Cavalli Sforza: la fine del determinismo genetico

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In un articolo su la Repubblica Francesco e Luca Cavalli Sforza affrontano la fine del determinismo genetico alla luce dello studio dei meccanismi epigenetici.

 

Forse sarebbe ora di fare un po’ di autocritica.

 

L’articolo è apparso su la Repubblica col titolo “Quando l’apprendimento può essere trasmesso“, le firme sono quelle di Francesco e Luca Cavalli Sforza. L’argomento affrontato sono le nuove conoscenze sull’epigenetica, la trasmissione di caratteri sviluppati nel corso della vita.

L’articolo inizia con una sintetica ed efficace esposizione dell’epigenetica:

Le nostre attività, quindi, oppure agenti patogeni cui siamo esposti, o ciò che mangiamo, possono modificare il modo in cui lavorano le nostre cellule. I cambiamenti non incidono sulla sequenza di DNA, che rimane immutata, ma sono trasmessi alle cellule figlie insieme al DNA della cellula madre, quando questa si divide.

L’importanza dell’epigenetica in ambito antropologico è nell’aver definitivamente smentito l’idea che analizzando il DNA di una persona fosse possibile determinarne tutte le caratteristiche, un’idea che unitamente all’affermarsi dell’evoluzionismo darwiniano per selezione naturale, era stata sin dall’inizio del ‘900 all’origine della triste vicenda delle politiche eugenetiche.

Ma se il determinismo genetico viene oggi definitivamente confutato, in passato ha giustificato le politiche eugeniste che enormi drammi hanno provocato su entrambe le coste dell’Atlantico, andando dalla discriminazione verso gli immigranti avvenuta negli USA nella prima metà del XX secolo, alle più tristemente conosciute politiche eugenetiche della Germania nazista. Ma l’eugenetica ha continuato ad essere operante anche in Svezia, dove fino agli anni ’70 il Nobel per la pace (sic!) del 1982, Alva Mydral, proponeva politiche eugeniste di sterilizzazione forzata e di promozione del razzismo, idee che come abbiamo visto non solo non le impedirono di ricevere il Nobel per la pace, ma non le impedirono neanche di divenire presidente della sezione scientifica dell’UNESCO dal 1950 al 1955.

In nome del determinismo genetico si riteneva inutile spendere soldi e tempo per l’educazione dei figli di persone che “non avrebbero mai dovuto diventare genitori”, affermava nel 1922 Margaret Sanger la paladina della società basata sull’eugenetica nonché fondatrice della Planned Parenthood che oggi ha dato vita alla International Planned Parenthood Federation, un ente che promuove le politiche abortiste (pro choice) nel mondo. Ma Margaret Sanger è tristemente legata anche all’idea eugenetica di una razza superiore, come testimonia il suo libro Woman and the new race:

File:Woman And The New Race.png

La scoperta dell’ereditarietà epigenetica rende adesso ancor più assurdo tutto questo.

Le caratteristiche che facevano etichettare come “deboli di mente” e spesso dichiarare “indesiderati” il 79% degli emigranti italiani, il’87% di quelli russi o l’83% degli ebrei, oltre ad essere frutto di discutibili test d’intelligenza, potevano essere causate da fattori epigenetici, dalle condizioni di miseria in cui quelle persone erano vissute, persone che dopo essere state relegate agli ultimi posti di una società piena di disuguaglianze, venivano anche “punite” come portatrici di caratteri negativi da eliminare con l’isolamento e la sterilizzazione.

Adesso, all’inizio del XXI secolo, la scoperta dei meccanismi epigenetici ci mette in condizione di liberarci dai dogmi che vedono tutto scritto nel DNA, il “gene egoista” di Richard Dawkins e le conseguenze di un approccio deterministico possono dunque essere messe da parte: l’ambiente e le condizioni sociali sono determinanti.

La sopravvalutazione del determinismo genetico e della selezione naturale ha però portato a delle degenerazioni di cui la biologia del XX secolo è stata responsabile o quantomeno corresponsabile, e per le quali dovrebbe “chiedere scusa”, dovrebbe porgere quelle scuse che a volte vengono chieste alle religioni e che stavolta sarebbe giusto che la “scienza” offrisse a coloro che, in nome dell’eugenetica, sono stati perseguitati.

