi.

  2. Giorgio Masiero on

    E’ un “fatto” che a questo mondo non ci sono menti senza i rispettivi cervelli (mentre ce ne sono senza gambe, o senza braccia, ecc.). Quindi il cervello e’ necessario per pensare.
    E’ un altro “fatto” pero’ che l’esperienza soggettiva di pensare, di amare, di soffrire…, di esistere non e’ l’oggetto “cervello”, ne’ l’oggetto corpo come osservabile da qualsiasi scienziato con qualsiasi strumento. Quindi il cervello non e’ l’Io.
    Potrebbe l’Io essere spiegato in termini del cervello, ossia delle sue cellule e delle loro relazioni? Questa e’ l’ambizione del riduzionismo. Mi chiedo come si possa credere in questa superstizione, quando il riduzionismo non mi sa spiegare nemmeno cos’e’ e cosa fa un singolo elettrone!
    C’e’ forse una superstizione ancora piu’ grande del riduzionismo, in riferimento alla “macchina” del cervello: e’ il darwinismo, ovvero la convinzione che questa macchina sia stata prodotta da una successione di bombardamenti casuali. Ma secondo voi la Semperoper di Dresda, come stupenda l’ammiriamo, e’ venuta su dai bombardamenti alleati del ’45, magari moltiplicati per 100, 1000 volte ancora, o piuttosto era stata da quelli distrutta insieme a tutta la citta’, e solo recentemente e’ stata ricostruita da “altri cervelli”?

    • Uno dei dieci on

      Se non sono stato bannato, come avevo richiesto, rientro in punta di piedi… umilmente; e col capo cosparso di cenere.

      Solo per dire, prof. Masiero, forse non ci si pensa abbastanza, che il contrario del tanto bistrattato riduzionismo è assolutismo… Tanto per porre la questione in un ambito di riflessione.

      Un saluto a tutti, oste compreso che abbraccio, e ben ritrovati.

      Adesso posto e vediamo come va…

      • Caro 1/10,
        essere bannati è come ricevere un’espulsione dal campo di gioco, non si può fare se non si sono violate le regole.
        Si può smettere di giocare o no, quindi la decisione non poteva che restare tutta sua.

        Detto questo, se vorrà farsi bannare, la prossima volta dovrà impegnarsi un po’ di più, magari con qualche insulto o quantomeno con del turpiloquio…

        Saluti

      • Giorgio Masiero on

        Intanto, 1/10, sono felice del Suo rientro! Buona prosecuzione dell’anno!
        Quanto al riduzionismo, il suo opposto è l’olismo (non l’assolutismo!).
        Riduzionismo e olismo sono due facce (ciascuna per suo conto incompleta) della stessa medaglia, il metodo sistemico, di cui parlerò più estesamente al prossimo articolo, che spero Le piacerà!

        • Uno dei dieci on

          Grazie per la correzione, che non inficia il senso del mio intervento. Intendevo, come ha certamente ben capito, che spesso per bistrattare il riduzionismo si rischia di porsi in sintonia con l’altra faccia della medaglia, come l’ha chiamata lei.
          Comunque sono in un momento della mia vita di profonda riflessione, cerco di essere meno sanguigno e più pacato insomma… E spero che duri.
          Abbraccio anche lei e attendo il suo articolo.

          • Giorgio Masiero on

            Io non bistratto il riduzionismo, che è un metodo utile (per metà), ma l’assolutismo del riduzionismo!

        • Uno dei dieci on

          Non le pare che un riduzionista “serio” non possa assolutamente assolutizzare? Chi assolutizza il riduzionismo che riduzionista è?

          • Giorgio Masiero on

            Un riduzionista e’ per definizione un assolutista per 2 motivi: 1) perche’ afferma che SOLO il metodo riduzionistico e’ valido in scienza (e invece, come dimostrero’ nel prossimo articolo, la scienza applica anche il metodo olistico), 2) perche’ afferma che il metodo riduzionistico puo’ spiegare TUTTO (e anche questo e’ falso, faro’ vedere).
            Io rispetto il metodo riduzionistico dove ha dimostrato di funzionare, ma non lo assolutizzo perche’ so che ci sono aree dove e’ muto.

      • stò cò frati e zappo l'orto on

        Permettimi di salutarti.
        E di constatare che ti ripresenti con un coup de théàtre, che non può che essere accolto con emozione.

    • Giorgio Masiero on

      Ovviamente, Enzo, condivido il giudizio di Horgan sull’esistenza del libero arbitrio.
      La “dimostrazione” della Hossenfelder che il libero arbitrio non esiste si basa su 2 fatti, come li chiama lei:
      Fatto 1: “Tutto nell’universo, compresi noi e il nostro cervello, è costituito da particelle elementari. Quello che fanno queste particelle è descritto dalle leggi fondamentali della fisica”.
      Fatto 2: “Tutte le leggi fondamentali conosciute della natura sono o deterministiche o casuali”.

