Giornata mondiale contro l’AIDS: qualcuno legge davvero le cifre?

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hiv_32345_600x450Il virus HIV, immagine da National Geographic

1° Dicembre, è stata la giornata mondiale contro l’AIDS.

Si è parlato di epidemia dimenticata, ma le cifre dicono altro, soprattutto sul contagio maschile.

 

Nell’appena trascorsa giornata mondiale contro l’AIDS quasi tutti i media hanno posto l’attenzione sull’epidemia con accorati inviti all’uso del profilattico e, spesso, riportando le cifre dell’epidemia in Italia e nel mondo per segnalare un’emergenza in atto. Ad esempio sul Fatto Quotidiano l’articolo “Giornata mondiale contro l’Aids: maschio italiano, ti prego usa il condom“, ha invitato genericamente ad esigere rapporti con il condom, Wired ha invece scelto di indicare “I miti da sfatare sull’Hiv” preceduti dall’annuncio della campagna “Closing the gap” del WHO che si propone di porre fine all’epidemia entro il 2030. Sono anche riportati i dati sui nuovi contagi in Italia, 3.806 nuove diagnosi nell’ultimo anno delle quali il 72,2 % sono uomini, un dato che appare significativamente sbilanciato ma che viene riportato senza spiegazioni. Altra testata stessi contenuti su Vanity Fair  mentre il Corriere della Sera decide di lasciare ad un articolo del cantante Mika il compito di parlare della giornata contro l’AIDS “Indifferenza e discriminazione: la storia di Eduardo e la lotta all’Hiv“, un articolo nel quale si va oltre le affermazioni d’obbligo che più o meno si trovavano sulle altre testate e si va a fare considerazioni più incisive:

“Aggiunge poi Alessandra Cerioli, presidente della Lila: «Se una ragazza porta con sé un preservativo — il che sarebbe un comportamento responsabile — è ridicolizzata e viene considerata promiscua. La protezione con il profilattico è giudicata negativamente e anche se la ragazza ha con sé il condom, spesso teme di usarlo per paura del giudizio e del ridicolo; questa è una crisi!».”

Non viene spiegato come faccia la ragazza ad essere ridicolizzata se porta con sé un preservativo, qualcuno sa cosa porta con sé nelle tasche o nella borsetta una ragazza? La storia della ridicolizzazione obiettivamente non regge, la paura del giudizio da parte di un partner occasionale poi è surreale, ma come… fanno sesso occasionale e lei si preoccupa che l’altro possa giudicarla perché ha un condom nella borsetta?! Quelli della Lila però non si sono dati per vinti e hanno fatto un “esperimento”:

In un recente test la Lila ha collocato dei distributori di preservativi nei bagni di un liceo di Roma, a costo minimo. Nessuno li ha comprati, la prova è fallita e le due macchine sono state rimosse. Al contrario, in America i preservativi sono diventati quasi un simbolo di comportamento sessuale responsabile; ci si vanta orgogliosamente di usarli e c’è sempre stata un’adeguata campagna di formazione sulla protezione, cosa che sembra inesistente in Italia. Negli Stati Uniti il marketing sui condom, così come le loro confezioni, sono così tanto popolari che addirittura sono stati presi in prestito per il branding e la vendita anche di chewing gum, come si è visto nel recente successo del marchio «5 sensi».

Mi complimento con i ragazzi del liceo romano che non hanno comprato i preservativi dai distributori della scuola, vuol dire che a scuola ancora non si va per copulare. Quello che sfugge agli esponenti della Lila è che i distributori automatici nei luoghi pubblici sono legati all’uso del prodotto in quel luogo, così se metto un distributore del caffè o di merendine, è perché durante la giornata a scuola ci sono momenti di pausa in cui si può prendere un caffè o mangiare una merendina, non ho mai visto nessuno prendere un caffè in ufficio e portarselo a casa, o acquistare una cornetto in cellophane per gustarselo la sera con gli ospiti. E poiché non risulta che in nessuna scuola, statale o paritaria che sia, sia stata ancora contemplata una pausa “accoppiamento”, non si capisce cosa ci stessero a fare i distributori di preservativi. L’unico utilizzo ce viene in mente avrebbe potuto essere quello di farne dei gavettoni, ma è qualcosa che in genere si fa solo a fine anno e francamente l’attività non sarebbe redditizia. Stendiamo poi un velo pietoso sul fatto che negli USA usare il preservativo sia addirittura un motivo di vanto, immaginiamo per favore la scena di un tizio che si vanta… vabbè.

Segue il racconto di un caso personale con il suo carico di sofferenza, un caso sul quale non ci soffermiamo ma che porta l’attenzione sulle discriminazioni, un argomento sul quale torneremo alla fine di questo articolo.

