“Pre-embrione”: fine di una follia?

9

L’esistenza di una fase dello sviluppo dell’individuo denominata “pre-embrione” era stata affermata per non dover definire “aborto” l’interruzione della gravidanza entro i primi giorni.

Ma adesso questa affermazione illogica sembra non essere più proponibile.

 

La notizia è stata riportata sul Corriere della Sera del 19 ottobre 2011:

Chiamata ad esprimersi sulla brevettabilità di procedimenti che utilizzano cellule staminali estratte da embrioni umani, la Corte di giustizia europea è andata oltre. E ha emesso una sentenza allargata alla «nozione di embrione umano che deve essere intesa in senso ampio». Dunque è vita nascente anche l’ ovulo fecondato.

La Corte di giustizia si è pronunciata per negare la brevettabilità degli embrioni, ma è inutile nascondersi che la sentenza ha implicazioni anche su altri aspetti della bioetica, anche se questo, come giustamente ricorda ancora il Corriere, non era nelle intenzioni della Corte:

Sebbene non fosse il suo intento (e infatti ha specificato di essersi limitata a valutazioni giuridiche, non etiche né religiose), la Corte si è pronunciata in linea con i cattolici che insistono sul principio della continuità della vita come processo unico, che parte dal concepimento e non è suddiviso in fasi.

La notizia è positiva nelle conclusioni, anche se non dovrebbe essere una corte a decidere di una verità che riguarda la scienza, ma in questo caso sembra proprio che la scienza sia più irrazionale della legge, sostenendo una discontinuità nello sviluppo embrionale che nei fatti non esiste:

L’ embrione non va toccato neppure allo stadio iniziale di blastocisti che invece la comunità scientifica laica ritiene possa costituire terreno di sperimentazione.

Purtroppo la “comunità scientifica” ha più a cuore la sperimentazione che la ragione e insiste sul concetto di pre-embrione.

Ma più realisticamente l’attaccamento al concetto di pre-embrione è dovuto maggiormente alla possibilità di far passare per contraccettive delle sostanze che sono di fatto abortive, come nel caso delle pillole del giorno dopo, come dimostra queanto affermato nel foglio illustrativo del “Norlevo“:

 

Ma recentemente alla “pillola del giorno dopo“, si è aggiunta quella dei 5 giorni dopo vedi UCCR:EllaOne: l’ennesima aggressione alla vita mascherata da contraccezione, nel cui caso è ancora più importante che si affermi il concetto di pre-embrione.

Che le cosa stiano così si evince anche da quanto affermato sul sito dell’UAAR alla voce Bioetica e clonazione: piccolo glossario:

Si noti come la contestazione del concetto di pre-embrione sia indicata come un rifiuto da parte cattolica della scienza.

E adesso che si dovrà dire, che la Corte europea è di orientamento cattolico?

Ma leggendo le ultime considerazioni si può porre una domanda agli “scienziati”.

Se il concetto di “PRE-EMBRIONE, come afferma il sito UAAR è una:

definizione scientifica della prima fase dello sviluppo dell’organismo, dalla fecondazione fino al completamento del suo annidamento nell’utero (ovvero, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, fino all’incirca al quattordicesimo giorno, quando inizia la differenziazione cellulare e tissutale ed il pre-embrione non è più divisibile). È stata introdotta per sottolineare l’imprevedibilità del processo riproduttivo e la mancanza di individualità che la caratterizza.

 

La domanda è questa: se il pre-embrione è tale perché da esso potrebbero (per divisione) scaturire più individui, anche un umano adulto, potendo dare origine ad innumerevoli individui (clonando le proprie cellule somatiche), ha la stessa mancanza di individualità del pre-embrione?

 

Chi è dunque che rifiuta di usare la ragione?

E poi, chi è che usa la “scienza” snaturandola e piegandola al proprio interesse?

 

Share.

About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

9 commenti

  1. “Definizione scientifica”? Vorrei essere illuminato su questo concetto, che vedo usato di frequente in rete e anche fuori.

    L’uso del termine “scientifico”, in questo caso, è da intendersi come sinonimo improprio di “sistematico”, “tecnico”, oppure cosa?

