Far amare alle persone la propria schiavitù (Aldous Huxley: il profeta della nostra distopia digitale)

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huxley guardian

Sul Guardian un articolo sulle anticipazioni contenute nel romanzo “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley.

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Un romanzo che dovrebbe essere un riferimento obbligato per chiunque voglia comprendere il nostro mondo.

 

 

DI JOHN NAUGHTON
The Guardian

CS Lewis può certamente meritare una targa ricordo. Ma il vero utopista è Huxley, per le sue anticipazioni di una società che ama la schiavitù.

Il 22 novembre 1963 il mondo era troppo preoccupato per l’assassinio di Kennedy per prestare attenzione all’arrivo da oltre atlantico di due scrittori: CS Lewis e Aldous Huxley. Cinquant’anni dopo, Lewis riceve l’onorificenza di una targa al Poets’ Corner (sezione dell’abbazia, ndt.) dell’Abbazia di Westminster, che verrà consegnata venerdì durante una cerimonia. Le fanfare sono rimaste più silenziose per Huxley.

Le ragioni sono molteplici: Le cronache di Narnia hanno consentito al loro autore d’essere inserito nella Lega Tolkien; Shadowland, il film sulla sua vita interpretato da Anthony Hopkins, ha fruttato milioni; i suoi scritti sulle tematiche religiose hanno fatto di lui un personaggio a livello mondiale in parecchi ambiti spirituali. Per esempio, esiste una Società CS Lewis della California; una Rivista CS Lewis ed un Centro studi CS Lewis ed amici presso un’università dell’Indiana.

Aldous Huxley non è mai stato oggetto di una tale attenzione. Eppure ci sono buone ragioni per considerarlo il più utopista tra i due. Infatti una delle ironie della storia è che le previsioni sul nostro futuro ingabbiato dai network si possono trovare tutte negli incubi dell’immaginazione di Huxley e del suo collega di Eton George Orwell. Orwell temeva che saremmo stati distrutti dalle cose di cui abbiamo paura – l’apparato di controllo statale così suggestivamente evocato in 1984. L’incubo di Huxley, rappresentato ne Il Mondo Nuovo, il suo grande racconto distopico, era che noi saremmo stati annientati dalle cose che tanto amiamo.

Huxley era un rampollo dell’aristocrazia intellettuale inglese. Suo nonno era Thomas Henry Huxley, il biologo vittoriano che fu il più efficace divulgatore della teoria dell’evoluzione di Darwin (era soprannominato “il bulldog di Darwin”). Sua madre era nipote di Matthew Arnold.
Suo fratello Julian ed il fratellastro Andrew furono entrambi eminenti biologi. Alla luce di queste circostanze non stupisce che Aldous divenne uno scrittore che si spinse ben oltre i normali interessi degli ambienti letterari – si occupò di storia, filosofia, scienza, politica, misticismo e psicologia. Il suo biografo scrisse: «Scelse come suo motto personale l’iscrizione appesa al collo di un logoro straccione in un dipinto di Goya: Aún aprendo, Continuo ad imparare». Era, in un certo senso, un moderno Voltaire.

Il Mondo Nuovo fu pubblicato nel 1932. Il titolo deriva dalle parole di Miranda nella Tempesta di Shakespeare: “Oh meraviglia! / Quante buone creature vi sono qui! / Come è bella l’umanità! Oh splendido mondo nuovo, / fatto di tali genti”.

E’ ambientato nella Londra d’un lontanissimo futuro – il 2540 – e descrive una società immaginaria ispirata da due fattori: l’estrapolazione effettuata da Huxley delle tendenze scientifiche e sociali; ed il suo primo viaggio negli USA, durante il quale fu colpito da come la popolazione potesse essere palesemente soggiogata dalla pubblicità e dal consumismo. In quanto intellettuale affascinato dalla scienza, intuì (correttamente, come si è poi visto) che i progressi scientifici avrebbero finito per dare agli uomini dei poteri fino allora considerati di esclusiva appartenenza degli dei. I suoi incontri con uomini dell’industria come Alfred Mond lo indussero a pensare che le società sarebbero state gestite con criteri ispirati al razionalismo manageriale della produzione di massa (“fordismo”) – ed è perciò che l’anno 2540 diventa nel racconto “l’anno 632 del Nostro Ford”.