 

L’articolo verrà pubblicato anche sul sito UCCR

 

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

18 commenti

    • Grazie Riccardo,
      Dennett si colloca allo stesso livello di Dawkins quindi è difficile non avvertire una forte ideologizzazione delle sue posizioni.

      Per contrastare l’idea che il determinismo del DNA sia tale da determinare la fine del libero arbitrio, a mio parere sarebbe sufficiente portare l’esempio dei gemelli omozigotici: spesso fanno scelte di vita molto diverse, nonostante il loro DNA sia uguale al 100%.

  1. Giorgio Masiero on

    Scusa la domanda da inesperto, Enzo: ma questa posizione dei Cavalli-Sforza è compatibile con la Sintesi moderna?

    • Ciao Giorgio,
      come dichiarato dal ricercatore Oded Rechavi (http://www.enzopennetta.it/wordpress/2012/05/epigenetica-se-il-destino-non-e-piu-scritto-nel-dna/) la base dell’evoluzione resta sempre il DNA in quanto è in quella molecola che sono scritte le informazioni che i meccanismi epigenetici fanno esprimere o meno.

      Diversa sembra essere la posizione di Randy Jirtle (riportata e condivisa da Piattelli Palmarini in Gli errori di Darwin pag.80) il quale paragona il DNA all’ “hardware” e le modificazioni epigenetiche al “software”.
      Questa visione della realtà cambia rispetto a quella della sintesi moderna che vedrebbe il “software2 scritto nel DNA e l’ “hardware” nei ribosomi.

      Personalmente sono dell’idea che in effetti l’epigenetica non cambi molto dal punto di vista della Sintesi moderna in quanto affinché un carattere possa essere espresso o no dai meccanismi epigenetici, questo deve prima essere presente nel DNA.

      Quello che invece cambia, come ho detto nell’altro articolo, è che in sistemi già estremamente complessi, come sono le cellule eucariote, ogni scoperta di un nuovo meccanismo complesso rende sempre più improbabile la realizzazione per “caso e necessità” nel tempo consentito dall’età dell’universo.

    • Credo che ufficialmente la considerino una delle possibili contingenze che intervengono durante”l’Adattamento”..
      Seppur in verità sono posizioni più usati dai sostenitori dell’ortogenesi(=guidata da cause intrinseche) e del neo-lamarckismo …
      http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Notizie/Epigenetica_Lamarck_aveva_ragione.aspx

      In “soldoni” è il solito discorso di Palmarini che dice che il neodarwinismo viene allargato sempre più sempre più fino a scoppiare..

      In buona sostanza,si è sempre li..non si capisce come si formi tutta l’informazione ne come si sviluppi quella nuova nella trasformazione da A a B a C..fino a Z,dove B è A con l’aggiunta di nuova informazione di una nuova funzionalità..

      Che l’ambiente influisca sul DNa è cosa risaputa.Questo lo si sa già dallo studio zoologico da diversi anni(animali ciechi,uccelli che non volano più etc.)..si sa che certe “contingenze” ambientali determinano(possano determinare) l’attivazione di determinati geni(per dirla brutalmente).

      Riguardo la cultura quella esula dalla scienza e anche dalla Sintesi moderna di fatto,casomai era legata a Darwin e a chi sfruttò la cosa,quindi ‘razzisti’ etc..
      E’ un po’ ricollegabile a quanto si discuteva pooi qua:

      http://www.enzopennetta.it/wordpress/2012/04/scoperto-il-gene-dellintelligenza/

      Alchè riquoto una cosa che scrivevo la:

      “L’intelligenza è la facoltà di concepire,capire,costruire un ragionamento,non la capacità di restituire un sapere,per quello il QI di immigrati migliorava,raddoppiava anche a 5 anni dal’ingresso nel nuovo paese,non era l’immigrato era il vecchio paese(quindi ambiente+cultura)”

      Non è la “razza” che determina il range medio di cultura,capacità cognitive,intelligenza etc..ma piuttosto l’ambiente(cultura,informazione,famiglia,scuola etc..)che permette di sviluppare certe potenzialità piuttosto che altre.