Il messaggio che è passato è che dunque siamo di fronte ad un’epidemia “dimenticata” ma che richiede invece ancora un’attenzione particolarmente alta in attesa che i programmi WHO a base di 90-90-90 (dare cure al 90% delle persone con HIV, permettere al 90% delle persone sieropositive di essere a conoscenza del proprio stato virale e azzerare la carica virale per il 90% delle persone in terapia) debellino il virus antro il 2030.

Le cifre parlano però di una situazione tutt’altro che di emergenza, il numero di sieropositivi che viene dato in 140.000 in Italia e 35 milioni nel mondo, un rapporto con la popolazione di riferimento di circa 0,0023 nel primo caso e 0,005 nel secondo, il che per un virus che si è diffuso dal 1981 è il dato di un fenomeno sotto controllo. Ma in realtà il fenomeno, almeno per quel che riguarda l’Italia è ben più che sotto controllo, è in costante diminuzione da anni, come mostrato dai grafici diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità:

AIDS per 100mila

L’unica categoria che vede un leggero aumento in questi ultimissimi anni è quella dei maschi, e qui torniamo a quel 72,2% di maschi che rende sbilanciato il computo dei sieropositivi tra i due sessi.

Nessuno come abbiamo visto ha spiegato questo dato, un’ipotesi possibile è che nel rapporto sessuale il contagio sia maggiormente trasmissibile da femmina a maschio che viceversa, andiamo allora con approccio scientifico a verificare cosa dicono le statistiche. In aiuto ci viene una tabella dei CDC, i centri per il controllo delle malattie degli USA, una fonte più che autorevole:

tabell cdc

I dati riferiti dai CDC appaiono assolutamente sorprendenti:

-il rischio di contrarre l’HIV nei rapporti eterosessuali con persone contagiate è estremamente basso, dell’ordine di 4/8 possibilità ogni 10.000 rapporti.

-il rischio di contrarre l’HIV in un rapporto eterosessuale è maggiore per la femmina che per il maschio in una ragione del doppio delle probabilità. Scopriamo quindi che quel 72,2% di maschi contagiati rispetto alle femmine non solo non è dovuto ad un maggiore rischio teorico, ma addirittura ribalta le percentuali attese. Sempre sulla stessa tabella vediamo che invece il fattore di rischio per un rapporto anale è di ben 34,5 volte più alto rispetto ad un rapporto vaginale.

L’ipotesi scientifica che a questo punto si può formulare è che la percentuale più elevata di HIV tra maschi (72,2% del totale) sia dovuta a rapporti omosessuali. Se questa ipotesi fosse corretta dovremmo aspettarci di trovare una significativa percentuale di omosessuali tra i contagiati. Vediamo quindi cosa dicono i dati:

HIV nuove dia

I dati effettivamente confermano un’elevata percentuali di MSM (maschi che fanno sesso con maschi) tra le nuove infezioni. Non solo, i contagi MSM sono in aumento dal 2008, anno che coincide con l’incremento dei contagi riportato nel grafico precedente. Situazione confermata da un terzo grafico dell’ISS:

HIV nuove dia2

A questo punto è possibile trarre delle conclusioni molto importanti che però gli organi di informazione non hanno dato:

1- l’epidemia di HIV è ancora legata in modo significativo ai rapporti omosessuali maschili, proprio come avveniva inizialmente  nel 1981.

2- poiché secondo i dati dei CDC la possibilità di contagio nel rapporto eterosessuale vaginale è dell’ordine di 0,0008, l’uso del profilattico viene fortemente ridimensionato come irrinunciabile strumento “salvavita”.

Alla fine della Giornata mondiale contro l’AIDS restano delle considerazioni da fare:

-La maggiore esposizione della popolazione omosessuale maschile al contagio è stata colpevolmente taciuta negando alle persone interessate un’informazione corretta, un comportamento che si potrebbe definire “omofobo”, nel senso che danneggia gli omosessuali, e paradossale è il fatto che quest’occultamento di informazione venga da un omosessuale, Mika, il quale intende operare a favore della categoria e addita una serie di colpevoli:

Nessun’altra malattia mette in gioco un numero così alto di questioni socio politiche: intolleranza tradizionale e religiosa, disuguaglianza economica e sociale, razzismo, omofobia, scarsa istruzione, pudore; tutto ciò impedisce l’eradicazione di una patologia evitabile e l’accesso alle cure.

Il timore di ricevere l’accusa di omofobia porta a nascondere il contagio tra gli omosessuali, un timore che però è manifesto anche nello stesso documento dell’Istituto Superiore di Sanità che anziché utilizzare il termine “omosessuali maschi” usa l’acronimo MSM (Maschi che fanno Sesso con Maschi).