Huxley descrive la produzione di massa di figli attraverso ciò che oggi chiamiamo fecondazione in vitro; la manipolazione del processo dello sviluppo dei bambini per produrre diverse “caste” con livelli di capacità attentamente modulati, in grado di renderli adeguati ai vari ruoli sociali ed industriali ad essi assegnati; ed infine il condizionamento pavloviano dei bambini fin dalla nascita.

In questo mondo nessuno si ammala, tutti hanno la stessa durata della vita, non esistono guerre, e le istituzioni, il matrimonio e la fedeltà sessuale sono superflue. La distopia di Huxley è una società totalitaria, gestita da una dittatura apparentemente benevola, i cui soggetti sono stati programmati per godere della propria sottomissione attraverso il condizionamento e l’uso di un narcotico – soma – che è meno dannoso e più gradevole di qualunque droga conosciuta. I governanti del Mondo Nuovo hanno risolto il problema di far amare alle persone la propria schiavitù.
Questo ci riporta ai due scrittori di Eton cardini del nostro futuro. Sul fronte orwelliano, stiamo andando abbastanza bene – come hanno recentemente dimostrato le rivelazioni di Edward Snowden. Abbiamo costruito un’architettura di controllo statale che lascerebbe Orwell senza fiato.
E sicuramente per lungo tempo, per chi di noi è preoccupato di tutto questo, è stata la capacità di internet di agevolare tale controllo totalizzante che ha catturato la massima attenzione.

In qualche modo comunque ci siamo dimenticati dell’intuizione di Huxley. Non ci siamo accorti che la nostra vertiginosa infatuazione per i giochi prodotti da Apple e Samsung – insieme alla nostra insaziabile fame di facebook, google ed altre compagnie che ci forniscono servizi “gratuiti” in cambio degli intimi dettagli sulle nostre vite private – potrebbe rivelarsi essere una droga così potente come lo era il soma per gli abitanti del Mondo Nuovo. Quindi anche se non ci scordiamo di CS Lewis, dedichiamo un pensiero allo scrittore che intuì un futuro in cui saremmo arrivati ad amare la nostra schiavitù digitale.

Johm Naughton

Fonte: www.theguardian.com

Link: http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/nov/22/aldous-huxley-prophet-dystopia-cs-lewis

22.11.2013

Per la versione in italiano si ringrazia il sito Comedonchisciotte e la traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTIANA CAVAGNA

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

15 commenti

  1. insieme alla nostra insaziabile fame di facebook, google ed altre compagnie che ci forniscono servizi “gratuiti” in cambio degli intimi dettagli sulle nostre vite private

    Non so chi disse che se facebook e compagnia bella ci fossero stati ai tempi della STASI, non avrebbero saputo congegnarli meglio (cito a memeoria)…

    • Chiunque sia stato a dirlo il fatto è certo, ma si può andare oltre, si tratta di una buona sintesi tra il soma di Huxley e il Grande fratello orwelliano, niente male…
      Fermo restando il fatto che il vero soma sono le droghe di fatto circolanti e socialmente accettate e gli psicofarmaci.
      Penso che anche realtà come Linkedin siano analoghe indicando i legami professionali, se fossi un poliziotto e dovessi cercare la rete dei complici di qualcuno i social sarebbero il primo posto da cui inizierei.

  2. Infatti dagli episodi di cronaca quuando scompare. qualcuno vanno a vedere subito facebook o il cell

  3. La fantascienza è sempre stato un genere letterario profetico sin dai tempi di Verne.

  4. “Orwell temeva che saremmo stati distrutti dalle cose di cui abbiamo paura – l’apparato di controllo statale così suggestivamente evocato in 1984. L’incubo di Huxley, rappresentato ne Il Mondo Nuovo, il suo grande racconto distopico, era che noi saremmo stati annientati dalle cose che tanto amiamo.”