      C’è solo un piccolo errore nel ragionamento della signora, e riguarda quei due aggettivi “tutto” e “tutte” con cui iniziano i due “fatti”. Perché, a parte il “fatto” che il 95% dell’Universo è fatto di qualcosa di cui non sappiamo nulla (materia “oscura” e energia “oscura”), a parte il fatto che con riguardo alle particelle dell’altro 5% non sappiamo affatto fin dove possano spingersi a fare, c’è un’altra cosa nell’Universo di cui non sappiamo altrettanto niente pur avendola sopra il naso. E questa è la mente: cos’è? quali sono le sue leggi?
      Se togli i due aggettivi ai due “fatti” della signora, essi diventano due opinioni della signora. La quale si comporta molto scorrettamente quando spaccia le sue opinioni come se fossero verità scientifiche.

      E’ sempre la solita storia della volpe e l’uva: non la sai cogliere? non è buona. E lo affermi per giunta come verità scientifica!

  3. umberto fasol on

    In ogni caso chi nega il libero arbitrio non è credibile da un punto di vista logico-formale.
    Se infatti non esistesse il libero arbitrio, verrebbe a cadere anche ogni criterio di verità e di falsità nella conoscenza della realtà.
    Ogni nostra proposizione, compresa questa che sto per scrivere, risulterebbe dettata in automatico dai nostri neuroni e non avrei quindi alcuna possibilità di sapere se sia vera o falsa.
    Senza libertà (reale) non possiamo discutere di nulla.

    Bella la provocazione di Giorgio P.!
    Cosa sarà dei nostri “corpi” alla risurrezione, non lo sappiamo.
    In ogni caso avremo un corpo glorioso, non saremo puri spiriti come gli angeli.
    Quindi qualcosa del noi biologico troverà continuità, anche se trasformato.

    • Giorgio Masiero on

      Hai perfettamente ragione, Umberto, a rilevare la contraddizione di chi nega il libero arbitrio. Cosi’ come aveva ragione BVI a rilevare che restano ormai solo i cristiani a difendere la ragione umana. La dialettica dell’Illuminismo si e’ rovesciata nel suo opposto.

    • Ecco la sottile differenza tra chi si ritrova dentro quel moto spontaneo chiamato fede e chi, essendone inconsolabilmente vedovo, cerca di giungervi per le vie della ragione. Per lei, professore, si tratta di una provocazione, qualcosa di non necessario, non funzionale al credere. Parlo della resurrezione dei corpi; al credente innato fa poca differenza il quando e il come, anzi, sono convinto che la maggioranza non se ne preoccupi affatto e si accontenti piuttosto di percepire l’esistenza di un creatore buono. Poi, quel che sarà sarà. Probabilmente mi chiedo molto più spesso io, ancora lontano dalla fede, che cosa e come sia la vita eterna di quanto non faccia un ordinario frequentatore di messe. Nello specifico, le questioni sono due. Innanzitutto, l’anima ha qualcosa a che vedere col fatto che tutto il nostro esistere non sia racchiuso nel volume della scatola cranica? La parte che sopravvivrebbe al di fuori di questa è cioè l’anima stessa? Che cos’è dunque l’anima? Come può l’anima avere percezioni dei colori se è priva di occhi, dei suoni se non ha orecchi, ricordi se non ha un cervello?
      La seconda questione riguarda, di nuovo, i corpi risorti. La definizione “glorioso” riferita a un corpo fisico non mi è affatto chiara e meriterebbe quantomeno un approfondimento. Cosa significa che il nostro corpo sarà trasformato? Si tratta solamente di non aver più l’istruzione genetica dell’invecchiamento o è qualcosa di più? Se dunque saremo forniti di un supporto biologico, ciò che ci starà intorno dovrà avere caratteristiche fisiche compatibili con l’attività biologica, cioè consentire la respirazione, l’alimentazione, la deambulazione e tutto il resto. Come si figura tutto ciò uno scienziato credente?

      • Giorgio Masiero on

        Qualcosa di “non funzionale al credere” per me, Giorgio? E’ esattamente l’opposto: come potrei credere in qualcosa o qualcuno senza averne almeno un’idea? e senza essere sicuro che non contraddice la ragione?
        Il “credo quia absurdum” di Tertulliano andra’ bene per un avvocato, com’era lui, ma non per un ammiratore della ragione come sono io, sulle orme del massimo razionalista realista monista mai esistito, Tommaso d’Aquino.
        Quanto alle anime che vedono senza occhi o che pensano senza cervello, Lei dovrebbe rivolgere le Sue domande ai postumanisti che credono nell’IA, agli scientisti che credono che tra noi e un computer ci sia solo una differenza di quantita’ di Ram e di velocita’ di Cpu, a tutti i “materialisti” di questo mondo…, non ad un cristiano come me che – Le ripeto – crede soltanto nella risurrezione della carne.
        Come sara’ questa carne risuscitata? Posso esercitare la fantasia, usare la poesia come Fasol, ma non posso sapere con certezza “come” (anche se so con certezza “che”, perche’ nulla e’ impossibile al Legislatore delle leggi naturali, come nulla e’ impossibile ad un Parlamento per le leggi statali); e questo perche’, con pienezza non conosco n-u-l-l-a delle possibilita’ del mio corpo, nemmeno di una sua cellula, nemmeno di una sua molecola, o atomo, o particella elementare. Questo sara’ approfondito, scientificamente, nel mio prossimo articolo (di domani).

