Caso di macroevoluzione in natura

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Il pesce con mutazioni di Fukushima fotografato mentre cammina respirando aria.

Siamo pronti ad ammettere quando ci sbagliamo.

Individuato il primo caso di macromutazione in natura.

 

Uno dei temi maggiormente ricorrenti su CS è la critica al neodarwinismo, ossia alla teoria che propone di spiegare l’evoluzione degli organismi viventi, in particolare da una specie all’altra, per mezzo principalmente di due meccanismi: le mutazioni casuali del genoma e la selezione naturale. In basa alla teoria, le mutazioni del genoma causano le più o meno grandi variazioni del genotipo e in genere anche del fenotipo di un organismo, le quali vengono poi vagliate dalla lotta alla sopravvivenza classificandole in “adattative”, “neutrali” e “dannose”.

In linea generale tale impostazione non sembra presentare grosse difficoltà, ma qui su CS si è fatto notare in varie occasioni che sorgono in realtà due grossi problemi, che citeremo per completezza ma parleremo solo del secondo: le altissime improbabilità che un meccanismo puramente casuale produca anche solo una nuova proteina tramite sostituzioni di nucleotidi e il fatto pratico che non si sono mai osservate mutazioni che abbiano apportato un incremento di informazione nel patrimonio genetico di una specie.
Naturalmente una mutazione può recare vantaggio ad una specie anche se non implichi un incremento di informazione, di conseguenza, nella mia esperienza personale, molti dei miei interlocutori, all’oscuro di questi tipi di dibattito, non comprendevano tale problema.

In realtà, senza un incremento dell’informazione, cioè senza la comparsa di vera “novità”, nel senso stretto (e comune) del termine, tutto ciò che possiamo immaginare possa avvenire ad una popolazione di individui di una data specie, passasse anche un’era geologica, sarà o l’estinzione o il ripresentarsi ciclico sempre degli stessi caratteri.
Siccome di queste cose se ne è già parlato spesso, preciso che in molti hanno al contrario presentato vari casi di esperimenti di biologia targati come esempi d evoluzione in cui apparivano “nuovi caratteri” oppure “nuove funzionalità”. Mi duole non entrare troppo nel dettaglio e scatenare su questo punto nuove e vecchie polemiche ma, per chi fosse d’accordo con CS o no, gli esperimenti presentati presentavano, a nostro avviso, in realtà sempre casi in cui una data funzione/organo subiva o una perdita di funzione o comunque modifiche che non lo rendessero diversa/o, ma solo impostata/o diversamente (vedere gli articoli e le discussioni a proposito dell’esperimento di Lenski, come esempio).
In pratica, tutto ciò che in laboratorio si è osservato finora è stata la comparsa all’interno di una specie di una nuova varietà, che al limite ha subito in seguito una speciazione. In questi casi si preferisce parlare di microevoluzione.
Per macroevoluzione invece si specifica la comparsa di una nuova specie, genere o qualsiasi altro gruppo tassonomico che faccia parte di una scala gerarchica superiore.

Dicevamo, quindi, che a giudizio di Pennetta e co. casi di macroevoluzione non li ha mai osservati nessuno, nè in un laboratorio nè in natura.

Vero argomento di questo articolo è la sensazionale scoperta di una nuova specie vivente che sembra smentire la precedente affermazione e che quindi potrebbe risultare una notizia molto importante per chi frequenta in questa sede o altrove i dibattiti sulle teorie dell’evoluzione.
Come tutti voi saprete, nel Marzo del 2011 avvennero un terremoto ed un maremoto in Giappone a cui seguì un grave incidente nella centrale nucleare di Fukushima. Tra gli innumerevoli danni che non ci sarà bisogno di ricordare, tutta la zona fu soggetta a anche a radiazioni, che non molto tempo dopo provocarono con molta probabilità delle mutazioni genetiche ad animali locali, come (forse) un coniglio nato senza le orecchie.