      Per il resto il fatto di impadronirsi di meccanismi “biologici” che renderanno possibile trasferire la conoscenza da padre in figlio in figlio è qualcosa di delirante…
      Mettiamoci un ingresso USB in testa e preleviamo inseriamo informazioni così…non so…Sforza ultimaente mi sembra un po’ delirante.O forse “fantascientifico” se si vuol dire così..Comunque è la solita sequela di se se se se
      …”se mio nonno aveva le ruote era un carretto”

  2. Alessandro Giuliani on

    La Sintesi Moderna è una specie di calderone onnicomprensivo per cui non avrà difficoltà ad inserire anche questo ma chiaramente se fosse una teoria seria dovrebbe ammettere il fallimento, ma teoria seria non è. Però attenzione attenzione, i dati di epigenetica nel senso ormai entrato in voga di modificazioni covalenti (tipicamente ipermetilazione/ipometilazione) degli istoni, cioè delle proteine che tengono avvolto il DNA (due metri di molecola in cellule dell’ordine di nanometri) e che, a seguito di cambiamenti del pattern di metilazione renderebbero disponibili alla copiatura (e quindi all’espressione genica, al reale utilizzo dell’informazione ivi racchiusa) in maniera differenziale differenti ‘pezzi del libro’ sono quanto di più lontano dalla seria ricerca scientifica si possa immaginare. Just to name a few:
    1. Non sappiamo associare a specifici pattern il ruolo di ‘rendere disponibile o indisponibile’ il particolare tratto di DNA.
    2. Le misure sperimentali sono variabilissime e le stesse cellule misurate più volte danno dati assolutamente contrastanti.
    3. Un solo studio su DUE (diconsi 2) gemelli monozigoti ha mostrato che la metilazione del loro DNA è identica (laddove ad esempio la concordanza delle cause di morte di due gemelli è pari a quella di due fratelli qualsiasi).
    4.Oltre alla metilazione esistono decine di altre modificazioni covalenti e non degli istoni che nenache vengono prese in considerazione.
    5. Il DNA sembra essere ESPRESSO TUTTO e gran parte della regolazione avvenire in sede posttrascrizionale (microRNA, RNA editing, proteine PUF) che quindi lavora sull’RNA e non sul DNA.
    6. Ehi ragazzi ci ricordiamo dei globuli rossi ? sono quelle simpatiche celluline che ci fanno respirare wow ! Ma ci siamo scordati (quanto tempo è passato dagli esami del primo anno di biologia..) che esse NON HANNO IL NUCLEO e quindi NON HANNO IL DNA e quindi tutta la regolazione genica che gli serve per campare (e campano la loro onesta vita come tutte le cellule con necessità di metabolismo regolato, produzione di una efficiente membrana, sintesi proteica (e quanta sintesi con tutta quella emoglobina da costruire puff, pant, puff..) con tutto ciò che in termini di RNA e proteine gli ha lasciato la loro ahimè lontana cellula progenitrice ? Niente DNA, niente istoni, niente pattern di metilazione, bella vita da cellula lo stesso..

    Insomma potremmo continuare a lungo ma penso di avervi già ampiamente annoiato, e poi ma per trasmettere l’apprendimento abbiamo solo la procreazione ? O mamma mia, Enzo ma allora tu rubi lo stipendio, oppure le tue parole cambiano il pattern di metilazione dei tuoi ragazzi, potresti provare a vedere l’efficacia delle tue lezioni prendendo un pò di linfociti ai tuoi giovani virgulti e vedere cosa cambia. Anzi fallo alle virgulte piuttosto che ai virgulti così vedrai se magari le tue lezioni avranno effetto sui loro figli futuri.
    Sapete cosa penso ? Che se da una parte tutto ciò che va contro l’inumano determinismo genetico ci piace, dovremmo essere un pò più smagati e capire che questo non è altro che una patetica scusa per non ammetere di aver toppato tutto, per continuare a far fare a legioni di scienziati l’unica cosa che ormai sanno fare e cioè sequenziare, sequenziare tutto, in un impressioannte deserto intellettuale, ecco allora ciò che succederà , chiaramente spiegato dal grande Borges che non a caso intitola questo articolo che riporto integralmente ‘Del rigor de la ciencia’:

    In quell’impero, l’Arte della Cartografia raggiunse una tale Perfezione che la mappa di una sola provincia occupava tutta una Città e la mappa dell’Impero tutta una Provincia. Col tempo codeste Mappe Smisurate non soddisfecero e i Collegi dei Cartografi eressero una mappa dell’Impero che uguagliava in grandezza l’Impero e coincideva puntualmente con esso. Meno Dedite allo studio della cartografia, le Generazioni Successive compresero che quella vasta Mappa era inutile e non senza Empietà la abbandonarono all’Inclemenze del Sole e degl’Inverni. Nei deserti dell’Ovest rimangono lacere rovine della mappa, abitate da Animali e Mendichi; in tutto il paese non è altra reliquia delle Discipline Geografiche.

    Lascio a voi amici trovare tutte le incredibili risonanze di queste ispirate parole facendo caso alle posizioni delle maiuscole.
    Vale

    • Ciao Alessandro,
      come sempre il tuo intervento porta la mia semplice riflessione a livelli superiori di approfondimento che risultano davvero utili. Ovviamente niente di quanto ci hai detto lo troviamo sulle pagine di un qualsiasi grande quotidiano o delle riviste scientifiche.

      E poiché citando Borges hai toccato un autore a me caro (forse quanto a te è caro Chesterton!)non posso fare a meno di citare un suo brano che descrive bene la mentalità dei sostenitori della Sintesi Moderna:

      …il numero dei simboli ortografici è di venticinque…gli inventori della scrittura imitarono i venticinque simboli naturali, ma sostengono che questa applicazione è casuale, e che i libri non significano nulla di per sé…questo pensatore osservò che tutti i libri, per diversi che fossero, constavano di elementi uguali: lo spazio, il punto, la virgola, le ventidue lettere dell’alfabeto…quando si proclamò che la Biblioteca comprendeva tutti i libri fu di straordinaria felicità…ogni esemplare è unico, insostituibile, ma (poiché la Biblioteca è totale) restano sempre varie centinaia di migliaia di facsimili imperfetti, cioè di opere che differiscono che per una lettera o per una virgola…”

      Da La biblioteca di Babele

  3. Alessandro Giuliani on

    Splendido Enzo ! Effettivamente borges era un grandissimo !
    Il pezzo che hai riportato è semplicemente perfetto. Vedi in che guaio si è andata a cacciare la scienza ? Io mi sono fatto l’idea che gli unici territori in cui possiamo ancora trovare dell’aria pura sono quelli in cui la banale estrapolazione ai fatti dell’esistenza umana è ardua se non impossibile, ecco perchè mi piace occuparmi di strutture proteiche, lì è tutto così semplice e chiaro, abbiamo un grafo che corrisponde ad una forma nello spazio, lo descriviamo in maniera geometricamente verificabile e semplice, ne annotiamo i cambiamenti, vediamo se questi cambiamenti vanno insieme ad altre proprietà di quell’oggetto. Non abbiamo la presunzione di cavarne qualcosa che non si riferisca al funzionamento dell’oggetto stesso ma così facendo riusciamo a contemplare l’ordine meraviglioso della natura. Altro che neuroscienze, genetica, cultura ridotta a biologia, mi fa piacere a questo proposito segnalare un link ad un lavoretto nostro che mostra come mirabilmente le strutture proteiche riesano a organizzare movimenti regolari e precisissimi nel mare del disordine termico:

    http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0301462212000464

    • No, Prof, le sue considerazioni sono molto interessanti, solo che non sono sempre accessibili per un ignorante a livello scientifico come me.
      Grazie per le informazioni, comunque.

  4. Alessandro Giuliani on

    Vedi Riccardo, il punto è uno solo, compreso questo tutto viene di seguito: quando tu fai una misura, qualsiasi misura, immagina che ti misuri la febbre mettendoti un termometro sotto l’ascella, devi avere bene in mente che il valore che osserverai (la tacca sul vetro del termometro che corrisponde alla temperatura misurata) è solo uno specifico punto di vista su di te che permette di fare delle previsioni più o meno accurate solo su un ambito molto ristretto di situazioni…te ne indico alcune dove basarsi su quello che vedi sul termometro è ragionevole:

    1. Sapere se potresti avere l’influenza
    2. Trovare una motivazione a quel terribile mal di testa che ti opprime
    3. Decidere se uscire la sera con gli amici o rimanere a casa.

    ed alcune per cui è irragionevole:

    1. Scegliere la facoltà universitaria
    2. Decidere quale casa comprare
    3. Programmare le vacanze del prossimo anno.