        • Oltre che estremamente interessante, l’articolo di Socci è anche molto bello. Apprezzo la fuorviata, Enzo, e d’altra parte qualche concessione concettuale alla religione bisognerà pur farla quando si parla di cervello.

  4. Articolo molto stimolante, Prof. Fasol. A questo proposito, sarebbe anche interessante approfondire, se già non è stato fatto, il rapporto dell’uomo con la musica. Dal mio punto di vista di ignorante in materia di studi neurobiologici, sarebbe infatti molto bello capire il rapporto esistente tra musica e cervello, per comprendere, ad esempio, il motivo per cui uno stesso brano musicale provoca reazioni in alcuni casi completamente opposte in due persone diverse. Le singole note, i singoli accordi, le melodie provocano in noi diverse sensazioni ed emozioni: gioia, tristezza, disinteresse, odio, addirittura la cosiddetta “pelle d’oca”. Lei sa per caso se è già stato affrontato uno studio in merito? E se si, quali conclusioni sono state tratte?

  5. umberto fasol on

    Bellissimo tema questo di Nicola, per rilanciare la bellezza e l’ampiezza delle nostre possibilità umane!
    No, le confesso che non mi sono mai occupato di questo argomento.

    • Quello del rapporto tra musica e uomo è un tema che mi ha sempre affascinato ed incuriosito. Sono un musicista, anche se non professionista, e questa mia passione mi ha da sempre portato a chiedermi quale mistero nascondesse la musica, capace di incidere sulle emozioni e sui sentimenti dell’uomo in modo così efficace e potente. Il suo articolo mi ha dato l’occasione di ascoltare anche il vostro autorevole parere.

      Per quanto mi riguarda, pur ribadendo la mia ignoranza in campo neurobiologico, mi sembra davvero impossibile considerare sistemi così complessi come il pensiero, le emozioni e la coscienza umana dei semplici prodotti di impulsi elettrici e circuiti neuronali. E il rapporto dell’uomo con la musica mi rafforza in questa mia convinzione.

      P.s.: scusate la vena un po’ poetica del mio intervento, non volevo abbassare il livello di scientificità. 🙂

  6. Professor Fasol, in effetti in uno schema così riduttivo, proposto nella puntata di quark in questione , pare lampante che il libero arbitrio non esiste , ma questo solo perché si è deciso volutamente di estrometterlo,come altre funzioni della nostra mente perché avrebbero implicato delle risposte che nessuno conosce . Ad esempio: la potenza dell’introspezione che è l’unico vero mezzo che abbiamo per liberarci dalle schiavitù degli impulsi celebrali.Come diceva Jung , non siamo noi a gestire le nevrosi ma il contrario. Mi scuso per la risposta frettolosa , ma con il cellulare non è semplice. Grazie a lei proffessor Fasol e buona serata.

  7. Umberto Fasol on

    La frase riportata caro Giorgio P. è il pensiero della maggior parte dei neuroscienziati. Non il nostro come giustamente risponde Masiero.
    L’anima e il corpo sono come il pandoro inzuppato nel recioto veronese… inseparabili e con un sapore emergente… divino!!!

    • Uno dei dieci on

      Certo che come paragone appare irriverente, visto che il vino è simbolo di un dio minore… Scherzi a parte, afferma la Chiesa cattolica che a ogni concepito viene subito infusa l’anima creata seduta stante da Dio.

    • La vera domanda, prof. Fasol, è: perchè i neuroscienziati accettano una visione riduzionista della mente? Tale visione non si basa infatti sulla Scienza, su scoperte scientifiche etc, ma su filosofie materialste/naturaliste e sono queste che andrebbero discusse e di queste bisognerebbe provarne la consistenza o l’inconsistenza. E questo non è il compito del neuroscienziato, ma del filosofo.

      E anche volendosi appellare ad un materialismo metodologico, le cose non migliorano molto se le conclusioni poi portano a vicoli ciechi e/o stramberie assortite. Eppure ci si incaponiscono in una maniera che ha del fantascientifico…

  8. Umberto Fasol on

    La resurrezione della carne non è l’immortalità dell’anima.
    Secondo: il corpo glorioso non avrà nè anatomia nè fisiologia.
    Terzo: sarà in continuità con la persona unica e individuale.
    Quarto: sarà eterno.
    Come tutto ciö sarà possibile non abbiamo strumenti cognitivi capaci perchè limitati al mondo materiale.
    Almeno io credo così.

    • Mi permetto di precisare timidamente un particolare.

      L’anima immortale (che va distinta da quella mortale), intimamente legata al corpo, dopo la morte ne proverebbe una sorta di “nostalgia”. Essa ha bisogno del corpo per relazionarsi e tali possibilità permangono solo grazie e attraverso Dio, fino a quando non sia riunita al corpo trasformato nella risurrezione.