A distanza di quattro anni però, per fortuna, è stata scoperto un animale che non presentava deformazioni o malattie di questo tipo, ma al contrario, pur non essendo un anfibio precedentemente al disastro, oggigiorno è apparso in alcune varietà munito di una doppia incalanatura respiratoria atta a trarre ossigeno sia sott’acqua che in superficie.
Tale specie vivente forse davvero nuova è principalmente una creatura acquatica che è stata battezzata dai suoi scopritori…pesce d’Aprile!

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"htagliato", Fisico della Materia. Vive a Napoli.

23 commenti

  1. Mi sembra che avete dato solo la metà della nuova scoperta scientifca: il più fantastico è che il nuovo animale è apparso in doppio esemplare, uno maschio ed uno femmina, per garantirne la perennità.
    Davvero ormai possiamo dire che il (neo) darwinismo è teoria scientifica!

    • Brutto OMOFOBO!
      Chi te lo ha detto che due individui maschi non “possono garantirne la perennita’” ??
      🙁

  2. Paolo da Genova on

    Sarà che è ora di pranzo, ma già mi vedevo infilzare su uno spiedo il rarissimo pesce e girarlo sul fuoco, con l’acquolina in bocca, fra le grida scandalizzate di accademici e professoroni.

  3. Geniali ! Ho letto tutto incredulo e arrivato alla fine ho riso tanto, ahahah

  4. Confesso di esserci cascato, anche se l’ambientazione un po’ troppo Carbonifera della foto mi aveva insospettito 🙂

  5. MADDDAAAAAIIIIIII’!!!!!!!!
    Ci ho creduto fino alla fineeeee. Che figuraaaaa

  6. Htagliato te pox.. ma una scoperta del genere basterebbe a corroborare neodarwinismo?

    • Caro Emanuele, una scoperta che avvenisse esattamente come l’ho inventata, cioè “radiazioni + mutazione casuale + nuovo organo” sarebbe una corroborazione, mentre il “nuovo organo da solo” sarebbe un esempio di macroevoluzione ma nascerebbe di nuovo il dibattito tra neodarwinismo e antidarwinismo sui meccanismi che l’avrebbero prodotto.

      • ma visto che al momento siamo nella pura fantascienza , htagliato, non mi resta che augurarti una buona Pasqua.

      • E il gradualismo, i “tempi profondi”, il “natura non facit saltus” etc. sono quindi cose abbandonate definitivamente dal ND? Avrebbero spiegato senza problemi lo sviluppo subitaneo (pochi anni) di una nuova funzione?

        • @ V- :
          il “gradualismo”, a detta di alcuni neodarwinisti che sono passati su Critica Scientifica, è una cosa “del passato” di cui non si parla più, nel senso che l’andamento graduale non è l’unico caratterizzante l’evoluzione; di “tempi profondi” invece si parla ancora (anche se magari non servono sempre) perché anche la teoria neutrale li richiede (che viene fatta inglobare dalla Sintesi Estesa); il “natura non facit saltus” pure è stato ammorbidito, perché persone come Tattersall ammisero che a livello dei fossili sembra che si assista a volte a salti tra una specie e l’altra, ma in qualche modo ciò rientra sempre nel ND (direbbe un Pievani che finché c’è una variazione ereditabile suscettibile di selezione naturale, il meccanismo è detto comunque neodarwiniano). In sintesi sì, anche lo sviluppo subitaneo di una nuova funzione sarebbe stato “neodarwiniano” (ma non sarebbe stato darwiniano e basta).

          • Se ho capito bene quindi, stando al ND, l’evoluzione è graduale se è graduale, diversamente è non graduale. I tempi sono profondi quando sono profondi, diversamente sono non profondi e il saltazionismo a volte c’è e a volte no.
            Sinceramente non saprei che pensare… certo io non sono “addentro” e quindi mi astengo dal criticare ciò che non conosco, l’importante è che ci si raccapezzino gli addetti ai lavori. E se va bene a loro, buona camicia a tutti.
            Ma una domanda, tra il serio e il faceto, mi sia concessa: siamo sicuri che un sir Charles Darwin redivivo, oggi come oggi, si dichiarerebbe neo-darwinista?!

            Buona Pasqua.