-Tutti i ripetuti inviti all’uso del profilattico si traducono prevalentemente in un mega spot pubblicitario a favore delle case produttrici che sentitamente ringraziano.

In conclusione: omofobia e discriminazione è anche quella che, per vergogna o per paura delle accuse del versante politically correct, nasconde agli omosessuali maschi il rischio di contagio a cui sono esposti.

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About Author

Laureato in Biologia e in Farmacia, docente di scienze naturali Nel 2011 ha pubblicato "Inchiesta sul darwinismo", nel 2016 "L'ultimo uomo" e nel 2020 "Il Quarto Dominio".

46 commenti

    • Vedo adesso il filmato, la cosa che dovrebbe colpire di più è che le persone sieropositive non sono preoccupate per l’HIV che ritengono relativamente innocuo, ma per l’epatite e la sifilide.
      Quindi l’HIV è meno pericoloso di queste ultime?

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  2. Paolo da Genova on

    Davvero ridicolo l’acronimo MSM. Comunque capisco i ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità. Pure io tengo famiglia, anzi, sono un MSF.

    • Franco Ligabue on

      Non è ridicolo. E non è la stessa cosa di “omosessuali maschi”. Un omosessuale maschio può essere casto e non fare sesso con altri maschi (come vuole Santa Madre Chiesa), e viceversa ci sono (tanti) maschi che non si definiscono omosessuali ma che hanno rapporti (anche solo occasionali) con altri maschi – per esempio i detenuti. Dunque la precisazione è perfettamente giustificata.

      • Nella statistica entrano solo quelli che fanno sesso, le fantasie erotiche o i pensieri casti non sono compresi tra i comportamenti a rischio.
        PS che c’entra la Chiesa?

  3. Immagino che qui sia già stato ricordato che tutta la questione del “matrimonio” omosessuale nasce proprio con la comparsa dell’AIDS e con i cambiamenti di abitudini da parte delle comunità omosessuali negli anni ’80, quando queste scoprirono il legame di coppia durevole e la conseguente fedeltà tra partner per arginare il diffondersi di questa malattia. Prima di fare di necessità virtù e ambire al riconoscimento delle unioni omosessuali, il movimento per i diritti era orientato a valorizzare la “differenza” delle persone omosessuali rispetto agli eterosessuali e questa “differenza” passava anche attraverso unioni libere e coppie non stabili e il riconoscimento dei legami di coppia da parte dello stato o, peggio ancora, da parte delle confessioni religiose era visto come il fumo negli occhi.
    Ricordo anche che con l’allarme e il diffondersi del contagio presso gli omosessuali qualcuno nell’America protestante parlò di questa malattia in termini di un “meritato castigo di Dio”, ma venne prontamente zittito e smentito in particolare da parte cattolica, ossia proprio da quella Chiesa la cui accoglienza verso quelli che allora si definivano “diversi” non è mai venuta meno in questi anni e che pur tuttavia viene ripagata dagli attivisti del movimento gay con una dichiarata e sempre attiva ostilità.

    • Mio padre diceva sempre: a dar la caramella all’asino, si prendono solo calci.

  4. Ci sono realtà sociali dove da almeno 20 (venti!) anni i profilattici sono liberamente incentivati, sono disponibili e distribuiti gratuitamente (anche e soprattutto in forma anonima), sono “imposti” culturalmente, sono pubblicizzati senza limiti o confini; eppure le infezioni continuano localmente ad assumere valori significativi e in taluni casi continuano ad aumentare. Non c’é niente di più banale (dal punto di vista della “sperimentazione” sociale) ed insignificante (dal punto di vista culturale ed antropologico) di continuare a vendere come panacea di tutto, e in modo acritico, questo palloncino sgonfio.
    E avanti con la falsità che l’utilizzo (ritenuto a priori non solo “liberatorio” ma soprattutto “risolutorio”) sia un fatto da imporre “culturalmente” come unica evenienza da considerare…
    Altra banalità (di natura “operativa”) é l’impossibilità di avere, dalle strutture sanitarie, la certificazione di non essere siero positivo in forma esplicita (con nome e cognome indicato nel certificato), anche dichiarando a priori la volontà e rinunciando espressamente alla privacy.