      Non so se sia corretto affermare che il corpo risorto non avrebbe certe caratteristiche anatomiche e fisiologiche, sia pure trasformate in modo a noi sconosciuto.
      Infatti Gesù, per rassicurarli, dimostrando di non essere un fantasma, mangia insieme agli apostoli, i quali sono in grado di riconoscerlo, sia pure solo quando è a loro concesso.

      Però la mia conoscenza teologica si ferma ai rudimenti essenziali, quindi potrei aver fatto delle affermazioni azzardate o anche solo imprecise

  9. Primo: sono d’accordo, è piuttosto ovvio che si tratta di dogmi distinti, al punto che nella costellazione cristiana c’è chi crede tutte le combinazioni possibili dei due (sola immortalità dell’anima senza resurrezione del corpo, il suo contrario, entrambe le cose e nessuna). A questo proposito, se posso e se è concesso da Enzo, cosa crede sarà di lei tra il momento della sua morte e quello della sua resurrezione? Sarà un essere consapevole o attenderà in uno stato di incoscienza?
    Secondo: trovo la prospettiva di non possedere anatomia né fisiologia piuttosto inquietante. Sarà forse che al proprio corpo, nella maggioranza dei casi, ci si affeziona davvero tanto.
    Fortunatamente c’è il conforto di terzo e quarto punto.
    Chiaro che non è questo il luogo per approfondire il tema; se me ne suggerite uno, al massimo due, ve ne sarei grato.

  10. Uno dei dieci on

    Un bel guazzabuglio, direi… Idee chiare zero!

    Corpo mortale e anima immortale, che si separano alla morte del corpo per ricongiungersi in un corpo senza più materia dopo, al risorgere dei corpi gloriosi…

    Dicono che l’anima dotata di grazia non soltanto è spirituale e immortale, ma va in paradiso… L’anima priva della grazia va all’inferno.

    E valle a distinguere, se sei capace. O, meglio, verranno da oriente e da occidente…

  11. umberto fasol on

    Gesù risorto non si fa riconoscere da Maddalena se non dal timbro della voce con cui la chiama per nome; passa attraverso le porte chiuse del Cenacolo; mangia il pesce sulle rive del lago; parla con gli apostoli ed è disposto a farsi mettere le dita di Tommaso nelle piaghe. Abbiano un bel quadro di dati che ci dicono che il Risorto è in continuità con il Cristo che camminava per la Galilea e che hanno crocefisso: è la stessa persona. Mantiene tutte le amicizie e le relazioni di prima; tutto il vissuto rimane per l’eternità…
    Ma gli stessi dati ci dicono che c’è discontinuità nel senso di novità rispetto alla biologia: non si fa riconoscere, entra a porte chiuse, mangia è vero, ma certamente in Cielo non continua a farlo (quindi in quel momento lo fa solo per farsi riconoscere, non perché abbia fame o perché abbia un corpo che deperisce).
    Non sappiamo nulla della risurrezione di un bambino morto a un anno (che età avrà?) o di tante altre questioni che tutti ci poniamo.
    Quello che sappiamo, però, basta per la nostra salvezza: questo è quello che Cristo ci ha garantito.
    Come dice Papa Francesco, non possiamo sapere tutto, né capire tutto; sant’Agostino diceva che “se lo comprendi, non è Dio”!
    E Pascal: “l’ultimo passo della ragione è riconoscere che ci sono tante cose che la superano”. Verissimo.
    Non è cioè “disumano” o “irrazionale” accettare il mistero e fermarsi; è un atto di intelligenza. Nel contempo sappiamo che quello che ci è dato di sapere dalla Rivelazione è stabilito da Dio come sufficiente per la nostra salvezza.
    E’ comunque bello e altamente umano voler indagare su queste verità ultime. Grazie a tutti voi.

  12. La domanda sorge spontanea (da profano); chi parla di “riduzionismo” cosa vuole intendere? Nel senso, non è accettabile o quantomeno è superficiale parlare del cervello come della nostra totalità cognitiva, ma io mi chiedo, perchè non dovrebbe esserlo? e soprattutto, chi non si ferma al “riduzionismo” cosa cerca? L’anima? qualcosa di strettamente legato alla spiritualità e al filosofico?

      • Caro Masiero, ho scritto di essere profano, solo volevo capire meglio di cosa si parlasse qui, e la risposta di Umberto Fasol è più che esaustiva. Di base io credo che l’influenza esterna faccia molto, noi siamo input e output. Il nostro cervello si nutre di conoscenza, esperienze e in un certo senso è quello che ci rende geniali, il cervello in se non è altro che una spugna fatta di funzioni “basilari”, è l’assorbimento e la continua influenza degli uni sugli altri che ci fà crescere; un esempio frivolo può essere quello di un uomo che cresce in un ambiente sterile con un’interazione minima col resto degli esseri umani, secondo me il suo cervello si limiterebbe alle funzioni primarie per la sopravvivenza, con una crescita molto limitata rispetto a noi che influenzandoci a vicenda facciamo si che il nostro “organo” diventi qualcosa di più.
        Chiaramente parlo sempre da profano, sò davvero poco di scienza ma mi faccio spesso domande “esistenziali” e tendo a cercare le risposte, per quanto limitato io possa essere (nulla mi vieterà di crescere)

        • Giorgio Masiero on

          Tutto le influenze esterne che Lei ha citato a proposito del cervello sono l’opposto del riduzionismo, appena tenga conto che quelli agenti esterni sono a loro volta influenzati da altri agenti vicini e remoti, in una rete inestricabile universale nello spazio e nel tempo.

