Vinceranno i batteri?

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“Vinceranno i batteri” è una frase del genetista Joshua Lederberg, premio Nobel per la medicina nel 1958.

 

“Così un batterio cancellerà la specie umana” titola il Corriere della Sera.

 

La verità sembra però essere ben diversa: si rinuncia a combatterli.

 

 

L’articolo intitolato Così un batterio cancellerà la specie umana è apparso il 6 dicembre 2011 sul sito del Corriere della Sera.

La frase è attribuita al genetista Joshua Lederberg, premio Nobel per la medicina nel 1958:

Il punto di vista di Joshua Lederberg, un microbiologo che ha avuto il premio Nobel nel ’59, è che nella lotta ormai impari fra l’uomo e i batteri «vinceranno i batteri» e così il dominio dell’uomo sulla terra finirà. Lederberg è morto due anni fa, forse aveva ragione.

La frase è inserita in un contesto nel quale si pone all’attenzione il fatto che gli antibiotici disponibili stanno diventando meno efficaci per via della selezione di ceppi di batteri resistenti. Come riportato nello stesso articolo, del problema se ne sono recentemente occupate importanti testate scientifiche:

«Nella guerra con gli antibiotici finiranno per vincere i batteri», titola «Science» in una serie recente tutta dedicata ai meccanismi con cui i germi imparano a resistere agli antibiotici. E il «Lancet» di questi giorni a questi batteri dedica cinque pagine con un titolo che fa paura: «The crisis of no new antibiotics».

Ma, sempre sulla stessa pagina viene chiaramente indicata la causa di questa vittoria annunciata dei batteri:

Insomma siamo senza antibiotici nuovi, cosa potrebbe succedere? Non lo sappiamo di sicuro, certo è che l’industria dei farmaci non ha più interesse a investire in questo settore.

Delle quindici grandi compagnie farmaceutiche che una volta investivano nella ricerca di nuovi antibiotici, otto non se ne occupano più e altre due hanno ridotto enormemente il loro impegno. Solo cinque hanno ancora programmi di ricerca sugli antibiotici, GlaxoSmithKline, Novartis, AstraZeneca, Merck e Pfizer. Perché? Costi troppo alti e ritorni modesti.

Di infezione o si guarisce o si muore e così la cura è per poco, i farmaci per la pressione alta o il colesterolo invece si prendono per tutta la vita e rendono molto di più.

Per le case farmaceutiche una persona che guarisce non porta guadagno!

Questo è dunque l’ideale che ispira le case farmaceutiche? Poiché in una logica di mercato non è remunerativo produrre farmaci che curino definitivamente delle malattie, gli sforzi vanno nella direzione delle cure che non hanno mai termine.

Meglio allora investire in cure a lungo termine, o forse, meglio ancora curare i sani che in quanto tali potranno pagarsi le cure a tempo indeterminato. Si tratta di una tendenza che è stata segnalata e di cui si è già parlato sullo stesso Corriere della Sera nel 2009, in un articolo intitolato Allarme degli esperti: “Viviamo una vita troppo medicalizzata”:

questo fenomeno, noto fra gli addetti ai lavori come «disease mongering», non è certo nuovo, e non c’è bisogno della Bbc per ricordarlo. Basti pensare che già nel 1923 a Parigi andava in scena a teatro «Il Trionfo della Medicina», commedia di Jules Romains in cui il dottor Knoch, giovane dottore appena nominato medico condotto in un paesino di campagna recitava: «La popolazione è sana soltanto perché non sa di essere malata».

Disease mongering“, un termine che converrà tenere presente perché potrebbe essere una vera “pseudomalattia” contemporanea. Per vedere di cosa si tratta si può leggere un istruttivo articolo Disease mongering. Una malattia per ogni pillola apparso sulla pagina web del sito saluteinternazinale.info sulla quale possiamo leggere:

Trent’anni fa Henry Gadsen, direttore della casa farmaceutica Merck, dichiarò alla rivista Fortune: “Il nostro sogno è produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque”. A distanza di tre decenni il suo sogno sembra essersi avverato: le strategie di marketing delle maggiori case farmaceutiche hanno infatti oggi come target non i malati ma le persone sane.

A questo punto possiamo giungere alle corrette conclusioni: non sono i batteri che stanno vincendo la battaglia contro gli antibiotici. E’ la ricerca che ha smesso di avere come obiettivo la persona umana e la sua salute per seguire il profitto.

 

E per finire mi permetto di contraddire un premio Nobel per la medicina: non saranno comunque i batteri a vincere.

La specie umana esisteva prima della scoperta degli antibiotici, ha superato anche la peste nera del ‘300, non c’è nessun motivo per cui dovrebbe estinguersi dopo la fine dell’era degli antibiotici.

Potrebbe forse subire una forte riduzione, ma questo, a quanto pare, sembra che a qualcuno non importi molto.

 

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

1 commento

  1. per anni mi sono dedicato a studiare un campo dimenticato della microbiologia, quello noto sotto il nome di pleomorfismo. prima della vittoria dell’ipotesi di Pasteur esisteva un dibattito molto acceso tra i fautori della generazione spontanea dei microrganismi e quelli ( che poi hanno vinto ) che sostenevano invece che ogni batterio nasce così com’è e non può trasformarsi in altro, ad esempio un altro batterio classificato come specie diversa.
    in microbiologia ancora oggi viene insegnato che il fenotipo del microrganismo è indipendente dal mezzo fisico-chimico in cui si trova a vivere. sembra esistere una tendenza all’apertura verso il pleomorfismo ( secondo cui le specie microbiologiche si trasformano l’una nell’altra a seconda del mezzo in cui vivono ), ma nulla di ufficiale in tal senso mi risulta che venga trasmesso agli studenti di medicina e biologia.

    trasmettere un’idea del genere sarebbe pericolosissimo per il cartello ineternazionale di vendita farmaci (Big Pharma), perchè insinuerebbe nella mente dei medici e della gente diverse idee catastrofiche del tipo: 1) ognuno è responsabile della propria salute; 2) certi batteri detti patogeni migrano selettivamente o addirittura nascono spontaneamente ( pleomorfismo ) in quei settori di organo che fisico-chimicamente sono ideali per il loro sviluppo; 3) il tentativo di cambiare artificialmente coi veleni (farmaci) le caratteristiche fisico-chimiche dei liquidi corporei può indurre un cambiamento solo transitorio (sintomatico); 4) solo la presa di coscienza e l’accettazione della propria responsabilità nei confronti della propria salute fa la differenza tra il raggiungimento e il mantenimento della salute e il temporaneo allontanamento dei sintomi di malattia cronica.

    inutile dire che tutto questo è ignoto all’illustre premio nobel che dice che i batteri ci cancelleranno. i batteri cancelleranno quelli i cui liquidi corporei saranno così inquinati da essere incompatibili con la vita. questo è già possibilmente uno dei motivi che già adesso riducono la prolificità degli individui nelle società inurbate e tecnologizzate. questo non significa però la cancellazione dell’intera specie. la cancellazione o la comparsa delle specie dipende dall’equilibrio fisico del pianeta terra con se stesso e con gli altri del sistema solare e della nostra galassia. quest’ultimo argomento, di estremo interesse, può essere sviluppato nei suoi motivi, tra altre pubblicazioni, sui libri di Hans Joachim Zillmer ( l’autore di “L’errore di Darwin” ), tra cui “Gli errori della storia della terra”. è forse un caso che i suoi libri, pur recenti, siano spariti perfino dal mercato dell’antiquariato…?…