  5. Giorgio Masiero on

    Il figlio di Rockefeller al padre:
    – Papà, dammi i soldi ché voglio aprire una casa editrice –
    – Perché proprio una casa editrice? –
    – Perché voglio diffondere la cultura –
    – No, una casa editrice è un’industria come le altre e deve fare profitti -, chiuse il discorso il vecchio. E non gli diede i soldi.
    Wired, Corriere, Fatto quotidiano, Vanity Fair, ecc., tutte le riviste, le radio e le tv devono fare profitti, se no chiudono. E come li fanno? Con gli inserzionisti pubblicitari, che vuol dire le industrie che vendono prodotti, quasi sempre inutili, qualche volta dannosi. Gli stessi lettori e abbonati non sono ricercati dai giornali per incassare il prezzo che quelli pagano (che è sempre inferiore al prezzo della carta, della spedizione della rivista e delle rese), ma solo per aumentare l’audience e così incassare maggiori entrate dalla pubblicità, che paga in proporzione ai lettori.
    Pubblicità o sponsorship (ricordate il festival recente della “cultura”, sponsorizzato da una marca di preservativi dove la rivista di divulgazione “scientifica” parlava bene dei preservativi?!) sono metafore per dire: io ti pago e tu scrivi ciò che ti dico.
    Quindi il conformismo del politically correct dei media occidentali – il main stream – non è un frutto del destino, né l’esito di una scoperta scientifica che ha cambiato il paradigma del mondo, né il frutto dell’inquinamento che ha annebbiato tutti i cervelli (come il piombo delle tubature degli antichi Romani), ma semplicemente il sistema economico, e anche i posti di lavoro, che si sostengono su prodotti fasulli che per essere comprati devono essere insegnati come necessari. E questo ruolo di manipolazione è il ruolo dei media.
    E’ la ragione economica che ha rovesciato ogni altra ragione.

    • Giuseppe Cipriani on

      Sono d’accordo sull’analisi di fondo, ma non sull’esempio generalizzato che equipara tutte le imprese editoriali ai cani e porci che si vogliono fustigare… Se è vero che la pubblicità a pagamento sulle riviste cartacee è quasi sempre fondamentale per mantenerle a bilancio positivo, è anche vero che esistono realtà diverse, di solito di nicchia, ma neanche più di tanto, che basano il loro valore sui contenuti di ottimo livello, fatti su misura per un pubblico ad hoc, che è disposto a pagare il giusto per un’informazione di qualità. E nessuna “marchetta” per principio, pena il perdere la fiducia acquisita in anni e anni di coerente impegno nel settore di competenza… Insomma, io non sparerei nel mucchio per colpire quelli giusti…

  6. Non sono schierato politicamente quindi diro’:
    1) e’ stata la Sinistra ad inventare il politically correct DE NOANTRI, che corrisponde in realta’ all’omerta’ di sinistra. Hanno scambiato il bon ton con la corretta informazione!
    2) e’ la Sinistra che continua a martellare con sto gay-friendly quando al massimo dovrebbe essere gay-not-hostile. Voglio infatti ricordare che io ho PIENO diritto ad essere razzista o omofobo o anche nazista, l’importante e’ che rimanga nella sfera delle mie opinioni. Ho perfino diritto ad essere fascista in Italia, l’importante e’ che non voglia ricostruire il partito fascista (al che sarebbe apologia di reato). Come giustamente infatti riportato da “The Blues Brothers”, i nazisti dell’Illinois hanno vinto il processo e possono manifestare (e QUESTO e’ un simbolo incredibile di rispetto delle opinioni altrui) da cui il punto successivo:
    3) e’ ora che la Sinistra se la smette di martoriarci con l’imposizione di un pensiero unico. Io NON SONO politically correct e non ci tengo ad esserlo. E’ inaccettabile questo lavaggio del cervello dove propongono sempre lo stesso modello, la nuova omerta’: non dobbiamo avere opinioni.
    4) in ogni caso, cosa c’e’ di gay-lovely (perche’ non e’ amicizia ma amore questo che viene espresso in certi articoli) nel proteggere i loro beniamini dalla corretta informazione? Gattopardescamente sembrerebbero invece proprio gay-hostile, tenendoli nell’ignoranza.
    Detto questo mi spiace per Turing, trovo incredibile il silenzio decennale su Pasolini (ah gia’ ma lui criticava fortemente il PCI), l’amore omosessuale di Cloud Atlas lo trovo struggente ed equiparabile alle altre storie etero in quel film raccontate.
    Ma mi sono rotto di pubblicita’ a checche impazzite usando come falso bersaglio chi non puo’ avere una vita dignitosa perche’ emarginato ingiustamente.
    Oh, per lo meno in questo articolo non compare la parola “diritti”. Magari si stanno rendendo conto.

    Edit: Giorgio, leggo solo ora. Interessantissimo! Quindi certi paladini sono semplicemente la versione del Gatto&Volpe; ladri, ma con una parvenza cosi’ gentile da ingannare. Concordo. Ma la domanda e’: e come e’ successo che nessuno li abbia impallinati? Cane non morde cane?