          • Uno dei dieci on

            Facciamo un esempio pratico: cosa sarebbe accaduto del mitico e per certi versi invidiabile cervello (con tutte le sue conoscenze) del prof. Masiero senza le influenze esterne summenzionate?

            Il cervello in sé, lasciato a se stesso, non avrebbe prodotto niente? Siamo a livello, come ha affermato Billo, solo di “spugna fatta di funzioni basilari”? E se sì, dove sta allora la straordinarietà? Ma se no, perché enfatizzare le influenze esterne come se fossero dotate di una soprannaturale significanza?

            O, ancora, perché mai dovremmo provare così tanta meraviglia da pensare che Dio esiste?

          • Giorgio Masiero on

            Ma cosa c’entra il soprannaturale, Dio, ecc.? Io volevo solo dimostrare che come il riduzionismo non spiega il funzionamento del campo elettromagnetico, ne’ puo’ prevedere il tempo che fara’ tra un mese, cosi’ non puo’ spiegare il funzionamento del cervello.
            Un cervello isolato e’ morto, e questo mi auguro che lo possa capire.
            Su come potrebbe funzionare il cervello, secondo la TQC, faro’ un articolo appena il tempo me lo consentira’.

          • Uno dei dieci on

            Non può pensare, Masiero,di essereilsolo qua a scrivere e a disquisite, a pontificare, a dire, ad affermare, a sostenere, eccetera. Il mio era un discorso generale, riferito all’aria che si respira aleggere la media degli interventi; se poi ho risposto a lei, ho preso in causa lei, ho detto cose a lei, ho soetenuto auel che ho soetenuto è solo per affermare,confermare, risostenere che in fondo parate sempre da quella sponda.

            E mi perdoni se uso il seistema leonetto, battere sull tastiera velocemente e no rileggere troppo quel che ho scritto.

            bello però!

  13. umberto fasol on

    Gentile Billo,
    il riduzionismo è la pretesa di spiegare tutti i fenomeni complessi come il pensiero, il sentimento, la volontà, la creatività, la memoria, ecc… facendo riferimento alle proprietà elettriche dei neuroni.
    La materia presenta invece una complessità crescente di livello in livello, con proprietà che emergono e che non erano presenti nel livello inferiore.
    Quindi, non è la ricerca dell’anima che muove la nostra critica al riduzionismo, ma la constatazione che i neuroni da soli non sono capaci di produrre le attività tipiche della genialità umana.

    • Uno dei dieci on

      E dunque lei, dopo la constatazione, ne dedurrebbe che la genialità ci proviene da un’Entità superiore che ci avrebbe creati? Ho capito bene?

      • Anno nuovo, vita nuova da quel che posso vedere, eh?!
        Comunque, già ha risposto il prof. Masiero sopra: constatare che il riduzionismo non funziona non implica automaticamente il ricorso ad un Creatore. Nagel avrebbe due o tre parole da dire al riguardo…

          • Uno dei dieci on

            Esattamente come fanno i non atei, direi. E poi, con questo, che significanza vuole attribuire al suo intervento?

        • Uno dei dieci on

          Automaticamente no, volontariamente sì. Da parte di certuni solo, però.

          • E’ del tutto irrilevante che vi sia chi lo faccia volontariamente: l’inferire un Creatore dalla constatazione dell’insuccesso del riduzionismo non è una conclusione obbligata. Chi lo pensa, a mio avviso, è in errore fermo restando che è comunque libero di pensarla come gli pare e di esprimere il proprio pensiero, giusto o sbagliato che sia. E questo vale per chiunque.

        • Quindi chi cerca Dio è meglio lasci perdere la scienza: in essa non troverà mai né conforto né smentita. E’ questo che intende?

  14. umberto fasol on

    Non occorre andare in cerca di Dio; è Dio che viene incontro all’uomo e si fa trovare ovunque. Quindi anche negli studi scientifici.
    In ogni campo in cui si muove l’uomo, Dio si fa riconoscere.
    Non esiste ambito o punto del paesaggio umano che Gli sia estraneo.
    Ma non in modo coercitivo.
    Dio non costringe nessuno a vederLo.
    In questo spazio di libertà per la nostra conoscenza e per la nostra volontà si gioca la bellezza della vita.
    Io mi sforzo ogni giorno di essere sincero e di non avere pregiudizi nei confronti della realtà e Lo vedo ovunque.
    Altri lo fanno, ma non Lo vedono, per ora.
    Io credo che la cosa più importante in questo ambito sia il nostro sguardo sulla realtà, che dev’essere pronto a riceverla in tutti i suoi messaggi, in ogni momento.