    Ora se qualcuno decide che una misura come la sequenza del DNA possa essere usata per prendere delle decisioni su tutto ciò che pertiene ad una persona allora è sicuro che sta vaneggiando, per motivi assolutamente di senso comune. Ora se questo qualcuno, accortosi che sta vaneggiando in maniera un pò troppo palese corregge il tiro e dice che forse di misure ne occorrono due, non è che la situazione cambi di molto, allora tu vai lì vicino e, come si fa con i matti, cerchi di fargli capire (nel suo linguaggio da qui la sgradevole impressione gergale di parole come DNA, RNA, posttraslazionale..) che ci sono tante cose che non potranno mai entrare nel suo schema.
    In realtà se riuscissimo a ragionare con pace e tranquillità a nessuno verrebbe mai in testa di fondare un intero ssitema di spiegazione del mondo su nessuna misura sperimentale ma purtroppo la pace e la tranquillità hanno abbandonato il mondo del pensero o sedicente tale. Il racconto di Borges sulla mappa che copre il mondo ci indica come questa smania onnicomprensiva porterà alla completa estinzione dell’Occidente (I deserti dell’Occidente) …

  5. La ringrazio molto delle delucidazioni, Prof!
    Se ho ben capito quello che mi sta dicendo è: i test del DNA sono molto utili ma da soli non sono affatto sufficienti per spiegare la complessità dell’uomo, non è vero?

  6. Alessandro Giuliani on

    Esattamente, più specificatamente sto dicendo che i test del DNA sono utili solo per scoprire gli assassini, per fare i test di paternità per diagnosticare qualche (rarissima) malattia genetica e magrai per aiutare a ricostruire alcuni aspetti della storia delle migrazioni e del popolamento della terra.

  7. Paolo Carcano on

    Un ottimo articolo, professore! Non so però se i prof. Cavalli Sforza condividerebbero tutte le conclusioni che lei ha tratto: mentre infatti l’ateismo moderno si è fondato dell’ideologia determinista e materialista per negare alla creatura umana la sua dimensione metafisica (libertà del volere e del pensare, in termini tradizionali la sua anima), l’ateismo contemporaneo è più sottile nelle sue affabulazioni, e in conseguenza del fallimento del materialismo come dottrina scientifica (marxista) sceglie dunque di far leva proprio su tale dimensione metafisica dell’uomo, riaffermata come indipendente dalla genetica e dalla fisica, insomma dalla corporalità, al fine di negare un qualunque limite alla sua volontà di potenza, che è l’autentica cifra della metafisica nichilista (nicciana) che oggi è communis opinio, anzi direi universalis opinio. Se infatti l’ateismo moderno è perlopiù materialista, invece l’ateismo contemporaneo è gnostico, rifiuta le catene del DNA o delle cause fisiche per sostituirvi le catene della propria volontà, uscita dal nulla e abbandonata a se stessa verso il nulla. Per questo, a parer mio, bisogna andarci cauti col trionfalismo su certi articoli.

    • Gentilissimo Paolo,
      credo che il maggior pregio dell’articolo di oggi sia quello di aver messo insieme persone come Giorgio Masiero, Alessandro Giuliani, Leonetto, Michele Forastiere (anche se solo con un saluto), Riccardo e lei stesso, che danno vita agli argomenti arricchendoli di contributi originali e utili a tutti gli altri.

      Per me personalmente è illuminante la sua ultima affermazione:
      “Se infatti l’ateismo moderno è perlopiù materialista, invece l’ateismo contemporaneo è gnostico, rifiuta le catene del DNA o delle cause fisiche per sostituirvi le catene della propria volontà, uscita dal nulla e abbandonata a se stessa verso il nulla.”

      Grazie