    Temo che dietro l’uso del termine “scientifico”, tanto per cambiare, si annidi l’interesse di far passare la propria opinione come oggettivabile e quindi inattaccabile, secondo la vulgata che vede la “Scienza” come unico riferimento possibile, e come falsità per definizione tutto ciò che non ne derivi.

    • E’ la solita storia…
      Come hai gia’ detto giustamente tu, e’ solo un tentativo di voler ammantare una stupidaggine di “verita’ inattaccabile”.
      Fallacia logica, come ancora una volta hai detto tu, sia perche’ quello che e’ vero OGGI per la “scienza” puo’ non essere vero domani (vedi per esempio non solo gli ultimi esempi dei neutrini, ma per esempio i cibi che “fanno male”), sia perche’ non e’ che basta appellarsi alla “scienza” per mettersi al riparo da critiche.
      Lo fanno quegli stessi che deificano la “Scienza” mettendola su un altare e rivolgendosi ad essa come una setta fa con i suoi idoli.

      • Lo so, Piero. Ma continuo ad essere perplesso. Vedo che il termine “definizione scientifica” è usato spesso, ma a me suona alquanto strano perché, secondo la mia personalissima opinione, una “definizione” dovrebbe precedere un’osservazione, dovrebbe stabilire più o meno arbitrariamente dei canoni, mentre il termine “scientifico” dovrebbe riguardante le conseguenze di queste osservazioni (esperimenti).

        Se poi si decide che le “definizioni scientifiche” siano le premesse necessarie per stabilire i parametri di un esperimento, d’accordo, il concetto diventa chiaro, ma resto dell’idea che il termine “scientifico” non sia adeguato.

        Che poi l’UAAR, che nelle sue Ultimissime riporta spesso notizie riguardanti neutrini ed antimateria con l’evidente obiettivo di persuadere i propri utenti del fatto che la scienza sia proprietà esclusiva degli atei, tenda ad usare largamente ed indebitamente il termine “scientifico” per i propri fini, mi sembra piuttosto ovvio.

  2. Professor Pennetta, lei che insegna biologia potrebbe rispondere al signor Daphnos, che sembra avere le idee molto confuse, ed illuminarlo sull’oscuro concetto di definizione scientifica?

    • Il signor Daphnos ha le idee confuse perché il termine “scientifico” viene usato in molti ambiti non adeguati.

      Anche se nella domanda c’era una vena di ironia, le assicuro che desidero sinceramente avere una risposta. Non è necessario che sia un biologo o il professore stesso.

      • Michele Forastiere on

        Caro Daphnos, io sono convinto che – in questo come in tanti altri casi – il termine “scientifico” è usato come una clava per tacitare qualunque obiezione. Vedi l’atroce caso del razzismo “scientifico” degli inizi del Novecento… (“E’ giusto discriminare tra esseri umani, perché è ‘la scienza’ che lo dice… che ci vuoi fare, a me dispiace anche, ma se è ‘la scienza’ a dirlo… Osi criticare ‘la scienza’? Allora sei proprio un oscurantista medievale!” etc. etc.)
        D’altra parte è evidente che il concetto di “scientificità” è usato, qui, in modo scorretto. Secondo me, la Scienza è un’altra cosa (e per fortuna, veramente, la maggior parte degli scienziati seri la pensa come me).
        Un caro saluto

        • Enzo Pennetta on

          Giungendo dopo Michele non posso che sottoscrivere quello che ha già detto lui.

          Aggiungo solamente che forse chi ha più bisogno di un chiarimento su cosa si intende per “definizione scientifica”, sono proprio le persone dell’UAAR.

        • Ringrazio entrambi. A questo punto ci tengo a scusarmi con il professor Forastiere per aver marinato la conferenza di Pievani; mi ero ripromesso di documentarmi al riguardo stamattina, così mi sono accorto troppo tardi che in realtà era ieri…

          • Michele Forastiere on

            Non ti preoccupare. Comunque devo dire che è stata interessante, gradevole e veramente scientifica (cioè, non pregiudizialmente spalmata su posizioni ateiste). Penso che ne farò un resoconto, appena mi riesce.
            Buona Domenica!