    • Capisco, e un po’ invidio, questa sua attitudine. E’ quella di molti credenti coi quali mi confronto con la speranza di scoprirne il segreto. Ma ogni volta finisco in un vicolo cieco: chi crede non si fa influenzare dalle nozioni che acquisisce o dalla propria cultura, il posto per Dio nel loro cuore è assicurato e non viene minacciato da nulla che appelli alla ragione. Tanto è vero la maggioranza dei fedeli non prova alcun disagio verso la teoria dell’evoluzione così come viene insegnata nelle scuole e propinata dai media, cioè non percepisce la stridente interferenza tra l’esistenza di Dio, la vita eterna e tutto il resto e la “verità” scientifica che spiega come la vita sia un accidente del caso, venga dal nulla e porti semplicemente al nulla, come se si trattasse di due dimensioni diverse dell’esistenza tra loro scollegate. Sul piano psicologico sembra la manifestazione di una dissociazione mentale, che io mi spiego con il ruolo consolatorio della religione, col fatto cioè che il frequentare una chiesa è il mero soddisfacimento di un istinto – quello di dare un senso alla propria esistenza – che rimane fuori dagli aspetti razionali della vita. Questa riflessione mi spinge a credere, purtroppo, che la religione non comunichi delle verità assolute (le quali dovrebbero tra l’altro passare il vaglio della verosimiglianza – si vedano ad esempio i commenti precedenti a proposito della resurrezione), con la conseguenza che in fondo, per essere più felici, basti credere in qualcosa. A me sembra che ci siano essenzialmente tre diverse inclinazioni mentali, e cioè credere in Dio, cercare Dio ma non riuscirvi, negare Dio. Appartenendo io alla seconda categoria mi rapporto spesso in modo compulsivo rispetto agli argomenti scientifici che trattano con irriverenza la vita; allora, ad esempio, se vita ed evoluzione non sono frutto del caso ma di un meccanismo naturale non ancora scoperto che si manifesta spontaneamente ogniqualvolta ve ne sono le condizioni, il possibile Creatore rimane comunque relegato nell’angolino in cui la scienza lo ha relegato, essendosi limitato ad agire al momento iniziale di un Universo del quale ha solamente dettato le regole generali. Le Scritture stesse, in questi termini, necessitano di una interpretazione smaccatamente allegorica, aprendo così le porte a una moltitudine crescente di sette.

  15. umberto fasol on

    Mi piace molto quello che ha scritto, sign. Giorgio P.!
    Da anni combatto, da biologo, l’idea (perchè non è sperimentale) che la vita sia comparsa senza un Autore e poi si sia trasformata senza un progetto.
    Ho scritto anche qualche libretto su questo tema.
    Mi piacerebbe incontrala di persona, a questo punto: il blog è diventato troppo stretto.
    Io abito a Verona ma mi capita di viaggiare per tenere qualche conferenza su questi bellissimi argomenti che interessano anche lei.
    Sono d’accordo con lei: oggi come oggi è cruciale chiarirsi le idee nel dialogo tra la Scienza (quella vera) e la Fede.
    Le garantisco che personalmente io trovo molti argomenti e dati offerti dalla scienza sperimentale per irrobustire la mia fede e le garantisco anche che se questi dati mi dimostrassero davvero l’assurdità della mia fede, non esiterei ad abbandonare la fede.
    La fede dev’essere perennemente passata al vaglio della ragione.
    Grazie ancora!

    • “Le garantisco che personalmente io trovo molti argomenti e dati offerti dalla scienza sperimentale per irrobustire la mia fede e le garantisco anche che se questi dati mi dimostrassero davvero l’assurdità della mia fede, non esiterei ad abbandonare la fede.”

      Però questo non è l’opposto di quello che sostiene Masiero che dice che la scienza sperimentale è la più fallibile delle conoscenze? Data anche l’impossibilità di una “dimostrazione” assoluta da parte di quei dati.

  16. Raccolgo con onore il suo invito. Mi informi cortesemente sulle sue prossime attività pubbliche. Se servisse, autorizzo Enzo a passarle il mio indirizzo di posta elettronica.

  17. Umberto Fasol on

    Non ho parlato di dimostrazione assoluta caro Frank, ma solo di quanto mi basta per indurmi a credere in un Autore. Pur sapendo che altri non provano questa esperienza.

    • Non parlavo della prima parte della frase, sulla quale sono d’accordo: ci sono continui indizi per credere a un Autore, anche se ovviamente non sono dimostrazioni.

      Mi riferivo invece alla seconda parte in cui dici che lasceresti la Fede se i dati sperimentali “mi dimostrassero l’assurdità della fede”. Dicevo che Masiero sostiene l’impossibilità di una dimostrazione sicura basandosi solo sulla scienza sperimentale.
      E quindi mi pare eccessiva la conclusione che ne traevi di abbandonare la Fede solo per eventuali indizi appunto, non dimostrazioni, né tantomeno assolute.
      La cosa avrebbe senso solo se ci fosse la possibilità di dimostrazioni incontrovertibili, ma non può essere così.