  7. Immagino che qui sia già stato ricordato che tutta la questione del “matrimonio” omosessuale nasce proprio con la comparsa dell’AIDS e con i cambiamenti di abitudini da parte delle comunità omosessuali negli anni ’80, quando queste scoprirono il legame di coppia durevole e la conseguente fedeltà tra partner per arginare il diffondersi di questa malattia. Prima di fare di necessità virtù e ambire al riconoscimento delle unioni omosessuali, il movimento per i diritti era orientato a valorizzare la “differenza” delle persone omosessuali rispetto agli eterosessuali e questa “differenza” passava anche attraverso unioni libere e coppie non stabili e il riconoscimento dei legami di coppia da parte dello stato o, peggio ancora, da parte delle confessioni religiose, era visto come il fumo negli occhi.
    Ricordo anche che con l’allarme e il diffondersi del contagio presso gli omosessuali qualcuno nell’America protestante parlò di questa malattia in termini di un “meritato castigo di Dio”, ma venne prontamente zittito e smentito in particolare da parte cattolica, ossia proprio da quella Chiesa la cui accoglienza verso quelli che allora si definivano “diversi” non è mai venuta meno in questi anni e che pur tuttavia viene ripagata dagli attivisti del movimento gay con una dichiarata e sempre attiva ostilità (cattofobia ?).

  8. Lucia Della Casa on

    Mi permetta di suggerirle un’analisi un filino meno faziosa dei suoi numeri (d’accordo non sono suoi i numeri, ma le manipolazioni che ne fa invece lo sono).
    Una cosa carina sarebbe analizzare il numero dei nuovi casi del 2013 alla luce del loro rapporto con la popolazione totale vivente in Italia lo stesso anno.
    Partiamo dai dati. Uso la stessa fonte: Notiziario Istituto Superiore della Sanità, Volume 27 n.9 supplemento 1 del 2014 “Aggiornamento delle nuove diagnosi di infezione da HIV e dei casi di AIDS in Italia al 31 dicembre 2013” ( http://www.lila.it/images/doc/dati/NotiziarioISS2014-27-09.pdf )
    Da tale documento risultano nel 2013 un totale di 3.608 nuove diagnosi in Italia (e non 3.806 come lei scrive, le perdono l’errore di digitazione), di queste si contano (derivanti da trasmissione sessuale) rispettivamente 938 nuovi casi di eterossessuali maschi e 1420 nuovi casi di omosessuali maschi.
    Ora, considerando che la popolazione Italiana maschile compresa tra i 15 ed i 70 anni di età era pari a circa 18.000.000 di persone e considerando che la percentuali di maschi omosessuali generalmente accettata si aggira intorno al 5%, possiamo contare circa 17.100.000 maschi eterosessuali e circa 900.000 maschi omosessuali. (fonte: http://www.tuttitalia.it/statistiche/popolazione-eta-sesso-stato-civile-2013/ )
    Andiamo oltre. Sempre dai suoi dati leggo che la rischiosità dei rapporti eterossessuali non protetti (per i maschi) è di 4 casi ogni 10.000 ossia dello 0,40%. La medesima percentuale, per i rapporti omosessuali non protetti diventa dello 0,74% (149 casi su 20.000, dovendo contare sia i rapporti ‘attivi’ che quelli ‘passivi’).
    Questo vuol dire che, in base alla rischiosità, 938 nuovi casi di contagio derivano da 2.345.000 eterosessuali maschi che hanno avuto rapporti non protetti, pari al 13,72% della popolazione maschile eterosessuali compresa tra i 15 ed i 70 anni di età.
    Applicando lo stesso ragionamento per i maschi omosessuali, i 1420 nuovi casi corrispondono a circa 190.600 rapporti non protetti, corrispondenti al 21,18% della popolazione maschile omosessuale compresa tra i 15 ed i 70 anni di età.
    Il che comporta uno scarto di soli 7,5 punti percentuali tra le categorie considerate. E ci sta, pensando che i rapporti di coppia tra due uomini sono leggermente meno solidi di quelli delle coppie eterosessuali proprio a causa della mancanza di norme giuridiche che regolano diritti e doveri della coppia (matrimonio) e questo si può tradurre in un leggero aumento della propensione ad avere rapporti occasionali.
    Come si può vedere, non sono laureata né in biologia né in farmacia, ma forse i numeri li so leggere meglio io di lei.
    Buona vita.