    A sentire gli utopici noi saremo distrutti in tutti i casi, sia quando odiamo sia quando amiamo. Dunque non c’e speranza in ogni caso, visto che non sono altre possibilità di sentire emozionalmente per l’uomo.

    • Direi piuttosto che la paura e il desiderio sono due aspetti naturali e buoni dell’animo umano, aspetti sui quali si può agire per condizionarlo, non necessariamente la causa della nostra distruzione.
      Orwell e Huxley li trattano unificati da una base comune: la menzogna.
      La menzogna nel senso dell’informazione in un caso e quella sulla natura umana nell’altro.
      Per questo Orwell dirà: “Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”.

      Ed è quello che ci proponiamo di fare, dire la verità.

      • E quando mai è stato un tempo senza inganno universale e senza atti rivoluzionari?
        Orvell era un rivoluzionario, era convinto socialista, stava facendo atti rivoluzionari in nome di verità delle brigate rosse nella guerra di Spagna dove senti un altra verità dai amici russi che l’avevano vissuto quel che lui raccontava come fantasia. Poi faceva il poliziotto inglese nell’Oriente colonizzato dai imperialisti. Altro utopista discende dallo stirpe “il bulldog di Darwin”. Seguendo il filo logico, aveva ragione colui che lavo le mani con sapone della marca “che cos’è la verità?”.

        Non prendete cosi seriamente i romanzieri, loro si divertono quando scrivono, ed è normale che i lettori devono essere in sintonia con loro, durante la lettura si devono divertirsi, e non aumentare le paranoie personali con fantasie dei altri che hanno per mestiere di essere paranoici come di solito i artisti.

        A chi governo ed a chi servizi segreti gli interessano le stupidaggini che scrive la gente ne fb? Che pericolo è per un governo democratico le bla bla universale dei amici di Maria De Filippi? Le mosche sopra i rifiuti dell’umido sono più pericolose.

        • OK V.K., Orwell non ci capiva niente dei sistemi totalitari e dei loro meccanismi, 1984 e La fattoria degli animali li ha scritti per fare cassa e tutto va bene così.
          Mi hai convinto.

          • Orvell ha fatto un romanzo sui meccanismi senza essere un meccanico. Infatti cosi funziona il mondo: il meccanico si arrabatta, sporco con sudore ed’olio per far funzionare la macchina, il romanziere porta la macchina in giro e scrive romanzi di fantasia per divertirsi e per divertire i lettori. Succede che fa cassa, ma anche no (il mondo è pieno di proprietari di macchine che scrivono, specialmente il mondo democratico), succede che azzecca qualcosa di interessante (anche per il meccanico, se lo legge), ma anche no. Ma ad’ogni modo è importante che lui si diverte con i giochi di fantasia, ed se fa cassa, diverte anche gli altri.

          • V.K. ognuno è evidentemente padrone di pensarla come vuole, per la totalità dei commentatori Orwell era invece tutt’altro che un ‘meccanico’ ma un lucidissimo conoscitore dei meccanismi dell’Inghilterra imperiale e del comunismo.
            Trovo singolare questo suo tentativo di farlo passare per uno scrittore che si è divertito a fare racconti di fantasia fine a se stessi.
            Ripeto, mi adeguo alla sua visione e ritengo che questo sia il migliore dei mondi possibili, dove non esiste inganno né condizionamento, le notizie sono tutte vere come le armi di distruzione di massa di Saddam, e la NSA è un’invenzione dei media.

            Adesso sto davvero più tranquillo…

          • Finalmente hai capito, cosi devi essere tranquillo in mezzo alle menzogne (soltanto con verità dei romanzieri), pensa quanto sarebbe conturbante vivere in un mondo senza menzogne. E che noia ragazzi!