Covid19: la ricostruzione scomoda

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Un virus dalla doppia identità e una spiegazione che ancora manca.

Il virus del Covid 19 ha cambiato nome nel gennaio 2020, dal precedente BtCov/4991 è passato a RaTG13 senza che tale passaggio venisse notificato e lasciando così due diverse registrazioni per lo stesso virus.

L’ipotesi, avanzata dal Prof. Joseph Tritto, è che si sia trattato di un’operazione di costruzione di un “mirror”, cioè di una doppia identità finalizzata a nascondere gli interventi di ingegnerizzazione. Sullo sfondo la Dottoressa Shi Zeng-Li, la grande protagonista della vicenda.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

19 commenti

  1. Buon giorno,
    ho visto il suo video con grande interesse, e vorrei chiederle una cosa, se possibile. Come mai non ha fatto cenno alla ricerca del dott. Didier Raoult, riguardo all’idrossiclorochina (risalente a marzo) ? Per quale ragione ritiene più importante quella del dott. Cavanna, riguardo alla reazione innescata con tutta evidenza per ostacolare l’utilizzo del rimedio ? È perchè ha avuto più risalto nella stampa internazionale, o perchè riguardava soprattutto pazienti anzichè personale sanitario ? Vorrei anche chiederle se è corretta l’informazione trovata sul web all’epoca, riguardo all’ inserimento dell’idrossiclorochina, da parte del ministro francese Buzyn, tra le “sostanze velenose di categoria 2”, nel mese di Gennaio. Le risulta? La ringrazio anticipatamente se sarà in grado di aiutarmi, perchè sto cercando un filo logico e temporale agli eventi. È tutto molto confuso, l’unica cosa chiara è la tenace volontà a non mollare le redini della dittatura, con una scusa (la salute pubblica) che non regge neanche un minuto, considerata soprattutto la direttiva che sconsigliava le autopsie. La ringrazio ancora.

  2. Guerra alle icone
    Oggi abbiamo due nomi per uno stesso virus, la sanità da tempo chiama diversamente le stesse patologie per privarle dei sostegni economici previsti da leggi troppo democratiche, pardon populiste: se hai una disfunzione neurocinetica dalla vaga etiologia e ancor più vaga diagnosi , non hai più la patologia x per la quale le leggi liberali prevedono supporti economici . A distinguere chi finanziare (alias la canalizzazione delle risorse) è un burocrate incompetente che si appella all’interpretàbilità di giudizio (che è sempre dell’autorità), che in pratica è come dire : l’assegnetto lo diamo a chi ci pare!
    A prender visione del suo bel sito, della volontà, competenza e dedizione dei vostri autori, balza all’occhio come , a monte, fra tante eccellenze presenti in rete e dopo tanti anni non ci si renda conto che bisogna lavorare a un singolo tavolo , organizzare una forza antagonista ad una che già opera con sconcertante forza: politica, militare, comunicativa e, naturalmente, economica. Prof.Enzo , avete dalla vostra capacità, dedizione e competenza ma la vostra è una goccia. Bisogna ripensare a una logica aggregante che ponga indirizzi alternativi, cominciando l’opera di disgregazione delle architravi ideologiche dalle fondamenta, dalla formazione. Non si può ragionare diversamente se si parte sempre da Platone, Kant, Einstein, leonardo, Darwin, Galileo e Newton; per forza poi non capiamo e non compriamo altro altro che Warhol, Sitchin,Bezos, farmaci, detersivi, la Repubblica , 50 sfumature di grigio e Montalbano

    • Enzo Pennetta on

      Buonasera Fabio, la ringrazio per il suo interessante intervento.
      Sui meccanismi da lei segnalati, che apprendo adesso, non aggiungo nulla, riguardo invece all’aggregazione di una forza antagonista credo che siano tutti d’accordo, il problema nasce sul come, e non è questione da poco.
      Ci si lavora, ci sono sforzi continui in ta senso ma è molto difficile mettere insieme realtà molto diverse, spesso alcune sembrano poi essere più utili agli avversari che alla causa.
      Riguardo al partire da Platone, Kant, Einstein, leonardo, Darwin, Galileo e Newton, ho proprio elaborato un approccio svincolato, che non li ignora però, nell’ultimo mio libo “Il Quarto Dominio”, che è la proposta di una nuova visione antropologica.