    • Azz…!
      Si “pilucca” su 3.608 nuove diagnosi in Italia (e non 3.806), e poi si “sgrossa” con un “ la popolazione Italiana maschile compresa tra i 15 ed i 70 anni di età era pari a circa 18.000.000 di persone e considerando che la percentuali di maschi omosessuali generalmente accettata si aggira intorno al 5%”
      Come direbbe il grande Toto’… ALLA FACCIA DEL BICARBONATO DI SODIO! (della precisione!).
      Ma che razza di statistica si vuole imbastire su “circa 18.000.000” di persone e “la percentuali di maschi omosessuali generalmente accettata si aggira intorno al 5%”?
      Accettata da chi? E accertata da chi altro? Da Kinsey?
      Sempre dai suoi dati leggo che la rischiosità dei rapporti eterossessuali non protetti (per i maschi) è di 4 casi ogni 10.000 ossia dello 0,40%
      Dalle mie parti, la statistica mi dice che 4 ogni 10.000 sia lo 0,04%, dieci volte di meno…

      • Lucia Della Casa on

        L’errore sullo 0,04% è di mera digitazione.
        I calcoli sono fatti con la % giusta.

      • Lucia Della Casa on

        Ah, la % di omosessualità è la più bassa che ho trovato tra i vari studi che ne trattano.
        Perchè tanti la stimano tra l’8 e il 10%. Potremmo rifare i calcoli con quelle percentuali, se vuole. 🙂

  9. Va bene, anche se vedo che il giudizio espresso nel commento precede l’analisi (questo è già un atteggiamento mentale significativo).
    Finalmente però ho almeno una contestazione argomentata su cui confrontarmi e non una serie di commenti da bar espressi su twitter. Apprezzo poi in modo particolare chi ci mette la faccia presentandosi con nome e cognome.
    .
    Ciò premesso, la sua lunga analisi (che accolgo senza entrare nel merito delle cifre proposte) giunge alla conclusione che lo scarto di rischio tra maschi eterosessuali e omosessuali sia di un contenuto 7,5% (che sarebbe comunque non irrilevante) e che quindi l’affermazione che il rischio riguardi particolarmente gli omosessuali sia errata. Mi permetta di farle notare che se anche fossero vere le sue conclusioni non avrebbe smentito le mie che indicano proprio nella popolazione omosessuale maschile una categoria particolarmente a rischio. E con questo starei già a posto.
    Ma questo non basta, andiamo a vedere come lei ottiene quel 7,5% di differenza di rischio tra maschi omosessuali ed eterosessuali.
    .
    Il fatto che i nuovi casi di contagio tra gli eterosessuali derivino da rapporti a rischio del 13,72% della popolazione di riferimento, contro il 21,8% di persone che hanno rapporti a rischio tra la popolazione omosessuale, in realtà, come già anticipato, conferma la mia analisi: gli omosessuali sono esposti maggiormente al contagio.
    Ma aggiungiamo che se anziché guardare i “punti” secchi di distacco andiamo a vedere il rapporto tra le due percentuali, vediamo che i comportamenti a rischio tra gli omosessuali sono diffusi quasi il doppio che tra gli eterosessuali 21,8% contro 13,72%. Quindi il mio invito a rivolgere la campagna anti AIDS in particolar modo agli omosessuali è corretto.
    .
    Se poi osserviamo che il rapporto tra i contagiati etero/omo è numericamente di 938/1.420 mentre quello tra le due popolazioni di riferimento è di 17.100.000/900.000 salta ancor più agli occhi il fatto che il rapporto numerico tra le due categorie è di 19 a 1 mentre il rapporto tra i casi di infezione è di 2 a 3.
    .
    Resta infine il dato secco della probabilità di contagio di 4 su 10.000 per i maschi etero (rapporto vaginale) e di 138 su 10.000 per gli omosessuali (rapporto anale).
    .
    Chi è che legge male le statistiche?
    Comunque faccia come vuole, non diciamo agli omosessuali che sono particolarmente a rischio… anzi, silenzio mi raccomando…

    • Lucia Della Casa on

      Ma allora insiste?
      Il rapporto 19/1 contro 2/3 non vuole dire assolutamente nulla.
      Si devono confrontare grandezze simili. Il numero di contagiati dipende dalla rischiosità del tipo di rapporto, quindi si deve mettere a confronto il numero di rapporti a rischio.
      Non ci siamo con la statistica. Ripassi alla prossima sessione.

      • Va bene, è come dice lei, quindi gli omosessuali non sono maggiormente a rischio…
        Allora facciamo così, lasciamoli tranquilli. (Ma non è che lei è un po’ omofoba e vuole farli ammalare tutti?).
        Alla prossima sessione ci passi lei professoressa di cosa?