      • Uno dei dieci on

        In effetti da ateo è il primo non ateo che sento fare un’affermazione del genere…
        Sentire che la fede può venir meno se dimostrata assurda da incontrovertibili fatti di natura empirica o sensitiva falsa proprio lo stesso concetto di fede rivelata. Un bell’autogol Fasol al quale si può rimediare solo dicendo, come esclamava Calà dei gatti di vicolo miracoli: “Ho-oo sbagliatooo”

        • Guarda che ho detto proprio il contrario!
          Ho detto che SE ci fossero dei fatti contrari incontrovertibili, avrebbe senso dubitare della fede, ma ho sottolineato, sulla scia di Masiero, che questo non può accadere dai dati sperimentali. Per limiti intrinseci della cosiddetta “scienza”.
          Un’altra cosa che fraintendi è che la Fede non è mai “contro” alla ragione, al limite in alcuni punti la “supera”. Il “credo quia absurdum” è una gran sciocchezza.

  18. No, tu hai detto: “Sentire che la fede può venir meno se dimostrata assurda da incontrovertibili fatti di natura empirica o sensitiva falsa proprio lo stesso concetto di fede rivelata.”
    Ciò significa che è la fede a non poter accettare i fatti incontrovertibili, in quanto sarebbe “rivelata”.

    Invece il problema è che questi fatti incontrovertibili non ci possono proprio essere basandosi sui dati sperimentali, MA se per assurdo ci fossero, avrebbe senso rinunciare alla Fede in quanto non potrebbe andare “contro” alla ragione.

    • Uno dei dieci on

      Contento tu… Sarebbe come a dire “ho creduto davvero a una fregnaccia”… Detto da un non ateo è il massimo.

      Chi ha fede, non dovrebbe avere il minimo dubbio che la sua fede (frutto di una religione rivelata) possa essere sconfessata da fatti empirici, nemmeno per assurdo: come invece ha affermato Fasol e come, in fondo, hai affermato anche tu.

      Pertanto, se per assurdo avvenisse quel fattaccio, torno a sostenere, vi toccherebbe dire “ho creduto davvero a una fregnaccia”… il che contrasterebbe con la certezza che dà la vs. religione rivelata.
      Se non mi sono spiegato manco ora, allora uno di noi due ha seri problemi di comprendonio…

  19. umberto fasol on

    Certo che a uno dei dieci (!!!!) bisogna tagliarle giù bene bene…
    Con la mia proposizione tanto discussa volevo sottolineare quanto io sia convinto che la mia fede in un Creatore sia fondata anche su studi di tipo scientifico della realtà, ancorata a dati, a ipotesi, ad osservazioni,…
    La mia fede è così legata all’analisi della realtà che non teme di esserne smentita.
    Quindi non sarà mai possibile che la scienza la smentisca.
    Però, per far capire quanto il mio atteggiamento sia razionale e non sentimentale, ero disposto ad affermare la priorità della scienza sulla fede.
    Insomma, la fede alimenta la ragione e la ragione alimenta la fede, in un circolo virtuoso che continua per tutta la vita.
    Un caro saluto a tutti voi.

    • Uno dei dieci on

      Quanto ci ha pensato?

      Lei scriveva: “…una Ferrari che non funziona, su cento prototipi, non mi esime minimamente dal pensare all’ingegnere che l’ha progettata.”
      Io dico: l’errore UMANO ci sta, è l’errore divino dell’Onnipotente che fa cascare le braccia…

      E un caro saluto anche a lei.

  20. umberto fasol on

    … uffa…
    lo stesso, anche se le cascano le braccia, anche se lei avrebbe fatto meglio di Dio stesso… è costretto ad ammettere che ci sia l’Ingegnere che ha progettato tutti questi esseri viventi (e sono miliardi…) che funzionano.
    Perché l’Ingegnere conceda degli errori, o la morte stessa, questo è un altro problema a cui rispondiamo solo per via teologica.
    Ma è un altro problema.

    • Uno dei dieci on

      Ma sì, rimaniamo nella teologica e diciamo che l’abbiamo fatto leggermente incazzare… E pensare che bastava non avesse creato il serpente. Ma mica si può prevedere tutto, no? O forse sì, già sapeva bene quel che avrebbero fatto i progenitori? E, nel caso, come la mettiamo? Già, l’espertone in libertà umane è lui, e sicuramente, come la dirà il solito apologeta, alla fine abbiamo solo da guadagnarci.
      Benedetto tutto il male che ci ha meritato il premio…

  21. umberto fasol on

    No. Ancora una volta non ha capito.
    Rimaniamo nella scienza e spieghiamo come mai esistono tutti questi esseri viventi che funzionano come ORGANISMI cioè come SISTEMI INTEGRATI che necessitano di informazioni infinite per poter “girare” bene.
    Da dove vengono? Dire dal caso significa non dire nulla, per piacere; dire dall’ambiente, meno che meno. Il caso e l’ambiente non sono capaci di creare nemmeno un organulo cellulare, figurarsi una cellula.
    Dunque la domanda rimane e la risposta di Dio è una risposta ragionevole. Pur con tutte le difficoltà che entrambi conosciamo.
    La discussione teologica è altra cosa.