  3. Non essendo uno specialista della materia, mi limito a fare ancora un’osservazione di tipo “storico”: riesce molto difficile spiegare, in base alla ipotesi di sviluppo naturale, come, proprio ora, questo tipo di virus stia assumendo un’importanza ed un’incidenza sulla civiltà umana, senza dubbio senza precedenti nella storia conosciuta. Anche fare riferimento a fenomeni come inquinamento, globalizzazione, distruzione di ghiacci e foreste (come è stato fatto) può forse essere di qualche interesse, ma non spiega assolutamente perché proprio ora. Infatti, tutti i fenomeni sopra citati esistono già da un po’ ed anche se si può immaginare una sorta di “massa critica”, non appare affatto chiara la corrispondenza fra simili sviluppi e quello che sta accadendo. La storia che è invece raccontata nel video permette di capire che, se si ipotizza che l’origine sia tecnologica, la risposta viene fattivamente e precisamente data da uno sviluppo documentato: quello della tecnologia che permette di fare certe cose. Per cui la domanda del “perché ora”, ottiene una risposta semplice e riscontrabile nei documenti: perché solo ora la tecnologia ha permesso di realizzarlo con la necessaria efficacia ed efficienza.

    • Enzo Pennetta on

      Molto banalmente ma non per questo non drammaticamente, col Covid19 non è successo niente che già non fosse accaduto molte volte e in modo più grave nella storia dell’umanità, quello che è cambiato è la risposta dei governi che hanno privilegiato la sanità rispetto a diritti costituzionali ed economia, e il contesto della globalizzazione.
      La vera grande novità tecnologica non è tanto il virus quanto la comunicazione di massa e la sua omogeneità in tutto il mondo.
      Qualcuno ha infatti parlato di “Infodemia”.

      • Certamente, vi sono state nella storia epidemie ben più gravi ed è chiaro che una buona parte della spiegazione di quanto sta avvenendo stia in una ben orchestrata propaganda. Tuttavia credo anche che non sia tutto: un secondo pezzo è la straordinaria predisposizione degli uomini di questo tempo ad accettare in modo totalmente passivo tutto quello che gli viene detto, specie se è targato con l’etichetta “scientifico” o viene attribuito alla fantomatica “comunità scientifica” che nessuno sembra sapere spiegare con quale criterio viene identificata, visto che, a secondo della convenienza, possono non farne parte più studiosi considerati fino ad un momento prima eminenti.
        Però io credo che anche l’elemento tecnologico non vada sottovalutato. Non nel senso di una particolare gravità del virus, ma in un certo qual modo, in senso contrario: nel senso della sua flessibilità. La diffusione e la diversa gravità del virus in zone spesso confinanti, credo che siano il frutto dell’uso di virus (forse una pluralità di virus con diverse varianti) molto ben studiati per fare abbastanza male da scuotere la gente, ma non far correre il pericolo di una perdita di controllo. Credo sia stato un problema sempre presente nelle azioni di guerra batteriologica. Adesso, forse, qualcuno lo ha risolto.

        • Enzo Pennetta on

          Considerazioni molto interessanti le sue, mi colpisce molto ad esempio il fatto che le varianti inglese e USA sian particolarmente virulente, ci sono ancora tante cose da capire.

  4. Paolo da Genova on

    Egr. prof. Pennetta,
    Ho l’impressione che l’idea del presente coronavirus come risultato di manipolazioni in laboratorio, per quanto ufficialmente ancora negata, si stia in ogni caso diffondendo: https://scenarieconomici.it/la-virologa-dissidente-dice-di-avere-le-prove-che-il-covid-19-e-stato-creato-ad-hoc/
    Se si cominciasse a parlarne anche su canali “ufficiali”, facendo magari finta che siano proprio tali canali ufficiali a scoprire lo scandalo… non capisco peraltro la logica di tanti Governi di ostacolare la Cina in campo commerciale (5G, Via della Seta, ecc.), e poi non approfittare di attaccarla in un’occasione in cui le sue responsabilità sono chiare, a volerle vedere… forse che tali Governi abbiano a loro volta responsabilità nella pandemia?

  5. Con ‘Il Quarto dominio’ , se h ben compreso, propone una ‘nuova visione antropologica’ finalizzata a contestualizzare un nuovo assetto dell’uomo nella natura. La sua è una proposta, l’ha detto, ma non fine a sé, e ha anche detto che bisognerebbe considerare il testo come una prima traccia di un discorso più complesso . Già, può esser vero. Il libro andrebbe discusso (in senso costruttivo) da cima a fondo: i propositi sono eccellenti , non le soluzioni. Credo tuttavia, che dalla critica di un’ opera così sfaccettata possano nascere le basi programmatiche per una sorta di manifesto. Mi piacerebbe vedergli dedicati ulteriori spazi, già su questo sito, lavorando magari in sinergia con spazi analoghi gestiti da qualche suo lettore, fra quelli più attenti e preparati. grazie per l’attenzione

    • Enzo Pennetta on

      Buonasera Fabio, certamente il discorso sul Quarto Dominio ha bisogno di essere proseguito e sviluppato.
      Al riguardo ho avuto la possibilità di parlarne con Barbara Tampieri sul suo canale, riporto proprio adesso il video qui su CS.
      E naturalmente ci saranno altre iniziative.