        • Lucia Della Casa on

          Guardi, facciamo che invece omofobo è chi vuole insinuari, tra i numeri di un’analisi pseudo scientifica, che il virus HIV predilige gli omosessuali maschi a causa della loro vita sessuale sregolata e promiscua. Cosa che, dimostrano i numeri, semplicemente non è vera.
          Abbiamo dimostrato che i rapporti occasionali non protetti esistono in % molto simili sia nella popolazione eterosessuale che in quella omosessuale. Cosa c’è da dire di più.
          Una cosa da dire in verità c’è; gli omosessuali sono perfettamente consapevoli di essere una categoria molto a rischio, quindi chi ha rapporti occasionali (anche se protetti) fa regolarmente il test HIV, mentre gli eterosessuali spesso non fanno neppure il test. Da questo deriva che, molto probabilmente, i casi di nuovi contagi tra gli eterosessuali maschi è sottostimato.
          Affrontare il discorso come ha fatto lei, per finire, è da criminali. Cosa vuol dire “mi complimento con i ragazzi che non hanno comprato i preservativi”? Crede forse che i ragazzi non facciano sesso tra loro? Illuso e irresponsabile.
          Lo sa che esistono statistiche in base alle quali, tra i ragazzi delle scuole dove viene fatta una adeguata educazione sessuale, le gravidanze indesiderate e i contagi da MST sono molto al di sotto della media.
          Riflettiamo e prendiamo atto della realtà invece di delirare su numeri messi lì a caso solo per alimentare pregiudizio e odio.

          • Lo sa che esistono statistiche in base alle quali, tra i ragazzi delle scuole dove viene fatta una adeguata educazione sessuale, le gravidanze indesiderate e i contagi da MST sono molto al di sotto della media.

            Tipo quelli inglesi ?

          • Lucia afferma:
            “Abbiamo dimostrato che i rapporti occasionali non protetti esistono in % molto simili sia nella popolazione eterosessuale che in quella omosessuale. Cosa c’è da dire di più.”
            .
            C’è da dire che se davvero i rapporti occasionali non protetti esistono in % molto simili sia nella popolazione eterosessuale che in quella omosessuale e invece le % di contagio sono più alte esiste un rischio maggiore per gli omosessuali.
            .
            Lei contesta il dato finale dei tre che ho riportato, devo quindi ritenere che sul rapporto 21,8% contro 13,72% (cifre da lei calcolate) che dimostra la maggior esposizione al contagio di circa il doppio degli omosessuali rispetto agli etero non lo contesta.
            Come non contesta i dati dei CDC.
            Allora esiste un maggior pericolo per gli omosessuali e negarlo è indifendibile.
            PS quando dice “abbiamo dimostrato” parla da esponente di qualche associazione?

        • Come le è stato fatto notare il rapporto 19/1 riguarda tutta la popolazione, occorrerebbe una statistica non so quanto facilmente reperibile che mettesse a confronto quanti sono i rapporti a rischio etero e omo, e confrontare quel valore con il rapporto 2/3 dei malati.
          Incidentalmente, dire che gli omosessuali non sono maggiormente a rischio rispetto agli eterosessuali non significa certo tacere, bensì avvisare CHIUNQUE dei rischi che si corrono con un rapporto non protetto.

          • Il dato assoluto sulla popolazione ha un valore assoluto e dice che gli omosessuali sono maggiormente a rischio, il resto sono arrampicate sugli specchi.
            .
            Il valore pubblicato dai CDC dice che i rapporto omosessuali sono maggiormente a rischio, anche qui il resto sono arrampicate sugli specchi.
            .
            Tutti i dati riportati, anche quelli della Sig. Lucia mostrano un maggior rischio per gli omosessuali.
            Perché vi ostinate a negarlo?

        • Lucia Della Casa on

          Io credo che lei si qualifichi da solo per l’ignorante che è. La chiudo qui.
          Un consiglio. Studi italiano oltre che statistica.

          • L’italiano l’ho già studiato a suo tempo, tanto che una decina di anni fa ho scritto e pubblicato con Marsilio un romanzo insieme al vincitore del Premio Strega e del Premio Campiello, Stanislao Nievo.
            Saluti
            ep

        • Pazzesco al quadrato anche perché la valutazione numerica predisposta dalla signora Della Casa é sbagliata.

          • Il CDC americano non ha paura di dire le cose come stanno senza giocare sulle percentuali:

            “Gay, bisexual, and other men who have sex with men (MSM) are more severely affected by HIV than any other group in the United States.”

            http://www.cdc.gov/hiv/risk/gender/msm/index.html

            E negli USA i MSM sono il 2%:

            “Gay, bisexual, and other men who have sex with men (MSM)a represent approximately 2% of the United States population, yet are the population most severely affected by HIV”.
            http://www.cdc.gov/hiv/risk/gender/msm/facts/index.html

            Il 5% di cui si parla sopra si commenta da solo a meno che l’italia non sia particolare.

          • Il 5% di cui si parla sopra si commenta da solo a meno che l’italia non sia particolare.