    • Uno dei dieci on

      Anche lei, come molti altri qui, ha un’idea del caso assai limitata. Ed è solo per questo che aggira l’ostacolo inventandosi un creatore che, se la soddisfa, buon per lei.
      Ma per favore, sarebbe ora di finirla di sentirvi, come non atei, i solutori del tutto. In fondo, che Dio ci sia o non ci sia, non cambia molto per gli uomini di buona volontà. E gli altri, quelli che di buona volontà mancano, fanno parte di entrambi gli schieramenti, cioè degli atei e dei non atei, con buona pace di chi vorrebbe che l’uomo di fede sia se non perfetto sulla via della perfezione… Mi si faccia un piacere!

  22. guardi, prof. Fasol, che e’ impossibile discutere scientificamente con Uno, perche’ lui la scienza non la conosce e lo ammette. A lui interessa solo la religione, almeno nei discorsi che fa qui.

    • Perche’ sulla religione ,sulla fede,sulla filosofia o altro e’ possibile discuterci?
      A lui interessano,evidentemente,fare caciara,andare ad ogni occasione OT e altre cose simili su argomenti che conosce con pressapochismo tramite cliches,sentito dire etc..
      Non porta alcun argomento,non si disturba ad informarsi,cercare di capire,studiare,non risponde alle domande che gli vengono poste,fugge ogni discussione in OT o in caciara.
      Non esitando a cercare l’ingiuria verso altri utenti ed eventualmente cercando di fare la “povera vittima”.
      Un po’ come farebbe un troll maldestro.
      Si ignora fintato che non si ritiene sia utile dargli una quache risposta.

      Il suo invito Fasol e’ comprensibile,ma credo inutile.

      • Uno dei dieci on

        E tu, Leonetto, a parte le quattro cose che pensi di conoscere bene, dov’è che porti contributi alla società civile? In cosa ti sbatti quotidianamente per far progredire il genere umano, visto che ti consideri, evidentemente, di razza superiore o, forse, semplicemente il migliore? Non mi dirai che il tuo sommo frutto è ciò che appare su CS? Non mi esalterei per questo.
        Intanto, me lo devi, da quando ho cominciato a pizzicarti sulla qualità del tuo scrivere ci metti più cura, ti impegni di più, hai fatto pregressi notevoli da qualche mese a questa parte; rimane il mancato spazio dopo le virgole, che non riesci a digerire, qualche refusetto, dovuto ad ansia di prestazione, gli apostrofi che spacci per accenti, ma è un peccatuccio veniale (non so se sul po’, che è giusto, ce lo metti pure per sbaglio o sei davvero a conoscenza che lì ci va un apostrofo)… A qualcosa sono servito, va. Ho contribuito nel mio piccolo a migliorare la tua immagine pubblica di forumista (si dice forumista?).

  23. umberto fasol on

    Hai ragione, Wil.
    Ma mi faccia un piacere Lei , uno di dieci…, si tenga il suo caso che io mi tengo il mio Creatore!
    E ci lasci perdere, torni a parlare con i suoi amici atei e a inneggiare alla potenza creatrice del caso… ci lasci perdere!

    • Uno dei dieci on

      Voi non atei avete questo di bello: se vi contraddicono la prendete per la tangente e da tolleranti quali dovreste essere diventate leggermente piccati. Ci sta, l’essere umano è una creatura (ancora?) imperfetta, al di là del livello culturale o del grado di religiosità. Per me va bene, se desidera non essere più seccato non la seccherò più.

  24. Io in realtà non sono assolutamente contro il riduzionismo.

    Prima di essere picchiato ferocemente datemi il tempo di spiegare. Concentriamoci per un momento sulla possibilità che una linea di pensiero, un approccio o una teoria scientifica non abbiano i tempi caratteristici di una persona, ma di intere generazioni. In questa maniera le loro evoluzioni non sarebbero giudicabili dai partecipanti che si trovano “in mezzo”, ma solo da quelli alla fine.

    In un processo così lungo ci saranno diverse fasi, e ognuna di queste prenderà intere vite. Le prime, come è normale che sia, saranno quelle dove sbagliare è all’ordine del giorno, eppure saranno anche le più utili per provocare il sistema alla ricerca delle conoscenze sufficienti per capire.

    Se una teoria scientifica fosse come imparare a camminare, per me l’approccio riduzionistico sarebbe l’equivalente di stare sempre con il sedere per terra. Non è certo la fase finale, eppure permette di raccogliere tutto il possibile per quella successiva.

    Non sappiamo ancora perché caschiamo, però cominciamo ad intuire che in qualche modo c’entra la posizione del nostro baricentro. C’è ancora da capire dove deve trovarsi e come controllarlo, ma non bisogna avere fretta.

    Quando avremo imparato a camminare, guardando le registrazioni dei nostri genitori, ci sembreremo subito così goffi. Eppure senza tutti quei tentativi andati male non avremmo mai capito.