      • Sì, visto il contributo yt. Allora non ci resta che attendere.
        Cercherò nel frattempo di capire meglio alcuni passaggi del suo ragionamento e da lì valutare la progettualità

  6. Prima di tutto, grazie ad Enzo per l’eccellente lavoro di ricerca e per la capacità di rendere comprensibili informazioni molto specifiche e connotate dall’uso di un linguaggio di settore.
    Venendo ai link allegati dall’utente Paolo da Genova (ringrazio anche lui), mi pare che dietro tutto questo mostrare e nascondere ci sia un classico lavoro di disinformatia. Fumo che copre altro fumo, venticello disvelatore che cela sciami di forse, potrebbe, si dice, ecc… Questo lavoro dà sempre i suoi frutti, è indirizzato al cittadino comune, che esplora solo superfici, che è facile da distrarre, che dopo la terza contraddizione e la quarta rettifica lascia perdere, e si rifugia sotto le tiepide sottane di Ditlinde.
    Ma chi non si distrae, non si accontenta, e chi magari sa come funziona la disinformazione di massa, ha già tratto le sue inevitabili conclusioni. La disinformatia, il solo fatto che ve ne sia una e sia evidente, è già prova che qualcosa di lurido, losco, ed inconfessabile, si sta cercando di occultare. Ma “si” è soggetto impersonale, che ne cela uno personale ovvio e palese. Questo è il sistema mainstream (termine che comincia ad essere consunto) della comunicazione di massa.
    A questo punto, comincia ad apparire persino secondario se Corona virus/Covid 19/Sars Cov 2 (troppi nomi!!!) è un chimera; giacché è evidentemente primario che il suo uso nella comunicazione politica è del tutto c.h.i.m.e.r.i.c.o.!!! Ci si creda o no, lo si veda o no, queste sono tecniche di ipnosi clinica traslate sul piano della comunicazione di massa. Manipolazione allo stato puro.
    Non so se mai si avranno prove definitive che questo fitusissimo virus sia un chimera; la certezza che il suo uso sia chimerico, tuttavia, dovrebbe essere evidente a chi non si lascia rincretinire dal canto delle sirene, e vede come esso ha portato tantissimi naviganti a sfracellarsi sugli scogli.

    • Paolo da Genova on

      Concordo sul fatto che, purtroppo, non conta più la realtà, ma la cosiddetta “narrazione”. Un fatto può essere accaduto di fronte a tanti testimoni, ma se viene raccontato dai media in modo diverso (senza nemmeno mentire, solo dicendo mezze verità, tacendo la sostanza, concentrandosi su particolari minimi, facendo parlare alcuni e non altri, spacciando pure ipotesi per solide tesi, usando una moralità selettiva), per l’opinione pubblica è come se fosse accaduto in modo diverso. Quindi in effetti non conta nemmeno più sapere se il coronavirus venga davvero dal laboratorio di Wuhan, al momento pare conveniente sostenere ufficialmente che non ne venga, ma è certo che un domani, se convenisse ai padroni del mondo, si sosterrebbe il contrario.

  7. “…se convenisse ai padroni del mondo, si sosterrebbe il contrario…”

    Esatto, centro! La realtà, anche prima dell’avvento della TV, ma anche di Internet, non era, come ingenuamente si crede, un “qualcosa” di oggettivo là fuori, mai datasi una cosa del genere. La realtà è una costruzione sociale data dalla condivuisione di presupposti culturali impliciti a una data comunità. Era già PRIMA un’astrazione dal mondo pre-verbale (né H2O, né “acqua” sono quella roba che beviamo, sennò uno dovrebbe potersi saziare col menù); oggi, si è perso persino l’aggancio alla finzione condivisa. Così che la realtà è diventata l’allucinazione che di volta in volta impone chi ha pulpito, microfono e proiettore.
    Gurdjeff diceva che la quasi totalità delle persone passa l’intera vita in stato di sonno o di sogno. Nulla di nuovo, è la medesima tesi buddista, indù, platonica, e persino cristiana (appena oltre il catechismo).
    A chi non dorme, è impossibile far credere che lo scompiglio attuale è dovuto ad un virus; quanto, piuttosto, alla fantasmagoria che su di esso, chi controlla pulpito, microfono e proiettore è riuscito a costruire.
    P.s.
    Poco fa, in un luogo deserto o quasi, ho incontrato una donna che potrà avere avuto una ventina di anni, da sola. Portava la mascherina! Ricordiamoci ciò che avvenne alla notizia dell’invasione aliena data da Orson Wells per radio…

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