            E’ come l’annuncio che fece il ministro dell’Ambiente pro-tempore di allora, che SOLO in Italia, a causa del Global Warming, ci sarebbero stati aumenti di temperatura superiori rispetto a quelli degli altri paesi europei.
            Ve lo ricordate?

          • Ecco il quadro di Amsterdam, una città non nota per essere contro i profilattici od omofoba:

            “In three-quarters of cases, the source of the incident infection was a casual partner.

            But steady partners were an increasingly important source of new infections, especially for older men.

            “It could be that…older men are more likely to have a partner who is also older and therefore has a higher probability of being HIV-infected,” suggest the investigators. They also propose that older men and those in longer relationships “often break negotiated safety rules…due to changes in sexual preferences, relationship context, and for other reasons.”

            “Followed by increases in sexual risk behaviour from 1996 onwards, HIV continues to spread among MSM,” conclude the investigators, “receptive unprotected anal intercourse with casual partners remains the strongest risk factor for acquiring HIV infection.”

            The investigators recommend that men with casual partners should be a prevention priority. However, they also stress “our findings also suggest the need to pay specific attention to prevention measures regarding sexual behaviour with steady partners.”
            http://www.aidsmap.com/HIV-incidence-increasing-among-gay-men-in-Amsterdam/page/1599246/

  10. Giorgio Masiero on

    Se dico la banalità che le ragazze caste hanno minori probabilità di rimanere incinte di quelle che hanno rapporti sessuali (pillola o non pillola), sono un sessista sessuofobo. La verità è che danneggio l’industria della pillola.
    Se dico il fatto misurato che, ceteris paribus, i maschi eterosessuali hanno minori probabilità di contrarre l’Aids dei maschi omosessuali, sono omofobo. La verità è che danneggio l’industria del preservativo.
    Tutti questi rappresentanti del politically correct nemmeno si accorgono di non essere “logically” correct, e neanche sono davvero “politically” correct (perché di fatto vanno contro gli interessi delle persone che pretendono di rappresentare: le ragazze che non vogliono stare incinte o i maschi che non vogliono prendere l’Aids), ma sono solo “economically” correct – cioè eterodiretti, consapevoli o meno.

  11. Leggendo il buon Giuliano Guzzo, certo che se (non mi ricordo in quale film si fantasticava di questo) le sonde Pioneer o Voyager facessero il “giro” dell’Universo e ritornassero sulla Terra di questi tempi, ne avrebbero di cose da spiegare i responsabili della NASA… Sarebberto stati tacciati immediatamente di “omofobia“… Certo resterebbe da capire come avrebbero rappresentato (se ci fosse bastato lo spazio in quella placchetta dorata!) la comunita’ LGBTQGEJRMBNOAQ…
    O_O

  12. Ieri non sono riuscito a dire la mia sull’intervento della signora Della Casa (CS non accettava l’intervento); riprovo sperando che il server di CS abbia nel frattempo cambiato idea.
    .
    Ragionamento della signora Della Casa:
    .
    2013 –> 3.608 nuove diagnosi in Italia
    17.1000.000 maschi non omosessuali (ipotizziamo sia così…)
    900.000 maschi omosessuali (ipotizziamo sia così…)
    0,04% rischiosità nei rapporti non omosessuali non protetti (ipotizziamo sia così…)
    0,74% rischiosità nei rapporti omosessuali non protetti (ipotizziamo sia così…)
    (938/(17.100.000*(.04/100)))=0,137
    (1420/(900.000*(0,74/100)))=0,213
    .
    Tre osservazioni:
    .
    1] é fuorviante raddoppiare per due la rischiosità per i rapporti omosessuali;
    2] se vale 1] (per assurdo) a maggior ragione valgono le conclusioni dell’articolista;
    3] rischiosità diverse (come sono state poste…) presuppongono implicitamente “ad origine” che la popolazione omosessuale affronta un rischio diverso (vedi sempre l’articolo…) da considerarsi maggiore anche in base all’analisi discutibile evidenziata in precedenza.
    .
    Ammesso infine che l’analisi sia valida (per assurdo) la favoletta che la differenza percentuale é imputabile alla necessità di avere maggiori rapporti occasionali perché manca il “matrimonio” la dice lunga sulla presunta conoscenza di come stanno le cose. Se la signora Della Casa non ne é convinta si vada a vedere le statistiche dei matrimoni fra persone omosessuali nei paesi nordici o anglosassoni (sia in termini di andamento assoluto nel tempo sia in termini di durata media). Siete tanto convinti che sono più evoluti di noi (intendo i paesi nordici) … cercate allora di sfruttarne la maggior “esperienza”. I numeri ci sono… basta prenderne visione.